La Fata della Luna

Quale momento migliore, per trovare un angolo di pace ed ascoltare tutti insieme una Fiaba, le cui origini si perdono nel tempo, in una delle terre più magiche che esistano: le Filippine.
Ascoltala o leggila a chi ami …
“C’era, un tempo, un contadino di nome Juanito, che era padrone di dieci bufali e di molte risaie.
Un giorno accadde una cosa strana: la più grande delle risaie di Juanito si trasformò in uno stagno dall’acqua profonda, che per di più aveva lo stesso colore dell’oro.
Appena si seppe, tutto il villaggio corse a guardare, e ognuno diceva la sua: era buon segno, Juanito sarebbe diventato ricco; no, era una cattiva magia, e a Juanito sarebbe accaduta una disgrazia.
Alla fine la gente si stancò di chiacchierare e se ne tornò a casa. Sulle rive dello stagno rimase solo Juanito che, seduto fra i cespugli, guardava sconsolato le acque d’oro, pensando al raccolto rovinato.
A un tratto, però, gli sembrò di sentire delle voci sconosciute, voci di ragazze che ridevano e scherzavano.
Guardò a destra, guardò a sinistra: nessuno. Poi alzò gli occhi, e vide un gruppo di bellissime fanciulle vestite di rosso, con ali di farfalla sulle spalle, che scendevano giù dal Cielo per tuffarsi nello stagno.
Juanito le guardò nuotare e giocare, spruzzando acqua tutt’intorno, e alla fine, convinto che la sua disgrazia fosse opera loro, balzò fuori dai cespugli e gridò: «Chi siete? E che cosa avete fatto alla mia risaia?»
In un lampo, le ragazze uscirono dall’acqua e presero il volo, come uno sciame di farfalle rosse. Solo una non riuscì a scappare: le ali di farfalla cucite al vestito si erano impigliate nelle canne della riva. Juanito si avvicinò e la prese per un braccio, furibondo: «Dovrei tagliarti la testa!
Ora che la risaia è diventata uno stagno, chi mi ripagherà il raccolto perduto?» «Lasciami!» lo supplicò la ragazza.
«Sono la figlia di Abigat, il re delle fate, e non puoi trattenermi sulla Terra.» Juanito, invece di lasciarla andare, la portò a casa sua, perché adesso non era più arrabbiato, ma innamorato: la figlia del re delle fate era cosi bella che lui aveva deciso di prenderla in moglie.
Alla ragazza l’idea non dispiacque.
Juanito era bello e forte, e sicuramente non le avrebbe fatto mancare nulla.
Così si sposarono, ma il contadino sapeva bene che non sarebbe durata: gli spiriti celesti, infatti, non possono restare troppo a lungo sulla Terra, e prima o poi sua moglie avrebbe dovuto andarsene.
Per allontanare il più a lungo possibile quel momento, però, Juanito nascose il vestito rosso con le ali di farfalla in un angolo della dispensa. Senza di esso, la piccola fata non avrebbe mai potuto volare sulla Luna, dov’era la casa di suo padre e delle sue sorelle. I due sposi vissero felici per qualche anno, ed ebbero una bellissima bambina che fu chiamata Bugan. Juanito la adorava, e la piccola lo seguiva ovunque.
Ma un giorno, mentre il padre era nei campi, la bambina andò in dispensa a cercare le spezie per il pesce ripieno che sua madre stava cucinando, e siccome non le trovava frugò dappertutto.
Ed ecco, in un angolo c’era uno splendido vestito rosso ornato con grandi ali di farfalla. La bambina lo prese e corse in cucina: «Mamma, guarda cos’ho trovato!» «Il vestito che portavo quando ho conosciuto tuo padre!» gridò la fata, e, senza badare al riso che bolliva e al pesce che cuoceva, se lo infilò. Quando Juanito tornò a casa, trovò la moglie che lo aspettava con la bambina in braccio, vestita di rosso come la prima volta che l’aveva vista. Le grandi ali di farfalla battevano piano.
« È ora che io ritorni da mio padre, marito» disse la fata, piangendo. «Prima o poi doveva succedere, lo sai.»
«Ma siamo stati tanto felici, insieme!» gridò Juanito.
«Se proprio devi andare, portami con te!»
«Non posso, le mie ali non sono abbastanza forti. Porterò Bugan, che è piccola e leggera. E adesso addio, non ci rivedremo mai più.»
«No! Lasciami almeno la bambina!» E Juanito si slanciò verso la moglie, cercando di strapparle Bugan dalle braccia.
La fata, però, aveva già preso il volo e si allontanava nel Cielo. Ben presto lei e Bugan arrivarono così in alto che Juanito non le vide più, e non gli rimase che sedersi sulla soglia di casa, con il viso tra le mani.
Restò là, senza muoversi, finché non spuntò la Luna: e contro il suo candore luminoso il contadino vide l’ombra di una donna alata che teneva in braccio una bambina.
Era sua moglie, la fata, che aveva appena fatto ritorno alla casa di suo padre.
E chi oggi guarda la Luna, chiedendosi cosa sia quell’ombra scura disegnata sulla sua bianca superficie, ora conosce la risposta: sono la moglie e la figlia di Juanito, che guardano la Terra e si chiedono cosa starà facendo l’uomo che hanno dovuto abbandonare.”
Amorevolmente Ti degli Arcangeli

                                                                                                                                                

Una storia accettata

“Il maestro di Zen Hakuin era decantato dai vicini perla purezza della sua vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta.
La cosa mandò i genitori su tutte le furie.
La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro.
«Ah sì?» disse lui come tutta risposta.
Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin.
Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine. 
Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo.
Dopo un anno la ragazza madre non resistette più.

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Forse… Il contadino e la Vita.

“C’era una volta un contadino cinese il cui cavallo era scappato. Tutti i vicini quella sera stessa si recarono da lui per esprimergli il loro dispiacere: “Siamo così addolorati di sentire che il tuo cavallo è fuggito.
E’ una cosa terribile”. Il contadino rispose: “Forse.”
Il giorno successivo il cavallo tornò portandosi dietro sette cavalli selvaggi, e quella sera tutti i vicini tornarono e dissero:
“Ma che fortuna! Guarda come sono cambiate le cose. Ora hai otto cavalli!” Il contadino disse:

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GIUFA’ E LA STATUA DI GESSO

Un ragazzo sempliciotto e una mamma particolare ci insegnano grandissime cose …

“Un giorno la madre di Giufà mandò il figlio al mercato a vendere un pezzo di tela dicendogli:
-Prendi questo pezzo di tela e vai a venderla, però, se ti capita un chiacchierone, non perdere il tuo tempo e vendila a qualcuno di poche parole.
Giufà andò al mercato e cominciò a strillare:

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L’uomo e la tigre

La tigre può rappresentare un brutto voto, una paura, qualcosa che ci si presenta e ci spaventa …

Le storie Zen più belle di sempre

“Un uomo stava camminando nella foresta quando s’imbatté in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva.
Giunse sull’orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero.
Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di sé un’altra tigre.

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Giuha venditore di seta

Le cose che creiamo con Amore ed Amorevolezza, meritano tutto il nostro rispetto ed attenzione e non vanno gettati dando loro poco valore.
La Natura stessa ci offre moltissimi frutti e prodotti, a cui spesso non diamo
i dovuti riconoscimenti.

“La moglie di Giuha tesseva stoffe di bellissima seta, con disegni e colori meravigliosi.
Un giorno diede a Giuha delle stoffe perché andasse a venderle al mercato.
Gli disse di venderle a buon prezzo perché la seta era preziosa e, per tesserla, aveva lavorato giorno e notte, inventando con la sua fantasia nuovi ricami e disegni.
Al mattino presto Giuha si recò in città e quasi subito incontrò un gruppo di mercanti.

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La tartaruga e le due anatre.


Ascoltare per non fare pasticci ….

https://www.sottounarcobalenodiluce.com/favole-per-pensare-e-crescere/

Da una favola araba trattata nel “Kalila e Dimna” 

“Due anatre e una tartaruga vivevano insieme sulle rive d un grande lago. Erano lì da molto tempo ed erano diventate amiche.
Quell’anno la pioggia non era mai caduta e il sole splendeva più cocente del solito, così il lago si prosciugava ogni giorno di più.
Le due anatre erano preoccupate e, dopo un consulto fra di loro, dissero alla tartaruga:
– Cara amica, ormai l’acqua rimasta nel lago è pochissima.
Dobbiamo salutarci, abbiamo deciso di partire e di andare a cercare un posto con più acqua.

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Unici, molteplici, complementari … Un modo per crescere

Proviamo a scoprire, insieme agli Angeli, alcune tra le più belle leggende sull’Arcobaleno…

Si narra, in un Paese lontano,   che quando nasce un bambino, Dio crea per lui, un ponte tra il cielo e la terra: l’Arcobaleno. Quel ponte colorato, rappresenta  un patto d’amore con il mondo e l’umanità, a cui Dio dona  un nuovo bimbo, che  rappresenta  un dono di tenerezza, dai colori dell’iride.

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