Sorrido e mi sento un’artista

Il senso del bello collettivo è oggi influenzato dalle mode e dalla pubblicità.
Grasso o magro, simpatico o antipatico, corrono quindi sul filo dei social e del tipo di educazione che essi ci trasmettono.
Il gusto del bello mi riporta a ripensare a come sia cambiato anche il valore dell’Arte in sé.

Un tempo un artista, pittore o sculture, musico o poeta, ci portava attraverso le sue creazioni un messaggio improntato di spiritualità, quindi ci offriva un qualcosa di veramente straordinario e l’arte aveva per l’Uomo un valore evolutivo.
Non lavoravi per far soldi, o per esprimere i tuoi disagi interiori o tanto per passare il tempo, ma per canalizzare e quindi esternare certi concetti superiori, di cui avevamo bisogno.
E’ sicuramente per questo, che, in questo momento di svolta, ritorna in auge il museo, la pinacoteca, il castello e la sua storia.
Sentiamo di nuovo il bisogno di quelle energie che una cattedrale, piuttosto che un maniero, sapevano offrire ed espandere intorno a sé.
Perfino l’architettura serviva per esprimere il nostro essere nell’Uno.

Niente veniva lasciato al caso e tutto, dalla forma, ai materiali, all’esposizione degli edifici, gli arredi, i mosaici, le musiche e perfino i giochi di chiaro/scuro, di ombre e di luce, insieme con la disposizione di candele e candelabri, dei dipinti oppure degli altari, orientati per orientarci, erano studiati ed esprimevano un messaggio per avvicinarci a Dio, soprattutto nei momenti di bufera.

L‘artista non esisteva, era un channeling, ecclettico, magari sopra o sotto le righe, ma capace, grazie alla sua sensibilità, di ricevere e trasmettere a noi.
Oggi la nostra Arte, è diversa, è frutto di noi, che rispecchia.
Un cantante, un poeta, un pittore, uno scultore, esprime la propria personalità, il proprio vissuto emozionale, il proprio mentale e sovente anche la propria sfera sessuale.
Quello che va per la maggiore è l’espressione del mentale, soprattutto in campo architettonico, dove si tende ad esprimere concetti, a prendere posizione, per esempio facendosi portavoce dei problemi sociali o dei diritti umani; se crei devi quindi essere originale, distinguerti dagli altri, cantarti e raccontarti, per avere un posto a sole.
Dedicare un cd alla figlia, alcuni versi al figlio, esprimere la propria appartenenza sociale sono i veri obiettivi di qualsiasi opera d’arte contemporanea, perché dio non fa più parte del nostro “mondo” e quindi sembra non trovare più spazio nemmeno in ciò che nasce dalle menti più sensibili.

La musica, come vibrazione, è socialmente il nostro nutrimento più gettonato, perché anche se non è frutto di un’azione di channeling consapevole, mantiene quegli aspetti che andiamo ricercando e che in qualche modo ci abbisognano per risollevarci, stare al meglio, nutrire le nostre giornate e prima ancora i nostri spiriti, angosciati, intimoriti, affaticati.
La musica piace, perché ci parla nonostante tutto.
Non ti porta ad evolvere, ma ti fa stare bene, ti dà una buona dose di adrenalina, di fa recuperare velocemente quella sensazione piacevole di stare al meglio, al momento giusto.
Non importa il genere o il cantante o il gruppo che te lo propone: ti piace, lo scegli, lo ascolti, lo canti e lo balli.

E ti riprendi, anche se non ti porta un’evoluzione come quella antica.
E’ normale che accada questo, normale per la condizione storica che stiamo attraversando, una condizione in cui l’individualismo imperversa.
Non è un’arte sbagliata, o che non rappresenti in qualche modo una sua utilità, è solo che in quanto Arte, si è discostata, nel tempo dal suo significato originario e dal suo compito specifico, tanto che, lo ribadisco, sentiamo il bisogno di rivisitare ciò che appartiene al nostro passato, perché è sicuramente più “nutriente” per il nostro cammino.
Mi soffermo sulla musica.
Un po’ perché la adoro e un po’ perché è comunque il “linguaggio” più utilizzato e accessibile a tutte le generazioni.
Quello che ciascuno di noi va cercando, cantando ed ascoltando è frutto o di bisogni o di educazione.
Una cosa è certa: se ascolti un brano più e più volte, lo lasci penetrare e quindi ne vieni in qualche modo influenzato.
Sono parole e suoni, spesso veicolanti, che ti trapassano, ti penetrano, ti toccano e arrivano in qualche modo ad alcune parti di te, riuscendo ad influenzare la tua psiche.
Visto che il signor cervello assorbe, lo possiamo anche educare a riscoprire anche quelle musiche di un tempo, ( vedi musica classica o sinfonica), che ancora ci parlano, ma nel profondo e proprio per questo sono senza tempo e senza stagione.
In realtà tu puoi, ancora oggi, diventare un “artista”, secondo l’accezione originale, basta che colleghi la tua essenza interiore con l‘alto e allora crei “arte”.
Quando lo puoi fare?
Sempre basta mettersi nella giusta disposizione d’animo.
In che modo?
Fare le cose con amore, esprimendo semplicemente bellezza leggera, quella che i fotografi a volte sanno cogliere in un sorriso, in un tramonto, in un abbraccio, in un gesto improvviso carico di affetto intenso, oppure in un cielo che vibra di una forza e di un’energia particolari, straordinarie.
Tu puoi quindi avere un artista che in realtà non è un vero artista, secondo il senso vero e pieno di questo termine ed al contrario una persona comune, anche un carabiniere, un infermiere, cioè una persona che riveste un ruolo rigido, impegnato, che sono più artisti dell’artista, perché sanno esprimere la bellezza nei propri gesti, quindi fanno qualcosa di “utile” per il mondo, per tutti noi e quindi creano o contribuiscono a creare un processo evolutivo per noi .

Anche vedere la bellezza in questa realtà, la nostra, è un dono evolutivo e non indifferente.
Sicuramente il lamentone, il criticone, quello che non vede mai nemmeno un raggio di sole, non prende parte a questo processo di crescita.
Se nel tuo quotidiano, riesci a cogliere il lato bello, gradevole, piacevole, allora raggiungi quello stato di “illuminazione” vera, che moltissime persone vanno cercando, ma non riescono a trovare.

Siamo convinti di dover diventare tutti degli asceti, il Dalai Lama, per poter raggiungere il nostro Nirvana, ma non è così.
Come mai stanno aumentando in maniera esponenziale le persone che meditano, fanno yoga, abbracciano certe filosofie di vita?
Non sempre per motivi realmente profondi, ma piuttosto perché osservando il “benessere” raggiunto da alcune persone, credono che emulandone le azioni, essi riescano a sfuggire ai loro fastidi e ad una realtà un po’ stretta.

In realtà, io medito perché sto bene, ma già di mio, non per sfuggire alla realtà.
Infatti in molte persone mi dicono: ”Ah, ma tu sorridi sempre perché fai Yoga e meditazione!!”
No, io faccio Yoga e meditazione perché so vedere il lato B delle cose e tutto questo è molto diverso.
Se approdo alla realtà meditativa, per sfuggire alla realtà ordinaria, non mi illumino, non mi “accendo”, perché non cresco, anche se la mia mente pensa esattamente il contrario.
Invece, se riesco a vedere il bello nel mio qui ed ora, cioè nella suocera, nella collega infastidente,  nel figlio che rompe, in una noia improvvisa, sono nella Luce e quindi nella condizione che in molti cercano, ma non trovano.

Perché?
Perché amo.

Quando sfuggo, scappo metto in essere un’energia non creativa, non artistica, non dell’Uno.
Sono un artista quando invece mi metto in gioco e riesco a vedere i lato B, cioè la perfezione anche nel mio capo, nel mio lavoro, nella situazione improvvisa, che temo di non sapere o potere gestire.
Sto bene anche in queste situazioni e quindi mi “illumino”, attingo a quelle modalità divine, di Amore ed Amorevolezza.
Non devo accendere chissà quale luce, né respirare per ore, né Meditare per giorni.
Se bastassero queste pratiche per fare la differenza, vista la potenza della preghiera, certe signore che passano intere giornate in chiesa dovrebbero essere un “esempio” dell’illuminazione, della benevolenza, della bontà e amorevolezza accogliente, ma sovente non è così, nella maniera più assoluta.

La Preghiera è un validissimo aiuto, ma se non cambi il tuo cuore ed il modo di approcciarti agli altri … è tempo sprecato.
Ci è stato detto: “Ama i tuoi nemici e perdona i tuoi persecutori “, qui sta la formula magica.

Quando fai ciò che Dio ti chiede, allora, visto che costa e richiede che ti metta in gioco, allora e solo allora fai il salto quantico, non quando respiri per ore.
Sia chiaro, non sto parlando male di queste pratiche, che metto in atto, ma dico che senza la trasformazione “del cuore” nulla fa effetto.
Quando riesci, come Madre Teresa, a vedere il bello anche in un lebbroso, allora sali, ti elevi, illumini e diventi “immortale”.

La tua Anima conosce solo la Vita e tu risplendi e sei sereno.
Se ti evolvi oltre la vita ti attenderà il meglio e tu sarai parte del tuo “Essere”, quindi parteciperai alle tue reincarnazioni in altro modo, ma devi attivarti subito, da ora, dal tuo “qui ed ora”.
Sicuramente un altro aspetto da considerare è il fatto che per lavorare su di te devi “essere in bolla”, vale a dire “essere presente”, perché ogni cosa, anche spazzare casa, fatta con amorevole presenza, diventa un’arte e tu un’artista di tutto rispetto.

Se viaggi con la mente non sei presente e quindi vivi o nel passato o proiettandoti nel futuro.
Se ti accorgi che stai facendo una cosa senza “presenza”, indispensabile per agire con arte, è comunque una buona cosa, perché significa che una parte di te si sta risvegliando e quindi ti informa che quell’altra  parte non ti segue, non ci sta.

Quella che ti avverte che non sei in presenza, mentre lavi i piatti, sistemi casa, parli con una persona, è la parte che devi coltivare.
Stare nel qui ed ora, significa che partecipi alle cose, che le “vuoi”, quindi che non subisci, ma agisci e non sei nella condizione di lasciarti plagiare dalla mente e dai suoi schemi e condizionamenti.
Nella realtà ordinaria, siamo abbastanza lontani da tutto questo: la mente in genere lasciata libera di vagare fa danno, perché reagisce in maniera istintiva, creando emozioni e reazioni incontrollate e spesso incontrollabili.
Anche gli spazi, soprattutto cittadini, nei quali viviamo, con i loro colori grigi, spenti, poco vivificanti, contribuiscono ad abbassare il nostro tono vitale, la nostra energia ed influenzano anche la nostra attenzione e reazione.

Metterci presenza, significa vivere ogni cosa e scegliere di nutrirla con Amore e se ti riesce, riesci poi ad amare appieno chi ti vive accanto.
L’Amore è una sensazione  a livello di cuore, quindi un qualcosa di diverso, rispetto all’attaccamento o all’appoggiarsi sull’altro, che noi esprimiamo soprattutto nella vita di coppia.
Anche con i figli scatta spessissimo l‘attaccamento e non il vero Amore.
Se tu cerchi di controllare chi ti sta accanto è perché temi e non vuoi vivere l’abbandono, perché non vuoi soffrire, non perché vuoi salvaguardare l’integrità del vostro amore, perché questo non è amore.

L’Amore è lasciare l’altro libero, è disciplinarsi, è aprire il cuore e questo lo sviluppi proprio facendo “esperienza e tanto esercizio” con chi fai più fatica a comprendere, accogliere, rispettare e sostenere.

Essere allora veramente buoni significa saper sorridere alla Vita, di cui riesci ad amare ogni aspetto e sfumatura, con tanto esercizio e una briciola di sana follia e saper cogliere, senza remore, la bellezza e donarla anche con un caldo e magico sorriso.

Amorevolmente Ti degli Arcangeli



Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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