Rifletto sul fenomeno Fomo

Non siamo ancora del tutto usciti da questa sorta di bolla, che ci ha costretto per motivi ormai più che risaputi, a modificare i nostri modi di vivere e di operare, ma gli spunti, per riflettere non mancano sicuramente.

Rinchiusi in casa, nei mesi ormai trascorsi, abbiamo sperimentato una sorta di accelerazione di alcune dinamiche già in essere, dinamiche che possono avere due volti, l’uno positivo e l’altro diciamo non creativo.

Quale ritieni sia prevalso? Prima di procedere con la lettura, prova ad esprimere un tuo parere in proposito, e poi procedi, sforzandoti di entrare attraverso queste righe nella Fomo, per conoscere più a fondo, un fenomeno che va ben al di là di quanto si possa pensare.

Da un po’ di tempo, prima che ci trovassimo in una situazione di apparente emergenza sanitaria, eravamo già soggetti al fenomeno della Fomo, una specie di ansia sociale e di preoccupazione compulsiva di perderci sempre qualcosa, perderci soprattutto l’opportunità di interagire con gli altri.
Il fenomeno digitale era però arrivato al momento giusto, perché partendo dal cellulare, che aveva incrementato e al tempo stesso saziato questa sete umana, ci veniva a permettere di “sanare”, di colmare, di tenere in qualche modo a bada questa sensazione di non essere abbastanza attivi e connessi al resto del mondo e generante una sorta di paura.
Paura di non riuscire ad essere sempre al centro della scena.

Paura di non essere individui attivi, operativi e vivi 24 ore su 24.

Poi accadde una situazione considerata estrema, una situazione sanitaria che richiese un intervento estremo, almeno così si dice e tutte queste dinamiche, calcolate, dopo qualche momento di “sgomento collettivo”, ripartono con maggiore frenesia e potere.

Ma questa sorta di frenesia collettiva a muoversi sui social, per apparire, è una risposta libera da parte della massa oppure è indotta e ben calcolata?

Lascio a te, che mi stai leggendo, la risposta.

Io oggi mi limiterò a darti alcuni input, spero utili, a proposito del fenomeno della Fomo, soprattutto pensando ai bambini e ai ragazzi, e a quale ricaduta possa avere questo fenomeno su di loro.

Essere proattivi è un’arte, un’arte che ciascuno di noi dovrebbe attivare e praticare, ma che, indubbiamente, chi guida i fenomeni collettivi conosce e sa bene come servirsene, al contrario della massa.

Ogni pastore sa, quali versi fare e come muovere le mani, per indurre le sue pecore ad entrare ogni sera nell’ovile.

L’esperienza, poi, trasforma in arte questa sua “abilità leggera”.

Una cosa però è certa: la globalizzazione di pensiero ti ha spinto a ritenere che tu non debba e non possa offrire di te un profilo “banale”, un qualcosa di ordinario, dismesso alla comunità e così, dopo aver premuto forzatamente il tasto “pausa”, su molti aspetti della tua vita, è stato soprattutto durante il lockdown, che hai colto come estremamente pericoloso quanto stava accadendo, perché il tempo scorreva lento e scivolava oltre e tu non lo potevi vivere, fermare, fare tuo.

Prima di entrare nell’analisi della Fomo in tempo di Covid-19, voglio però riflettere meglio con te, a proposito di questo fenomeno.

Come funziona questo meccanismo, conosciuto appunto con tale nome?

La Fomo è un qualcosa di molto sottile, come fosse una sorta di pulviscolo che si insinua in maniera subdola nelle tue dinamiche ordinarie.
E’ un meccanismo che ti aggancia e che lavora su di te, partendo contemporaneamente da diversi fronti.
Immaginati davanti al tuo cellulare, all’interno di uno dei tanti social.
Sbirci qua e là e vedi ciò che amici, conoscenti, parenti e persone comuni, magari facenti parte della tua rubrica, hanno postato parecchie immagini; ci sono foto di viaggi, cene spaziali, amiche e amici sorridenti, vacanze da urlo, posti magnifici e tanto altro.
E tu arrivi ai loro vissuti, attraverso quelle immagini.
Il rimando che ne ricevi è quello di trovarti di fronte a persone che possono permettersi parecchio: viaggiano, a quanto vedi, sono allegri e sempre in compagnia, visitano posti incantevoli, sono felici e consumano cibi particolari, ben impiattati, che ti catturano solo per i giochi cromatici.
Perfino la loro colazione sembra quella della famiglia reale inglese.
Il social che stai guardando ti rimanda il profilo di una dinamica esterna alla tua, magicamente perfetta e piena di vita, “perfidamente” unica e ricca.
Tu vedi tutto questo e una parte di te si “sente esclusa”, esclusa da quel Mondo all’apparenza divino, da quella sorta di paradiso della gioia, della bellezza, della ricchezza e dell’abbondanza, del “tutto perfetto”.

Scatta dentro di te il “confronto” e la sensazione che sperimenti, guardandoti ora intorno, osservando la tua realtà, la realtà della tua casa è di pochezza.
Sono pochi attimi, spesso guidati dai tuoi occhi inconsci, ma ti bastano per dedurre che mentre là fuori c’è vita, c’è perfezione, c’è bellezza, c’è una sorta di ricchezza a 360°, attorno a te esiste solo la “normalità”, una normalità che ora, in qualche modo ti stride dentro.

Guardi la tua tazza per la colazione, una tazza con il disegno dei personaggi di un cartone animato, che ti piace e la trovi semplicemente “ridicola”.
Persino la colazione, fatta in quel modo, modo che prima ti piaceva tanto, sembra ora senza fascino, se non addirittura banale, soprattutto se confrontata con la prima colazione fatta dal resto del mondo, quel mondo che vive là, fuori dalla porta della tua casa e che posta sui social.
Allora inizi a scrutare attentamente ciò che ti circonda nel tuo quotidiano e, purtroppo, intorno a te, vedi persone normali, magari uomini e donne affaticati, oppure figli non proprio esemplari o un profilo di mamma così lontano dall’immagine del “Mulino Bianco”, che vedi in web.
E ne rimani deluso.
Ti senti deluso da tutto quello che fino a poco tempo fa amavi, “vivevi con gioia” e sperimentavi come un qualcosa di gratificante.

E la tua “adorata” tavola?
Ora la osservi ed è come se la vedessi per la prima volta.
E effettivamente, per la prima volta, noti che sul tavolo di casa tua, c’è una tovaglia qualunque, con appoggiati dei piatti dozzinali, piatti che contengono cibi “normali”, magari genuini, ma serviti in maniera semplice, senza decorazioni e quello che vedi non ti piace.
Quello che hai appena osservato, non soddisfa la tua voglia profonda di emergere, di essere circondato dalla bellezza, di eccellere, di essere e sentirti proprio come il resto del mondo, avvolto da oggetti colorati, piatti unici e cibi introvabili.
E’ in questo preciso istante che tu vedi, da un’altra prospettiva la tua vita, e la rinneghi, rinneghi una vita ordinaria, una vita di routine, sempre con le stesse persone, a fare le stesse cose, negli stessi modi.

Incominci così a pensare a te stesso e alla tua esistenza come a un qualcosa “di povero”, sì, hai letto bene, povero un po’ in tutti i sensi, ma soprattutto “povero nelle relazioni”, privo d’azione, senza coraggio, poco intrepido, quasi tu fossi una persona che non vive, ma sopravvive.

I tuoi colori interiori, la tua vivacità, a questo punto si smorzano e questi pensieri ti entrano in profondità e si allargano, dilagano, e si espandono alla “tua essenza”.
Il confronto ti risulta “spietato”, perché ti mostra ogni cosa sotto una luce diversa e tu ora noti solo ciò che non hai, ciò che non appartiene alla tua “esistenza ordinaria” e quindi tu scegli di “non sentirti più all’altezza”, all’altezza del mondo là fuori.
Cadi nella trappola del “pastore”.

E’ allora che, un brutto giorno, scegli anche Tu di scendere in campo e di entrare in questa sorta di “gara” a chi sta meglio, a chi è più perfetto.
Una volta presa questa decisione, devi solo escogitare come poter mostrare il “meglio di Te”.
Devi riuscire a fermare quegli attimi che offrano a tutti i visualizzatori del Social un’idea nuova, fantastica, a proposito della tua Vita, una vita che si prospetta sicuramente non reale, ma simile, se non migliore, rispetto a quella altrui e soprattutto “ideale” e “COMPETITIVA”.
Entri in una dinamica parecchio rischiosa ed estesa: snaturarti e vivere nella “falsità”, nella menzogna dei Social.

Tutti siamo insegnanti ed educatori, anche se non lo siamo “ufficialmente”, cioè non lo abbiamo scelto, come nel mio caso, come “professione”, come scelta di “impegno sociale”.

Quando sei entrato in questa sorta di “gara collettiva” a chi è più bello, ricco, fortunato, intelligente, dinamico e riesce a fare le cose più strane, in un numero spropositato di opzioni, senza esclusione di colpi.
Uscirne è faticoso e richiede il prenderne consapevolezza.
Scegliendo di gareggiare, tu entri in una “situazione o condizione”, chiamala come vuoi, parecchio a rischio.
In breve tempo, posti un sacco di immagini e la tua vita apparente si trasforma, anche se, contemporaneamente, in te si originano sentimenti, inconsci, di “colpa e di disgusto”.
Come mai?
C’è una parte di Te, vera e “genuina”, che ancora sopravvive lì dentro, in qualche angolo remoto di te stesso, forse nel tuo cuore o comunque nel tuo profondo, che sa, è perfettamente consapevole, di gareggiare in maniera sleale.
Lei sa di “fingere”, in gran parte, ciò che non è.
Quella che ora regali agli altri, attraverso i social,“non è la tua vita”, nonostante gli scatti, perché il tuo vero sé, vive sempre nello stesso identico modo, anzi peggio, perché ora vive nella continua ricerca di “ambientazioni”, proprio come se tu fossi una sorta di regista alla ricerca affannosa di quegli spazi scenici, di quelle situazioni, di quei contesti, che possano in qualche modo contribuire a creare una sorta di “meraviglia e apparente unicità”.
E quindi, preso dall’ansia dello scatto perfetto, non vivi l’attimo in sé e quindi non ti concedi “la degustazione della perfezione tanto agognata”, nemmeno se tu riuscissi a sederti sulla Tesla.

Mi sono parecchio documentata su questo fenomeno, Fomo, e secondo diversi psicologi, ad un certo punto, per riuscire a sopravvivere a questa discrepanza tra le tue due vite, il tuo inconscio genera una sorta di distacco e di paranoia, effetti che si originano per evitarti di sperimentare questo senso di colpa, dovuto al fatto che postando il falso, stai infrangendo un valore Umano “primario”.
Buffo tutto questo vero? Ma purtroppo reale, non “virtuale”.

Ripensa ora, se fai parte della tribù dei Fomo, come, partendo da alcune sbirciatine fatte su uno dei tanti social, di cui fai parte, tu sia potuto scivolare, come accade in montagna, e sia finito con il danneggiarti così in profondità.

Sei scivolato nel “vortice del conformismo sociale attuale”, per cui ti devi “confrontare a tutti i costi”, in una sorte di febbre da prestazione, altrimenti perdi qualcosa di importante, ma così facendo inneschi un meccanismo, che, purtroppo, va ben al di là dei Social in sé.
Ora pensa a tuo figlio.
Anche lui posta la sua vita in diretta?
Se lo fa, hai mai osservato attentamente cosa posta?
Beh, ti garantisco che guardarlo con attenzione, non ti piacerà, perché lì vedi cosa e quanto lui rinnega della sua vita, vita di cui tu fai parte.

Ma ritorniamo al nostro discorso base.
Ritorniamo al preciso istante in cui, ti sei “confrontato”, hai fatto i 2 calcoli di rito e sei arrivato alla somma, che ti ha portato nel bel mezzo della trappola dove stai ora.
Tu hai permesso all’apparenza di entrare dentro la tua vita e questo ti è costato in autostima, che è andata lentamente, ma inesorabilmente calando e scemando e quindi, sull’altro lato, in una forte e costante azione di sminuimento e avvilimento di te stesso, in più e diversi ambiti.
E gli effetti sul fronte emotivo?
Ahi, ahi. Anche qui c’è da divertirsi.

Hai provato un senso di fallimento, perché hai creduto e pensato di non poterti permettere tutta quella serie di situazioni magiche.
Sei entrato nella dinamica del non riconoscerti alcun valore, perché non hai una professione da urlo, non guadagni come XXXX, non hai il corpo della XXX, non fai ogni mattina la colazione da XXXX, non ti sposti sopra una Tesla, ma su una semplice auto qualsiasi.

E così hai provato la voglia folle di abbandonare tutto quel tuo mondo, positivamente “unico”, affascinato dal “vaneggiamento dei social,”
dove l’utente sembra entrare a far parte di un “mondo virtuale, straordinario”.
Così, hai iniziato a non amarti per come sei, per quello che hai e per quanto vali.
Ti sei visto e percepito come una persona “troppo poco” e normale.
Hai iniziato a rinnegare il valore della tua “unicità”, perché per te “unica” e unico era solo la vita di quel conoscente che postava sopra il social mentre tu, eri solo un “Cettola_qualunque”.

Allora in te si è fatta strada la paura, l’ansia, l’insicurezza, la depressione, la tristezza, l’avvilimento, l’invidia e la gelosia e tanto altro.

Secondo lo psicologo Giulio Cesare Giacobbe, noi basiamo l’autostima sul successo, ma il successo è un qualcosa che si genera fuori di noi e che leghiamo alla nostra professione, oppure alle relazioni o alla genitorialità, quindi un qualcosa che, se ci si presenta un ostacolo, oppure un momento particolarmente faticoso, dimentichiamo, perché questo tipo di successo ha fondamenta esterne a noi e questo ci porta nel buio e nella sfiducia.
Ciò che è esterno, è ingestibile e in quanto tale è come se non ci appartenesse.
Questo è quanto ho colto della Fomo, un fenomeno sociale ormai esistente e persistente da un po’ di tempo, un fenomeno che si poggia sulla paura umana, di sui si nutre abbondantemente, quella paura umana “di perdersi qualcosa, oppure qualcuno o semplicemente di rimanere tagliato fuori dall’occasione migliore per fare una certa cosa, oppure da quella sorta di dono dell’ubiquità, di trovarsi sempre nel posto giusto, dove potrai fare il bell’incontro, o stare con la comitiva più speciale.
E’ “l’ansia di essere ubiqui”, per dire al mondo: “Esisto anch’io!”.

E durante il Lockdwon il fenomeno Fomo è sparito?
E’ una domanda che in molti si sono posti, visto che tutti gli abitanti del Pianeta, non importa la longitudine o la latitudine erano rinchiusi in casa, quindi privati di feste, barche, colazioni da urlo e uscite con la Tesla.
Come potevano le persone affette da Fomo, in quella condizione di pausa, di chiusura, postare e far invidiare le loro feste, le vacanze, oppure i loro momenti wow agli altri, se eravamo impossibilitati a vivere tutto questo?
Il lockdown è allora servito a estirpare questo fenomeno della FOMO, che si è quindi estinta, oppure è sopravvissuta e si è magari trasformata?
Sicuramente te ne parlerò nel prossimo articolo, anche se qualcosa ho già lasciato trapelare, ma tu prova ad ipotizzare un tuo pensiero in proposito e a sostenerlo, sia che si tratti di una risposta affermativa, sia che si tratti di una risposta negativa.
E’ importante ora più che mai, per la tua crescita interiore creare un tuo parere in proposito e saper osservare anche i tuoi comportamenti, per “curarti”, come sostiene Tiziano Terzani, “perché curarsi vuol dire orientarsi verso uno stile di vita più giusto ed equo”.
Per oggi è tutto.
Con attenzione amorevole a tutte le dinamiche in essere
ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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