La forza delle lacrime

“… bisogna essere coraggiosi
per lasciare che le nostre preoccupazioni scivolino via
insieme alle lacrime.”

Il pianto accompagna tutta la nostra vita.
Nasciamo piangendo e questo dal punto di vista medico viene letto come un segno di vitalità, quindi un qualcosa di buono.
Poi però le cose cambiano.
Da bambini ci capita spesso di piangere, perché è il nostro modo più efficace per comunicare un disagio, un malessere, un dolore o una paura.
Chi ci sta vicino ci “inizia” al rapporto con il pianto e le lacrime e così, spesso veniamo guidati verso il sentiero dell’abnegazione e quindi della scomparsa del pianto dal nostro vissuto.
In pratica, cresciamo e a mano a mano impariamo a controllarci.
Non piangiamo più e ci tratteniamo ad oltranza.
In realtà piangere è per ciascuno di noi  il modo più efficace per buttare fuori le emozioni forti, la tensione, persino la gioia e la commozione intense di fronte a qualcosa bello ed intenso da toglierci il fiato e indurci appunto a … piangere.
Sembra che gli unici a piangere per ragioni emotive siamo noi umani, mentre in realtà esistono immagini che fermano in un’immagine anche le lacrime di alcuni animali, scivolate in momenti di dolore …
L’origine del pianto, in connessione e in stretto legame con le emozioni,  ha rappresentato un passaggio importante e fondamentale nella storia dell’uomo e questo dovrebbe essere un’ulteriore ragione, in più, per non vergognarci mai di piangere.
Non dovremmo mai bloccare il nostro pianto, nè viverlo ed interpretarlo come un segno di debolezza, anche se poi in realtà, spessissimo, così non è.
Il nostro modo di vivere e concepire l’esistenza, ci rende estremamente riluttanti e infastiditi dalle lacrime;
i pregiudizi sono molti nei loro confronti e quindi abbiamo creato una sorta di senso di colpa, di paura e di conseguenza di rifiuto di questa forma di esternazione.
Dopo i tre anni vengono bandite dalla nostra quotidianità e quindi, quando ci spuntano, ci sentiamo inadeguati, fragili, imbarazzati, … un po’ stonati …
Incominciamo subito a pensare:
‘Aiut, cosa penseranno ora gli altri di me?”
“Accidenti, sono un uomo e sto piangendo, non è possibile!”
“Sembrerò sicuramente infantile.”
Tutto questo è veramente ridicolo, non il pianto,  e non dovrebbe mai accadere, eppure ci accade …
Di fronte alle lacrime, ci auto condanniamo e quando le sentiamo salire nella gola, per cercare una via di fuga tra le ciglia, ci sentiamo avvampare e iniziamo una tragica resistenza, una specie di braccio di ferro con noi stessi, nel tentativo di respingerle, di fermarle, di impedire loro di zampillare “vergognosamente” dai nostri occhi …
Non dobbiamo mai avere paura delle lacrime, delle nostre sacre lacrime.
Smettere di piangere è soffocare ed uccidere qualcosa che stava crescendo dentro di noi.
Non dobbiamo mai vergognarci e avere paura delle nostre calde lacrime.
Le lacrime sono parte di noi, sono la cosa più bella che possiamo avere e rappresentano lo straripare del nostro essere, della nostra identità e  non sono assolutamente e necessariamente frutto della tristezza, anzi …, a volte esprimono tutta la gioia e la dolcezza che si risvegliano dentro, di fronte a qualcosa di amorevole, unico, forte, magico, come un’alba o un tramonto sul mare …
A volte nascono, si alimentano e sgorgano da una grande gioia, altre volte da una grande pace, mentre a volte sgorgano dall’estasi e dall’amore intenso.
Di fatto nulla quindi, possono e hanno spesso a che fare con la gioia e con la felicità, non tanto e solo con madama tristezza.
Quando qualcosa ci vibra dentro, suscita spesso vibrazioni di risveglio, che vanno a risvegliare il cuore e sollevare  emozioni grandissime , che si impossessano di noi, tanto che il  cuore, non riesce a contenerle e inizia a straripare…, esprimendosi e dando spazio alle lacrime.
Dobbiamo accettarle, accettarle con semplicità, serenità e grande gioia, dobbiamo liberarle, nutrirle, accoglierle e attraverso le lacrime scopriremo come pregare e come vedere.
Gli occhi pieni di lacrime sono capaci di vedere la verità di ogni cosa, di ciò che solitamente rinneghiamo e allontaniamo da noi, di vedere la bellezza, la forza, il coraggio, l’unicità di tutto e quindi rappresentano una parte dell’Amore divino che alberga in noi e ci portano solo, in risposta,  la sua benedizione.
Non sono disagio, eppure noi le viviamo come tali e oggi io ne parlo, a nome angelico, per riflettere con voi, sull’importanza d’imparare ad accoglierle ed essere a nostro agio, anche nelle possibili, o ritenute da noi, situazioni di disagio.
Riuscire a gestire il disagio in modo efficace può consentirci di raggiungere risultati straordinari, di rimanere rilassati in ogni situazione, comportarci in qualsiasi circostanza in modo autentico, senza filtri o maschere, non provare mai la paura di esporci, perché mettersi in gioco è doveroso, sempre, per essere ed esistere al meglio
Purtroppo, la maggior parte di noi evita accuratamente di esporsi a condizioni e situazioni che possano causargli disagio, come appunto quella di piangere in pubblico, davanti a qualcuno …
L’istinto primario è proprio quello di evitare il disagio, di tenercene ben alla larga, fuggendo nella direzione opposta.
L’incapacità di saper saper cogliere l’importanza e di saper gestire le situazioni di disagio è certamente uno dei fattori che più ci limita nella nostra quotidianità, soprattutto nell’ambito delle relazioni sociali in cui il pianto fa il suo ingresso, la sua comparsa ….
Il disagio ci condiziona, ci limita, ci impedisce di esprimere pienamente la nostra personalità e quindi di esprimerci con questa modalità …
Qualcuno, oggi, anche tra le figure di spicco, ci dimostra che come sto dicendo, piangere fa solo bene, tanto tantissimo bene.
Non siamo convinti???
Ci sono, ci sono …
Sono grandi, ricchi e famosi e li abbiamo visti piangere.
Gli sportivi hanno sicuramente visto Del Piero e i suoi compagni piangere dopo aver perso ai rigori la finale di Champions League con il Milan …
Oppure quelle di altri calciatori vari in finali e in  semifinali varie …
I calciatori, per una palla, hanno “proposto” il pianto maschile in pubblico, lo “hanno liberalizzato”davanti a tantissime persone e alle telecamere, con le loro guance bagnate, da calde lacrime, senza vergogna.
Si può piangere anche per questo e va bene, fa bene.
Si dice poi che il pianto sia solo cosa da donne, ci appartenga, ma queste azioni pubbliche fatte dai maschietti hanno finalmente sdoganato la situazione.
Ci sono anche donne,  che hanno sempre avuto meno pudore a manifestare quello che i più considerano solo una fragilità.
In realtà, quando è il momento giusto, piangere fa bene, fa bene anche alla nostra salute generale.
Le lacrime, che scorrono, sono espressione di un’emozione che si agita dentro e che non va mai bloccata, perché lasciata lì, andrebbe a corrodere il nostro sistema generale e a creare risposte fisiche di varia natura ed entità …
Non piangere rientra nella lunga lista dei divieti sociali, dei nostri tabù comportamentali, … una sorta di galateo repressivo, per creare una società  dove è gradito chi mette la maschera ed evita caldamente di esprimere emozioni, che potrebbero coinvolgere il prossimo.
Adesso, finalmente, soprattutto dopo aver notato i danni generazionali che abbiamo e stiamo ancora praticando,  si è capito che gioia, dolore, rabbia hanno bisogno di uno sfogo, di una bella valvolina salva benessere, da usare subito, al momento del bisogno, senza aspettare di tornare a casa per piangere lontano dagli occhi degli altri.
Quando ci può cogliere la voglia di piangere e perché?
Ovunque …
Al lavoro può essere utile piangere quando veniamo aggrediti in maniera esagerata, senza educazione e rispetto per un errore o presunto tale, dal capo o da un superiore …
Perché il disagio può farci fermentare a tal punto da metterci a piangere?
Semplice, perché ci sentiamo aggrediti fuor misura, abbiamo effettivamente omesso qualcosa e quindi ci sentiamo manchevoli o viceversa abbiamo provveduto a tutto, ma questo non è stato riconosciuto e colto …
Questa è una situazione in cui piangere non serve a molto, lavorativamente parlando, ma ci consente di inquadrare la nostra situazione e posizione di fronte al superiore e quindi di capire se abbiamo poca autostima e quindi traballiamo di fronte alle aggressioni altrui …
Tutti possiamo sbagliare, capo compreso, non è un dramma ed è sempre possibile recuperare …
Quindi lasciamo che le lacrime portino fuori rabbia, smarrimento, delusione … poi attiviamoci per “migliorare effettivamente”  la nostra stima personale e il nostro equilibrio.
Nel mobbing le lacrime invece sono uno sfogo utile, anche se poi  è giusto  raccogliere il coraggio  e chiedere che questo abbia fine, con tutti gli strumenti utili, del caso.
Si può piangere perché lui/lei ci ha lasciato …, quindi si avverte la mancanza, il senso di abbandono, come se l’altro si fosse portato via una parte di noi.
Non è così ma, prima di ricominciare a ragionare, è necessario sfogarsi, …quindi lasciare sciogliere le cascate del pianto, per poi scoprire che forse lui/lei non ci meritava e cogliere il senso di ciò che è successo e del come è avvenuto, scoprendo che la vita continua …
Le lacrime possono scivolarci addosso per moltissimi motivi, alcuni più seri, altri all’apparenza meno impegnativi, ma hanno sempre un compito ed un valore, sia che sgorghino per una morte, un abbandono, il sole che nasce, un figlio che muore, un bimbo che viene al mondo, un no che non volevamo dire o sentirci dire, una spesa esagerata e inattesa, un imprevisto, un film …
In genere piangiamo perché sperimentiamo la sensazione e l’illusione  che il mondo ci crolli addosso, ma non è così …
Il pianto allora serve a  scaricare una nostra tensione che ci pare  insopportabile, una specie di masso, di macigno immenso.
Mai capitato di piangere al cinema ?
Non ci si deve vergognare …
La verità è che  se siamo più empatici e sensibili partecipiamo e quindi viviamo con … o rispolveriamo vissuti personali … che ci risvegliano antiche emozioni …
Capita soprattutto quando scatta un’identificazione con il personaggio e si vive la sua vicenda.
Sono emozioni catartiche, liberatorie e fanno solo bene all’anima e al cuore.
Non è il caso di contrastarle, anzi dovremmo gustarcele e godercele …perché ci puliscono, proprio come la pioggia pulisce il cielo e l’aria.
E allora, dov’è l’errore, il disgusto e la paura di piangere il pubblico?
Siamo vittime di pregiudizi senza senso e spero che questa chiacchierata odierna sia servita ancora una volta a ricordarci che ciò che il corpo produce viene fuori attraverso le e- mozioni, qualcosa che dal dentro viene fuori … e paralizzare non serve e produce effetti ben più dannosi di una cascata di dolci lacrime, che danno libero sfogo a ciò che ci si agita dentro …

Con amore ti***

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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