
“Trattenere la rabbia e il rancore è come tenere in mano un carbone ardente
con l’intento di gettarlo a qualcun altro:
sei tu quello che viene bruciato”
L’argomento del giorno è indubbiamente la rabbia, lo avrete indubbiamente capito dal titolo.
Perché?
Forse, perché sono moltissime le persone che mi parlano di questa emozione e che mi riportano la loro difficoltà nel viverla e nel gestirla.
Lei è mutevole, ricca di colori accesi e di mille sfumature, ma comunque si presenti invade in maniera “forte” le nostre giornate e la nostra esistenza.
Qualcuno la vive meglio, qualcuno peggio, ma tutti, bene o male, la incrociamo sul nostro cammino, soprattutto di questi tempi, anche solo di rimando e/o indirettamente, come riceventi.
Anche gli Angeli mi illuminano spesso a proposito di questo nostro aspetto umano, dandomi consigli e informazioni utilissime, che oggi voglio condividere, per sostenere la nostra crescita e soprattutto migliorare la modalità di vivere, di chi vorrà riflettere insieme a me, magari accogliendo alcuni consigli …
Capita a tutti, prima o poi, di arrabbiarsi.
Credo che sia un dato incontestabile.
Se però ci facciamo dominare dalla collera, rendiamo pesantuccia la nostra vita e quella altrui, compromettendo a volte, anche seriamente, la nostra vita relazionale e la salute fisica e mentale.
Come mai?
Forse, perché questa emozione, che spesso nasce inaspettata e ci fa esplodere come vulcani, solitamente si aggancia a problemi latenti, che spingono la nostra mente a formulare infiniti pensieri, i quali a loro volta originano una marea di emozioni, tra le quali appunto emerge lei, la più forte e difficile da gestire; è lei che, in questo processo dirompente, ci spinge a dire cose forti e/ o compiere azioni inconsuete e quindi ad ottenere certi risultati.
Quando ci siamo accesi a festa, come un albero di natale, presi da un attacco di rabbia, dentro abbiamo il tumulto e viviamo un disagio spesso intenso, che scaglia attorno energie acuminate, creando altri disagi e reazioni.
Si innesca una reazione a catena.
E’ in questi momenti, quando vorremmo non averla sperimentata, non esserci lasciati coinvolgere al punto di dire o fare cose inaudite o comunque difficili da accettare, che ci accorgiamo della nostra difficoltà a comprenderla, contenerla, gestirla con soavità, con”leggerezza”
Se siamo comunque in un periodo di intensa attività, è importante quindi cercare di conoscerla meglio e soprattutto capire cosa fare, per il nostro bene e per quello di chi ci sta vicino.
Il primo passo è quindi quello di comprendere la nostra Rabbia, anche attraverso i segnali fisiologici che l’accompagnano.
La rabbia è senza dubbio un’emozione psicologica, ma ha anche un impatto fisiologico che provoca reazioni chimiche nel nostro macchinoso cervello.
Quando ci arrabbiamo il nostro centro di elaborazione delle emozioni, manda un segnale che attiva un processo a catena velocissimo, che invia adrenalina nel nostro sistema nervoso; l’adrenalina fa scattare una situazione “vigile”, cioè ci mettiamo nella condizione di poter rispondere a possibili minacce, accelerando il nostro battito cardiaco e migliorando i nostri sensi, tutti “pronti alla reazione.”
Tutto questo ha la funzione di prepararci allo scontro o alla fuga, se ci trovassimo in certe condizioni.
Se reagiamo in modo eccessivo, anche di fronte a stimoli lievi, significa che qualcosa non quadra e quindi dobbiamo analizzare le nostre emozioni, per risolvere il nostro caso.
La rabbia, molto spesso, maschera un’altra emozione, che potrebbe essere la sofferenza, la tristezza, la depressione o la paura e ci nasce dentro allora, come un meccanismo di difesa, perché, se pensiamo “alle sorelle”, che ho appena nominato, dopo tutto, ci accorgiamo che lei in fondo è più riconoscibile e più altre facile da gestire.
Sì, avete letto bene, più facile da capire.
Se un nostro collega mentre lavoriamo, ascolta musica incurante del luogo e dei bisogni altrui, potrebbe far nascere dentro di noi questa emozione e quindi le più svariate reazioni, che possono andare dal diverbio verbale, all’insulto, all’aggressione contro l’oggetto o addirittura la persona.
Ci sono persone che nella stessa situazione sopportano, altre che fanno semplicemente presente, con naturalezza il problema all’interessato, altri che possono riprenderlo in modo leggero, magari tra il serio e il faceto, senza arrivare alla rabbia, qualcun altro, al contrario, che arriva a manifestare reazioni aggressive sia di natura verbale, che di altra natura …
Perché?
Perché il vissuto di ciascuno di noi è diverso …
Chi ha già vissuto e archiviato esperienze di questo tipo, sarà più facilmente portato al secondo tipo di reazione.
Come mai?
Forse perché l’esperienza antecedente ci potrebbe aver fatto sperimentare la frustrazione, un senso di incapacità a gestire la situazione e/o la persona coinvolta; la paura di rivivere una situazione identica o simile rimane allora latente e pur non riaffiorando lavora, facendo leva su quest’altra emozione, che a differenza delle precedenti notiamo e riconosciamo più facilmente, perché ci modifica a tutti i livelli, incluso il fisiologico.
Ecco allora che ogni volta che questa emozione compare, dovremmo allenarci ad indagare, per capire se stiamo in realtà reprimendo emozioni che pensiamo e cerchiamo di non provare più, di cui spesso siamo inconsapevoli, ma che, nascoste dentro di noi, la mettono in gioco, al loro posto.
Impariamo allora ad accettare che la rabbia possa essere anche un’emozione normale e sana.
Questo darle il giusto peso, incomincerà a metterci nella condizione di diminuire la possibilità di sostituirla ad altre più sotterranee ed invasive.
La rabbia non è sempre negativa; può avere uno scopo sano quando per esempio ci protegge da abusi o vessazioni continue, per esempio in ambito familiare e lavorativo.
Se avvertiamo che qualcuno ci sta nuocendo, privandoci magari dei nostri spazi, dei nostri diritti, della nostra libertà, o sminuendo la nostra figura o autorità in una relazione, probabilmente proveremo rabbia e la rabbia, prima o poi, ci spingerà ad affrontare la persona o la situazione che porta a questa reazione e che spesso, non è la stessa persona che ci “stuzzica”.
Sarò più chiara con un esempio.
Se mio figlio piagnucola in continuazione e fa capricci, che mi trovo a gestire da sola, perché il mio compagno è solitamente assente e se anche è presente assume un atteggiamento educativo poco incisivo, fomentando in qualche misura questo atteggiamento del piccolo, con battute, interventi che minimizzano tutto, … una parte di me si sentirà indubbiamente sminuita e poco considerata …
Il problema, reale è quindi la relazione di coppia, i diversi concetti di educazione e di assunzione di responsabilità genitoriale.
Questo viene interiorizzato e ci genera un fastidio celato.
E’ più facile fare attenzione al bimbo, che mettere in discussione la vita di coppia.
Ecco allora, che la “piccola peste” memore del vissuto, entrerà in gioco sempre più spesso, per creare disturbo familiare; lo potrà fare in maniera consapevole o inconsapevole, ma lo farà…
Il suo atteggiamento diventerà allora il falso focus e mi andrà a destabilizzare, ogni volta sempre di più, creando reazioni incontrollate di rabbia.
In realtà il vero oggetto della mia reazione è mio marito e le emozioni, le cause, le conseguenze vere, sono di ben altra natura.
Siamo stati educati a “inghiottire il rospo”, diceva la mia dolce bisnonna …, a spostare il vero problema, dico ora io …
Ad alcune persone, soprattutto a noi donne, viene insegnato che non è educato provare o esprimere rabbia, forse è proprio per questo che scatta, perché è dopo tutto un “infrangere un tabù” che esprime quello che veramente ci danneggia: la vita genitoriale vissuta in questo modo.
Sopprimere i nostri naturali sentimenti di rabbia può però avere un effetto negativo sulle nostre emozioni e sulle relazioni con gli altri.
Se scoppiamo sempre più spesso, è tempo di cercare seriamente i sintomi che indicano che la nostra rabbia è fuori controllo e quindi va veramente presa in carico…
Gli Angeli ribadiscono che la rabbia, che essi non sperimentano, può essere sana anche solo nella misura in cui evidenzia che abbiamo un problema, ma può anche essere nociva e allora la cosa migliore è chiedere aiuto a un professionista per risolvere un problema di gestione della rabbia.
Quando???
Per esempio, quando anche le cose più insignificanti ci fanno arrabbiare molto.
I comportamenti aggressivi, come urlare, gridare o commettere violenze, di qualsiasi tipo, non vanno sottovalutati, né minimizzati o peggio scusati.
Il problema è cronico e avviene sicuramente continuamente.
Figli, padri, mariti, compagni, …: c’è sicuramente un qualcosa che deve essere chiarito e supportato, soprattutto se la persona soffre di una dipendenza da droghe o alcol e quindi il suo umore è instabile e peggiora e lo fa comportare in modo irrazionale e più violento.
Come controllare la rabbia?
Si può???
Sì, è possibile, possibilissimo.
1° Fare il percorso precedente.
2° Fare dell’attività fisica, soprattutto all’aperto.
Le endorfine ci aiuteranno a calmarci, far sbollire la rabbia, anche nell’immediato.
Ho litigato con …
Esco e mi faccio una bella passeggiata tra gli alberi, porto a passeggio il cane, corro in bicicletta …
Un allenamento regolare, anche se siamo persone tranquille, può comunque aiutarci a controllare meglio le emozioni in generale.
Cosa fare?
Yoga.
Corsa.
Ciclismo.
Sollevamento pesi.
Arti marziali.
Nuoto.
Danza.
Basket.
… e perfino Boxe.
3° Mangiare meno zuccheri e dormire a sufficienza.
Un’alimentazione troppo carica di zuccheri altera le nostre emozioni e tutto il sistema nervoso; anche privarsi del sonno può contribuire a molti problemi di salute, inclusa l’irritabilità, l’incapacità di gestire le emozioni nel modo più corretto.
Ottimi alleati sono la frutta, la verdura fresche, gli oli essenziali, i rimedi erboristici, naturali.
4° Tenere traccia di ciò che ci accade. Scriviamo un diario della rabbia.
Ogni volta che perdiamo il controllo, scriviamo cosa è accaduto, quando, perché e le persone coinvolte.
Scriviamo attentamente cosa abbiamo provato, cosa ha provocato la rabbia, dove ci trovavamo, con chi …
Rileggerlo a giorni di distanza ci permetterà di “scoprire tutto il nostro mondo sommerso” e quali sono le costanti della nostra reazione, quindi di risalire al vero problema, per affrontarlo e risolverlo.
Un esempio?
“Oggi mi sono arrabbiato molto con mia moglie.
Mi ha detto che sono stato egoista per non essermi offerto di sparecchiare la tavola e darle un aiuto con i ragazzi.
Eravamo in cucina alla presenza dei suoi genitori.
Mi ha ripreso ….
Mi sono isolato nel mio garage, per il resto della giornata”.
Con il tempo, rileggendo l’accaduto, potremmo accorgerci che essere insultato, ad esempio, essere apostrofato con la parola”egoista”, soprattutto davanti ai parenti, provoca la nostra rabbia.
5° Passare all’attacco, creando un vero piano di smantellamento e gestione della rabbia.
Quando iniziamo a capire cosa ha scatenato la rabbia, possiamo sviluppare un piano per gestirla al meglio.
Se ad esempio sappiamo che dobbiamo incontrare la suocera, che fa commenti denigratori sulle nostre capacità di genitore, potremmo decidere in anticipo “se farà un commento su come educo i miei figli, le dirò con calma che apprezzo il suo consiglio, ma che prenderò le decisioni sul modo di educare i miei figli a prescindere dal suo parere sulle mie opinioni”.
Siamo noi a scegliere naturalmente Potresti anche decidere di lasciare la stanza o fare i bagagli e tornare a casa se rischierai di non controllare la rabbia.
6° Esprimere la rabbia, comunicandola civilmente.
Parliamone!
Parliamone, limitandoci ai fatti, senza far parlare le nostre emozioni, a volte esplosive; comunicare le nostre sensazioni e richieste è molto importante, anche se dovremmo farlo, senza fare richieste, avanzare le nostre pretese, che possono esserci, ma non è sicuramente questo il momento, né il luogo; qui si tratta di uno scambio di vedute, non di un patteggiamento …
E’ importantissimo il modo, che deve essere rispettoso, per comunicare con chiarezza ed esprimere i sentimenti in modo efficace, perché raccontati, non vissuti.
Questo approccio è difficile, perché non siamo educati a farlo, ed è ben diverso dall’espressione passiva, che prevede di soffocare la rabbia senza dire nulla fino al “soffocamento”e anche ben diverso dall’altra modalità, cioè quella aggressiva, che generalmente si manifesta con un’esplosione vulcanica, degna dello tsunami, e quindi con uno sfogo che spesso appare poi, sproporzionato rispetto al problema.
Torno all’esempio di prima; se ad esempio siamo arrabbiati con un collega che ascolta musica ad alto volume tutti i giorni quando lavoriamo, potremmo dirgli: “Capisco che ti piace ascoltare la musica quando lavori, ma questo mi impedisce di concentrarmi sul mio lavoro.
Vorrei che usassi delle cuffie invece di ascoltare la musica ad alto volume, così che l’ambiente di lavoro sia gradevole per tutti”.
7° Farsi sostenere!
Trovare un programma che ci insegni la gestione della rabbia.
Questi supporti possono aiutarci a controllarla, a capirla e quindi ad affrontarla senza attacchi incontrollabili.
Di solito si lavora in gruppi, super visionati da un esperto, e questo ci aiuta a capire che sono parecchie le persone ad avere questo problema; farne parte ci educa, perché ci permette di vedere allo specchio certe dinamiche, di capire che non siamo i soli ad avere questo problema e che il sostegno al cambiamento è possibile, utile e fruttuoso, se ascoltiamo e ci mettiamo in gioco.
8° Consultare uno specialista, magari un medico.
Se la rabbia ha preso il sopravvento e ci trasforma in mister jekyll e dottor hyde, fino al punto da interferire con la nostra vita e con la tua capacità di avere relazioni sane, chiediamo subito aiuto ad un medico.
Lui può aiutarci a trovare la causa del problema e a capire se abbiamo bisogno di una terapia e quale …
Uno psicologo può insegnarci le tecniche di rilassamento, a sviluppare tutte le dinamiche e le abilità emotive per affrontare al meglio la rabbia e addestrarci a comunicare meglio qualsiasi emozione e situazione, prima di esplodere e provocare dieci morti e quindici feriti.
9° Prendere tempo …
Quando sentiamo la temperatura “emozionale” surriscaldarsi, è bene prendersi una pausa “strategica”, allontanandosi dal luogo e da chi sta facendo accendere in noi, solitamente a sua insaputa, un disagio e quindi “la signora rabbia”.
Una pausa, un bel breach, una sanissima boccata d’aria sono un vero toccasana.
Allontanarci da ciò che ci turba ci tranquillizzerà e ci consentirà di “ritrovarci”
ci metteremo così nella condizione di non rispondere immediatamente alla situazione “incriminata”.
Prendere tempo è la strategia migliore …
E’ come contare fino a 100, è prendersi la libertà di rinviare la risposta, è come dire:
“Ti farò sapere”.
E’ darci il tempo di calmarci, di ritrovarci, di vivere serenamente l’episodio.
Cambiamo aria!
… senza scuse, senza vergogne, senza timori di alcun tipo …
Se ci arrabbiamo in casa, andiamo in una zona dove potremo rimanere soli; non importa dove, qualsiasi luogo va bene, anche il ripostiglio, se serve: sistemare scaffali, scarpe .. può essere un ottimo deterrente …
10°Permettersi di arrabbiarsi.
È perfettamente normale provare emozioni come la rabbia.
Permettiamoci a volte di arrabbiarci….
Perché?
Semplicemente perché dar fiato alle trombe, potrebbe aiutarci ad accettarla e a passare oltre.
Una volta sfogata, la lasceremo alle spalle e saremo finalmente in grado di smettere di tornare ad arrabbiarci sempre per le stesse identiche cose.
Un bello sfogo ci mette in squilibrio, ci induce a rivedere varie cose e passaggi e quindi a “superarci” …
Per permetterci di provare la rabbia, dobbiamo localizzarla, trovare il punto del corpo dove si annida e da cui lavora.
La proviamo nel fegato?
Oppure nello stomaco?
O nelle mani, nei pugni?
Troviamola e quindi sfoghiamolaaa.
11° Lavorare sul respiro!!
Respiriamo profondamente e controlliamoci attraverso la respirazione.
Questa attenzione è doverosa per una crescita armonica a serena, senza apnee e condensati di collera.
Immaginiamo di trovarci nella condizione che viviamo attraverso la meditazione, quando lavoriamo per lasciare andare ciò che ci affatica e ci infastidisce.
Anche se non si tratta di una vera e propria “meditazione”, se usiamo le sue tecniche di respirazione profonda, possiamo trarne benefici infiniti.
Riempiamo completamente i polmoni, provocando l’espansione piena e lenta del nostro petto e della pancia.
Espiriamo lentamente, svuotando bene e facendo una pausa, prima di inspirare di nuovo.
Continuiamo fino a quando sentiamo di avere di nuovo il controllo.
12° Ricordare un episodio o un luogo felice, carico di Energia di Pace!!!
Visualizziamo un “luogo felice o un evento sereno”.
Immaginiamoci un paesaggio molto rilassante e lasciamo che quella calma ci pervada, astraendoci dal qui ed ora, per donarci tanta, tantissima serenità.
13° Dialogare!!!
Superati gli altri momenti, cerchiamo un dialogo interiore, in modo positivo e calmo; questo può aiutarci ad affrontare la rabbia in modo finalmente sano.
Se siamo calmi, “discutiamo” con noi stessi in maniera positiva e rassicurante sull’accaduto e ringraziamo, cercando di vedere il lato B, vale a dire la fortuna che ci è giunta attraverso questo accadimento e l’aspetto buono delle circostante.
Non inveiamo, non pronunciamo parole che augurano solo male e/o sono male, ma con calma guardiamo l’aspetto ok che raramente cogliamo …
Successivamente, se ne sentiamo la necessità, condividiamo con una persona che teniamo in grande considerazione, magari il nostro compagno, ma facciamolo in modo “costruttivo”, vale a dire dandoci tempi precisi, in modo da non infastidirlo e per impedire che ci sia una fuga deleteria di energie da entrambe le parti.
Nessuno deve essere ulteriormente appesantito dalla situazione creatasi, per questo se vogliamo un consiglio, esplicitiamolo nell’approccio con l’altra persona, siamo poi brevi e concisi nel raccontare, prediligendo gli aspetti positivi e il più oggettivi possibile…
Attardarsi nel racconto ci riporta indietro e ci risucchia all’evento, offrendo il fianco a pensieri ed emozioni che poi alimenteranno la rabbia…
Se vogliamo solo informare, quindi condividere diciamolo subito alla persona a cui stiamo per raccontare, affinché si disponga all’ascolto e non si senta “affaticata in anteprima”, al solo pensiero di prestarci attenzione; poi raccontiamo velocemente, dando poca enfasi ai fatti e dopo aver stabilito mentalmente un tempo, che dovremo rispettare …
Regola: Rapido e conciso!!!
14°Cercare di vedere sempre il lato comico!
E’ il momento in cui possiamo addestrarci a ridere …
Ridere sulla situazione che ci fa arrabbiare è crescere.
Trasformare la reazione chimica del nostro organismo dalla rabbia all’ilarità, ci permette di entrare in una nuova modalità, che lentamente ci pervade e ci trasforma l’esistenza. Esprimi chiaramente cosa desideri dall’altra persona. Se vuoi solo che ti presti ascolto, afferma dall’inizio che non vuoi aiuto o consigli, solo comprensione. Se stai cercando una soluzione, fallo sapere al tuo interlocutore.
Imponi dei limiti di tempo. Concediti un tempo limitato per lamentarti di ciò che ti fa arrabbiare, e non superarlo – quando il tempo è finito, la tua invettiva deve terminare. Questo ti aiuterà ad andare oltre, anziché rimuginare senza fine sulla situazione.
Ulteriori consigli
Facciamo attenzione a cosa diciamo e come lo diciamo, quando siamo arrabbiati.
Se ci arrabbiamo facilmente e non riusciamo a controllarci, allontaniamoci il più possibile da tutti.
Troviamo il modo di esternare: un urlo, un salto, una corsa in bicicletta, … qualcosa insomma che ci aiuta a sfogare …
Ricordiamoci che ci sono anche casi in cui la rabbia è giustificata ed è quindi giusto sfogarla.
Non prendiamocela con il primo che passa o meglio con in nostro prossimo!!!
Troviamo un modo creativo per esprimerla …( la scrittura, il disegno, la musica …)
Gli “sfoghi artistici” ci consentono di incanalare l’energia che diversamente si trasforma in una rabbia incontrollata, quindi in uno spreco immane di Energia.
Pensiamo a quanto e quale stress produciamo e ci autodistrugge…
Ci piace la sensazione di soffocare o il blocco dello stomaco?
Se la risposta è no, allora cerchiamo di lavorare per rimuoverla, per cambiarla.
Evitiamo tutte le cose che possono scatenare la rabbia, finché non saremo di nuovo padroni di noi stessi.
Allontaniamoci immediatamente, quando ci rendiamo conto che stiamo per scattare e darle libero sfogo, magari in modo violento…
Immaginiamo cosa potremmo fare se usassimo quell’energia in modo produttivo!
Se ti scopri a pensare di fare del male a te stesso o a qualcuno, fatti aiutare.
La rabbia ha indubbiamente molti volti e molte sfumature, ma una cosa è certa: non dobbiamo mai giustificarla e permetterci di accettare e scusarci se la esprimiamo male e abusando fisicamente o verbalmente di chi ci sta intorno.
Nessuno ha il diritto di abusare del tempo, della pazienza, della buona volontà, … insomma di ciò che appartiene ad un’altra persona …
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