Chiuso per pausa.

Oggi riprendo il discorso sulla Fomo, esattamente da dove lo avevo interrotto.
Spostiamoci quindi con la memoria a febbraio dello scorso anno.
All’epoca, la tribù dei Fomo era, indubbiamente, prolifica e molto attiva, ma improvvisamente, una situazione sanitaria anomala, pigiò un tasto e ci mise tutti in “pausa”, nessuno escluso.

Cosa successe allora?

Ti ritrovasti tagliato fuori da qualsiasi cosa.
Così, rinchiuso dentro casa, hai dovuto, tuo malgrado, stoppare moltissimi aspetti del tuo vissuto, del tuo quotidiano e fermarti in una sorta di stasi non voluta.
E’ bastato premere un bottone e tutto quel mondo fuori casa, da cui attingevi per ogni tuo selfie, era svanito.

Fu un momento veramente faticoso, uno spazio di tempo durante il quale ti ritrovasti, per motivi indipendenti da te, a perderti tuo malgrado affetti, unioni reali, divertimenti, oppure semplici e spontanee condivisioni e del tempo personale, per gli altri.
Fu un momento “unico”.
Si trattò di una possibilità straordinaria.
Il virus ti bloccava anche nelle dinamiche apparenti, per farti cogliere il bello delle dinamiche reali, veritiere.
Finalmente ti veniva sottratto qualcosa e qualcuno.
Questa storia si è protratta per oltre un anno e ancora adesso, non è completamente rientrata.

In questo arco temporale si è espansa una sorta di sensazione comune, collettiva di “perdita”, di assenza, di mancanza, una sensazione che sappiamo, agisce su tanti nostri bisogni, anche quello che fa capo alla Fomo.
Nascono in te nuove sensazioni, nuove emozioni, non ultima la noia, un qualcosa che l’arte frenetica del click, sapeva spazzare via.


Ma in tutto questo “dover star fermo, in modo quasi irreale”, c’era la rete e così ti sei attaccato all’unica fonte di “contatto” che ti veniva data e permessa con l’esterno.
Provavi una sorta di spiacevole sensazione di “privazione forzata” e per alcuni versi “ingiusta”, perché ti stavi perdendo qualcosa di molto importante e questa sensazione, purtroppo, era un qualcosa di estremamente utile per il pastore.
E’ così che lui ti ha portato dentro la stalla, spingendoti a un certo tipo di comportamenti indotti.
Se prima facevi parte della Tribù spasmodica dello scatto continuo o facile, quello scatto che ti consentiva di postare la tua meravigliosa e appetibile fetta di Vita perfetta”, offrendola agli occhi di tutti i tuoi conoscenti.
L’opzione era semplicissima: o uscivi dal circolo della Fomo ed accedevi ad una sorta di “disintossicazione” indotta, cioè entravi in una sorta di terapia, oppure dovevi attivarti per riconquistare e non deludere il tuo pubblico, trovando “nuovi soggetti” per i tuoi selfie.
Tu, come tante altre persone, stavi soffrendo e pensavi ai numerosi e bei momenti di condivisione umana, che, giorno dopo giorno, eri indotto a credere che non sarebbero mai più tornati.
La vita procedeva, senza la frenesia umana, a meno che, tu non rientrassi in gioco, scoprendo altri aspetti da offrire in rete.
Sperimentavi comunque la sensazione che le ore ti privassero di tutti quegli aspetti ordinari, che comunque non ti sarebbe mai stato possible riavere indietro.
Le pagine di storia, trascorse in isolamento, sarebbero sempre rimaste tali. E tu, come molte altre persone, hai fatto la tua scelta.
L’attenzione ora va a questa sensazione di “perdita”, su cui ti invito a riflettere.

Se fai parte della tribù che alimenta la Fomo, sappi che non è stata l’emergenza a proportela, ma tu l’hai riesumata e alimentata in maniera spropositata, per non correre il rischio di uscire di scena.


La condizione in cui eri stato messo doveva e poteva farti ritrovare il bello di stare seduto in una cucina normale, con la donna che ami, ad assaporare un bel piatto di spaghetti con il basilico e il pomodoro freschi, senza nessun pensiero se non il “gusto” intenso di questi momenti, senza nessuna forma di “esternazione pubblica”.
Si trattava di ritrovare i valori intensi, unici e “straordinariamente normali”, che la teatralità degli scatti aveva dismesso.
Se questo non è successo è a causa delle tue scelte personali.
Ma cogliere i veri valori è faticoso, quasi impossibile per chi “dipendente” dai propri scatti e quindi, quando in quei giorni ora lontani, tu sperimentasti un intenso senso di frustrazione e di noia, associati a una sorta di “paura” di essere “tagliato fuori” dalla vita in generale, ma soprattutto da quella magica e straordinaria dei social, ti reinventasti.
Sui social tutti si divertono, tutti hanno qualcosa di mitico da fare e raccontare, e in più viaggiano solo con donne stratosferiche e uomini mitici.
Nessuno on line, sembra soffrire di emicrania o avere problemi di bollette da pagare o di vicini fastidiosi.
E’ un mondo “perfetto”, un mondo dove non sembra mancare nulla, tanto meno dio.
La Fomo, purtroppo, non appartiene solo ai nativi digitali, ma ha contaminato un gran numero di persone.
La voglia di offrire il nostro “lato migliore” ci sta ed è sicuramente comprensibile, ma quando scivola in una forma incontrollabile, ci attesta che sono in essere alcuni seri problemi.
E’ allora che entra in gioco un lato oscuro di questo conformismo sociale, quel buio che ti raggiunge quando perdi te stesso e, proprio come tu fossi un attore, entri in diversi altri personaggi.
 Il bisogno di confrontarti, a tutti i costi, con i social media, e la tanto spiacevole sensazione che se non riprendi a postare, ti stai perdendo qualcosa di veramente importante, è un fenomeno che si espande oltre il mezzo di comunicazione in sé e potrebbe risalire alla tua infanzia o forse meglio alla tua adolescenza.

Per McGinnis, i Millennial o i Gen Z, che si sono interessati a questo fenomeno, sostengono che non solo i nativi digitali potrebbero essere visti come una nuova forma di Homo Habilis , che essi chiamano Fomo Sapiens, ma che ne fanno parte anche persone che di digitale non hanno proprio nulla, ed esemplificano in maniera molto chiara questo aspetto.
I 3 studiosi, infatti, ci spiegano come chiunque, anche una zia o una persona grandi, possono venir catturate dal fenomeno, magari partendo dalle immagini postate da loro amiche coetanee, che hanno magari immortalato i nipotini, oppure da persone che osservano le uscite e le imprese di un collega.
E’ un meccanismo psicologico a tutti gli effetti.
Ma se durante la piena pandemia, nessuno poteva sgattaiolare fuori casa e vivere situazioni esilaranti, come ha fatto a sopravvivere la FOMO?
Grazie alla nostra “creatività”.
La Pandemia è servita per far riaffiorare paure, sempre esistite nel nostro cammino, e più o meno latenti.
Dopo lo sgomento delle primissime giornate, forse di qualche settimana, visto l’annuncio del protrarsi del fenomeno, i Fomo Habilis e i  Fomo Sapiens hanno ripreso a pieno ritmo le loro attività, attingendo proprio da casa.
E’ nata così una frenetica gara al mostrare in rete cosa tu fossi in grado di “fare”, non importava cosa, l’importante era sapersi proporre in qualcosa.
Era una gara tra “atleti dinamici.

Degustazione vini, pane fatto in casa, aperitivi in diretta, corsi con Zoom, lavori a maglia, video lezioni di cucina, corsi d’inglese, aerobica sul tappeto di casa, oppure del semplice bricolage.
In quei frangenti, se tu stavi solo facendo lo spettatore a questa gara ad ostacoli pazzesca, credo che ti sia chiesto, come si potesse sentire la tua collega a sera, con una giornata scandita da un calendario orario, all’incirca di questo tipo:
termine del proprio lavoro attraverso la linea internet, alle 17,30 circa. Subito dopo connessioni e collegamenti “no stop”, a 4 diversi corsi, corsi che spaziavano dalla conoscenza della lingua straniera, al come preparare in diretta la pizza da mangiare per cena, all’ora di meditazione, alla presentazione di un nuovo prodotto antibatterico, con video proiezioni lunghissime e centinaia di immagini repellenti. In alcuni momenti, si era pure collegata a un percorso di taglio e cucito.
Sorrido, ma le persone multitasking sono state moltissime.
Personalmente la scuola mi assorbì veramente parecchio, ma il restante tempo cercai di riservarlo a voi lettori e a un intenso lavoro di introspezione, in solitario.
Come? In modalità introspettiva e silenziosa.
Niente flash mob delle lucine accese contro il coronavirus, iniziativa per altro non gradita agli Arcangeli e agli Angeli, ma preghiere e meditazioni personali, spesso attinte dai testi scritti di importanti Maestri Ascesi.
Sorrido al rimando avuto in quelle giornate sui social, dove scoprivi l’esistenza di 2 diverse tribù: chi si annoiava e non sapeva cosa fare e lo scriveva continuamente, e chi era entrato nella “dinamica del Fare”, che faceva anche per gli oziosi e gli annoiati e per le generazioni a venire, vista la partecipazione a svariate attività, che scriveva di sé e del proprio lavoro, con la medesima frequenza degli annoiati.
Così, chiusi in casa e ben nutriti da una campagna pro paura, la incentivavamo a nostra volta, dandole anche la sfumatura di: paura di “perdere tempo”, paura di essere dimenticato dal tuo pubblico, paura di apparire come una sorta di monaco in cella per la sua clausura.
Motto imperante?  Era semplicemente: “Chi si ferma è perduto!”
Poi, dopo aver frequentato svariati corsi olistici, anche 4 in una giornata, aver partecipato a tutte le iniziative anti covid, con e senza lucine sventolate al cielo lassù, dopo esserci iscritti a servizi per guardare tutte le serie tv del momento, letto parecchi tra i libri dimenticati nelle librerie di casa, da tempo immemore, e anche dopo aver filmato e postato il cagnolino della nonna, che si addormentava e cadeva dal divano, ci siamo forse, in buona parte, resi finalmente conto che qualcosa non quadrava e questa ansia e frenesia non metteva in evidenza solo  e tanto la paura di essere tagliati fuori, ma ben altro.
Finalmente qualcuno tra noi, si è lasciato pervadere dalla paura di perdere la possibilità di vedere parenti, oppure e amici,  e magari risolvere qualche problema relazionale, insoluto.
Questo passaggio non è stato di massa, ma grazie a Dio, c’è stato.
Credo
che qualcuno tra i miei lettori, magari proprio tu, ricorderai un mio articolo dal titolo “Benvenuta Paura” del marzo dello scorso anno, proprio legata a questa convinzione, che in tutto esista una prospettiva diversa e “creativa”, anche quando si parla di un fatto unico e impegnativo, come appunto è e fu questo, ancora in parte in essere.
Oggi sono in molti a credere che la vera Fomo, quella più incontrollata e incontrollabile ci attenda dietro l’angolo e credo che questa previsione, sia in parte esatta.
Del resto c’è nell’aria e lo abbiamo già sperimentato nelle scorse settimane, un’ansia collettiva di tornare a vivere, di stare fuori, di fare tardi, di scorrazzare qua e là, come fossimo cagnolini troppo a lungo tenuti alla catena.
La si sente nell’aria quest’ansia, questa voglia di normalità, una voglia utilizzata per uno scopo ben preciso, e che fa leva proprio su questo bisogno “umano” di respirare di nuovo aria di normalità.
Se hai vissuto serenamente, nei mesi scorsi, in realtà non dovresti avere grandi carenze di nulla e tanto meno il desiderio profondo di recuperare ciò che hai perso e che il malvagio virus ti ha impedito di avere, di raggiungere e di sperimentare.
In questo ultimo anno hai lo stesso vissuto e sperimentato; sicuramente si è trattato di cose diverse, magari nuove, ma non ti è venuto a mancare nulla, proprio nulla, se le hai fatte tue e vissute fino in fondo.
E’ come se tu avessi traslocato, per un certo periodo, altrove.
Non eri nella tua casa, abituale, ma avevi comunque un tetto sulla testa e un posto dove stare.
Renderlo e viverlo come “confortevole”, quello è dipeso da te e dal come hai realmente vissuto quei giorni, quelle settimane, quei mesi.
Se improvvisamente si abbassasse la temperatura e tu fossi in infradito, cosa faresti?
Cambieresti d’abito, ti vestiresti in maniera idonea e, magari ridendo, sapresti cogliere il bello anche di questo momento insolito.
Oppure ti perderesti tutto, concentrandoti solo sul filtro migliore da usare o sulla prospettiva per fare un selfie a modo.
Io spero, vivamente, che godresti per la tua resilienza e il tuo spirito creativo e non ultimo, per aver saputo gustare, anche questa nuova situazione.
Non vivresti lamentandoti per gli indumenti che hai dovuto sostituire e quindi per ciò che non hai indossato, ma notando la bellezza di questo improvviso cambiamento e per tutte le opportunità, che ti ha offerto e tu hai saputo comunque cogliere.
Fomo ora?
E’ un’onda che cresce e che, secondo la teoria dei 360 punti da cui osservare e vivere un fatto, potrebbe avere un’eccellente valenza positiva, per esempio proponendo elementi utili per la crescita personale.
Potrebbe diventare la leva per sollevare il mondo soprattutto per consentire ai nativi digitali di rientrare nella “creatività” personale e collettiva.
Umberto Galimberti dice a proposito della smania dei ragazzi di farsi selfie:
“È come se fotografandosi, i ragazzi cercassero l’identità che non possiedono, e la trovassero più attraverso la loro rete che attraverso i loro occhi.”
E infatti i ragazzi, godono di una prospettiva distorta di sé, hanno poca autostima e spesso sono vittime di atti e forme di bullismo.
Certamente, se riusciremo a fare un salto di qualità nella nostra smania di postare, ogni persona potrebbe allora offrire a se stessa e agli altri, quello che potrebbe indurla a crescere ed evolversi oppure essere uno strumento, per indurre gli altri ad evolversi.
Certo, si tratta di una possibilità, non remota, ventilata anche dal cielo e benevolmente supportata, la quale richiede una tua scelta personale, e la tua volontà di trasformare anche una malattia, come la Fomo, in una valida opportunità, opportunità capace di farti uscire dal tuo “ordinario modo di vivere e sperimentare i social”, per accedere ad una modalità straordinaria, di valore e di spessore, quindi, capace di guidarti fuori dalla tua zona comfort, verso lidi straordinari.
Così, dismessa ogni forma di competizione e di emozioni pesanti, non ultima l’invidia, potresti ritrovarti felice di contribuire e seminare fiori spettacolari nell’Anima, nel cuore e nella mente anche del tuo prossimo.
Amorevolmente ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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