
“Il mio messaggio non è una dottrina,
né una filosofia:
di certo è un’alchimia.
E’ una scienza della trasformazione”.
Osho
Oggi voglio parlare di alcuni suggerimenti meravigliosi, ripresi da Osho, uno dei MAESTRI della Scienza della trasformazione, di cui ho riportato, in apertura a questo articolo, una frase autografa .
“Il mio messaggio non è una dottrina, né una filosofia: di certo è un’alchimia. E’ una scienza della trasformazione”.
TRAS… for… ma… zio… ne…
La parola stessa, che lui utilizza, è sublime.
Indica l’uscire da una forma divenendo altra.
E questo nostro è il tempo, perché ciò avvenga.
E’ importante iniziare una revisione corretta di noi stessi, del nostro pensiero, del nostro modo di pensare, .. agire… ESSERE …
Non possiamo continuare ad attraversare la vita materiale e l’universo con le solite modalità …
Ci sono pensieri che ci ancorano “a noi stessi”a volte da generazioni, da secoli, da vite.
Voglio riproporre e commentare, con la Luce starordinaria degli Angeli, a puntate, alcune sue frasi stimolo, per me e per chi avrà voglia di leggere e … chissà, mettersi in gioco, con me, per “trasformarsi”.
Si è constatato che la mente dell’uomo è capace di due tipi di conoscenza; la prima ci appartiene appieno ed è quella razionale,tipica di noi occidentali; la seconda è quella intuitiva che, in genere, è esattamente l’opposto, ed è confacente all’atteggiamento degli orientali.
La conoscenza razionale, per capirci, appartiene al campo della scienza e dell’intelletto, la cui funzione è quella di analizzare, discriminare, dividere, confrontare, misurare e ordinare in categorie.
E’ un sistema che si basa su concetti astratti e simboli; da questa postazione, si considera l’ambiente naturale come se fosse costituito da parti separate, e si costruisce una mappa intellettuale della realtà, nella quale le cose sono ridotte ai loro contorni.
Il pensiero orientale è, in generale più fluido, mistico; esso fornisce alle teorie della scienza contemporanea un importante e coerente carburante filosofico; da lì viene una concezione del mondo, nella quale i due temi fondamentali sono l’unità e l’interdipendenza di tutti i fenomeni.
Tutto è legato, tutto è connesso, tutto nasce e crea relazioni interdipendenti.
L’uomo, naturalmente, è parte integrante di questo sistema.
Gli asceti orientali cercano l’ esperienza diretta della realtà, che vada oltre il pensiero intellettuale e la percezione sensoriale.
La conoscenza che deriva da un’esperienza di questo tipo, viene chiamata dai buddisti “conoscenza assoluta”, perché non si basa sulle dinamiche mentali.
La conoscenza assoluta è, quindi, un’esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un’esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, ma meditativo, mistico.
E’ la realtà della vita che si vive quotidianamente solo così com’è, è la nuda esperienza della vita (quel soltanto essere vivo ora).
Il Sé non è superficiale: è la pienezza della gioia.
Essere consapevoli del Sé significa essere gioiosi.
“Cosa fa un Buddha sotto l’albero del Bodhi? Non fa nulla.
Si limita ad essere”, a sperimentarsi .
Egli è colmo di un’insondabile gioia, perché ora non gli rimane nulla da raggiungere.
E’ semplicemente immerso nella beatitudine del momento- il giusto modo di essere – non vi è passato, né
futuro.
Lo zen- che ebbe origine in seno al Buddhismo e Osho è uno dei suoi maestri.
Da lui vengono affermazioni che racchiudono la saggezza divina e offrono, soprattutto a noi occientali, vere perle di saggezza, per il nostro faticoso qui ed ora, che qualcuno paragona veramente all’inferno.
A questo proposito egli sostiene:
“Nessun altro ti costringe a vivere in un inferno: sei tu a sceglierlo.”
E’ la pura, brutale verità.
Quando ci accade qualcosa di spiacevole, accusiamo spesso dio e i santi, per ciò che non gira, ribaltiamo le responsabilità su chiunque abbia con noi rapporti di alcun genere, non vogliamo diventare consapevoli della vocina interiore, che tenta di addebitarci ciò che sta avvenendo.
Allora la mente vede il negativo, lo assimila e lo diventa, perpetuando così la nostra miseria morale, relazionale, economica, affettiva …
Più negatività abbiamo stipata nella nostra mente, nel nostro cuore e nell’anima, più negativi si diventa: lagnosi, brontoloni, distruttori di tutto ciò che è novità, proposizione, altruismo, confronto …
Si innesca una vera spirale devastante.
A ciò si aggiunge poi il fatto che il simile attrae sempre un simile, e questo assottiglia ulteriormente le possibilità di rivedere, recedere, evolvere, trasformarsi; questa modalità, una volta acquisita, va avanti per vite intere, senza sosta, senza respiro, nutrendosi di altre “ormai consolidate frasi – pensieri- domande:
”Perché sempre io?”
“Perché sempre a me?”
“Sono veramente S…”
In realtà tu manchi dell’estasi della vita a causa proprio di questo continuo ripetuto approccio negativo a Te, agli altri, al VIVERE.
Si dice poi:
“Vivi senza aspettative.
Affrontare la vita con aspettative porta inevitabilmente alla frustrazione, sempre e comunque.”
L’aspettativa è la base e al tempo stesso la vera causa della frustrazione.
Se una persona si muove con leggerezza, senza giudizio, senza aspettative, seguendo l’onda divina dell’intuizione che avverte dentro, troverà qualcosa, che verrà a lei, come l’acqua che zampilla dalla sorgente; in caso contrario, la mente vorticosamente impegnata, pretenderà sempre qualcosa, si aspetterà sempre qualcosa e se penserà di aver sbagliato il bersaglio ne uscirà delusa, affranta, provata.
“Questo dovrebbe essere così, e quello dovrebbe essere cosà”.
Chi l’ha detto?
Io?
Una parte imponente di me?
Oppure gli altri o altro?
Nessuno al mondo, deve in alcun modo, corrispondere a ciò che pretendiamo, esigiamo, consideriamo giusto, se non noi stessi.
Ognuno di noi deve essere il primo, vero artefice, della sua “spontaneità”.
Tutto ciò che vediamo e usiamo, è stato inventato da persone giocose, non dalle persone serie.
Le persone serie sono troppo orientate verso il passato, vivono standardizzate, mettono le ciabatte pari fuori dal letto; questa affermazione mi rammenta la scena che precede la tragedia, nel film “L’attimo fuggente”, quando il padre, coricandosi, toglie le ciabatte, le allinea perfettamente e addirittura le schiaccia; chi vive così continua a ripetere il passato, perché sa che funziona, nel bene e nel male, va avanti, senza risorse alternative, senza sorprese..
Chi vive rigidamente, ha sperimentato tutti gli aspetti del suo modo di esistere e anche se non lo evolvono, gli danno sicurezza e quindi si seppellisce come il talento della parabola e pensa di essere nel giusto: “Così sono stato generato e così mi restituisco al Creato!”, ma questo non deve essere.
Noi siamo talenti che devono dare altri frutti.
Queste persone non sono mai inventive e non affrontano in modo giocoso la vita stessa e le sue innumerevoli proposte.
Coltiviamo la felicità spontanea.
“Quando sei felice danza, canta, balla – sii felice!”
E quando giunge la tristezza, cosa spesso inevitabile, perché qualcuno stabilisce che debba giungere, non c’è modo di scacciarla, vediamo di accoglerla secondo la leggerezza divina…
Se cerchiamo di evitarla, dovremmo distruggere la possibilità stessa di essere felice.
Il giorno non può esistere senza la notte, l’estate non può esistere senza l’inverno, e la vita non può esistere senza la morte.
E’ un ciclo che genera movimento e vita.
“Le persone originali danno sempre fastidio alla società. Non sono così facili da manipolare, rimangono se stesse.
Cercheranno di vivere la propria vita non secondo uno schema, ma secondo la loro visione.”
La storia ci offre innumerevoli personaggi così, alcuni famosi ed altri meno.
Quando sentiamo di non essere più dipendenti da nessuno, dentro sentiamo nascere una quiete, un silenzio e un abbandono profondi.
Questo non vuol dire che smettiamo di amare.
Al contrario, per la prima volta sperimentiamo una qualità e una dimensione nuove anche dell’amore;
l’ amore non sarà più bisogno, attaccameto soffocante, ma profondissimo, intenso, puro e quindi più vicino a un rapporto divino.
Si raggiungono dimensioni relazionali veramente cosmiche e uniche.
Uno dei messaggi fondamentali di Osho infatti, parlando dell’Amore dice:
” … non sfruttate mai l’amore. Se qualcuno vi ama, non introducete nessuna condizione.
Se amate qualcuno, non storpiatelo.
Lascia che il tuo amore si espanda, dona all’altro più spazio di quanto ne abbia mai avuto quando era solo.
Nutritelo, ma non avvelenate il suo nutrimento, non possedetelo.
Lasciate che sia libero, più libero di quanto non sia mai stato.
In questo caso l’amore crescerà in una profonda intimità.”
Quando l’amore porta con sé la libertà, scende a profondità maggiori. Quando l’amore fa sentire l’altro rispettato, non umiliato, non distrutto ma sostenuto, quando l’amore ci fa sentire nutriti, liberi, allora scende a profondità maggiori. In questo caso diventa preghiera.
Diventa l’esperienza più elevata, suprema della vita.
Del resto:” Nessuno nasce per qualcun altro e nessuno esiste per realizzare gli ideali di qualcun altro. Tu sei padrone del tuo stesso amore e puoi darne quanto ne vuoi, ma non puoi pretenderlo da un’altra persona, perché nessuno è uno schiavo.”
Quanta schiavitù coltiviamo e dispensiamo.
I fatti che accadono sono spesso testimonianza orribile di queste modalità di pensiero e azione; l’amore schiavo miete vittime e coinvolge spesso anche chi non è direttamente coinvolto nel legame amoroso: figli, parenti, vicini …
Il fatto che si muoia uccisi da presunti amanti, dovrebbe farci pensare e riflettere e scegliere di vivere secondo la vera natura dell’Amore e prima ancora, secondo la libertà dinamica divina.
Cerchiamo di essere persone vive e positive, che scelgono una vita serena, rifiutano l’inferno dentro, danzano sotto la pioggia, vivono senza aspettative, nutrendosi di ciò che l’universo invia, assecondano attivamente le idee dinamiche; persone che sanno ridere e piangere serenamente, che farciscono ogni giorno, ogni relazione, ogni contatto umano, qualunque ne sia la natura, senza schiavitù, senza catene, in tutta armoniosa libertà interiore divina.
Che il nostro motto sia: “TRAS-FOR-MA-ZIO-NE“
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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