E’ colpa di Eva

Lamentele, brontolii, pensieri negativi sull’esterno.
Lo sport che va per la maggiore, non è il calcio, ma la “lamentela”.
Ci si lamenta del posto di lavoro, della compagna o del compagno, dei genitori, dei figli, di questo o quell’amico, dell’economia, degli uomini politici, della disoccupazione, della cattiveria umana, del Mondo.
Per questo, questa forma di “borbottamento” generale, la definisco uno sport, uno sport nazionale, che non porta nessun beneficio collettivo, ma nemmeno privato.
Eppure c’è e viene coltivato in maniera “intensiva”, come tante altre cose e situazioni.
Beh, sappi che dovresti partire da te stesso e soprattutto prendere consapevolezza che, come vado ripetendo da un po’ di tempo a questa parte, quello che cogli fuori di te, in realtà lo porti dentro di te.
Il fuori è solo una proiezione tua, personale.

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La tua ombra

Sto lavorando ed ho seduta accanto una persona che si sta lamentando a proposito di varie situazioni legate agli ambienti che frequenta.
La mia mente viaggia e una parte di me vede, come in uno specchio, come siamo soliti muoverci: percepiamo il Mondo, fuori di noi, come fosse una specie di mostro, un’ombra buia pronta a ghermirci, il lupo mannaro delle fiabe per bambini, ma così non è.

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24 ore su 24

Titolo originale, vero?
Lo è solo all’apparenza, perché in realtà è la condizione che dovremmo tenere, per essere nel pieno “Risveglio interiore”.
Lo so, che risvegliarsi non è semplice, soprattutto se non lo desideri, non lo vuoi fare.

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Alzo l’asta e salto in alto

Sto svolgendo un lavoro molto intenso sul valore delle parole che scegliamo, perchè desidero creare una maggiore consapevolezza sulla forza “attrattiva” che sprigionano.
Ogni volta che che ce ne serviamo, diamo “vita” a certi nostri pensieri interiori, che non sono altro, se non l’espressione dei nostri convincimenti.
E’ il cane che si morde la coda.
Le parole con cui mi esprimo parlano di me, dicono ciò che penso e creo.

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Individualità e individualismo

Tutti sperimentiamo dei momenti nella Vita in cui restare soli con noi stessi ci appare come un’esigenza primaria, per una sorta di “benessere personale”.
Sono momenti, lungo il nostro cammino, in cui stanno avvenendo o sono da poco avvenuti fatti, eventi particolari e solitamente “impegnativi”, in seguito ai quali sentiamo fortissimo il bisogno di “chiuderci in casa”, nella parte più profonda di noi,  per stare un po’ da soli, con noi stessi.
Sono fasi, periodi, momenti necessari per leccarci le ferite, sedimentare, elaborare un “lutto” e poi riprendere a volare, spesso più in alto, rispetto a prima.

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Appuntamento con il mio Futuro

Un Anno Nuovo è appena entrato nella tua Vita, ma spesso non sembra presentare già, dai primi vagiti, nulla di veramente nuovo e stravolgente e questo perché in realtà Lui è parte di Te e sei Tu, con ogni tuo singolo respiro che lo alimenti e gli dai un “corpo, una forma fisica”.
Lamentarti o cominciare quindi a guardarlo con occhi languidi e disillusi, a poco serve.

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Sono felice se comprendo di non essere un’isola

Stiamo vivendo in una realtà umanamente strana, dove la soggettività, il soggettivismo, la divisione la fanno da padrone e ci vengono iniettati ripetutamente, come fossero farmaci salvavita, da più parti, soprattutto attraverso una propaganda ed una sorta di educazione alla competizione.
In realtà noi siamo tutti in qualche modo totalmente interconnessi, legati, uniti e non lo sto dicendo e pensando a livello spirituale ed esoterico, ma proprio a livello di fisica.

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Malumore? No, grazie!

Sto seduta, con alcuni amici. Tra noi c’è una persona che si racconta con dovizia di particolari, dandoci il quadro completo delle infinite calamità che le stanno accadendo.
E’ arrabbiata e più si racconta e più il suo malessere e la rabbia vanno aumentando in maniera esponenziale.
Sembra che il buttar fuori faccia da cassa di risonanza a qualche demone che le si agita dentro.

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Mi alzo dal divano.

Titolo strano, vero?
Beh, oggi la nostra chiacchierata la dedico a tutte le persone che hanno la “sindrome da divano”, cioè sono, come li chiamo io, “divano dipendenti”.
Questo magico oggetto è sia reale, che simbolico, in quanto a parte essere un “appendice fisica” per molte persone, soprattutto maschi, (non vogliatemene, ma l’esperienza coniugale mi ha purtroppo “erudita ed educata in tal senso”), lo è anche in forma “simbolica”, in quanto rappresenta il nostro rimanere ancorati a certe situazioni, certi credo, certe dinamiche e zone confort.

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Amare il nemico.

Nemico è per noi chiunque ci risulti in qualche modo ostile.
Anche una situazione spesso la vivi come tale, nella misura in cui non la comprendi e temi o hai la sensazione che ti nuoccia o possa farlo.
Il pensiero comune ci dice che noi possiamo amare gli altri nella misura in cui essi amano noi, il che significa, in parole povere, che ci viene dato di ricambiare con la stessa moneta le persone con cui interagiamo.

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Come stare Bene

Siamo tutti alla ricerca di una condizione che ci renda felici e ci faccia stare bene, come dice anche la canzone di Caparezza.
In noi però convivono due diverse entità, l’una di tipo spirituale e l’altra di tipo più terreno, egoico e metterle in accordo proficuo, non è del tutto semplice, né scontato.

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Qual è il tuo sentire oggi?

Sto preparando il porridge e mentre affetto la mela con l’aggeggino consueto, che divide la mela in spicchi perfetti e adatti all’uso odierno, seguo alcuni pensieri, sollevati da una lettura legata a Viktor Frankl e alla sua esperienza in campo di concentramento.
Il passaggio tra quella realtà e quella odierna è breve, immediato e molto sottile e penso, “perfettamente adatto” alla fine di questo anno, nel quale mi sembra giusto fare un consuntivo finale, del come sia andato e perché.

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