
Oggi parlerò di quello che viene comunemente chiamato “destino”, ma che personalmente vedo come un Progetto Divino su di noi.
Esiste un Progetto per ciascuno di Noi? Sicuramente sì.
Lassù, è stata fatta una progettazione di massima, per rendere ciascuna Anima perfetta e per guidarla nel ritorno pieno alla casa del Padre.
Parlo di “programmazione di massima”, perché esiste comunque una percentuale minima di possibilità di variazioni sui tempi, sui modi, le mete, dovuti al libero arbitrio e al nostro “percorso terreno”.
Come Anime incarnate, noi abbiamo soggiornato nel ventre di nostra madre, per acquisire una forma attraverso la materia; in quel ventre abbiamo ricevuto da lei ciò che le apparteneva come donna, madre, figlia, moglie/compagna e come “portavoce” delle sue ave e dei suoi avi, quindi delle loro fatiche e fragilità, oltre che dei loro lati positivi.
Noi veniamo per portare e realizzare la nostra “unicità”, ma farlo è estremamente faticoso, proprio per questi importanti e influenti legami.
Noi dobbiamo completare e modificare il Progetto attuale, perché discosto da quello del Cielo, perché nei secoli le storie di chi ci ha preceduto lo ha annacquato, lacerato, distorto e quindi, per riuscirci, dobbiamo passare o meglio “entrare” attraverso un percorso nella nostra “unicità”, la sola che possa valere ai fini di un recupero di quell’integrità, che tutte le trasformazioni, che rappresentano poi il nostro Karma, hanno generato.
Portiamo un sigillo dato dai nostri genitori, cioè il nome, il quale spesso già di suo appartiene ad un nostro antenato (nonno, zio…), apparteniamo ad una “famiglia”, quindi abbiamo un cognome materno o paterno, altro sigillo, abbiamo la “stessa educazione” e siamo cresciti in una caverna, la pancia della mamma, dove abbiamo assorbito e allacciato legami con un’infinità di persone, che non conosciamo, ma ci hanno permesso di “essere”, di esistere.
In questo modo siamo stati “smemorizzati” e riprogrammati, esattamente come i nostri genitori.
Capite quindi, come sia difficile cambiare il nostro Progetto di vita, in quanto non si tratta più di un originale, ma di una fotocopia vecchia di centinaia di anni e imbrattata da chissà quante persone, nostre antenate.
La situazione è deleteria e stazionaria.
Di generazione in generazione, si fanno le stesse cose, si ripercorrono gli stessi sentieri, si vive allo stesso modo e si coltivano e manifestano addirittura gli stessi pensieri, sebbene qualcuno creda di essere la “novità”.
Chi si discosta dal cammino in essere, viene additato, anche perché spesso deve agire in maniera “contradditoria”, per salvaguardare il proprio essere nell’unicità e viene quindi visto e bollato, come la pecora nera, il pazzo, lo sconclusionato.
Eppure invertire la marcia è un’esigenza divina, un’esigenza che richiede conoscenza e il mettersi in gioco per passare attraverso altre vie, per giungere alla nostra vera meta; questa sterzata, richiede intelligenza, centratura, furbizia.
Quando per esempio tu reagisci a certi alimenti, ma le prove non risultano avvalorare una forma di intolleranza, né di allergia, sebbene il corpo reagisca in qualche modo a certi cibi, stai solo esternando un problema “di famiglia”.
Se ti fai carico della cosa, eliminando gli alimenti scatenanti, tu “cambi il tuo destino” e scegli di vivere la tua unicità, di risalire alla Progettualità primaria di Dio, per quanto questa decisione di privarsi di certi frutti, farine… possa apparire strana agli occhi comuni e soprattutto agli occhi dei medici, che non hanno riscontrato alcuna reale forma di fastidio, di intolleranza.
Se invece tu segui i dati scientifici, procedi nella direzione familiare, quindi stai discosto dal tuo vero sé.
La tua unicità si può esprimere, se tu sciogli quel nodo di famiglia, quella difficoltà, quella sintomatologia.
In genere oggi non scegliamo la nostra unicità, perché non crediamo, perché ci manca la Fede.
Non ascolto i messaggi del mio corpo, ma mi affido ad un test, ad un esame clinico, ad un verdetto.
Attenzione non sto prendendo posizione contro le analisi cliniche o cose del genere, sto solo portando alla Luce delle situazioni di fatto, che molte persone possono verificare: stanno male quando consumano pasta e pane, però le analisi escludono l’allergia o l’intolleranza o non riscontrano dati certi tali per dichiarare la persona in una situazione di “reale” rifiuto di quel cibo.
Perché questo? Perché effettivamente quello che lui porta con sé, appartiene ad altri e lui lo esterna, lo scarica.
Cosa deve fare?
Deve risolvere, per poter arrivare alla sua “unicità”, cioè ad essere libero da qualsiasi forma di disagio nelle relazioni con ciò che mangia.
E’ come se ereditassimo un’equazione, un problema, un’espressione algebrica, da sviluppare, da svolgere, da risolvere.
Un altro esempio?
Le intolleranze primaverili ai pollini.
Il polline rappresenta la vita, i semi che la perpetrano, quindi l’amore.
Una persona che manifesta un malessere in questa occasione, può essere stata concepita senza amore, per sbaglio o nel bel mezzo di dinamiche familiari pesanti; il problema genitoriale passa attraverso lei e richiede una “soluzione”. Se vogliamo sciogliere la fatica, per giungere all’unicità, si deve sciogliere, portare fuori, attraverso una sorta di riconciliazione, quel malessere, quel rifiuto, quella fatica.
Il meglio sarebbe l’andare a dare Amore a chi ci ha generato attraverso un abbraccio, una tenerezza, per ricreare quel pezzo di vita mancante, e venire poi accolti, magari con alcune affermazioni che attestino che la rabbia, il distacco il gelo, non erano rivolte al nostro sé bambino, in sé, ma facevano parte di un vissuto non buono, materno /familiare di quel periodo.
Cambiare progetto familiare, quindi si può, si deve, ma questo comporta andare verso l’Amore e la conoscenza, mentre attualmente trionfa l’adeguamento passivo.
Conoscenza e Amore ci nutrono, ci sciolgono, cambiano il piano progettuale “di famiglia”, in quello personale, univoco.
Non riesci a cambiare la direzione attuale, se non hai conoscenze.
Noi siamo frequenze, energie, vibrazioni.
Non accogliere questo nostro aspetto, fa la differenza.
Genera un tipo di progettualità, anziché un’altra.
Anche questi eventi, odierni, il coronavirus, per capirci, sono già stati “preannunciati” con la spagnola, con la peste e con tanto altro. Il ’20 richiama una serie di situazioni e dejà vu, che per non essere più, vanno attraversate nell’unicità, quindi ci viene chiesto di muoverci, entrando nel proprio “essere 1”, cioè figlio unico di Dio, quindi nella condizione di conoscerci per esprimerci.
Facile? No! Perché c’è apatia, non c’è presenza.
C’è ripetitività generazionale.
C’è assenza di fiducia, di fede.
Anche il nostro “sapere” impostato sui libri, si serve di nozioni e formule date da altri, che si ripetono da secoli, mentre per questa realtà, ogni individuo, e lo dice il termine stesso che ho scelto, dovrebbe studiare il proprio cuore, per crescere nell’Anima.
Una sana alimentazione, un corpo detossinato, una mente aperta, un buon sostegno vitaminico, un cuore aperto e ascoltato, fanno la differenza.
Ascoltarsi e ascoltare sono vitali.
Ascoltare il cuore che parla a nome dell’Anima, è molto importante, ma non trova spazio nella nostra cultura e nelle nostre dinamiche.
Ma la vera vita richiede questo e niente altro.
Quando tu sei entrato in contatto con te stesso e conosci il tuo valore e lavori per e con il tuo Sé Superiore, allora puoi parlare ed ascoltare tanto altro, puoi leggere, puoi studiare, ma solo per dare un valore aggiunto a te stesso e non perché tutto sia quello che nel libro ti viene dato come oro colato o proposto.
Se vuoi migliorare il tuo “Progetto attuale”, devi conoscerti, devi sapere chi sei, quanto vali e cosa vuoi.
Noi siamo cuore, mente ed Anima in una Unicità accolta in una struttura corporea.
Noi siamo parte dell’Universo, parte del Padre, Dio.
Il Libero Arbitrio, reale, è quando ci stacchiamo dal sentiero degli Avi, dalle orme di chi ci ha preceduto, e facciamo realmente il nostro cammino, un cammino diverso da quello materno, paterno, di famiglia.
Altrimenti scimmiottiamo, ma viviamo situazioni uguali.
Mia mamma venne tradita e io vengo tradita, così come fu tradita ogni donna della mia specie, della mia “famiglia”.
Una trisavola conobbe l’abbandono e tutte le donne a venire, guarda caso lo sperimentarono e per ciascuna di loro il peso fu maggiore, perché andava aumentando in maniera esperienziale, di generazione in generazione.
Si potrebbe parlare di un sacco di situazioni, a vari livelli, da vari punti di vista.
Mai visto padre, nonno, nipoti e figli, morire tutti della stessa forma di cancro?
Oppure un tumore al seno, colpire intere generazioni all’interno della stessa famiglia?
Familiarità sì, ma animica, non fisica.
Una storia ripetuta e non vissuta realmente.
Così siamo imprigionati nelle credenze vecchie di secoli.
Per questo ora, dopo un arco temporale così ampio, siamo in una “situazione collettiva di tristezza” e fatica: sono tutti i nodi Karmici che arrivano al pettine.
La tristezza viene dall’assenza di sé, quindi dalla non libertà.
Siamo prigionieri delle “credenze” che ci tramandiamo di padre e madre in figlio; siamo chiusi nelle nostre abitudini, nei nostri pensieri, nei nostri “barattoli” etichettanti.
Come ci tramandiamo la ricetta delle lasagne, ci tramandiamo pure “la vita” e le sue dinamiche.
Le variazioni sul tema non esistono e così non c’è il Progetto o destino personale, comunque tu lo chiami o lo voglia chiamare.
Devi liberarti di chi ti ha preceduto, partendo da tua madre e tuo padre, allora e solo allora, andrai incontro al tuo destino.
In che senso liberarsi? Gettarli a mare? NO! Vuol dire amarli, nel loro vissuto e permettere loro di andare nella pace.
Bene o male, accogliere ciò che sono stati e ti hanno donato, come si trattasse del meglio, il meglio che essi potessero e fossero in grado di darti.
Oltre a questo, devi purificarti, aver cura del tuo cibo, amare ogni cosa con cuore grande, e tanta tantissima Gratitudine.
Il corpo va disintossicato regolarmente, perché assorbe come una spugna, passando ogni giorno, attraverso un sacco di situazioni pesanti di chi vive nel vecchio ( amici, datore di lavoro, soci, colleghi, amici, vicini, fratelli…); ecco perché è bene introdurre almeno cibi buoni e curati e fare attenzione ai rapporti sessuali, aperti a chicchessia.
Anche così ci “inquiniamo”.
Quindi è estremamente importante, entrare nella Gratitudine e nel non giudizio, per lasciar andare fatti, eventi, persone e avi, verso la loro meta.
Ciascuno di noi è quegli Avi e quindi deve ritrovare la sua “unicità reale”.
Noi siamo come l’ultimo dei Nani di Biancaneve.
Per giungere al Padre tuo, tu devi volare, ma come puoi farlo se porti sulle spalle uno zaino di dimensioni immense e inimmaginabili?
Tu non sai cosa accadde a ciascuno dei tuoi avi, ma tu, hai ricevuto da ciascuno di loro qualcosa, attraverso tua madre e la gestazione e poi altro attraverso le fasi della crescita.
Devi essere libero di andare nella Luce, incontro alla Grande Luce del Padre, senza la biancheria e tanto altro dei tuoi avi.
Anche il tramandarsi oggetti crea questa sorta di “dipendenza”.
Ogni oggetto, coperta, documento, reca in sé un pezzetto di storia di quell’antenato e un Karma.
Pensiamo anche a quante chincaglierie teniamo in soffitta perché ci legano sentimentalmente ed emotivamente al nonno e alla nonna o al papà e alla mamma.
Oppure ai nomi ereditati, a volte addirittura da zii morti precocemente, di malattie impegnative o suicidi.
Basta!
Libera la tua Anima.
Entra nella tua piena luce e va incontro al tuo destino.
In questo modo “liberi te stesso” e liberi e salvi le ultime 7 generazioni.
Mica male, vero?
Ricordi la storia del Sacro Graal?
Tutti lo cercano e nessuno pare averlo trovato.
Il Santo Graal è dentro ciascuno di noi, è ciascuno di noi.
Dobbiamo aumentare la nostra Fede, accrescere la nostra centratura, il nostro reale equilibrio, per riuscire ad uscire da questo “pazzo sogno collettivo”, che gli Angeli ribelli hanno fomentato e noi, per intere generazioni, accolto.
Devi andare incontro a Te stesso, riscoprendo la tua vera Essenza, indispensabile per entrare nella vera Luce ed essere quindi in grado di camminare verso Dio, quindi di speciarsi.
La speciazione cos’è? E’ ritrovare quell’Unicità distante anni luce dalla nostra condizione attuale, di sonnambuli, di prigionieri Karmici e quindi il “trasformarsi”, dando vita ad un Essere di Luce diversissimo dai precedenti, nuovo e straordinariamente abile a raggiungere il Padre.
Anche le fiabe quali personaggi femminili ci propongono? La bella addormentata che dipende dal bacio del principe azzurro, Jasmine che crede alle frottole di Aladin, lo ama ad oltranza e se lo sposa, Raperonzolo che accoglie nella sua prigione l’amante, che la lascia nella torre, proprio come la maggior parte delle donne relegate al ruolo di “amanti”, mai riconosciute e prigioniere di una relazione, senza via apparente d’uscita.
Se una donna vive questa realtà spesso sta solo ripetendo un canone appartenuto a tutte le donne del suo contesto familiare; nella sua “Famiglia”, in senso ampio, ci fu o ci furono sempre donne relegate al ruolo di eterne amanti zitelle, in attesa che l’uomo amato lasciasse la consorte, cosa che non accadde mai.
Spezzare questi schemi è riprendersi il “diritto di esistere”.
Perché non te lo concedi?
ti
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


Lascia un tuo commento, sarà visibile a tutti 💜