
“Ogni minuto che passi arrabbiato, perdi sessanta secondi di Felicità”.
Einstein
Mi piace muovermi in auto, perché da quando lascio spazio alla Gioia interiore, mi accorgo che posso provare la stessa serenità che mi accompagna durante una calma passeggiata, anche nel traffico, nella colonna che mi rallenta.
Cerco di cogliere ogni istante come un’opportunità.
Allora, anche se imbottigliata tra le auto, lo sguardo si incrocia con quello dell’automobilista dell’altra vettura, le labbra gli offrono un caloroso sorriso …
Anche se la persona che sto incrociando aveva un’espressione seria, 3 volte su 4 si spalanca in un sorriso…
C’è chi ti guarda stupito.E non manca chi il sorriso non lo vede assolutamente ed impreca, gesticola, sgomma rabbiosamente.
Quanta rabbia che stiamo spargendo inutilmente qua e là …
Perché?
Ci sono persone che, appena salgono in auto, diventano dei veri capolavori degni del miglior vocabolario Treccani: peccato che il frasario sia …, beh, diciamo alquanto colorito e folcloristico.
Parlo dei guidatori, ma potrei parlare benissimo degli ambienti di lavoro, dove la critica, il mal contento e il nervosismo spesso potremmo misurarli secondo la scala Mercalli.
Ho letto da qualche parte, e ringrazio vivamente colui che lo ha pubblicato, un estratto di un libro molto educativo, di David J.Pollay, un giornalista e blogger newyorkese, che ha scritto un best-seller, di cui sinceramente non ricordo il nome, su un episodio che gli era accaduto anni prima, mentre si recava in taxi verso una stazione.
Questo racconto era, oltre che divertente, un esempio “unico” di saggezza, in cui finalmente stress, preoccupazioni, problemi insormontabili venivano sconfitti da un taxista che vivendo in mezzo al traffico, aveva trovato la maniera positiva di vivere la sua vita zen, eliminando ciò che noi creiamo nella nostra mente e da cui ci lasciamo poi sommergere.
Nelle situazioni più difficili ed impegnative, in cui possono rientrare sicuramente sia la colonna sulla strada nell’ora di punta, sia il clima lavorativo, sia i pettegolezzi e le meschinerie di certi ambienti, abbiamo sempre almeno due opzioni, due alternative.
Lasciarci travolgere dallo vento impetuoso dei nostri problemi , delle nostre ansie, delle nostre frustrazioni, oppure tirare i remi in barca, osservare la corrente e scoperto dove l’onda stia andando, abbandonarvisi, seguendola, aggiustando solo, di tanto in tanto, con un piccolo colpo di remi per la nuova rotta.
Al tassista “zen” della storia, non importava del caos intorno, né dove il cliente decidesse di portarlo: la sua mente viveva nella assoluta quiete interiore, quella che qualcuno ha chiamato la “quiedora“.
Allora la mente si rilassa e si lascia cullare da tutto, incluso il traffico.
Quando scateniamo in noi reazioni degne di un tornado?
Semplicemente quando ci opponiamo, cerchiamo di contrastare fortemente ciò che vibra in modo abnorme, con l’unico risultato che i nervi saltano, il vocabolario sfugge di mano e tutto sembra impossibilmente difficile.
Il taxista filosofo ci insegna a non opporci, ma ad adattarci a fare come una canoa nelle mani dell’onda.
Il racconto diceva pressapoco così…
” Quel giorno David, il protagonista, era veramente di fretta;
il suo treno sarebbe partito tra meno di mezzora e le previsioni del traffico non lasciavano presagire nulla di buono.
Doveva muoversi rapidamente.
Non potendo fare diversamente, era salito sul primo taxi libero, che procedeva in direzione della stazione.
Il taxi giallo sfrecciava sulla corsia preferenziale, dandogli l’impressione che il taxista esperto, lo avrebbe accontentato in un tempo minore rispetto a qualsiasi altra cupa previsione.
Improvvisamente una macchina scura sbucò da un parcheggio; il tassista fu costretto a frenare di colpo e le ruote iniziarono a fischiare, scivolando tragicamente sull’asfalto.
Dopo alcuni secondi, interminabili, il taxi si fermò, miracolosamente, a pochi centimetri dalla macchina scura.
Il passeggero aveva il cuore in gola e non sapeva bene neppure cosa avesse fatto o detto.
E le sorprese non era ancora finite.
Il guidatore pirata maldestro, non solo non si scusò, ma iniziò ad inveire contro il tassista, per poi andarsene con un bel dito medio che sporgeva dal finestrino.
David non poteva crederci: quel tizio stava per causare un’incidente potenzialmente mortale ed invece di scusarsi si era pure comportato, come spesso gli era accaduto di vedere, da perfetto stronzo.
Avrebbe avuto voglia di inseguirlo, ma la reazione del tassista gli tolse il fiato.
Non solo non si scompose più di tanto, ma sorrise e salutò amichevolmente il guidatore disattento.
Il passeggero era veramente incredulo:
“Ma ti pare?
Come hai potuto lasciarlo andare così?
Stava per ucciderci!“.
Così David conobbe la “Legge del Camion della Spazzatura“.
Continuando a sorridere il tassista disse:
“Un sacco di persone sono come camion della spazzatura.
Vanno in giro pieni di ‘rifiuti’: frustrazioni, rabbia, malcontento.
Più questi ‘rifiuti’ si accumulano e più loro sentono l’urgenza di cercare un posto dove scaricarli.
Se glielo permetti, quando ti incroceranno, loro te li scaricheranno addosso.
Quindi amico, quando qualcuno cercherà di scaricare la sua rabbia e la sua frustrazione su di te, non prenderla come un fatto personale.
Sorridi, augura loro ogni bene e vai avanti.
Credimi, sarai un uomo più felice.”
Già, sorridi e augurando loro ogni bene vai avanti per la tua strada.
Piaciuta?
A me parecchio.
Anche perché di “Camion della Spazzatura”è facile incrociarne di questi tempi; l’importante e non trasformarsi a nostra volta in altri “camion della spazzatura”.
Riflettiamo per un istante …
Siamo imperturbabili e in uno stato intoccabile di “quiedora”, oppure ci lasciamo toccare da ciò che non ci appartiene, convinti del contrario?
Permetti agli altri, per tanti motivi, di scaricarti addosso la loro spazzatura o semplicemente impari ad andare avanti, e scorri sereno come l’acqua che attraversa i sassi del ruscello e giunge placida al mare?
Raccogli tutte le frustrazioni del mondo o te le lasci scivolare via?
Applicare la “Legge del Camion della Spazzatura” lo so, non è semplice, né sempre immediato, ma se non ci sforziamo e non comprendiamo che moltissime cose che sembrano appartenerci e renderci infelici, frustrati, stressati, in realtà non sono di nostra proprietà e non impariamo a scostarci, rischiamo di trasformarci nelle discariche più o meno abusive e di turno per qualsiasi persona pensi di avere il diritto di investirci e travolgerci con il medio alzato.
Ecco allora qualche consiglio pratico per evitare i Camion della Spazzatura e vivere felici.
La prima cosa è sicuramente quella che, una volta identificate le persone che per cento motivi ci inondano di sporcizia di varia provenienza e formato, evitarle.
Avete presente la formula:”Se li conosci li eviti?” Beh, quella, sto parlando proprio di quella…
Ogni percorso di crescita personale ha inizio con una presa di consapevolezza e quindi delle azioni conseguenti.
Finché non ti rendi conto di quanti Camion della Spazzatura ci avvistano, per cercare di scaricarci addosso i loro rifiuti, non potremo difenderci.
Attenzione: prova a partire dai Camion della Spazzatura della cronaca giornalistica; è tempo di spegnere, di non lasciarsi condizionare e incancrenire dalle continue notizie negative.
Sarebbe opportuna una bella dieta di omicidi, assassini e morti tragiche, descritte nei minimi particolari soprattutto all’ora di cena.
Riprendi il controllo della tua vita.
Tutto ciò che è brutto, tende a radicarsi nei nostri ricordi molto più delle cose belle e positive.
E’ un meccanismo evolutivo di difesa che ha permesso a tutte le specie viventi di sopravvivere per millenni ai pericoli.
Oggi, però, questo meccanismo, raccattando centinaia di informazioni di questo tipo, ci rende depressi e frustrati.
Ogni volta che permettiamo ad un Camion della Spazzatura di scaricarci addosso i suoi rifiuti, creiamo un brutto ricordo e ci ritroviamo a rivivere all’infinito nella nostra mente quella spiacevole situazione.
Pensate a quando, vi è successo negli ultimi tempi di intrattenervi con una persona lagnosa o che si lamentava di voi o del comportamento di qualche altra persona.
Anche se l’avete ascoltata ad intermittenza o avete condiviso le sue affermazioni, vi sarete accorti che alla fine del dialogo vi sarete sentiti svuotati e come privi di verve.
Lo sporco ci spinge a dimenticarci di assaporare la straordinaria bellezza che il presente ci offre.
Se vogliamo stare bene, vivere nella gioia e nell’armonia, dobbiamo avere cura di noi stessi, riprenderci il controllo degli stati d’animo e di ogni istante.
Dobbiamo imparare a non riempirci, né alimentare i brutti ricordi, scegliendo deliberatamente di dedicare le nostre energie a momenti, finalità ed obiettivi positivi.
Quando qualcuno si sfoga con te, sappi dare il giusto valore a quelle parole!
Fermati, ascolta, se te la senti, ma non reagire allo stesso modo.
Prendi consapevolezza del fatto che tutte quelle parole, sono “sacchi di rifiuti” per quella persona, ma anche per te.
Cerca una parola positiva e offrigliela,
ma se non la coglie, vai oltre!
Impariamo dalle persone di successo, sto parlando dei veri campioni, delle vere stelle della quiete interiore, di coloro che non predicano molto, ma al contrario vivono semplicemente in modo armonioso.
A me piace il gatto, con la sua sinuosa presenza, con la sua saggia “quiedora”e con la sua semplice indipendenza: egli ti guarda, ti sostiene, ti fa la pasta sopra, se hai bisogno, ma all’occorrenza se ne va da te, padrone perfetto di sé.
Non importa se sei il suo adorato padrone: egli si ama e non è disposto a perdersi in te.
Ogni minuto perso in una discarica è un minuto in meno per la pace, per il benessere universale, per il successo e la realizzazione piena di noi.
Dobbiamo anche imparare a volte, a non essere noi dei Camion della Spazzatura.
Nessuno vuole sminuire le difficoltà di nessuno.
Fanno parte di molte realtà odierne, ma continuare a lagnarsi, a frignare non ci aiuta, né aiuterà mai a migliorare la situazione.
Più ti concentri su ciò che non vuoi e più lo vedrai spuntare in ogni dove nella tua vita.
Cambiamo un po’ la nostra prospettiva e riprendiamo in mano la vita, senza permettere a nessun Camion della Spazzatura di frapporsi tra noi e la nostra serena realizzazione.
Dimenticavo…
“Quel giorno, David imparò che la felicità è una nostra responsabilità e che niente e nessuno può portarcela via,
a meno che non siamo noi stessi a permetterglielo.”
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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