
“Il potere esercitato giustamente deve essere leggero come un fiore;
nessuno deve sentirne il peso.” Ghandi
Abbiamo molto spesso una visione elastica e labile del bene e del male, tanto che, di fronte a certi comportamenti, fatichiamo a classificarli nella loro giusta entità.
Noi donne, soprattutto noi, siamo preda di un “buonismo” verso le manchevolezze di certi mariti, fidanzati, compagni, con i quali indossiamo gli abiti delle crocerossine, votate al sacrificio estremo.
Alzare facilmente le mani, prendere fuoco come una miccia in miniera,spintonare, deridere, sminuire, abusare, opprimere verbalmente, controllare in modo spasmodico – ossessivo, bere senza limiti e poi perdere il controllo, sono solo alcuni dei comportamenti nefasti a cui spesso le donne si sono adeguate nel passato e si adeguano tuttora.
Ci sottomettiamo, ci arrendiamo, convinte di esserne in parte la causa e in parte l’unica medicina posibile al male di vivere altrui.
Relazioni in cui esistono momenti così, possiamo classificarle in cento modi, ma sicuramente non possiamo definirle amorose.
Con l’Amore esse han ben poco da spartire.
Questo sentimento è potente, viene dall’alto e racchiude l’orma divina generatrice; crea nello spirito una vibrazione ottimale, sollecita attrazione, dolcezza, comprensione, amorevolezza, rispetto, gentilezza e compassione, intesa come passione condivisa, non come sofferenza inflitta e sopportata per volontà dell’altro, quindi parlare di amore in un rapporto tribolato e avvilente è veramente sconsiderato e lontano dal vero.
Un bambino che spesso picchia un coetaneo o un bambino più piccolo, viene riconosciuto come una persona che vive e manifesta un disagio; a volte si riconoscono nei suoi atteggiamenti comportamenti deviati, che necessitano di un supporto e di un aiuto esterno. E un adulto?
Non voglio e non sto giudicando la persona, ma l’atto in sé.
Ciò che si instaura, ciò che viene, ciò che si crea nella e dalla violenza non è positivo e quindi va in qualche modo disatteso e modificato.
Accettarlo, significa riconoscere alla brutalità una valenza positiva, che in realtà non possiede.
Una mamma non insegna al figlio a camminare a ceffoni, ma si serve di altre dinamiche educative, proprio perché applica relazioni amorose corrette.
Il maschio, grande, invece, da secoli sembra possa insegnare e addomesticare la sua compagna con “amorevoli” gesti violenti.
Perché?
Il dialogo, le parole, l’attenzione, il rispetto dovrebbero essere parte imprescindibile dell’amore ed essere quindi gli unici strumenti di cui avvalersi per vivere insieme le proprie giornate e le difficoltà inerenti.
Alzare le mani e la voce sono modalità estreme e violente, chiunque ne sia l’attore e qualunque sia la sua età anagrafica.
Di fronte alla violenza e ai soprusi, se si tratta di un bambino o di un ragazzo, avanziamo un verdetto fermo e deciso; al contrario, se parliamo di un adulto, utiliziamo espressioni più blande e siamo soliti definirlo dotato di un carattere irascibile, sopra le righe.
Perché?
Forse perché nella nostra cultura la donna deve essere paziente e sottomessa.
Forse perché la si ritiene malgrado tutto il collante del matrimonio.
Forse perchè tendiamo a giustificare l’altro come immaturo, e quindi tendiamo ad occultarne azioni, risultati, dinamiche, difficoltà.
Avvinti da un rapporto malato, le due persone coinvolte, stringono una sorta di tacito accordo, spesso difficilissimo da sciogliere.
L’uomo, verso la sua compagna, mette in atto la volontà di affermare il proprio ordine morale e punire le sue presunte trasgressioni.
A volte la violenza tutela l’autostima di chi la mette in pratica o comunque serve a preservare il suo mondo deviante.
La donna violata, di solito preferisce continuare a vivere una vita di violenze alla quale è abituata, piuttosto che vivere nel terrore di conseguenze peggiori o del giudizio altrui.
E’ proprio questo a spingerla ad isolarsi, per impedire agli altri di sapere, di vedere, di conoscere e così aiuta solo il suo carnefice; si allontana dal mondo esterno a causa del senso di vergogna che accompagna la sua esistenza e fa un favore al suo padrone.
Da sola poi, nega il suo dramma aggrappandosi alla convinzione che prima o poi le cose cambieranno, che lei riuscirà a farlo ritrovare, a farlo ritornare la persona dolce, che aveva conosiuto un tempo: preferisce credere alle false promesse piuttosto che affrontare la realtà.
Negando il suo dramma nega anche quello dei figli, tracciando il loro destino.
Voglio riportare a questo proposito le dichiarazioni di una psicologa sui falsi sogni delle vittime.
“La donna spera sempre che il compagno torni ad essere l’uomo innamorato e premuroso che ha conosciuto, non sa che si è avvicinato a lei attraverso una maschera sotto la quale nascondeva la brutalità che sperimenta tutti i giorni sulla sua pelle.”
Sobrio o bevitore, era già così…
“Sono uomini che seducono con atteggiamento premuroso e galante che serve loro per avere amore e accettazione, dopo manifestano i segni di un carattere violento e aggressivo.
Quasi sempre la vittima davanti al primo episodio rimane sbigottita perché fa i conti con una persona molto diversa da quella conosciuta e dalla quale non si sarebbe mai aspettato una simile reazione; ma lui è troppo bravo a scusarsi adducendo scuse plausibili e riuscendo ad avere il suo perdono.
Quell’episodio non è altro che il primo di una lunga serie e ancora una volta arrivano le dovute scuse con la promessa che non accadrà più.
Il rifiuto di accettare la realtà cosi com’è, fa scattare l’illusione di poterlo cambiare “il mio amore lo cambierà” ma rimane un’ illusione, perché nonostante le promesse e le lacrime di coccodrillo ricadrà sempre nei comportamenti che promette di evitare.
Le violenze soprattutto quelle psicologiche annientano la donna, azzerano la sua autostima, la sua dignità e tutte le accuse che le vengono lanciate contro fanno si che cominci a pensare di essere colpevole, di aver provocato la sua reazione, credere che tanta crudeltà sia meritata, che è lei causa del suo comportamento violento: si sente colpevole e fa di tutto per evitare ogni possibile motivo di reazione.
L’uomo violento condiziona la sua vittima fino ad annientarla, e la donna pensa di stare dalla parte del torto. Quasi sempre sono banalità a far scattare l’uomo violento e la sua ira dipende da un disturbo psichico.”
Accettare omertosamente la violenza, è rimanere invischiate in un “imbroglio psicologico” nel quale non si ha più la forza di capire e di venirne fuori.
E’ difficile prendere consapevolezza della realtà, rompere il silenzio e mettere in luce la realtà del proprio rapporto malato, anche se sarebbe il primo passo per una soluzione, per una via di uscita.
La lotta più grande che possiamo fare oggi non è tanto quella di aumentare la spaccatura tra i sessi o lottare per essere come gli uomini, non ce la faremo mai, perché siamo due entità differenti e complementari, ma quella di interrompere le tradizioni culturali che mettono al primo posto il sacrificio femminile e la devastante convinzione che nel mondo esiste chi comanda e chi subisce e che all’uomo spetti lo scettro del potere.
Dobbiamo educare i figli maschi come unici portatori del potere della tenerezza, del rispetto, della dolcezza, dell’attenzione; fin da piccoli; essi devono rispettarci e rispettare le bimbe, ponendo un freno a stereotipi che ci incatenano e generano queste mostruose situazioni.
Perché ne parlo?
Forse perché sono molti gli episodi di violenza ai danni delle donne, che si stanno concludendo tragicamente e molte appunto le ragazze uccise, ovunque, anche qui, vicino a noi.
Se una donna, spinta dalla disperazione decide di dire basta a una vita impossibile rivolgendosi alle autorità e chiedendo sostegno alle associazioni, sosteniamola, evitiamo commenti e preghiamo per lei, affinché riesca a ritrovarsi e vivere nella sua dignità l’essere qui ed ora e grazie al suo esempio anche altre “schiave dei principi azzurri” inesistenti, riescano a recuperare una propria dignità e autostima.
Ce lo meritiamo, così come l’uomo merita il nostro rispetto e Amore, quando è veramente un Uomo, non un mostro.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Come uomo sarò molto diretto… :
non esiste tollerare una violenza fisica da parte del proprio marito/compagno/fidanzato/amante.
Donne, sappiate che come è successo una volta, SUCCEDERA’ ANCORA e ANCORA.
E’ così per tutte quelle che tollerano violenza e per tutte è un’escalation a violenze sempre più gravi.
Per il vostro bene NON ILLUDETEVI, per voi non è diverso, non siete un’eccezione, è COSI’ PER TUTTE!
Quando una cosa è fatta una volta, si ha imparato a farla e quindi è più facile rifarla, vale per le cose positive quanto quelle negative: se vi ha picchiata una volta, presto o tardi lo rifarà.
Non esiste nient’altro di più importante della vostra integrità, prendetene consapevolezza e attuate tutto quanto vi è possibile per uscire al più presto da un relazione del genere. Sposate o non sposate, con figli o senza figli.
Non c’è nulla di più importante, non c’è bene dei figli, non c’è bene dei genitori, non ci sono apparenze da salvare! Lasciate perdere un INUTILE spirito di sacrificio.
Lavorate su voi stesse e scoprirete che spesso sono riflessi delle vostre paure di lasciarlo.
Affrontate questa paura per il vostro bene, ce la farete! La buona notizia è che CE LA FANNO TUTTE coloro che fanno il primo passo. Forza allora!
Ricordate… la cosa migliore che potete fare per i vostri figli e per il mondo è STARE BENE VOI STESSE.
Grazie per le tue osservazioni!
Credo che le parole di un uomo siano più importanti di tante vane “illusioni” femminili.