Disseterò la mia terra con lacrime piene d’amore e l’accarezzerò con mani nuove e saprò cogliere le sue preghiere. Mi ricorderò dei suoi frutti, quando vorrò pretendere da lei qualcosa … la saluterò prima di andarmene senza farle del male, come il mare con la sabbia. E’ luce il giorno, è magia la notte. Soffierà per me parole d’amore, mentre dolcemente sognerò coperto dalle stelle. Camminerò sotto i suoi arcobaleni, ma senza calpestarla e come un ramo di un suo albero o un petalo di un suo fiore… io le apparterr.ò le apparterrò. ( Celeste)
Oggi continuiamo con il discorso aperto il 30 aprile scorso. L’Uomo ha trascorso questi 26000 anni, avvolto nella nebbia. Come ho già detto, questo arco di tempo così vasto, sarebbe servito al genere umano, per compiere il cammino ad anello e ritornare al Padre, con la consapevolezza nuova del Figlio Prodigo, ma questo, di era in era, non è accaduto, nonostante l’arrivo, a metà di ciascuna delle 5 ere, di personaggi speciali, venuti per farci “risvegliare”. L’Uomo appariva sempre più incapace di risvegliarsi, preso da un torpore diabolico. Perché non esisteva risveglio? Perché il genere umano, proprio come i demoni, è andato partorendo l’idea di essere “indipendente” e di poter esistere oltre e senza la figura del divino. Questo aspetto si è radicato e potenziato nel tempo, come fosse le radici una grande quercia, germogliando e dando vita ad azioni forti e atte ad attestare la forza creativa dell’Uomo, capace, senza Dio, di intervenire addirittura sulla vita, per controllarla.
Ho sempre nel cuore la Lode di San Francesco per Madre Terra, le sue Creature e tutti gli elementi. Sono grata alla Natura per ogni fiore, frutto, profumo che ci offre. Nessuno di noi può dire di addentrarsi in un bosco e di non uscirne rimesso in sesto nei pensieri, alleggeriti, e nel fisico, reso sicuramente più frizzante dal passaggio in mezzo a tanti alberi, arbusti e foglie. Sempre magicamente diversa, è come la nostra mamma benevola, che ci sa accarezzare il cuore e offrire il suo aiuto benevole in qualunque stagione. Un fiore, un profumo, un colore, anche un insetto sono quindi un dono, per chi li sa guardare con gli occhi della gratitudine. Bella con qualsiasi tempo metereologico e affascinante in ogni mese dell’anno, dobbiamo ringraziarla perché serve il buon Dio, offrendoci veramente una cura naturale anche solo con i suoi colori e le sue cento sfumature, sempre uguali, ma sempre magicamente diverse, a seconda della stagione. Scrisse San Francesco:
“Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e ’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ’l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ’l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate”
Versi meravigliosi, attualissimi e che si commentano da soli, per onorare la Terra che ci nutre, in ogni stagione della nostra Vita.
Tu vivi, come ognuno di noi, ogni giorno, in uno dei due modi, per altro ben distinti, di cui ti sto per parlare in questo articolo, a seconda delle scelte che hai operato fino ad oggi. E’ così, che ti trovi, nel primo caso, anche se sei un po’ cresciuto, ad affrontare la tua quotidianità con attenzione e calma, perché tu vivi come fossi ancora a “scuola”, una scuola speciale, che senti tua nel profondo, che in qualche modo ti appartiene, e fondamentalmente ti piace, indipendentemente dalle materie e dall’orario che ti viene presentato. Sei attivo, coinvolgente e coinvolgibile, quindi, anche la “sorpresa”, positiva o meno, ti stimola e la accogli, perché senti che ti fa crescere. Viceversa, tu puoi far parte del secondo gruppo umano fino ad oggi, cioè puoi vivere ogni istante, come se tu fossi in un “carcere di massima sicurezza”, dove non ci sono sbarre fisiche, visibili, eppure hai tanti e tali condizionamenti psichici che non vai avanti, non riesci ad esprimerti ed essere te stesso. Il tuo carcere può essere di tipo mentale, cioè legato a quelle che io chiamo le “seghe mentali”, per capirci, cioè tutta una serie di pensieri e costrutti che ti creano poi paure, ansie, catene di nuove reazioni a livello sia di pensiero, che di relazioni ed azioni, oppure un super carcere di tipo emotivo, con storie mai concluse, sudditanze di vario genere, incluse quelle familiari, di dipendenza, di sottomissione, di schiavitù, oppure fatta di legami avvilenti, storie d’amore con paure di abbandoni o semplice terrore di nuove storie e tanto altro. La differenza di appartenenza, si nota anche e soprattutto nel come tu parli ed affronti la Vita quotidiana. Immagina che quella di oggi sia una bella storia, per ragionare insieme di come siamo arrivati a tutto questo. Se tu sarai in grado di coglierne il senso vero, vuol dire che sarai in “sintonia” con me, quindi con il Cielo, e per questo diciamo avvantaggiato nel tuo cammino di ripresa, dopo il Virus, mentre se non ci capirai nulla, beh, significa che per te sarà solo una bella storia, una delle tante che ti sono state raccontate, da altre fonti e che, ancora oggi, ascolti spesso e volentieri.
C’è un libro, per alcuni versi molto bello, perché descrive bene, e con una certa “ironia”, la nostra società o meglio: parla dei giovani, in particolare degli adolescenti, ma in realtà, dipinge una modalità di vivere, che ci appartiene e che ci viene resa, dal momento in cui osserviamo l’ultima generazione. Sto parlando della pubblicazione “Gli sdraiati”di Michele Serra. Lì viene dipinto l’adolescente, colui che abbandona calzini ovunque, che non ti risponde al cellulare, manco se squilla in giapponese, che lascia, con noncuranza, le sue enormi impronte su ogni centimetro del pavimento di casa, appena pulito, ma in realtà la negligenza, la pochezza e tanto altro, che riscontriamo ed imputiamo loro è un po’ generalizzata. Sono poche le cose che il genere umano compie, di veramente accrescitive e creative; una persona esprime la sua creatività, solo quando fa un buon e costante lavoro su di sè, ma questo, e la Pandemia lo ha ribadito, non è di molti. In generale siamo un gregge di “condizionati.” Alcuni sono dei condizionati sdraiati, altri iperattivi, altri in modalità “lascimi in pace”, ma avere veramente la voglia di “prendersi in mano” e crescere, crescere in maniera esponenziale, è un qualcosa che sembra lontano dalla nostra essenza, mentre in realtà dovrebbe essere il contrario. Ci siamo evoluti, tecnologicamente parlando, ma il nostro aspetto etico non vi ha preso assolutamente parte ed è rimasto smarrito, anni luce fa, in qualche recondito anfratto del mondo. Questo comporta che ci manchino quelle basi fatte di valori, senza le quali tutto muore e acquista un profilo diverso, ben diverso rispetto alle attese. Siamo dotati di strumenti molto potenti ma ci troviamo nell’ignoranza più assoluta, perché non abbiamo fatto il cammino necessario per evolvere il nostro vero essere interiore, quindi viviamo di materia, simo molto fragili emotivamente, strumentalizzati e strumentalizzabili. Un tempo la guerra si fece in trincea, poi venne una seconda guerra o meglio facemmo una seconda guerra e già utilizzammo altre strategie: colpire i civili, per provare l’avversario di nuovo emotivamente, colpendolo sì, ma negli affetti. Ed ora? Ora non abbiamo bisogno di armi fisiche, bastano una manciata di virus e già siamo sterminati emotivamente e quindi anche nell’animo, già a brandelli, e nel fisico. Non abbiamo ancora capito che ogni forma di forza, di presenza, di coraggio, di libertà, nasce dal nostro dentro, dalla nostra crescita interiore, dalla ricerca e dalla scoperta di chi siamo e dalla nostra appartenenza all’Uno, al Padre, a Dio, chiamatelo pure come volete. La ricerca interiore porta pace, serenità ed equilibrio; questa condizione ti rende stabile e possiedi il controllo. E’ così tutto per te diventa possibile, anche passare tranquillo in mezzo alla bufera ( e Mandela ce lo ha dimostrato con i suoi 27 di carcere in isolamento), senza farsi prendere nè dalla paura, nè dal panico, capaci di non lasciarsi strumentalizzare. La lettura di oggi, sempre di Osho, ci richiama l’importanza non di rinunciare al denaro e ad una vita decorosa, ma semmai di lavorare e di ottenere giusti ed equi compensi, ma lasciando che tutto sia, partendo dalla nostra “crescita e formazione” interiore. Buon ascolto! Consiglio un ascolto ad occhi chiusi, in un luogo tranquillo, per consentire alle parole di raggiungere il nostro cuore e l’Anima, perchè tutto dia FRUTTI. Amorevolmente ti
Disse Albert Einstein o qualcuno di particolarmente saggio: “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.”
Ho spesso detto che la pazzia umana è la manifestazione della nostra ottava sotto, un’ottava che talvolta possiamo manifestare nelle più disparate modalità, mentre la follia la reputo l’ottava sopra, la faccia positiva del nostro agire. Di fronte ad un qualcosa che ti ha sempre dato gli stessi esiti, è inutile tu ti accanisca, ricalcando le stesse identiche modalità, perché così otterrai gli stessi identici risultati e quindi sarai parte del Club privatissimo dei Pazzi. Vuoi trasformare la tua Vita? Allora concediti di rovesciare il tavolo, ora che il tempo sembra essersi per un poco fermato, … con tutto quello che c’è sopra. Fallo con determinazione, fallo con consapevolezza, fallo con la convizione vera, che tutto finalmente cambierà e che tu non troverai più ad attenderti nè la sofferenza, nè il dolore, nè la privazione o la tirannia di qualcuno, o qualcosa, piuttosto che della morte stessa. Dopo questo periodo di quarantena, hai bisogno di farlo in tutto, anche nel modo in cui ti percepisci, nella modalità con cui ti muovi e parli, nel come entri in relazione con le persone o nel tuo rapporto con la malattia, la privazione e la morte. Esorcizzarle è servito? No! E’ tempo quindi di cambiare prospettiva. Tutto attende che tu faccia questo salto di qualità. Non opporre resistenza e girati. Lascia che tutto fluisca, senza metterci pensiero, attese e aspettative e vedrai che, proprio come il neo giocatore, baciato da quello che qualcuno chiama fortuna, ma tale non è, colpirai finalmente il tuo bersaglio: riuscirai finalmente a Vivere. Ascolta con attenzione la lettura odierna, tratta da Oshio, e fatta dalla nostra mitica Gende. Amorevolmente ti
La conosci la Fossa delle Marianne? Credo proprio di sì, perché è famosa e stamattina ho pensato che lei, questa notissima “depressione” marina, dell’Oceano Pacifico, ci rappresenti al meglio, e lo faccia ogni volta che viviamo sul fondo della nostra Vita, schiacciati dalle nostre paure. Sei lì nel fondo. Attorno a te, c’è un Oceano incantevole, da favola, ma tu non lo puoi né vedere, né vivere, perché sei giù, giù, giù di parecchie migliaia di metri. Sei affossato nei tuoi dubbi, nelle tue innumerevoli preoccupazione, sprofondato nelle tue “salde e fermissime paure”, sopraffatto dall’angoscia e tallonato dal panico.
Yogananda andava ripetendo ai suoi allievi che l’Ambiente è più forte di noi”, questo non per dichiarare la sua arrendevolezza o per invitarli a sedersi, accogliendo ciò che i sistemi esterni proponevano, ma perché gli allievi avessero ben chiaro che noi siamo parte di una Società che, in qualche modo, ci influenza, ci lavora, ci modella, proprio come la creta sul torchio. Sapere che viviamo in una Società che ha “un impatto” su ciascuno di noi serviva a loro e serve ancora a noi, per conoscerne le dinamiche e cercare di mantenere la nostra vera identità, per riuscire a salvaguardare la nostra libertà, il nostro “modo di essere” e il nostro benessere. Se ricordi, fin dall’antichità si diceva: ”Divide et impera”, vale a dire tieni le persone separate, per poterle controllare al meglio. Perché questo? Perché il contatto porta allo scambio di idee, di programmi, di progetti, di conoscenze e di consapevolezze, quindi ti stimola e ti fa crescere, sempre. Ricordo che da piccola, ero solita seguire mio nonno, commerciante, nei suoi spostamenti e che, perfino nel bar, mentre io mangiavo un bel cono di gelato, lo osservavo attenta, mentre trovava clienti o aveva o dava informazioni utili per questo o quest’altro prodotto ed attività. Dove due o più persone si uniscono, in genere nasce qualcosa, ecco perché è importante tenerci ben distanti e ben separati, in vari frangenti, perché si blocca qualsiasi forma di rete, di crescita, a qualunque livello.
Nulla succede per un semplice caso, né per sfiga o per un puro e semplice, malvagio accanimento terapeutico dell’Universo nei tuoi confronti o nei confronti dell’intero genere umano. Un fenomeno ha sempre un’origine, un senso, una “partecipazione” di tipo condiviso, per essere, cioè per prendere vita, per avere forma.
Sono settimane che stiamo ormai ritirati nelle nostre case. Qualcuno incomincia a spostarsi un po’ di più, ma in generale è come quando passa il temporale e ti sei rifugiato sotto un porticato, per sfuggire alla tempesta, che ti ha sorpreso, senza che tu fossi attrezzato. Esci piano, timoroso, guardando il cielo, per capire cosa sarà ora. Cosa è accaduto in questo arco di tempo?
Sono l’Arcangelo Gabriele e vengo per portarvi la voce del Cielo, perché possiate dare un senso a tutto questo. Voi, siete soliti vivere nei vostri agi, presi dalla fretta e dalla frenesia, del rincorrere tutto e tutti, tranne Dio.
La malattia che ci colpisce e tocca gran parte dell’Umanità, ci lascia esterrefatti, sbigottiti ed increduli. L’Uomo credeva di avere tutto in pugno ed invece improvvisamente si accorge che la sua è una condizione fragile e precaria e crolla, crolla come se fosse un Gigante, incappato in una fune tesa, all’altezza dei suoi piedi, una fune che non aveva visto, e da cui si è fatto atterrare.