Sono solita parlare di amorevolezza, ma mi accorgo che questa parola sembra estranea alla nostra quotidianità e al vocabolario da cui attingiamo per relazionarci. Non siamo in genere molto benevoli e affettuosi verso il prossimo e tendiamo a standardizzarci in schemi e ruoli, che non facilitano sicuramente questo nostro lato umano.
“L’occasione fa l’Uomo ladro”. E’ da un po’ di tempo che mi risuona dentro questo proverbio. La bisnonna era solita trasmettermi il senso delle cose, servendosi appunto dei proverbi o di quei detti, capaci con poche parole, di sintetizzare la situazione, dandole il suo pieno significato.
Mi piace Osho e sono felice che Gende ci onori con la lettura di alcune sue pagine. Oggi , con tutto lo Staff allargato, te ne offro una dedicata alla felicità e alle scelte che la compromettono. Si legge: “Molte persone vengono da me, dicono di essere infelici, e mi chiedono di dare loro una meditazione. Io rispondo loro: innanzitutto, è fondamentale capire perchè sei infelice. E se non rimuovi alla base le cause della tua infelicità, potrò darti, sì, una meditazione, ma questa non ti aiuterà molto – perchè le cause di fondo rimangono.
Stai cercando un supereroe che ti aiuti a risolvere un problema?
Beh, sappi che la vita è una scuola meravigliosa e in quanto
tale è importante imparare a destreggiarsi nelle sue dinamiche, senza
pretendere che qualcuno lo faccia al posto nostro.
E’ una giornata straordinaria, in cui ti chiedo di concederti un’uscita all’aria aperta, indipendentemente dalla temperatura odierna e dalla disposizione del cielo, nel luogo dove ti trovi… Oggi, la pioggia, le nuvole o il sole velato o pieno, non ti dovranno limitare e costringere in casa, nella maniera più assoluta.
Un giorno un re riunì alcuni ciechi e propose loro di toccare un elefante per constatare come fosse fatto.Alcuni afferrarono la proboscide e dissero: “Abbiamo capito: l’elefante è simile a un timone ricurvo”. Altri tastarono gli orecchi e dichiararono: “È simile a un grosso ventaglio”. Quelli che avevano toccato una zanna dissero: “Assomiglia a un pestello”. Quelli che avevano accarezzato la testa dissero: “Assomiglia a un monticello”. Quelli che avevano tastato il fianco dichiararono: “È simile a un muro”. Quelli che avevano toccato una gamba dissero: “È simile a un albero”. Quelli che avevano preso la coda dissero: “Assomiglia a una corda”. Ognuno era convinto della propria opinione. E, a poco a poco, la loro discussione divenne una rissa. Il re si mise a ridere e commentò: “Questi ciechi discutono e altercano. Il corpo dell’elefante è naturalmente unico, e sono solo le differenti percezioni che hanno provocato le loro diverse valutazioni e i loro errori”.
Le lezioni del maestro Bankei non erano frequentate solo dagli studenti di Zen ma anche da persone di ogni ceto e di ogni setta. Lui non citava i sutra né si dilungava in dissertazioni dottrinali. Al contrario, le parole gli uscivano direttamente dal cuore e raggiungevano il cuore di chi lo ascoltava. Che lui avesse un pubblico tanto numeroso fece infuriare un prete della setta Nichiren, perché tutti i suoi seguaci lo avevano abbandonato per andare a sentire lo Zen. L’egocentrico prete Nichiren si recò al tempio, risoluto ad avere un contraddittorio con Bankei. «Ehi, insegnante di Zen!» gridò. «Aspetta un momento. Chi ti rispetta obbedirà a quello che dici, ma un uomo come me non ti rispetta. Puoi convincermi ad obbedirti?». «Vieni qui accanto a me e te ne darò la prova» disse Bankei. Con aria altera, il prete si fece largo in mezzo alla folla e si avvicinò all’insegnante. Bankei sorrise. «Vieni qui alla mia sinistra» Il prete obbedì. «No,» disse Bankei «parleremo meglio se ti metti alla mia destra. Vieni da quest’altra parte». Con aria sprezzante il prete passò dall’altra parte. «Come vedi,» osservò Bankei «tu mi stai obbedendo, e io trovo che sei veramente gentile. Ora siediti e ascolta».
Oggi voglio chiedere a un noto personaggio spirituale, di rispondere per noi ad alcune domande legate alle pandemie. La domanda iniziale, visto il periodo e le fobie generali, che sembrano andare per la maggiore, sarà quindi la solita:
“Lasciate che le vostre radici si dissetino solo di acqua buona e limpida, la cui sorgente riflette la Luce della consapevolezza spirituale divina” Celeste
L’esistenza di una sola e infinita Consapevolezza, da cui ha avuto origine ogni cosa, è un’idea che ha coinvolto tutte le religioni e le filosofie del mondo. Nel volume intitolato “I libri del fiore d’oro”, Osho diceva: “Il Tao non può essere espresso a parole perché contiene tutto e nessuna parola contiene tutto”.
Siamo dei chiacchieroni inenarrabili, ma il punto è cosa diciamo e come lo diciamo, cioè come trasmettiamo alle altre persone i contenuti che portiamo dentro di noi. A scuola, adoro far riflettere i ragazzi sul senso, l’etimologia, la vibrazione che emana dalle parole, perché ho la piena consapevolezza del Potere che la parola possiede e quindi ci sto attenta e cerco di educare anche la sensibilità dei miei alunni, in questo senso. Già molte parole che ci vengono date come sinonimi, in realtà non lo sono e quindi non prospettano la stessa cosa o meglio la medesima situazione.