
“A volte, semplicemente seduta, l’Anima raccoglie saggezza.”
Proverbio Zen
Considero la Vita nella sua interezza, come interezza.
Ogni istante ha valore, comunque esso si presenti e qualsiasi novità mi comporti.
Non esistono due vite, una personale e una professionale, o addirittura più vite…
La vita è una sola e deve essere vissuta intensamente, cioè con piena presenza e consapevolezza sempre e con qualsiasi ” Clima interiore ed esteriore”.
Oggi è facile sentire aleggiare discorsi che non sostengono sicuramente né la crescita personale, né la gioia e la Luce che dovrebbero scortarci, al punto da farci crescere, anche quando siamo apparentemente distaccati dal tutto.
L’economia e il mercato del lavoro sono in caduta libera, qualcuno almeno sostiene che manchi qualsiasi forma anche primitiva di paracadute, eppure se ti sai muovere ed ascolti ed attivi la parte migliore di te, non temi e vivi anche queste giornate con estrema leggerezza, approcciandoti in modo aperto a qualsiasi attimo lavorativo, familiare, relazionale o spirituale.
Il primo passo da fare per stare nella serenità e nel qui e ora è quello di “accogliere ogni giorno” con forza, determinazione, coraggio.
Qualsiasi cosa dobbiate fare, impegnatevi intensamente, mettendoci gioia, fantasia, un po’ di altruismo, evitando etichette e luoghi comuni, frasi fatte che demotivano e nulla di nuovo riescono a far spuntare, anche dalla situazione più curata.
Accettate il percorso senza lasciarvi prendere da paure e ripensamenti, spesso legati a osservazioni esterne, che sebbene non richieste, lasciamo sovente che ci condizionino, azzerando, o quasi, ogni nostro buon proposito ed intenzione, come un semplice castello, fatto con le carte da gioco.
Mi è venuta l’idea di aprire un’attività proprio ora, che tutto sembra fissamente immobile?
Ci credo e lo devo fare, … fino in fondo.
Ascolto ciò che mi può servire ai fini di raggiungere il mio scopo e niente altro.
Critiche, parole dissuadenti, esperienze devastanti riportate in questa fragile fase iniziale non dovete lasciarle passare.
Ciascuno ha un suo cammino e l’esperienza di altri non gli appartiene.
Sapersi concedere il diritto di percorrere la propria via senza esitazioni, comporta solitamente il conseguimento dei propri obiettivi e una grande serenità.
Al contrario, se cerchiamo di assecondare il volere altrui e lasciamo spazio alle varie opinioni, ci ritroveremo presto infelici, insoddisfatti e con un progetto tra le mani che non solo non ci appartiene, ma faticheremo ad attuare.
Qualsiasi evento, pensiero, attività, devono essere mossi con semplice Felicità.
Difficile??
Sicuramente sì, soprattutto in una società dove le parole sono state a volte private del loro più vero e profondo significato…
Siamo sicuramente di fronte ad una parola che molte persone usano con poca consapevolezza e che, per questo motivo, è stata indubbiamente sminuita; in realtà è un termine carico di significato e di forza energetica.
E’ parte di noi e scaturisce e si esprime quando abbiamo la certezza, la consapevolezza grande e profonda che la nostra vita sta procedendo nella giusta direzione, che corriamo, come la metropolitana sul binario giusto e che da qui nulla, niente, nessuno, potranno allontanarci.
La maggior parte delle persone, secondo i sondaggi e le statistiche, non è felice, anche se dichiara di avere tutto ciò che potrebbe renderla felice, vale a dire, una carriera, una bella auto, una casa di proprietà, i soldi, un/a partner perfetto/a, dei figli intelligenti, educati e tanto altro.
Eppure qualcosa turba la loro esistenza.
Perché???
Qualcosa sembra impedire loro la condizione suprema della Felicità vera e Grande.
Forse perché la si cerca spasmodicamente fuori, nel puro aspetto materiale ed esteriore e si passa tutta la propria esistenza a perseguire quegli strumenti da cui la facciamo dipendere.
Il “segreto” è che non c’è nulla che si debba cercare o fare fuori di noi, per essere o raggiungere la felicità, perché è parte di noi, è innata, e non dipende né dall’auto, né dal lavoro in sé, né da tutto ciò da cui noi, solitamente, la facciamo appartenere.
“Oh, se ottenessi quella promozione, allora sarei felice!!!”.
Quante volte diciamo o sentiamo dire cose simili???
Le varianti sono numerosissime: “Se avessi un lavoro ben retribuito, allora”, oppure: “se avessi uno stipendio più adeguato, allora”, “se ereditassi, allora….”.
E’ il modello – ancorante di cui ci serviamo, cioè tutte le forme ipotetiche, il “se- il ma, oppure l’allora”… a essere sbagliate.
Ci freniamo da soli e ci impediamo una vita solare e lineare.
Quando eliminiamo questi modi rallentanti di esprimerci, ci apriamo, lasciamo fluire, scorrere la Vita e tutto accade nella giusta dinamica universale.
Dobbiamo poi imparare ad accettare i risultati, qualunque essi siano.
Questo è un altro aspetto sul quale lavorare.
Quando si rinuncia alla convinzione che qualcosa debba avvenire esattamente così e così, cioè in modo vincolato ( se … allora …) o come si desidera, le probabilità di ottenerlo “aumentano moltissimo”.
E’ importante investire, mettersi in gioco e farlo lungo tutto il processo per raggiungere i nostri obiettivi, e non solo nel risultato finale.
Esattamente il contrario di quanto ci è stato insegnato fin da piccoli.
La nostra società è orientata verso l’apparenza ed i risultati.
Guardiamo allo sport.
Quanti bambini si approcciano al gioco del calcio, semplicemente per curiosità, per benessere ( fare movimento fa bene), tifoseria, perché spinti dagli adulti; quanti tra essi si trovano poi assorbiti da un’impresa diversa, molto più impegnativa del previsto; … quanti si sentono presto sopraffatti, perché vengono stritolati da un gioco che ha perso ogni suo aspetto ludico e si è trasformato in una vera corsa ad ostacoli: giudizi, richieste impegnative, che se disattese, creano rimproveri e sensi di esclusione, per non parlare delle innumerevoli emozioni interiori e dei disagi conseguenti…
Perché?
Semplice, perché alla fine conta segnare.
E se io non reggo il passo?
Se il mio unico “motore” fosse la gioia di stare con gli amici e tirare quattro calci al pallone???
Non vai bene, sei una schiappa!!!
Tutto deve dare un risultato evidente e “intenso”; se si raggiungono, significa che si ha successo, in caso contrario si parla di fallimento.
Soprattutto lo vediamo nello sport e nel lavoro, ma potrei argomentare anche di altre situazioni e realtà..
Bisogna invece distinguere le azioni dai risultati.
Perché?
Semplicemente perché solo di quel che facciamo possiamo esserne responsabili al 100% ed averlo perfettamente sotto controllo.
I risultati, al contrario, no.
Ecco perché è importante concentrarsi sulle azioni.
Qualunque risultato si ottenga, sarà sicuramente positivo, eccellente o buono, perché “se agiamo con consapevolezza e determinazione, investiamo energie e sentimenti – emozioni positive nel processo e quindi non saremo mai nella condizione di fallire”.
I risultati conseguiti saranno diversificati, ma ci saranno sempre, comunque.
Un riso fatto con amore e desiderio di fare, uscirà sicuramente; poi si potrà discutere sulla gradevolezza, sugli ingredienti, il sapore, la grandezza dei chicchi … ma alla fine tutti coloro che si sono cimentati nel prepararlo lo otterranno, sicuramente diverso, ma lì, dentro la propria pentola.
Altro punto da rivedere, se vogliamo vivere nella pienezza …
Non esiste un lavoro terreno ideale, partendo da certe nostre premesse, non esiste.
La perfezione non esiste.
esistono invece la passione, la gioia, la voglia di mettersi in gioco, la fantasia, la determinazione… e molto altro ancora, capaci di rendere “unico e speciale” sia il lavoro, che qualsiasi altro momento di vita.
Quando infatti ci interroghiamo per capire, magari in fase di cambiamento forzato, volendo scegliere una nuova professione, quale sia il lavoro che ci faccia sentire meglio, in genere brancoliamo nel buio e fatichiamo a delinearlo.
Poi, trascorsi gli attimi iniziali, iniziamo a fare una lista chilometrica e guarda caso tutta incentrata sul lato materiale…
Posizione, retribuzione, tipologia e carattere dei superiori, quantità di spostamenti necessari, durata, energie da mettere in gioco …
Ognuno ha le sue richieste, che dipendono dalla concezione personale che abbiamo del “vivere al meglio” il lavoro.
La motivazione e la passione le vediamo quindi come esterne a noi e strettamente legate al lavoro in sè e a chi lo dividerà in qualche modo con noi…
Infatti, non a caso, spesso facciamo affermazioni tipo:” Oh, trovassi un lavoro come quello, ne sarei veramente coinvolta, appassionata.”
Vi garantisco che, e ne abbiamo parlato anche negli scambi durante il nostro bellissimo Wekeend, non è così che funziona, perché anche se lo trovi, alla fine ti assorbe troppo, ti tiene lontano da casa, ti fa sacrificare gli affetti, il gioco insomma, sembra non valere assolutamente la candela…
E allora???
Allora tutto riprende da capo, con la scelta e prima ancora la ricerca, di una nuovissima occupazione.
Quello che non capiamo è che la passione, la gioia, la voglia di agire, … non esistono nel lavoro in sé. ma dentro di “noi!”.
Come puoi fare allora per appassionarti al gioco, al lavoro … a ciò che già ci appartiene e viviamo?
Semplice!!!
Ricominciare, evitando di partire, di concentrare l’attenzione sulle cose che non funzionano o che si ritengono rallentanti, sbagliate, smettendo quindi di ignorare le innumerevoli altre che invece lo rendono una bella esperienza. Prova!!!
Fai un bel e lungo elenco delle cose che scorrono a meraviglia, che vanno, che funzionano nel tuo!!!( si può fare anche per la propria Vita in generale …)
Parti, dalla gioia di averne uno.
Cerca poi di esaltare ogni giorno uno, se non tutti gli aspetti che hai riscontrato e portato alla Luce.
Una delle convinzioni che più ci affatica e rallenta e accompagna la maggior parte dei lavoratori è il credere e ripetersi continuamente, che il lavoro toglie tempo.
Questa convinzione si è rafforzata in questi tempi.
Come mai???
Abbiamo solo spostato l’attenzione, dando la colpa a chi ne ha ben poca.
In realtà le giornate sono scandite da e-mail, sms, Twitter, Facebook, internet che assorbono tutta quella larga fetta di tempo che prima impegnavamo in relazioni vere e in altro…
Basta guardarsi attorno…
Perfino in palestra, troviamo persone che, mentre si allenano, digitano ….
Il tempo è qualcosa al di fuori di noi e ci sfugge facilmente.
Quando ci viene a mancare, allora è molto più facile incolpare il lavoro, come unico artefice delle nostre carenze.
E la televisione? Quanto tempo le dedichiamo, per sentire notizie azzeranti, che potremmo utilizzare per ben altro???
E’ importante imparare a gestire se stessi e questi nuovi strumenti.
Farlo significa consentire alla mia Felicità di emergere e quindi di Vivere appieno.
Altra cosa importantissima è smettere di definire la propria vita con le etichette “buona” – “cattiva“, ” giusta” – “sbagliata” …;
Dobbiamo crearci la Vita vera, piena, attiva, entusiasta, carica di miracoli, indipendentemente da ciò che la vita ci offre, ci porta.
Attivarsi in questo modo, significa essere veramente felici e vivere Bene la propria Vita …
Meditare ….
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