
Sono rientrata dalla scuola e mi frullano in testa un sacco di domande.
Apro il pc, per evadere la posta del Blog e vengo attratta da un video, di un Formatore che stimo.
Guarda caso, i miei pensieri, odierni, si agganciano e collimano perfettamente con il titolo e l’argomento del suo video.
Ho trascorso tutta la mattinata a programmare come “isolare i ragazzi” e come attuare il richiesto distanziamento sociale, in un ambiente, il mio, che dovrebbe essere a favore dell’integrazione e del contatto.
Un sacco di tempo tolto alla progettualità didattica, per mettere in scena la stessa identica situazione, che fu attuata nel secolo scorso, utilizzando addirittura il “medesimo linguaggio” per dividere e schiacciare ogni forma di contatto umano, in nome del nostro benessere.
Una motivazione diversa, sì, ma per raggiungere lo stesso fine o scopo.
E il problema è l’assoluta incapacità dell’opinione pubblica, di cogliere tutto questo.
Sembra che il paradosso stia diventando la normalità, la nostra filosofia.
Un sacco di tempo speso, con i colleghi, nello stabilire non come accogliere al meglio Pierino e Paolino, al loro ingresso nella nuova realtà scolastica, oppure nel come creare condivisione e socialità tra ragazzini provenienti da varie scuole e realtà, ma al contrario tempo speso per capire come farlo andare al bagno senza che lui venga in contatto con il vicino di banco, o come farlo mangiare in 20 minuti, in un ambiente asettico, o ancora, come farlo entrare ed uscire da scuola senza che incroci i suoi simili in maniera attiva e costruttiva.












