
“Voglio Essere pura Armonia!
Connettermi con la Gioia dell’Universo,
guarendo da ciò che non va
e per farlo comprendo che
devo ascoltare quella parte di me che chiede dialogo,
acquisire consapevolezze
risolvere –
rimuovere ciò che mi genera sofferenza”
Ho appena finito di parlare con una persona che chiedeva consigli…
Ad ogni suggerimento trovava una scusa per definirsi “un caso raro”, una persona problematica, che sicuramente non riuscirà ad uscire da questo vortice di dinamiche attanaglianti…
Sto sorridendo e penso a come spesso siamo incapaci di cogliere le opportunità che l’Universo ci offre.
Soprattutto rifletto sul come e quanto qualcuno, fra noi, ami “soffrire”.
E’ come se la sofferenza fosse un obbligo, una costante della vita umana, un macigno che non possiamo mai appoggiare o meglio che non dobbiamo mai evitare e togliere dalle spalle.
Il mio non è un giudizio rivolto alla persona, alla quale offro anche ora il mio più dolce sorriso, ma una considerazione legata a questa modalità distorta che l’Uomo ha accolto, e fatto sua, nel corso dei secoli: come si valuta, si osserva, si considera e si vive il male; a come si rimane abbarbicati alle difficoltà, alle “intensità di varia natura”, come le chiamo io, che ci avvicinano durante l’esistenza.
Cresciamo con la convinzione che la Vita sia sofferenza.
Ma chi l’ha detto???
Dove sta scritto???
Ci avviciniamo al dolore con terrore e agiamo come se scacciarlo e “risolverlo” fosse impossibile.
Non poniamo alcuna attenzione ai segnali che il fisico o meglio l’Anima, ci invia proprio attraverso il corpo.
Non ascoltiamo e quindi non risolviamo e affidiamo ad altri il nostro “Benessere” totale ( Spirituale, Emotivo, Fisico, Energetico…).
Ci identifichiamo, a volte, con alcuni problemi e malattie, tanto che ne contrastiamo la risoluzione perché sembra che senza di loro verremmo privati di un ruolo o identità.
Quanti preconcetti e luoghi comuni su cui potremmo discutere a lungo…
Ma oggi voglio soffermarmi sul corpo e sui tentativi più comuni che adotta per parlarci e per interagire con noi, nella speranza di essere udito.
Chissà, forse è perché varie persone pensano che “la sensibilità vera” appartenga e sia appannaggio solo di noi sensitivi, ma il vero dilemma è che spesso non c’è neppure il più elementare dialogo con noi stessi e questo impedisce a qualsiasi intervento diagnostico e non di essere ponderato, centrato – mirato.
Ognuno di noi dovrebbe averlo capito da tempo che l’ inconscio comunica con noi in questo modo: la malattia.
Soprattutto quando non lo vogliamo ascoltare.
Perché per non ascoltarlo facciamo di tutto: ci inganniamo da soli, ci raccontiamo che tutto va alla grande, che siamo felici come una Pasqua, che anche se il marito rompe o alza il gomito, in fondo è una brava persona, che nella nostra vita non c’è nessun problema.
In amore va tutto alla grande, il lavoro, mi da soddisfazioni ed è proprio quello che volevo.
Economicamente è una meraviglia, però mi sento depresso/a, sono spesso insoddisfatta/o, ho dei sintomi che il medico ha definito psicosomatici.
Come mai? Forse la malattia e quel senso profondo di disagio sono lì proprio per farci capire che ci stiamo prendendo in giro.
Il nostro corpo non mente: ci dice la verità su ciò che proviamo davvero.
Raffaele Morelli lo dice chiaro:
“La rinuncia a essere se stessi prima o poi si trasforma in disagio, in malattia.”
Perché ammalarsi?
Perché non intervenire prima?
Perché non aprirsi all’ascolto e al dialogo?
Vi è mai capitato di soffrire di tachicardia, di andare dal medico, di essere sottoposti a tutta una lunga serie di accertamenti e di ritrovarvi poi ancora in sua compagnia e nella mani la “certificazione esatta” che il vostro cuore sta bene e funziona alla perfezione?
Già funziona alla perfezione!
Peccato che a volte sembri voler uscire dal petto.
Come mai?
Esami sbagliati?
No, state tranquilli che la scienza non ha sbagliato!
Il problema, grazie al cielo, non è di natura fisica.
E allora che cos’é?
E’ un’improvvisa accelerazione del ritmo cardiaco; sono emozioni che in qualche modo cercano di emergere, di esprimersi, in pratica risalire a galla: vogliono essere ascoltate, accolte e risolte.
E la gastrite?
Quei bruciori fortissimi che fanno venire la voglia di chiamare i pompieri?
E’ un’infiammazione della mucosa dello stomaco, collegata alla rabbia, alla collera che ci nasce dentro. In quali occasioni? Perché?
Forse quando non ci sentiamo in qualche modo rispettati o apprezzati per quanto valiamo.
Il nervosismo e i disagi emotivi sono spesso responsabili in noi di situazioni che richiamano il fuoco.
Anche il famoso “bruciore allo stomaco” parla della presenza di un fuoco che brucia all’interno, ma che non si esprime mai sotto forma di rabbia e ribellione: è tutta la rabbia inespressa che lavora dentro.
Corrode come una goccia d’acqua sulla roccia.
E allora, come fare?
Capire a chi e a cosa è legata.
Quale persona o situazione mi abbia portato a questo.
E una volta compreso, risolvere…
E i dolori e doloretti qua e là?
Sono anch’essi segnali?
Sì, purtroppo sì!
I dolori articolari compaiono quasi sempre quando siamo molto esigenti nei confronti di noi stessi o della cerchia relazionale.
A volte si appare agli altri come persone molto flessibili, ma nella realtà la docilità è dettata dalla paura e da una sensazione di impotenza di fronte a certe figure autoritarie.
Siamo di fronte a madri, padri, datori di lavoro, fidanzati, colleghi … che pensiamo di non sapere contrastare e quindi ci adeguiamo, ma dentro è il finimondo.
Sentimenti di collera, senso di rivolta, tenuti entrambi imbrigliati, messi tenacemente a tacere, ma inevitabilmente espressi dal corpo per mezzo di questo particolare disagio.
“Non glielo dici tu? E io prendo fuoco e brucio, qua e là, come un vulcano!”
E tu, mal di schiena, cosa vuoi dirci?
Beh, forse che il nostro corpo ha subito una umiliazione: è stato ferito e ora tende a “ripiegarsi” su se stesso e la colonna vertebrale da flessibile, plastica, si irrigidisce, somatizza e duole, proprio in quel punto .
La schiena ricurvata esprime spesso i nostri disagi affettivi più profondi: la sofferenza ci “piega”, come portassimo fardelli troppo pesanti da sostenere.
Provate a pensare se, qualche volta, a fine giornata, dopo ore trascorse con una collega infastidente o in una situazione di tensione emotiva, non vi è capitato di sentire la zona scapolare indolenzita.
E un ginocchio?
E la psoriasi?
E l’emicrania ricorrente?
C’è una parte di me, l’altra parte oscura e sconosciuta, che mi sta cercando …
E’ la parte remota del nostro corpo che vuole mettersi in contatto.
“Ci sei?”
“Mi vuoi ascoltare???”
Tutto ha un senso.
Il dolore può esprimere il grande disagio a vivere delle situazioni “umilianti”: è il rifiuto totale, espresso dal fisico, di sottomettersi.
Forse non tolleriamo più certi fatti, certe persone, oppure ci siamo sentiti in una umiliante condizione di inferiorità o semplicemente non vogliamo procedere e prendere decisioni.
E perchè non ascoltarci???
Perché non dare spazio a sintomi, malattie, esternazioni varie?
E l’insonnia?
A quanto si dice è un fenomeno abbastanza dilagante.
Guarda caso colpisce solitamente chi è iperattivo, sempre in movimento durante il giorno, sempre impegnato; è la compagnia notturna di chi fatica a delegare, a staccarsi da pensieri che circolano continuamente nella sua testa; è una realtà per i vulcani di idee, di novità, … di contatti .
L’insonne non riesce assolutamente a lasciarsi andare neppure di notte e tenta di portare con sé nel mondo del sonno, tutto quello che appartiene alla sua piena esistenza diurna.
Questa “difficoltà”ha molti volti ( fatica nell’addormentarsi, risvegli frequenti, insonnia totale, risvegli anticipati…), ma esistono elementi comuni alle sue diverse identità: è legata ad insoddisfazione ed attese.
Attesa di essere ascoltati, di riuscire ad affrontare i problemi quotidiani, l’angoscia di non essere all’ altezza, il sentirsi incapace di esprimere e/o guardare certi affetti.
Il non dormire è legato sicuramente al timore a lasciarsi andare; chi si interessa di queste manifestazioni psicosomatiche afferma che nell’uomo indica debolezza e vulnerabilità, mentre nella donna diventa sinonimo di sudditanza e prevaricazioni.
Nelle ore diurne nella vita dell’iperattivo c’è sempre movimento, tanto, troppo movimento, un movimento che impedisce di fermarsi e dare spazio…
E la notte poi si scusa con gli altri e con se stesso, raccontandosi che tutta l’adrenalina della giornata gli impedisce di rilassarsi e prendere sonno.
Forse, non riesce a staccarsi dalle cose e dai rapporti anche quando sono deteriorati.
Nella difficoltà a prendere sonno una “parte di noi” non vuole perdere il controllo, perché ha paura di incontrare le sue emozioni profonde, quelle che, durante il giorno, riesce a tenere sotto controllo, ma che nell’abbandono del sonno potrebbero emergere prepotentemente.
E allora, cosa fare?
Ascoltare!
Comprendere!
Accettare la richiesta d’aiuto, prima che il problema diventi reale e stabile.
Se rimuoviamo e ripuliamo ci sentiremo pervadere da una leggerezza nuova e finalmente sapremo affrontare le giornate con maggiore Gioia ed Energia, già, perché queste lotte interiori consumano e affaticano non poco.
E’ scattata qualche riflessione in proposito?
Stiamo pensando a qualcosa che da un po’ ci tormenta?
Ci siamo ricordati di un familiare che ultimamente si lamenta di questo o quel problema?
Prima di imbottirci di farmaci e tappare la bocca alla voce “del silenzio”, prendiamo coraggio e guardiamoci dentro con molta sensibilità e senso doveroso di rispetto e autocuriamoci, con un po’ di sano ascolto interiore.
Noi siamo i migliori otorini del nostro “Io”, non fingiamoci ancora sordi!
Con la schiena leggera, le gambe vivaci e lo stomaco senza fuoco, sarà un gioco da ragazzi gustare veramente le “nuove giornate” e sentirsi propositivi e in “piacevole Armonia” con l’Universo.
Buona autoguarigione a tutti!!!
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