
Se vuoi stare bene, controlla ciò che pensi!
Ricordi il detto di Henry Ford, nel libro My Life and Work”?
Lui diceva: “Sia che tu pensi di potere o di non potere, hai ragione.”
Di cosa ci parlava? Ci parlava delle nostre “convinzioni”
E che cos’è una convinzione? E’ quando tu pensi che le cose andranno in un certo modo, e guarda caso, ti metti all’opera perché le cose vadano proprio così, come ti sei immaginato, quindi prendano forma in un certo modo.
Perché le “convinzioni” hanno questo potere?
Perché hanno forza e si nutrono delle tue stesse abilità, ma non per sostenerti, ma bensì contro di te.
Pensa, come ti ho più volte invitato a fare, quando pensavi a un bel 5 di matematica e te lo conquistavi, nonostante magari lo studio “matto e disperatissimo”.
Prima di tutto vediamo insieme, meglio, che cos’è una convinzione.
Una convinzione è qualcosa che sta dentro la tua testa e a cui tu dai il “valore” di certezza assoluta, di cosa vera, reale.
In realtà è solo una “sensazione” personale, riguardo a un qualcosa o a qualcuno.
Osservati e osserva con attenzione, per un attimo, cosa succede quando tu trasmetti a un’altra persona una tua convinzione.
Entri in quello che stai per dire, per trasmettere a chi ti sta di fronte.
La postura si modifica, estendi la tua colonna vertebrale verso l’alto, prendi fiato e poi parli guardando fisso negli occhi, chi hai di fronte a te.
Nutrendo la ferma convinzione che si tratti di un qualcosa di vero, ti appresti a parlarne in maniera ferma, partecipata, attenta, supportando la parola stessa, sovente, anche con la gestualità delle mani, soprattutto dell’indice.
Non importa l’argomento in sé, importa che tu gli stai comunicando qualcosa a cui tu, per primo, stai dando un certo valore e questo valore lo vuoi “trasmettere”, così che il tuo ascoltatore, a sua volta, lo riceva in modo adatto, adeguato, prestandogli il giusto “ascolto”.
Le convinzioni sono molte e spaziano un po’ ovunque.
Possono riguardare ciò che è bene e ciò che non lo è, oppure ciò che vale e ciò che non è degno di nota; a volte sono legate al mondo politico, mentre altre sono rivolte all’ambito lavorativo, possono riguardare una singola persona o addirittura la collettività.
Un classico è dato dalle convinzioni che riguardano la distinzione tra maschi e femmine, tra donne e uomini, ma quelle che comunque hanno maggiore presa su di te e che influenzano tantissimo la tua vita, sono quelle di carattere personale.
Queste sono le convinzioni che, dopo tutto, ti definiscono, quelle che vai esternando quando ti “devi raccontare”.
E’ il “profilo” che hai e dai di te stesso agli altri.
Le esterni quando dici: “ Io sono fatto così, ….., mi piace questo e quest’altro, …. so fare o non so fare questa cosa, … anziché quella!”
Ti invito a fare molta attenzione alle parole che utilizzi in questo frangente e a come anche le esprimi; le parole hanno una loro forza, una loro energia, e un senso, un significato, quindi le parole che usi, esprimono e programmano ciò che poi tu vai realizzando.
Fanno scattare la “profezia del 5”, di cui ti sto ripetutamente parlando, da un po’.
Voler ribadire e confermare fuori chi sei e cosa vuoi essere, è un modo per dar corpo a te stesso, cioè è dar vita a chi tu “vuoi essere”.
Questo è un aspetto molto importante e può avere una valenza sia positiva, che negativa.
Dire di te stesso: “Sono negato”, oppure “… non so fare”, significa metterti nella predisposizione di realizzare questa tua incapacità, dimostrandola al mondo.
Ti sarà capitato di avere accanto o di conoscere persone che andavano dicendo questo di se stesse e di esserti scontrato con loro, nel momento in cui tu cercavi di aiutarle a fare proprio quella determinata cosa, che dicevano di non riuscire assolutamente a fare.
Più cercavi di spiegare loro e di far passare tutte le informazioni utili per fare, per realizzare, per adempiere quella determinata cosa, più esse sembravano attivarsi per dimostrarti che era tutto inutile, che non ce la facevano, che non riuscivano e non potevano, assolutamente, riuscire a farcela.
Infatti, dopo tanti inutili sforzi, il commento di quella persona ti sarà risuonato come una sorta “di vanto”.
“Ecco, vedi: te l’avevo detto che sono negato!”
La sua vittoria è nella sua sconfitta.
Ti ha “palesemente” dimostrato che lui è fatto così e tu non puoi e non devi illuderti di chiedergli altro e di aiutarlo e sostenerlo in quella determinata azione.
Quello che sa fare è “dimostrarti a pieni voti”, che lui non sa fare.
E a livello inconscio ne va fiero, perché è e si mantiene “fedele” a se stesso e alle sue carenze, manchevolezze e fragilità.
Il suo ruolo è quello dell’incapace!
Devi quindi stare molto attento a questo aspetto, perché è un qualcosa che, a livello inconscio, attiviamo un po’ tutti.
Inizi qualcosa e una parte di te, inconsciamente, si reputa incapace di portarla a termine, non si sente ok, non si vede all’altezza, non si ritiene degno di lode e quindi di tagliare quel determinato traguardo.
Quindi ti metti nella disposizione di “essere quello che stai pensando, quindi che credi”.
Allora vale la pena che, soprattutto di fronte alle cose impegnative, tu faccia alcuni piccolissimi ma importanti passaggi.
- Fermati.
- Chiediti mentalmente come ti senti rispetto a quella cosa.
- Immaginati in fase di attivazione. Credi di poterlo fare? Senti di potercela fare?
- Se non ti senti o ti dai già per “incapace”, per inetto, allora passa allo step successivo, senza paura…
- Lascia perdere! Non attivarti nemmeno, perché andrai dove stai pensando di andare.
Se ti dovessi attivare, a proposito di quel progetto, tu non faresti altro che sabotarti, quindi utilizzeresti una minima parte del tuo potenziale e il resto lo bloccheresti e lo commuteresti in azioni autolesioniste.
Mi pratica faresti tutto il necessario per segnarti un autogoal.
Gli sportivi sono, in genere, molto consapevoli di questo fenomeno.
Lavorando in campo agonistico, sanno che non devono e non possono essere i peggiori avversari di se stessi.
Se vogliono gareggiare in un certo modo, per conquistare un certo riconoscimento, sanno che devono potersi visualizzare mentre fanno quella determinata cosa in maniera potente e fruttuosa.
Se questo non accade, sanno che sono destinati alla sconfitta agonistica.
Devi imparare quindi ad ascoltarti di più,
per conoscerti sempre meglio.
Il lockdown doveva e poteva servire tantissimo per questo.
Non doveva essere uno spazio nel quale tu, “costretto” in casa, dovevi entrare in crisi di astinenza del tuo falso sé, ma al contrario, poteva essere uno spazio, imposto, che tu andavi sfruttando, in maniera molto versatile, per crescere, facendo un utilissimo digiuno di notizie, di relazioni, di iperattività, per riuscire a ritrovare e scoprire le tue abilità più vere e profonde.
Era il momento per un inventario utile e indispensabile.
Il disagio di fronte a una prova, ci può stare, perché a volte stai per tentare qualcosa che non hai mai fatto, ma se non ti senti in grado di farla quella determinata cosa, è meglio che lasci perdere e che tu faccia altro.
Se hai dentro una sorta di “resistenza prepotente”, sappi che è perfettamente inutile muoversi in quella direzione.
Sarebbe un fuoco di paglia.
Devi crederci!
Devi creare le condizioni per ottenere quel risultato!
Non devi montarti la testa e pensare di dover per forza di cose partecipare alla prossima edizione della maratona di New York, per superare le tue consapevolezze e i tuoi pensieri limitanti.
Devi invece “essere consapevole” di questi meccanismi interiori, chiedendoti se è proprio così, se si tratta di un limite reale, oppure se si tratta solo di una tua “proiezione mentale”, frutto di paure.
Se sei dubbioso, pensa alle magnifiche caratteristiche che possiedi, caratteristiche che potrebbero aiutarti per quell’impresa, oppure per qualcosa di diverso, ma adatto a te stesso.
Che qualità puoi attivare e far scendere in campo, per fare quella cosa?
Naturalmente ne devi trovare, altrimenti siamo nella stessa condizione antecedente, cioè quella che sia meglio lasciar perdere e pensare magari di fare altro.
Nella vita ci sono tantissime situazioni e possibilità, a te trovare quelle adatte a te stesso.
Hai tante doti e moltissime sono, se ben usate, potenzianti per il tuo meglio, non sicuramente per il tuo peggio, come è stato spesso in passato.
La differenza sei tu a farla e nessun altro!
Sia che tu creda in te, che non ci creda, avrai comunque ragione, ricordalo!
Per cui, prima di iniziare qualcosa, fermati, fai il punto della situazione, ricordandoti che, il primo passo che devi fare, per tagliare qualsiasi traguardo, anche quello di cucinare un buon sugo per la pasta, è quello di credere in te stesso.
E allora, cosa aspetti?
Immaginati ai fornelli, intento a preparare una pasta squisita, che condirai con un tuo eccellente sugo di stagione.
Ti vedi? Ce la fai?
Guarda il risultato!
Quali caratteristiche ti servono per tagliare questo traguardo, importante, di essere autonomo in cucina nel preparare un’eccellente pasta?
Possiedi le abilità necessarie? Ma soprattutto ti vedi intento a realizzare questo desiderio, questo tuo sogno?
Allora, cosa aspetti?
Acquista gli ingredienti e poi attivati!
Magari ti farai supportare da un tutorial, ma sta tranquillo che se ti reputi capace, la tua pasta sarà perfetta.
Buon cammino
o forse dovrei meglio dire:
“Buon pranzo!”
Amorevolmente Ti
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