
Sto preparando il porridge e mentre affetto la mela con l’aggeggino consueto, che divide la mela in spicchi perfetti e adatti all’uso odierno, seguo alcuni pensieri, sollevati da una lettura legata a Viktor Frankl e alla sua esperienza in campo di concentramento.
Il passaggio tra quella realtà e quella odierna è breve, immediato e molto sottile e penso, “perfettamente adatto” alla fine di questo anno, nel quale mi sembra giusto fare un consuntivo finale, del come sia andato e perché.
Qual è il nocciolo delle dinamiche, dei modi di sentire faticosi e delle problematiche maggiori, che abbiamo vissuto e sperimentato in questo lungo anno?
Credo che se rifletterai ora con me, ti accorgerai che alla base di tutto il malessere generale c’è stato un tuo “sentirti non unitario”, cioè il tuo vivere per i fatti tuoi, in balia di trecento emozioni, che ti hanno reso un’isola, come gli spicchi della mela sul mio tagliere, solo uno dei tanti spicchi.
Immagina ora che tu, fettina di mela, venga ulteriormente affettato in piccoli ulteriori pezzetti.
Ogni piccolo nuovo pezzetto rappresenta un’emozione, cioè un tuo aspetto, una parte di te.
Dentro di te albergano una miriade di emozioni, emozioni che ti gestiscono, ti sopraffanno, ti rendono instabile e dondolante, soprattutto quando si scatenano in coppia o in più, facendoti provare contemporaneamente rabbia, tristezza, paura, depressione e tanto altro.
A volte sei stato come uno spicchio di mela affettato, unico, solitario, perché hai sentito agitarsi dentro una sola emozione, mentre altre sei stato addirittura più pezzetti, perché sei stato raggiunto da un coltello, con la sua lama tagliente, aggredito etutto questo ha contribuito a generare in te, un agitarsi interiore, incontrollabile, di più reazioni emotive, che ti hanno preso e trascinato con sé, sollecitando poi nella tua mente, un numero infinito di pensieri.
Le emozioni ti rendono instabile e ripartito, cioè diviso in tante altre piccole parti, proprio come i vari spicchi della mela che, dopo che la lama del tagliamela si è infilato nella polpa del frutto, sono stati ulteriormente tagliuzzati da un imponente coltello.
Ti manca un “sentire primario”, quello che consente alla mela di essere un frutto e non tante fettine o pezzettini di quel frutto.
E quando sei un intero?
Sei INTERO, quando sei “COLLEGATO al tuo SENTIRE PRIMARIO”, cioè a quel qualcosa che solo, può farti stare bene.
E’ allora, quando lo sperimenti, che vivi nel flusso e senza tutta quella miriade di pensieri distruttivi, che generano solo problemi e pensieri a vite.
Hai presente un elicottero quando il pilota ne perde il controllo e si avvita su se stesso, per poi schiantarsi al suolo?
Ecco! Le dinamiche che viviamo in preda alle divisioni emozionali ed ai pensieri che ne scaturiscono, ci rendono proprio così: un elicottero che si avvicina in maniera paurosa al suolo, per schiantarvisi.
Sei stato una bella mela unitaria, quando durante questo anno hai fatto qualcosa senza preoccuparti di altro, se non di farla e basta.
Allora non pensi a ciò che fai, a come andrà e se andrà, perché sei nel flusso e lo segui, lo partecipi e lo rendi vitale, presente, vivo.
Senza sorta di dubbio e di pensiero.
Questo modo di essere è della nostra società attuale?
No! E quando lo hai attivato te ne sei accorto dalle reazioni degli altri e dal loro considerarti uno sconsiderato, in un mondo dove tutto è frutto di calcoli e di prassi ben stabilite e delineate.
Il nostro mondo attuale è “narciso”, è una realtà dove tutto è finalizzato al sé, alla propria autorealizzazione, al dominio, alla padronanza, all’essere solo uno spicchio o piccoli frammenti dello stesso.
Perfino la natura in questo modo di essere, viene vista come colei che ci deve “soddisfare” nei nostri bisogni e desideri: lei sarebbe nata per l’uomo, affinché egli se ne serva e da lei tragga tutto ciò che vuole, senza limiti.
Abbiamo in mente una sorta di prevalenza prevaricante verso tutto e tutti.
Questo modo di vedere l’esistenza porta con sé solo azioni violente, tanta sopraffazione a tutti i livelli, sopraffazione degli altri, delle altre persone, che non ami e non consideri se non come portatori di qualcosa per te, per il tuo soddisfacimento pieno.
Diritti?
Oh sì, quelli sono molto gettonati e li insegni a tuo figlio già da piccolissimo e lo educhi a farsene portavoce ad oltranza, perché nessuno glieli rubi e lo privi di un qualcosa che deve per forza appartenergli in questa ottica malata.
Diritti?
Sì, ma se tutti abbiamo solo diritti, a chi competono i doveri?
Sembra che in questa sorta di pazzia collettiva, ci siamo dimenticati che i diritti non sono solo soggettivi e non appartengono solo al genere umano, al popolo, ai popoli, ma includono tutti gli esseri del creato.
Tutti gli esseri del creato?
Sì, tutte le forme di vita, indistintamente.
Tu, Uomo, non sei unitario ogni volta che ti dimentichi che esiste un diritto umano, poi un diritto sociale, oltre ad un diritto ecologico e per finire cosmico e pensi solo a Te.
Non hai il diritto di distruggere quello che non hai creato tu, con la tua fatica, le tue mani, i tuoi sforzi.
E’ brutto oggi guardarsi intorno e vedere, osservare, quello che molti di noi sono diventati: prepotenti, arrivisti, arroganti ed arrabbiati.
Tutto parla di come ci siamo persi.
Il telegiornale ci porta in casa un mondo fatto solo di cattiverie, che suscitano paure e rancori.
Basta un niente e ti ritrovi aggredito e sopraffatto da qualcuno o da qualche situazione, all’apparenza faticosa.
I bambini piccoli sono sempre più elettrici, ingestibili e in genere non ascoltano. Sono portavoce di una miriade di diritti, che il genitore inculca dentro di loro e che, lui per primo, avanza a spada tratta, verso qualsiasi struttura esterna alla famiglia.
Vengono dati come diritti unici ed inalienabili, per la crescita del figlio.
Mentre parli con una persona ricevi telefonate e rispondi tranquillamente, senza curarti della relazione con la persona che ti sta davanti e della buona educazione.
Il lavoro non ti realizza e non ti piace.
Vivi per il denaro e per avere più like possibili su Instagram.
Tutto sembra votato al tuo sommo benessere.
Ma esistono falliti in questa società?
Sì, se per fallito consideri chi non si oppone per partito preso, chi non si ribella e non si arrabbia e vive soddisfatto di ciò che è ed ha.
Nella mente dei più non compare la semplice soddisfazione per qualcosa di elementare, persi come siamo alla ricerca di cose “straordinarie”.
Viviamo immersi nei bisogni indotti, quelli che imperversano e ci allontanano da noi stessi e dai veri bisogni.
Alcuni tra questi, pur essendo indotti, potrebbero comunque arricchirti, ( penso per esempio al frequentare un corso di ballo, un corso di scacchi, un corso di lingua, perché in qualche modo possono diventare cultura, hobby o comunque farti crescere dentro), ma quelli attuali vengono generati per indurti a divenire schiavo di una posizione sociale, di un pensiero collettivo, di un valore materiale, per raggiungere il quale devi immolarti e continuare a lavorare, sgomitando e passando sopra agli altri, per raggiungere un benessere fatto di oggetti e status symbol.
Ti creano una miriade di bisogni non bisogni, che ti tolgono il Sentore Primario, ti dissociano dal chi sei e dalla tua coscienza.
Così tu non sei più consapevole neppure di quello che fai e vivi secondo l’onda, in un mare di “uomini lupo per gli altri uomini”, separato dal tuo tutto.
Perché questo è stato un anno faticoso?
Perché il nostro Io è stato privato e separato dal “suo torsolo”, cioè dal CUORE e dal suo modo di sentire.
Senza il cuore tu perdi la bussola e non riesci più a capire chi sei e dove stai andando.
Altro che orientamento per i ragazzi delle scuole medie, qui urge un corso per “riorientare” l’intera società, perché fatte poche eccezioni, ci stiamo alienando sempre di più dalla nostra vera essenza e quindi proviamo un senso di solitudine, abbandono e paura, vale a dire quelle emozioni che spesso generano narcisismo.
La Paura ti rende a sua volta un “dipendente”, cioè una persona che resta legata morbosamente ai fatti, soprattutto passati, che vede come una sicurezza, oppure ad un’altra persona che ti fa credere o che tu pensi ti darà certezze e stabilità, guidandoti e supportandoti.
Così creiamo ancore di vario tipo e ci aggrappiamo a quel che ci viene indicato.
Le più grosse dipendenze sono quelle che ci legano all’economia e alla finanza, padrone incontrastate della società odierna, le uniche che guidano il Mondo intero, facendo il bello ed il cattivo tempo.
Quando ci sconnettiamo dal cuore e non siamo più in contatto con il nostro “sentire”, non siamo più in contatto nemmeno con i nostri veri bisogni umani, quelli reali e primari.
Vivi allora per lavorare, per acquistare, per possedere e ti senti sempre stanco, fragile, in balia degli eventi.
Sei un piccolo spicchio di mela, in un’immensa macedonia.
Non ti dedichi più a soddisfare i tuoi veri bisogni, anzi non hai nemmeno più la dimensione di quali siano e possano essere.
Di cosa hai bisogno?
Di cose semplicissime, schiacciate dai falsi bisogni.
Hai bisogno in primo luogo di affetto da dare e da ricevere.
Hai necessità di relazionarti con il tuo prossimo e non per spremerlo, usarlo e gettarlo, ma per viverlo in maniera dolce, profonda, umana, intensa.
Sei, inconsapevolmente desideroso di vivere nell’appartenenza, nell’Amore e nella sopravvivenza primaria.
Cosa potresti ricercare allora?
Solo i tuoi bisogni di base e quelli di significato, secondo la tua natura umana.
Viktor, che ho menzionato all’inizio, osservando i prigionieri del campo di concentramento, aveva scoperto che alcuni riuscivano a sopravvivere; perché?
Perché avevano una marcia in più, erano persone che avevano colto il “significato della Vita” e lo perseguivano.
E’ quello che in queste ultime ore dell’Anno che se ne va, dovremmo tutti ritrovare.
Ma cos’è per noi il SIGNIFICATO?
E’ quel qualcosa, di fortissimo, che va oltre le apparenze, oltre il bisogno della vita e della stessa sopravvivenza.
Come possiamo coglierlo?
Chiedendoci semplicemente qual è il senso, lo scopo reale della nostra Vita.
Perché vivo?
Per far soldi?
Qual è lo scopo della mia Vita?
Avere una grande casa e l’ultimo iphone?
Cosa ci sto a fare qui?
A schiacciare il prossimo, litigare con tutti e a pretendere di avere sempre ragione?
E’ questo il mio significato?
Sono queste le cose che danno un senso alla tua vita?
Se non lo sono, qual è il SIGNIFICATO A LIVELLO PRIMARIO del tuo sentire?
Sei un’Anima e quindi hai bisogni di ben altro tipo.
Sono bisogni che hai perso, preso dal flusso generale.
Tu vuoi solo generare, stabilire più collegamenti possibili con i tuoi simili, ma non attraverso i social, ma dentro prima ancora che fuori di te.
Vuoi una rete, una rete umana/animica, da sostenere, incrementare, ampliare, per generare delle relazioni armoniche, che facciano stare bene gli altri, che ti circondano e che ti facciano stare a tua volta al meglio.
Perché un altro anno si chiude nella fatica e tu speri solo che il prossimo sia migliore?
Perché non hai fatto nulla veramente per te, per la tua vera natura e quindi senti profondamente un senso di privazione e di assenza.
Ti manca il senso vero della tua esistenza e il soddisfacimento pieno dei tuoi bisogni primari e primordiali, di tipo animico, prima ancora che di tipo puramente umano.
Siamo vivi e la Vita è generosamente generosità, in primis di relazioni, quelle vere e reali.
Dentro qualcosa ti parla e ti sta dicendo che così non va e non può più andare avanti.
Un modello sociale dove tutto punta alla separazione, alla divisione, alla privatizzazione è un modello malato, che genera fatiche e tanto dolore.
Ci separa come uomini e ci fa vivere asserragliati nelle nostre case, con l’illusione che così sia il nostro meglio, ma così non è.
Stiamo andando contro la nostra “ETICA”, quella interiore, quella legata alle nostre origini, quella che ci spinge e ci porta alla condivisione, non alla taccagneria, completa.
Smettiamola di puntare all’individualismo e ritroviamo quello spirito solidale, che gli alberi, i boschi, le foreste, la natura in genere ci manifestano.
Si fatica a raccogliere perfino fondi a sostegno di qualche buona iniziativa, proprio perché siamo sempre più puntati al soggettivismo, all’isolamento, alla separazione più pericolosa e questo anno che scompare ha dato un’accelerata prepotente a tutto questo.
Basta!
Questa è una sorta di lama affettante che ci priva della nostra magica unicità, come per un unico frutto.
La divisione tra di noi è una sorta di “malattia mentale”, di pazzia collettiva, di malessere generale.
Non alieniamo la nostra identità naturale.
Non possiamo vivere di consumismo, come semplici spettatori, investitori e debitori di un mondo dove tutto ruota intorno ai soldi, alle borse, al farsi tutto a spese degli altri.
Sai qual è il vero senso e valore della tua Vita, come della mia vita, della Vita di tutti?
La GENEROSITA’.
Un bosco non si risparmia per nessuno e non crea nessuna forma di isola.
Lui è vita e dà e offre tutto a tutti.
Ogni albero lo genera e lo partecipa, semplicemente.
Per far quadrare i bilanci di un Anno che muore e dare un senso al Nuovo che nasce, devi prendere in mano la tua vita e darle un senso e tu, solo ed esclusivamente Tu, lo puoi fare.
Quest’anno in casa, non ho acceso luci, né fatto un albero, né il presepe.
Il Natale io lo porto dentro di me e non ho bisogno del 25 di dicembre per accogliere l’Amore divino nel mio cuore.
Non lo vivo e non lo porto al Mondo solo un giorno all’anno, ma per tutti e 365 giorni, che lo formano.
Tu forse hai fatto l’albero e hai riempito la casa di luci, ma se in questo momento hai un po’ di freddo e vuoto dentro, forse devi ancora accendere la più bella e calda Luce che l’Universo sta attendendo, anche da TE: il senso della tua Vita, la GENEROSITA’.
Quando sei in sintonia con la vera logica della Vita universale e divina, sei sereno, hai l’anima in pace, sei contento di ciò che hai, anche se per qualcuno potrebbe essere ben piccola cosa, per te quella cosa è colma di grandi valori e significati, perché non fai parte delle persone, prese dal flusso delle cose costose.
Sei appagato e hai un fuoco dentro dolce tenero, che non si spegne mai, perché sai ancora che la Vita che ci premia sempre, perché SIAMO ANCORA CREATURE DIVINE, VITALI e non isole di ghiaccio.
Buona fine e meraviglioso nuovo inizio d’Anno e anno 2020 a tutti!!!

Ti degli Arcangeli❤️
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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