
Ci sono tanti piccoli gesti, che dovrebbero e potrebbero entrare nella nostra quotidianità per aiutarci a stare bene, a fare la differenza a essere la differenza e quindi a sostenerci lungo il nostro cammino.
Osserva tuo figlio mentre fa un disegno.
Sicuramente, se ha scelto di sua spontanea volontà di farlo, ce la sta mettendo tutta e si concentra.
Osservalo però quando lo termina.
Lo firma?
Se non lo firma, sappi che non lo sta riconoscendo come suo, come espressione del suo sé, di ciò che lui è e sa fare.
Può sembrare una sciocchezza, ma ogni azione quotidiana che compiamo, parla di noi, di come ci approcciamo alla vita, di come ci amiamo, di come ci sentiamo dentro.
Ogni nostro gesto racconta se ci stimiamo e ci riconosciamo e traccia il profilo di come ci percepiamo o non ci percepiamo, se ci riteniamo degni di stare sulla terra, di abitare in un certo spazio e di “riempirlo” con la nostra presenza, le nostre azioni, i nostri gesti, i nostri pensieri, i nostri prodotti, oppure no.
E’ così che noi e quindi i nostri figli, o i nostri alunni, tracciamo il nostro profilo e mostriamo agli altri, come siamo disposti ad affacciarci alla vita.
Un bambino che non mette anche solo uno scarabocchio su quello che fa, significa che non dà il dovuto peso a quel disegno, e prima ancora non dà peso a se stesso, che lo ha prodotto.
Non si dà peso, non si dà il “giusto valore” e questo noi insegnanti lo riscontriamo poi a scuola quando ritiriamo gli elaborati di un compito o di una verifica e troviamo fogli e quaderni senza il nome del proprietario, senza nessun riferimento a chi lo ha eseguito.
Perché?













