E’ all’incirca dal mese di febbraio che siamo sottoposti ad un incessante attacco ai danni del nostro equilibrio psicofisico, attraverso una campagna che punta non tanto alla risoluzione del problema virus, quanto all’informazione, un’informazione che ingenera una sorta di costante tensione, legata alla paura.
A volte si osservano i profili e le immagini postate sui vari Social e viene spontaneo sorridere, pensando che quando pubblichiamo, e la parola lo dice chiaramente, stiamo vendendo qualcosa di noi su un mercato non ristretto, ma addirittura che giunge ben al di là di ogni nostra immaginazione. Quella mia fotografia parla di me. Dice chi sono, cosa amo, cosa mi accade, cosa desidero, addirittura lascia supporre cosa penso. Viene da chiedersi se ci sia questa consapevolezza, visto la “svendita” costante che facciamo di noi stessi, delle nostre emozioni e di quelle dei nostri figli e delle persone che amiamo. Se posti la fotografia di un incidente che ti è capitato di recente, quale pensi sia la reazione della maggior parte delle persone che la potranno osservare? Penseranno forse:” Che fortunato!” o al contrario ti apostroferanno con un’altra espressione? Quello che non sappiamo e non consideriamo è che il pensiero ha una sua forza, produce una sua energia e contribuisce a creare una certa realtà. Questa dinamica la sperimentiamo costantemente, quando ci riconosciamo prossimi ad una sconfitta, ad un insuccesso, per esempio in ambito lavorativo o scolastico o di qualsiasi altra natura.
Viviamo in una società nella quale l’apparenza conta più dell’essenza e l’avere risulta essere l’elemento portante, per contare e essere considerato una persona di valore. E’ così, che la stragrande maggioranza delle persone, che vogliono contare, cerca di avere l’ultimo tipo di cellulare e si prende cura della propria auto, più che della sua relazione affettiva o di se stesso. L’auto deve essere bella, di grossa cilindrata, sempre pulitissima, senza un graffio, con cerchioni in lega.
E’ noioso in questo periodo nel quale siamo imbrigliati in mascherine inespressive e bombardati da notizie terroristiche, essere ancora avvicinati da persone che ripetono sempre le stesse cose, ma soprattutto “credono” sempre alle identiche dinamiche e le vivono, le sperimentano, le mettono in pista. Mi capita spesso di raccogliere tra amiche e conoscenti, affermazioni che si riassumono pressappoco così: “ Eh, hai voglia di uscire dalla condizione di single, quando ti rinchiudono in casa con il coprifuoco e non puoi uscire dal paese o dalla frazione in cui vivi. Forse sarebbe stato meglio non avessi lasciato Michela, almeno ora starei con qualcuno”. Voglio dare voce alla tua Anima, mentre tu fai un’affermazione di questo tipo. Sai cosa borbotta lei, mentre tu hai uscite di questo tipo? Te lo dirò con un linguaggio molto diretto e magari un po’ dissacrante, ma ti garantisco che è la versione “aggiornata” di quello che il tuo Spirito ribadisce di fronte a queste tue parole.
E’ un anno veramente pieno questo 2020, ma lo è il secolo stesso che stiamo attraversando, una sorta di spazio “unico” nel suo genere, nel quale Dio ci sta parlando moltissimo attraverso i numeri. Perché? Perché la ciclicità, la teoria del precedente, la causa e l’effetto sono le costanti e gli aspetti più importanti e ricorrenti ai quali siamo tenuti a prestare attenzione. Siamo in una fase di svolta epocale. E tutte le “vere leggi dell’Universo” sono attive e produttive, generando quella polvere attuale dalla quale ciascuno di noi o meglio ciascuna Anima che vive eternamente in noi, deve prestare attenzione, per scegliere e trasformare la propria condotta in un qualcosa di eccellente e di utile per rientrare nelle piene dinamiche divine. Per questo Dio ci parla attraverso i numeri, la matematica, la fisica, perché nulla ci sfugga e tutto rientri grazie ad un codice comune e invariabile e invariato. Siamo nel duemila e qualcuno mi ha spiegato e in particolare in un anno con un doppio zero e un doppio 2, quindi un anno veramente carico dell’Energia divina, portata dallo 0 ripetuto. Questo significa che veniamo chiamati in maniera intensa, per uscire dai vecchi schemi e sentieri per intraprendere nuovi cammini. Per fare questo, l’Uomo deve cambiare, come ho già detto tantissime volte, e quindi tagliare anche con il “passato”. Tutte le vecchie porte vanno chiuse ermeticamente, tutto va risolto e lasciato andare, in un modo o in altro. Questo significa che alcune cose devono andare in risoluzione, mentre altre, sulle quali non hai più controllo, vanno lasciate sfilare dalla tua mano, come fossero il semplice filo di un palloncino che ringrazi, saluti e affidi al vento, lasci che ritorni a far parte del tutto, con la tua somma pace e benedizione. Questo è l’Anno nel quale tu accogli di non avere il controllo delle cose che non dipendono da te e lo accetti con la semplicità animica, con la dolcezza interiore dovuta, altrimenti la rabbia ti andrà esplodendo dentro e il tuo fegato, lo stomaco e le ovaie, se donna, ne risentiranno tantissimo.
Ricominciare è una parola magica, un po’ come tutte le parole che incominciano con questo suffisso “ri”, un suffisso che ci propone una condizione umana nella quale possiamo credere che tutto sia com’è già stato, mentre in realtà non è così. Il “ri” rappresenta qualcosa di nuovo e di magico. Ricominciare non significa ripartire da dove ti eri fermato, per tuffarti nelle stesse identiche dinamiche, ma semmai l’occasione di “rimetterti in cammino”, con una modalità diversa. E’ un’occasione, un’opportunità. E’ seguire e concedersi la possibilità che ti viene prospettata e tu stesso hai chiesto e desiderato .
E’ crearsi e darsi una nuova chance.
Ricominciare è offrire a te stesso l’occasione per andare oltre, per non rifare gli stessi sbagli, per non comportarti esattamente com’è già accaduto. Ricominciare significa “scegliere di non essere la stessa persona”, significa, partendo dal piccolo cambiamento, andare oltre. Rifare o ricominciare, non esprimono il ricalcare “pedestremente” le orme precedenti, ma semplicemente il mettersi nuovamente in cammino con nuove prospettive, nuovi sogni, nuovi desideri, nuove consapevolezze e un bisogno infinito e ora assecondato, di virare, di muovere il timone della tua Vita, per andare verso nuovi lidi. E’ ripercorrere anche la stessa via, ma con una prospettiva nuova, una prospettiva che rappresenta una finestra a cui ora ti puoi affacciare per godere un nuovo paesaggio, il paesaggio che ora vuoi, desideri e contribuisci a scegliere e vivere.
E’ facile che in questo periodo con la mascherina sul volto, quindi con una respirazione limitata, una ventilazione più lenta, meno energetica e accrescitiva, tu ti senta stanco. E’ quindi molto importante curare l’alimentazione e muoversi con maggiore attenzione verso l’ascolto anche del tuo Sé. Hai bisogno di cibi più alcalini, quindi di una persona, possibilmente esperta di nutrizione, che ti guidi nel conoscere i tuoi bisogni reali e nella scelta alimentare affinché risulti più corretta per te, in modo che il tuo corpo non subisca affaticamenti inutili. La stanchezza però arriva anche per altri motivi, come per esempio dal protrarsi di questa situazione “di disagio e tensione” o da un discorso legato alla tua storia personale, quindi un disagio remoto, che la condizione attuale sta solo facendo riaffiorare e accentuando.
Strano il titolo odierno? Non direi. E’ giunto il tempo di essere molto diretti e di fare parte di coloro che se la cartellina è verde, sanno indicarla come tale, senza il timore di cosa potranno pensare o di come diranno di visualizzarla le altre persone (a proposito della cartellina, mi rifaccio al video allegato nell’articolo pubblicato il giorno 30 di ottobre, che invito, chi non lo avesse ancora fatto, a leggere e visualizzare). Ci sono luoghi comuni e pensieri imperversanti, pensieri che creano consolidamenti emotivi, affaticanti e poco costruttivi, così come esistono punti di vista che si discostano dalla logica spirituale. Sostengo questo, perché basta guardare alcuni post, pubblicati sui Social, per notare come l’opinione pubblica tenda ancora a ricercare la Felicità, fuori di sé, non nell’interiorità della persona, nel proprio Sé. Partire chiedendo a qualcuno che sta fuori di noi di renderci felici, significa ormai, essere prossimi alla squalifica, significa cioè far parte di una squadra che gioca in serie B o in C, con tutto il rispetto per chi rientra in queste categorie sportive.
Se ti guardi intorno, soprattutto in questo periodo nel quale tutto pare sospeso, a causa del disagio che stiamo vivendo, riesci ad individuare immediatamente la persona solare e la persona affaticata. Le differenzia, non solo l’espressione del volto, la postura, la modalità con cui fanno ogni cosa e agiscono, ma la parola, il modo in cui essi esprimono il loro pensiero, soprattutto quello emozionale. Tu stesso sei o non sei positivo e propositivo. Nessuno pone grande importanza al “valore della parola”, sul quale io da tempo sto insistendo, anche a scuola, con i miei ragazzi. La “parola” è un dono, perché racchiude in sé un vero e potente potere alchemico, potere di cui siamo sovente all’oscuro o non sufficientemente consapevoli. La parola è una sorta di “chimica”, che nasce e ci programma già nell’utero di nostra madre. E’ lì, che mentre ci formiamo alla Vita fisica, riceviamo il nostro primo “vocabolario”, una sorta di enciclopedia che non solo e tanto ci accompagnerà incontro alla Vita, ma che programma ogni nostra cellula, facendo di noi “creature” serene, oppure ansiose, fiduciose o sfiduciate, positive o negative. Dentro la mamma, partecipiamo a tutto ciò che le appartiene, soprattutto al suo “costante dialogo interiore”, un dialogo fatto di immagini, pensieri, emozioni e parole interiori. Per nove mesi, in questa “simbiosi creativa”, il nostro corpo si forma, il nostro “tutto” prende vita e assorbe ogni singola vibrazione materna. Una mamma che teme il parto, che pensa con angoscia al futuro, che rischia di perdere il suo bambino, che non è amata, che soffre e ha poca fiducia in sé, vibra, pensa, si muove, parla realmente e interiormente in un certo modo, un modo che sicuramente non è assimilabile a quello di una mamma più serena, aperta, disponibile, leggera nell’affrontare la vita. Sono parecchie notti e parecchie albe in cui, nella sua pancia, ci si addormenta e ci si risveglia con lei. Tu in lei e lei “in te”.
Mi capita spesso di sentir parlare di incapacità delle nuove generazioni al “sacrificio”. Beh, questo discorso è alquanto complicato. Da una parte abbiamo chi pare votato al sacrificio per nascita, per origine, per non si capisce bene quale motivo, almeno all’apparenza e dall’altra parte qualcun altro che non sembra sapere che esista e cosa in realtà sia. Se pensiamo ai ragazzi, poi, è opinione comune che la loro rovina sia l’assenza di inclinazione e predisposizione al sacrificio. Questo nasce da nuove modalità di leggere, vivere e partecipare la Vita. Siamo stati accelerati, partendo sempre dal campo esperienziale economico, e quindi abituati a digitare poche cifre per avere il denaro utile per qualcosa, oppure ricevere a casa, in poche ore, qualsiasi tipo di merce, o ancora far circolare notizie, documenti, immagini e pensieri al semplice spaio temporale di un click. Così ci siamo “impigriti” e abbiamo di conseguenza “addestrato” i nostri cuccioli d’Uomo ad avere tutto subito, senza attesa, senza il tempo esatto del “desiderio”, tempo durante il quale un qualcosa di desiderato a livello profondo, possa prende forma, per trasformarsi in un sogno, e poi via via in una “sudata” manifestazione reale. Questo comporta una sorta di convinzione che tutto sia a portata di click, spendibile in nano secondi. Sentimenti, emozioni, cibi, abbigliamento, denaro, tutto sembra piovere da chissà quale altro pianeta, senza sforzo, senza tensione, attesa, costruzione onirica, desiderata. Ma il sacrificio in sé, vale? E’ necessario? E’ buona cosa? Chi, tra i 2 schieramenti ha ragione?
Il nostro peggior nemico, attualmente, non è il covid (che scrivo con la lettera minuscola, volutamente), ma la situazione creata intorno ad esso, una situazione che punta a far scivolare le persone nel burrone del “conflitto di svalutazione”, cioè in una sorta di diminuzione esponenziale dei propri valori. Tu non ti sai più dare valore. Le persone, se dovessero giocarsi in borsa, attualmente, si sottostimerebbero tantissimo, e questo crea un contesto molto fragile, sia da un punto di vista reattivo, che creativo. Emotivamente già fragili, con tantissimi casi di scarsa autostima e poco amore personale, siamo stati rinchiusi nelle nostre case e bombardati continuamente con notizie “impegnative”, anche realistiche, nessuno lo mette in dubbio, ma date, ribadite, riproposte, con un’eco rinforzante senza precedenti, quindi aggressivo. Perché? Apparentemente questo genere di informazione, ci è stato detto che venisse fatta per tenerci informati, per renderci consapevoli della gravità del momento e quindi per accrescere il nostro senso di responsabilità sociale, vale a dire per farci assumere comportamenti di tutela della nostra e dell’altrui salute. In realtà, chi conosce il mondo del network pubblicitario, sa bene che lo scopo è stato ed è tuttora, di ben altra natura e origine. E’ stata approntata e perpetrata una sorta di lavaggio del cervello dell’opinione pubblica, con la scusa che qsi trattasse di informazione e formazione, indispensabili per la salute del paese.
Oggi parlerò di quello che viene comunemente chiamato “destino”, ma che personalmente vedo come un Progetto Divino su di noi. Esiste un Progetto per ciascuno di Noi? Sicuramente sì. Lassù, è stata fatta una progettazione di massima, per rendere ciascuna Anima perfetta e per guidarla nel ritorno pieno alla casa del Padre. Parlo di “programmazione di massima”, perché esiste comunque una percentuale minima di possibilità di variazioni sui tempi, sui modi, le mete, dovuti al libero arbitrio e al nostro “percorso terreno”. Come Anime incarnate, noi abbiamo soggiornato nel ventre di nostra madre, per acquisire una forma attraverso la materia; in quel ventre abbiamo ricevuto da lei ciò che le apparteneva come donna, madre, figlia, moglie/compagna e come “portavoce” delle sue ave e dei suoi avi, quindi delle loro fatiche e fragilità, oltre che dei loro lati positivi. Noi veniamo per portare e realizzare la nostra “unicità”, ma farlo è estremamente faticoso, proprio per questi importanti e influenti legami. Noi dobbiamo completare e modificare il Progetto attuale, perché discosto da quello del Cielo, perché nei secoli le storie di chi ci ha preceduto lo ha annacquato, lacerato, distorto e quindi, per riuscirci, dobbiamo passare o meglio “entrare” attraverso un percorso nella nostra “unicità”, la sola che possa valere ai fini di un recupero di quell’integrità, che tutte le trasformazioni, che rappresentano poi il nostro Karma, hanno generato.