
Oggi parleremo di una modalità ordinaria che ci contraddistingue, che non rende però straordinaria la nostra Vita.
Proviamo a chiederci:
“ Io perché sono qua?”
“Per amare?”
“Fare figli?”
“Per un caso?”
“Perché? Non lo so!”
“Perché qualcuno mi ha fatto nascere?”
Sì, ma ora che ci sono, come la mettiamo?
Cosa vogliamo farne della nostra Vita?
In genere viviamo come se avessimo a disposizione una quantità infinita di anni e quindi di occasioni, assecondando gli inviti altrui ad essere e fare così o cosà, …ma dando poco, ben poco spazio a noi, soprattutto noi donne.
Si vive costretti in ruoli dove tutto è strettamente calcolato, misurato, predisposto, scandito da calendari biologici e non, secolari.
Quando però, crescendo, riaffiorano i tuoi veri bisogni, le ambizioni, le abilità, le attitudini, i sogni, i desideri … e appaiono contrari a queste dinamiche millenarie, tutto diventa faticoso e il circondario lavora alacremente per smontarti al fine di evitarti il “disastro” di non appartenere all’ordine costituito.
Cosa voglio dire?
Lo vediamo osservando le nuove generazioni.
Siamo stati “etichettati” ed educati ad essere uniformemente “uguali”; siamo una moltitudine omogenea e le nuove generazioni ci spiazzano, perché tra noi i mancini sono pochi, i gay contenuti, i nomadi dentro, inesistenti o calcolabili sulle dita delle mani, mentre tra i ragazzi di oggi spesso non ci sono le nostre costanti; perfino negli apprendimenti hanno un altro modo di approcciarsi al sapere, di viverlo, di farlo proprio, tanto che dobbiamo creare percorsi personalizzati, facilitati e/o per ….
Per evitare ciò che sta venendo avanti lo strumento di “tortura” più comune, soprattutto nel passato, è stato il boicottaggio dell’autostima, che in parole diverse, non è altro che la fiducia in noi stessi, tanto che oggi non si parla d’altro.
E’ uno dei mali più comuni, uno dei fattori più determinanti per la nostra riuscita, in tutti i settori, o del nostro tragico naufragio.
Privarcene è stato il modo per tagliarci le ali.
Oggi, appunto, cercheremo di ragionare insieme su questa benedetta e sacrosanta autostima, facendo una chiacchierata un po’ inusuale, ma spero proficua.
Riflettiamo …
Qual è l’amica fedele che ci accompagna dal giorno in cui veniamo al mondo?
Lei, la tanto temuta e cornifica “morte”.
Il nostro atteggiamento nei suoi confronti può essere quello di temerla e quindi fare continuamente tutti gli scongiuri del caso, oppure usarla a nostro esclusivo vantaggio.
Lei può essere il peperoncino per dare un impulso nuovo al modo di procedere lungo il nostro cammino.
Quante volte, osservando gli altri, abbiamo sospirato e magari desiderato essere “liberi”, felici, fortunati, belli, impegnati, riconosciuti, innamorati, sereni, in salute e tanto altro, come tizio o caio??
Quando qualcuno sta bene e ha ciò che noi non abbiamo, finiamo sempre per imputare alla “fortuna”, alla sua buona sorte o alla sua sicurezza ciò che gli viene riservato.
Lo guardiamo e vorremmo poter essere esattamente come lui, ma all’occasione ci ritraiamo, come spaventati.
“Beato lui che può!” è poi sempre il commento.
“Beato lui”, aggiungo io “che non si pone limiti!”, al contrario di moltissimi di noi.
Ahi, ahi, è tempo di cambiare prospettiva.
La vita un dono MERAVIGLIOSO è stata creata con uno scopo, per raggiungere il quale, dobbiamo usare al meglio e al massimo tutto ciò che abbiamo ottenuto in dotazione dal Padre Celeste.
Vivere al di sotto delle nostre possibilità è umiliare chi ci ha creato.
E’ non riconoscere il valore di ciò che abbiamo ricevuto; è camminare come un topino, quando siamo gazzelle.
Ci manca la fiducia.
Come e cosa possiamo fare?
1) Concederci più fiducia!
Non sto prendendo in giro.
La fiducia noi la attendiamo sempre dagli altri, mentre in realtà siamo no, in prima persona, a concedercela o a negarcela.
Se io parto sostenendo che non riuscirò a fare una cosa, non ne sarò capace, perché il mio cervello obbedirà pedestremente a questo mio semplicissimo comando.
Non abbiamo bisogno di nulla di speciale, tanto meno di una bolla pontificia esterna a noi, per farlo e concederci tanta immensa e sana fiducia.
2) Fiducia significa essere se stessi, darsi fede, concedersela, indipendentemente da quello che pensano o possono credere e pensare gli altri.
Un bambino in genere ce l’ha dentro, ma le nostre insicurezze gliela spengono.
Noi diciamo che sono spericolati e non calcolano e valutano il pericolo …
In realtà sono molto fiduciosi, quindi meno fifoni e più temerari di noi.
E’ così che impariamo a parlare, camminare, correre, andare in bicicletta.
Poi rallentiamo, perché ci adattiamo agli atti terroristici di massa, partendo dai nonni, ai genitori in poi… fino ad arrivare alle condizioni in cui poi verseremo per tutta la durata della nostra vita, fatte salve alcune eccezioni, se mai ce le concederemo.
Fidarsi è avere un senso di forte legame al Cielo, di integrità speciale, che abbiamo dentro, ma dobbiamo riconoscercela.
3) Poi dobbiamo anche accettare la sfida, a volte, con noi stessi, quando ci vengono quelle idee strane, che richiedono maggiori attenzioni e un briciolo d’incoscienza, propria del nostro bambino interiore.
Questo significa FIDARCI.
Fidarci ogni singolo giorno.
Quello che ci è passato nella mente è sicuramente qualcosa di grande, che il cielo proteggerà, ma ha bisogno delle nostre menti e delle nostre mani per progettarlo, attuarlo, affinarlo e magari espanderlo e migliorarlo.
Solo noi possiamo essere i sommi artefici e sostenitori di ciò che nasce da noi, grazie a Dio ( sì, perché non dobbiamo dimenticarci mai che Lui lassù, “non sta solo a guardare!”).
Non pensiamo di farcela?
4) Partiamo con piccole sfide.
Ogni giorno un qualcosa, anche piccolo, ma concediamocelo.
Facciamo come l’atleta: esercizio costante, per ottenere il massimo dei nostri risultati.
La sfida mina vecchie credenze, le sgretola, le smantella ed aumenta il nostro spessore, rendendoci migliori.
E’ così che, giorno dopo giorno rieduchiamo la nostra mente alla fiducia e ci concediamo di poter dare di più; entra finalmente in gioco la convinzione che valiamo di più, anche noi possiamo e sappiamo fare, quindi in qualche modo valiamo.
5) Dobbiamo poi avere la consapevolezza che la fiducia è un qualcosa di variabile, non di assoluto, quindi un qualcosa che dobbiamo sempre mettere in atto e ogni volta con modalità diverse, per cui dobbiamo sempre metterci in gioco e ricrearla , ampliarla, trasformarla, perché possa aiutarci in ogni momento e in tutte le imprese che intraprendiamo.
La fiducia non è statica, non la conquistiamo una volta per sempre, ma la dobbiamo spesso riadattare, ampliare, recuperare.
E’ quindi un mettersi sempre in discussione.
Questa è la Vita.
E’ la modalità di chi vuole il meglio per sé e per gli altri, di chi ambisce a dare molto.
6) Per fare questo devo circondarmi di persone attive, dinamiche, pronte a mettersi in gioco, sempre, cioè sviluppare il gruppo dei pari, uscendo dal solito gruppo, dalle vecchie frequentazioni se e quando non ti sorreggono e non sono stimolanti.
Per esempio, non mi verrà mai voglia di mettermi lavorativamente in proprio, se frequento solo amici il cui unico interesse è non avere problemi e pensare alla birra e alla partita alla tv o allo stadio.
Le idee nascono come sogni e diventano realtà, se trovano un terreno fertile, se vengono sostenute, se trovano un ambiente vivace, desideroso di uscire dagli schemi, pronto a mettersi in gioco.
Se c’è calma piatta, non nascerà, né crescerà nulla.
Risultati diversi si ottengono con azioni diverse, è una legge fisica.
Sta a noi ricordarcene ed applicarla.
“Ah, ma loro sono la mia famiglia!”
Oppure:
” Sì, ma sto con loro dalla scuola materna, come faccio a lasciarli?”
Beh, scegliendo: tu e le tue giuste ambizioni e prospettive, o loro, le loro modalità e la solita minestra.
Cosa fare?
Quello che più ci interessa, ci piace, ci stimola, ci intriga.
Corsi, corsi di formazione, stage, … qualsiasi cosa ci piaccia, ci incuriosisca, ci sembri un’occasione da non perdere.
A quante cose rinunciamo per non uscire dalla solita cerchia?
Ma è questo che siamo venuti a fare?
E’ per questo che siamo nati, che sono nato?
Frequentiamo invece persone con alti standard, che ambiscono al meglio, che vogliono sempre di più, perché questo non ci permette di sonnecchiare nella mediocrità, di addormentarci, di rifiutare il nostro meglio e di usare pochi dei talenti avuti.
Quanto tempo abbiamo a disposizione?
Sicuramente è un tempo, anche se ampio, sempre limitato, quindi vale la pena di usarlo bene, sempre e solo per il nostro e l’altrui meglio.
Accogli le sfide e non conoscerai confini.
La Vita è un dono e non va sprecata, mai.
Amorevolmente ti*** degli Angeli
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