Un altro punto di vista

L’angolo giro è un “grande maestro di vita”, perché ci dimostra che ci vogliono 360 gradi per realizzarlo e visualizzarlo.
Lui è esattamente il doppio dell’angolo piatto.
Lo reputo una sorta di “metafora” illuminante.

Perché?
Perché ci dimostra che lo stesso oggetto, la stessa situazione, la medesima azione o un uomo può essere osservato e “vissuto”, da 360 diversi punti di vista.
Per questo, per noi umani, addestrati in questa terza dimensione, all’univocità di prospettiva, lui rappresenta una sorta di Maestro illuminante.

Penso a lui, in merito a un fatto che mi è appena successo.
Sto passeggiando in Natura e sono intenta ad assaporare gli straordinari colori autunnali.
Contemplo.
L’ambiente ci mostra un’enorme capacità di convivenza pacifica, tra esemplari diversi.
So che le piante autoctone sono ormai rare, ma in questo tratto di sentiero qualcosa ancora sopravvive e anche là, dove l’Uomo è intervenuto, proprio con l’intento di creare un “bosco” a suo piacimento, il lavoro “fino” è comunque stato fatto dagli alberi, che si sono “adattati” al vicinato.
Nessuno è sopraffatto da nessuno.
Diversi alberi intersecano i loro rami, come fossero braccia tese, in un’armonia esemplare.

La Vita è veramente qualcosa di grande e di straordinario e se la sai “osservare” con attenzione, noti la presenza del Divino nel suo “Essere”.

D’improvviso, mentre osservo uno stormo d’uccelli levarsi in volo, da un terreno che si appresta al riposo,  sento poco sopra il mio capo un verso.
Alzo d’istinto lo sguardo e vedo un piccolo uccellino, piroettare nel cielo, per tentare di sfuggire a un rapace, credo un falchetto, intenzionato a trasformarlo nel suo pranzo.
E’ inutile dire che il piccolo ha, dopo un buon inseguimento, la meglio.
Forte delle sue ali, si alza ulteriormente nel cielo e prende placido, un’altra direzione.
Ritengo, da come muove le ali e si guarda intorno, che sia fiero di sé e pronto, scampato il pericolo, a riprendere le sue attività ordinarie.
Già, in Natura, passato il pericolo, tutto torna “nella normalità”, nel giro di pochi istanti, proprio come se nulla fosse mai successo.
Mi ritrovo a riflettere su questi aspetti: che differenza sostanziale tra l’Uomo e l’Animale; l’Uomo, sovente, anche se il pericolo è ormai scongiurato, oppure anche se l’evento traumatizzante è passato, continua a parlarne, lo mantiene vivo, lo alimenta, alimenta quanto gli è successo e perpetra una sorta di scia, di alone nefasto, senza fine.
Eppure siamo, si dice e lo sappiamo, creature Divine, cioè, per la precisione, Figli del Creatore, generati a sua immagine e somiglianza, com’è che rimaniamo “ancorati”, aggrappati a qualunque evento nefasto, o considerato tale, che ci accada?
In verità qui ci discostiamo dal Padre della Luce.

Ti immagini se il Creatore avesse comportamenti simili a quelli umani?
Sicuramente, se stesse ancora incavolato o agitato per l’ultima marachella che ognuno di noi gli ha combinato, beh, staremmo veramente freschi….

Come mai allora, abbiamo questo “gusto macabro” dell’andare ripetendo, rivisitando, mantenendo in vita qualcosa di accaduto?

Perché siamo stati “travolti” da certe forme pensiero e fagocitati dai modi di vivere suggeriti, attraverso le diverse forme educative, dal burattinaio, il quale ci ha educato al “gusto del farci del male”.
Più male stiamo e più noi lo nutriamo.
Più diamo “alimento” alla parte lamentosa di noi, più lui e i suoi scagnozzi, mangiano e prosperano.

Il burattinaio ha orchestrato un piano che lo ha reso, fino a poco tempo fa, proprietario di questo pianeta.
Quaggiù, ha orchestrato tutta una serie di eventi utili per procurargli sudditi fedeli e cibo a volontà.

E’ così che, tutti i Figli di Luce, venuti in missione, appena nati, o meglio ancora già durante il concepimento, sono stati aggrediti e lentamente staccati dalla Fonte Divina Luminosa e inglobati, lungo i secoli, nel suo sistema.

L’Anima quindi, raramente ha mantenuto un suo equilibrio e un’autonomia, rispetto alle leggi di questa realtà, dalle basse frequenze vibratorie.

Se lassù, quindi, nel bel cielo azzurro, poco fa, ci fosse stato un esemplare Uomo, inseguito da un falco, probabilmente ora starebbe svolacchiando e starnazzando, per diffondere la novella in merito a quanto gli è appena successo.
Al solo pensiero, mi viene da ridere, soprattutto perché immagino un esemplare femmina.
Ti immagini la scena, creata da noi donne, dopo un’aggressione di questo tipo?
Noi donne,  sicuramente più emotive e chiassose, dopo una disavventura di questo tipo, saremmo lassù a starnazzare come le gallinelle, quando hanno appena deposto l’uovo.
Una sorta di secondo atto, di una tragedia sventata, a cui si continua a dare nutrimento, già perché noi umani viviamo tutto come se gli eventi si concludessero sempre al peggio, e si protraessero in un arco spazio- temporale infinito, ma grazie al cielo, non è così.
Un incidente mancato, raramente tu lo percepisci come un miracolo o come una grazia; di lui, spesso,  trattieni tutti i momenti più intensi e le emozioni che ne sono nate e poi le vai rivisitando e narrando infinite volte, a chiunque incroci lungo il tuo cammino.

Il nostro piccoletto invece, si è appena posato sopra un ramo, dove ora sembra intento, a sua volta, a cacciare qualche insetto.
E’ tranquillo e immerso nella sua caccia.
Da preda a cacciatore, in pochi istanti.
E il falchetto?
E’ uscito dalla mia visuale, ma stai tranquillo, non credo sia andato a fare harakiri, ma semmai a cercare un nuovo “boccone” appetibile, magari meno svelto del precedente.

Sorrido.
Questa considerazione mi fa allargare il pensiero alle situazioni “emotive” che spesso in questa realtà esperienziale, viviamo, ma soprattutto al “come” le viviamo.

Penso alle numerose storie di separazione dalla compagna o dal compagno e delle numerose amicizie, che prima o poi si concludono.
Falchetto e uccellino.
La natura è questo che ci prospetta, ma in una dinamica serena.
Ciascuno è se stesso e vive l’attimo, senza andare oltre.
Questo rende tutto più fluido, più amorevole, più “naturale”.
Nel cielo, c’è semplicemente un uccello che ha fame e un altro volatile, che potrebbe diventare il suo pasto.
L’uno è in bisogno e l’altro diventa la risposta al suo bisogno.
Con i suoi simili, invece, solo relazioni solidali.
Ogni specie, vive l’Anima del gruppo.
La stessa cosa accade su diversi piani.
L’albero ha bisogno della Luce e quindi si allunga per superare gli altri alberi, tanto da poter raggiungere lo spazio utile a soddisfare il suo bisogno di aria e di luce.
Fa semplicemente l’albero.
Un’edera ha bisogno di un tronco o di un muro, per espandersi e mantenersi in vita, mentre un’ape ha bisogno del suo fiore per attingere il nutrimento utile.
La ricerca è simile, ma nella vita umana, qualcosa si è inceppato e questo crea situazioni pesanti, situazioni che vengono lette, sempre e solo da 1 unico punto di osservazione, da una sola prospettiva.
Quello che sto per dire, esula da qualsiasi nozione psicologica, ma lo esterno, perché rappresenta un secondo o forse chissà, un quarto, un decimo, un cinquantesimo o magari il 360* punto di osservazione del nostro mondo relazionale.

In merito a che cosa?
Alle relazioni umane e alle storie finite male.
Anche in ambito affettivo possiamo pensare a certi comportamenti, come se assistessimo a una sorta di “caccia” fuori luogo.
Uomo e Donna, oppure amici, persone comunque coinvolte in relazioni, che anziché vivere il rapporto in sintonia, e secondo le regole e i dettami dell’Anima del gruppo o di coppia, paiono falchetti e uccellini che si rincorrono, per nutrirsi gli uni degli altri.
Anzi, sovente sono falchetti e uccellini che si scambiano continuamente i ruoli, e si feriscono a vicenda.
Ho in mente, soprattutto, le relazioni narcisistiche, dove un uomo o una donna assumono certi comportamenti sia da una parte, che dall’altra; uno viene definito narcisista e l’altro vittima, ma entrambi hanno comportamenti simili.
Sono forme distorte di relazione, sicuramente che hanno ben poco di Divino.
In Natura, invece, tutto scivola a meraviglia.
Tra gli umani, tutto sembra complicato.

La persona dotata di sfumature narcisistiche ha come gerarchia “unica” se stesso ed i propri bisogni, quindi va alla ricerca del suo cibo, vale a dire di un soggetto tutto concentrato sull’altruismo e quindi pronto al sacrificio, completo, della sua persona.

In queste forme di relazione, che non dovrebbero avere nulla da condividere con la ricerca del cibo, c’è qualcuno che va alla ricerca di un possibile “uccellino”, che viva secondo la gerarchia assoluta dell’altruismo, per sbranarlo, ma ogni giorno.

In natura, invece, chiunque può essere preda o predatore, in genere quando si tratta di cibo, mentre il comportamento sociale è altro.
Noi ci reputiamo, giustamente, in qualità di Figli di Dio, le creature esistenti, più perfette in assoluto.
E lo siamo.


Cosa ci spinge a comportamenti che si “distaccano” dal “giusto ciclo naturale” dall’amore per se stessi e per gli altri?
Perché abbiamo perso l’Amore per noi stessi e quindi per il prossimo?
Quando è successo?
Perché continuiamo a cercare persone che ci consumano e ci raggiungono e si cibano di noi, ogni giorno, per un tempo lunghissimo, fino alla consunzione emotiva, animica, spirituale e fisica?
Perché?

Originariamente è il falchetto che ha bisogno dell’altro, non viceversa. L’uccellino è lieto nella sua natura e sfuggito alla cattura, rientra nel suo ruolo.
Poi, anche l’uccellino avrà bisogno di cibarsi e così andrà in cerca degli insetti, proprio come un topolino vorrà un pezzetto di formaggio e allora ciascuno di essi andrà a caccia, ma per cibarsi e per sopravvivere.
Quando l’uccellino va a caccia d’insetti, lui diventa il predatore e l’oggetto delle sue richieste muta.
Ma si tratta di cibo, non di relazioni sociali o come nel caso dell’Uomo, di relazioni amicali o d’Amore.

Nelle relazioni umane, invece, là dove un Uomo rappresenta un Valore immenso, perché entrambe le figure coinvolte, sono Figli dello stesso Padre, scatta una sorta di aggressività ingiustificata e di pretesa costante di qualcosa: coccole, doni, attenzioni, ascolto, amore, amicizia univoca.
E’ come se fossimo in una giungla, davanti ad una preda e a un predatore, oppure a una sorta di rapporto tra padrone e schiavo, cioè in una sorta di disequilibrio.
Tutto, tra i 2 soggetti, avviene come si trattasse di una “battuta di caccia” e questo crea un circolo, una sorta di cerchio sacrificale, nel senso deleterio del termine.

Cosa cercano le persone  coinvolte in questa storia relazionale, deviata?
Di cosa hanno bisogno?

Un tempo l’Uomo e la Donna e gli uomini, in generale, si amavano in pienezza e le relazioni erano serene, anche tra gli Uomini esisteva l’Anima del Gruppo.
Era l’Età dell’Oro.

Poi accadde qualcosa e tutto si trasformò e nacque questa sorta di caccia.
Certe dinamiche tra uomo e donna, e tra Anime in generale, sono proprio secoli fa, quando perdemmo appunto la nostra connessione con il Creatore e dimenticammo e dismettemmo la nostra sacralità.
Queste relazioni vennero interpretate come inevitabili e ritenute “normali” nella loro disarmonia, e questo, ancora oggi, mantiene in vita e perpetra la dinamica.

Ecco di nuovo il falchetto, appoggiato sopra un filo.

Lo guardo, appollaiato in equilibrio perfetto, e penso:
“ Tu guarda che cosa mi hai spinto a pensare!
Quante riflessioni sono nate solo da Te e da un Tuo bisogno” di cibo!
Eppure è grazie a te che sono arrivata a pensare alle “disumane” relazioni umane, forse perché tante situazioni stanno degenerando e c’è il bisogno di un Uomo che recuperi le sue “fattezze reali”.”

Questa volta le risposte ai quesiti che ho posto, le tralascio.
Ho un mio pensiero in merito, ma lascio che sia tu, che sia ciascuno di voi a fare le sue considerazioni sul caso “del falchetto”.
Giusto o sbagliato non esiste, sono concetti che rientrano nel giudizio e che fanno quindi parte della dinamica del burattinaio.
Tu pensa e rispondi quello che senti dentro.
Ciascuno di noi ha una sua veduta e dipende dal suo punto di vista prospettico, tutto qui.
Credo sia invece importante riflettere sulle distonie umane, perché c’impediscono il cambio vibratorio e quindi l’ascesa, l’evoluzione e il ricongiungimento al nostro “vero Sé!”.

Quello che spero, riprendendo la mia camminata, è di essere riuscita a farti entrare in questa sorta di riflessione, e di averti spinto a osservare da un altro punto di vista, un punto che non sia quello ordinario, cioè quello in cui si sostiene che gli uomini sono così, loro sono cacciatori, oppure rapaci e le donne prede o viceversa.

Mi immergo di nuovo in questa magica giornata d’autunno, sorridendo e intanto dico con il pensiero al falchetto e all’uccellino:
 “Grazie, da parte mia, e di tutti i lettori, per questa vostra lezione di volo!
Om Shanti
da Ti degli Arcangeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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3 commenti

  1. Mariano Francesco

    Buongiorno ☀️☺️che meravigliose riflessioni 🙏🧡la natura e veramente magnifica un reale incontro con il Divino dove trarre queste bellissime e importanti
    “lezioni” del vivere bene💞grazie carissima Ti dolce Anima per riportarci questo messaggio per me personalmente importantissimo ti sono molto grato e ti auguro una meravigliosa giornata un abbraccio grande fraterno nella Luce e Gioia piena di benedizione Celesti 💙
    Agujevete 🙏💚
    Pace e Bene Luce 💛
    Om Shanti 🤍

    • Valentina

      Grazie di Cuore Ti, per le tue riflessioni Illuminanti sulla Vita.
      Grazie tantissime al Falchetto e all’Uccellino dolcissimi che hanno permesso questa tua grande ispirazione e fatto nascere questo meraviglioso articolo: la Natura è la grande insegnante di Vera Vita che ci riporta in connessione con il nostro Grandissimo Creatore 🙏🏻💚✨ vivendo nel Suo Flusso Divino traboccante di Luce e Amore parte della Nostra Pura Essenza Vera
      Un grandissimo abbraccio Meravigliosa Ti

    • *** ti degli Arcangeli

      Ciaooo Francesco!
      Sì! Soprattutto gli Animali.
      Vivendo in connessione diretta ed immediata con il Creatore, rappresentano per noi una fonte di rimando delle “vere Leggi Divine”.
      Le leggi umane sono distanti dal Creato.
      Grazie per la tua presenza e le tue costanti riflessioni.
      Om Shanti!!

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