Io e l’Amore

“Ama te stesso.
Se non puoi amare te stesso, non potrai amare nessun altro.
E se tu non riesci ad amarti, chi potrà mai farlo.
Quando non c’è amore né rispetto per il proprio essere, la vita diventa un deserto,
perché solo attraverso l’amore e il rispetto si impara a suonare l’arpa del proprio cuore.”
                                                                                                                          Osho

Con la lettura odierna, sto sicuramente per sconvolgere la sicurezza felice e/o dolorosa, di parecchie persone.
L’Amore è la nostra ricchezza, è l’essenza della nostra esistenza, ma viverlo, apprezzarlo, goderlo è impegnativo e sconvolgente, parecchio sconvolgente, soprattutto per le nostre visioni unidirezionali e edulcorate di questo nostro dono infinito.
Noi siamo Amore, ne siamo  intrisi, perché da lui veniamo e a Lui torniamo.
Allora, perché fatichiamo così tanto a metterlo in atto e a viverlo durante la nostra esistenza terrena???
Qualcuno, quando ne parla, riferendosi alle proprie sofferte esperienze,  lo definisce addirittura la sua più grande sciagura, una sorta di maledizione …
Inconcepibile una visione di questa portata, eppure se qualcuno la ritiene tale, significa che qualche scompenso e problemino ce lo genera.
Come mai???
Forse perché continuiamo a guardarlo dal solo lato A, l’unico che ci viene mostrato, fin dalla nascita e a cui veniamo nostro malgrado, educati in modo consuetudinario, ma distante dalla modalità Spirituale, divina.
Oggi, cerchiamo allora di fare qualche piccolo passo in altra direzione, cercando di capire qualcosa di ciò che mettiamo in atto e del perché …
La prima cosa che dobbiamo fare è quella di prendere un foglio, meglio un quadernetto “magico”, come lo chiamo io, …  e prima di fare altro, provare a  scrivere 10 situazioni nelle quali ci sentiamo amate e  quindi riteniamo di stare bene con il nostro lui, la nostra lei.
Per esempio:

  1. Io con Ermenegildo sto Bene quando
    Scriviamo di getto, in modo spontaneo, mettendo sul foglio qualsiasi cosa, ci venga in mente.
  2. Ora rileggiamo con un po’ di attenzione…
    Cosa notiamo???
  3. Differenziamo, magari usando due diversi colori o trascrivendole in una tabella a due colonne, le azioni che lui compie nei miei confronti e che mi fanno stare bene.
    Quante sono le azioni che ti fanno stare bene e dipendono da lui???
    Contiamole!
    Ora facciamo la stessa cosa, contando  quelle che ci fanno stare bene con lui/lei, pur partendo da noi stessi.
    Esempio. Io con Ermenegildo sto bene e mi sento amata e appagata quando lo chiamo al telefono per dirgli che lo aspetto.
  4. Rivediamo e ricontiamo ora le azioni  che al contrario dipendono da ciascuno di noi …
    Quante ne  abbiamo scritte?
    Come?
    Esempio: Io sto bene con Ermenegildo quando io gli parlo dolcemente, lo abbraccio, lo accarezzo, gli preparo il suo piatto preferito, porto in casa la spesa anche per lui …
    Sono più numerose azioni che ci fanno stare bene e partono dal nostro compagno o da noi?
    Dividiamole meglio e contiamo ancora per sicurezza …
    Esempio.
    1) “Io sto bene e mi sento amata, quando Ermenegildo mi prepara la colazione!”
    2) “Io sto bene e mi sento amata quando Ermenegildo mi dice che ho degli occhi favolosi” …
    1) ” Io sto bene e mi sento amata quando lo chiamo e lo riempio di paroline dolci!!” …
    Puntiamo l’attenzione sulla somma ottenuta…
  5. Cosa notiamo?
    come ci siamo espressi??
    Cosa ci viene in mente???
    Sicuramente, nella modalità consueta, che, secondo noi,  Ermenegildo ci Ama, quando ci offre dei riscontri del suo Amore e che questi riscontri attesi, sono in genere di tipo verbale e non, e comprendono parole e gesti affettuosi, paroline dolci, attenzioni particolari, pensieri, pensierini, doni … che ci appagano e ci fanno stare Bene!!
    Ora, quante volte nella quotidianità il nostro Ermenegildo ci fa la colazione, ci dice che abbiamo degli occhi stupendi, ci ascolta, ci porta in casa la spesa, è paziente, sguaina la spada per difenderci dalle illazioni della madre …???
    Ops!!!
  6. Se il sentirsi amate/i dipende dalle azioni che partono dall’altro, quante possibilità abbiamo che vengano disattese???
    A essere ottimisti il 90%.
    Il problema primo e fondamentale in una relazione dove l’elemento primario e vitale è appunto l’Amore, noi facciamo dipendere ogni cosa, quindi il buon esito della relazione stessa, da ciò che non possiamo controllare, vale a dire il nostro lui/lei, l’altro, la persona insomma,  con cui abbiamo  scelto e deciso di vivere.
    Fatichiamo a volte a conoscere noi stessi, a tenere fede alle nostre scelte e al nostro operato, come possiamo in una partita così impegnativa aspettarci che l’altro sia presente, attivo, costante … sempre per noi???
    Già, senza complicazioni di alcun genere, il solo pensare che Ermenegildo per tutta la nostra vita di coppia mi accoglierà ogni mattina facendomi le fusa, con un vassoio colmo di leccornie e dicendomi paroline dolcissime è impensabile, figuriamoci nella vera e mutevole quotidianità …
    Stress, pensieri, figli, parenti … tutto impedirà voracemente questa ” consuetudine” tanto attesa, soprattutto da noi donne.
    Da secoli, facciamo dipendere la buona riuscita di un Amore dal numero di azioni e prestazioni affettive che riceviamo.
    Un altro aspetto simile ad un’arma a doppio taglio è poi dovuta ad un comportamento di partenza, diciamo poco funzionale …
    Durante la fase iniziale della nostra relazione, spessissimo,  nasce il desiderio  di piacere a tutti i costi all’altro, di essere gentile, attento, disponibile e quindi ci si ingegna per offrire al partner  ciò che sappiamo o pensiamo possa renderlo felice, farlo stare bene.
    Così attiviamo comportamenti che non ci appartengono e diventiamo dei veri funamboli di una realtà non vera, dove quel che facciamo, diciamo, proponiamo ci fa vivere ansiosamente, sospesi a 20 metri dal suolo, su un filo esilissimo di seta.
    Il tempo e la fatica di un gesto “creato” per essere pari alle attese, genera una “fatica relazionale difficile da sostenere nel tempo, quindi destinata ad esaurirsi o a trasformarsi in un qualcosa che non ha in realtà più nulla a che vedere con l’Amore …
    Al raggiungimento di un primo traguardo insieme, quale può essere un fidanzamento ufficializzato, una convivenza o addirittura il matrimonio, si coglie solitamente l’occasione per rientrare nella “propria personalità”, con grande delusione del compagno/compagna e quindi con una prima caduta della gioia iniziale.
    In genere sono gli uomini, più diretti, a troncare improvvisamente questi atteggiamenti sdolcinati e affettuosi, per passare ad una modalità più cameratesca e spiccia.
    Il cuore femminile subisce così il primo “microtrauma” relazionale.
    Diversa è invece la reazione femminile, di solito più masochista e votata al sacrificio estremo, che crollerà alla nascita del primo figlio, ma fino a quel giorno si sforzerà soprattutto di “essere servizievole” e pronta a  “giustificare il suo operato, che una parte profonda riuscirà a cogliere ed accettare, mentre un’altra parte  non solo faticherà a condividere, ma cercherà di sabotare, aggredire, debellare.
    Chi entra nel meccanismo del servilismo e non trova mai il modo di rimettere in gioco altre dinamiche e ricostruire un equilibrio più stabile e al tempo stesso fluido e creativo, reale, vivrà grandi disagi e avrà molte possibilità di scoppiare, oppure, se uno delle due persone in questione è dominante e l’altra arrendevole, di usare l’altra persona, senza alcuna forma di rispetto e attenzione.
    Questa situazione, del resto non così infrequente, crea molte fatiche e dolori, a volte a catena, fino alla ribellione fortissima o all’annientamento totale della parte più debole relazionalmente.La società ed i genitori, quindi ci presentano degli schemi amorosi- comportamentali di Ermenegildo e Giuseppina, che accettiamo e facciamo nostri.
    Così ci mettiamo nella condizione di far dipendere il nostro “stare bene emotivamente”, di fianco ad una persona, se questa è:
    presente,
    se ci parla,
    ci capisce,
    ci riconosce,
    ci coccola,
    ci fa regalini,
    ci abbraccia,
    ci … mette al centro delle proprie giornate…
    Ognuno di noi ha i suoi se e ci…
    E’ una modalità umana, nata e sostenuta secondo le regole terrene, ma non secondo quelle celesti, dove uno Spirito sta BENE, perché vive del proprio Amore nella sua sola pienezza.
    Mi spiego meglio:
    stiamo Bene e siamo appagate, come Anime, quando  ci sentiamo sciogliere “piacevolmente”, come un cioccolatino, ( presente la pubblicità???)… nell’altro, QUANDO TUTTO PARTE DA NOI, NON DAL FUORI DI NOI, cioè dal compagno.
    Il problema è che quaggiù , ci viene insegnata e fatta attivare la “dipendenza”, l’attaccamento all’altro …
    Quindi passiamo dal …
    IO sto Bene, anzi benone, anzi benissimo, quando Amo l’altro…
    al difficilissimo:”… sto bene quando l’altro mi Ama … oppure allo star bene quando lui mi ama come io mi aspetto che lui mi Ami…”
    Già, perché esistono anche le aspettative e ciascuno di noi ha le sue…
    E il come io mi aspetto, dipende dal “COME IO SONO”…
    Mi spiego …
    Se sono una persona affettuosa, mi aspetterò che lui lo sia e si comporti di conseguenza.
    Se sono chiacchierone, mi aspetto che lui/ lei mi inebri di parole dolci …
    Se sono amante del contatto, che mi accarezzi, mi tocchi, mi ami fisicamente …
    Se sono visivo, che mi guardi, mi osservi compiaciuto, che osservi solo me …
    Se sono dolce, che lui lo sia con me …

Queste nostre modalità caratteriali, ci spingono ad attenderci dagli altri gli stessi comportamenti e riscontri, soprattutto in campo affettivo, emotivo, amicale e di coppia.
Se non ce li restituiscono come vorremmo o nella quantità desiderata, scattano delusioni, affaticamenti, stanchezze relazionali, su su fino a covare malesseri interiori profondi, che spesso poi sfociano in rabbia ed aggressività.
A nulla serve votarsi poi, poi soprattutto le donne pensano e tentano di fare: cambiare l’altro.
Non siamo in grado di trasformare noi stessi, figuriamoci gli altri, senza contare che sarebbe ingiusto e manchevole verso l’altro, gli altri.
Già, perché queste modalità le applichiamo su larga e ampia scala anche nelle relazioni sociali, quotidiane e non.
Con questi comportamenti non diamo assolutamente spazio all’Amore e ci mettiamo nella triste condizione di essere sempre o spessissimo vulnerabili, appiccicosi, in una condizione di carenza, vale a dire nella condizione di non essere appagati, né felici, né realizzati perché l’altra/ altro non ci danno quello che ci aspettiamo, che vorremmo…
Amare l’altro invece significa Amarsi e bastarsi e avere dentro tanto Amore da poterlo spostare sull’altra persona, senza limiti e vincoli di alcun genere e tipo …

Se parti da Lui, da quello che lui dovrebbe darti per amarti, quante possibilità hai di sentirti felice e appagata???
Pochissime o nulle!!!

  1. Prova invece a ribaltare ogni cosa e riscrivere quello che facevi dipendere dall’altro, facendotene portatore: “io sono felice e appagato ogni volta che …” e fai un elenco di momenti in cui lo puoi amare disinteressatamente e quindi essere felice …
    “ogni volta che lo chiamo e gli parlo …

Ogni volta che lo accarezzo …
Ogni volta che lo lascio andare senza pensieri…
Ogni volta che gli preparo una cenetta a sorpresa …”
In queste situazioni che stai elencando, quante possibilità hai di essere deluso/a???
Nessuna perché sei tu ad agire … e a muoverti verso di lui e se non lo fai è una scelta tua e in assoluta libertà …
Ricordate la storiella del te e del professore di un articolo di pochi giorni fa??
Ebbene una vera arte, indispensabile, quando sto e mi relaziono agli altri, amici, colleghi, fidanzati o altro è quella di porsi umilmente in relazione con loro, senza pretese, ma in attento ascolto.
L’Umiltà di cui parlo, non va confusa e non è la sottomissione o il mettersi  al servizio di qualcun altro come fossimo zerbini multiuso,  quanto la capacità di mettersi in gioco spiritualmente, prima che in ogni altro modo, quindi di essere nell’atteggiamento  di imparare sempre a muoversi, dire, parlare, relazionarsi…
Dobbiamo svuotare la tazza, soprattutto nella vita di coppia, cioè rispettare le conoscenze e modi di essere, le idee e le opinioni dell’altro, in senso più generale, degli altri e farne tesoro.
Dobbiamo metterci in gioco, aprirci, denudarci senza mai perdere noi stessi …
In Amore questo messaggio è fondamentale, direi vitale: quando amiamo una persona e scegliamo di passare il resto della nostra vita con lei, dobbiamo mettere in conto di imparare a guardare, ascoltare  e poi fare, agire ….
Possiamo imparare a passare l’aspirapolvere, a rifare il letto, a usare la lavastoviglie piuttosto che a pulire o mettere in ordine quando ce n’è bisogno, oppure a stendere il bucato come si deve…
Amare è allenare in noi l’umiltà, la gioia di condividere esperienze e conoscenze, la capacità di cogliere l’altro, di  apprezzarne ogni manifestazione e momento, sia di felicità, che di tristezza, di soddisfazione o di delusione.
Dopo aver imparato ad amare noi  stessi, dopo aver iniziato ad amare gli altri, dovremmo continuare a imparare, a svuotare la tazza ogni volta che incontriamo una nuova persona, quindi un potenziale nuovo maestro, un nuovo allievo, un nuovo amico e magari un nuovo compagno/a.
L’Amore vero sa trasformare i sogni in realtà, smussare gli angoli spigolosi, i difetti dell’uno e dell’altra, fa vincere le paure e superare i limiti e i preconcetti, di qualsiasi origine siano e tipologia, accresce il senso di gratitudine per la vita e di appartenenza, rafforza il nostro Amore verso l’altro indistintamente.
Tutti siamo creature speciali, uniche, ricche e arricchenti e nella nostra unicità dobbiamo rispettarci, ponendoci umilmente nei confronti dell’altro…
Solo Amando così,  possiamo veramente crescere nella giusta direzione, secondo la difficile ma meravigliosa arte di Amare interamente …

“Ciao dolce fanciulla!
tu sei molto più piccola e soave, di quanto tu possa pensare e credere.
Sei legata all’età fisiologica e biologica e questo è un tuo grandissimo limite e “pensiero umano”
Non ti devi preoccupare del “a 42 anni non ho ancora un marito e non ho avuto il bimbo che tanto desidero”, quanto del capire perché questi non ti vengano dati o meglio tu non li raggiunga …
Già, perché più ambite a … più l’obiettivo si allontana e voi lo mancate, perché vivete per l’obiettivo in sé, non per la vostra 2vera missione terrena2, che è di ben altra natura.
Voi non nascete per moltiplicarvi, ma per adempiere alla vostra “ricongiunzione2 con Dio, padre Vostro e prima ancora nostro.
L’errore e la superbia iniziali, vi allontanarono da Lui ed ora ogni Vita vi offre l’occasione di crescere, riscattarvi, comprendere, conoscere … e quindi lavorando per il piano del Cielo, ritornare al Divino che vi ha generato, per sempre.

La maternità, i figli sono solo attimi, momenti del vostro cammino e sesso neppure i principali …
A molti viene chiesta l’astinenza dalla procreazione, almeno in una o alcune vite, magari perché nella precedente le rifiutarono, o non le sostennero o vissero solo per quelle, fine a sé …
Ad altri di faticare all’interno della famiglia “ospitante”, in cui si nasce e trae origine terrena, ad altri di essere senza famiglia …
Ognuno di voi viene quaggiù, dopo aver accettato un “ambiente genitoriale e familiare”, averlo seguito per un po’ conosciuto e poi esservici stato paracadutato, ma per essere solo temporaneamente figlio, fratello, sorella, zio, zia, ….
L’importante è la missione e per adempierla, il poter vivere con un “compagno/a” di viaggio speciale, che allerti e faccia crescere in me l’Amore, pe rimpolpare quello che mi appartiene, che in Cielo ho sperimentato e che devo dare, distribuire al mondo, alla Terra e al genere umano, partendo dal mio Lui/Lei terreno.
Tu cerchi e brami l’Amore un po’ fine a sé.
Tu non hai ancora chiara la tua missione Impossibile che sei venuta a compiere e, sebbene tu ora scriva e … “ stia portando testimonianze d’amore sui giornali” secondo il nostro volere, non sei ancora sicura e certa che questo ti appartenga e faccia parte del tuo vissuto di ora, qui sulla terra, come Anima Incarnata.
Cercati e parti da Te!!!
Scopri chi SEI???
Che tipo di Anima…
Perché fai la giornalista …
Cos’eri in un’altra vita???
Sono queste le domande da cui devi partire, perché così e solo così capirai moltissime cose di te e del tuo essere ed esistere attuali.
Devi attivarti sempre più per essere l’anima che dio si attende tu sia …

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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