
L’ empatia è un aspetto relazionale, vitale, per creare sia il benessere soggettivo, personale, che quello altrui.
Attualmente è sicuramente una delle tante parole maggiormente “ricercate” nei motori di ricerca e, vi garantisco, abbastanza abusata, anche all’interno delle scuole, e ne parlo con consapevolezza.
Il problema è che viaggiamo per mode, ma non sappiamo realmente riempire queste “belle parole” di significato e di vera forza creativa.
“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, avrebbe detto la mia dolce e taciturna bisnonna, c’entrando perfettamente il nocciolo di questo mio discorso odierno.
Da alcuni mesi, soprattutto dal grande momento del Lockdown sono una sostenitrice dell’importanza di una presa in carico e di un lavoro serio sull’intelligenza emotiva dei nostri ragazzi, nati a mio dire interiormente ricchi e sufficientemente perfetti, come fossero una sorta di “Figura Geometrica perfetta” e poi lentamente ridotti, a delle forme disarmoniche e insignificanti, attraverso le nostre modalità educative, i nostri schemi, i pregiudizi atavici e i numerosissimi preconcetti dati loro in eredità, oltre che imposti.
All’interno di questa mia visione della nostra Vita odierna, c’è naturalmente forte la presenza dell’empatia, ma non purtroppo intesa come viene posseduta e manipolata dai più, ma intesa come un Bene prezioso dell’Anima, un qualcosa che parte dal nostro profondo e che tu puoi, con i tuoi vissuti, le tue scelte, le intrusioni educative, spegnere, riaccendere, intensificare o zittire per sempre, proprio a seconda di quanto saprai difenderti dal contesto circostante, almeno quello che ha fatto storia fino ai giorni nostri.
Per un piccolo oggi è faticosissimo conservare la sua identità più pura.
Lì dentro, stanno abilità uniche, e sovente inespresse, che magari se ne andranno con lui, al termine di una lunga esistenza, senza aver trovato il modo di esternarsi.
Pensa alla tua esperienza.
E’ bastato magari uno sguardo di tua madre, un commento da parte di un’insegnante e tutte le tue abilità, da cui scaturivano tanti bei sogni, le hai ricacciate indietro, le hai zittite per sempre.
E’ così che esse, non solo non hanno potuto dirti che “c’erano”, ma non hanno nemmeno potuto apportare alla tua Vita svolte e cambiamenti utili e indispensabili per farti “essere” e renderti simile a un fuoco, un fuoco capace di divampare e accendere altre anime, altre persone, che ti attendevano.
Ma torniamo all’empatia.
Che cos’è?
A cosa serve?
Come si manifesta?
La Manifestazione dell’Empatia
Partiamo dal come si manifesta, perché è proprio “visualizzandola”, che tu ne cogli l’aspetto e comprendi a cosa ti serva.
Quando in classe affronto questo argomento, di solito invito i miei alunni a pensare a un bambino molto piccolo, un bimbetto di circa 18 mesi, avvolto nel suo mega pannolone, e molto impegnato a reggersi sulle gambette e a esplorare il mondo.
A quell’età è ancora “abbastanza” puro e immediato nelle sue reazioni.
L’adulto non ha ancora fatto tutta quella serie di danni che comprometteranno la sua felicità e il suo “stare bene ed esserci”.
Mentre esplora il mondo intorno, succede qualcosa: un altro bambino, anche di vari anni più grande, per un motivo personale si mette a piangere.
La reazione, anche quando è di spalle, da parte del piccolo è comunque significativa.
Si ferma e tutto il suo corpo entra in una sorta di tensione e di ascolto.
Tutto dura pochi istanti, ma sono intensissimi.
I suoi sistemi si “connettono” all’altro bambino, che appare in affaticamento emotivo, e lo “sentono”, si pongono sulle stesse frequenze.
La sua risposta, a differenza di quella adulta, scatta dopo quei minuti indispensabili, passati ad ascoltare ed osservare le reazioni del mondo “adulto” circostante.
E’ allora che il bimbo si gira, se non lo aveva ancora fatto, e parte in direzione dell’Anima affaticata che ha di fronte e la soccorre.
Come?
In genere non dice una parola, ma lo accarezza come sa fare, lo bacia, anche maldestramente o gli offre il suo adorato ciuccio, il biberon o un biscotto, insomma qualcosa a cui tiene, e che, in quel preciso istante, ha a disposizione.
Non prova fastidio.
Non è irritato.
Non fugge e non parla, ma agisce in maniera “sinergica”, creativa, per sostenere e aiutare.
E’ in piena situazione “empatica”.
Si sta esprimendo e sta bene a vedere che l’altro a poco a poco si sintonizza sulle frequenze del “calmati, ci sono io, non sei solo!” o forse di chissà quale altro messaggio “di cui solo le Anime” sono consapevoli.
Naturalmente questa mia spiegazione lascia sempre un tantino sorpresi i colleghi, se siamo in compresenza, perché noi adulti, siamo soliti credere e vedere i nostri cuccioli d’Uomo, dopo la nascita, come creature sprovvedute, estremamente povere, quasi fossimo come dei vasi vuoti, che attendono solo di essere colmati per bene da tutti coloro che si affacceranno nella nostra vita, lungo il nostro cammino.
E’ così che non pensiamo di poter far uscire nulla da quella sorta di Otre Preziosissima, che abbiamo di fronte, ma semmai ci apprestiamo a colmarla, a stiparla fino all’inverosimile con tutto quello che noi reputiamo utile, necessario e indispensabile.
Creando un caos inimmaginabile.
Mi dispiace, ma questo è quello che da tempo visualizzo e constato, soprattutto in ambito lavorativo, ed è ciò che sto cercando, faticosamente di evitare, ma lavorare per smantellare un sistema consolidato dall’interno è un’impresa tantalica.
Ecco perché oggi sostengo e credo nel potere di una “nuova scuola” che non può nascere però da un “rimaneggiamento della vecchia”, quasi come fosse un edificio da ristrutturare; un tempo forse, qualche anno fa, ancora lo speravo, ma oggi, consapevole dei cambiamenti interiori in essere e in atto in ciascuno di noi, sono fermamente convinta che sia giunto il tempo di spostarsi e di creare qualcosa di nuovo, su un terreno “nuovo”.
Per questo avrei voluto nei mesi scorsi, aprire un Nuovo Blog, dedicato alla crescita empatica dei genitori, perché sono convinta che la scuola e la famiglia debbano, oggi più che mai, lavorare coesi per gettare nuovi pilastri portanti.
Oggi, sono ancora più felice, perché, come prime letture di giornata, mi sono capitate sotto gli occhi, la presentazione di una delle Scuole Libere, che stanno nascendo, gestite dalle famiglie, che ritirano i figli dalla Scuola ordinaria, per crearne una “nuova” e un articolo, dedicato all’Empatia, che cita niente meno che un episodio personale, divulgato da una psichiatra americana, Helen Riess, psichiatra alla Harvard Medical School e direttrice dell’Empathy and Relational Science Program del Massachusetts General Hospital, che racconta un aneddoto che, guarda caso, richiama perfettamente i miei interventi in classe, a proposito dell’empatia.
Il suo racconto, dice pressappoco così:”
“Una volta, stavo viaggiando in aereo, quando un bambino, neonato, ha cominciato a piangere in modo molto insistente e rumoroso.
Ho allora assistito alle diverse reazioni degli adulti, di fronte a questo pianto, che potevi paragonare a un gran baccano.
In genere il pianto ha suscitato fastidio e infatti, vari presenti, visto il perdurare oltre i pochi istanti “tollerati”, si sono alzati innervositi, e si sono portati letteralmente verso la parte anteriore dell’aereo, occupando i sedili vuoti, lontano dai pianti, dagli strilli acuti.
La loro reazione ha naturalmente avuto una ricaduta sul comportamento poi dei genitori, che si sono sentiti inadeguati e allontanati dal gruppo di persone, che avevano abbandonato i propri sedili.
C’era, poi, anche chi ha dedicato uno sguardo molto comprensivo ai genitori del bambino, malgrado il perdurare delle fatiche del trio coinvolto, neonato e genitori, insieme, naturalmente, a chi poi, pur sembrando infastidito e frustrato, non ha osato spostarsi.
Ma la reazione più viva, vera e sorprendente di tutte, tuttavia, è arrivata da un bambino di soli tre anni che, alzandosi di scatto dalla sedia, si è avvicinato a quel bimbo urlante e gli ha offerto il suo ciuccio.”
Gli ha semplicemente offerto il suo ciuccio.
Si è connesso in serenità, al suo disagio.
L’unico.
E guarda caso: piccolo, ma “educato” di fronte al dolore di un neonato, perché ancora educato alla comprensione pacifica delle emozioni scompensate dell’altro e al comportamento, che ne scaturiva.
L’Empatia ci appartiene alle “origini” e ci permette di connetterci con gli altri, in maniera “educata” ed educante.
Repressa, trasmutata, diseducata, uscita dalla sua Forma Originaria, legata al Sé superiore, dunque dalla sua natura Amorevole e Libera, scompare, si prosciuga, si acquieta, divenendo simile ad un serpente, caduto sotto l’effetto della musica del flauto del suo incantatore.
L’Empatia quindi, se c’è nel suo aspetto Superiore, ci connette agli altri e all’ambiente circostante, se non c’è o appare in versione costretta, per tutta questa serie di motivi, ci disconnette.
L’assenza di Vera empatia rende le relazioni e la Vita parecchio sterili e razionali.
Ma cosa ci fa connettere con gli altri e cosa, e cosa invece, ci disconnette, a volte anche in maniera brutale?
I bambini piccoli ce lo mostrano e ci “educano”: l’ascolto.
Quel bambino ci “insegna”, nel vero e pieno senso di questa importante e magica parola.
Il suo gesto, lancia, a chi è addormentato, un “segno” animico, di Cuore o meglio da Cuore a Cuore, finalmente positivo.
Lui, ancora in pieno possesso della sua “abilità” di ascoltare, lo ha fatto, ha davvero ascoltato ciò stava dietro quel pianto insistente, senza giudizio, e ha sentito la profonda e intensa angoscia del neonato, senza perdere la sua centratura infantile.
Il pianto era il canto che portava fuori lo strazio interiore del piccolino.
Essere ascoltati.
Non è forse questo il desiderio più grande che abbiamo tutti, quel desiderio che tutti vorremmo venisse in qualche modo appagato?
Del resto è proprio perché vogliamo essere accolti, essere notati, essere visti, essere in qualche modo ascoltati e non essere abbandonati e allontanati, ma soddisfatti nei nostri bisogni primari, che da piccoli, per avere tutto questo dagli adulti, di riferimento, perdiamo “noi stessi” e ci consegniamo al mondo adulto “globale”?
La magia del Ciuccio è “l’essenza dell’empatia”.
Attenzione, spero che sia chiaro che il ciuccio, di cui parlo, è una semplice metafora.
Ciuccio, bacio, carezza, abbraccio, biscotto, biberon, giocattolo… tutto esterna l’empatia del bimbo che riesce a stare in ascolto e a partecipare senza partecipare alle energie mosse da quanto in essere.
Quando un adulto spiega il senso e il valore dell’Empatia, lo trasmette sempre da “adulto”, come fosse una sorta capacità di “mettersi” nei panni dell’altro.
Io osservo spesso i bambini, così dolci nella loro condizione primordiale di amorevolezza e dico che il mettersi volutamente nei panni dell’altro è già un qualcosa di “invasivo”, qualcosa che appartiene all’adulto, come una sorta di calcolo buono, ma comunque “forzato”, qualcosa che appartiene alle dinamiche del mondo adulto odierno, un mondo che tende sempre ad essere invasivo e sconfinante.
Quella che misuro, sento e colgo nel bambino, è invece un qualcosa di estremamente delicato, un qualcosa privo di qualsiasi forma di giudizio, di qualsiasi domanda e risposta, come fosse una sorta di fruscio d’ali, di camminata leggera, di passeggiata attenta, ma senza interpretazione di alcun tipo, attraverso il vissuto, l’Anima dell’altro.
Tu hai bisogno.
Io entro, passo in te, in punta di piedi, prendo il capo del filo del dolore e lo porto fuori di te, come se ti guidassi fuori dal tuo “labirinto” di dolore.
L’immagine che ora ho sotto gli occhi, è quella del Minotauro che, osserva Teseo, quasi a chiedergli di colpirlo, per liberarlo del suo “dolore di esistere”.
Il Minotauro è proprio la rappresentazione della creatura persa nel labirinto del suo dolore, dove qualcuno giunge, seguendo il filo di Arianna, senza prestare attenzione, senza pensiero, senza nulla, se non l’attenzione al filo.
L’empatia poi non ha nulla a che vedere né con la commiserazione, né con la compassione, né con il diventare l’emozione altrui..
Probabilmente tra gli esperti ci sarà chi può controbattere la mia posizione, ma faccio parte di chi fin da piccola sentiva crescere i fili d’erba e quindi parlo con consapevolezza e grazie all’esperienza fatta in “prima linea”, pur rimanendo nel massimo rispetto delle opinioni altrui, da chiunque esse nascano, perché comprendo che, per ogni aspetto osservato, esistono 360 punti di “prospettiva” possibili, quindi è impensabile esaurire un argomento, puntando su 2, 3 o 4 prospettive.
Personalmente quindi, reputo, che tutti nasciamo con “lei dentro”; qualcuno di più, qualcuno di meno, qualcuno apparentemente sguarnito.
In realtà, per me, tutto parte dalla nostra esperienza animica e dalle sue memorie.
C’è poi una parte interiore che non “educhiamo mai”, perché puntiamo tutta la nostra esistenza sull’apparire e sulla materia, capovolgendo completamente ogni cosa.
Partiamo dal fuori per raggiungere il dentro.
Un esempio classico è la ricerca della Felicità, che inseguiamo fuori di noi, senza accorgerci della sua presenza in noi. Anche lì i bambini, da piccoli, ci fanno scuola.
E guarda caso, lavorando sempre in modalità contraria, non conosciamo, né raggiungiamo mai la nostra Felicità.
Sono quindi le nostre memorie e le nostre esperienze pregresse,
a renderci più o meno empatici. Ed esistono 2 forme di Empatia: l’una disarmonica e manipolata e l’altra Superiore
Sicuramente anche tu conosci persone che definisci e reputi empatiche e altre che pensi lo sono di meno o non lo siano affatto, almeno così le inquadri, all’apparenza.
Quello che spesso te le fa catalogare così è il vederle in azione, quindi l’aver visto che tra loro c’è che ti pare soffrire per qualcuno e provare compassione e pietà, e questo te li ha fatti reputare come esseri umani empatici, mentre altri più distanti, paiono non partecipare.
Ma non funziona proprio così.
Il diventare il dolore dell’altro e la compassione, ripeto, sono una cosa, l’empatia è un qualcosa di più forte, con un livello vibrazionale più alto, più intenso, direi unico.
La stessa dott.ssa, quando ha illustrato cos’è l’empatia, l’ha definita “una scelta vulnerabile”, perché per entrare in contatto con quella tua parte che sta soffrendo, sta provando dolore, io metto in gioco la mia parte , che conosce quel dolore, ne è consapevole; tu esprimi un dolore e io ti ascolto e metto in funzione dentro di me, qualcosa che “conosce quei sentimenti”, ma avendo lavorato su di me, creo dei confini perché so che solo la posizione di vero ascolto, potrà giovare ai bisogni dell’altro.
Sono allora queste 2 parti simili, forse identiche, comunque queste 2 parti di noi, che si richiamano, che si abbracceranno, si ritroveranno e permetteranno a me di stendere un ponte leggero, verso di te, che in questo momento soffri, ma lasciando che sia tu a muoverti e a creare “Soluzione”.
Io, per salvarti, entro in contatto con qualcosa che sta dentro di me, e che conosce bene i sentimenti che “ardono” ora in te.
Questo mi spinge a fare le uniche cose che so ti saranno veramente utili: ascolto silente, accoglienza e comprensione.
Entrare in empatia con qualcuno, richiede una SPONTANEA e totale, quasi intima partecipazione e immedesimazione senza nessuna forma di pensiero.
Qualcuno lancia un urlo.
Io lo odo.
Lo ascolto.
Lo sento vibrare in me.
Lo abbraccio e lo accarezzo immediatamente, ma non divento quel dolore.
Ecco allora che tutto questo significa in fin dei conti, accogliere l’intimità dell’altra persona, dopo essersi incontrato di nuovo, in tempi molto veloci, con la propria di intimità.
Ecco perché dico che l’empatia è taumaturgica e fa bene sia a chi la offre, che a chi la riceve, perché richiede Maestria nel soccorritore.
Spesso, se hai più dei 18 mesi del piccolo di prima, vivi il pianto liberatorio dell’amico, insieme all’altro, ma senza farti carico della sua sofferenza, incarnandola.
Di fronte a un amico, a un collega o anche a una persona non conosciuta, cioè un estraneo, che però in qualche modo ci chiede un aiuto, un soccorso, un supporto, anche solo con un abbraccio, un sorriso, uno sguardo, ciò che noi solitamente facciamo è quello di parlare, di dare consigli, di dire la nostra in proposito, e questo mette in evidenza che siamo fuori, che non siamo nella vera empatia, che si tratta sicuramente di un qualcosa di benevolo, ma inefficace, perché controllato dalla mente, quindi non valido.
Giudizio e consiglio.
No!
Abbraccio, ciuccio, sorriso immediato ed esserci sono la vera empatia.
La persona che ti sta cercando, cerca connessione e non conferme, né giudizi, né consigli e non dovrebbe nemmeno cercare una piattaforma su cui appoggiare o scaricare le sue fatiche, ma qualcuno che in un abbraccio gli confermi che possiede tutte le energie per superare questo momento.
Non ha bisogno di sapere, ma di sentirsi parte, di essere abbracciato e amato così com’è.
Bello, brutto, ricco, povero, giusto, sbagliato, nel momento del dolore non esistono…
Esiste solo un’Anima che cerca l’altra Anima.
Le parole in genere non servono e infatti, raramente ti portano fuori dal tuo dolore.
Cerchi “connessione”, cioè cerchi quello che, nella situazione economica e sanitaria attuali, stanno tentando di toglierti, con la scusa che devi agire in maniera responsabile.
Perché? Perché di fondo qualcuno, che dirige ogni cosa, non vuole che l’Anima si ritrovi e ritorni a far parte dell’Uno.
Distruggere l’empatia, significa impedire il venire avanti di una Società completamente nuova e diversa, antitetica, rispetto a quella attuale.
Ecco perché, proprio ora, dobbiamo aiutare i ragazzi e prima ancora noi stessi, a far emergere la nostra Empatia, perché questo ci riavvicina alla nostra parte migliore, si nutre e nutre a sua volta il “nostro bambino interiore” .
L’Empatia ci rende persone finalmente nuove e capaci di comprendere lo stato d’animo degli altri, di “accogliere” ogni emozione e di essere in grado di non fuggire, disturbati, ma nemmeno pronte a loro volta a soffrire della sofferenza altrui.
E’ importante, se ti accorgi di non avere molta empatia o capacità di vera Empatia, non metterti nella credenza, ordinaria, che visto che ne sei stato sfornito alle origini, rinunciare a ritrovare in te questa Qualità.
Oggi moltissime persone, online, cercano notizie a proposito dell’empatia, forse perché viviamo di mode e sembra che questa parola sia stata annoverata tra le “riscoperte” del secolo.
Una cosa certa è che esistono molte persone che desiderano definirsi empatiche, ma credo tu abbia colto che si tratta di una dote non così comune e presente in mezzo a noi, soprattutto ora, con il distanziamento e la cultura della paura dell’altro.
L’empatia è un qualcosa di speciale, di difficile e complesso da attuare, perché ha a che fare con la parte più profonda di noi e quindi con energie e movimenti interiori non semplici, ma delicati, e viaggia su una sorta di canale delicato, instabile, vulnerabile che getta un ponte dentro di noi, verso gli altri, ma prima lavora in tempi ultra rapidi, dentro e con noi stessi.
Una persona empatica non è un elefante che barrisce, ma semmai una libellula, una piccola e delicata farfalla, con la capacità di volare nell’animo altrui.
E’ una sorta di creatura fatata, pronta anche a fare domande, al bisogno, ma sempre con estrema delicatezza, e soprattutto pronta a mettersi in gioco, a scoprirsi.
L’Empatia è spontaneità e Amore, senza sconfinamenti.
E’ quel dono che rese forti molti Santi e Maestri ascesi.
Madre Teresa abbracciava in empatia i suoi malati di lebbra e non sapeva cosa fossero il calcolo e la paura, e non si ammalò mai.
Una persona che crea, gestisce e vive un equilibrio del momento e non dà mai per scontato di sapere, di avere la formula magica, di conoscere tutto o anche solo qualcosa è empatica; lei è capace di non distoglie lo sguardo e di non ritrarsi, mai, anche quando l’emozione diventa più intensa.
La vera empatia ti spinge a lasciare il “mio”, per abbracciare il punto di vista di chi ti sta di fronte, ma senza pretendere di gestirlo al suo posto.
Per questo E’ esente da qualsiasi forma di giudizio.
Ti permette di Riconoscere le emozioni dell’altra persona, perché sono state sue, ne è consapevole, e le conosce o meglio “riconosce”
Sa comunicare, molto bene, ma in genere senza l’uso della parola.
Il termine “empatia” viene dal greco e letteralmente significa: “in” o “dentro” io “soffro”.
Immagina la persona empatica, come una sorta di pellicola fotografica che ti offre il meglio relazionale, perché reattiva al reagente usato.
Ma come puoi far crescere la tua Empatia?
Ecco 3 rapidi e spero utili consigli.
- Allenati ad ascoltare.
E’ un aspetto da offrire soprattutto ai ragazzi, che a mano a mano crescono, si assuefanno al nostro mondo fatto di compassione e compatimento, ma di poca vera empatia.
Nell’era liquida attuale, un’era fatta da tantissime e banali distrazioni, saper ascoltare è indubbiamente un’arte INDISPENSABILE.
Parlo di un’arte, quindi di un qualcosa che puoi sempre migliorare, ampliare, intensificare, esercitare.
Ricorda però, che l’ascolto empatico richiede molto di più di una semplice attenzione fatta con le orecchie.
Devi “comprendere” in tempi rapidi, l’esperienza di chi hai di fronte, quindi essere disposto a lasciar andare per un momento ogni forma di pensiero, i tuoi punti di vista, per comprendere quelli dell’altra persona, di chi ti sta davanti.
Ecco perché parlo di intervento rapido, proprio per evitare ogni “sorta di contaminazione” logica, di pensiero o altro.
È quindi un’azione immediata, spontanea, priva di attese e punti di vista personali, perché si muove su una forma di consapevolezza animica, emotiva e di cuore che sono le uniche a permettere un vero ascolto profondo, profondo e non superficiale, e dove manca qualsiasi forma di giudizio.
2 – Leggere molto. Cosa che i più pretendono dai figli, ma non fanno.
Perché leggere?
Perché leggere aiuta a sostenere, sviluppare e allenare l’empatia, la quale è legata alle emozioni.
Soprattutto nei romanzi, tu entri “nella vita del personaggio, ti cali nel suo mondo”, qualunque esso sia, nel suo ambiente e nella sua cultura, e questo, anche se lui fosse frutto della fantasia, ti aiuta a vedere le cose da un altro punto di vista, come potrebbe essere quello di una persona molto diversa da te e questo è eccellente.
Così esci dalla tua zona comfort.
Guardi tutto con occhi diversi, quelli del protagonista o dei diversi personaggi.
Leggendo, smetti i tuoi panni, frutto dell’educazione di massa e familiare e osservi quelli dell’altro e questo ti dona sensazioni ed emozioni nuove, quindi prospettive spesso insperate per te, che possono raggiungere l’altro, in forma puramente energetica.
3 – E’ importante, anche, circondarsi, ogni tanto, di persone, magari di amici, diverse da te, se vuoi vedere il mondo da altre altezze.
La fatica di ascoltare chi è distante e molto diverso da te, crea un ottimo substrato, oggi, per una buona crescita personale. Richiede pazienza e tanta volontà creativa.
Ora stiamo cercando chi fa parte della nostra tribù, per poter creare un ambiente rassicurante, quindi desideriamo solo trovare amici che la pensano come noi, ma la nuova era, ci porterà ad una convivenza con persone molto diverse e distanti da noi, cioè con quelle che io chiamo le “Anime bambine”, e questo sarà faticoso, parecchio faticoso.
Ecco quindi perché sostengo che ora è il tempo per non abbandonare ogni contatto, ma per mantenere o creare nuovi rapporti pronti a farti conoscere meglio anche i loro punti di vista, per poter creare empatia e non lotta e ostilità piena, malgrado le nostre scelte diverse.
Certo, rimanere in una zona Comfort, è come essere una bella barca a vela in una baia, durante un uragano in mare; la baia ti protegge, ti rassicura e ti salva la vita, ma chi non fa e non farà scatti quantitativi e qualitativi arriverà allo scontro, ma non potremo vivere di guerra.
Oggi mantenere i contatti con chi fa parte del gregge omologato è faticoso, lo so, però, è utile, anche se ti può sembrare difficile; cerca di non abbandonare il contatto, completamente, cerca anche di mantenere o allacciare contatti con persone con prospettive diverse dalle tue, per vedere e conoscere e partecipare a livello più alto e consapevole anche dei loro punti di vista.
E’ importante fare ancora esperienza di conversazioni e idee differenti dal tuo nuovo modo di vedere la vita, parlo di quello attuale, per conservare e avere una visione più ampia di quanto sta avvenendo.
So che non è semplice, ma presa con la leggerezza della farfalla, ogni cosa ti consente di amare e questo fa parte della nuova era e del nuovo mondo.
Buona crescita empatica a te, a tutti!
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


Lascia un tuo commento, sarà visibile a tutti 💜