Non preoccuparti.

Qual è la cosa più rara oggi?
L’originalità.
Viviamo in un contesto che ci sta rendendo sempre più “uguali”, sempre più omologati.
L’originalità è diventata una virtù estinta o in via di estinzione.
Come si fa ad essere originariamente se stessi, quando l’abbigliamento, il modo di parlare, il dove e come andare in vacanza, gli spazi abitativi, le valutazioni scolastiche e tutto ciò che abbiamo ci porta all’omologazione inconsapevole??
Ci vuole coraggio, buon senso e moltissimo fegato , per distinguersi dalla massa, perché non essere del branco ti rende “un diverso”, quindi ti espone al confino e ad un giudizio tagliente.
Annaspiamo se siamo “dei desigual” e quindi tentiamo con ogni mezzo di rientrare nel cerchio degli omologati, dove poter stare in pace, creandoci la nostra zona comfort, anche se ci pesa in altro modo e non ci fa stare al meglio.
Non sei libero, ma sei del gruppo.
Vuoi invece essere finalmente te stesso, quindi il tuo meglio?
Vuoi concederti di essere la tua copia originale?

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Io e la mia Felicità in Libertà.

Titolo strano, vero? Eppure sono sicura che dopo avermi seguita nelle pagine odierne, anche tu saprai cogliere il senso di quello che penso e dico.
Siamo un’orda di persone sempre alla confusa ricerca di qualcosa.
Di corsa, un po’ alterate nelle modalità espressive e relazionali, siamo sempre pronti a friggerci il cervello e a costruirci migliaia di problemi ogni giorno.
Il sogno più grande?? Sono di solito 3 e te li tramandi di generazione in generazione: una famiglia, dei figli ed una casa di proprietà, anzi forse il tetto di proprietà, sulla testa, precede ogni altra aspirazione.
Sì, perché se non hai la tua casa, è come se ti sentissi perso, sradicato, una persona che nella vita non ha saputo concludere nulla.
Sarà per questo che, uno dei primi pensieri genitoriali, è quello di aiutare i figli ad avere una propria casa, così come, il pensiero di ciascuno di noi, rimane quello di acquistarsi una casa.
Cresci con l’idea che tu debba avere una casa di proprietà per stare bene e sentirti “integrato” nel contesto sociale di appartenenza.
Visto il costo attuale degli immobili e soprattutto quello antecedente, è così che vincoli la tua esistenza ad un pugno di mattoni, che diventano il tuo obiettivo primario, intorno al quale, tu e tutto ciò che ti appartiene, ruotate.
Visto che acquistare in un’unica soluzione è abbastanza impegnativo, per poterlo fare, in genere ti rivolgi ad una banca, con la quale stipuli un contratto per provvedere mensilmente al riscatto del tuo “adorato spazio vitale”.
Se tutto ti va al meglio, puoi osare con un mutuo a breve termine, cioè di 10 anni, se invece, per svariati motivi non ti è possibile, ricorri a dilazioni che spesso vanno a coprire uno spazio temporale anche di 40 anni.
Se hai 30 anni, a 70, sarai il felicissimo possessore unico, ed esclusivo, della tua meravigliosa casa.
Straordinario, vero?
40 anni della tua Vita, dedicati a dei mattoni.
Se ci pensi, non ti viene da sorridere?
Nasci per correre come un pazzo e dedicare nobilmente tutta la tua esistenza per raggiungere un obiettivo da cui presto, quando lo avrai tra 20, 30 o 40 anni raggiunto,dovrai comunque scioglierti e lasciarlo quaggiù?
Mi viene da sorridere e a te?
Credi forse che Dio ti chiederà conto e vorrà sapere se hai provveduto a farti una casa e hai pagato regolarmente la rata del tuo mutuo? Personalmente sono certa che ti chiederà ben altro …
Ci pensi mai?
Ieri parlavo con una persona meravigliosa, che l’Universo mi ha fatto incontrare.
E’ la mamma di uno dei miei alunni che dovrei dire ex alunni, perché proprio ieri ci siamo sentite e mi ha confermato ciò che mi aveva confidato alcuni mesi fa: ha sentito, con il marito, fortissimo il desiderio di mollare tutto, inclusa la fatidica casa capestro, e andare a vivere in un luogo più a misura d’uomo.
Un luogo dove il ritmo fosse più naturale, dove i figli respirassero meglio e le persone fossero più sorridenti e solari e lo sta facendo.
La loro non è una scelta dettata dalla ricerca di un posto di lavoro, né si tratta di una fuga amorosa, ma è il puntare finalmente sullo stare bene e sentirsi felici.
Hanno trovato un luogo che rispondesse alle loro esigenze interiori e oggi aspettano i nullaosta dei datori di lavoro, per incominciare una “nuova meravigliosa Vita”.
Che magia!
Che straordinario.
Sono gli unici?
No!
Sono i figli veri del “cambiamento” di cui parlo da un po’ di tempo a questa parte.
Mollare tutto per inseguire altri obiettivi, altre mete in cui la persona, lo stare bene e il lavorare in sinergia umana, vengono prima del mattone e di tutti i vincoli di sangue, quei vincoli che ci destabilizzano e dissanguano, non poco.

C’è naturalmente anche chi, di fronte a questa prospettiva, inorridisce, proprio come io inorridisco di fronte alla schiavitù che scegliamo come compagna per il nostro cammino.
E tu, cosa ne pensi?
Se ti senti soffocare e anche tu vorresti soltanto scappare il più lontano possibile da questa società che ci ostiniamo a chiamare “evoluta”, oggi ti sentirai un pochino meno solo e non penserai più di essere un “fuori di testa”.
Sì, perché parlare di ciò che si aggira lì dentro, nella tua testa, o meglio ancora lì, nel tuo cuore, è molto faticoso, perché non è così che vivono in famiglia, né è così che hanno vissuto tua nonna e tuo nonno.
E’ per questo che, pensando alle nostre tradizioni, tutto ci risulta così terribilmente faticoso.
Ci sono modalità consolidate di vivere, che ci trasmettiamo da padre in figlio e non riusciamo neppure lontanamente a pensare di contravvenirle e modificarle, perché ci sono intere generazioni che lo hanno fatto prima di noi, credendoci.
Tu ora sai, che stai impiegando tutte le tue energie e le tue risorse, anche quelle future, di cui non hai alcuna certezza, per raggiungere un obiettivo materiale, che si svaluterà sia sul piano economico, che su quello spirituale.
Sai quanti anni di vita hai a disposizione? Nessuno di noi ha la certezza matematica di poter vivere altri quarant’anni, quindi, se ti decidi e fai questa scelta del diventare stanziale e avere una tua casa, significa inevitabilmente, che stai per precluderti tante altre possibilità.
Quali?
Denaro e tempo spesi in viaggi.
Scelta di cambiare Paese.
Cambio di regione o continente.
Nuove opportunità e scelte lavorative.
Corsi di formazione.
Sogni.
Essere ciò per cui sei nato.
E ti pare poco?
Chi ti obbliga a non spostarti?
Chi ti induce a stipulare contratti capestro per tutto questo tempo?
Chi stabilisce cosa sia il meglio per te e per chi ami?
Sei tu che decidi e lo devi fare in massima libertà, in perfetta risonanza con quello che tu, in piena autonomia, reputi importante per te, nella tua Vita.
Abbiamo un’Anima libera e sempre di più fatichiamo ad assecondare queste dinamiche arcaiche.
Questo non significa tuffarsi nel vuoto e sconnettersi da qualunque forma attualmente in essere, sia ben chiaro.
Non sto parlando per indurre le persone a licenziarsi in tronco e a vivere di elemosina agli angoli delle strade.
Sto parlando di pianificazioni graduali, conseguenti a certi bisogni e desideri personali.
Oggi, per chi vuole sentirsi libero, impegnarsi nel modo di vivere ordinario ( casa, muto, affitti a riscatto, lavoro indeterminato…) è sicuramente il sinonimo di infelicità garantita.
Ma già negli anni e secoli passati, molte vite spezzate e coppie scoppiate, possono aver avuto all’origine della loro crisi questo dilemma e bisogno di avere e vivere in maniera più libera.
Se guardi tuo figlio, aiutalo a “crescere” in Libertà.
Insegnagli che non esiste solo il ragioniere, o l’impiegato, ma che oggi più che mai è possibile avere un lavoro stabile oppure nomade.
Non inculcargli l’idea che chi non vive in una casa sia un “poveraccio”, ma insegnagli che ci sono battelli/case stupendi sul fiume, dove la gente vive per scelta, non solo perché costretta, così come ci sono persone laureate e con professioni di rilievo, che vivono in camper o van.
Fagli cogliere il bello di “assecondarsi” per fare un qualcosa che lo renda felice, soprattutto professionalmente.
Se lavori con gioia, sappi che chi ti incontra lungo il suo cammino, vivrà nella stessa gioia contagiosa.
Ciò che produrrai e proporrai sarà adeguato alla tua serena presenza.
Lavorare è meraviglioso, se fai qualcosa che ti piace e quindi ci metti amore e serenità.
Hai mai pensato, se lavori in campo informatico, che potresti operare a distanza, quindi potresti benissimo scegliere una postazione operativa in un continente diverso da quello d’origine, oppure diventare un “nomade”, per esempio di tipo digitale.
Chi vive in camper, in van, in case di vario tipo su ruote o imbarcazioni, chi sceglie di seguire se stesso e le proprie inclinazioni sta bene e non per questo è una persona meno valida, meno consapevole o più ignorante rispetto ad altre.
La voglia di crescere, grazie al cielo, non conosce limiti stanziali e non dipende da nulla, se non dal soggetto in sé.
“Voglio viaggiare, ma ho il mutuo, come faccio?”
“Voglio visitare la Nuova Zelanda, ma come faccio con il mio stipendio?”
Su Instagram, o altri Social, anziché cercare tante scemenze, impara a leggere la storia e la testimonianza di persone “alternative”, che hanno detto basta a certi capestri, e lavorando, ma “vivendo in spazi alternativi” risparmiano mutui ed affitti, per poi utilizzare tale denaro per leggere,viaggiare, fare corsi, conoscersi e conoscere.
Sono sereni, sono veri e carichi di gioia e pace interiori.
Perché?
Forse perché riescono ad essere se stessi, a non lasciarsi divorare e incanalare nelle modalità “del tutti han sempre fatto così”ed in questo modo riescono ad esprimere al meglio il loro spirito, attraverso il cuore, la mente e le proprie azioni fisiche.
Ci vuole curiosità.
Ci vuole passione.
Ci vogliono desiderio di mettersi in gioco e tanta “libertà” interiore,
per non lasciarsi spaventare e smontare, soprattutto da chi ti ama, vale a dire amici e parenti stretti.
A scuola so già, che in molti parleranno della scelta controcorrente della mia famiglia, ma io sono con loro e con il mio alunno che ha avuto la fortuna di avere due genitori temerari, che sanno quel che lasciano e proprio per questo sono pronti ad aprire le braccia a ciò che troveranno altrove.
Un tempo, noi occidentali, eravamo nomadi per soddisfare
la nostra sete di dominio e i nostri falsi bisogni materiali; oggi, mentre c’è chi ancora deve scegliere di emigrare a causa nostra, per le nostre scelte economiche, c’è chi segue la propria natura ed è felice così, in piena Libertà.
E tu?
Amorevolmente ti








Parola d’ordine: rallentare.

Che tipo di persona sei?
Pazientemente paziente o impaziente?
Quando una cosa non accade come tu te l’eri programmato o immaginato, come reagisci? Fulmini e saette o riprogrammazione paziente del “caso”?
Siamo dei vortici, immediati e reattivi come schegge ed i nostri figli lo sono più di noi, perché riflettono il clima che respirano ed assimilano, adattandolo alle loro “nuove” potenzialità umane.
Sono “una nuova generazione” celeste, prima che umana.
Eh sì, perché tuo figlio oggi nasce, con una marcia in più, con abilità e potenzialità nuove, perché deve crescere, vivere e soprattutto interagire con un contesto che richiede molti cambiamenti e varie inversioni di rotta.
Lui deve avere le idee chiare e amare ciò che lo circonda per sanarlo e salvarlo.
Qual è il guaio?
Che se lo diseduchi e lo riprogrammi, secondo le dinamiche odierne, lo distruggi e fai di lui un Attila del nuovo ciclo umano.
Ci vuole una marcia in più e la fretta, la reazione immediata non possono più essere le nostre fedeli compagne e quelle dei nostri figli.
Basta urla disumane per un parcheggio mancato.
Basta non saper aspettare i tempi di reazione della persona in prima fila al semaforo di turno.
Basta incitazioni inaudite durante la partita di tuo figlio, contro il compagno più lento, che ha mancato un goal.
Basta brontolare contro l’impiegato di turno, perché il terminale funziona a rilento e tu imputi la colpa a lui.
Basta!

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Con un pizzico di Pazienza

Siamo i figli schizzati di un’epoca senza pazienza, i migliori allievi che San Francesco potrebbe augurarsi e trovare, per guidarci sulla santa via del ritorno alla Virtù della Pazienza.
Basta che ti guardi intorno e cogli tutti i segni della fretta, del vortice nel quale viviamo.
Se scatta il rosso al semaforo, puoi giocarti quello che vuoi, che almeno un automobilista si attaccherà al clacson e non contento ti riempirà di “pesanti” invettive.
Un prodotto senza codice alla cassa e mezza fila grugnisce ed impreca contro la cassiera, contro di te, contro la vita.
Un rallentamento al casello, dovuto alla banconota che non viene riconosciuta dal self service e perfino la voce registrata ti va ripetendo isterica:” Introdurre la tessera o il denaro.
Introdurre la tessera o il denaro!!”
“Eh che diamine!”
E avere un po’ di santa pazienza?
Che ti puoi aspettare se perfino le parti robotiche create da noi, hanno i nervi a fior di pelle?
Mi viene da sorridere, perché lavorare con il Cielo richiede tanta pazienza e un allenamento continuo e costante.
Quello che non sai, forse, è che lassù esiste un concetto temporale molto slegato dal nostro e quindi il calare un notizia celeste,  nei contesti temporali umani, comporta una fatica non indifferente, soprattutto perché tu, che quaggiù ricevi, hai in mente i “tempi terreni” ed esigi che tutto sia nell’immediato.

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Voglio una vita meno complicata.

Siamo dei meravigliosi emuli di Vasco e della sua “Vita spericolata e piena di guai”.
Sembra che siamo nati con il desiderio pazzo di complicarci la vita e di non tollerare, nella maniera più assoluta alcuna forma di pacifica esistenza. Pensa  al tuo lavoro.
Non è forse vero che tutto e tutti, te compreso, spesso non fate altro che cercare, con grande maestria e destrezza, di complicarti la vita?
Siamo poco avvezzi alla semplicità e alla linearità e so già, da ora, che ciò di cui parlerò oggi, ti troverà consenziente, ma faticosamente in difficoltà, all’atto di mettere in pratica, perché stiamo fermamente bloccati nella nostra zona comfort, di fatiche e disagi, tanto che il solo pensiero di abbandonarla ci appare impossibile e da evitare nella maniera più assoluta.
I benefici di una vita più lineare, sono visibilissimi, sono alla portata di tutti, eppure evitati come la peste dai più.
Tutti possiamo scegliere di vivere un’esistenza più semplice, ma in pochi ci attiviamo per sperimentarla realmente.

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Semplicemente vivere.

Ciao! Oggi mentre trafficavo con cuore leggero in cucina, tra peperoni e capperi, pensavo, anzi pregustavo la gioia di poter assaporare quel piatto dai colori così intensi e dai profumi cosi veri e mi sentivo bene, in pace con me stessa e con il Mondo, l’intero mondo.
Ripensavo alla bellezza della semplicità, quella semplicità che molti credono sia trascuratezza o povertà, mentre non è assolutamente così.
Essere semplici, non significa essere gretti, rozzi, poco avvezzi alle parole, né andare in giro con magliette sporche o senza due soldi in tasca, ma avere un cuore che sa ancora palpitare di fronte al sole che nasce, al sorriso di una persona, al profumo del legno che ti pervade, al suono del vento.
Spesso parlo della mia nonna o della mia bisnonna. Mi rivedo bambina, a piedi scalzi, come piace a me, tra il legno che il nonno faceva essiccare in grandi cataste, a sognare i paesi lontani, da cui quei tronchi provenivano, annusando il profumo delle diverse resine … era pura estasi per me.
Un’altalena fatta con una corda e un pezzo di legno, per volare alta, tra le arcate dei capannoni dove le tavole di legno sprigionavano quei meravigliosi profumi.
Lo so, le mie compagne giocavano con la Barbie, ma a me non interessava nulla: io avevo dentro la forza di tutti quei magici profumi e li cercavo e mi nutrivo delle poche parole, ma dell’immensa saggezza della piccola nonna.
La seguivo nel giardino, tra i gigli, le sue stelle alpine, i ciclamini e gli immensi gerani, che aveva addirittura ereditato dalla sua mamma e che ancora, nutriti dalla sua amorevole presenza, rallegravano ogni angolo di casa.
E stavo bene.
Ero una bambina vivacissima, solare, sempre pronta a correre e cantare.
Quella bambina non è mai morta, nonostante le fatiche ed i dolori e sa e riconosce e desidera ancora oggi solo il bello ed il meglio per sé e per gli altri.
Meglio?

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Penso all’Amore

Tempo d’estate e tempo di gossip.
Siamo veramente, in generale, inglobati in un processo che ci sta conducendo verso una sorta di autodistruzione, dalla quale lentamente alcuni Spiriti di Luce si stanno discostando, per riaccendere il fuoco vivificante che possa rianimare il Pianeta e le varie forme di Vita, invertendo la rotta.
Non tutti saliranno sulla Nuova Arca di Noè, ma parecchi sì.
Dicevo che l’estate e la maggiore libertà dai vari impegni, spinge le nostre fonti di informazione a scatenarsi, nel tentativo di vendere più copie e di avere più audience.
Il problema potrebbe non sussistere se questo creasse la diffusione di una serie di notizie “intelligenti”, atte ad accrescere la persona e a renderla libera e pronta  a scegliere il meglio per sé e per gli altri, non affaticata e scema.
Invece si punta sulla curiosità più bassa, morbosa, della gente, incrementando, vivificando e nutrendo gli istinti peggiori che dormono dentro di noi.
E’ così che ti conducono, attraverso certe notizie, a crescere nella tua sete di pettegolezzo e a divenire un individuo sempre, più povero e gretto, assetato solo di disgrazie o notizie piccanti altrui.
I giovani poi, ben nutriti, diventano a loro volta promotori e forti sostenitori di questo “mercato dei sentimenti, delle emozioni e della propria Vita svenduta” sulle varie piazze dei Social.
Certo, se tu fossi un individuo “grande”, non parlo di dati anagrafici, gli unici che sembrano stupidamente interessarci, non correresti questo pericolo o avresti comunque anticorpi migliori, per sapere bloccare questa carneficina sentimentale ed umana.
Si cerca il personaggio noto e meno noto, da paparazzare e spogliare in pubblico, per avere di chi dire, scrivere e parlare. Alcuni personaggi del mondo dello spettacolo poi, sempre alla ricerca di notorietà, si attivano ampiamente, in prima persona, e ci danno tutti i particolari intimi e non sull’ultimo amore, il tradimento fatto o subito, l’amante e il bimbo nato, in arrivo o desiderato.

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La fabbrica dello scredito.

Sono stata a trovare una coppia di amici di cui adoro la compagnia.
Nel piccolo e meraviglioso Paese, dove essi vivono, c’è un antico lavatoio che mi piace per la forma e lo stato di conservazione.
Ho saputo da loro, che anticamente veniva chiamato la “Fabbrica dello scredito”, perché era il luogo di ritrovo delle zitelle del Paese, per “lavare i panni”, intendendo con la parola “lavare”, non solo l’azione reale del pulire la propria biancheria, ma lo spettegolare, che erano solite fare copiosamente, sulle restanti persone del luogo e delle meravigliose zone circostanti.
Quindi, la nonna della coppia, rammenta che lì si facevano tre cose:

  • si “lavavano i panni”
  • si consumava un “sacco di sapone”
  • per produrre una “fabbrica di pettegolezzi”.

Che storia!
Una realtà locale, che vi ho tradotto velocemente in questo modo, per rammentare un nostro sport nazionale, mai morto, anzi: alimentato, oggi più che mai, anche grazie ai social.
Sto facendo la guerra ai social?
NOOO!
Sto solo riflettendo sul come utilizziamo al peggio il nostro tempo, e certi strumenti, producendo letame, che spargiamo ovunque, secondo una ricetta plurisecolare, mettendo in campo strategie e modalità a volte sicuramente più sottili, ma non per questo meno devastanti.
Il lavatoio è stato egregiamente sostituito dai social, ma il risultato non cambia, anzi.

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Mi connetto

Siamo una popolazione di smanettoni, di persone che sembrano aver scelto i social come il mercato più gettonato di sé, un sé che vive e prende forma solo se si “vende” in ogni istante della propria giornata.
Ti posti quando ti alzi.
Ti posti quando ridi, quando piangi, quando ti arrabbi e mandi tutto e tutti a quel paese.
Ti posti nei momenti di relax.
Posti i piatti che mangi.
Posti la zia che spegne le candeline del suo duecentesimo compleanno.
Ti posti mentre parti per le ferie o durante le ferie.
Ti posti mentre scegli le nuove scarpe o la borsa di marca.
Ti posti mentre Marco ti lascia o Marica ti rompe le scatole.
Ti posti .
Ti posti sempre e comunque, senza filtri, senza pensiero, né ripensamenti.
Ti posti
Scegli un “posto” in cui finalmente sentirti qualcuno, qualcosa.
Rivedi tutto ciò che offri al pubblico dell’intero pianeta, eh sì dell’intero globo, perché anche se scegli a chi mostrare le tue immagini ed i tuoi pensieri è inaudita l’idea che tutto resti lì, semplicemente per quelle persone; esiste un passaggio di informazioni, soprattutto di immagini, continuo e costante che tu non puoi realmente gestire, anche se lo credi, anche se ti illudi.
Ripensa e osserva a tutto ciò che hai messo in rete di te, fino a questo momento.

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La Sacra Virtù della Pazienza.

Ho detto, anche in altri articoli, che sono e vengo “forgiata” alla sacra virtù della Pazienza.
Essa appartiene in maniera “unica” alle creature Angeliche, le quali la applicano continuamente nei confronti di noi, Anime incarnate e delle situazioni complicate, che attraverso il nostro libero arbitrio generiamo.
Perché rispolverarla stamattina?
Perché sto ripensando a parecchie cose e mi riaffiorano tante situazioni ed argomenti ad essi correlati.
Forse anche tu, ti lamenti di tuo figlio, perché irrequieto e sempre un poco insoddisfatto di tutto; lo ami, ma a volte ti risulta veramente un po’ faticoso da sostenere ed accogliere.
Perché?
Perché è un bambino vivace e pieno di richieste: un vulcano.
Se è così, o se al posto del figlio hai pensato ad un’altra persona, credo che la pagina di stamattina ti guiderà nel rivalutare alcuni aspetti della frenesia e dell’ansia che ci accompagna nella nostra quotidianità.
Siamo i figli di una società veloce, dove lo Smartphone troneggia e ci condiziona.
Lo usiamo in continuazione e quel cliccare rapido, che genera una risposta in pratica immediata, ci sta entrando dentro in maniera sottile, inconsapevole e deleteria.
I bambini, che lo utilizzano prestissimo, disinstallano dalla propria essenza l’impronta della calma, sostituendola appunto con l’immediatezza.

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Invito agli Arcangeli

Questa mattina parlerò di Arcangeli e dell’aiuto e della Luce che essi propagano intorno a noi, per consentirci di vivere al meglio, stare bene, riuscendo ad esprimere chi siamo e quindi a partecipare all’azione divina, quaggiù, attraverso il nostro attento lavoro.
Gli Angeli e gli Arcangeli non ci lasciano mai soli, ma, il loro spazio lavoro è più limitato, senza la nostra collaborazione e soprattutto senza una nostra esplicita richiesta di sostegno e di supporto.
Essi non desiderano, nella maniera più assoluta, cozzare con il tuo Libero Arbitrio, per cui scelgono come e in che misura intervenire, se tu non li invochi, per non “impedirti” l’espressione piena e somma della tua massima libertà.
Non siamo mai soli,  di questo puoi esserne certissimo, ma è solo, ripeto, quando tu inviti gli Arcangeli, direttamente, che l’esito di qualsiasi evento e la dinamica di qualsiasi momento tu stia vivendo, ti condurranno alle soluzioni migliori.
Con l’invito, esplicito, le tue e le loro forze si uniscono ed i risultati superano, spessissimo, ogni tua aspettativa.
E’ come invitare un amico a cena, ma non un amico qualsiasi, parlo di una persona che ama veramente cucinare.
Sicuramente, anche se non glielo richiedi esplicitamente, te lo ritrovi vicino ai fornelli, ad annusare i vari profumi e a chiederti se può in qualche modo darti un supporto.
Non è invadente, ma c’è e tu ti  ritrovi con qualche piatto speciale in più e con un’allegria conviviale nuova, indubbiamente più coinvolgente e magica.

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Una storia che insegna.

Ciao, ben ritrovato! Quella di oggi è una storia reale, che ho vissuto un po’ di anni fa e che intendo rendere pubblica, sebbene i contorni siano più sfumati e quindi sia possibile che non riesca a riprendere perfettamente i dialoghi, intercorsi tra i protagonisti.
So, per certo, non volendo richiamare il soggetto interessato, che salverò perfettamente il senso dell’accaduto e che userò un nome fittizio, per salvaguardare la sua pace e la sua privacy .
Ricordo perfettamente la scena.
Ero in montagna e stavo in un giardinetto con due delle mie tre figlie.
Mi raggiunse un’amica, credo fosse anche collega, la quale aveva con sé una vicina di casa, una persona che lei ben conosceva, perché viveva accanto alla sua villetta lì, in montagna.
La signora era provata e le aveva, quella mattina, per l’ennesima volta raccontato, la sua triste storia.
Carla, la chiamerò così, aveva allora sentito l’impulso di raggiungermi e, visto l’orario, sapeva per certo che mi avrebbe trovato al parco, come del resto fu.

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