“Siamo tutti nel rigagnolo, ma alcuni di noi fissano le stelle.”
Oscar Wilde
Ho più volte parlato, nei miei articoli, dell’importanza di essere positivi e oggi, dietro esplicito invito angelico, voglio riprendere il discorso.
La Vita ci offre sicuramente vari tipi di ostacoli e difficoltà, ma la cultura che sosteniamo, proponiamo, condividiamo, non fa che accentuare questa emanazione negativa, che soffoca, offusca, toglie a chi la condivide ogni sorriso e parvenza luminosa.
A chi non piace un cielo stellato?
E allora, perché spegnere lentamente tutte le meravigliose miriadi di galassie e stelle che colorano e illuminano il nostro cammino e rendono meno buia la notte?
E’ bello cercare sempre di sorridere e saper trovare il lato comico, gradevole, positivo dentro di noi, nelle nostre azioni e in quelle del genere umano, in generale.
Ci fa crescere, ci rende più intelligenti, cioè perspicaci, capaci di “guardare dentro le cose”, più attivi e pronti a risolvere ogni sfida con maggiore leggerezza e quindi a divenire, a nostra volta, degli ottimi maestri dell’arte grande e sottile della positività.
Proviamo a prendere un foglio di carta; dividiamolo in tre parti sopra le quali scriveremo:
negativa-non buona (scegliamo uno dei due termini o tutte e due, a nostro piacere);
duplice, a seconda dei casi;
positiva- buona.
Accendiamo la televisione e aspettiamo il telegiornale.
Per ogni notizia che ascoltiamo, incluse quelle relative allo sport, mettiamo una crocetta sotto la colonna che meglio definisce la tipologia di appartenenza della comunicazione, che stiamo accogliendo dentro di noi, nelle nostre case, nelle nostre relazioni.
Nella colonna centrale mettiamo ciò che potrebbe avere risvolti sia positivi che negativi; nelle restanti, ciò che indubbiamente non è valido o, al contrario, lo è me, per me e per gli altri.
Fatta eccezione per i goal segnati dalla squadra del cuore, che io metterò nelle apoteosi positive e chi tifa diversamente segnerà nello spazio nero, ci accorgeremo presto, con sensibilità generalizzata, che non ci vengono propinate notizie, se non altamente drammatiche e negative.
Questa modalità di fare notizia, è studiata e voluta, perché pervade lentamente, giorno dopo giorno, i sistemi umani fino a trascinare in una spirale che lentamente impedisce di alzare il naso e vedere il bellissimo firmamento che ancora risplende sopra il nostro capo.
Basta osservare gli anziani.
Nelle culture dove mancano i nostri sistemi e l’informazione fatta in questo modo sono considerati Saggi e lo sono; i nostri anziani sono depressi, frettolosi, sovente nervosi, ma soprattutto poco o per nulla positivi.
Quante ore vivono del loro tempo davanti o con il televisore acceso?
Vengono tele disturbati e ri programmati al peggio.
Ricordate il mio articolo sui pensieri positivi?
E’ bello pensare positivo, è giusto, è irradiante per noi e per gli altri, sempre.
A volte ci stupiamo di fronte a gesti disperati e magari li condanniamo pure, ma abbiamo mai fatto attenzione a cosa ascoltiamo, a cosa accettiamo più volte al giorno nelle nostre case e dentro di noi?
Nulla passa senza toccarci ed i più fragili, purtroppo, sono soprattutto gli anziani ed i Piccoli
Contiamo, sul nostro famoso foglietto, quante cose ci sono state dette, in otto – dieci minuti di connessione televisiva
E di queste, quante sono positive appieno?
Non possiamo pretendere di vivere in un mondo luminoso, se svitiamo e rompiamo tutte le lampadine di cui disponiamo!
E i notiziari radiofonici, televisivi, non fanno altro che svitare
Io ricordo di aver avuto in passato la passione per le tartarughine d’acqua, quelle piccole piccole, con le guance rosse, che vivono in poca acqua, vengono regalate o vendute alle fiere o proposte ai bambini; da sopra un sasso, esse ti osservano pacifiche, e sembrano contemplare nella serenità più assoluta tutto intorno.
Ero piccola e qualcuno, forse il rivenditore d’animali, ci disse di dar loro un po’ di carne un paio di volte a settimana.
Ho il ricordo, nitido e repellente, dei mostri famelici, in cui, in breve tempo, quelle pacifiche tartarughine si trasformarono; iniziarono a rifiutare il cibo apposito, crebbero a dismisura, presero l’abitudine di abbandonare il paludario, che le ospitava, soffiando e tentando di mordere voracemente chiunque tentasse di riporcele.
Erano sempre alla ricerca di qualcosa o qualcuno da azzannare.
Il cibo aveva fatto la differenza, perché aveva alimentato la loro parte vorace, nascosta, fino a quel momento, sotto l’apparenza innocua.
Noi non siamo sicuramente predatori sanguinari, però abbiamo istinti e paure e possiamo provare sensazioni a volte poco lodevoli; alcuni, poi, sono indubbiamente più aggressivi di altri.
Se coltiviamo e diffondiamo solo malessere, attraverso notizie tragiche, fatti di sangue, scippi, rapine, estorsioni, raggiri, non possiamo pensare di crescere in un ambiente fiducioso, sereno, accogliente, positivo, né tanto meno di migliorare le persone e prima ancora noi stessi.
Ci educhiamo continuamente al pessimismo, al disequilibrio, al senso di inadeguatezza; diffondiamo una cultura dell’orrido, del macabro, del così fan tutti, come se la persona che ha compiuto un gesto sconsiderato fosse, non l’eccezione ma bensì la normalità, la regola, perché non esistono notizie alternative, ma solo ed esclusivamente , o quasi, quelle.
Pensiamo ad un bambino piccolo.
In cinque anni sente solo di stupri, rapine, raggiri, omicidi e suicidi
Come crescerà?
Come si sentirà?
Sarà una pacifica e amorevole tartarughina che gode i raggi del sole sopra un sassolino o una vorace carnivora creatura, che si avventa su tutto ciò che si muove?
C’è chi crea e diffonde ciò che spegne la Luce e coltiva un mondo di “tartarughe voraci”.
Dobbiamo smetterla e avere il coraggio, come dei veri “Guerrieri di Luce”, di guardare in alto, di gustare tutto, ma proprio tutto con semplicità, con equilibrio, con piacere, con apertura mentale ed emotiva.
Dobbiamo saper cercare il Bello in ogni cosa.
Dobbiamo saper sorridere di tutto, partendo da noi stessi e dalle nostre azioni o parole quotidiane, saper applicare quella sana sottile benevolenza ironica personale.
Dobbiamo ricominciare a ridere, godere di ogni attimo, dimenticare gli altri come fonte delle nostre critiche, commenti, curiosità insane, per riscoprirli come altre persone con cui camminare, fare due chiacchiere, ridere e sorridere, fare una passeggiata, condividere un pezzo di giornata, crescere con benevolenza e in piacevolezza.
Ma al mondo succedono solo cose brutte?
Nooooo!!
Ogni giorno ci sono attimi di vera pace e paradiso in tantissime parti della Terra e situazioni che sono dei veri capolavori di estasi, di emozioni grandi, nate da piccoli e profondissimi gesti e generosità.
Perché ci facciamo prendere per il naso così?
Perché l’Uomo non spegne e prova invece vero scandalo davanti a ciò che mette a repentaglio la salute interiore umana ed il Benessere personale e sociale?
Nel prologo, del libro per eccellenza di Choelo, si legge così:
“Nella spiaggia a est del paese c’è un’isola sulla quale sorge un gigantesco tempio con tante campane,” disse la donna.
Il bambino notò che lei indossava strani abiti e che un velo le copriva i capelli. Non l’aveva mai vista prima.” Hai mai visto questo tempio?” gli domandò lei. “Vai fin laggiù e dimmi cosa ne pensi.”
Affascinato dalla bellezza della donna, il bambino si recò nel luogo indicato. Si sedette sulla spiaggia e guardò l’orizzonte, ma non vide null’altro se non quello che era solito vedere: il cielo azzurro e l’oceano. Deluso, si avviò verso un gruppo di case abitate da pescatori e domandò loro di un’isola con un tempio.
“Sì, c’era, ma tanto tempo fa, quando qui vivevano i miei bisnonni,” disse un vecchio pescatore. “Poi ci fu un terremoto, e l’isola sprofondò• nel mare. Eppure, anche se non possiamo più vedere l’isola, riusciamo ancora a sentire le campane del suo tempio, quando il mare le fa ondeggiare, laggiù sul fondo.”
Il bambino ritornò alla spiaggia, e aspettò di udire le campane. Vi passò tutto il pomeriggio, ma riuscì a sentire soltanto il rumore delle onde e le strida dei gabbiani.
Quando giunse la sera, i suoi genitori andarono a prenderlo.
Il mattino dopo, il bambino tornò alla spiaggia. Non poteva credere che una donna così bella potesse raccontare delle bugie. Se un giorno lei fosse tornata, avrebbe potuto dirle di non avere visto l’isola, ma di avere udito le campane del tempio, che rintoccavano per il movimento dell’acqua.
Così trascorsero alcuni mesi.
La donna non tornò, e il ragazzino la dimenticò.
Adesso era intenzionato a scoprire le ricchezze e i tesori del tempio sommerso.
Se avesse udito le campane, avrebbe potuto localizzarlo e recuperare il tesoro nascosto.
Ormai non lo interessavano più n‚ la scuola né‚ la combriccola di amici.
Si tramutò nel divertimento preferito degli altri bambini, che solevano dire:
“Lui non È più come noi. Preferisce starsene a guardare il mare, perché‚ ha paura disperdere quando giochiamo.”
E, vedendo il bambino seduto in riva al mare, tutti ridevano.
Benché‚ non riuscisse a sentire le campane del tempio, il bambino apprendeva ogni giorno cose diverse.
Si accorse che, dopo avere ascoltato a lungo il rumore delle onde, lo sciabordio non lo distraeva più.
Passò qualche tempo, e si abituò anche alle strida dei gabbiani, al ronzio delle api, al vento che sibilava tra le palme. Sei mesi dopo l’incontro con la donna, il bambino era ormai capace di non lasciarsi distrarre da nessun rumore. Ma le campane del tempio sommerso non le aveva ancora udite.
Alcuni pescatori andavano a parlare con lui, e insistevano.
“Noi le abbiamo sentite!” dicevano.
Ma il ragazzino continuava a non sentirle.
Qualche tempo dopo, i pescatori cambiarono tono: “Sei troppo concentrato sul suono delle campane laggiù. Lascia perdere, e torna a giocare con i tuoi amici. Forse soltanto i pescatori riescono a sentirle.”
Dopo quasi un anno, il bambino si disse: “Forse hanno ragione loro.
E’ meglio crescere, diventare pescatore e tornare tutte le mattine su questa spiaggia, perché‚ ho cominciato ad amarla.”
E pensò• anche: “Forse È soltanto una leggenda.
Con il terremoto le campane si sono spaccate e non rintoccheranno mai più.”
Quel pomeriggio decise di tornare a casa.
Si avvicinò• al oceano, per congedarsi. Guardò ancora una volta lo spettacolo della Natura, e allora, siccome non era più concentrato sulle campane, potè‚ sorridere al canto dei gabbiani, al rumore del mare, al vento che sibilava tra le palme. Sentì in lontananza la voce dei suoi amici che giocavano, e si rallegrò al pensiero che ben presto sarebbe tornato ai giochi dell’infanzia.
Il bambino era contento. E, come soltanto un bambino sa fare, ringraziò• di essere vivo.
Sapeva di non avere perduto il proprio tempo, poiché‚ aveva appreso a contemplare e a rispettare la Natura.
A quel punto, sentendo il mare, i gabbiani, il vento, le foglie delle palme e le voci degli amici che giocavano, udì anche la prima campana.
E un’altra.
E poi un’altra ancora, finché‚ tutte le campane del tempio sommerso rintoccarono, riempiendolo di gioia…”
Chi è quel bambino?
Che cosa rappresenta?
Semplice, la parte di noi che giorno dopo giorno, rinunciando “alla normalità mortificante”, si ritrova, riprende ad apprezzare le cose vere, belle, capaci di stupirlo, di educarlo veramente, positivamente, fino a ché qualcosa dentro di grande si accende e permette, al piccolo bimbo, di sentire il rintocco di una campana sommersa, poi di un’altra, un’altra ancora, fino al concerto pieno.
E allora, cerchiamo anche noi di sentire quelle campane sommerse che ci renderanno persone nuove, equilibrate, positive, e ci consentiranno, poi, di alzare con serenità lo sguardo e godere di un cielo stellato, espressione dell’infinito.
Consiglio a chi vuole esercitarsi nel riso di visionare
o frequentare dei corsi di “Yoga della risata”.
Con Amore, Ti degli Arcangeli
Prologo tratto da: “Manuale del Guerriero della Luce” di Paulo Coelho
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com




Un video con un maestro di Yoga della risata: youtu.be/sD4VeuS7vfc
Fa ridere!! :-))
Per agganciarsi a vibrazioni positive, questa meditazione è molto potente; è stata donata al mondo da Master Choa Kok Sui, riprendendo anche la preghiera di San Francesco d’Assisi.
Si chiama “Meditazione sui Cuori Gemelli” e la trovate qui.