Una dolce Fiaba

Le fiabe.
Le fiabe sono come la cioccolata rubata di corsa, con il dito, dal vasetto riposto con cura dalla mamma, in cucina.
Le fiabe sono il profumo della Vita e danno un sapore particolare alle giornate di chi le racconta e di chi le sa ascoltare.
Prenderti il tempo, per coccolare il tuo bambino interiore o per accarezzare quello dei tuoi figli, è un rito veramente grande, un rito che dobbiamo riscoprire.

Educati a credere che fossero scritte per i piccini, esse hanno e hanno sempre avuto un potente simbolismo evocativo.
Sono parole dalle intense vibrazioni.
Sono parole e immagini universali, che si insinuano dolcemente, si inseriscono nella tua coscienza, con leggera delicatezza, lavorando sugli archetipi mentali.
Lo stesso Yogananda amava raccontarle ed era solito dire che fossero un po’ come le Asana, cioè capaci di parlare all’intelligenza del tuo corpo, in maniera sottile e molto profonda.
Per questo, oggi ti voglio regalare una leggenda giapponese, veramente speciale.

Chiudi gli occhi e coccola il tuo bambino interiore.

Piaciuta?
Om Shanti
da Ti degli Arcangeli 💛💛💛

“Malefica” si riscatta

Capire questa figura all’interno della fiaba, che ha affascinato e spaventato, parecchie generazioni, non è indubbiamente facile. Malefica rappresenta la donna cattiva, della fiaba de “La Bella Addormentata nel bosco”, una sorta di donna- strega, affamata soltanto di vendetta. E’ così che, nel nostro immaginario, lei risulta il personaggio sgradevole, quello a cui nessuna donna vorrebbe in genere assomigliare. E’ l’ esempio del personaggio femminile completamente identificato con il male, che le sarebbe valso il nome unico e significativo di “Malefica”.

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Riflessione e Saggezza in una Storia

Dividere significare poter agire indisturbati, cioè creare le premesse affinché non ci sia supporto e quindi opposizione.
Nel corso del meraviglioso e complicato cammino umano, durato svariati secoli, noi siamo stati educati ad una sorta di accoglienza “guidata” e di accettazione del “diverso”,  che ci facesse credere di essere creature buone e accoglienti, solo se ci attenevamo a certi comportamenti.
In realtà chi creava una forma di “apparente rispetto”, aveva anche originato la parola  “diverso” e quindi creato la realtà e le basi per la discriminazione.

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Favole per crescere, ossia la storia dell’asino in fondo al pozzo.

Sinceramente la prima volta che l’ho ascoltata o forse l’ho letta, sono sincera, non le avevo dato la giusta attenzione, ma oggi, essendo alla ricerca di un lavoro da svolgere con i miei ragazzi, per portarli a riflettere sul valore della coincidenza e di quei fatti che ci portano sofferenza o gioia, me la sono ritrovata sotto gli occhi e quindi postarla, leggertela e commentarla è stata solo “pura magia”.

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Favola per crescere

L’elefante e i Ciechi

Un giorno un re riunì alcuni ciechi e propose loro di toccare un elefante per constatare come fosse fatto.Alcuni afferrarono la proboscide e dissero: “Abbiamo capito: l’elefante è simile a un timone ricurvo”.
Altri tastarono gli orecchi e dichiararono: “È simile a un grosso ventaglio”.
Quelli che avevano toccato una zanna dissero: “Assomiglia a un pestello”.
Quelli che avevano accarezzato la testa dissero: “Assomiglia a un monticello”.
Quelli che avevano tastato il fianco dichiararono: “È simile a un muro”.
Quelli che avevano toccato una gamba dissero: “È simile a un albero”.
Quelli che avevano preso la coda dissero: “Assomiglia a una corda”.
Ognuno era convinto della propria opinione. E, a poco a poco, la loro discussione divenne una rissa.
Il re si mise a ridere e commentò: “Questi ciechi discutono e altercano. Il corpo dell’elefante è naturalmente unico, e sono solo le differenti percezioni che hanno provocato le loro diverse valutazioni e i loro errori”.

(Buddha)

https://blog.uam.tv/arcobalenodiluce

Favole per crescere: Il vecchio Saggio

Un giorno, un vecchio saggio era ai bordi di un’oasi di approvvigionamento per cammelli. Si trovava alle porte del Medio Oriente. Di sovente capitava che si fermassero dei viandanti a chiedere informazioni sul posto. Un giorno, un giovane gli domandò: “Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”
Il vecchio saggio rispose con una domanda: “Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”
Il giovane disse: “Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”.
“Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda:
“Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: “Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”.
“Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”.
“Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio.
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone? “Figlio mio”, rispose il saggio, “ciascuno porta all’esterno, ciò che è nel suo cuore ”.
Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell’altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore.

Om Shanti
ti

Favole per crescere

Le lezioni del maestro Bankei non erano frequentate solo dagli studenti di Zen ma anche da persone di ogni ceto e di ogni setta.
Lui non citava i sutra né si dilungava in dissertazioni dottrinali.
Al contrario, le parole gli uscivano direttamente dal cuore e raggiungevano il cuore di chi lo ascoltava.
Che lui avesse un pubblico tanto numeroso fece infuriare un prete della setta Nichiren, perché tutti i suoi seguaci lo avevano abbandonato per andare a sentire lo Zen. L’egocentrico prete Nichiren si recò al tempio, risoluto ad avere un contraddittorio con Bankei.
«Ehi, insegnante di Zen!» gridò. «Aspetta un momento. Chi ti rispetta obbedirà a quello che dici, ma un uomo come me non ti rispetta. Puoi convincermi ad obbedirti?».
«Vieni qui accanto a me e te ne darò la prova» disse Bankei.
Con aria altera, il prete si fece largo in mezzo alla folla e si avvicinò all’insegnante.
Bankei sorrise. «Vieni qui alla mia sinistra»
Il prete obbedì.
«No,» disse Bankei «parleremo meglio se ti metti alla mia destra. Vieni da quest’altra parte».
Con aria sprezzante il prete passò dall’altra parte.
«Come vedi,» osservò Bankei «tu mi stai obbedendo, e io trovo che sei veramente gentile. Ora siediti e ascolta».


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