Chi sono io?

Viene un momento nella Vita, nel quale sei costretto dagli eventi a guardarti allo specchio, non con i soliti occhi, ma con attenzione profonda, per “osservarti” fino in fondo.
Non è una novità, perché anche quando eri piccolo eri solito farlo, di tanto in tanto, quando la testa iniziava a vagare e tu ti chiedevi quelle che noi reputiamo le classiche domande di rito:
“Ma tu chi sei?”
“Da dove vieni?”
“Chi ti ha creato?”
“Ma Dio esiste?”
Simili, ma fondamentalmente diverse, ora, alla prima difficoltà, ritornano.
Diverse perché tu sei cresciuto, e spesso lo sei solo anagraficamente.
Cosa significa questo?
Semplicemente che le cose ritornano, proprio come quelle domande, quando non le hai risolte e nel caso specifico, quando non hai ancora dato una risposta ai quesiti del tuo meraviglioso “bambino interiore”, quello buffo, divertente, giocoso, che sa però cosa vuole e quindi cerca di allinearsi con tutta l’altra parte di te, quella omologata e un po’ incasinata.
Lui ti spinge a cercare la tua vera essenza, la più importante e quella purtroppo che tu, come un po’ tutti gli uomini,  hai e stai dimenticando.
Parole uguali per quegli interrogativi?
Forse che sì, forse che no!!
Dipende.


L’importante è che sono tornati e bussano e ti attendono.
Se ti stai guardando nello specchio, mentre osservi una rughetta in più, i denti magari meno armonici, rispetto ad alcuni mesi prima o il brufolo ribelle, spuntato nel momento sbagliato, quando avresti bisogno di essere il “tuo profilo migliore”, sappi che queste inezie ti stanno cercando e stanno chiedono la tua attenzione, per indurti a “vederti” e quindi a fare con loro 4 conti.
La persona che vedi riflettersi nello specchi ti rappresenta?
Cosa ami di te?
Cosa non ti piace?
Perché?
Ti senti felice e realizzato?
Ti senti tu?
No, sicuramente hai un fondo di dolore o di insoddisfazione latenti.
Perché?
Forse perché noi veniamo al mondo con una carica di vitalità e di doti uniche, che aspettano solo di essere espresse e di potersi rendere utili, ma generalmente così non accade.
Entriamo a far parte di una società “inamidata”, dove esistono delle regole e delle dinamiche prestabilite e consolidate nei secoli, che da subito ti vien chiesto di abbracciare e fare tue.
Devi sceglierle, che ti piacciano o meno, facendo apparire al mondo intero che le apprezzi, le trovi interessanti ed è così che puoi e vuoi essere e vivere.
E’ mitico come veniamo privati della nostra vera “essenza”, del nostro vero sé, in pochi pochissimi anni.
Io spesso parlo ai miei ragazzi della nostra “diseducazione” collettiva.
Di cosa si lamentava Pirandello nella sua opera “Uno, nessuno, 100.000”?
Proprio di questo, cioè della nostra perdita di noi, per compiacere gli altri.
Ecco allora, che in verità, quando sembri fagocitato dall’ultima rughetta microscopica, che analizzi come fossi un chirurgo plastico ed osservi con disgusto e terrore, in realtà stai seguendo la spinta di quella parte nascosta di te, che vuole attenzione e cerca disperatamente di dirti:

“C’è nessuno?”
“Mi senti?”
Ma chi è che ti cerca?
Cosa vuole da Te?
Vuole te!!
Vuole che tu rinasca e faccia riaffiorare “l’Isola che tu, per primo, non vedi”.
Gli altri non ci conoscono, perché noi, per primi, non ci conosciamo, tutti presi a rivestire alla perfezione i 300.000 ruoli, che vanno per la maggiore, e ad indossare tutte le maschere del caso.
Esistono stereotipi e preconcetti, pregiudizi, che contribuiscono ad innescare una sorta di “annientamento del chi sei”, in favore del chi gli altri si aspettano e desiderano che tu sia.
L’esterno ti fa la sua richiesta sul cosa vuole o si attende da te, sul come pensa ti dovresti comportare, cosa significa essere bello, bravo, ricco, attento, intelligente, solidale, … e tu ti adegui e quindi occulti tutte quelle parti di te che non ti sembra rispondano alle richieste sociali, familiari, lavorative, culturali o religiose.
Poi, quando riaffiorano prepotenti, le scacci, tenti di soffocarle, le anneghi in qualche parte di te, le limi, le disattendi appieno, le modifichi, le strazi, per far fronte all’immagine che senti e vedi che il tuo entourage si attende da te.
Il tempo passa, tu ti snaturi sempre più e questo “adattamento all’esterno”, che originariamente ti affaticava, diventa un qualcosa di automatico, ma azzerante.
Così, una bella mattina, arriva il brufolo e la ruga mitica per chiederti se ancora esisti là sotto, da qualche parte e se vuoi emergere o morire per sempre.
Perché il tuo bimbo, se hai un figlio, con i nonni sta buono buono e appena lo vai a prendere a casa dei tuoi suoceri o genitori si scatena e diventa il primo tenore della Scala, con due tonsille atomiche, che sanno fargli fare gli strilli più esaurenti di tutta la storia del genere umano?
Non è, perché, come sostengono i nonni, loro sono attenti ed eccelsi educatori, mentre tu sei molle e non sai fare il genitore, ma è sempre per  quel discorso di adattamento, di risposte e di genuinità.
Attento, non sto mettendo in dubbio l’amorevolezza educativa dei nonni, ma il meccanismo che si instaura ed induce a modificare l’essenza vera della persona.
Un bambino piccolo è come un fiore: cerca di stare bene, del resto lo facciamo e lo faremmo tutti.
Non ama lasciare le sue cose e la sua adorata casetta, la sua mamma ed il suo mitico papà, parliamoci chiaro, anche se dai nonni ci sono tante altre cose divertenti, perché entra in una nuova realtà, con altre persone, richieste, regole e valori.
Lì conosce e si misura con altre “dinamiche”.
Parlo dei nonni, ma potrei benissimo parlare del Nido o di altre strutture e situazioni.
Il tuo piccolo ha cercato di dirlo a tutti, di farvelo capire che sta bene dove si trova, cioè con voi, ma visto che la realtà è quella, e a quanto pare gli tocca, cerca di adattarsi e di non far nascere ulteriori problemi alla sua esistenza.
Se l’ambiente è rigido, innesca comportamenti consoni che non lo portino in rotta di collisione: mica può litigare e provare rabbia tutti i giorni o per più ore al giorno con la nonna o il nonno o peggio ancora con entrambi.
Al contrario, se l’ambiente è accomodante è lui che se ne serve per stare il meglio possibile e avere tutto ciò che a casa potrebbe non appartenergli.
E’ un processo sotto un certo aspetto normale, che porta a lungo termine però ad una sorta di automatismo adattivo, da cui è difficile staccarsi e che influenza poi tutte le altre forme di relazione.
Con nonno siamo così, con nonna cosà.
Con la mamma parlo e dico, con papà invece mi permetto o non mi permetto.
Con questo amico pretendo, con quello sto zitto, muto e faccio il gregario.
Ben presto scattano dei ruoli, scelti tra quelli che usi per la maggiore e tu diventi quei ruoli.
Calmo, ponderato, eclettico, altruista, nevrotico, opportunista, popolare, emotivo, secchione, intelligente, tonto, bullo, gregario, fortunato, povero, ricco …
Bello?
Non proprio.
Sei tutto, tranne che te stesso.
Sei uno, nessuno e 100.000.
Il bello è che non bastano i ruoli strettamente personali, ci sono poi anche quelli legati alla tua razza, alla tua cultura, al tuo credo religioso, al tuo essere maschio o femmina e così sei uno dei tanti Pollicini che popolano la terra, un Pollicino che cerca i suoi sassolini bianchi per ritrovarsi o le briciole di pane, che un giorno ha sparso dietro di sé, con la speranza di poter ritrovare il suo sentiero, quel cammino nel quale si era inoltrato, seguendo magari forzatamente la zia, il nonno , la mamma o chissà chi.
Tu vuoi essere ancora prigioniero di un “ruolo” o vuoi riscoprirti per essere appieno te stesso e portare al mondo ciò che sei e fare ciò che sei venuto a fare?
Basta fotocopie.
Basta omologazione.
Quante volte ti sei sentito stretto nei tuoi panni e hai desiderato toglierti la cravatta, camminare scalzo o non fare ciò che stavi facendo?
Lo so, se vuoi vivere non puoi non avere un lavoro, una dimora e un po’ di istruzione, ma non è di questo che io ti dico di liberarti.
Quello che io ti suggerisco è di cercarti per essere te stesso, senza essere un asociale, ma un “libero”, così da sentirti bene nei tuoi panni, in ogni istante della tua giornata e della tua Vita.
Non sei qui per vivere la vita di altri, ma la tua, anche se agli altri può non far piacere.
Cosa significa questo?
Significa che ogni giorno apri gli occhi con gioia, perché ti aspetta, pur tra tante fatiche e prove, un qualcosa che ti piace, che ti soddisfa, che ti fa stare bene.
Significa che la donna o l’uomo che vivono al tuo fianco, magari anche senza un anello al dito, è proprio quella o quello che ami, desideri, ti fa ribollire il sangue di passione.
Significa che qualsiasi ruolo tu svolga, non ti soffoca, come il nodo di una cravatta troppo stretta e non ti sminuisce, ma al contrario ti esalta e ti offre solo la possibilità di esprimerti.
Sei un uomo fatto così, che ama queste cose, che fa questo lavoro, che si attiva per sostenere questi progetti; sei un uomo che chiude la sua giornata, comunque sia andata, con gratitudine, con la speranza ancora nel cuore, con la voglia di riposarsi per poi, l’indomani, cantare tutto l’amore per la sua donna o il suo uomo, e per l’intero genere umano in qualsiasi modo il cuore, dietro il consiglio dell’anima, gli suggerisca di fare.
Nulla ti pesa e ti fa sentire fuori luogo e depresso.
Anche i momenti bui li vivi serenamente, ben supportato, con la consapevolezza e con la certezza che anch’essi servono e che sono solo l’anticamera di nuove giornate radiose e cariche di colore.
Tu senti Tu e sai perfettamente, che non ti cambieresti per nulla al mondo con nessun altro.
Osservati ora allo specchio e chiediti:
“Sei contento, ma veramente contento di te?”
“Cosa sei?”
“Sei veramente Tu?”
Risponditi con calma e lascia che ogni parte di te, per la prima volta, dopo tanto tempo ti dica, ti parli di sé.
Dagli spazio e attiva le orecchie.
E’ tempo di scegliere “te stesso”, perché il mondo goda ed abbia il tuo pezzo di Puzzle, quello vero, quel pezzo che generò un giorno, più o meno vicino, perché c’era bisogno anche di lui, anzi, proprio di lui, fatto così e in nessun altro modo che così.
Buona riscoperta di Te!
Con Amore grande ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

Lascia un tuo commento, sarà visibile a tutti 💜

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

1 commento

  1. ANNA RINALDI

    la tua preghiera mi ha commosso….io parlo spesso con Gesù vorrei chiederti se veramente gli angeli ti parlano per riferire alla persona le parole che tu hai detto all’inizio. Perchè se sono loro hanno fatto centro.. Ti ringrazio e auguro anche a te BUONA PASQUA anche se un pò in ritardo..ANNA

✏️ Scrivi un nuovo commento
css.php