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Assuefatto, cioè programmato a non uscire dai tuoi schemi ordinari.
Si tratta di una vera e propria “educazione” alla rinuncia del proprio Sé, un’educazione che ti spinge a credere di essere Libero e nella piena condizione di espletare la tua Libertà, mentre in realtà segui le “indicazioni per l’uso” collettive.
E’ così che
Tu scompari come Individuo, ma prima ancora, purtroppo, come Anima.

Siamo stati lentamente indotti e “assuefatti” al pensiero e al conseguente comportamento “uniforme”, attraverso una sorta di “educazione collettiva”, applicata, come ho già scritto, in un primo tempo a livello economico, mediante la pubblicità, e successivamente espansa, cioè estesa a tutto il nostro vissuto ordinario.
E’ così che si è creata, volutamente, una specie di “unica e grande “mente, purtroppo comune a buona parte del genere umano.
Il modo di pensare è in questo modo pressoché unico.
Questo non crea “evoluzione”.

Così è nato il gregge del genere umano.
Cosa intendo per gregge umano?
Semplicemente parecchie persone, accomunate dalla stessa veduta, dalle stesse dinamiche e da emozioni similari.
Tutto viene guardato e gestito, come se a farlo fosse una sola persona.
I membri del gregge si reputano soggetti “liberi”, mentre nella realtà dei fatti sono individui strumentalizzati, incapaci di mettere realmente a fuoco i  problemi e le dinamiche, perché avulsi di “personalità”, di forza animica e quindi di possibilità, oltre che di reale capacità di agire.
E’ chi rappresenta la mente “ideatrice” in un agglomerato di menti fuse?
La mente ideatrice è in realtà una forza esterna al gruppo, una forza alla viene riconosciuto del potere.
La mente ideatrice è il pastore del gregge e per tanto, qualsiasi cosa lui dica o chieda, il gregge se ne fa carico, senza applicare alcuna forma di pensiero e di giudizio “creativo”, senza esprimere il proprio Libero Arbitrio, la propria essenza o identità.
Ora, prova a pensare a quello che accade in una famiglia, in cui è presente un ragazzo adolescente, alla ricerca della “Libera espressione del suo Sé”.
Il ragazzo, fino a quel momento ubbidiente e amorevole, vuole ora distinguersi dal suo gruppo familiare, per creare una sua identità ed esercitare anch’egli il Libero Arbitrio; desidera solo essere se stesso e non la proiezione dei genitori e di altre figure facenti parte del nucleo familiare.
E’ una ricerca spasmodica, che crea opposizione e tensione.
La famiglia vive un disagio, e il figlio perfetto, diventa una sorta di problema.
Misurarsi con la mente agitata di un adolescente, che chiede o meglio pretende la proprio “autonomia”, un’autonomia che lo “esprima” e gli consenta di Essere Sé, cioè altro dai membri del suo ceppo d’origine e da tutto il resto del Mondo, è indubbiamente faticoso.
Egli vuole la sua Libertà di pensiero, di scelta, di azione e di movimento, e chiede e pretende a gran voce, creando disordine, momenti di tensione, fatiche e difficoltà.
In realtà, di lì a poco, quello che ha preteso a gran voce dalla sua famiglia, lo depositerà poi nel gruppo di pari che frequenta, passando dal “protettorato” genitoriale a quello amicale o del branco.
Perché?
Perché di fondo, tendiamo all’aggregazione, perché essere in tanti ti dà l’idea di essere invincibile e sempre accolto.
La moltitudine ti trasmette l’idea di trovarti in un clima protetto, proficuo, in una sorta di Paese dello scambio, in uno spazio dove l’aiuto e la protezione reciproci sono la normalità, anche se poi non è o non sarà così.
Far parte della cellula “amici o branco”, ti offre l’idea di appartenenza e di poter godere di un utile “protettorato” reciproco.
La storia ci parla di 5 o 6 milioni di Ebrei deportati, che salirono sui carri, destinati ai campi di concentramento, convinti che uno spostamento così ingente di persone, li avrebbe tutelati; nessun uomo, nel pieno delle sue facoltà, avrebbe torto un solo capello, di fronte a un numero così ingente di persone.
Ma il malevolo pastore fu capace di stupirli, perché, nonostante l’ingente cifra questo fu il numero dei giustiziati.
Ogni esperienza, che tu compi, è sicuramente un passo verso la tua crescita e il tuo Benessere, ma se aspiri alla tua evoluzione Animica, la crescita migliore avviene nella misura in cui tu affronti in prima persona gli eventi, nella Libertà più totale dell’essere te stesso.
Più sei Libero, più ti esprimi, più ti realizzi e sei un’Anima serena e felice.
Per gran parte del genere umano, allo stato attuale dei fatti, questa è una sorta di “utopia”.
Il gregge odierno, dotato di Anime Infantili, è risultato molto reattivo alle forme educative atte, da un lato a creare dipendenza e dall’altro a togliere qualsiasi forma di “rielaborazione del singolo”, a proposito di fatti, di eventi, di scelte personali o riguardanti la collettività e quindi parecchio “gestibile”.
Le pecorelle, ben ammansite, oggi si credono libere di pascolare e brucare a proprio piacimento, mentre in realtà calpestano solo il suolo dove sono state indotte a recarsi e brucano solo l’erba che qualcuno gli addita come “buona e commestibile”.
Da secoli il pastore ha approntato questa sorta di cammino, atto ad impedire alle sue pecore di allontanarsi da lui, con l’intenzione di esplicare la propria “personalità”, compiendo scelte in autonomia.
Il pastore ha sempre sostenuto di “agire” per il benessere del suo gregge, che lasciato solo sarebbe incapace di pascolare e di sfamarsi.
Nella nostra Vita, colui che si distacca dalle scelte ordinarie della maggioranza, vale a dire da tutto quello che viene fatto, detto e pensato dalla maggioranza delle persone, diventa simile alla pecora nera.
Si tratta di una persona, che paragono a una pecora dal manto “nero”, perché entra nell’immaginario collettivo, come fosse una sorta di esempio negativo da isolare, da giudicare, da sradicare, in pratica,
un’ erba malevola, simile a un infestante, da strappare.
La pecora nera non fa come gli altri.
La pecora nera non rientra “passivamente” nella modalità ordinaria di vivere: lei si pone domande, chiede spiegazioni in merito a qualunque cosa non le paia ben chiara, esprime pareri personali su fatti, eventi e situazioni sia ordinarie, che straordinarie, sa prendere posizione, a proposito di certe realtà e si pone in maniera Libera con chiunque.
La pecora nera, per il Pastore, è pericolosa.
E’ come una mina vagante, o come una mela bacata, lasciata in un bel cestino di frutta.
La mela marcia, fino a quando resta nel cestino, è nella condizione di contagiare tutta l’altra frutta.
Va tolta al più presto da lì, allo stesso modo come la pecora nera va fatta “isolare” e in qualche modo tolta, estromessa dall’ovile.
Quell’animale, possiede una sua “vivacità”, impossibile da gestire, quindi meglio far sì che tutte le altre pecore la pensino e la vedano come una sorta di “frutto malevolo e pericoloso”.
La pecora nera è paragonabile a un fungo velenoso, un fungo “non commestibile”, quindi un fungo da evitare e da gettare.
In realtà, si è creato questo “falso mito” del diverso, che lavorerebbe contro il bene del suo gregge di appartenenza, proprio per indurre le restanti pecore a non volerlo né come vicino, né come facente parte del proprio gruppo.
La pecora, con il manto che non sia bianco, si diversifica, è vivace, esula dalle dinamiche ordinarie, quindi si tratta di un soggetto imprevedibile, che induce paura.
L’Uomo, a differenza del resto del regno animale, ha smarrito questa sua parte libera, istintiva e curiosa, e per tanto non esplora realmente il mondo circostante, ma si muove con circospezione, sempre in prossimità  del proprio gruppo di appartenenza.
La sua è una sorta di modalità applicata dai primi uomini, che lasciarono la terraferma, spingendosi a navigare.
Quegli uomini erano curiosi, volevano conoscere, curiosare, ma avevano poca strumentazione e molta paura del mare, per cui, a bordo delle loro piccole imbarcazioni, si misero per mare, ma rimanendo in prossimità della costa.

Così le nostre pecore dal manto bianco.
Esse sono state educate al rispetto del proprio pastore e della sua “voce”.
 Vivono ligie ai suoi dictatus e temono il mare aperto.
Il recinto le rincuora.
La pecora nera, che invece si avventura oltre lo steccato, rappresenta un elemento pericoloso per la “sopravvivenza” del gruppo.
In realtà se ti esprimi, tu dai corpo, vita e voce alla tua unicità e per forza di cose ti “presenti come diverso”, rispetto a tutte le altre persone, a tutte le altre Anime.
Non sei disobbediente.
Sei semplicemente Tu.
In realtà se anche tu fossi uno spirito abbastanza  libero, una sorta di Anima nata Re, quando, per diversi motivi,  sei vicino troppo vicino allo steccato o sei addirittura dentro, corri il rischio di esserne in qualche modo influenzato.
Essere assorbito da certi luoghi comuni e modi di vedere la vita è come scivolare dentro una pozzanghera.
Ecco perché oggi voglio consigliarti di prendere l’impegno con Te stesso, di recuperare la tua “autonomia” di pensiero e di giudizio, invitandoti a “spezzare gli schemi”, concedendoti ogni giorno una “piccola e sana follia”.
Non ti suggerisco di imbrattare i muri del tuo Paese, ma semplicemente di riprendere a concederti quelle cose positive che riaffiorano in Te.

  1. Inizia a spezzare gli schemi ordinari.
    Parti dalle piccole cose
    e crea in Te, nuovamente, la capacità di cambiare.
    Se per esempio, pur avendo l’attività non molto distante da casa, è parecchio tempo che vai al lavoro solo in automobile, prova a scegliere di andarci a piedi o con un altro mezzo.
    Ti accorgerai che una parte di te cercherà di opporsi vivamente, ricordandoti che c’è diversa strada, che poi ti potrebbe venire il mal di schiena, che i tempi si accorciano e quindi potresti sentirti tirato o affaticato.
    Questo è un chiaro sintomo della pigrizia e della ricerca del comodo, che appartiene al gregge.
    La moltitudine ritiene sia giusto muoversi con l’auto privata, per svariati motivi.
  2. Inverti così la tua rotta.
    In cucina, al lavoro, con i figli, con le tue amicizie, prova a svoltare e cambiare qualcosa. Conceditelo!!
    Fai quella cosa che desideravi da tempo, ma per la quale non trovavi mai il Tempo o pensavi di difficile realizzazione.
  3. Allontanati dalla routine, dagli stereotipi, dalla metodicità lenta e poco creativa.
    Questo forzarti la mano, ti garantisco che innesca un meccanismo veramente virtuoso, creativo e unico.

    Finalmente oggi ti concedi qualcosa che desideravi da tempo, qualcosa che sognavi di voler fare.
    Per esempio:
    Chiamare un’Amica che non senti da tantissimo tempo?
    Mangiare quel piatto che magari non ami in maniera particolare, ma che piace moltissimo alla tua compagna.
    Fare dello yoga, dopo tanto tempo che sognavi di farlo.
    O ancora.
    Cucinare una volta al mese per qualcuno che ami e che magari, attualmente non vive più con Te.
    Oppure puoi scegliere di dire a chi ti vive accanto, che sei felice e ti senti parecchio soddisfatto della vostra unione.
    Abbracciare e baciare una persona, che ha fatto qualcosa di utile, per  mostrargli la tua gratitudine.
    Concediti tutte quelle scelte possibili, che ti fanno stare bene, ti rendono felice, hanno un buon sapore, anche se richiedono un certo impegno.
  4. Sciogli i meccanismi che creano solo giudizio e divisione.
    Prenditi quindi del tempo, per smantellare tutte quelle attese, che ti allontanano dagli altri, le paure che separano, i disagi che si trascinano da tempo immemore.
  5. Ora scegli un gesto “creativamente folle”.
    Hai un conoscente che festeggia il compleanno e vive da solo?
    Regalagli del Tempo, organizzandogli una festa a sorpresa.
    Prova l’ebrezza di fare qualcosa che non hai mai sperimentato, come un volo in parapendio, un viaggio in mongolfiera, 800 chilometri in auto, per fare una sorpresa a un amico, che non vedi da tempo, oppure cucinare per 20  persone.

Prenditi la responsabilità di spezzare quegli schemi che bloccano la tua fantasia, il tuo piacere di osare, la tua voglia di far felice qualcuno.
Riprogrammati
per uscire dalle solite logiche, per non vivere imbrigliato, per andare oltre gli schemi del gregge, dove il “non si può, non si dice, non si fa sono l’ordinaria amministrazione.
 
E’ così che rieduchi lentamente, ma inesorabilmente,  la tua mente ad aprirsi a nuovi orizzonti, a saper ancora sorridere, al gioco, al divertimento un po’ folle, dove il giudizio è bandito, e il desiderio di star bene e voler far stare bene anche gli altri sono i beneaccetti.
E’ così che Tu esci dall’ordinario, e ti addentri nel Bosco dello straordinario, un mondo magico che ti apre a nuovi orizzonti, orizzonti legati alla tua reale Essenza Animica”.
Tutti i grandi, gli innovatori, i Maestri Ascesi, hanno praticato la “follia”, scegliendo di essere se stessi e questo non li ha portati a distruggere i propri simili, come ci dice, fingendo il buon pastore, ma al contrario hanno creato, portato in superficie e donato all’Umanità quelle innovazioni uniche, diverse, che hanno cambiato in meglio la vita della collettività.
I grandi cambiamenti, migliorativi, non sono mai stati il frutto di azioni ripetitive e di massa, ma bensì della folle fantasia del singolo, che ha osato volare dove nessuno voleva e poteva spingersi.
Sali, segui la corrente ascensionale, guarda il Mondo, ogni giorno, da un diverso punto di vista e quello che scoprirai ti lascerà senza parole e ti permetterà di sperimentare e di cogliere il bello della Vita.
I tuoi sistemi si connetteranno sempre meglio all’Anima, la quale ne trarrà nuova Forza e Vigore.
Questa sperimentazione ti restituirà la capacità di percepire appieno la freschezza della vera Libertà e quindi di “Riconoscere nell’immediato” le dinamiche false per manipolare il gregge.
Esci dal gregge e agisci, come non hai fatto mai!
Namasté!
Ti degli Arcangeli.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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