
“L’occasione fa l’Uomo ladro”.
E’ da un po’ di tempo che mi risuona dentro questo proverbio.
La bisnonna era solita trasmettermi il senso delle cose, servendosi appunto dei proverbi o di quei detti, capaci con poche parole, di sintetizzare la situazione, dandole il suo pieno significato.
Ho sempre trovato una grandissima rispondenza tra queste semplici frasi e le situazioni per cui lei me li sottoponeva.
Oggi però, tra le sue nutrite e sagge verità, non trovo più alcuna rispondenza tra questo proverbio e i valori angelici, sebbene sicuramente possa rispecchiare i vissuti che ho sperimentato e che tutti viviamo.
L’occasione …è ciò che ci arriva e secondo il detto popolare antico, questa sorta di novità, di “sorpresa”, di situazione inaspettata, parrebbe renderci tutti ladri.
Sicuramente dipinge la nostra realtà terrena, ma tace un aspetto vitale e parte integrante di questo quadro umano.
La situazione non rende l’Uomo ladro, ma permette semplicemente a chi lo è di esternarlo.
Può il bianco oppure il rosso essere nero?
Se è bianco è bianco, se è rosso è rosso, se è blu, è semplicemente blu, mentre il nero è nero. Ogni colore è a sé stante.
La stessa cosa per l’essere umano.
Capita molto spesso di ascoltare o trovarsi coinvolti in discorsi comuni, nei quali una o più persone, parlano di qualcuno, solitamente non presente alla discussione, come di un soggetto, cambiato nel tempo e diventato talvolta migliore, ma sovente una pessima copia di sé, almeno così i sottolinea.
Ora, è vero che la vita a volte sembra essere particolarmente avara e faticosa, ma chi ha seguito un certo percorso di formazione personale, sa perfettamente che ciò che hai fuori di te, alberga semplicemente in te, quindi sei tu che ti appronti, ogni istante, il sentiero che vai percorrendo.
Una piastrella dopo l’altra, posi le tue pietre, quelle pietre che ti consentiranno di procedere e ti porteranno esattamente nella direzione che tu vai scegliendo di andare.
Sei l’artefice del tuo destino, anche se ti rifiuti di considerarti tale e nonostante tu non voglia riconoscertelo.
Lo so, non è facile a volte accogliersi e prendersi in carico ogni cosa, ma questo fa parte della nostra scuola animica, terrena.
Una persona vive ciò che sta scegliendo di vivere, anche se crede che siano gli altri a “dar vita” a tutto quello che gli accade e proprio in considerazione di questo, a mano a mano precede, finisce con l’esprimersi o meglio con l’esprimere quelle parti del suo diamante a cui ha dato spazio e credito.
Ci sono lati grezzi e lati levigati e fulgidi.
Se tu metti in gioco sempre e solo i tuoi lati su cui è necessario un lavoro di pulizia profonda, che non fai, è normale che tutto sia di conseguenza.
Ecco allora che non si tratta di un cambiamento radicale, ma di pura espressione consequenziale, vale a dire tu esprimi quello che sei in grado di esprimere , di dire, di fare, di essere, in quelle determinante situazioni.
Non ruba chi non ha questa inclinazione.
Non si appropria delle cose altrui, chi non le desidera.
Non diventa ladro in seguito all’occasione, ma semmai l’occasione gli offre solo la circostanza per esserlo, per esprimersi, per mettere in atto un qualcosa che a livello di pulsione sente di potere e di volere fare e quindi la fa.
Se un amico acquista una bella auto e tu viaggi con una piccola utilitaria, le tue reazioni possono essere abbastanza limitate:
- O ti fa piacere e ti rallegri per lui e con lui, con grande trasporto, in modo immediato, perché sei nell’amorevolezza, quindi nella Luce divina dell’Amore, della Condivisione e del “provare piacere in uno stato di benessere, sia che sia di tipo economico, piuttosto che affettivo, emotivo, relazionale o di altra natura …
- Potresti rimanere in una condizione di neutralità, perché non ti importano gli status symbol e quindi non lo vedi, non lo ritieni come un fatto di particolare intensità, però se l’amico è felice tu ti rallegri sinceramente con lui, perché condividi il suo stato di “benessere”, sebbene fine a sé.
- La terza reazione, molto gettonata, può essere
quella di provarne invidia, cioè provare una sorta di fastidio interiore di
fronte al suo acquisto. Perché? Perché lui si è concesso qualcosa che tu non
puoi concederti.
Perché la vista di quel suo acquisto ti smuove dentro una serie di battute emotive, legate a certi tuoi lati oscuri, che vengono feriti e attivati da quella situazione.
L’evento scatena un qualche tuo “insoluto”.
L’amico non c’entra.
L’acquisto in sé è solo l’attivatore di una reazione chimica che evidenzia un tuo male interiore, una sorta di malessere latente, di situazione che andrebbe sanata.
Entrare in una di queste risposte, da che cosa dipende?
Dalla situazione?
Sicuramente no.
La situazione in sé, attiva solo un tuo vissuto interiore, dove ci può essere pace, amorevolezza, piacere per la condivisione, e quindi ti consente di mettere in atto azioni che rispecchiano certi tuoi valori, certe tue credenze, certe tue emozioni, in pratica le tue zone di Luce, oppure zone d’ombra dove ci sono tagli, ferite, difficoltà irrisolte.
Serve puntarsi il dito contro? No!
Serve pigliarsela con l’amico? Meno che meno.
La situazione in sé, va invece vista come una “possibilità”, un evento per farsi carico di questa ferita e vedere di farla guarire, per stare bene e creare quindi un mondo di relazioni amorevoli, positive, luminose.
Un’altra situazione nella quale la parte “ladra di te” a volte potrebbe emergere è quando di fronte ad una situazione che si prospetta come positiva, piacevole, buona per un amico o un conoscente, tu ti dai il permesso di “gufare” per far sì che il tutto vada al peggio o non avvenga.
E’ un’azione disdicevole.
E’ rientrare nel quadro e nella dinamica dell’Uomo ladro, ma non per colpa dell’altro o per colpa dell’evento in sé, ma perché tu hai i tuoi lati oscuri, che non stai prendendo in carico, che non sani, e quindi agisci come le creature dell’ombra, cioè augurando in pratica male all’altro.
Essere ladro è essere nel buio.
Il proverbio ci fa uno spaccato della società, ma questo non ci deve far mettere il cuore in pace e farci accogliere la cosa come normale, perché fanno tutti così, perché così va il mondo o perché è la “situazione” a farti cadere in tentazione.
La tentazione ci può essere, ma se dentro sei limpido, la tua risposta è e resta di conseguenza.
Il bianco è bianco, il blu è blu e così via.
Anche Gesù fu tentato, faceva parte della “sua scuola terrena”, e come incarnato ci passò nel mezzo, come tutti noi, ma seppe dire di no, perché lui era no a ciò che era diverso da lui e quindi si mantenne nel suo no.
Questo proverbio è solo il profilo di come siamo diventati, di quello che ci siamo adeguati ad essere, quando abbiamo iniziato a non farci più carico delle nostre responsabilità e a demandare all’altro la colpa.
Adamo ed Eva iniziarono a puntare il dito e da allora non abbiamo più smesso, perché non ci siamo accorti che anche quel saper dire “sono stato io”, fa parte del cammino per ritrovare la casa verso il Padre.
Se ci pensi, ti verrà pure da ridere, perché Adamo dando la colpa ad Eva, si è messo nella condizione dell’incapace d’intendere e di volere, quindi di chi fa quello che gli viene detto.
In realtà il lato oscuro si è fatto avanti, lo ha fatto pure con Gesù, ma se tu hai dei Valori e sei consapevole di chi sei e te lo riconosci, sei responsabile per ciò che fai e anche se dovessi scivolare, non punti il dito qua e là, ma te ne fai carico e vedi come risolvere al meglio ciò che in te ha lavorato per farti prendere quella strada e quindi agire a quel modo.
Non serve fuggire, ma farsi carico di ciò che siamo, perché è bello avere il cuore in pace e poter gioire, sempre, di qualunque cosa entri nella nostra vita e nella vita degli altri.
La società odierna fa schifo?
Beh, è solo frutto nostro e con nostro non intendo degli altri, ma di ciascuno di noi.
Cambiare dentro di noi, significare cambiare, modificare ciò che sta fuori di noi, quindi è tempo di attivarsi e guarire per guarire il Mondo.
Ci vuole sicuramente più coraggio a farsi carico della propria guarigione, di quanto non se ne metta in gioco oggi, ma significa creare un ambiente scuola più radioso e più vicino al Padre, che ci attende.
Ti degli Arcangeli
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