
A colui che bussa alla porta non si domanda: “Chi sei?”
Gli si dice: “Siediti e mangia”
Proverbio siberiano
Buona giornata!
Oggi, proprio per la particolarità di questo momento, voglio, a nome angelico, parlare del cibo, anche perché la ricorrenza odierna viene vissuta da moltissime persone più come un momento eno-gastronomico che spirituale, in sé.
Lo stato della nostra mente mentre mangiamo è molto più importante di ciò che mangiamo, così come è importantissimo “con chi mangiamo”, perché determina spesso stati d’animo ed emozioni non sempre positive ai fini dello stare bene, sia a tavola che in seguito.
Il cibo ha sul nostro corpo un effetto diverso a seconda infatti delle emozioni che ci pervadono al momento del pasto, infatti se mangiamo con gioia, o se mangiamo quando siamo laconici o tristi e pieni di preoccupazioni, non è la stessa cosa.
Se mangiamo quando una preoccupazione ci assilla, persino il migliore degli alimenti ci può risultare velenoso, procurare acidità o altri sintomi, perché infastidente.
Quindi la condizione della mente mentre mangiamo è importantissima, fondamentale direi.
Noi viviamo immersi tra le preoccupazioni, ventiquattr’ore al giorno, per circa 365 giorni all’anno; è un vero miracolo se riusciamo a digerire e vivere al meglio, quindi dovremmo ringraziare la vita che è in grado di cavarsela a dispetto di noi stessi e delle nostre innumerevoli paturnie …
Il nostro stato mentale, quando ci sediamo a tavola o attingiamo al cibo, dovrebbe essere pieno d’armonia e d’estasi.
In realtà spesso consumiamo anche le bevande ai bar mentre discutiamo d’affari o affrontiamo discussioni poco consone a quello che stiamo facendo.
Bevande e cibo dovrebbero godere di ogni nostra attenzione, perché hanno uno scopo ben preciso e ci donano ogni gioia e salute.
Nelle nostre case la tavola a cui mangiamo è sovente il posto più triste, non tanto materialmente, ma energeticamente parlando.
E’ lì che le mogli, dopo aver portato da sole per tutta la giornata vari tipi di problemi emozionali, attendono al varco i mariti; li hanno aspettati per tutto il giorno e quando il marito si mette a tavola danno fiato alle trombe, procurando un vero “macello”a lui, a se stesse e all’entourage.
D’istinto si “aggredisce l’altro” e non ci si rende conto di fare la parte del nemico, non sappiamo che stiamo avvelenando i nostri compagni, mariti, uomini … e non solo …
Anche i mariti sono pieni di pensieri, ansie, paure e preoccupazioni dopo un’intera giornata di lavoro, hanno meno resistenza fisica all’affaticamento emotivo e, come dice giustamente il comico Giavazzi, pochi neuroni attivi, per cui infastiditi, da questi nuovi pensieri buttano in fretta e furia un po’ di cibo nello stomaco, per sottrarsi allo stillicidio dell’altra persona …
E così, appena possibile, si alzano e se ne vanno in un’altra stanza…
Questi uomini boicottati nel loro diritto alla pace, non hanno idea che l’azione di mangiare, che hanno eseguito così in fretta e male, prima di scappare via, doveva essere un atto di ringraziamento, di crescita, di preghiera.
Non sono molto avvezzi alla preghiera, in generale, ma si sentono solo molto infastiditi da questi vissuti familiari, e non sanno assolutamente che avrebbero dovuto compiere un rituale sereno, simile a quello che si compie entrando in chiesa o in un tempio, quando ci s’inginocchia a pregare, o si canta una canzone o ci si siede a suonare con gli amici.
Mangiare è un atto importantissimo, ancora più importante di queste azioni: così a quel tavolo, stiamo alimentando il nostro meraviglioso corpo.
Quest’azione dovrebbe essere fatta con semplicità, con gioia, in uno stato di grande pace interiore ed esteriore, quella che siamo soliti chiamare estasi, … perché dovrebbe essere un atto d’amore e di preghiera, un momento di ringraziamento a Dio, alla Terra, ai suoi Elementi e a chi partecipa in qualche modo alla filiera per offrirci quel cibo…
Più riusciamo ad alimentarci in modo contento, gioioso, rilassato e privo di preoccupazioni, e più il cibo diventerà quello giusto, sempre.
Invece, abbiamo reso il mangiare un fenomeno del tutto meccanico.
Introduciamo il cibo nel corpo, come fossimo bottiglie o recipienti da colmare e poi lasciamo la tavola, magari dopo aver appunto discusso o assistito alla visione di qualche notizia televisiva impegnativa e poco esilarante.
Il contesto è importante, così come la qualità del cibo di cui ci nutriamo, perché a livello corporeo ci sono esigenze generali ben precise, che prevengono qualsiasi forma di intolleranza, fastidio alimentare, allergia … o scelta personale; il cibo giusto dev’essere sano, non eccitante e non violento, cioè non deve creare stati di tensione di alcun tipo, né provenire da situazioni di particolare difficoltà e/o dolore.
A livello psicologico la nostra mente dev’essere in uno stato d’armonia e di gioia o almeno di assenza di tensione, rabbia, gelosia o altro, mentre a livello dell’anima dovremmo esprimere una sensazione di gratitudine, di riconoscenza verso la Terra, chi ha prodotto, gli elementi che lo hanno permesso e di chi ha comunque, con il suo lavoro, prodotto per noi, facendocelo giungere.
Mangiare è quindi un gesto di equilibrio, riconoscenza, buone scelte e pratiche.
Questi tre aspetti insieme costituiscono il giusto nostro cibo.
Noi, al contrario, ci nutriamo per riempire dei vuoti e quindi ci muoviamo nei confronti del corpo come fosse un contenitore in cui stipare di tutto, di più …, oppure come un onere fastidioso da assolvere rapidamente o come un momento inevitabile di condivisione affaticante … quindi siamo in una condizione poco favorevole rispetto al benessere che potrebbe venirci dalla tavola e dal cibo in sé.
Molte persone sanno bene che dovrebbero mangiare meno e meglio e muoversi di più, ma perseverano nei vecchi schemi e rimangono bloccate, incapaci di affrontare diete o percorsi di riequilibrio alimentare costanti e proficui.
Anche a tavola ci viene richiesta la consapevolezza, cioè di essere pienamente presenti in ogni attimo, adottando uno stile di vita più attento, dinamico, che diverrà poi un elemento portante e integrante prima nell’alimentazione, poi nell’attività fisica e in tutte le nostre numerose sfaccettature quotidiane.
Unendo le conoscenze della scienza alimentare e la tradizione del rispetto, riusciremo sicuramente ad eliminare tutti gli ostacoli che si frappongono tra noi e la “buona salute”
Mangiamo del cibo, beviamo l’acqua e respiriamo l’aria e dovremmo essere grati per tutto questo, perché siamo vivi e vitali grazie a questi tre fondamentali momenti.
Dovremmo avere il cuore pervaso da una dolce sensazione di gratitudine verso la vita in generale, il Mondo e l’Universo in particolare e il Divino nostro creatore:
“Grazie Padre mio celeste, perché ho ricevuto un altro giorno da vivere.
Grazie, perché ancora una volta ho ricevuto cibo da mangiare e posso, anche oggi vedere il sole, contemplare i fiori che sbocciano e sentire l’aria sul viso e scendere in me, dandomi vitalità e senso di benessere e pace.”
Mangiare in modo consapevole è una delle più complete, rigeneranti e piacevoli forme di meditazione.
Si può mangiare con consapevolezza ovunque e in qualsiasi momento e in ogni pasto della giornata, persino nella pausa pranzo fatta al bar sotto l’ufficio, in tutta fretta, oppure in un pasto impegnativo come quello odierno.
Non esiste un senso unico per farlo, ma sei o sette possibili approcci, che potremmo sforzarci di adottare, sia in forma singola, che plurima, anche se indubbiamente alcuni possono essere più semplici e applicabili da tutti noi, altri magari un po’ meno…
Sicuramente se non iniziamo non ce la faremo e non vinceremo la guerra contro le abitudini alimentari azzeranti.
Il primo passo è quello di entrare in contatto con la percezione della sazietà.
Devo sentire quando il corpo è sazio.
Quando ci sediamo davanti al nostro piatto pieno, prima di iniziare a mangiare, entriamo in contatto con la fame, con la sensazione ed il bisogno che ci pervadono.
Cosa sentiamo quando abbiamo fame?
E quando siamo a fine pasto??
A volte fatichiamo a prendere atto che abbiamo mangiato a sufficienza, perché sentiamo ancora attrazione per il cibo.
Per questo, durante il pasto ogni tanto, dovremmo fare caso a come cambia la nostra sensazione di fame, finché, a fine pasto, possiamo finalmente entrare in contatto col senso di sazietà che ora riusciamo a cogliere.
È diverso sentirsi affamati e sazi?
Sicuramente sì, ma dobbiamo accorgercene!!!
Per certi versi, a fine pasto, potremmo persino dire di essere, di sentirci, altre persone.
Mangiare responsabilmente per il Benessere di Tutti …
Il nostro modo di mangiare ha un impatto importante sulla salute della Terra e sul benessere di tutta l’umanità, incluso il nostro.
Siamo dei grossi consumatori di cibi prodotti in ogni angolo della Terra, con sistemi poco rispettosi del benessere generale; tutto viene accelerato, lavorato e trasportato in modo che sia facilmente e rapidamente disponibile, senza curarsi dei diritti che per “essere un buon cibo” non dovrebbero essere violati.
È stato stimato che gli allevamenti di animali producono più gas serra di tutto l’intero sistema dei trasporti che possediamo, quindi parlo di auto, aerei, treni e navi tutti, messi insieme.
L’inquinamento dovuto agli allevamenti intensivi è per questo un aspetto rilevante, da tenere in considerazione …
Il riscaldamento globale sta trasformando il clima, sciogliendo i ghiacciai, innalzando le temperature e causando altri conflitti …
Produciamo 5 volte il nostro fabbisogno, eppure tutta la parte a Sud del Mondo è parte del ciclo intensivo di produzione, ma soffre la fame …
Fumiamo moltissimo e beviamo di più ancora …
L’industria dell’alcool produce ogni anni molti più morti rispetto alle droghe.
Scelte attente e responsabili sono quindi un obbligo morale, per chi vuole essere la differenza …
Mangiare coinvolgendo i nostri sensi …
L’azione del mangiare non interessa solo la bocca ed il gusto.
Gli occhi, il naso, … dovremmo usare tutti i sensi nell’accostarci al cibo, gustando anche i profumi, gli odori, i suoni, i colori, la consistenza dei vari alimenti.
Gustare poi, masticando piano, ad occhi socchiusi, lasciando lavorare le papille gustative, con calma, Asp come fosse la prima volta…
Dovremmo veramente riscoprire il bello di mangiare, facendolo ritornare uno dei momenti più sereni della giornata.
Connettersi con l’Universo
Mangiare ci mette in contatto con l’Universo intero, perché ogni cibo contiene in sé tutti i moltissimi fattori che l’hanno reso possibile.
Ora quel cibo, tutti quei fattori, vengono a far parte di noi, della nostra persona, che se ne nutre …
Il passo successivo è poi: esprimere gratitudine
Mangiare ci dona la vita, è la cosa più importante che facciamo consapevolmente per noi, per questo. Esprimiamo allora gratitudine per il fatto di avere tutti i giorni del cibo a sufficienza per vivere al meglio, considerando che la storia ci insegna che non per tutti è così, quindi non dobbiamo e non possiamo darlo e ritenerlo come un fatto scontato.
E’ per questo che all’inizio di ogni pasto, io ricordo e riporto alla mente tutte le persone che hanno lavorato perché questo cibo arrivasse sulla mia tavola, con la loro “gentilezza non intenzionale“ e li ringrazio.
Sono felice e grato/a, perché ho cibo che Madre Terra ha prodotto, che gli Elementi hanno reso possibile, che altri uomini hanno contribuito a far nascere, creando poi una filiera …
E’ grazie anche a loro che sono vivo, siamo vivi e “partecipiamo all’oggi”.
Favorire la digestione
Come? Grazie alla masticazione consapevole.
Se quando mangiamo lo facciamo “con presenza”, cioè non pensiamo ad altro, non leggiamo, non ascoltiamo la radio, oppure guardiamo la pagina Facebook, o Whatsapp o la Televisione, possiamo fare attenzione alla masticazione, che è la prima fase della digestione, quindi molto importante per una digestione sana e soddisfacente.
La masticazione permette una migliore azione da parte degli enzimi digestivi.
Si dice che sia conveniente masticare un boccone dalle 20 alle 40 volte … Lo facciamo mai???
E’ sicuramente impegnativo ed è ovvio che il tempo per il pasto deve allungarsi un po’ e se pensiamo ai mordi e fuggi di chi tra noi lavora in ufficio o comunque in strutture con la mensa e la pausa minimale….
E’ vero, ma pensiamo anche alla salute …
Sforziamoci di vedere il legame diretto che c’è tra quello che mangiamo oggi e la sofferenza che potremmo provare in futuro a causa di un cattivo stato di salute, oltre al peso che tutto questo potrebbe comportare per i nostri familiari e per la società in cui viviamo.
È una questione di rispetto ed abitudine: poco cibo, in porzioni poco abbondanti, proveniente da una filiera breve, quindi di stagione, prodotto con rispetto, preparato in maniera semplice, “vissuto con amore” e condiviso …
Il Benessere nasce a tavola e prima ancora dal rispetto che nutriamo e adottiamo nei confronti di tutta la catena alimentare e dalla modalità con cui prepariamo, offriamo e consumiamo il cibo …
Felice giorno di rinascita, anche alimentare a TUTTI NOI!!!
Con Amore
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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