Ehi bambini, oggi c’è una magica novità … Abbiamo una nuova vocina sul nostro Blog… Ascoltatela e lasciatevi incantare dalle sue parole e dalla bellezza e magia di questa storia, magistralmente letta dalla new entry Sara!!!
Amorevolmente ti & tutti noi strafelici per questa nuova collaborazione
Il bullismo che dilaga ci sta dicendo qualcosa; ci parla di una Società che sta guardando ogni cosa in maniera massiccia, da una prospettiva comune deviata. Perché colei che chiamiamo addirittura “vittima” tace? Forse perché non ha amore sufficiente per sé? Oppure perchè non si dà valore, perché non si sente protetta, ma sempre giudicata ed educata ad essere altro dal suo vero sè…? Noi ci curiamo dell’aggressore ed ancora una volta tralasciamo colui che non ha creduto in sè e in noi, tanto da piegarsi al volere dell’altro e subire in silenzio. Vittima. Una parola che etichetta e non aiuta. Letteralmente significa: Essere vivente, animale o uomo, consacrato e immolato alla divinità, oppure chi perisce, cioè muore, in seguito a situazioni gravi. Chi viene etichettato così, secondo te, avrà la forza di reagire? Poniamocele una volta tanto queste domande e troviamo finalmente una risposta costruttiva. OM SHANTI Amorevolente ti
“La sveglia suona sul comodino
alle prime ore del mattino,
la sento e il mio cuore ha un sussulto:
mi ferisce il ricordo di quel feroce insulto,
ma anche i lividi su tutto il corpo
che mi danno il dolore
e per i quali non dormo per ore.
Tutto questo pesa insieme ai libri nella cartella
e lo si vede dai voti dell’ultima mia pagella.
Una volta arrivato a scuola
mi nascondo dentro all’aiuola,
infatti preferisco rimanere in disparte
e fissare le mie scarpe,
piuttosto di affrontare quei bulli
che umiliano gli adulti e tutti fanciulli.
Mamma e papà non devono sapere
di queste miei giornate nere,
perché mi sento un codardo
a non reggere neanche uno sguardo.
Prima di entrare in classe,
saluto sommesso il capoclasse
e trovo riparo dietro al banco,
il più possibile lontano da quel branco.
Sono circondato da bravi studenti,
ma da ancora troppi delinquenti:
come al solito, il bandito seduto alle mie spalle
è armato di cicche gialle
e me le tira sui capelli;
un altro, mi ricorda che ho perso tutti i duelli
e ha promesso che mi picchierà …
prima di tonare nella sua città.
Il terzo, vuole svuotare il cestino nella mia cartella,
ma per fortuna suona la campanella:
le lezioni per oggi sono finite
e spero finalmente di potermi curare le ferite.
Purtroppo però, lontano dallo sguardo dei bidelli,
vengo strattonato ancora dai quei ragazzi ribelli:
si scagliano su di me a turno,
però è l’ultimo giorno
che assaporo il loro pugno…
infatti la scuola è quasi finita, siamo a giugno!
Il bullo mi prende per il collo …
quando improvvisamente compare Fiorello,
lo straniero che è arrivato a scuola
qualche giorno prima che il branco
scrivesse sul mio banco:
“Oggi ti facciamo fare un’altra capriola!”.
Vorrei abbandonare tutto
per paura di qualche farabutto,
che ha negato alle mie ali la libertà
ma il coraggio forse fermerà la crudeltà.
Quei bruti e incivili giovanotti,
arrabbiati per essere stati interrotti,
si rivolgono allo straniero:
“Non intrometterti se non vuoi finire al cimitero!”
Fiorello gli risponde per le rime:
“Magari volete farmi nero?”
Lo straniero ha un animo mite,
un sorriso sfacciato e lo sguardo fiero
di chi ha imparato a usare l’ironia,
che funziona proprio come un magia:
contro le brutte parole aiuta
e la sua risposta è solo una spiritosa battuta.
Nel frattempo arrivano trafelati due bidelli,
avvisati poco prima da Fiorello,
un ragazzo tutt’altro che pivello,
che mettono in fuga quei citrulli.
“Sono dei vigliacchi!” dico basito,
invece Fiorello è proprio un vero amico:
mi consiglia di imparare a cadere in piedi
e di non preoccuparmi
perché non serve impugnare le armi,
infatti nella vita esistono vari rimedi.
Meglio affrontare con ottimismo ogni difficoltà,
perché ciò in cui credi si trasforma in realtà.
Ho sempre letto di super eroi con poteri straordinari,
Le ombre si stanno allungando sulla prateria del Montana. E’ l’ora del crepuscolo, quando il sole si va a coricare dietro le colline, salutando i pascoli verdi, che ha illuminato per tutto il giorno. Per qualche minuto il cielo si tinge di un intenso arancione pastello ed i contorni degli alberi sulle colline diventano neri, come se fossero stati disegnati dall’inchiostro di una stilografica. Poi il sole scompare, le ombre si fondono in una e l’arancione lascia spazio ad un blu cobalto, che va via via intensificandosi: è il momento delle tenebre, in cui emerge la profondità di tutto…
“Mamma!!! SIA si è preso di nuovo la mia biglia preferita e non me la vuole dare!” strilla NOA dalla loro cameretta, dove lui ed il fratello gemello stanno giocando a biglie su un percorso fatto di costruzioni in legno, creato interamente da loro.“Ragazzi, vi avevo detto di andare subito a fare un bagno, dato che siete stati tutto il giorno nel ranch con papà. Forza, che è quasi pronta la cena! Muovetevi e non rimettetevi a giocare!!” rispose di rimando la mamma dalla cucina. Sarah è una donna sempre amorevole e gentile con i figli. Gli lascia quel tanto di libertà da consentirgli di sperimentare la vita e perché no… anche di sbagliare, se necessario.
Un cavallino viveva nella stalla con la madre e non era mai uscito di casa, né si era mai allontanato dal suo fianco protettivo. Un giorno la madre gli disse: “E’ ora che tu esca e che impari a fare piccole commissioni per me. Porta questo sacchetto di grano al mulino!” Con il sacco sulla groppa, contento di rendersi utile, il puledro si mise a galoppare verso il mulino. Ma dopo un po’ incontrò sul suo cammino un fiume gonfio d’acqua che fluiva gorgogliando. “Che cosa devo fare? Potrò attraversare?” Si fermò incerto sulla riva. Non sapeva a chi chiedere consiglio. Si guardò intorno e vide un vecchio bue che brucava lì accanto. Il cavallino si avvicinò e gli chiese: “Zio, posso attraversare il fiume?” “Certo, l’acqua non è profonda, mi arriva appena a ginocchio, vai tranquillo”. Il cavallino si mise a galoppare verso il fiume, ma quando stava proprio sulla riva in procinto di attraversare, uno scoiattolo gli si avvicinò saltellando e gli disse tutto agitato: “Non passare, non passare! È pericoloso, rischi di annegare!” “Ma il fiume è così profondo?” Chiese il cavallino confuso. “Certo, un amico ieri è annegato” raccontò lo scoiattolo con voce mesta. Il cavallino non sapeva più a chi credere e decise di tornare a casa per chiedere consiglio alla madre. “Sono tornato perché l’acqua è molto profonda” disse imbarazzato “non posso attraversare il fiume”. “Sei sicuro? Io penso invece che l’acqua sia poco profonda” replicò la madre. “E’ quello che mi ha detto il vecchio bue, ma lo scoiattolo insiste nel dire che il fiume è pericoloso e che ieri è annegato un suo amico”. “Allora, figlio mio, l’acqua è profonda o poco profonda? Prova a pensarci con la tua testa”. “Veramente non ci ho pensato”. “Figlio mio, non devi ascoltare i consigli senza riflettere con la tua testa. Puoi arrivarci da solo. Il bue è grande e grosso e pensa naturalmente che il fiume sia poco profondo, mentre lo scoiattolo è così piccolo che può annegare anche in una pozzanghera e pensa che sia molto profondo”. Dopo aver ascoltato le parole della madre, il cavallino si mise a galoppare verso il fiume sicuro di sé. Quando lo scoiattolo lo vide con le zampe ormai dentro il fiume gli gridò: “Allora hai deciso di annegare?” “Voglio provare ad attraversare”. E il cavallino scoprì che l’acqua del fiume non era né poco profonda come aveva detto il bue, né troppo profonda come aveva detto lo scoiattolo.
Non è facile sai, riuscire a vedere la perfezione dentro di noi e neppure nelle altre persone, perché per farlo ti servono, non gli occhietti che hai sul visetto, ma gli “occhi del cuore”. “Perchè, il mio cuore ha gli occhi?” Sì, sono occhi nascosti, interiori. E come li puoi trovare questi occhi interiori, che ti rendono capace, di vivere ogni cosa con gioia e con la voglia di provarci, di ritentare, di farcela? Se hai pazienza, ora te lo spiego. Di solito, quando ti guardi intorno vedi negli altri, per esempio nei tuoi amici, un sacco di cose che loro sanno fare e tu, come Maia, pur essendo felice per loro, ti intristisci, perché credi di non saper fare nulla di così speciale. Hai un tuo amico bravo a fare i salti, un altro che corre come una scheggia, una tua amichetta che colora benissimo i disegni e tu, pensi di essere lento, colori spesso fuori dalle righe, ed anche se ti riconosci di saper fare salti alti, come i canguri, non riesci a trovare qualcosa che ti renda speciale. Quello che ti serve, sai, forse è qualcosa che hai già dentro, ma senza saperlo, devi solo accorgerti e per farlo ti occorrono quegli occhi ben aperti, di cui ti ho parlato poco fa. Come arrivarci? Beh è una lunga storia arrivarci, una storia che, giorno dopo giorno, esperienza dopo sperienza, ti porta a fare una bellissima scoperta, proprio come Maia, la protagonista della nostra fiaba. Maia ha tanti amici ed una bella famiglia, ma un bel mattino parte, decisa a cercare il bellissimo abitino; se non lo troverà già pronto da indossare, allora acquisterà tutto l’occorrente che le servirà, per confezionarlo con le sue stesse mani. Così inizia il suo lungo viaggio. Il suo è veramente un cammino lungo e all’apparenza infruttuoso, fino al giorno in cui ecco che accade qualcosa… Ma, basta parlare, partiamo dall’inizio di questa meravigliosa storia … Chiudi gli occhi ed ascolta …
Piaciuta? Ma cosa cercava la nostra Maia? Un Vestitino a fiori? Eh sì, un vestitino, ma un vestitino molto speciale, perchè è un simbolo, cioè è solo un oggetto che in verità nasconde le cose che ognuno di noi, pur avendole sotto il naso, va cercando per mari e per monti. Fai così, proprio come lei, ogni volta che cerchi un amico, perché ti renda felice, perché pensi che la felicità venga da fuori e dipenda un’altra persona, oppure quando vedi negli altri la bravura, la gioia, l’allegria e tu, pensi di essere “diverso”, di non avere quei doni, e allora cerchi di imitarli, ma non ce la fai, non perché non sei bravo, ma perché tu sei tu e loro sono loro. Pensa a questa cosa importante, a cui sicuramente non hai mai pensato: Tu non puoi vedere il “vestito dell’altro”bambino, se quel vestito non è anche tuo, se non ti appartiene, se anche tu non lo indossi. Quante volte sei magari un po’ giù di tono, perché vedi un qualcosa in tuo amichetto, che ti piace, e tu pensi di non averlo, ma non è così. Tu non puoi vedere e riconoscere una cosa bella, se lei non c’è anche anche dentro il tuo cuore. Devi, per gustarla, accorgerti che c’è, proprio come il vestito di Maia, quel vestitino che lei aveva sempre avuto addosso, ma senza saperlo. Quando si è accorta di indossarlo? Quando, anzichè voler fare come gli altri, ha dato spazio alla voce del suo cuore, è stata generosa e così le si sono “aperti gli occhi del cuore” e finalmente anche i suoi occhi fisici, cioè quelli del viso, hanno potuto vedere che non le mancava niente, che il vestitino che desiderava tanto, lo aveva sempre indossato. Qualcuno aveva già visto il suo vestitino a fiori? Sì, ma solo le persone buone, quelle con un cuore grande, loro sì, che glielo vedevano. La continua ricerca di Maia ci nutre e ci educa, perché rappresenta il nostro viaggio alla scoperta di noi, un viaggio unico nel suo genere, un viaggio necessario, anzi indipensabile, per non farti entrare nella tribù degli “sdraiati”, la tribù dei ragazzini divanizzati permanenti, quelli che stanno tutto il giorno con la Play e perdono il cuore, che lentamente si spegne e muore. Pensaci!!! E questa storia, raccontala anche a mamma e papà, perché anche loro devono cercare dentro di sè il proprio Sè Superiore, cioè la parte più buona di loro.
Amorevolmente R.& ti, rispettivamente Autrice e Lettrice.
Oggi ti propongo una fiaba, molto dolce, in cui si parla del Lupo e della Luna piena. Incontrerai per la prima volta una figura magari un po’ insolita di questo animale, perché nella fantasia delle nonne e di molte persone, lui viene visto come “un animale cattivo” aggressivo, sempre affamato, mentre è un animale veramente speciale. Il Lupo vive bene sia in branco, cioè nel suo gruppo, che da solo e questo già fa di lui una creatura da osservare con attenzione. Noi a volte non viviamo senza il nostro amico migliore o la nostra amica del cuore; ecco il Lupo non è così, e sai perché? Perché, contrariamente a noi, lui si basta e così sa gustare il meglio di ogni situazione. Un lupo non cerca gli altri lupi per bisogno, ma li cerca perché ha piacere a stare con loro ed in quel momento è felice e sta bene, ma quando gli capita di stare da solo, il lupo sa badare a se stesso e gironzola e vive al meglio, comunque. E’ un animale socievole e ha una grande empatia, cioè sente e partecipa a quello che gli accade intorno; lui può vivere in gruppo e allora lavora per il gruppo, lo sostiene, lo difende oppure può anche decidere di vivere per un certo periodo solitario o con la sua compagna. Quando si stacca dal branco, non prova fastidio, non si si sente “abbandonato” a sé, proprio perchè è un animale equilibrato e quindi sta sempre bene, dovunque e comunque sia la sua storia in quel momento. Il Lupo è un animale speciale, che ha molto da insegnare a noi uomini, così caotici e poco attenti a tutto e a tutti. Noi vogliamo stare con gli altri per fare spesso rumore e non sentire le parole del nostro cuore. Lui, al contrario, ogni tanto si allontana dal gruppo, per riprendere ad ascoltarsi; sa che per vivere nella foresta e nei boschi bisogna ascoltare, ascoltare tutto, ogni foglia che fruscia, ogni rametto che si muove ed anche il battito del tuo cuore, perché questo gli permette di vivere in un ambiente popolato da tanti animali feroci e dall’uomo. Il lupo è un animale fedele, un animale che sceglie una compagna e lo fa per la vita. Come papà è molto attento, amorevole e questa storia lo dimostra, perché anche quando ti sembrerà che lui non stia ascoltando il suo cucciolo, in realtà il papà Lupo stava con le orecchie tese, per sentire i rumori del bosco e le parole del vento. Le caratteristiche del Lupo? L’Intelligenza, cioè sa leggere molto bene dentro le cose che succedono il senso, il significato; c’è poi la diffidenza, perchè se non conosce una cosa la guarda, la studia attentamente, per non cadere in trappola, l’indipendenza, perché è un animale che sa badare a sè e infatti ha anche un grande Istinto e Rispetto. Presso i Nativi Americani è infatti, a sua volta un animale onorato e molto rispettato, tanto che i guerrieri più bravi spesso portano il suo nome: Lupo bianco, Lupo Grigio… A me il Lupo piace moltissimo e oggi sono molto felice di aver scelto e di poterti raccontare una storia che lo racconta e che ci parla anche della Luna, un’altra magica presenza, che rischiara le nostre notti e rende il cielo ancora più affascinante. Buon ascolto!!! Amorevolmente ti
Una fiaba giapponese, dolcissima e straordinaria, che ci parla di emozioni, ma soprattutto dell’ Amore, quello reale, vero.
Nel grande Amore tutto può essere, ma dipende, come ogni cosa, da te, da noi. Sul nascere l’Amore ti porta verso l’altro in un’onda di pace, di accoglienza, di piacere, di passione, di attenzioni, di tenerezza, di speranza e di desideri, che poi, assorbiti dalla vita quotidiana con la sua durezza, presto dimentichi. Così ti senti scivolare ed è come come precipitare dal cielo sulla terra. Di solito succede ad uno dei due innamorati ed è come un brusco risveglio, che tocca in qualche modo poi anche l’altro. Allora i due si destano. Questo è il momento in cui si origina il vero Amore, cioè il sceglieri veramente, perché l’amore, se esiste veramente è “il dono di te all’altro” ed è veramente per sempre. Questa storia lo racconta e ci ricorda che quando è radicato, rinasce sempre, a dispetto anche delle apparenze e delle difficoltà. Amorevolmente ti
Come mai il Sole e la Luna si rincorrono nel Cielo? Ti piacerebbe saperlo? Beh, oggi ti voglio raccontare la loro storia. Mettiti tranquillo, rilassati ed ascolta la mia voce…
Ti è piaciuta questa fiaba? E’ sicuramente un racconto particolare, un racconto che un tempo veniva tramandato oralmente, per far conoscere ai bambini come mai il Sole e la Luna si rincorrano lassù, nel Cielo, riuscendo ad abbracciarsi solo in alcuni momenti particolari dell’anno. Ma non è solo questo, sai? Questa è anche una storia per pensare …, pensare al valore del Rispetto, che dobbiamo all’altra persona, quando ci chiede di fare una cosa, una storia per riflettere sull’importanza di Amare nel modo giusto e poi un modo per farci meditare sull’importanza di fare pace, quando succede qualcosa, anche se si tratta di un pasticcio grave, come questo combinato dal Sole. Non importa, cosa sia successo, l’importante è ricominciare, accgliendo le scuse di chi ha sbagliato, per non doversi poi rincorrere da una vita all’altra, proprio come il Sole e la Luna …
Oggi, ti dono una fiaba, letta da me, per i tuoi bambini e per tutta la famiglia. Mettetivi comodi, chiudete gli occhi ed ascoltate. Alla fine provate tutti a disegnare, colorare o raccontarvi cosa pensate di questa fiaba, sicuramente “educativa”. Buon ascolto a tutti! Amorevolmente ti
Quale momento migliore, per trovare un angolo di pace ed ascoltare tutti insieme una Fiaba, le cui origini si perdono nel tempo, in una delle terre più magiche che esistano: le Filippine. Ascoltala o leggila a chi ami … “C’era, un tempo, un contadino di nome Juanito, che era padrone di dieci bufali e di molte risaie. Un giorno accadde una cosa strana: la più grande delle risaie di Juanito si trasformò in uno stagno dall’acqua profonda, che per di più aveva lo stesso colore dell’oro. Appena si seppe, tutto il villaggio corse a guardare, e ognuno diceva la sua: era buon segno, Juanito sarebbe diventato ricco; no, era una cattiva magia, e a Juanito sarebbe accaduta una disgrazia. Alla fine la gente si stancò di chiacchierare e se ne tornò a casa. Sulle rive dello stagno rimase solo Juanito che, seduto fra i cespugli, guardava sconsolato le acque d’oro, pensando al raccolto rovinato. A un tratto, però, gli sembrò di sentire delle voci sconosciute, voci di ragazze che ridevano e scherzavano. Guardò a destra, guardò a sinistra: nessuno. Poi alzò gli occhi, e vide un gruppo di bellissime fanciulle vestite di rosso, con ali di farfalla sulle spalle, che scendevano giù dal Cielo per tuffarsi nello stagno. Juanito le guardò nuotare e giocare, spruzzando acqua tutt’intorno, e alla fine, convinto che la sua disgrazia fosse opera loro, balzò fuori dai cespugli e gridò: «Chi siete? E che cosa avete fatto alla mia risaia?» In un lampo, le ragazze uscirono dall’acqua e presero il volo, come uno sciame di farfalle rosse. Solo una non riuscì a scappare: le ali di farfalla cucite al vestito si erano impigliate nelle canne della riva. Juanito si avvicinò e la prese per un braccio, furibondo: «Dovrei tagliarti la testa! Ora che la risaia è diventata uno stagno, chi mi ripagherà il raccolto perduto?» «Lasciami!» lo supplicò la ragazza. «Sono la figlia di Abigat, il re delle fate, e non puoi trattenermi sulla Terra.» Juanito, invece di lasciarla andare, la portò a casa sua, perché adesso non era più arrabbiato, ma innamorato: la figlia del re delle fate era cosi bella che lui aveva deciso di prenderla in moglie. Alla ragazza l’idea non dispiacque. Juanito era bello e forte, e sicuramente non le avrebbe fatto mancare nulla. Così si sposarono, ma il contadino sapeva bene che non sarebbe durata: gli spiriti celesti, infatti, non possono restare troppo a lungo sulla Terra, e prima o poi sua moglie avrebbe dovuto andarsene. Per allontanare il più a lungo possibile quel momento, però, Juanito nascose il vestito rosso con le ali di farfalla in un angolo della dispensa. Senza di esso, la piccola fata non avrebbe mai potuto volare sulla Luna, dov’era la casa di suo padre e delle sue sorelle. I due sposi vissero felici per qualche anno, ed ebbero una bellissima bambina che fu chiamata Bugan. Juanito la adorava, e la piccola lo seguiva ovunque. Ma un giorno, mentre il padre era nei campi, la bambina andò in dispensa a cercare le spezie per il pesce ripieno che sua madre stava cucinando, e siccome non le trovava frugò dappertutto. Ed ecco, in un angolo c’era uno splendido vestito rosso ornato con grandi ali di farfalla. La bambina lo prese e corse in cucina: «Mamma, guarda cos’ho trovato!» «Il vestito che portavo quando ho conosciuto tuo padre!» gridò la fata, e, senza badare al riso che bolliva e al pesce che cuoceva, se lo infilò. Quando Juanito tornò a casa, trovò la moglie che lo aspettava con la bambina in braccio, vestita di rosso come la prima volta che l’aveva vista. Le grandi ali di farfalla battevano piano. « È ora che io ritorni da mio padre, marito» disse la fata, piangendo. «Prima o poi doveva succedere, lo sai.» «Ma siamo stati tanto felici, insieme!» gridò Juanito. «Se proprio devi andare, portami con te!» «Non posso, le mie ali non sono abbastanza forti. Porterò Bugan, che è piccola e leggera. E adesso addio, non ci rivedremo mai più.» «No! Lasciami almeno la bambina!» E Juanito si slanciò verso la moglie, cercando di strapparle Bugan dalle braccia. La fata, però, aveva già preso il volo e si allontanava nel Cielo. Ben presto lei e Bugan arrivarono così in alto che Juanito non le vide più, e non gli rimase che sedersi sulla soglia di casa, con il viso tra le mani. Restò là, senza muoversi, finché non spuntò la Luna: e contro il suo candore luminoso il contadino vide l’ombra di una donna alata che teneva in braccio una bambina. Era sua moglie, la fata, che aveva appena fatto ritorno alla casa di suo padre. E chi oggi guarda la Luna, chiedendosi cosa sia quell’ombra scura disegnata sulla sua bianca superficie, ora conosce la risposta: sono la moglie e la figlia di Juanito, che guardano la Terra e si chiedono cosa starà facendo l’uomo che hanno dovuto abbandonare.” Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Mi piacciono le fiabe e le favole e mi piace raccontarle, perché al loro interno ci siamo noi, con le nostre fatiche ed i nostri traguardi. Non ne esiste una che non sia la storia della nostra storia, quindi le rivedo e le rileggo con molta attenzione e amorevolezza, sempre.