Voglio la mia libertà!

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“Non essere possessivo,
perché quando sei possessivo, stai solo mostrando di essere un mendicante.
Quando cerchi di possedere, mostri solo che non possiedi nulla,
altrimenti non dovresti fare uno sforzo.
Se sei già il padrone, perché sforzarti?”

                                                                                                                                                       Osho
Il rispetto nasce spontaneo dall’Amore e trova libero nutrimento  in una persona docile alle dinamiche dell’Universo.
Parlare, confrontarsi, ascoltarsi non sono modalità così scontate, soprattutto nel quotidiano.
Tendiamo spesso a servirci della parola e dei suoi costrutti, per usare l’altro o per tenerlo avvinto a noi.
Nei rapporti d’affetto e d’amore, in particolare, perpetriamo spesso un vero abuso.
“Se mi ami …”
“Se vuoi …”
“Se…”
Anche i bambini vivono di patteggiamenti e ricatti morali e affettivi, perdendo la visualizazione piena  e vera del mondo circostante e dei reali rapporti emotivi.
A volte capita di ascoltare, anche involontariamente…
Che strani modi di parlarsi, soprattutto tra persone che si amano o dovrebbero.
Certe situazioni offrono uno spunto grande alla riflessione, anche perché la cronaca, per quanto non me ne nutra assolutamente, né la ami, è piena di epiloghi amorosi drammatici, frutto, guarda caso, di amori “malati”, che partono proprio da qui, cioè dal linguaggio e dalla relazione ricattante e ferente.
Utilizziamo la voce con toni spesso alti; le parole sono a volte lessicalmente forti,  poco ricche di cortesia e apprezzamenti positivi e gratificanti, anche se rivolte all’interlocutore.
Molto pettegolezzo gratuito e intercalari più o meno volgari.
Sembra un gioco continuo di prepotenza, di sopraffazione, di mancanza di rispetto.
Anche nella realtà silenziosa familiare, ci si permette a volte di dire senza freni le cose più disparate, senza nemmeno comprendere il valore  importante della terminologia utilizzata.
La mia bisnonna mi ha lasciato una grande richezza di proverbi; silenziosa, attenta uditrice e ottima consigliera, era solita dire:
” La parola uccide più della lama di un coltello”
Lo so, è una sensazione che ho poi sperimentato per crescere, per imparare a gustare il vero intenso significato della parola Amore e Rispetto; non è un vero sentimento se non é duplice e non accorgersene, comporta forme di schiavitù orribili, ferite profonde  e meccanismi perversi.
Perchè investiamo la parola di tale potere devastante?
Semplice, perché essa diviene il nostro strumento primordiale per bloccare l’altro, controllarlo, sminuirlo, ferirlo, sottometterlo, strumentalizzarlo, svilirlo, insomma per possederlo in modo contorto.
Indubbiamente chi se ne avvale è “piccolo”, è insicuro, non conosce l’Amore  vero e teme il confronto, per cui con la forza, con la violenza verbale o d’altra natura, innesca  certe dinamiche, anche  dialogiche,  pensando  che così  tutto filerà liscio e gli riuscirà  di  controllare l’altra parte.
L’amore è la situazione per eccellenza, per innescare  queste realtà esplosive.
L’altra persona la puoi allora possedere in tanti modi, frugando tra le sue cose, sbirciando la sua posta, ferendola ad ogni occasione …
“Non vali nulla!”
“Chi me l’ha fatto fare di venire a vivere con te!”
“Non sai quanto sto bene,  quando non ci sei!”
“Meglio lavorare, che viverti accanto!”
“Non sei capace di fare nulla!”
“Cervello microscopico!”
… e qui mi fermo.
Modi taglienti di rivolgersi all’altro, lasciando apparentemente piena libertà alla parola,;  in realtà essa porta in superficie, con il consenso inespresso del verbalizzante un qualcosa che cova dentro da tanto, forse da sempre.
Le motivazioni di frasi di questo tipo sono molte; io voglio parlare di quando esse esternano le insicurezze, le paure, il desiderio di non perdere una persona.
Strano, ma vero.
In alcune situazioni, la paura di perdere una persona induce a rivolgersi a lei con toni aggressivi e parole forti.
Già, capita, ma non è una modalità d’Amore, nè legata a una coppia equilibrata e veramente innamorata.
Come dice Osho:

“… quando sei possessivo, stai solo mostrando di essere un mendicante.
Quando cerchi di possedere, mostri solo che non possiedi nulla,
altrimenti non dovresti fare uno sforzo.
Se sei già il padrone, perché sforzarti?”


Se l’altra persona mi ama, perché provo il bisogno di andare oltre e di ridurla in catene?
Forse perché sento di non “possedere la capacità di vivere positivamente questa relazione”, creando le giuste dinamiche di relazione  e quindi mi illudo che,  legando in qualche modo  l’altra persona,  ne disporrò sempre, come voglio, senza troppo sforzo, come se questo fosse sufficiente a  sopperire alla mia vera povertà, alla mia capacità di amare veramente …
Nessuno acquista una casa,  già di sua proprietà, così come chi già ha creato una vera relazione la nutre, la vive, la vivifica, non cerca altre relazioni e non imprigiona la persona da cui è stato/a  scelto/a .
Nella realtà distorta al contrario questo accade .
Osho a questo proposito infatti dice ancora:

“… se ami una persona e cerchi di possederla, non la ami.
Non sei neanche certo che la persona ami te. “

Non conoscere l’Amore significa infatti non riuscire a riconoscerlo, a comprenderlo, a misurarlo e tanto meno a viverlo.

“Ecco perché- procede Osho-  crei tutte quelle misure di sicurezza, la circondi di trucchi e furbizie di ogni genere, proprio perché così non potrà lasciarti.”

Crei  misure di sicurezza, trucchi, furbizie…
Il ricatto morale fa parte di questa serie di innegabili astuzie, presenti quindi nelle nostre relazioni “sbagliate”.
“Non vengo più con voi!”
“Non mi alzo!”
” Non mi sei venuto/a cercare, allora io …”
“Non faccio l’insulina perché tu …”
Riempiamo le frasi di “allora”, di “se”, di forme ricattatorie a volte anche audaci, come quando minacciamo di fare o di non fare un qualcosa di addirittura “vitale” per noi o per gli altri ( come una cura), oppure un qualcosa che va a “eliminare l’altro” a cancellarlo dalla propria vita ( “da ora io non ci sarò più per te…”) o a ferirlo con parole forti.
Quando accadono queste situazioni, dovremmo avere il coraggio di analizzarle con attenzione e realismo, senza nasconderci dietro ad un dito,  tentando di cancellare ciò che abbiamo udito o tentando di giustificarle, mettendosi poi in discussione, sentendosi inadeguati.
In queste situazioni scattano meccanismi contorti avvilenti, che a lungo andare logorano; logorano il rapporto e le persone coinvolte, soprattutto chi subisce i ricatti dell’altro.
Non possiamo accettare queste catene.
Lo dobbiamo a noi stessi di pretendere e meritarci lo stesso rispetto che noi riserviamo agli altri.
Non dobbiamo trascinare realt così svilenti, né concedere siano.

“Ma così uccidi l’amore.
L’amore è libertà, l’amore dà libertà, l’amore vive nella libertà.
L’amore è, nel suo nucleo più essenziale, libertà.”- prosegue poi Osho.

Sì, l’Amore vero si nutre di libertà e di rispetto, di sostegno, di attenzioni, di parole calde ed avvolgenti; anche gli istanti di tensione allora non ingenerano nessuna licenza di uccidere l’altro verbalmente, né in altro modo; ci si relaziona in modo più concitato, ma il rispetto permane e non sparisce assolutamente, anzi … si cerca di salvaguardare la verità e niente altro che quella e l’Amore  la sostiene.
La vita lavorativa, sociale, relazionale, a volte ci offre ambienti e  situazioni poco appaganti e molto  aggredenti; impegnamoci, affinché  almeno nell’intimità familiare si possa coltivare sempre l’armonia, il rispetto e la libertà reciproca e se, dopo questa lettura,  ci sentiamo in qualche modo parte di coloro che vengono sordamente feriti, ingiustamente aggrediti, e ricattati in qualche misura, riprendiamoci il diritto di essere rispettati e recuperiamo velocemente la nostra libertà, prima che l’ingranaggio,  acceso con il nostro consenso,  ci stritoli.
“Rivoglio la mia libertà”,sia il nuovo motto.
Nessuno ha il diritto di sminuirmi, ferirmi, insultarmi, controllarmi, se dice di amarmi.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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