Responsabilmente Responsabile

La buona giornata odierna è legata alla parola che ho messo al centro del titolo, cioè la parola “Responsabilità”.
Credo che questo articolo la debba prendere seriamente in considerazione, perché è un termine divenuto il “baluardo” delle campagne attuali.

Si tratta sicuramente di un termine con una vibrazione forte, una sorta di energia che ci dà o ci toglie qualcosa, a seconda del nostro stato di Coscienza.
Visto che, personalmente, sono a favore dell’Evoluzione della specie animica e non della sua involuzione, oggi affronterò proprio l’aspetto che si cela dietro questa parola, una parola attualmente “tanto sventolata”, ma in realtà lentamente e inesorabilmente smantellata dall’educazione globale, collettiva,  cioè dei più, ma non di tutti.
Responsabilità, se ti fermi un attimo a riflettere, viene utilizzata in un’accezione che non ci sta per nulla sostenendo e aiutando, ma bensì “boicottando” o per meglio dire “usando”, perché usare è la parola adatta per il contesto odierno.

Si sta puntando molto sull’aspetto etimologico del “dare una risposta”, insito indubbiamente nell’origine latina di questa parola, ma visto che a volte l’origine latina, che amo, racchiude  diversi significati, prova a smembrare questa parola nelle sue tre componenti e allora ti accorgerai di quanto sia “importante” rispettare la “sua reale etimologia”, se vuoi rispettare “veramente” te stesso, esprimendo, con una scelta, quello che “pensi” realmente.
La parolina in questione, sto parlando della “responsabilità”, include e sottende l’abilità  di “pesare” una situazione, una persona, un contesto, per poi rispondere in maniera “abile”, vale a dire, secondo quello che Aristotele avrebbe detto  la “ libertà e il libero arbitrio” personali.
Ogni persona
, anche in ambito filosofico, e questa parola guarda caso era molto legata a tale ambito, come a quello politico, veniva ritenuta responsabile del suo operato, se questo avveniva in base ad una libera scelta e non per condizionamenti “necessitanti” dovuti a leggi fisiche, psichiche o socioeconomiche.  
Beh, oggi, possiamo veramente dire che questa parola è parecchio “violentata” nella sua natura, proprio per impedirci di esercitare la “libera scelta”.
Dove c’è pressione emotiva, dove si gioca sulla paura, dove si creano presupposti per impedire la “serenità decisionale”, quindi l’esercizio pieno del libero arbitrio personale, non c’è Responsabilità; essa non viene esercita né da parte del mittente, che vuole da te qualcosa, né da parte tua, cioè del ricevente, che vieni letteralmente spinto contro il muro, per essere indotto a dire di sì, in cambio della tua libertà di movimento.

E’ indubbiamente una condizione che richiama un vissuto infantile che magari avrai sperimentato, anche tu, come scolaro.
Quando?
Hai presente quando da bambini qualcuno ti appiccicava al muro perché voleva la tua merenda e tu alla fine gliela gettavi, pur di poterti staccare dal muro e allontanare?
Ecco, so che stai sorridendo, ma la situazione odierna è questa.
La libertà di oggi, mi rammenta anche l’immagine di quando ti trovi nella disperata condizione di dover far ingerire delle compressine al tuo gatto, e lui, a differenza del cane, in genere più arrendevole o abbindolabile, non vuole saperne di collaborare.
Ci parli, lo coccoli, lo blandisci e poi, quando finalmente, sembra propenso a farsi mettere la piccola compressa in bocca, ecco che, mentre tu cerchi di affondare il colpo, la sua risposta è una serrata, potente, delle labbra, uno sputo e la fuga.
Allora lo rincorri e poi arrivi a serrarlo in un angolo.
Ecco, è un’immagine che rende l’idea del come viene messa in atto la nostra risposta pubblica odierna, che si presume sia un semplice atto dovuto, da parte di un cittadino “responsabile” .
Il problema di fondo è che in pochi conoscono il vero valore di questa “parola”, anche perché non la “educhiamo” nei nostri figli, né dentro di noi, quindi scambiarla per altro è un attimo.
Parlo naturalmente di educare nel senso etimologico della parola, vale a dire non “tiriamo fuori dai bambini la tanto bramata responsabilità”, non consentiamo che la esercitino e quindi, come tutte le cose abbandonate in soffitta, ci si dimentica di averla e del suo immenso valore.
Come possiamo avere figli responsabili, vicini responsabili ed essere noi stessi, per primi, persone realmente responsabili, se evitiamo accuratamente tutto quello che ha attinenza con la “responsabilità”?
Prima di tutto a questo termine viene data una connotazione pesante, perché la responsabilità è legata alla scelta.

Scegliere, all’Uomo medio, non piace, perché significa rispondere e quindi trovarsi di fronte a delle conseguenze,  che derivano dai nostri comportamenti, dalle nostre azioni, dalle nostre stesse scelte.

In  realtà la responsabilità è un qualcosa di vivo, di vitale, è un impegno che ti prendi, volontariamente, prima che verso il mondo, verso te stesso.
E questo fa di te una persona e per persona intendo un’Anima, una presenza forte, viva e vitale.

Quando sei piccolo, ti viene insegnato  che devi essere un bravo bambino, ubbidiente, volenteroso, uno scolaro che a scuola va bene e nello sport primeggia.
E’ così che sai, che devi rispettare le regole in maniera magari “scaltra”, cioè a seconda dei contesti, ma tutto sommato ti viene raccomandato e chiesto di non essere una “persona irresponsabile”.

Tu devi compiacere i genitori, i nonni, gli insegnanti, il prete,  ..insomma devi fare o non fare una cosa per gli altri e non ti viene mai fatta cogliere l’importanza e il valore che, esercitando la responsabilità, tu fai qualcosa che dovrebbe assecondare chi sei e quello che ami.
La responsabilità diventa allora una “parola pesante”, una specie di zaino militare, pesantissimo, che va aumentando il suo peso specifico, di anno in anno.

Mi viene in mente il valore del nome proprio “Renato”.
Renato è un nome forte, perché significa “nato Re”.
Ogni Uomo nasce re, perché parte di una scintilla divina, ma non viene “educato” ad esserlo, cioè ad esercitare la sua azione sovrana, “sopra il suo regno”.
Sei “responsabile” quando ti assumi le conseguenze dei tuoi gesti e sei consapevole di tutto quello che ti accade.
Ma come puoi esserlo, quando vivi in una società dove vieni educato che tutto ciò che sperimenti,  “dipende” dal fuori di te?
Si tratta allora di partire da un’altra prospettiva, una prospettiva che non viene contemplata, perché creerebbe una società più libera, più creativa, più a misura d’Uomo, più … “responsabile” e quindi meno “strumentalizzabile”.
Allora la pubblicità non avrebbe tutto questo potere e nemmeno la politica o l’economia.

Ora è tempo di cogliere questi aspetti “vitali” e di decidere di essere e sentirti il Re, il creatore della TUA Vita e di conseguenza il creatore delle tue azioni, delle tue scelte, delle diverse situazioni che, guarda caso capitano, perché c’è il tuo zampino, non quello di qualcuno là, fuori di te.

Questo significa che sia dentro che fuori di Te, tutto si sconvolge improvvisamente e ti ritrovi a prendere su di te, cioè ad “assumerti”, – come sono belle le parole- la responsabilità di tutto, sia nella buona che nella cattiva sorte.

Oggi siamo trascinati, braccati nell’angolo come il gatto, in balia delle decisioni prese dagli altri, perché siamo stati abituati così, ma cambiare è sempre possibile.

Diventare Re ti rende Unico. Ti restituisce la tua Essenza, ti rende l’Anima che sei.

Tu sei, secondo la logica corrente, pura fisicità, cioè in pratica, una sorta di scatola che deve cercare di resistere il più a lungo possibile, perché quando si danneggerà, verrà gettata e di lei non resterà più nulla.
Per questo lotti per la tua immortalità e allontani terrorizzato la parola morte, perché lei coincide con la tua “fine” come scatola.
E i cioccolatini dentro?
Beh, quelli te li hanno fatti scordare alle origini, così non facevi indigestione!
In realtà dentro questa scatola fisica, c’è esattamente quello che vai cercando da secoli: l’immortalità e proprio per questo tu hai un valore Unico e devi riconoscertelo, diventando Re di te stesso.
Dovremmo un po’ tutti, rimboccarci le maniche e sforzarci di ricordare che “siamo dei creatori”, come nostro Padre e tutto quello che ci accade siamo noi a volerlo.
Rientrare in possesso di Sé, ti permette di cambiare il corso della tua storia e quindi anche di chi ti circonda.
Significa che dall’istante in cui diventi te stesso, sei finalmente Tu, una persona presente, unica, diversa, più consapevole, cioè un Re.

Tutto cambia.
Non sei strumentalizzabile e non vivi in balia degli eventi.

 Ti parrà strano , ma da preciso istante in cui diverrai il tuo “solo Re”, ti capiteranno solo le cose che vuoi veramente e la smetterai di essere “un dipendente” e di elargire potere al “resto del mondo”.
Sei nella tua “responsabilità totale” e il rischio scende a zero, perché sei tu che fai, disfi e brighi, non gli altri che non sai mai come gestire.
Ognuno di noi, è tempo, deve riprendersi al massimo la sua responsabilità, ma non per fare quello che gli viene fatto credere sia il “suo bene”, da gatto stretto nell’angolo, o da bambino schiacciato contro il muro, per avere la sua merenda, perché ora sei veramente in grado di fare della tua Vita solo quello che vuoi.
Così hai nuovi obiettivi.
E svolti.
Sei “capitano della tua Anima”, come si ripeteva Nelson Mandela in prigionia.
Ho visto una pubblicazione molto bella e la voglio riportare come sorta di storia, per concludere la riflessione odierna, perché in realtà si tratta di una storia “educativa”.
In quello che è accaduto, possiamo vedere emergere da un lato il senso di “responsabilità” animica, che guarda caso ha per protagonista un ragazzo, e dall’altro la mentalità corrente, offerta dalla figura materna, una mentalità che combatte l’assunzione delle proprie responsabilità.
Non si cresce nella capacità individuale di saper scegliere, se tutto ciò che ha attinenza con il dolore, la malattia, la prova, e non solo, viene spostato e allontanato da sé.
La responsabilità è fondamentalmente “scegliere”.
Un campione si allena, altrimenti non è tale.
Ecco la storia.
Un ragazzo e una ragazza, durante la scuola media, si innamorano .
Nasce una storia, ma di lì a poco alla ragazzina viene diagnosticato un cancro.
Il ragazzo sceglie “responsabilmente” di starle accanto e di accompagnarla, non fino a quando potrà, ma fino a quando si concluderà la vita fisica della ragazza, visto che le prospettive non sono purtroppo favorevoli.
Per 4 anni, se ben ricordo, ogni giorno le sta vicino, facendo i compiti con lei, fino a quando lei può in qualche modo ancora studiare e poi, durante gli ultimi mesi, in ospedale, dove si reca ogni sera, per dormire abbracciato a lei.
I medici e il personale lo conoscono e lasciano che le stia accanto.
Un giorno, viene data la notizia che la fine della ragazzina amata è ormai prossima.
La madre del ragazzo, informata, gli vieta tassativamente di andare in ospedale, perché “vedere morire una persona” non è bello.
Il ragazzo elude la sorveglianza e va ancora dalla ragazza e ci va per ben 2 notti, dopo il veto materno, cioè fino a quando, intorno alle quattro della seconda notte, la ragazza spira, stringendogli le mani e ringraziandolo per tutto.
Il ragazzo rientra e a casa e trova la madre ad attenderlo.
La madre non lo accoglie con il dovuto rispetto di ha vissuto qualcosa di “grande”, ma gli si avventa contro, reputandolo doppiamente irresponsabile.
A suo dire,ha fatto una cosa disdicevole, assistendo una coetanea terminale e poi perché ha contravvenuto le sue disposizioni genitoriali.
L’idea che abbiamo di responsabilità è parecchio distorta, non trovi?

Ci sono vari punti di vista, da cui osservare questo episodio reale, io lo osservo da quello dell’Anima.
Quel ragazzo è stato un vero sacerdote, cioè ha officiato con il suo Amore la “sacralità” del momento di passaggio di un’Anima, da una forma di vita terrena ad un’altra.
Ha vissuto emozioni e sensazioni indubbiamente forti, ma le ha gestite con amorevolezza, secondo le sue capacità, forte dell’unione presente con l’Alto, con Dio, con gli Angeli preposti e gli Ascesi, che non avranno sicuramente abbandonato un ragazzo così “forte”.
Noi ci dimentichiamo “costantemente” dell’esistenza di Dio, e viviamo come fossimo “Pollicini”,  sperduti nel bosco, come “figli di nessuno”, avrebbe aggiunto la mia bisnonna.
Quel ragazzo, in realtà, ha reso “sacro” e carico d’Amore un momento così animicamente importante, come quello del “trapasso”, sapendo vivere e gestire al meglio le emozioni che sperimentava e rimanendo volontariamente accanto alla ragazza amata, che si è addormentata, supportata, tra le sue braccia.
“Lo sapevo che ci saresti stato, per tenermi le mani, ne ero certa. Ti Amo” sono state le ultime parole della ragazza, prima della sua “rinascita”.
Un capitano che è disposto a far parte della sua nave, con ogni vento e situazione metereologica avversa, e che non scende assolutamente, abbandonando l’equipaggio al suo destino, comanda una nave unica e veramente “inaffondabile”.

Buona giornata di Responsabilità!
Om Shanti da Ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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4 commenti

  1. Mariano Francesco

    Buongiorno carissima ti…
    Questo è come tutti i tuoi articoli molto molto interessante veicolato a dare un vero significato alla parola “responsabilità” che come giustamente anticipato e come per altri concetti che devono avere una reale e degna spiegazione…di cosa comportano e la loro vibrazioni reali nelle nostre vite.
    Molto sinceramente ho sempre percepito come pesantezza la parola responsabilità soprattutto quando ero giovane…diciamo pure adolescente che non mi sembra giusto cavalcare questo termine così importante nel suo significato reale.
    Spero che molte persone abbiano a leggere questo articolo io lo condivido come sempre e ti ringrazio di cuore carissima ti sono lezioni di saggezza gratuita.
    Un abbraccio grande di Luce ti voglio bene carissima ti ❤️✨che Luce sia per tutti pace e bene.

    • *** ti degli Arcangeli

      Ciao! Sì, la pesantezza è presente nel nostro “collettivo” e ricade, attraverso l’educazione, sul vissuto poi del singolo, che percepisce la “responsabilità” come un qualcosa di “insopportabile”.
      Ci sono in essere tanti meravigliosi cambiamenti e quindi … via! Diffondiamo la Luce, mostrando la Vita da altri punti di vista, quelli dell’Anima. Grazie per il tuo supporto e per la diffusione delle verità di Dio, così a lungo seppellite.
      Om Shanti!

  2. Moira Canton

    Carissima ti e bello leggerti.
    Ci ricordi si che siamo scatole vaganti ma I cioccolatini sono piu importanti!!! Mi hai risvegliato di piu il senso di responsabilita sacrale che ognuno di noi ha.
    Con immenso affetto
    Un abbraccio di Luce
    Moira❤❤❤

    • *** ti degli Arcangeli

      Grazie Moira per il riscontro…
      Om Shanti!
      Ps: e che cioccolatini…. 🙂

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