
Fare una cosa e farla con il cuore, comporta l’infondere in tutto ciò che fai una tale gioia e una tale spinta creativa, che il prodotto finale, qualunque esso sia, risulta essere straordinario e particolarmente bello, bello per gli occhi e per l’utilizzo che se ne farà.
Ogni cosa può nascere in questo modo, basta che la persona che si mette in gioco, lo faccia con l’intento di dare “il meglio” e solo il meglio di sé.
E’ una filosofia poco abbracciata e veramente scarsamente presente nella nostra realtà ordinaria, quindi chi la applica sale alla ribalta e spesso è oggetto di inutili invidie e critiche, da parte della numerosa serie delle persone mediocri, cioè di chi si presta solo a fare il minimo indispensabile e sicuramente senza passione, coinvolgimento e senza il cuore.
Girare intorno all’argomento non porta da nessuna parte, per cui sarò immediata, come sempre.
Un esempio?
Eccolo qui.
Parecchie persone mi dicono che i miei dolci, le mie ricette sono eccellenti, eppure sono semplicissime.
Ingrediente base?
La passione e la profusione di me in quel piatto.
Amo la cucina e quando la sera rientro, a volte come tutti, anche stanca, dopo una lunga giornata di lavoro, se mi fermassi a pensare, probabilmente mi siederei, aprirei una scatoletta o una busta con qualche cibo surgelato, ma accade il contrario.
Ecco che, come per magia, onoro la mia cucina e lo faccio con spontaneo desiderio di fare ancora, di mettere Luce, fantasia, creatività a ciò che andrò a preparare. Merito una buona cena e me la concedo, la creo.
Il meglio che abbiamo dentro è inesauribile e scompare solo nel momento in cui, durante le nostre giornate non facciamo altro che parlare male, pensare peggio, considerarci come poca cosa.
Sei tu, con le scelte che fai, che scegli chi essere e come essere.
Allora, ogni tua azione, ogni gesto che ti caratterizza alimenta o spegne la tua fiamma interiore, il tuo “potere” e la tua “creatività naturale”.
E’ una “creatività divina”, una sorta di fiamma che ti arde dentro.
Senza fiamma sei privo di vitalità e poco propenso a esternare chi sei e quanto lo sei, quindi anche quanto vali.
Se sei consapevole di chi sei, sai di “essere Unico”.
Anche se ti chiami Giovanni e al mondo ci sono milioni di Giovanni, tu sei l’Unico “prodotto fatto così”, con quelle passioni, quei punti di forza e quelle determinate fragilità.
Ciò che pensi, ciò che dici, quello che fai è solo tuo e quindi lo devi pensare, dire, fare sia per te che per gli altri, chiunque essi siano, in maniera che ti esprima.
Se questo accade da sempre, ti viene spontaneo, senza pensiero, senza alcuna forzatura.
Semplicemente ti “esprimi”.
Ti chiedono di fare una fotocopia?
La fai con gioia, pensando a come far sì che venga bene, chiara, leggibile, ben impaginata.
Devi fare la spesa?
Ci sei e ti organizzi al meglio, portando con te tutto l’occorrente sia per ottimizzare, che per essere veloce, ma produttivo.
Lo fai in modo sereno, senza bronci, senza pensieri legati a chi avrebbe potuto o dovuto farsene carico, semplicemente per 100 ragioni oggi spetta a te e tu la fai, facendo del tuo meglio.
Così sei leggero e puoi fare un sorriso a chi incontri, dare un consiglio, fare una battuta e alla cassa, imbustare ogni cosa con una certa attenzione, pensando a dove andrà riposta, così da velocizzare il tutto.
Se rientri e ti sei dimenticato un sacco di cose che ti avevano chiesto o addirittura avevi scritto sopra un biglietto, beh, è chiaro che non c’eri mentre facevi la spesa e se c’eri eri lì, sicuramente fisicamente, ma scontento di esserci e di fare quel “rito”, già perché è un rito, un rito per te, per la famiglia e anche per il cibo in sé.
E’ un qualcosa di antipatico, nell’istante in cui fatichi a coglierlo nella sua importanza, ma sappi che può diventare “un gesto amorevole” sia per il cibo in sé, che risente dell’energia dei tuoi umori, che di chi te lo ha commissionato e poi di stesso.
Lì c’è ciò che porterai in tavola, c’è qualcosa che ti piace, che ti rende sereno, ti dà salute e che tu desideravi e le altre persone desiderano.
Perdere il valore della tua unicità, di ciò che fai, di come lo fai, ti priva di te stesso e ti spegne in ogni ambito della tua quotidianità, della tua vita.
Pensiamo in ambito affettivo.
Tu, come la stragrande maggioranza delle persone, se non la totalità delle persone, punti a raggiungere un certo traguardo, che sia l’avere una compagna o un compagno, convolare o meno a nozze e poi allargare la famiglia, mettendo al mondo dei figli.
Sai che così facendo non solo accontenti il tuo bisogno di essere “accompagnato”, ma soddisfi quello che si aspettano i tuoi genitori e la stessa società, che viaggia su certi binari, unificati.
Della serie così fan tutti, altrimenti non rientri nella norma.
Parlo della vita sentimentale, perché è il motore che alimenta la nostra vita terrena eppure è peggio che fare la spesa.
L’obiettivo unanime, o quasi, è trovare una persona.
Dopo i preliminari iniziali, nei quali cerchi di dare il meglio di te stesso, spesso creando profili non reali, una volta raggiunto l’obiettivo primario, che sia la convivenza, il matrimonio o semplicemente iniziare una relazione stabile, tutto diventa semplice routine e tu non fai più del tuo meglio per stare con l’altra persona, per esserci, per dirle ciò che un tempo le dicevi, per promuovere e sostenere la continuità.
E’ come se tu accendessi un camino e, una volta accesa la legna, dessi per scontato che tutto quello che dovevi fare è fatto, che il tuo compito è esaurito.
Non è così che funziona.
Anzi, una volta che hai messo la legna, l’hai disposta in un certo modo e sei riuscito a far avvenire la combustione, il fuoco va controllato e alimentato, tenuto vivo, vivace, presente.
Se credi di aver raggiunto il traguardo e smetti di fare e dare il “tuo meglio” la fiamma si spegne, anche nella relazione.
La convinzione che va per la maggiore è che il tempo logora il rapporto.
No, non è il tempo è quello che tu non fai in quel tempo, che fa morire anche l’Amore più grande.
Tu puoi mettere a bruciare dei bellissimi ceppi di rovere nel tuo camino, oppure del semplice abete, ma se non smuovi, non sistemi, non aggiungi altra legna sul fuoco, presto la legna sarà consumata e la fiamma si esaurirà.
Devi dare “sempre” e dare del tuo meglio, in qualsiasi frangente.
Sicuramente è una modalità che va educata o meglio coltivata nella vita, partendo da quando siamo piccoli.
Osserva un bimbo con il suo pannolone, che zampetta per casa: che punti all’afferrare un soprammobile o a trascinare un giocattolo, lo fa con “impegno”; è concentrato e c’è.
Per cui raggiunge il suo scopo, anche in mille modi fantasiosi e a volte pericolosi, ma lo fa.
Se l’oggetto è troppo in alto, si guarda attorno e osserva.
Trova ciò che lo può elevare, per consentirgli di arrivare alla sua meta.
Perché lo fa un bimbo piccolo e non lo fa più una persona adulta?
Beh, forse perché quella forma primaria nella quale tu attingevi da solo alle tue energie, alle tue risorse creative, legate all’Anima, è stata bloccata e sostituita da altre dinamiche, legate alla mente.
Sei stato così educato a fare le cose perché vanno o non vanno fatte, sei stato guidato a dare il minimo, aspettandoti il massimo rendimento, sei stato predisposto a mettere in campo non la tua massima potenza, ma la tua mediocrità.
L’Anima predilige la via del cuore e se ne serve, la mente predilige la via del risparmio e del calcolo, un calcolo immediato, quello della cicala e non quello sereno della formica.
Questo ha creato una società che naviga a vista, dove c’è scontento, la gente è tirchia di complimenti, attenzioni, ascolto e tutto va naufragando, partendo dalle relazioni di coppia.
Nessuno ha capito che non è la figura genitoriale la cosa primaria della coppia, ma la coppia in sé.
E’ la coppia che vive oltre la procreazione, non la prole.
Quindi la coppia deve avere cura di sé; ogni elemento “deve dare il massimo” e questo crea le premesse perché ci sia una buona presa in carico dei figli, con il sostegno vicendevole e nessuno si esaurisca, cosa che invece accade.
Una parte della coppia si consuma anche per l’altra, entra in una dinamica di fastidio, di peso, di noia e si esaurisce.
Le persone in coppia devono prendersi cura vicendevolmente di sé, dell’altro e della fiamma che producono e la devono alimentare e generare insieme.
I figli sono fuori dal camino e godono della luce, del calore e della fiamma della coppia, cioè del fuoco e dei ceppi.
La prole nasce per un “suo cammino”, ma nella nostra società è tutto distorto, capovolto e prossimo alla distruzione e l’anno 2020 lo ha innescato.
Non lo condividi?
Non posso farci nulla, questo è e questo resta.
Tu devi dare il “tuo meglio”, sempre, in ogni cosa, in ogni ambito.
Mi sono veramente “rotta le palle” e lo dico così, in maniera chiara, per esempio in ambito lavorativo, di sentire colleghi che si lamentano, si lamentano, si lamentano.
La scuola non va.
La ministra non va.
La nostra scuola non va.
Parlo della scuola, ma so che il fenomeno è generalizzato.
I colleghi sono scorbutici.
Il capo non capisce nulla.
Il lavoro è portato avanti in maniera disorganica.
Proviamo a chiederci: “E tu cosa fai perché le cose vadano meglio?”
Se ti chiedono di fermarti al lavoro per un bisogno, un’urgenza, la tua risposta è no, perché hai finito il tuo orario, perché hai da fare, perché sei stanco, perché quelle ore non te le pagano.
Ok.
E cosa si può fare?
E cosa vuoi fare?
E come lo vuoi fare?
Dare gratuitamente?
Pensare a chi andrà il tuo “prodotto”, il tuo impegno, il tuo tempo e quindi attivarti comunque?
Chiedere e attivarti perché la tua professionalità venga riconosciuta?
Lamentarsi non cambia lo stato delle cose e genera soltanto una quintale di energia destabilizzante, negativa.
E’ questo che serve per migliorare la funzionalità delle cose?
Lamentarsi è lo sport nazionale e ci ha portato qui, esattamente dove siamo.
E’ una società della mente, quindi della critica e del disamore.
Criticare, parlare male, chiacchierare a vuoto non fa parte delle modalità animiche e non costruisce nulla, anzi spegne la tua fiamma interiore e ti impoverisce, ti inaridisce in maniera esponenziale.
Te ne stai davanti al camino a guardare la fiamma spegnersi e intanto brontoli contro la legna che arde troppo, fa fumo, non arde per niente, non è adatta, non scalda, scoppietta, ribadisci che ce ne vorrebbe ancora, che andrebbe sostituita, ma intanto non ti muovi e così presto lei si spegnerà e tu morirai di freddo.
In quante situazioni è questo il tuo modo di viverle, di parteciparle, di dar loro vita e nutrimento?
Basta!!!
Espandi il tuo “potere creativo!”.
Mettiti in gioco e fai riaffiorare le tue capacità infantili, quelle che ti consentivano di arrivare all’oggetto posto dalla tua mamma in alto.
Fai scattare il tuo potere personale e vivi.
C’è una grande propensione per il cambiamento ogni volta che fai questo.
Non importa se ce la farai, se il risultato sarà l’eccellenza o meno.
Tu avrai giocato e già questo conta, moltissimo.
Tu potrai sempre dire a te stesso: “Bravo, hai fatto tutto quello che era in tuo potere. Siine fiero. Hai dato il massimo” e nel dirlo ti sentirai felice e appagato, come se avessi progettato e realizzato il miglior prototipo di un marchingegno utilissimo al benessere della terra.
Ti accorgerai che non hai sprecato nulla, ma al contrario hai dato spazio all’Anima e questo ti renderà una persona nuova; non saprai cosa sono i sensi di colpa, e riuscirai a sentirti bene, tanto bene.
Sicuramente questo richiede impegno a chi non lo fa da un pezzo, ma è un pilastro portante del cambiamento e vale la pena di metterlo in pratica.
Così la tua vita avrà finalmente una marcia in più e avrai anche il diritto, ogni tanto, di aprire la bocca e di dire la tua, ma, stai certo che se lo farai, non sarà con la solita modalità e forse sarà solo per sostenere, elogiare e dare un aiuto a chi ancora ha bisogno di qualcuno che gli dia una pacca sulla spalla e gli dica: “Bravo!”.
Amorevolmente ti
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