
Tu vivi, come ognuno di noi, ogni giorno, in uno dei due modi, per altro ben distinti, di cui ti sto per parlare in questo articolo, a seconda delle scelte che hai operato fino ad oggi.
E’ così, che ti trovi, nel primo caso, anche se sei un po’ cresciuto, ad affrontare la tua quotidianità con attenzione e calma, perché tu vivi come fossi ancora a “scuola”, una scuola speciale, che senti tua nel profondo, che in qualche modo ti appartiene, e fondamentalmente ti piace, indipendentemente dalle materie e dall’orario che ti viene presentato.
Sei attivo, coinvolgente e coinvolgibile, quindi, anche la “sorpresa”, positiva o meno, ti stimola e la accogli, perché senti che ti fa crescere.
Viceversa, tu puoi far parte del secondo gruppo umano fino ad oggi, cioè puoi vivere ogni istante, come se tu fossi in un “carcere di massima sicurezza”, dove non ci sono sbarre fisiche, visibili, eppure hai tanti e tali condizionamenti psichici che non vai avanti, non riesci ad esprimerti ed essere te stesso.
Il tuo carcere può essere di tipo mentale, cioè legato a quelle che io chiamo le “seghe mentali”, per capirci, cioè tutta una serie di pensieri e costrutti che ti creano poi paure, ansie, catene di nuove reazioni a livello sia di pensiero, che di relazioni ed azioni, oppure un super carcere di tipo emotivo, con storie mai concluse, sudditanze di vario genere, incluse quelle familiari, di dipendenza, di sottomissione, di schiavitù, oppure fatta di legami avvilenti, storie d’amore con paure di abbandoni o semplice terrore di nuove storie e tanto altro. La differenza di appartenenza, si nota anche e soprattutto nel come tu parli ed affronti la Vita quotidiana.
Immagina che quella di oggi sia una bella storia, per ragionare insieme di come siamo arrivati a tutto questo.
Se tu sarai in grado di coglierne il senso vero, vuol dire che sarai in “sintonia” con me, quindi con il Cielo, e per questo diciamo avvantaggiato nel tuo cammino di ripresa, dopo il Virus, mentre se non ci capirai nulla, beh, significa che per te sarà solo una bella storia, una delle tante che ti sono state raccontate, da altre fonti e che, ancora oggi, ascolti spesso e volentieri.
Alle origini tutti noi, uomini e qualsiasi altra forma vivente, eravamo in sintonia con l’Uno, quindi vivevamo in una sorta di simbiosi, nella quale non esistevano né lo stress, né la paura, né nessuna espressione di affaticamento.
Ciò che apparteneva al Creatore, apparteneva a noi.
Era come vivere in una sorta di sonno permanente e ristoratore.
Ancora oggi la natura e alcune popolazioni vivono in maniera abbastanza vicina a questo nostro antico stato originario, noi no.
Vivevamo allora in uno stato di Coscienza con Dio, veramente speciale, e questo ci bastava.
Poi qualcosa accadde e noi, prendemmo una nostra coscienza e ci staccammo, avventurandoci in un cammino lungo, che ci avrebbe, come in un sentiero di montagna, ad anello, ricongiunto all’Uno, cioè a Dio, ma così non fu.
Lungo il percorso, perdemmo il contatto con i segnali dipinti, con i tratti tracciati sulle rocce, e proprio come fece Pollicino, non vedemmo più quel segno colorato, che ci mostravano la via.
Fu così che ci smarrimmo in una selva sempre più intricata, deviando dal sentiero Maestro, ad ogni nuovo bivio.
Le genti che continuarono a vivere in maniera semplice, preservarono il loro sentire “originario”, quindi in loro perdurò il risuonare dentro della voce di Dio e la loro connessione non tacque mai e li spinse a mantenere una visione “naturale e normale” sia della vita fisica, che della vita oltre.
Loro erano, ed alcuni di loro che vivono isolati dalla nostra cultura, lo sono tuttora in uno stato “primario” di coscienza, che a noi non appartiene più; il nostro stato di coscienza attuale è di tipo secondario, cioè di divisione “totale” da Lui e quindi di ansia, stress e sofferenza.
La nostra “inconsapevolezza” di ciò che siamo, sia nella condizione fisica, che nella condizione animica, è pressoché totale.
Ci siamo quindi staccati anche dal nostro contatto con l’Anima e con coloro che sono tornati ad essere Anima o ritornano ad esserlo, vale a dire, quelli che noi chiamiamo comunemente defunti, Maestri Ascesi, Guide Spirituali, Santi, e soprattutto coloro che vivono nella forma suprema di Luce, vale a dire Angeli, Arcangeli e l’Essere Creatore.
Questo stato di separazione, ti fa essere in maniera “disgiunta” dall’Amore che ti ha originato, quindi ti fa essere, per usare parole terrene, cattivo, malvagio, diffidente, bugiardo, egoista; sei tu ora, Uomo, che stabilisci se intendi muoverti in maniera “buona o cattiva”, mentre tutto il resto del Creato, vedi un animale o un albero, non hanno questa sorta di opzione, perché ancora vivono nell’Uno e tu lo vedi e ne hai un riscontro immediato quando, addentrandoti in un bosco, anche provato dall’uomo, dalle conseguenze delle sue azioni dissennate (tagli, piogge acide…), ti senti alleggerire dalle tue fatiche quotidiane, risanare nei tuoi pensieri ricorrenti e guarire nelle tue emozioni.
Perché?
Perché un albero, anche inciso, scavato, semi abbattuto, se ti vede in difficoltà ti aiuta e succhia dal tuo corpo, dalla tua mente, dalla tua Anima e dal tuo cuore ogni sorta di sozzura.
Una piantina in certe case, muore regolarmente.
La padrona di casa pensa di avere il pollice verde bruciato; in realtà quel tipo di piantina presiede una certa forma di “pulizia pranica”, cioè di energie, e quindi tu, persona, ti senti attratto da lei e la acquisti ad oltranza e lei si sente in dovere, una volta portata nella tua casa, essendo nell’Uno, di aiutarti fino allo sfinimento e al sacrificio.
E’ vero, a volte c’è chi “ubriaca “le proprie piante, ma in genere, pur trattate in maniera corretta le vedi spegnersi. Questo stillicidio ha fine, quando tu decidi di acquistare sempre quella piantina, ma puntando su un esemplare molto grande, cioè una pianta che, viste le sue dimensioni, possa fare fronte all’ampiezza del tuo appartamento o del tuo “problema”, senza arrivare al sacrificio di sé.
Anche l’animale, come ho scritto, non può scegliere se essere buono o cattivo; lui uccide per nutrirsi e vivere, ma resta nell’amore originario.
Questa nostra nuova “appartenenza”, distante da Dio ci fa stare male, quindi ci rende irrequieti, volubili, affaticati e sviluppa in noi il contrario di ciò che eravamo e ci apparteneva nello stato di quiete originario.
Questo non significa che tu ti debba sentire “assolto” dalle tue scelte attuali, (“va beh, ormai sono fatto così, quindi sono brutto e stronzo, ma non posso farci niente”), ma al contrario, significa invece che Tu, una volta nato, debba scegliere, ogni giorno, di lavorare su di te, per ritrovare quegli aspetti che possedevi quando stavi in uno stato di “coscienza” primario, vale a dire di connessione con l’Amore divino, ma progredendo, quindi arrivando ad uno stadio in cui CONSAPEVOLMENTE sei nell’UNO, cioè in un terzo stadio.
Perché terzo stadio?
Perché ora ti sei messo, allontanandoti dal Padre, nella condizione di DOVERLO SCEGLIERE, perché solo così rientri in Lui e nella su “dinamica di vita, nel suo modo di fluire” e lo puoi fare solo se lo chiedi, ti attivi e quindi lo VUOI.
Il mio criceto lo è di suo, perché si è mantenuto nello stato di Coscienza Primaria, cioè non si è mai dissociato da chi lo ha originato, mentre l’Uomo sì, l’Uomo si è allontanato da Dio e quindi dalla sua condizione di Pace Amorevole in Lui.
Questo processo è un Processo Magico di EVOLUZIONE.
E’ salire, di fatto, al Padre, in uno stato superiore e l’Uomo ha questa possibilità.
Questo è l’aspetto positivo del nostro esserci smarriti.
Ci siamo messi nella condizione del “Figlio prodigo”, di chi, sperimentata la povertà, l’abbandono, la miseria e tanto altro, si ricorda del Padre e decide di tornare da lui e ritorna a casa; sei il figlio che finalmente, uscito di casa sbattendo l’uscio, dopo anni, comprende il “valore di quella Vita” e quindi, arricchito da tutte le prove che ha affrontato fuori dalla casa paterna, capisce il valore anche del chiedere perdono e lo fa.
Quando conosci la separazione, il dolore della divisione, dell’allontanamento, allora puoi diventare Cosciente di te e di CHI SEI, quindi della parte divina che VIVE in TE, il famoso “vestitino” della storia di R.B., dal titolo, “La Bambina con il vestito a fiori”, che ti leggerò, per i tuoi bambini, il 29 di aprile, prossimo. In questo modo passi in un’ottava superiore. Il mio criceto è in un’ottava inferiore.
Questo spiega perché siamo qui, in questo “meraviglioso” pianeta terra, in questa “SCUOLA” di formazione permanente, nella quale però ci sono un sacco di ripetenti, di nullafacenti, di persone da “divano”, cioè i famosi sdraiati, di persone che si fanno i “fatti loro”, vivono di materia e si sentono e si costringono a vivere in carcere, per scelta, affannati, disperati, sempre pronti a lamentarsi, ma mai a mettersi veramente in gioco.
L’Universo, per risvegliarli, invia segnali e prove, ma nulla.
Per la scuola non hanno tempo, devono provvedere al mutuo, al padre, al nonno, alla morosa e tanto altro.
Dio è un qualcosa di Unico; Dio è Coscienza pura e si manifesta in forma interna, quando tu lo cogli e lo senti vivere e palpitare in te, ed anche coscienza esterna, esteriore, quando è fuori di te e lo cerchi, lo contatti, lo sperimenti.
Lui c’è e ha dato agli Angeli il compito di creare questa Terra, affinché, dopo il distacco, ci fosse possibile fare più percorsi, cioè più pacchetti Scuola per salire di un’ottava, ritornando a lui, ma migliori, cioè nella Consapevolezza, che avevamo preteso, come il Figlio prodigo che, chiesta la sua quota di patrimonio, se n’era andato di casa.
Questi Angeli, fanno parte di una Gerarchia e ogni Gerarchia presiede un certo compito, per garantire che tutto questo tuo percorso di Anima in cammino, che devi fare, dopo aver ricevuto il tuo cappotto in comodato d’uso, venga salvaguardato.
Frequenza?
Sì, dopo l’incarnazione, dovrebbe avere inizio, ma purtroppo così non è e non è stato, soprattutto negli ultimi secoli. Tu, Uomo, di questa scuola, non conosci neppure l’esistenza, perché nessuno te ne ha parlato e te ne parla, in termini chiari.
Questa “frequenza scolastica”, dovrebbe avvenire in maniera costante, dovrebbe essere scelta, desiderata, condivisa, per tutto il numero di ore, giorni, settimane, mesi, anni stabiliti lassù, tranne che tu non faccia scelte che vanno addirittura accorciando tali tempistiche o interrompendole tragicamente.
Per esempio, se decidi di infilarti in autostrada contromano, a 200 all’ora, beh, con un bel botto, salterai poi un bel po’ di lezioni, fino al prossimo cappotto.
Qui, però, non esistono soltanto gli Angeli, cioè i sostenitori di Dio, ma esistono anche i Diavoli, cioè coloro che per primi si staccarono da Dio e mantennero poi, per scelta, il compito di indurre anche l’Uomo a rimanere nella divisione, e lo fanno, con consapevolezza, lo ribadisco, per impedirti questa ascesa di un’ottava, quindi il ritorno a casa.
La scuola comporta la frequenza di varie materie, varie discipline, ciascuna delle quali educa una parte di te; allora c’è la materia per educare il tuo corpo fisico, una per educare il tuo stato emotivo, che poi sarebbe il corpo emotivo, ed una per il tuo piano/corpo mentale, che corrispondono poi ai vari aspetti della tua essenza incarnata.
Quando nasci sei in una condizione di separazione, sei un due, perché hai un cappotto, cioè un corpo, con dentro un’Anima; il corpo ti “divide” dalle altre Anime, e questo ti porta a vivere una condizione DIVERSA, rispetto a quando eri pura essenza, cioè pura Anima.
Sulla Terra sei in condizione duale, perfino, contrariamente a quello che vorresti, o che vorrebbe lei, duale anche da tua madre, che ti ha messo al mondo, che ti ha tenuto dentro di sé, ma è altro da te e ti ha generato per te e per l’Universo, non per sé e questo è già un altro bel problema.
Perché problema?
Perché tu, preso dalla brama del “mio”, tipico della dualità terrena, e seguendo i suggerimenti dei diavoli separatisti, non punti al tuo cammino animico, ma bensì ad un cammino materialistico e terreno, quindi resti e scegli di restare attaccato ad altri corpi, come quando da piccolo tenevi il lembo della gonna, di chi ti stava avviando alla vita, dopo averti permesso di avere un tuo cappotto.
Noi non siamo, a differenza del regno animale e vegetale, portati a riconoscere l’autonomia dell’altro e a riconoscergli l’importanza di quel che deve fare e quindi a spronarlo ad essere sé in Dio, ma al contrario lo vogliamo “come un me”, per noi e questo ci ha tenuti divisi dall’Uno fino ad oggi.
Pochi riescono a cogliere l’importanza di accrescere la propria Consapevolezza Spirituale; chi lo fa, sceglie quindi la Scuola, sceglie di partecipare appieno alle “lezioni” e lo fa, come ho già detto, con una frequenza costante ed assidua, perché vuole giungere alla promozione, cioè alla coscienza superiore e al rientro allo stato di legame con Dio, vuole rientrare a casa, come il figliol prodigo.
In genere, la massa, tende a farsi irretire dai demoni, che attraverso i legami terreni, soprattutto genitoriali, tendono a farci rimanere nello stato di dualità, cioè di coscienza divisa.
La vita terrena comporta molti cambiamenti per il tuo spirito; quando stavi nell’Uno vivevi nella beatitudine, ma ti mancava la consapevolezza, di tutto questo.
Ora, con l’incarnazione, il bello è che ti viene accordato di fare questa esperienza, esperienza che sola ti può permettere di accedere alla consapevolezza, quindi di salire di un’ottava, e di reintegrarti nell’Uno con un gesto di volontà, quindi speciale, ma è un cammino da volere e tutto da fare.
L’inghippo è che aprendo gli occhi, sulla terra, in un corpo fisico, per la prima volta vivi la “separazione”, un’esperienza che nello stato precedente non ti apparteneva assolutamente; questa nuova percezione ti fa produrre e sperimentare emozioni che non avevi mai vissuto, quando eri un tutto nell’Uno, perché là tutti stavano bene, erano nell’Uno, erano inconsapevolmente uno.
Ora sperimenti la paura, cogli l’altro come ingestibile, perché è, vive fuori da te, è oltre il tuo cappotto, è diverso, altro da te, quindi nascono meccanismi nei suoi confronti e comportamenti che devi imparare a gestire, anche in funzione del rientro a casa.
Hai un cappotto fisico, che all’inizio è pure un tantino stretto, un cappotto che non sai “guidare” ed usare al meglio da subito, quindi che ti richiede un lavoro anche di questa natura, per esempio per educarlo al movimento, alla parola e tanto altro.
E’un compito che si presenta impegnativo, parecchio laborioso, ma inevitabile, per permetterci di poter assolvere alle funzioni fisiche terrene e lo vediamo molto bene quando osserviamo un bambino, di pochi mesi, che vuole imboccarsi da solo: azzeccare la bocca, senza colpirsi nell’occhio o sulla punta del naso con il cucchiaio, gli richiede una particolare forma di attenzione, coordinazione e concentrazione.
Presto scopri che un bel giorno qualcuno verrà e ti chiederà, pure, di rendergli il cappotto, quel cappotto che hai faticosamente domato, per riuscire a muoverti in modo coordinato, saltare, cantare, mangiare, evacuare senza sporcarti, insomma ad usare al meglio.
La prima cosa che fai, dopo aver capito come funzionano le cose quaggiù, è quella di scindere chi vive fuori di te in 2 grandi gruppi: chi ti serve e ti aiuta nella sopravvivenza di quel corpo e chi invece, al contrario, ti ostacola e potrebbe essere un “pericolo” per il tuo bel cappotto.
E’ un piccolo effetto collaterale della scelta che tu, Uomo, hai fatto di volerti staccare dal Padre, per fare esperienza ed acquisire consapevolezza di Te.
Queste consapevolezze erano normali un tempo, e venivano tramandate oralmente, poi le abbiamo dimenticate ed oggi te le ripropongo, perché tu sappia e capisca cosa sta avvenendo.
Ciò che tu puoi sperimentare in un apparato psicofisico, cioè qui sulla Terra, non risponde più a ciò che ti apparteneva quando stavi nell’Uno.
Qui provi immediatamente il dolore, la fatica, la fame, l’assenza, ed è partendo da questo nuovo tuo modo di esistere, che dovrai riscoprire le tue vere origini, per scegliere di cercare la Luce, riportarla dentro di Te e quindi avere il desiderio di rientrare veramente a casa.
Qualcuno riusciva un tempo a farcela in una sola “vita terrena”, poi, lentamente, gli Uomini hanno “dimenticato le loro reali origini”, aiutati in questo dai Demoni, cioè dagli Angeli ribelli, che come le Anime incarnate, avevano deciso di mantenere per sé quel potere, che il compito ricevuto, conferiva loro.
In questo modo essi presero come “feudo” la Terra e le creature in transito.
Così, essi hanno lavorato, contro l’operato degli Angeli fedeli all’Entità Suprema e si sono conquistati le Anime che sperimentavano la dualità, che ormai apparteneva anche ad essi e di cui quindi gli Angeli “rinnegati”conoscevano benissimo fatiche, paure e fragilità; è così che gli Uomini, si sono adattati a transitare in questa vita, in maniera prettamente terrena, utilizzando male il proprio tempo, lasciando molti insoluti, attaccandosi parecchio alle altre entità psicofisiche e al proprio cappotto.
La tentazione è stata ed è parte della vita terrena, tanto che anche Gesù, una volta qui, la conobbe, la sperimentò.
Cosa ci differenzia o ci rende simili a Gesù e alle creature Angeliche?
Beh, la differenza tra noi e Gesù è che egli venne tentato, ma rifiutò la gloria terrena, in nome di quella superiore; la somiglianza è che dentro di noi ardeva ed arde tuttora, comunque, un qualcosa che viene da Lui, viene dal Padre e quindi, questo fuoco sacro, questa scintilla, questa goccia divina, sente il richiamo, anche quando non appare in maniera visibile, a mettersi in contatto con l’alto, a pregarlo, a parlargli, a cercarlo, a sentirlo, a ritrovarlo.
Diverso invece per gli Angeli che ancora vivono nella piena Luce divina e quindi aiutano il Padre celeste e vegliando su di noi, rispetto agli “ammutinati”, che hanno pensato e tentato di staccarsi e sorpassare la loro parte divina interiore, in nome di un potere personale e trascendente il loro Creatore.
La convivenza ha dato modo agli Uomini, venuti per sperimentare, come il Figliol Prodigo, di credere di poter fare la stessa cosa e così, sobillati dai sottili tentatori, esperti dell’Animo umano, per scelta di massa, è stato; abbiamo assunto le stesse modalità dei demoni e ricalcato le loro orme, tagliando fuori Dio da tutte le nostre faccende, ma questo ha comportato un affaticamento sempre maggiore nel nostro vissuto e la creazione di un mondo lento, appesantito, un mondo dove sono svanite lentamente le antiche consapevolezze ed i veri Valori, sostituiti da altri, ben impacchettati, come fossero un dono del Padre celeste ed a Lui appartenenti.
Ora, al termine di un grande ciclo di vita, si parla di 26.000 anni, questo stato di cose, incancrenito e avvolto dal dolore e dalla sofferenza, ci è stato dato di oltrepassarlo, per salire in una nuova dimensione e “ritrovarci con il Padre”.
Perché? Cos’altro è accaduto? Ne parlerò nel prossimo articolo. Amorevolmente ti
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