
Credo sia capitato anche a te, un bel giorno, di guardare un oggetto, un fatto, una persona, noti, e di provare la sensazione strana, di “vederlo” per la prima volta.
E’ come se dentro, improvvisamente ti scattasse una sorta di “riconoscimento” e tu scoprissi in quel momento quella persona o quella cosa, come se non li avessi mai visti prima.
Penso si possa paragonare alla sensazione e alle emozioni che sperimentò Cristoforo Colombo, quando vide per la prima volta Terra, dopo svariati giorni di navigazione e pensò di essere giunto nelle Indi
In realtà è ciò che, di regola ti accade, quando cambi la tua prospettiva a proposito di una certa cosa: è come se tu la vedessi per la prima volta.
E effettivamente è la tua prima volta, perché da quel lato, da quel punto di osservazione, riesci ora ad inquadrare la persona, il fatto o l’azione vedendo altre sfumature del suo profilo e la risposta interiore è spesso sconcertante.
Mi è capitato alcune mattine fa, quando improvvisamente, di fronte al messaggio di una persona, che conosco da tempo, è stato come se vedessi il nostro modo di dialogare, attuale, per la prima volta.
Mi interesso dei fenomeni legati “al consumo” esagerato dei Social, da tempo, ma quando accade una cosa così, entri veramente in uno stato di coscienza e di consapevolezza nuovi, totalmente tuoi e quindi, indubbiamente più proficui.
Sto cercando di cogliere appieno cosa valga la pena di contemplare nel nostro processo evolutivo, di ogni cosa che appartiene alla globalizzazione attuale, e da cosa invece guardarmi.
Credo te ne sia accorto, che sono una chiacchierona “divina”, cioè una persona che ama dialogare e sa visitare le cose da vari punti di vista, fa parte anche del mio lavoro scolastico, ma a volte rimango in silenziosa meditazione visiva, quando colgo certe sfumature o raggiungo la consapevolezza di quanto sta avvenendo.
Allora entro nel “muto silenzio”, perché ci sono “rivelazioni” che ti lasciano realmente senza parole, perché sei entrato in una sorta di “contemplazione creativa”, contemplazione che esula dal giudizio e porta al conseguimento di qualcosa, che successivamente potrai chiamare coscienza o consapevolezza.
E’ proprio partendo da un messaggio dei tanti messaggi ricevuti su WhatsApp, che nasce quindi l’articolo di oggi.
Lavoro per aiutare i ragazzi a saper riconoscere e farsi carico delle proprie Emozioni, proprio partendo dalle mie materie.
L’obiettivo è che gli alunni si riapproprino da un punto di vista profondo delle loro Emozioni, per poi, riuscendo a gestirle, esternarle in modo consapevole e proficuo.
L’esternazione emotiva è l’espressione di una ricchezza interiore e ci porta a creare un ponte verso gli altri e i loro vissuti, i loro mondi interiori.
In pratica, ognuno di noi, attraverso varie forme di linguaggio, sia verbale, che di altra natura, entra in relazione volontaria con le persone vicine e condivide con loro, quello che sente, quello che prova, quello che pensa a proposito di una certa situazione, di un evento o di un fatto.
Il linguaggio, a questo proposito, a cui veniamo “educati” sia in famiglia, che negli ambienti di frequentazione, oggi viene indubbiamente sopraffatto, da quello che viaggia in rete, perché è lì che un po’ tutti e soprattutto i così detti “nativi digitali”, riceviamo una sorta di battesimo, ben architettato e indubbiamente nato, come tutto, con un fine, uno scopo ben preciso.
Chi studia e si inventa tutte queste nuove forme di comunicazione, questi servizi, spesso a costo zero, e gli indispensabili strumenti necessari, per accedervi e servirsene, sta sicuramente cercando di raggiungere “qualcosa”, ha cioè un suo fine, un obiettivo particolare.
Economico? Mmm… non ne sono mai stata così convinta.
Sicuramente il denaro c’entra, ha a che vedere con tutto questo marchingegno globale, ma la partita è molto sottile e il vero obiettivo, che si affianca al guadagno, è anche altro.
Non voglio addentrarmi in profondità, in questo discorso, ma portarti alla scoperta o forse dovrei dire “riscoperta” dell’America.
Pensiamo agli Emoticon.
Hai presente tutta quella “buffa serie” di faccine, soli, arcobaleni, mani e cuori che popolano la messaggistica e non solo? Ecco, sto parlando di quelle “simpatiche canaglie”, che vengono comunemente chiamate emoji o emoticono e, in alcuni casi, smiley.
Ecco, sono loro la mia “scoperta dell’America”, odierna.
In genere non rifiuto una proposta a priori, soprattutto se questo va ad arricchire la possibilità di una “comunicazione collettiva” fruttuosa, comunicazione che serve e che ci consente la sinergia utile per crescere insieme.
Tutto questo ha un suo cammino e fa parte della nostra storia.
Fin dalla nostra apparizione qui, sulla terra, infatti, come Uomini, abbiamo sentito il bisogno di “comunicare” , cioè di entrare in contatto con l’altro.
Si dice che questa esigenza sia stata dovuta al fatto che l’uomo volesse esprimere, ai suoi simili, i propri sentimenti, gli stati d’animo e i pensieri che gli frullavano in testa.
Dire quello che avevi dentro, senza l’uso della parola, che non avevamo ancora elaborato, era un poco faticoso, e così i nostri antenati, che non sapevano ancora parlare, usarono il linguaggio del corpo, dimenandosi e gesticolando.
Poi, i nostri progenitori sentirono il bisogno di “raffigurare” tutti quei gesti del corpo, e così arrivammo alle incisioni rupestri, sempre allo scopo di lasciare un segno, una traccia di quel “vissuto” interiore, fatto di emozioni, di sensazioni e di pensiero.
Tutto nasceva dalle emozioni e dal pensiero, cioè da un movimento interiore.
Quello che la storia umana, vista in maniera strettamente scientifica”, non ci dice è che questo bisogno era per noi vitale, perché siamo nati prima come Anime e poi come Uomini e Donne.
La nostra esperienza comunicativa partiva da una forma primordiale animica, espansa, senza limiti di spazio e tempo, quindi eccellente, per poi passare, trasformarsi nella realtà terrena, ad una sorta di esperienza “molto limitata e limitante”, per via del corpo, della fisicità.L’Anima incarnandosi, si ritrova serrata dentro un corpo, quindi privata di “comunione”.
Immagina come dovette essere scioccante per i primi uomini, o forse dovrei dire le prime Anime, trovarsi in questa sorta di “compressione” duale, nella quale ogni essere era ora una persona, quindi qualcosa di esterno e altro da chi gli stava di fronte o vicino.
Il passaggio “informativo”, era bloccato dal corpo, quindi non era e non poteva più essere “immediato.
Ecco allora, che era “indispensabile” ricreare quel contatto e trovare un qualcosa che sostituisse la “condivisione iniziale”, cioè quella che avveniva tra Anime e che ora, nel nuovo stato, mancava terribilmente.
La divisione fisica, creò anche divisione interiore e ne nacquero paura, vergogna, violenza, separazione e tanto altro.
Dio infatti, con la cacciata, ci aveva predetto “dolore e fatica”, perché quelli erano ormai l’indispensabile utile, per ritornare a Lui volontariamente, dopo l’esperienza come “Figli prodighi”.
Da allora stiamo cercando, da un lato di “recuperare” la nostra singola appartenenza all’Uno, riscoprendo la nostra valenza ed Essenza divina e dall’altro lato, stiamo anche cercando di “ritrovarci” con “il resto del mondo”.
Gli esiti, visto che abbiamo dilapidato tutto quello che ci fu dato al momento della nostra partenza dall’Eden paterno, sono abbastanza deludenti.
Stiamo ancora pascolando i porci e cercando di sottrargli qualche ghianda per cibarcene.
Per ora siamo in pochi a sentire la voglia di tornare al Padre e a metterci realmente in cammino, perché tutto è stato studiato, in modo da renderci dipendenti dalle situazioni e incapaci di “orientamento” .
Siamo come navi senza bussola, in balia delle correnti e dei marosi.
Ancorati alla nostra fisicità e sempre più depredati della nostra ricchezza interiore.
Siamo come miniere d’oro, che si lasciano portar via tutto il proprio “potere interiore”, che si nasconde nella profondità del nostro Essere, senza battere ciglio.
Anche queste esperienze in Web, fanno parte di un progetto di depauperamento delle ricchezze minerarie di ciascuna Anima.
L’Uomo, linguisticamente parlando, è partito da suoni gutturali, ha creato, i segni, le incisioni, le prime forme di lingua e le ha trasformate, giungendo a forme di Lingua orali e scritte, che ha poi ulteriormente trasformato.
Si dice così, che le lingue umane si siano evolute con il tempo, e indubbiamente diversificate, sempre nella speranza di raggiungere una forma comunicativa adattiva, valida ed efficace con tutti i propri simili.
I punti di vista, anche in questo caso sono molteplici e vari, visto che, nonostante le ricchezze linguistiche, spesso l’Uomo si è servito delle guerre, per entrare in relazione “con i vicini”.
Intorno al 1990 comparvero queste prime faccine, che si insinuarono nella “scrittura da tastiera”.
Da quel momento si è parlato degli Emoji, come di un frutto, di quella lenta evoluzione, del più antico linguaggio dell’uomo primitivo, e poi di un “linguaggio alternativo”.
Oggi psicologi ed esperti, di varia natura, si strappano i capelli o si pronunciano a favore di questi “segni”, dietro i quali si cela tutto un mondo, un mondo che purtroppo lascia molto spazio all’interpretazione soggettiva, sia del mittente, che del ricevente e che, a dire di molti, ha causato un notevole crollo dell’uso della scrittura.
Ma non si tratta solo e tanto del perdere la scrittura, e la capacità di scrivere a livello grafico o tecnico, ma di una sorta di “regresso” di natura ben più profonda.
Si tratta di ben altre pietre preziose e pepite d’oro o d’argento, che vengono estratte inesorabilmente dalle nostre miniere, scambiando questo scempio dell’Anima, come un puro e semplice fatto grafico o tecnico.
Non ci sta venendo a mancare solo e tanto la voglia di scrivere, ma il fatto che stiamo “perdendo” ciò che sta dietro, e cioè il cosa scrivere, inteso come “espressione del Sé”.
L’Uomo primitivo era “colmo di pensieri ed emozioni, sentimenti e stati d’animo” e non aveva come trasmetterli, non disponeva degli strumenti utili per quello scopo.
Tu oggi, hai 100 strumenti e un sacco di canali per “metterti in contatto con l’altro”, ma non sai il Valore di quel contatto, né trasmettergli con un vero “intento” quello che hai dentro e poi non sai cosa vuoi realmente dirgli di Te, di quello che sei.
Siamo ai suoni “gutturali” dei nostri avi.
E i suoni ci sono , per prendere tempo.
Perché prendere tempo? Perché il nostro cuore e l’Anima sono talmente sconnessi, e sgrammaticati, che non riescono a cogliere, interpretare e passarsi, in tempi reali, le dovute informazioni, informazioni che, convogliate alla mente, dovrebbero essere elaborare in una forma pensiero forte, ricca e importante, che le esprima.
Non sai chi sei.
Non sai mai in realtà cosa desideri e cosa vuoi fare e avere.
Tutto per te ruota intorno alla materia.
Nasci per studiare, lavorare, procreare, pagare mutui e tasse, rimanere attaccato ai figli come un’edera e cercare di sfuggire alla morte, di essere più veloce di lei.
E questo lo chiami vivere e benessere.
Prova a chiedere a tuo figlio o a un nipote cosa ne pensa a proposito di un qualcosa, magari di un fatto, di una situazione, di un oggetto d’uso comune, di una persona, oppure a chiedergli cosa prova o sente, emotivamente a proposito di una certa situazione e ascolta attentamente cosa ti risponde e come.
Fallo!
C’è bisogno di un esperto o la risposta che ti perviene è a prova di bomba?
Lavoro e vedo ruotare intorno a me, per svariate iniziative, ogni anno, circa 150 ragazzi.
Credo che sia giunto il tempo di parlare chiaramente dei problemi in essere e dei danni reali che ci stanno provocando certe scelte.
Gli emoticon sono stati definiti come una sorta di “rivoluzione nell’ambito della scrittura”, rivoluzione che deve però essere usata in maniera intelligente, con parsimonia e molta discrezione.
E chi fornisce l’intelligenza d’uso ai diversi utenti?
Qui non parliamo di quoziente intellettuale, quello è tutto un’altra cosa.
Qui parliamo, partendo dal valore etimologico di questa parola, di origine latina, della capacità di cogliere nel profondo il senso, il valore di ciò che tu vedi, dici o stai usando.
Prima ancora che ai ragazzi, chi dà ai genitori, che dovrebbero essere gli educatori primari dei figli, questa capacità?
Si tratta di una capacità che richiede, come pregresso, che tu sappia cos’è un’emozione, che tu la sappia riconoscere, accogliere, vivere ed esprimere al meglio, sia fisicamente, che in altro modo.
Non riporto gli episodi che accadono per strada, nelle scuole e dovunque ci sia aggregazione.
Se ti guardi intorno, con occhio attento, sai.
Però mi chiedo: è forse per questa mancanza di “intelligenza” delle nuove forme di scrittura, che magari la compagna del tuo migliore amico ti manda i baci, oppure l’idraulico gli abbracci o la giornalaia dei cuori grandi come una casa?
Sì, dietro questa messaggistica c’è sicuramente intelligenza, parsimonia e anche tanta discrezione e buon uso di queste simpatiche faccine, vero?
Si possono usare questi nuovi codici, ma dietro deve esserci una “persona di spessore”, vale a dire un’Anima che è consapevole di cosa dicendo e facendo e del perché lo sta facendo.
Li chiamiamo “nativi digitali”, forse perché da piccoli, anziché affidarli alla tata, che almeno ci parlava, gli abbiamo piazzato in mano un cellulare.
E’ stato così che, a forza di schiacciare i tasti, le nuove generazioni arrivano ad usare in maniera “personale” quegli strumenti, tanto da essere poi “definiti nativi”.
Tutto può aiutare e creare, ma se dietro c’è il vuoto è ben difficile che nasca qualcosa di esilarante.
Affacciati su un dirupo e getta sotto i semi del miglior frutto, che desideri mangiare, e poi vedi come e cosa puoi raccogliere.
Questo è un argomento molto delicato e ampio, perché sui social network, quando scrivi a un’altra persona solo tre parole non stai solo e tanto abbreviando un tuo pensiero, ma tagliando il ponte che ti unisce a lei.
Dietro il pensiero ci sei Tu.
Le 3 parole, che scrivi, osservale.
Sono Te.
Ti esprimono.
Dicono chi sei, come Anima.
Parlano di tutto quello che hai dentro, dicono se sei una ricca miniera, ancora piena di smeraldi, lapislazzuli, ametiste, oro, oppure se sei la voragine che sta sotto un dirupo.
Lo so, tu penserai che poi, anche se il pensiero è breve, tutto viene arricchito da quella faccina, da quel mitico fiore, cuore o arcobaleno che proliferano come funghi in rete, ma che valore ha e quanto ti è costata quella faccina sparata sul messaggio indirizzato alla compagna, perché sei in ritardo per cena, oppure mandata alla nonna, per il suo compleanno, o all’amica con cui fai il simpatico?
E’ la stessa faccina, ma dietro credo o almeno spero, ci siano tre Te ben diversi, o meglio tre diversi aspetti e colori che ti appartengono, proprio come sono 3 mondi a sé stanti, i tre riceventi.
Queste tre sfumature della tua persona, per non dire del tuo Cuore o della tua Anima, ti esprimono appieno?
E le hai racchiuse tutte, indistintamente, in una semplice faccina, uguale a chissà quanti altri milioni della stessa identica faccina, usati proprio ora nell’Web? Complimenti, mitico!
Eppure ogni persona è unica e irripetibile e allora, perché non sforzarti per trovare le parole giuste per ringraziare la compagna, che con pazienza ti aspetta la sera e rimesta il risotto?
Oppure, perché non trovare due parole importanti per una ricorrenza così singolare, com’è appunto il compleanno di una nonna, magari anziana?
Nonna e il postino, non sono la stessa cosa e lo dico con il massimo rispetto per entrambi.
Il problema reale è che stanno cercando di spegnerci quei pochi tasti interiori, capaci di farci brillare e diffondere Luce, speranza, serenità, amore, amorevolezza.
Che Amore doni all’altro con un cuore grande, sì come una casa, ma così usato e “consumato” dai preistorici digitali?
Io non riesco ad essere sintetica in un messaggio, perché quello è il mio ponte per te che stai ricevendo.
L’altro giorno, quando mi sono vista recapitare, per la milionesima volta, come ultimamente spesso accade nei dialoghi tra persone adulte, solo 2 emoticon, come risposta a una domanda lavorativa importante, beh, per la prima volta ho “riscoperto l’America” e ho deciso che non userò più, se non in casi rari, gli emoticon.
E’ possibile costruire un ponte con 2 mattoni?
Sicuramente no. Eppure pensiamo di creare relazioni umane, cioè tra Anime, usando solo quei segni impersonali e con “parsimonia”.
I graffiti sulle rocce, erano frutto del lavoro di una singola persona.
Lo identificavano e lo esprimevano.
Erano suoi, come la calligrafia e dietro c’era LUI.
Ora, usando in maniera “leggera” quello che ci hanno offerto, gratuitamente, stiamo svendendo gli ultimi “Valori” che Dio ci ha dato e ci stiamo mettendo nella condizione di non potere e sapere ricreare quell’Unione, che ci permetterebbe di ritornare tutti a casa, abbandonando i campi e i porci.
A me non importa, se con una faccina, un sole, o l’arcobaleno è possibile esprimere in modo sintetico un pensiero insieme ad uno stato d’animo, io so solo che da questo momento userò con ancora maggiore parsimonia quei segni e mi farà tanto piacere scrivere “ti mando un sorriso GRANDE così”, perché sarà solo un sorriso Vero e che viene da me, non dal creatore degli Emoticon e di sorrisi così non ce ne saranno altri in Web, perché mentre lo scriverò me lo immaginerò e te lo spedirò, anche con il pensiero.
Buona giornata di Luce! Amorevolmente Ti
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Che bello…!!! Quanto hai scritto carissima ti è sempre molto importante e profondi da fare più che riflettere tutti noi…
Io ti invio direttamente dal mio cuore un abbraccio grande di Luce grazie sempre carissima ti ❤️✨
Grazie Francesco!
Ricambio con gioia e Luce.
Om Shanti!!
Ciao Ti. Ormai molti hanno lasciato il loro flusso interiore per lasciarsi andare ad un mondo corrotto. Ogni giorno mi ritrovo in realtà fatte di incomprensioni, come se non si parlasse più la lingua della giustizia e dell’amore. Molto spesso basta il silenzio per ascoltare la voce della propria coscienza, molti hanno perso questa capacità , penso a causa dell’epoca che stiamo vivendo, nessuno rallenta, tutti corrono… corrono dove? Perché? Cosa concludono correndo. Tu parlavi di una risposta di lavoro che ti è arrivata con solo due faccine… ebbene, molti non hanno più empatia, non riconoscono più l’altro. La chiamano epoca dell’informazione e era digitale, quando noi illuminati sappiamo che è una copertura per una divisione sociale.. Come dicevi tu stessa.. Cè bisogno di seguire una via, una verità, una vita.. Quella strada tortuosa che, a piccoli passi, dopo ogni ostacolo, fa raggiungere la cima e fa vedere un panorama meraviglioso. So che puoi capire che intendo. Un abbraccio di luce a te e a tutti, oltre i confini…
Esatto!
E’ un momento “speciale”, un momento durante il quale ti guardi attorno e ti accorgi che c’è fatica, ma tu procedi, consapevole che il grande “sole” ci attende oltre le ombre del bosco.
Un saluto dolce e l’augurio di tanta calda Luce d’Amore.
Mi guardo attorno e vedo soltanto persone incollate ai cellulari
Madri stanche fanno giocare I loro figli
Ed I padri assenti dopo il lavoro chattano di nascosto per sentirsi vivi.
Spero che tutti riusciamo a cogliere il bello della vita la gioia di una giornata di sole
Il sorriso di un bambino
Un ragazzo che aiuta un anziano ad attraversare la strada.
Ci vogliono meraviglie per emozionarsi e solo I puri di cuori illuminati di Luce propria possono cambiare il mondo.
Che il mio abbraccio porti tanta serenita nei nostri cuori.
Grazie ti per la tua amorevolezza❤
Guarda oltre e fa che i tuoi occhi vedano le stelle, i prati, gli alberi, il vento e il suo profumo per poter volare in alto, oltre le paure e le fatiche di questi tempi magici.
Om Shanti.