La Mia strada

 

“C’è una LUCE DENTRO DI TE CHE
NESSUNO POTRA’ MAI SPEGNERE

qualsiasi cosa accada …”

Qual è la Mia strada nella Vita?
E’ questa la domanda che ciascuno di noi dovrebbe porsi, per iniziare a camminare in maniera più spedita e nel rispetto pieno di chi siamo e cosa dovremmo fare …
Siamo paracadutisti… e quindi dovremmo lanciarci, SEMPRE e vivere le avventure che la Nostra  Anima ci spinge a sperimentare, senza paure, limiti, pensieri e schemi …, ma in moltissimi casi, questo non accade.
Spesso lasciamo scorrere giorni, settimane, mesi, o addirittura anni …,  prima di concederci la Libertà piena di Essere e di esistere …
Qualcuno, fra di noi, ha bisogno di ripetizioni, parecchie ripetizioni ed è così che ritorna in un nuovo corpo, con una nuova identità per la stessa identica ricerca: sé!!
In realtà, se sapessimo o meglio volessimo ascoltarci, questo non accadrebbe assolutamente.
Molte persone mi parlano … e si raccontano.
Storie simili, … uguali, …diverse … ma il problema sovente è identico: non sto bene con me stesso, non Leggi tutto…

Ho deciso: da oggi mi impegno e lavoro su di me con Amore

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate,
ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”
MARTIN LUTHER KING

Accettarsi, amarsi ed essere al top, il MEGLIO di sé è indubbiamente il nostro sogno, ma la realtà è spessissimo ben diversa, soprattutto quando l’autostima è traballante oppure al contrario la parte egoica “è stupefacente”.
La quotidianità ci mette costantemente alla prova e più facilmente di quanto si possa credere o pensare, la pazienza è per molti di noi una virtù “sconosciuta”, e per averne la riprova, basta incantarsi due secondi ad uno stop o ad un semaforo, per averne la conferma immediata.
Il popolo maschile poi è abbastanza yang, irascibilmente scattante … aggressivo, troppo attaccato alle nostre origini, quando la sopravvivenza aveva la prevalenza su tutto e tutti, clan incluso.
E’ però  giunto il tempo di riporre la nostra clava e muoverci in soccorso del Mondo che stiamo azzerando, accecati dalle nostre paure e da “bisogni vani, inesistenti”.
Tutto viene richiesto a tutti in maniera oltremodo smodata, terra, uomo, universo, … perché è stato attivato un processo di accelerazione autodistruttiva che i Guerrieri della Luce sono chiamati ad arrestare, modificando se stessi e mettendosi in gioco.
Qualcuno, che controlla i fili di questo cammino verso il buio, vuole portare l’Universo all’autodistruzione, ma Leggi tutto…

E’ Tutto vero!

“E’ tutto vero…
Da tenere come stile di vita;
ci aiuterà ad accettare meglio i cambiamenti ed i momenti dolorosi che la vita impone a chiunque.”

Che cosa è tutto vero, si chiederà qualcuno …
Semplici ma intensissimi pensieri, indice di cosa ci aspetta spesso ogni giorno o in buona parte dei nostri inizi di giornata, che Omar Falworth ha sintetizzato in maniera esemplare … e direi incisivi per chi vuole attingervi per un percorso di rinascita e crescita personale utile, positiva, costruttiva … liberatoriiiiiaaaaaa…..

“Ogni mattina, appena ti alzi dal letto ricordati di rivolgere un pensiero alla vita e alla grande fortuna che hai di esistere affinché esso ti accompagni durante la giornata ampliandoti le gioie e riducendo i dispiaceri.”

Di cosa si tratta?
Semplicemente di GRATITUDINE, di riconoscenza INCONDIZIONATA, che appartenendoci, si espande in noi, accrescendo benessere, resistenze interiori, “anticorpi” emotivi e quindi la capacità di far fronte alle difficoltà possibili e alle prove che ogni nuovo giorno potrebbe presentarci …
La serenità si espande, raggiunge ogni fibra corporea, agisce come una stecca di cioccolato sulla mente ed
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L’Arcobaleno che abbiamo dentro

“Il sole c’è, esiste, vive e crea vita.
Dobbiamo semplicemente imparare a vederlo oltre le nuvole.
E vedremo anche gli stupendi colori dell’arcobaleno della nostra vita…
della nostra felicità.”

Omar Falworth

 

Di quale sole stiamo parlando?
Della grande Luce interiore.
Della sorgente dei nostri pensieri positivi, della fiducia, della voglia di fare e mettersi sempre in gioco, del nostro stare bene sempre, anche quando le nuvole ci attraversano il cammino o ci scivolano dentro …
Scoprire chi siamo veramente, ci rende positivi e quindi capaci di vivere in leggerezza, come amore puro, incondizionato e incontaminato …
Il nostro problema più grande, in generale, è capire perché le cose ci accadono e avere fede, anche quando la terra trema e noi con lei …
Il dolore allora ci soffoca e tenta di toglierci non solo il respiro, ma la capacità di cogliere ancora il bello di noi stessi e dell’esistenza, soprattutto di quel periodo che stiamo vivendo …
Allora l’abbandono a Dio è la nostra UNICA soluzione …
Quando il mare è in tempesta e la furia degli elementi ci sballotta a destra e a anca, dobbiamo adottare il sistema della nave: smettere di opporre resistenza, cercando a tutti i costi il controllo, e affidarci alla burrasca, alla corrente impetuosa, al mare della Vita e solo a lui.
Questo ci condurrà esattamente DOVE DOBBIAMO ANDARE e DOVE DOVREMMO ESSERE … non più in là, né più in qua …
E’ un grosso cambiamento, quello di saper accettare questo, perché siamo tendenzialmente “possessivi” e convinti che il CONTROLLO SIA L’ARMA MIGLIORE … guai a seguire l’onda … che ci porta oltre, fuori dalle nostre posizioni e vedute e fa fiorire il nostro esistere, il nostro essere, sì, perché è proprio il consegnarci alla burrasca che ci darà l’isola felice in cui finalmente sostare …
Forse dovremmo visualizzare tutto questo, visualizzarci proprio come se ci trovassimo dentro una barchetta, in un oceano, davanti ad una barriera corallina, la quale protegge la nostra nuova terra promessa; allora riusciremmo a capire veramente il senso di queste parole, per crescere e vivere bene anche i momenti di fatica, soprattutto quelli emotivi e relazionali.

Siamo abituati ad etichettare e controllare, gestire TUTTO, quindi  non è così facile arrivare ad uno stato di coscienza, dove essere semplicemente se stessi senza controllo e quindi naufraghi nella volontà divina…
Sicuramente la tempesta non viene dall’alto, ma è stata concessa.
Sicuramente noi abbiamo già fatto la nostra parte, fino ad arrivare in prossimità di questo tratto pericoloso e agitato …, ma sicuramente Dio ha calcolato tutto e ha deciso che così dovesse essere …
E allora, perché preoccuparci e spezzare i remi e la nostra schiena, nel tentativo folle ed inutile di andare contro i cavalloni impetuosi e le acque turbolente???
Accettare!!!
Lasciare all’alto la GESTIONE PIENA di ogni cosa e intanto attivarsi a gustare, semplicemente sdraiati sul fondo della nostra imbarcazione i tempi migliori, le nuove spiagge, invocando aiuto, facendoci Ho’Oponopono, meditando, … attivandoci per non mettere pensiero, né altro …
Lo so, lo sappiamo che non siamo “educati a questo” …
Visto però che  la nostra mente influenza, in modo importante, la nostra vita, iniziamo a diventare più consapevoli di noi stessi e proviamo a gestire meglio le nostre emozioni e i nostri pensieri e qualcosa sicuramente cambierà …
La storia ci ha mostrato che coloro che hanno una visione positiva della vita sono anche quelli che generalmente raggiungono il successo.
Come fanno???
Sanno staccarsi dagli eventi.
Sanno vedere l’isola oltre la barriera corallina e le acque buie e torve…
Sanno cantare anche sotto la pioggia, magari a fatica, ma lo fanno, … senza pensare, senza pretendere, senza abbattersi mai …
Cambiare l’attitudine mentale, riuscire ad osservare ogni cosa dal lato B, cioè da un punto di vista più in luce, più radioso, sereno, pacifico, multiforme …, senza giudizio, passando quindi dal negativo al positivo, perché tutto questo ci porta ad un cambiamento radicale sia nel nostro  stile di vita, sia in ogni campo personale familiare, amicale, relazionale e professionale.
Cambiare il nostro tipo di approccio, alla Vita in generale, e alle fatiche e prove, in maniera particolare,  ci aiuta a passare per esempio dalla sf…. perenne, come la chiamiamo noi, dalla depressione, dall’insuccesso apparente, al vedere le cose sotto un altro punto di vista,  indubbiamente più solare e tranquillo.
Chi non ha avuto esperienze dolorose, faticose?
CHI???
Fanno parte della crescita…
Ma continuare a portarsele dentro e vivere in funzione di quelle, misurando tutto e tutti come si trattasse degli stessi personaggi, di quelle identiche situazioni  e persone CI FA PERDERE IL NUOVO, e ci SACRIFICA All’INFELICITA’ PERENNE …
PERCHE’???
Perchè avere dubbi, non credere, non ascoltare, non voler andare oltre ???
Perché???
Forse perché pensiamo che tutto sarebbe come allora, ma NON E’ COSI’ …
Non è più quel contesto.
Le persone sono cambiate …
Noi siamo cresciuti …
e l’Universo ci ripresenta non un dolore nuovo, ma un’OCCASIONE GRANDE, meravigliosa, una Ferrari rossa fiammante, bella dentro e fuori, che dobbiamo solo guidare, dimostrando che tutte le lezioni di guida prese, sono servite a qualcosa …
Se prendiamo di petto ogni cosa, spesso aggiungiamo solo DUBBI, fatica a fatica, parole pesanti a pensieri orribilmente destabilizzanti, macigni a frane e così non riusciamo a guardare oltre e Leggi tutto…

Vivere con serenità

Vivere è apprezzare ben bene la propria vita
e nello stesso tempo
cercare di raggiungere pian piano nuovi, migliori, più pieni modi di vivere.
Omar Falworth

 

Si può migliorare la propria vita giocando e vincendo alla lotteria, ereditando un patrimonio milionario, da uno zio dimenticato, oppure grazie ai super poteri…dopo essere stati colpiti in testa da un fulmine,  oppure cambiando poche e semplici abitudini, partendo dal desiderio interiore di dare una svolta alla propria “apatica vita”.
Ma per cambiare bisogna sentire la voglia, il desiderio, la spinta a farlo … e soprattutto avere di lei un concetto in crescita e la convinzione che sia importante e vada vissuta, vissuta sempre con qualsiasi tempo e clima…
A volte ci capita di trovare  consigli mirabolanti e un mare di consigli sulle abitudini da adottare per riuscire facilmente a migliorare la propria vita, soprattutto corsi che promettono di stravolgertela come un calzino, …peccato che l’attivazione poi, essendo legata al telecomando che teniamo ben saldo, stretto tra le nostre dita… il miracolo non accade.
Beh, sicuramente in tutti questi consigli, non intendo essere assolutamente dissacrante c’è parecchio buono e del vero, ma lo scoglio più grande siamo e rimaniamo noi, che pur richiedendo aiuto a gran voce e miracoli, ascoltiamo tutto e tutti e poi non ci spostiamo di un centimetro dalle nostre modalità consuete …, attivandoci solo per confermare il famoso proverbio, che “tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”…
In genere ci viene consigliata più determinazione, ma in maniera giusta ed equilibrata, oppure di attivarci in modo decisivo, ma al tempo stesso collaborativo, di essere fermi, ma benevoli, perfezionisti sì, ma al punto giusto, generosi, ma con parsimonia, oppure intraprendenti ma con i piedi per terra, audaci, ma non avventati, sensibili ma non deboli … in un marasma di spinte e richiami.
In genere veniamo consigliati a fare sacrifici, lavorando molto, per ottenere e poi poter tirare  remi in barca, quello che in realtà è un po’ il sogno di tutti, da vari punti di vista …
“Dovrai lavorare almeno 12 ore al giorno,  ma trovare anche il tempo per coltivare le tue relazioni e le passioni; la mattina dovrai fare questo e poi quello e poi quest’altro … e la giornata ti sorriderà sempre sicuramente …
L’ho sperimentato in prima persona: consigli eccellenti, ma se non partono da dentro, dal tuo dentro … Leggi tutto…

Il rombo potente del “nostro motore interiore”

” UN VINCITORE E’ SOLO UN SOGNATORE

CHE NON SI E’ MAI ARRESO”

                                                                                         Nelson Mandela

Illuminato, il nostro “potente” Nelson Mandela, sicuramente …
Fu un Uomo dallo Spirito immenso, che seppe resistere al male, perseguendo il suo immenso sogno con la “tenacia” del migliore atleta di Dio e oggi è uno dei nostri migliori coach spirituali … con la sua tempra, la sua forza interiore, la sua Fede…
Così dovremmo essere tutti, ma purtroppo non lo siamo o non in gran numero.
Omar Falworth dice in una sua celebre frase:

“Noi siamo come un’ automobile: la casa costruttrice ci ha fornito un motore potentissimo come quello di una Ferrari, ma noi non sappiamo usarlo e viaggiamo lenti e male come una vecchia utilitaria.”

Già, siamo lenti, tardi, nel senso che arriviamo ai “sogni che l’alto ci riserva” con estrema lentezza, a volte non ci arriviamo proprio e ci comportiamo come se il Cielo ci avesse creato in miniatura e manchevoli di qualsiasi forma di accessorio e confort, come la più piccola e malandata utilitaria di turno, mentre siamo dei prototipi straordinari con una motorizzazione degna di uno tra i più ambiti mezzi di trasporto del mondo: niente di meno che la Ferrari!!!
Curiamo poco la nostra vera forza, cioè il legame con l’alto e di conseguenza viviamo nella “povertà” interiore, quell’arsura capace di desertificarci e lasciarci preda di qualsiasi evento ed instabilità terrena.
Il sogno allora, anticipo di un possibile magico e meraviglioso viaggio, resta tale e noi non usciamo dal nostro piccolissimo bozzolo, rifiutando di bucarlo ed essere “le meravigliose creature”, che dovremmo, cioè le “farfalle di Dio, capaci di portare ovunque la gioia e la serenità, oltre che l’Amore, quello vero, avuto in dotazione.
Quante persone scrivono in preda al dolore più intenso e imbrigliate in storie e situazioni familiari azzeranti, in nome del “non si fa”, non posso, … e poi lui/loro come fanno???
Come hanno sempre fatto!
Un alcolista che picchia e non vuole disintossicarsi non sta uccidendo se stesso, ma la propria donna ed i propri figli, prima di sé.
Lui sceglie di essere così in maniera egoistica, perché pensa solo a sé e alla bottiglia e intanto vincola alla caduta nel suo baratro tutti coloro che amano e credono che amarlo sia un dovere e l’unico modo per salvarlo …
Se così fosse, …sarebbe già cambiato … e nulla sarebbe ancora sofferenza e dolore …
Se ciò non è accaduto, è perché il bruco ha deciso di rimanere nel suo bozzolo e non solo di far male a sé, ma a tutti, indiscriminatamente, senza guardare in faccia niente e nessuno …
Scegliere lui, il suo problema, il suo dolore è sicuramente possibile, … ma significa annullare se stesse, morendo ogni giorno dentro, per salvare una bottiglia e un cammino sbagliato, annegando anche i figli e costringendoli alla morte emotiva e a cicatrici profonde e persistenti …
Perché?
Perché lui non ce la farebbe da solo?
Forse l’abbandono lo metterebbe con le spalle al muro, di fronte alle sue responsabilità verso se stesso e verso gli altri … e sarebbe l’unica vera occasione per riemergere ed uscire da questa sua tragica scelta di vita in “un garage oscuro e stritolante”, dove tante altre persone soffocano per le polveri e l’assenza di ossigeno.
O che dire di chi sfoga le sue frustrazioni ed ire sul resto dei familiari?
Oppure su chi non osa dire basta a un legame che non funziona più e resta … pur andando a prendere ossigeno altrove?
Ma anche uscendo dalla sfera sentimentale e puramente familiare, quante volte e in quante situazioni ci arrendiamo, pensando che quella sia l’unica scelta possibile?
Un lavoro che ci porta lontano da casa, spesso lo accogliamo con dispiacere, rifiutandolo, perché ci cambierebbe troppo la routine …
Il LATO B!!!
Cogliere ogni novità, come una possibilità e non come un dolore, come un limite, un ostacolo …
Sognare sì, SEMPRE, ma poi ATTIVARSI, altrimenti il sogno resta tale e noi perdiamo “il treno” capace di portarci PROPRIO LA’ DOVE VOGLIAMO, DESIDERIAMO ANDARE …
Avete presente le giostre dei bambini?
Immaginiamo che siano la nostra Vita …
Siamo sopra e desideriamo scendere per raggiungere magari la Bottega del Gelato, il nostro sogno …
Cosa facciamo?
Valutiamo sicuramente il punto in cui abbandonarla … per arrivare al gelato …
Poi le possibilità sono due: passare all’azione e scendere senza pensare alle ginocchia, alla possibilità di cadere, scivolare, o altro … ma puntando al meraviglioso gelato che desideriamo mangiare, oppure  lasciarci prendere dalle possibilità negative, quindi arrenderci alla paura …
La giostra gira e se non scendi … non raggiungerai mai il tuo sogno, ma continuerai a rimanere lì a guardarlo sparire all’orizzonte, con l’angoscia e la frustrazione che i pensieri “paurosi” ti hanno regalato …
Scendi!!!
Non arrenderti!!! …mai …
Sogna, cresci, tenta, prendi il volo … e raggiungi le più alte vette … o le profondità dell’oceano, dove l’acqua è più profonda, ma vivificatrice …
La vita è nostra, … è colma di opportunità, di sogni grandi, medi o piccoli, …che ci attendono , …attendono solo che noi li afferriamo al volo, magari con un ginocchio sbucciato, ma ne è valsa sicuramente la pena … e non dobbiamo mai negarcela, soprattutto perché ciò che ci nasce dentro è sicuramente il frutto di un “suggerimento celeste” a spicciarci, a cogliere il “codino”per un giro gratis, come i bambini sulle giostrine …
Perché dobbiamo solo rimanere fermi in panchina a vedere la vita che scivola via???
La scelta è nostra e ne dobbiamo essere consapevoli: Dio non ci nega NULLA, SIAMO NOI A FARLO!!!
Non siamo nati per la sofferenza, la privazione totale, unica, continua, disperata, azzerante, sempre … ma per puntare in alto e guardare con gioia, fiducia e amore a tutto, alle prove, come alle giornate di sole splendente …
Coloriamo le nostre giornate!
Concediamoci … ciò che desideriamo!
Cresciamo nello spirito e seguiamo il nostro cammino …
Rendiamo onore a Beatrice Vio, che oltre ad un’atleta eccezionale, è una ragazza, una donna, che sa ancora sognare e diventare CAMPIONESSA di SE’, pur con 4 arti artificiali …
Niente è impossibile, ma solo impensabile … è questa la vera differenza che  sa renderci campioni, veri eroi o alberi spazzati ed abbattuti dai venti…
Sapete qual è la cosa che più ci blocca?
Leggete questa meravigliosa poesia di Mandela e…, forse, lo scoprirete con me…

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda è di essere potenti al di là di ogni misura.
E’ la nostra Luce, non la nostra oscurità a terrorizzarci maggiormente. (Forse per questo che la rifiutiamo?)
Noi ci chiediamo: chi sono io per essere così brillante, stupendo,
pieno di talenti e favoloso?
In realtà, chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio di Dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.  ( Non posso perdermi dietro a un unico obiettivo … e farmene divorare …)
Non c’è niente di illuminato nel ridursi
perché gli altri non si sentano insicuri intorno a te.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Essa non è in alcuni: è in tutti!
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsciamente
diamo agli altri il permesso di fare la stessa cosa.
Nel momento stesso in cui siamo liberi dalle nostre paure,
la nostra presenza libera automaticamente gli altri.   ( La nostra paura più profonda di Nelson Mandela)

E allora???
Vogliamo accendere un po’ il nostro MOTORE INTERIORE e generare questa Luce dentro e intorno a noi????
Io sì, e voi??
Buona giornata a tutti!!!
Che ogni nostro sogno oggi PRENDA FORMA, nel nome del CIELO!!!

Con Amore ti degli Arcangeli****

Il Bello dentro e intorno a me

Nella vita, nella società, nel mondo vi sono tante cose belle ma anche tante cose brutte.
Bisogna gioire di quelle belle ed accettare quelle brutte.
Il bello esiste in quanto esiste il brutto…
Se non esistesse il brutto non esisterebbe neppure il bello.
Perché è il brutto l’elemento di contrasto del bello.
Se si elimina il brutto si eliminerebbe anche il bello.
Omar Falworth

C’è chi sostiene che il bello ed il brutto non esistano .., e siano facce della stessa medaglia o meglio sfumature di una stessa identità.
Quando però esse ti toccano l’Anima, allora le cogli e le percepisci nella loro diversità piena e nella loro vera natura, perché l’una ti nutre e l’altra ti annienta, proprio come il dolore che solitamente l’accompagna e che spesso genera sofferenza, un vortice infinito, nel quale entri facilmente, ma non altrettanto agilmente esci.
Per crearci il giusto antidoto, dobbiamo solo saper cogliere ciò che la Vita di bello, valido, luminoso ci offre
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Gusto la Vita, il dono più Bello

“Non aver paura di posticipare,
abbi il timore di fermarti.”
Zen

Fretta, caos e stress.
Tre parole brevi, ma con un suono tutte  e tre tagliente, quel suono che siamo soliti definire onomatopeico e non solo: che rende benissimo l’idea di ciò che ci sta dietro.
Corse folli, per raggiungere mete spesso poco alettanti …
Confusione pura, legata a vissuti “incolti”, super veloci, senza grandi e positive emozioni, senza rapporti di sostegno e di luce …
Stresssss… la conseguenza, con una lunghissima risonanza interiore ed esteriore, di un modo di vivere a tutta velocità, senza il giusto tempo per cogliere, vivere appieno, gustare, godere …
Muoviamoci con calma, assaporando la vita.
La realtà intorno si muove a ritmi sempre più rapidi e le nostre menti sembrano doversi adeguare per necessità ai ritmi imposti. e alle mille e una occupazione …
Tutto pare spingerci verso l’orlo dell’abisso …
Ma non è così.
Noi possiamo e dobbiamo decidere, in ogni istante, in ogni momento, quale velocità imprimere alla Leggi tutto…

7 volte Zen

“Un uccellino appoggiato su un albero non ha mai paura che si spezzi il ramo,
perché la sua fiducia non è riposta sul ramo
ma nelle sue proprie ali.”
O. V.

Cosa ci manca per VIVERE al MEGLIO?
La leggerezza dell’uccellino che non sposta sull’ altro il suo poter essere e quindi la sua “serenità”.
Il ramo può essere robusto o esile, ma poco importa … il piccolo vi sosta e si guarda intorno con curiosità senza il pensiero in sé che sotto le sue zampine il pezzo d’albero possa cedere e farlo precipitare: per lui non esiste neppure nel più recondito dei suoi pensieri e se anche ci fosse,  non lo considera, non lo anticipa, e quindi ciò non avviene e non avverrà  mai …
Ha buone ali e una “consapevolezza primitiva” per cui non pensa, ma vive …
Il piccolo ha quello che manca a noi, la fiducia incondizionata …
Viviamo, ne ho più volte parlato, presi dal bisogno di avere, controllare e piangiamo se non raggiungiamo una cosa e piangiamo dopo averla ottenuta per paura di perderla …
Siamo animaletti strani, uccellini che non vivono …
Oggi proviamo a pensare zen e quindi a dare una sterzata alla nostra esistenza , perché gli Arcangeli continuano a rammentarci che ora è il tempo di “invertire la rotta e salire sul treno ….”
Lo spirito zen lo avvicineremo come un possibile antidoto a molti dei problemi della faticosa quotidianità, che è così perché noi la rendiamo così …
Immaginiamo insieme, ora n questo preciso istante di prendere un bel sacco per lo smaltimento dei rifiuti …
Apriamolo e poi immaginiamo di riempirlo delle nostre paure, di tutte le delusioni, della rabbia, dell’aggressività, … delle delusioni , delle lacrime versate e di quelle rimaste lì, a mezzo dei nostri bellissimi occhi …
Apriamo la finestra  e affidiamo al vento del cambiamento questo sacco, con grande amore, chiedendo che Leggi tutto…

La forza delle lacrime

“… bisogna essere coraggiosi
per lasciare che le nostre preoccupazioni scivolino via
insieme alle lacrime.”

Il pianto accompagna tutta la nostra vita.
Nasciamo piangendo e questo dal punto di vista medico viene letto come un segno di vitalità, quindi un qualcosa di buono.
Poi però le cose cambiano.
Da bambini ci capita spesso di piangere, perché è il nostro modo più efficace per comunicare un disagio, un malessere, un dolore o una paura.
Chi ci sta vicino ci “inizia” al rapporto con il pianto e le lacrime e così, spesso veniamo guidati verso il sentiero dell’abnegazione e quindi della scomparsa del pianto dal nostro vissuto.
In pratica, cresciamo e a mano a mano impariamo a controllarci.
Non piangiamo più e ci tratteniamo ad oltranza.
In realtà piangere è per ciascuno di noi  il modo più efficace per buttare fuori le emozioni forti, la tensione, persino la gioia e la commozione intense di fronte a qualcosa bello ed intenso da toglierci il fiato e indurci appunto a … piangere.
Sembra che gli unici a piangere per ragioni emotive siamo noi umani, mentre in realtà esistono immagini che fermano in un’immagine anche le lacrime di alcuni animali, scivolate in momenti di dolore …
L’origine del pianto, in connessione e in stretto legame con le emozioni,  ha rappresentato un passaggio importante e fondamentale nella storia dell’uomo e questo dovrebbe essere un’ulteriore ragione, in più, per non vergognarci mai di piangere.
Non dovremmo mai bloccare il nostro pianto, nè viverlo ed interpretarlo come un segno di debolezza, anche se poi in realtà, spessissimo, così non è.
Il nostro modo di vivere e concepire l’esistenza, ci rende estremamente riluttanti e infastiditi dalle lacrime;
i pregiudizi sono molti nei loro confronti e quindi abbiamo creato una sorta di senso di colpa, di paura e di conseguenza di rifiuto di questa forma di esternazione.
Dopo i tre anni vengono bandite dalla nostra quotidianità e quindi, quando ci spuntano, ci sentiamo inadeguati, fragili, imbarazzati, … un po’ stonati …
Incominciamo subito a pensare:
‘Aiut, cosa penseranno ora gli altri di me?”
“Accidenti, sono un uomo e sto piangendo, non è possibile!”
“Sembrerò sicuramente infantile.”
Tutto questo è veramente ridicolo, non il pianto,  e non dovrebbe mai accadere, eppure ci accade …
Di fronte alle lacrime, ci auto condanniamo e quando le sentiamo salire nella gola, per cercare una via di fuga tra le ciglia, ci sentiamo avvampare e iniziamo una tragica resistenza, una specie di braccio di ferro con noi stessi, nel tentativo di respingerle, di fermarle, di impedire loro di zampillare “vergognosamente” dai nostri occhi …
Non dobbiamo mai avere paura delle lacrime, delle nostre sacre lacrime.
Smettere di piangere è soffocare ed uccidere qualcosa che stava crescendo dentro di noi.
Non dobbiamo mai vergognarci e avere paura delle nostre calde lacrime.
Le lacrime sono parte di noi, sono la cosa più bella che possiamo avere e rappresentano lo straripare del nostro essere, della nostra identità e  non sono assolutamente e necessariamente frutto della tristezza, anzi …, a volte esprimono tutta la gioia e la dolcezza che si risvegliano dentro, di fronte a qualcosa di amorevole, unico, forte, magico, come un’alba o un tramonto sul mare …
A volte nascono, si alimentano e sgorgano da una grande gioia, altre volte da una grande pace, mentre a volte sgorgano dall’estasi e dall’amore intenso.
Di fatto nulla quindi, possono e hanno spesso a che fare con la gioia e con la felicità, non tanto e solo con madama tristezza.
Quando qualcosa ci vibra dentro, suscita spesso vibrazioni di risveglio, che vanno a risvegliare il cuore e sollevare  emozioni grandissime , che si impossessano di noi, tanto che il  cuore, non riesce a contenerle e inizia a straripare…, esprimendosi e dando spazio alle lacrime.
Dobbiamo accettarle, accettarle con semplicità, serenità e grande gioia, dobbiamo liberarle, nutrirle, accoglierle e attraverso le lacrime scopriremo come pregare e come vedere.
Gli occhi pieni di lacrime sono capaci di vedere la verità di ogni cosa, di ciò che solitamente rinneghiamo e allontaniamo da noi, di vedere la bellezza, la forza, il coraggio, l’unicità di tutto e quindi rappresentano una parte dell’Amore divino che alberga in noi e ci portano solo, in risposta,  la sua benedizione.
Non sono disagio, eppure noi le viviamo come tali e oggi io ne parlo, a nome angelico, per riflettere con voi, sull’importanza d’imparare ad accoglierle ed essere a nostro agio, anche nelle possibili, o ritenute da noi, situazioni di disagio.
Riuscire a gestire il disagio in modo efficace può consentirci di raggiungere risultati straordinari, di rimanere rilassati in ogni situazione, comportarci in qualsiasi circostanza in modo autentico, senza filtri o maschere, non provare mai la paura di esporci, perché mettersi in gioco è doveroso, sempre, per essere ed esistere al meglio
Purtroppo, la maggior parte di noi evita accuratamente di esporsi a condizioni e situazioni che possano causargli disagio, come appunto quella di piangere in pubblico, davanti a qualcuno …
L’istinto primario è proprio quello di evitare il disagio, di tenercene ben alla larga, fuggendo nella direzione opposta.
L’incapacità di saper saper cogliere l’importanza e di saper gestire le situazioni di disagio è certamente uno dei fattori che più ci limita nella nostra quotidianità, soprattutto nell’ambito delle relazioni sociali in cui il pianto fa il suo ingresso, la sua comparsa ….
Il disagio ci condiziona, ci limita, ci impedisce di esprimere pienamente la nostra personalità e quindi di esprimerci con questa modalità …
Qualcuno, oggi, anche tra le figure di spicco, ci dimostra che come sto dicendo, piangere fa solo bene, tanto tantissimo bene.
Non siamo convinti???
Ci sono, ci sono …
Sono grandi, ricchi e famosi e li abbiamo visti piangere.
Gli sportivi hanno sicuramente visto Del Piero e i suoi compagni piangere dopo aver perso ai rigori la finale di Champions League con il Milan …
Oppure quelle di altri calciatori vari in finali e in  semifinali varie …
I calciatori, per una palla, hanno “proposto” il pianto maschile in pubblico, lo “hanno liberalizzato”davanti a tantissime persone e alle telecamere, con le loro guance bagnate, da calde lacrime, senza vergogna.
Si può piangere anche per questo e va bene, fa bene.
Si dice poi che il pianto sia solo cosa da donne, ci appartenga, ma queste azioni pubbliche fatte dai maschietti hanno finalmente sdoganato la situazione.
Ci sono anche donne,  che hanno sempre avuto meno pudore a manifestare quello che i più considerano solo una fragilità.
In realtà, quando è il momento giusto, piangere fa bene, fa bene anche alla nostra salute generale.
Le lacrime, che scorrono, sono espressione di un’emozione che si agita dentro e che non va mai bloccata, perché lasciata lì, andrebbe a corrodere il nostro sistema generale e a creare risposte fisiche di varia natura ed entità …
Non piangere rientra nella lunga lista dei divieti sociali, dei nostri tabù comportamentali, … una sorta di galateo repressivo, per creare una società  dove è gradito chi mette la maschera ed evita caldamente di esprimere emozioni, che potrebbero coinvolgere il prossimo.
Adesso, finalmente, soprattutto dopo aver notato i danni generazionali che abbiamo e stiamo ancora praticando,  si è capito che gioia, dolore, rabbia hanno bisogno di uno sfogo, di una bella valvolina salva benessere, da usare subito, al momento del bisogno, senza aspettare di tornare a casa per piangere lontano dagli occhi degli altri.
Quando ci può cogliere la voglia di piangere e perché?
Ovunque …
Al lavoro può essere utile piangere quando veniamo aggrediti in maniera esagerata, senza educazione e rispetto per un errore o presunto tale, dal capo o da un superiore …
Perché il disagio può farci fermentare a tal punto da metterci a piangere?
Semplice, perché ci sentiamo aggrediti fuor misura, abbiamo effettivamente omesso qualcosa e quindi ci sentiamo manchevoli o viceversa abbiamo provveduto a tutto, ma questo non è stato riconosciuto e colto …
Questa è una situazione in cui piangere non serve a molto, lavorativamente parlando, ma ci consente di inquadrare la nostra situazione e posizione di fronte al superiore e quindi di capire se abbiamo poca autostima e quindi traballiamo di fronte alle aggressioni altrui …
Tutti possiamo sbagliare, capo compreso, non è un dramma ed è sempre possibile recuperare …
Quindi lasciamo che le lacrime portino fuori rabbia, smarrimento, delusione … poi attiviamoci per “migliorare effettivamente”  la nostra stima personale e il nostro equilibrio.
Nel mobbing le lacrime invece sono uno sfogo utile, anche se poi  è giusto  raccogliere il coraggio  e chiedere che questo abbia fine, con tutti gli strumenti utili, del caso.
Si può piangere perché lui/lei ci ha lasciato …, quindi si avverte la mancanza, il senso di abbandono, come se l’altro si fosse portato via una parte di noi.
Non è così ma, prima di ricominciare a ragionare, è necessario sfogarsi, …quindi lasciare sciogliere le cascate del pianto, per poi scoprire che forse lui/lei non ci meritava e cogliere il senso di ciò che è successo e del come è avvenuto, scoprendo che la vita continua …
Le lacrime possono scivolarci addosso per moltissimi motivi, alcuni più seri, altri all’apparenza meno impegnativi, ma hanno sempre un compito ed un valore, sia che sgorghino per una morte, un abbandono, il sole che nasce, un figlio che muore, un bimbo che viene al mondo, un no che non volevamo dire o sentirci dire, una spesa esagerata e inattesa, un imprevisto, un film …
In genere piangiamo perché sperimentiamo la sensazione e l’illusione  che il mondo ci crolli addosso, ma non è così …
Il pianto allora serve a  scaricare una nostra tensione che ci pare  insopportabile, una specie di masso, di macigno immenso.
Mai capitato di piangere al cinema ?
Non ci si deve vergognare …
La verità è che  se siamo più empatici e sensibili partecipiamo e quindi viviamo con … o rispolveriamo vissuti personali … che ci risvegliano antiche emozioni …
Capita soprattutto quando scatta un’identificazione con il personaggio e si vive la sua vicenda.
Sono emozioni catartiche, liberatorie e fanno solo bene all’anima e al cuore.
Non è il caso di contrastarle, anzi dovremmo gustarcele e godercele …perché ci puliscono, proprio come la pioggia pulisce il cielo e l’aria.
E allora, dov’è l’errore, il disgusto e la paura di piangere il pubblico?
Siamo vittime di pregiudizi senza senso e spero che questa chiacchierata odierna sia servita ancora una volta a ricordarci che ciò che il corpo produce viene fuori attraverso le e- mozioni, qualcosa che dal dentro viene fuori … e paralizzare non serve e produce effetti ben più dannosi di una cascata di dolci lacrime, che danno libero sfogo a ciò che ci si agita dentro …

Con amore ti***

Gli occhi del Cuore

Tutti sanno leggere con gli occhi e la mente, ma soltanto pochi con il cuore.
Omar Falworth

 

Il cuore è sicuramente la parte più forte, ma meno conosciuta e talvolta apprezzata di noi, così abituati a vagliare tutto attraverso il pensiero logico e sempre così vorticosamente ed affannosamente alla ricerca della felicità, che sembra non accoppiarsi mai bene con ciò che viene ed è legato ai sentimenti …
Amore per molti significa dolore e/o sofferenza, quindi un qualcosa da usare con parsimonia e tenere sotto controllo sia nelle relazioni in generale, che soprattutto in quelle amorose in maniera più intensa e particolare.
E’ per questo che qualsiasi frase, momento, situazione, … così come ciascuna persona … cerchiamo di coglierla e affrontarla con le modalità più distaccate e superficiali possibili …
Per questo i contatti telematici sono diventati un eccellente strumento relazionale, che ci tiene staccati a dovere dall’altro e dal suo vissuto …: niente empatia, niente compassione … niente magone per gli altri …
Che a tizio sia morto il gatto, o fuggita la sua ragazza o abbia preso un brutto voto riusciamo a “partecipare a distanza” con un semplice smile d’occasione, senza implicazioni emotive di sorta.
Occhi e mente quindi vengono chiamati in gioco, mentre il cuore resta in panchina, come in moltissime partite…
Giorno dopo giorno, questa modalità diventa la tecnica prevalente ed imperante e così lui, il grande cuore, rimane lì solo, dimenticato e abusato, comunque …
Sono poche le persone disposte a osservare ogni cosa con l’allegria, l’empatia, la dolcezza, lo slancio che i grandissimi occhi del cuore offrono …
Perché tutto questo?
Semplicemente perché servirsene vuol dire correre il rischio di scottarsi …, significa mettersi in gioco e trovarsi spesso con qualche graffio o cicatrice in più …
L’amore in verità, quell’Amore che è strettamente connesso e legato a doppia mandata al nostro cuore, è certamente a volte doloroso, ma solo perché ci guida oltre, ci conduce verso la pienezza, aprendo la strada all’estasi.
Seguire gli input del cuore, significa attivarsi e scendere in campo e quindi trasformarsi e abbracciare di conseguenza il cambiamento.
Ma cambiare è faticoso, sia che si tratti del proprio punto di vista, sia che si tratti del modo di muoversi, oppure di come parlare, porsi, affrontare la vita o altro …
Qualsiasi trasformazione è dolorosa,  perché  comporta il lasciare il vecchio per il nuovo.
Il vecchio è nostro, ci appartiene, ci è familiare, ci avvolge e da sicurezza; il nuovo è assolutamente sconosciuto e quindi imprevisto e imprevedibile.
Nel nuovo ci muoviamo come fanno i piccoli pesciolini, quando giungono nell’ oceano sconfinato, mai esplorato.
Per questa ragione nasce la paura; quando lasci il vecchio mondo – confortevole, sicuro – nasce il dolore. È lo stesso dolore che prova il bambino quando esce dal ventre della madre. La paura dell’ignoto, l’insicurezza dell’ignoto, la sua imprevedibilità, ti spaventano moltissimo.
Ma non si può avere l’alba, senza passare per il tramonto, così come una buona spada può essere forgiata solo dal fuoco … e l’amore è il nostro fuoco.
È proprio a causa del dolore che l’amore a volte ci procura, che un numero spropositato di persone vive cercando tenacemente di evitarlo …
Sicuramente la sofferenza ed il dolore non piacciano e sono e ci procurano altro, rispetto al nostro essere e all’equilibrio nel quale ci sentiamo in armonia e viviamo nella serenità; la vita però ce li fa incontrare, ce li ripresenta e spesso proprio partendo dai sentimenti, dalle emozioni.
Decidere allora di voler evitare la sofferenza è da un lato comprensibile, ma dall’altro ci mette nella condizione di scegliere l’assenza, la privazione e quindi un’altra forma di inutile sofferenza.
Provare dolore per amore, può sembrare inaudito, ma non è soffrire invano, perché ci porta ai livelli più alti di consapevolezza, di riscatto, di conoscenza…
Rinunciare all’Amore genera sofferenza e un totale spreco, che non ci porta da nessuna parte.
L’amore, quello più alto, richiede che  siamo aperti, quindi sicuramente vulnerabili, senza armatura, palle chiodate e capestri di alcun genere e offrire il fianco …
Niente calcoli, niente ragionamenti.
Innamorarsi significa solo spalancarsi all’altro e mettersi a nudo con il rischio, pericolosissimo, di essere di nuovo trapassati e feriti …
In quei momenti viviamo pericolosamente e siamo nella stessa condizione di un filo elettrico spelato: l’’altro può ferirci in tantissimi modi e questo ci crea paura e ci rende vulnerabili.
Evitando la situazione, il confronto con l’altro, non possiamo, non riusciamo a crescere e quindi si rende necessario accettare la nostra grande sfida, entrando nell’amore.
Amare è il primo passo che ci conduce a Dio, indispensabile per metterci in gioco e consentirci di essere…
Siamo Amore e non possiamo evitare di esserlo e di viverlo, muovendoci in questa direzione.
… amare è una necessità intrinseca, una spinta, uno stimolo senza pari; la persona con cui ci completiamo rappresenta la forza nuova che ci avvolge, aiutandoci ad uscire dal nostro guscetto, dal nostro universo ristretto, portandoci in alto ed espandendoci …
Come me lo rappresento?
Come un cielo straordinario, infinito, di un azzurro magico …, che ci fa allargare le ali e ci fa abbandonare al dolce soffio del vento …
Come Icaro prendiamo il volo, consapevoli solo del punto di partenza, ma  non di dove e come avverrà l’atterraggio …
Faticoso?
Oh, sì, soprattutto per alcuni di noi, che con un forte ego, si trovano a doverlo accomiatare, smussare, limitare, sconvolgere … e già questo li sgomenta e spaventa.
Lui, proprio lui,  il nostro ego, lo abbiamo protetto, accarezzato, osannato in continuazione e, quando l’amore bussa, nel suo nome, lo dobbiamo accantonare, lui che è stato, fino a quel momento, il lavoro di tutta la nostra vita, la nostra unica creatura.
Noi siamo parte dell’Universo, del tutto, e questo tutto è in noi, ci vibra dentro e quando scegliamo di vivere questa meravigliosa esperienza di armonia, quale è appunto l’Amore, viviamo in uno stato di totalità e di  salute, benessere, veramente nuovi …
Gli occhi trasmettono questa condizione straordinaria.
L’Anima si può esprimere e quindi traspare …
Un altro modo per rappresentarlo, oltre al cielo è quello del mare, … così vasto, sempre diverso e a tempo stesso uguale …
Lui è qualcosa che non è il nostro ego.
L’amore ci insegna moltissimo e per la prima volta ci fa entrare in armonia con qualcuno, diverso da noi,  che non è mai stato parte del nostro ego, vive, mangia, pensa, crede … in altra maniera, rispetto a noi, comunque, anche se appartenente alla nostra cultura e/o regione.
Entriamo in sintonia: la stessa frequenza vibratoria …
Ma questo accade solo tra innamorati?
No, possiamo essere in sintonia con una donna, con un uomo, con un amico o amica,possiamo essere in sintonia con un piccolo, con un figlio o con la propria madre, o padre…
In teoria siamo nati per esserlo con tutto il genere umano …
E se essere in armonia con una sola persona ci dà tanta gioia, pensiamo a quale benessere proveremmo, se riuscissimo a vivere e sperimentare l’ armonia con tutti gli esseri umani, incluse le piante e gli animali?
L’amore è una scala magica, che parte da due individui e arriva dritta dritta fino al cielo, passando per il mare …L’amore è l’inizio, dio è  il traguardo finale.
Ma per mettersi in gioco bisogna lavorare …
Dobbiamo conoscere le scottature, rimanere febbricitanti, … spesso provare un dolore che ci pare infinito, per apprendere l’arte del saper ascoltare e vedere con il cuore dell’Anima.
Aver paura dell’amore, aver paura dei dolori della crescita che l’amore procura, vuol dire rimanere chiusi in una cella minuscola ed oscura, proprio come stiamo facendo noi, da  tempo…
Siamo convinti che  lui ci crei solo problemi e quindi evitarlo, crediamo fermamente sia una modalità eccellente per schivare dolori e sofferenza …
In realtà siamo nella stessa condizione che vive un leone in un circo: o saltiamo attraverso il cerchio di fuoco, rischiando qualche pelo bruciacchiato, o rimaniamo lì, immobili, delusi e carichi  comunque di amarezza e sofferenza, per non essere stati in grado …
Bisogna affrontarli i cerchi di fuoco, viverli e passarci attraverso per andare oltre, passandoci attraverso.
L’amore è movimento interiore ed esteriore ed è l’unica cosa che valga la pena di sperimentare, cogliere, sostenere, esprimere, cantare, vivere, fare…
Tutto il resto è solo un mezzo, ma l’Amore è il fine, il nostro fine ultimo, più grande e magico, impegnativo ed importantissimo..
Scegliere spetta a noi.
Possiamo decidere di essere acque ferme, stagnanti, immobili, … oppure onde, che sciabordano, o fiumi che lentamente giungono al loro tutto, cioè all’Oceano …
Se non entriamo nell’amore, siamo nella stessa condizione di chi va in spiaggia, ma non entra mai nell’acqua …
Dalla riva osserviamo, estatici, ma timorosi la bellezza dell’acqua, senza lasciarci avvolgere, accarezzare, accogliere, trasportare …
Così  hanno deciso di fare molte persone, intrappolate come un messaggio, dentro la loro bottiglia …, all’interno di se stesse.
La loro vita è staticità, è acqua stagnante, … non è un fiume che punta e scorre verso l’oceano;
la loro vita è una pozza sporca, immobile, prosciugata dal sole e sferzata dalla pioggia, di cui, molto presto, con lo scorrere dl tempo,  resterà solo lo sporco e il fango.
Siamo Luce, energia pura e divina, e per rimanere limpidi, dobbiamo continuare a fluire.
Un fiume rimane limpido, pulito, affascinante, … proprio perché scorre e lungo il suo cammino incontra molti sassi e anfratti che lo lavorano, lo setacciano, lo arricchiscono …
Le persone che non amano si addormentano, perdono smalto, non mettono in gioco i loro talenti divini e provano frequentemente disagi interiori …, a volte anche notevoli.
Siamo Amore e siamo nati per esserlo e viverlo e soffocare la nostra natura è scegliere l’eutanasia, una morte lenta e graduale.
Non desideriamo soffrire o provare dolore e quindi molti di noi trovano o hanno trovato nei social e nelle modalità che vanno per la maggiore, le strategie migliori per vivere in maniera poco coinvolgente, per nulla attenta e senza troppe implicazioni emotive, scegliendo un suicidio lento e graduale di sé, dimenticandosi del linguaggio dell’amore.
Non siamo più così coraggiosi, intraprendenti, né intrepidi.
Siamo più interessati al sesso, perché il sesso non è pericoloso, non richiede coinvolgimenti emotivi, mentre l’altro aspetto profondo della nostra natura è coinvolgimento, è impegno, è mettersi in gioco, è radicarsi e pensare e vivere a lungo termine …
Non è un fenomeno del momento, una toccata e fuga.
Quando lo evitiamo ci bruciamo il terreno intorno, ci sabotiamo, ci neghiamo la più grande opportunità di crescere. Sì, c’è talvolta l’agonia, ma da questa agonia nasce poi sempre l’estasi, una nuova puntata …
Quando lo smarriamo ci sentiamo persi ed in preda alle tenebre, ma è proprio passando questa notte oscura, che potremo provare l’ebrezza della nuova magnifica alba …, in cui il sole può di nuovo riscaldarci ed illuminarci e concederci la gioia di Essere, di esistere appieno e di crescere, di metterci in gioco ed evolvere …
E’attraverso la notte oscura che arriva il nostro nuovo mattino.
Buona rinascita a tutti!!!
Amorevolmente ti***

 

Il dubbio ci consuma

A volte il dubbio d’aver scelto male fa più danni dell’eventuale decisione sbagliata.
Omar Falworth

Giusto o sbagliato?
Molto spesso, dopo aver fatto una scelta, i dubbi riaffiorano, come le nuvole compaiono all’orizzonte, in una giornata di pioggia …
Ma l’indecisione spesso non è solo un effetto di qualcosa che abbiamo portato a termine, a volte è anche l’anticipo della stessa, una forza autobloccante, una specie di ganascia che ci aggancia e radica a terra, impedendoci qualsiis forma di movimento e di scelta …
Lo faccio? Non lo faccio? E se poi sbaglio? Meglio non rischiare…

Quante volte la paura di sbagliare ci ha bloccato impedendoci di affrontare le grandi e migliori sfide della nostra vita!
E quante occasioni importanti abbiamo dribblato e perso nella vita per colpa di essa???
Agire.
Se questo ci capita, magari con una certa frequenza, significa che è giunto il momento di osservare la cosa con maggiore attenzione e di modificare la modalità gestionale del tutto …
“A volte il dubbio d’aver scelto male fa più danni dell’eventuale decisione sbagliata.”
Santa verità, sì perché rappresenta un continuo stillicidio, senza capo né coda …
La paura di sbagliare è uno dei principali ostacoli alla crescita personale per moltissime persone.
Quasi tutti di fronte alla novità o ad un bivio proviamo paura, quel sudore freddo legato alla decisione, ai pro e ai contro, all’assillo di sbagliare e pagare poi il conto …
Ma questa paura può prendere il sopravvento nella nostra vita, solo quando noi la autorizziamo e le consentiamo di ostacolarci nel fare quelle azioni utili e/o indispensabili per raggiungere i nostri obiettivi.
La paura di sbagliare è è quasi sempre presente nelle persone che soffrono di bassa autostima ed è strettamente collegata con la paura del giudizio degli altri.
Sono stati fatti vari esperimenti a questo proposito, soprattutto sui bambini,  per testare la loro motivazione.
Se io affido ai piccoli un compito, la loro risposta è in genere di due tipi: o si focalizzano sul vincere il premio e quindi affrontano il compito con entusiasmo, voglia di mettersi in gioco in maniera spontanea, senza troppi pensieri, se non quello di farcela, oppure quella di focalizzarsi su un inevitabile fallimento e quindi sulla “paura di sbagliare”,  per evitare l’umiliazione pubblica.

Come e da che cosa nasce la paura di sbagliare?

Dal nostro passato, come sempre.
Dalle esperienze pregresse e quindi dal clima familiare e da genitori super-protettivi che, con tutte le buone intenzioni del caso, tendono a metterci in guardia da ogni eventuale piccolo sbaglio o passo falso.
Per “proteggerci da noi stessi e da possibili sbagli, ci hanno ripetuto “molti no e non si fa”, per spingerci ad essere cauti, a muoverci sempre sulla via “del giusto” …
Ma qual è la cosa giusta???
Beh è una domanda retorica, da un milione di dollari …, già, perché il giusto non ha la stessa valenza per tutti e quindi evitare agli altri nel nome di ciò che noi riteniamo giusto è parecchio approssimativo … e …beh, diciamo relativo … e ci rende solo insicuri, parecchio insicuri e pieni domande: “Andrà bene fare così? Lo posso fare? E’ giustoooo?”, quesiti che rimangono stampati dentro, come fossero scritti con inchiostro indelebile.
E mamma e papà erano i nostri punti di riferimento …
Quando siamo cresciuti questo comportamento è cresciuto con noi, come un’orma inconscia che ora, senza che ce ne avvediamo, si attiva in modo automatico in molte situazioni della nostra vita.
E’ la paura di fallire, la paura di essere sbagliati e di sbagliare …
Sconfiggerla può richiedere un po’ di lavoro, ma possiamo riuscirci facilmente se ci mettiamo il giusto impegno e applichiamo alcune strategie.

1) La prima cosa da fare è avere meno paura dello sbaglio in sé, il considerare l’esito con maggiore leggerezza, sia che sia ok, sia che non lo sia o non a 100.

Sbagliare  fa parte del percorso, niente di più, niente di meno.

Spesso diamo troppa importanza agli sbagli e agli errori e vediamo il fallimento come la soluzione finale, il risultato disatteso, sottovalutando il fatto che è solo una parte di un processo, un qualcosa di più ampio che riguarda la nostra crescita e l’apprendimento e che anche se non ci soddisfa a 100 è comunque un qualcosa.
Il fallimento è un punto chiave dell’apprendimento.
Tutte le capacità che abbiamo sviluppato, almeno quelle più importanti nella nostra vita, hanno comportato esercizio, fatica, applicazione e un certo quantitativo di errori e successive correzioni prima di essere apprese.
In matematica siamo diventati esperti in questo modo.
In grammatica idem.
Nella vita affettiva anche …
E così in tutto …
E’ stato cosi per imparare a camminare, parlare, leggere e scrivere,  come andare in bicicletta…
Da piccoli abbiamo fatto vari tentativi per staccarci dalla mano a cui stavamo aggrappati e iniziare a camminare; qualche volta siamo anche caduti, abbiamo picchiato il culetto o la fronte a terra, per poi diventare autonomi …
Tutto richiede esperienza, rischio, gioco …
E’ pressoché impossibile vivere una vita senza fallimenti.
Le persone che ci riescono probabilmente vivono in modo così amorfo, che raramente realizzano qualche obiettivo intrepido, temerario,  importante.
Io adoro Mafalda …

E’ così …
Non possiamo avere il capolavoro senza usare colori e pennelli e senza mettere in conto che potremmo sporcarci …
Quasi tutti inciampiamo e cadiamo più volte nella vita.
A volte piglieremo cantonate, altre volte ci saranno porte che ci colpiranno sul viso porte, ma per botta c’è una carezza e per ogni porta che si chiude ce n’è un’altra che si apre e che porta tante nuove opportunità.
Ci sono persone che sembrano diventare più forti quando sbagliano, come mai???
Forse perché hanno realizzato che sbagliare e fare errori  fa parte  del processo per raggiungere il successo e per questo non si lasciano scoraggiare dai loro sbagli,  ma imparano da essi.

2) Non siamo una società fallimentare nella maniera più assoluta … 

Allo sbaglio si associa sempre il biasimo, il rimprovero.

E’ stato così quando eravamo piccoli e lo è spessissimo anche ora che siamo un po’ più cresciuti …
C’è sempre qualcuno pronto a mettere il dito nella piaga, a ricordarti, in maniera più o meno velata che hai sbagliato, che così non va, proprio no.
Quando eri bambino quasi sicuramente sei stato sgridato quando hai sbagliato. Quando sei cresciuto, queste “sgridate” sono diventate più sottili, ma sono ancora presenti e questa è la ragione per cui la paura di sbagliare può essere così forte…
Il fallimento ci attacca, ci aggredisce, ci danneggia nei nostri ruoli sociali, nel riconoscimento esterno e quindi va a incidere sulla nostra autostima.

È importantissimo quindi non generalizzare, non scaricare infantilmente sugli altri, ma nemmeno somatizzare tutto, ma dobbiamo vedere gli avvenimenti in modo oggettivo per identificare i fattori che influenzano negativamente i risultati, per poi correggerli.
E’ utile allora chiedersi  se c’è e qual è un  fattore esterno che ha contribuito a non far funzionare la cosa …

3) Esistono sempre e solo risultati. Sia nell’ok, che nel nì o nel no.

Ogni azione ha un effetto, il quale può esserci gradevole o meno, ma esiste ed è comunque un risultato.
Le persone di successo sono proprio quelle che accettano, fanno tesoro, e vedono sempre e comunque oltre, sia nell’ok che nel suo opposto.
Chi invece teme si immobilizza, si lascia destabilizzare, entra in vortici di autocommiserazione e autodistruzione …

4)  Da sempre ci ripetiamo che “sbagliando si impara”, ma ci crediamo veramente???

Gli esseri umani hanno imparato solo sbagliando.
L’uomo, da quando fece la sua comparsa sula faccia della terra, progredì grazie a tentativi vari e ripetizioni …
Così scoprì, migliorò, progredì, si evolse …

A volte impariamo dai nostri errori, altre volte da quelli  degli altri e spesso da entrambi, visto che ripetere a noi serve parecchio …
Possiamo e dobbiamo scegliere quindi ogni volta se dare alla nostra esperienza un giusto valore e quindi collocarla nel quadro generale delle nostre esperienze di crescita, oppure se darle un valore assoluto e quindi vederla come “il fallimento” per eccellenza, come “la fine del mondo, il nostro mondo”.
Dovremmo vederla sempre e comunque come un’opportunità e niente di più …
“Perché è successo?
Come potrei fare per prevenire che succeda la prossima volta?
Che cosa posso ed ho imparato da questa esperienza, che possa essermi utile in futuro?
Cosa potrei fare meglio la prossima volta?

5) Agire!

Questo significa che anche se le ginocchia ci fanno giacomo giacomo e il fiato si fa corto, dobbiamo gettarci nell’impresa.
Dobbiamo avere il coraggio di uscire e provare a sperimentare le nostre idee.
Probabilmente sbaglieremo, ma stare inoperosi sarà peggio…
L’azione ci darà comunque energie nuove e ogni errore ci spingerà a metterci in gioco con maggiore grinta e quindi migliorare.
Dobbiamo essere più temerari e lanciarci nel vuoto, senza connetterci sempre e solo alla parte razionale, bensì anche alla nostra fantasiosa fantasia, con un briciolo di intraprendente vena bambina …
Immaginiamo quante e quali cose potremmo  realizzare nella nostra vita se solo potessimo fare qualsiasi cosa al mondo, senza avere paura di fallire.
Iniziamo a compiere sin da oggi le azioni più utili per realizzare  qualcosa di nuovo ed audace.
Il nostro peggior fallimento è proprio non avere tentato, non aver giocato.
Michael Jordan in un’intervista ha detto di sé:

“ Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”
Beh, detto da lui … può solo incoraggiarci e stimolarci a tentare, tentare, tentare e guardare ad ogni nostra azione con la Luce e la gioia del piccolo esploratore, pronto a guardare oltre e concedersi la gioia di sperimentare e viaggiare nella vita, con leggerezza e voglia di osservare, viaggiare, cogliere, scoprire e crescere …
Buon cammino a tutti noi …
semplicemente …

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