
Rielaborare un lutto, sia che si tratti di una reale “scomparsa” fisica, sia che si tratti di un abbandono o della fine di qualcosa, che aveva un certo peso nella nostra vita e nel suo scandirsi, è laborioso.
Questa fatica fa parte della Terza Dimensione, una dimensione dove tutto è stato “stra_volto”, cioè girato e rigirato in modo che il suo reale aspetto ci sfugga e ci risulti impossibile da leggere, da notare, e da vivere, secondo la visione Divina, Cristica, originaria.
L’Uomo teme la morte e la vuole scongiurare il più a lungo possibile, proprio come teme e vuole allontanare da sé, qualsiasi altra forma di “lutto”.
Per questo, qualunque azione e situazione te la “rammenti” in qualche modo, ti risultano sgradite e gradevoli, proprio come la morte stessa.
Estraniarti da lei, ti ha fatto perdere anche il valore della vita e ti ha allontanato da te stesso, perché tu sei vita e al contempo sei morte.
Una parte di Te è divina, eterna, immortale, mentre l’altra, la sua scatola, è deteriorabile.
Rinnegare la morte è stato il diversivo introdotto per farti abbandonare questa sorta di scuola animica, della terza dimensione, questo gioco a volte divertente, altre volte faticoso, a cui tu avevi scelto di partecipare e le cui regole ti sono state cambiate sotto il naso e rese più pericolose del dovuto.
Un burattinaio e i suoi fedelissimi, che avevano scelto un ruolo fuori dalla Luce e dalle sue dinamiche, hanno iniziato a deteriore tutto e a sconvolgere il normale procedere del gioco stesso.
Tutto è stato fatto, con dovizia, per la loro sopravvivenza e per le loro brame di potere.
E’ così che la morte, un passaggio obbligato, come la nascita, è diventata nel campo esperienziale denso, una sorta di tabù e di momento da espellere il più a lungo possibile, dal tuo campo esperienziale.
Mi piace moltissimo la frase di Elisabeth Kubler Ross, forse perché mi risuona.
Dice così:
” Le persone più belle che abbiamo conosciuto sono quelle che hanno conosciuto la sconfitta, la sofferenza, lo sforzo, la perdita e hanno trovato la loro via per uscire dal buio. Queste persone hanno una stima, una sensibilità, e una comprensione della vita che le riempie di compassione, gentilezza e un interesse di profondo amore.
Le persone belle non capitano semplicemente; si sono formate”.
Già, tu prendi “forma” sulla tua pelle e questo ti rende il miglior Coach possibile, perché sai, hai vissuto e preso parte, quindi hai acquisito quella “forma_ azione” che ti riallaccia al Divino e al tuo potere creativo, avuto in dono la Lui.
Diventi una sorta di boy scout, capace di sopravvivere con qualunque tempo e in qualunque radura ti venga a trovare.
Ma chi è Elisabeth Kubler-Ross?
Credo di avertene già parlato in qualche altro articolo, ma oggi riprendo la sua presentazione, perché in questi mesi a venire, ci saranno molti compagni di viaggio da salutare, in un modo o nell’altro, quindi è giunto il momento che la “morte” la si prenda in considerazione e la si rivisiti in maniera creativa, senza tutte quelle paure con cui hanno cercato di rendertela “antipatica” e da sfuggire.
Già il giochetto del burattinaio è andato a buon fine, perché ha giocato su più fronti e così, piano piano, dopo averti allontanato dalla tua vera natura, dal tuo Potere Cristico, ti ha fatto sentire e vivere come una creatura fragile, dipendente da fatti ed eventi incontrollati e incontrollabili, quali la malattia e la morte, proprio come se tu fossi “pura materia”.
L’Anima e il Cuore sono stati fatti depositare negli scantinati più bui e reconditi della tua esistenza e poi ha dato inizio alla festa.
La morte è stata allora vista e dichiarata come l’unica perfida nemica, capace di “privarti di te”, del tuo corpo fisico, quello che lei si divora, quel corpo in cui tu ti identifichi, anche se così non è.
Tu sei allora un immortale, alla ricerca perenne della tua “immortalità”, che sei inconsapevole di essere e quindi vai ricercando sempre più.
E perché parlare di Elisabeth Kübler-Ross in questo articolo, dedicato alla morte?
La cito perché quest’Anima ha viaggiato parecchio e in una delle sue incarnazioni, ha studiato e osservato in modo sistematico parecchie altre che ha incontrato, e che la Vita metteva o aveva messo, in diversi modi, a contatto con tutti quei meccanismi psicologici, che scattano nell’elaborazione di un lutto.
Tanta carne al fuoco!
Prima di tutto era una psichiatra svizzera che, attorno agli anni ‘70 definì un suo “modello”, fatto di cinque fasi” per elaborare un lutto.
Ancora oggi si parla di lei e si utilizza questo suo lavoro, per sostenere e per aiutare sia le Anime incarnate, che sperimentano una malattia terminale, che i loro congiunti.
E’ stato, il suo, un lavoro importante, durato molti anni, anni durante i quali ha intervistato persone ammalate, parenti e amici.
Sono interviste “costruttive”, dal mio punto di vista, che fanno benne all’Anima, se lette con la dovuta attenzione, perché ci avvicinano anche al Dolore, un altro nemico del mondo di terza dimensione.
“La morte e il morire”, è quindi il titolo di questo suo lavoro.
Quello che lei affronta e nota in merito alla malattia, in realtà compare e accompagna qualunque lutto tu ti trovi ad affrontare.
Una morte prematura.
Una morte annunciata.
Un fallimento affettivo.
Un abbandono.
Qualunque evento ti tolga da una zona di comfort e ti sottragga a una relazione o a un aspetto, noto e costante, della tua vita, chiede una rielaborazione, una rielaborazione simile a quella di un lutto, perché il lutto è la “mancanza” di qualcuno e di qualcosa.
Secondo la sua teoria, ogni individuo, di fronte alla morte, che si tratti della propria o di quella di un caro, attraversa 5 fasi, di solito ben distinte e pressanti.
Questi 5 passaggi sono come stanze nelle quali Tu devi per forza entrare, per elaborare il lutto che hai in corso, in vista di una probabile separazione, dovuta a una partenza e quindi a un venir meno, un mancare.
Per la Kübler-Ross, queste fasi variano, da soggetto a soggetto, quindi c’è chi le presenta tutte e ben allineate e chi, come sempre, ne vive alcune e magari in un ordine personale, fuori dallo schema, che potremmo essere indotti a credere canonico, mentre è soggettivo, come tutto.
Ogni Anima, sebbene la narrativa del burattinaio sostenga il contrario, è Unica e irripetibile, quindi ogni lutto, sia come modalità, che intensità, cambia da un individuo ad un altro.
Ci possono essere casi, ben precisi, in cui un Uomo si trova in una zona di transizione e quindi viva comportamenti e pensieri di tutte e due le fasi, insieme.
Meglio? Peggio? Dipende dall’Anima.
Dalla sua forza, dalla sua evoluzione.
Vediamo quindi quali sono queste fasi e come si caratterizzano.
● Negazione
Per molti è spesso il punto di partenza.
Ti dicono e tu “rigetti” la realtà, la rifiuti, ritieni impossibile che vi sia la malattia, o che qualcosa stia o sia accaduto per toglierti qualcuno o qualcosa.
Provi pensieri a volte assurdi e antitetici e arrivi a supporre che la diagnosi sia inesatta, che sia di qualcun altro e non tua.
Poi, inizi a supporre che la sventura ti tenga sotto tiro e ti chiedi perché sia capitato proprio a te.
Probabilmente, fai fatica ad affrontare la situazione nella sua interezza e immediatamente, quindi reagisci o così o cosà, oppure nella successione vista sopra.
Ti proteggi, metti le braccia sopra il volto e impedisci agli occhi di vedere, perché l’ansia della morte, è forte, fortissima, e quindi rispondi così.
Questo è uno degli aspetti su cui si è giocato anche di recente.
Creare ansia per spingere a certi comportamenti.
● Rabbia
La Rabbia in genere è, o può essere, lo stadio successivo.
Ok, le cose stanno andando così e tu vorresti bruciare il mondo, perché si accanisce e ti rompe le scatole e così, in te ora, si manifestano emozioni molto forti, a volte ingestibili, come la rabbia, la paura e ogni tanto, magari a fasi alterne, la disperazione.
Queste emozioni le scarichi tutte fuori e quindi te la prendi con chiunque ti capiti a tiro, non importa se si tratti del tuo medico curante, oppure di un familiare, o di uno specialista, che sembra averti a cuore, oppure del personale infermieristico o paramedico: scagli fulmini e saette su tutto e tutti.
Anche Dio, in questa fase, riceve la sua parte.
L’aggressività si esterna in due maniere: lotta e chiusura, oppure pianto e ricerca di appoggio e aiuti in tutti i modi possibili.
● Poi ci dovrebbe essere il Patteggiamento.
Durante questa fase, scatta una sorta di “do ut des“.
Pare si tratti di un tentativo di riprendere in mano la situazione:
“se faccio questo, allora starò meglio” o, al contrario, “se starò meglio, allora farò questo”.
Ci si danno comunque delle scadenze viste come positive, quindi di “buon auspicio”.
Forse vuoi riparare il riparabile.
● Poi ti scontri con l’evolversi della malattia, delle terapie, del mentre e allora scatta la Depressione.
Accogli la presenza della malattia, inizi a renderti consapevole che c’è e così cadi nello sconforto, e hai un umore instabile.
Quello che pesa e che alimenta questa fase è in genere il bilancio della propria vita o del rapporto con chi sta male o ci ha lasciato, o sta per lasciarci, sta per concludersi.
La depressione può essere reattiva o preparatoria.
Nel primo caso prendi più coscienza di te stesso, di ciò che vuoi, desideri e puoi ancora fare, delle relazioni che hai e di quelle andate, che si sono perse.
Nel secondo caso, invece, ti butti sul futuro e prendi in considerazione quello che hai perso e che mai potrà tornare, e quello che ti accadrà in futuro.
● Ora è il tempo dell’Accettazione
Hai elaborato, ora sei perfettamente al corrente “dentro” di te, in merito a cosa stai vivendo e scegli, giungi, attivi un comportamento più equilibrato, rispetto alla propria malattia o a quella del proprio caro o a un vuoto, una sorta di mancanza, di buco, di altro, rispetto alla routine.
È una fase delicata anche questa, perché si tratta di riorganizzare e devi lavorarci sopra, come per tutto.
Questo modello della psichiatra, ha rivoluzionato il modo di vedere e di pensare alla malattia, alla morte e a chi ne viene colpito in un modo o nell’altro da un lutto.
E’ opinabile e carico di punti deboli, secondo la narrativa imperante, ma se ci pensi queste dinamiche, bene o male, ci sono e sono spesso, sotto gli occhi di tutti.
Ci sono Anime che ancora parlano di lavori, di amori, di storie, di relazioni, di amanti, di trasferimenti e di tanto altro, avvenuti un sacco di anni fa, come fossero appena successi.
Un lutto è qualcosa che spaventa, che ferisce, che ti ferma il respiro.
E’ fare i conti con una signora che nessuno vorrebbe in casa, perché porta con sé dolore e tanto altro.
E’ un incontro “ravvicinato” che nessuno ti ha mostrato come vivere, soprattutto perché nessuno si è premurato di ricordarti che sei Figlio di Dio, che sei uguale a lui, che hai un enorme potere e che la malattia è solo la manifestazione di uno squilibrio che parte dall’Anima e arriva al corpo, non viceversa.
Nessuno ti ha spiegato che questa è una scuola dove tu sei venuto come “allievo modello”, con uno zaino super fornito.
Al contrario ti hanno detto e fatto credere che Tu sei un corpo, un corpo che deve mantenersi sano, per contare.
Sei stato indotto a prenderti cura di lui e a ricercarne la perfezione, secondo canoni esterni, proposti in mille modi, e sei stato attivato per essere e comportarti come fossi semplice materia nella materia, deteriorabile.
Raggiunto un traguardo ti hanno insegnato a mantenerlo a denti stretti, quindi a non espanderti, a perdere il tuo potere decisionale, la tua creatività, e come metterti in gioco, per “Essere e godere della vita”.
Così, Tu non hai capito che cos’è in realtà la morte e quindi “muori” ogni volta che entra in gioco qualcosa o qualcuno che ti faccia pensare a lei, che in qualche modo te la ravvisi.
E così non vivi e non sai morire e parti e lasci nel dolore, con le unghie insanguinate, tutto e tutti.
Vita e morte sono parte di un tutto, se neghi l’una, lo fai anche con l’altra e nel mezzo resta solo il dolore, la sofferenza e queste 5 fasi.
Mi vengono in mente le Preghiere di Steiner dedicate alla vita.
Ce n’è una in particolare, tratta da “Preghiere per madri e per bambini”.
Questa Preghiera viene spesso proposta nelle sue scuole o offerta come valido supporto alle famiglie, per un buon contatto serale, dei genitori ed i figli, con Dio.
In essa ribadisce cogliamo che nessuno può prendersi sulle spalle il peso della fatica di un altro, perché è e sarebbe sbagliato per entrambi.
Importante invece, soprattutto in certi momenti, è camminare vicino all’altro, per farle cogliere che non è solo, che tu ci sei e gli doni tempo, una lacrima se serve, pensieri ed energie.
Le energie non sono solo quelle fisiche, ma soprattutto quelle mentali.
Tiziana Mattera, dice in merito a questo:
“Comunichiamo attraverso campi d’energia che ci collegano gli uni agli altri.
Secondo la consapevolezza che abbiamo sviluppato, il nostro campo si allarga a comprendere la vibrazione di coscienza di altre specie, di altre realtà, di nuove verità.”
Ogni nostro pensiero fatto in Amore, con consapevolezza e desiderio vero di aiuto e supporto, ci collega e ci mette in collegamento, proprio da un punto di vista energetico.
Questo è magia cristica, è un modo importante e straordinario per sentirci nell’unità, quell’unità di relazione che parte e arriva all’Anima e di cui abbiamo spesso perso traccia, immersi nell’ignoranza di terza dimensione.
Siamo svaporati, ma possiamo recuperare!
Questa Preghiera, da recitare per un’Anima che ti è cara, e che sai stia faticando, è capace di fare molto.
Cosa e come puoi fare, perché crei un’Energia positiva e di sostegno?
Scegli un momento della giornata in cui puoi stare sereno e ritagliarti un momento per questa connessione.
La tua casa, ma anche un luogo in natura, appartato e tranquillo, possono essere l’alcova utile per pregare.
Puoi fare la scelta di pregare da solo, oppure insieme a qualcuno che vibra sulle tue stesse frequenze.
Mettiti o mettetevi in ascolto di voi stessi e rivolgete un pensiero, immaginate il vostro destinatario, poi leggete questa intensa Preghiera dell’Anima.
“Fluisca in te la Luce che ti può afferrare.
Accompagno i suoi raggi col calore del mio Amore.
Con i pensieri più gioiosi del mio pensare
io penso ai moti del tuo Cuore.
Che essi ti rafforzino,
che ti portino,
che ti illuminino.
Davanti ai passi della tua vita
vorrei raccogliere i miei pensieri gioiosi,
che essi si uniscano alla tua volontà di vita,
ed essa si ritrovi con forza in tutto il mondo,
sempre di più attraverso se stessa.”
Le Preghiere di Steiner, sono stati definiti come dei veri e propri mantra e sono utili e capaci d’influenzare il nostro modo di vivere.
Tra queste preghiere ne esiste un’altra molto significativa e profonda chiamata “preghiera di devozione“.
E’ un inno ad abbracciare la vita e quello che ci riserva e voglio offrirti anche questa, che troverai diversa dalla precedente, ma ugualmente creativa.
Va letta sempre, con l’attenzione del cuore, perché crea una sorta di dialogo interiore che ci eleva e ci conduce proprio là, dove in questo momento siamo tutti chiamati ad andare.
“Ciò che verrà, ciò che anche la prossima ora, il prossimo giorno mi potranno portare incontro, sebbene mi sia del tutto sconosciuto, non lo posso cambiare mediante alcuna paura o timore. Io l’attendo con il più profondo silenzio dell’anima, con la più assoluta calma del mare del sentire. Colui che può andare incontro al futuro con tale calma, e tuttavia non lasciar venir meno in alcun modo la sua energia, la sua forza d’azione, in costui le forze dell’anima possono svilupparsi nel modo più intenso e nella forma più libera.
È come se davanti all’anima cadessero al contempo impedimenti su impedimenti, quando essa viene compenetrata sempre più da quell’atmosfera di dedizione di fronte agli eventi che fluiscono dal futuro.
La nostra evoluzione viene ostacolata dalla paura e dal timore perché noi, attraverso le onde della paura e del timore, respingiamo quello che il futuro vuole far entrare nella nostra anima.
La dedizione a ciò che viene chiamata “saggezza divina” presente negli eventi, la sicurezza che ciò che verrà deve essere e che, in qualche direzione, darà frutti fecondi, l’evocazione di tale atmosfera nelle parole, nei sentimenti e nelle idee: questo è lo stato d’animo della preghiera di devozione.
Nella nostra epoca è veramente necessario imparare a saper vivere con vera FIDUCIA senza alcuna preventiva rassicurazione esistenziale, con la fiducia nell’aiuto sempre presente del mondo Spirituale.
In verità, affinché oggi il coraggio non venga meno, non resta che “divenire sovrani” nella nostra volontà con la giusta disciplina e cercare il risveglio interiore ogni mattina e ogni sera.”
Da “Preghiera di devozione. Dalla conferenza “L’intima natura della preghiera”, di Rudolf Steiner, a Berlino, 17-02-1910
Om Shanti a tutti, con un dolce abbraccio
Ti degli Arcangeli.
Se fossi interessato al libro di Preghiere, dal titolo: “Preghiera per madri e per bambini”, di Rudolf Steiner, clicca qui.
Grazie!💙
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Grazie dolce Anima Ti è un messaggio molto importante quello che riporti ti sono molto grato 🙏💞
Un abbraccio grande fraterno di Luce 🙏🌈💙🧡💚🤍💛❤️💜
Grazie Ti, grazie infinite! È un argomento che mi sta molto molto a Cuore.
Bellissime e sentite le parole delle Grandi Anime che ci hai presentato.
Grazie grazie grazie immensamente grazie Ti!!!
Onorata
Un grande abbraccio con affetto❤✨🙏🏻
Diciamo, Francesco, che è un qualcosa che mi risuona parecchio; so che molte Anime partiranno e lo sento come un bisogno, un grande bisogno, perché Vita e morte sono accomunate, se rifiuti l’una, neghi anche l’altra.
E questo è un altro “giochetto” fatto proprio per farci sconnettere anche dal vedere la morte come un qualcosa di Sacro e più importante della nascita stessa, sotto un certo aspetto, perché è “tornare a casa”, è Pollicino che dice al babbo:”Tho babbo, eccomi qua!!!”
Scherzi a parte è un argomento che anche la religione ha devastato e purtroppo, con consapevolezza ed intenzione. Ahimé!!!
Om Shanti!!!!
Stupendo e sentito questo bellissimo articolo!
Grazie grazie grazie vita mia per avermi fatto conoscere il dolore e la rinascita e attraverso due esperienze molto dolorose dei miei trapianti di fegato e rene ringrazio infinitamente i miei due angeli, che mi hanno permesso di vivere gioire e riconoscermi come mamma donna anima in cammino.
Io ora non ho paura della morte perché l ho sperimentata sono infinitamente grata di onorare tutta l essenza la gioia che provo ora.
Che Dio ci benedica tutti e ci consoli sempre
In Shanti🙏🙏🙏♥️♥️♥️☀️☀️☀️
Sì Moira!
Lo step che hai fatto è grande e quello che oggi Sei, lo devi anche a quei momenti…
Molti avrebbero pianto e si sarebbero arresi. Tu hai trovato nella fatica la possibilità di mostrare al mondo la ricchezza che hai dentro, la forza di rialzarti e la gioia di parlarne e di Essere.
Con un abbraccio dolce
Om Shanti!!!