Incontrare le mie paure

Non ho più affrontato in maniera aperta l’argomento paura eppure so perfettamente che si tratta di un’emozione molto attiva, radicata e presente nella nostra quotidianità attuale.
Immaginala come un seme.

Questo seme è stato interrato circa un anno e mezzo fa, è stato bagnato e ben nutrito e quindi, come qualunque seme, pronto a germogliare, è nato, ha fatto capolino dal terreno, alla ricerca della luce e si è quindi apprestato ad esprimersi, nella sua piena forma vitale.
Avrebbe potuto essere un seme per produrre un ortaggio, un fiore, un arbusto, oppure un albero.
Immagina la grandezza e la possibile dimensione che ora avrebbe questo seme, a distanza di circa 18 mesi.
Se si fosse trattato di un bambino, oggi avrebbe sicuramente più di 5 mesi e sarebbe già pronto per lo svezzamento.
Purtroppo però, il seme di cui ti parlo oggi, non è quello da cui può nascere un ciuffo d’insalata o un bellissimo girasole, ma bensì di un seme che produce spesso un impatto notevole sul quotidiano personale di ognuno di noi e sull’intera società e sulle sue dinamiche.
La paura è un’emozione da sempre presente nella tua vita umana, ma di difficile comprensione e coltivazione.
Siamo come produttori agricoli, pronti a considerarla alla stregua di un’erba indesiderata, perché infestante, quindi pronti a servirci di qualsiasi sostanza chimica ci venga detto che possa stroncarla sul nascere, disseccarla, allontanarla dalla nostra vita. Farla sparire dal nostro terreno.
Ecco perché, per distruggerla, per toglierla di mezzo, siamo pronti ad utilizzare qualunque cosa ci venga detto che sia in grado di estirparla, proprio come in agricoltura utilizziamo quintali di diserbanti, per togliere le erbacce.
E’ un’azione forte, un’azione materiale che va a toccare non solo quel seme, ma l’intero terreno, rendendolo sterile, arido e improduttivo.
Perché mi sono servita di questa metafora?
Mi sono servita di questa metafora, per spingerti a visualizzare quanto grandi siano i risultati ottenuti, in tanti mesi di semina costante, pressante, continua, di questo seme, nelle sue diverse varianti e variabili.
Immagina il mondo come un grande orto.
Quanti semi di paura sono stati interrati, bagnati ben bene e nutriti con costanza in questi 18 mesi?
Fossero alberi, avremmo in gran parte arginato il problema della deforestazione.
Malauguratamente non sono acacie, cavoli, girasoli o bambini, ma è paura, tanta tantissima semente della paura.
Perché paragonare la paura a un seme?
Perché ci sia in te la consapevolezza di quanto caos questo seme sta portando in ciascuno di noi e di quanto incida nella tua quotidianità, così come in quella collettiva.
Oggi quindi voglio prenderti per mano e fare una semplice chiacchierata su di lei, sulla paura, con l’intenzione di fartela conoscere un po’ meglio e quindi fartela amare e apprezzare di più.
La paura non è un babau terribile, anche se è in questa accezione che ci è stata presentata e mostrata.
La paura è solo un’emozione, una sorta di risposta interiore a un qualcosa di reale o di fittizio che ci arriva.
L’emozione o meglio le emozioni, perché sono moltissime, sono solo un postino, una sorta di incaricato per farti arrivare una missiva, un pacchetto, un evento, una situazione da prendere in considerazione, da leggere.
Mi piace vedere la paura, come la rabbia o altro, come una sorta di lettera, di pacchetto, appunto, che il postino ti consegna, affinché tu la legga, oppure lo scarti e sappia, grazie a lei, conoscere qualcosa di te e della tua vita, utile per migliorarla, per crescere, per cambiare.

Ora, la missiva che ti viene recapitata, puoi accoglierla come una “paura stimolo”, oppure come una “paura allarme”.

In genere, quasi a livello genetico, sei stato predisposto a vederla come una paura allarme, cioè come un messaggio venuto per portarti la prima di una serie di altre innumerevoli catastrofi e sciagure.
In realtà esiste l’altro aspetto, aspetto che riesci a cogliere solo se vieni educato a farlo, o se tu stesso, attraverso un tuo processo e percorso evolutivo, ti sei concesso di approcciare qualsiasi cosa da altri punti di vista, da altre prospettive.
Gli eventi recenti, sono stati predisposti in modo tale che tu pensassi solo a un futuro senza via d’uscita, a una realtà catastrofica, proprio per generare una visione d’insieme, sia soggettiva che collettiva, ben distante dalla fiducia divina, dalla fede del religioso vero, dalle dinamiche della persona spirituale, cioè di chi ha un legame con la sua Anima e con il suo Creatore e si fida.
E vive.
Ora è tempo di guardare questi semi della paura, da un’altra prospettiva.
Ciò che l’ha generata ha creato una paura che tu ora puoi vedere come fine a sé, e quindi una sorta di “allarme”, oppure come uno “stimolo” utile per aprire le tue ali e spiccare il volo, quel volo che per tanto tempo ti sei negato.
Ricordi Icaro e suo padre Dedalo?
Imprigionati nel labirinto, fu grazie a Dedalo che ne uscirono, perché quell’uomo non si diede per vinto e mise la sua creatività al servizio del suo obiettivo, tanto da vedere, in oggetti ordinari, il loro potere straordinario e quindi creare quelle ali, per sé e per il figlio.
Di loro ho già parlato, così come della caduta di Icaro, ma ora è sulla paura, intesa nel suo formato “Stimolo”, che voglio portare la tua attenzione.

La paura è uno stimolo quando ti rende creativo, quando ti fa uscire dalla tua zona di comfort, quando ti fa mettere in gioco, quando ti spinge ad apprendere qualcosa di nuovo, quando suona la tromba per farti svegliare e attivare il tuo coraggio, coraggio utile per crescere, per metterti in salvo, per farti fare un’esperienza veramente evolutiva.

Alla paura stimolo tu riesci a dare un volto, mentre alla paura allarme no.
La paura allarme è una paura senza un volto: tutto potrebbe essere lei o il suo contrario.
Questo accresce il tuo disagio e la paura stessa.
Questa paura ti parla di un pericolo che ritieni di non poter gestire.
Non sai chi possa rappresentare, per te, questo pericolo e quindi non sai come difendertene.
Ti senti privo di risorse, braccato e quindi al limite delle tue possibilità.
Per questo la paura allarme, ti fa raggomitolare come un riccio, ti fa tenere le ali ben serrate contro il corpo, ti tiene in costante allerta, perché là fuori c’è una minaccia imprecisata, c’è un pericolo sconosciuto, c’è qualcosa da cui ti devi guardare attentamente.
La vita non è un continuo e costante pericolo.
E’ così che ti è stata descritta per mesi e se tu ora lo pensi realmente, non sei nella dinamica “divina”, non sei nella modalità amorevole del Padre.
Ma Icaro, dove sta? Quali delle due paure gli appartengono?
Icaro rappresenta le persone che non sanno riconoscere il messaggio della “paura allarme” e quindi diventano prima temerarie e poi incoscienti, perché vanno al di là di ogni cosa.
I bambini sono stati educati ai messaggi della paura allarme, e tu ora, come genitore, devi fargli cogliere anche quest’altro aspetto della paura, perché la posta in gioco è alta, molto più di quanto tu possa credere e pensare.
Lui deve sapere che esistono due forme di paure e decifrarla in maniera che per lui sia sempre una paura creativa, cioè una paura che gli permetta di aprire le ali e volare nella direzione che lo attende, per tagliare i traguardi che gli competono.
La Terra deve rifiorire, ma se questi piccoli bambini – semi, si auto bloccano per via della paura allarme, si impedirà ciò che è realmente in essere.
Tutti noi, piccoli inclusi, dobbiamo educare il nostro cuore, affinché sia un cuore intelligente.
E come si fa?
Si parla con la propria emozione, in questo caso con la paura, perché lei è una sorta di lettera, una lettera, che ci porta un invito, e l’invito è quello di ragionare sulle cose, sui fatti, sugli accadimenti e di farlo con la nostra testa, con la libertà vera.
Dobbiamo interrogarla, allora? Ma come?
Con le domande della saggezza, chiedendole cioè se sia venuta per farci crescere, per farci aprire le ali, per farci fare qualcosa di nuovo a cui mai avremmo pensato e ambito, per farci insomma arricchire in senso creativo e costruttivo.
Il punto è quello di ritrovare dentro di te e di aiutare chi ami a porti queste domande e restare in ascolto della risposta.
E’ l’unica soluzione possibile che hai, soprattutto oggi, cioè quella di collaborare e dialogare sempre con la tua paura, perché se non la conosci, se non la avvicini, se non ci parli, finisci per gestirla in maniera sbagliata e in questo modo le dai il permesso di diventare un tuo limite.
Di solito ci sono tre grandi forme di paura, intesa nella sua sfumatura di allarme.

  1. La paura di quello che proiettiamo.
    Ha a che fare con il futuro; la nostra mente vede un futuro molto incerto, lo immagina così e lo crea ipoteticamente come un luogo pieno di mostri, brutti accadimenti, cose sfavorevoli, indesiderata terrificanti.
    Molti dei semi interrati 18 mesi or sono, a livello collettivo, sono sicuramente semi di questo tipo.
    Il problema? Semplice!
    Se quei semi hanno fatto leva su una tua parte già impostata così, cioè hanno trovato in te un terreno adatto a questo tipo di coltivazioni, oggi si sono sicuramente moltiplicati a dismisura. Puoi estirparli? Certamente!
    Lavorando su di te e bonificando il tuo “terreno”, vale a dire facendo in modo di concederti di dare e trovare il significato positivo delle tue paure, quindi trovando qualcosa in loro capace di ispirarti, di farti vedere i volti reali, che ora non vedi.
  2. La paura di perdere qualcosa.
    Qui, credo, non ci sia bisogno di soffermarsi a lungo.
    I semi sparsi sono legati all’ambito affettivo, lavorativo, abitativo, relazionale, amicale, fisico-personale…
    Ti invito a prendere quindi fiato e a pensare che quanto oggi ti viene sventolato sotto il naso, come fosse una bandierina rossa e tu una sorta di toro, non è così. Tutto può cambiare, è sempre stato così, fa parte del cambiamento generale.
    Quando poi ti viene chiesto di rinunciare a qualcosa di importante, che almeno per te è tale, tutto accade secondo una logica che non è distruttiva e devastante, come si cerca di farti pensare e credere.
    Una cosa che ti richiede impegno, giunge solo per offrirti una futura gratificazione, una situazione aumentativa e certamente migliore, rispetto all’attuale. Lo so, è difficile far accettare questo, perché non appartiene alla mente della persona ordinaria, così come non appartiene all’Anima poco consapevole.
  3. La paura del percorso.
    Temi quello che ti separa dal tuo traguardo, qualunque esso sia.
    E’ impegnativo guardare avanti con limpidezza e serenità, guardando vicino a dove posi i piedi, cioè gustando e vivendo ogni singolo piccolo istante.
    Qualsiasi impresa tu intraprenda ti spinge solitamente a fremere per raggiungere nel minor tempo possibile la tua meta e a farlo in grande.
    Questo significa che vorresti il massimo e tutto subito.
    Per fare un qualcosa di creativo, devi invece entrare nell’ottica di fare piccoli passi, di assaporare piccoli bocconi, quasi per non affaticarti, per riuscire a vivere bene ogni singolo attimo, per non farti cadere in una sorta di ansia da prestazione, di paura e di timore di non essere in grado, di non riuscire, di non farcela.
    Una montagna è un qualcosa di dimensioni grandi, quindi qualcosa che ti sovrasta, che ti fa sentire piccolo, indifeso e vulnerabile; se guardi in alto, alla cima che ti attende, puoi provare una sorta di vertigine, di sopraffazione, di incapacità ad intraprendere tutto quel lungo percorso che ti separa dalla meta.
    E se poi, stai già faticando da qualche tempo e la distanza sembra ancora lunga, il rischio di cedere allo sconforto diventa sempre più reale e pressante.
    Se la motivazione ti deve sostenere, tu devi fare in modo che lei non ti venga mai a mancare, quindi devi guardare per terra e gustare ogni singolo passo e gioire di qualunque cosa ti sia dato di fare.
    Se tu vedi i tuoi risultati, passo dopo passo, questo ti spinge, ti motiva a farne altri.
    E’ così che raggiungi anche mete straordinarie, gioendo del tuo viaggio e celebrando i momenti più faticosi; la celebrazione ti ricarica anch’essa, tu riprendi quasi immediatamente il tuo percorso; il tuo focus, viene di nuovo concentrato sul breve termine e riesci a gestire la paura.
    Ti devi sempre buttare sulle tue paure, devi parlarci e ascoltarle e trasformarle in consigliere, in alleate.
    Sei pronto a parlare con le tue paure odierne?
    Devi farlo, perché ti accorgerai che non sono mostri orribili, ma conoscenti di vecchia data, venute a farti visita, solamente per sostenerti nel tuo cammino.
    Amorevolmente ti
Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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