Amo il mio Lavoro



Da tempo penso che lasciare il mio lavoro come insegnante, mi permetterebbe di dedicarmi interamente al Blog, che rappresenta una grossa parte della mia vita, ma farlo non è semplice, almeno per me, e questo perché amo intensamente quel tipo di lavoro, anche se sempre meno sostenuto dall’opinione pubblica, dalle strutture politiche e culturali e a volte dalle famiglie stesse.
Lo sento mio, sia a livello attitudinale, che a livello di abilità, di aspirazione, che di predisposizione.
Il Lavoro rappresenta una grossa parte della nostra giornata e ciascuno di noi dovrebbe svolgerlo con amore e dedizione, senza la minima ombra di affanno e di affaticamento, ma so che sovente non è così, non lo viviamo e non lo sperimentiamo al meglio, ma come un qualcosa di tossico e deprivante.
Quando parlo della Costituzione ai ragazzi, essi rimangono straniti per alcune mie dichiarazioni di partenza, ma seguendo poi il mio discorso e confrontandosi con me e tra di loro, arrivano poi a riconoscere l’estremo valore di quanto dichiarato in quelle pagine a proposito del lavoro e della nostra dignità umana.
Tutto inizia con la famosa dichiarazione che la nostra penisola è “una repubblica, fondata sul lavoro”.
I giovani non amano faticare e hanno come credo, interiorizzato nel vissuto familiare e sociale, che lavorare sia faticoso, non bello, obbligatorio, una specie di schiavitù alienante, che ti assorbe interamente, facendoti trascurare qualsiasi forma di affetto e legame, e che in cambio ti offre quello che ti serve per mangiare, avere una casa e qualche svago.
L’aggettivo più frequente, a cui viene associato, è faticoso e indispensabile per vivere.
No, il lavoro non è indispensabile per mangiare, ma per “permetterti di esprimerti” e di stare bene prima interiormente e poi economicamente.
lo so, ti può sembrare una pazzia un’affermazione di questo tipo, ma il problema di fondo è che quello che abbiamo in testa e che corrisponde effettivamente a quello che i più sperimentano, non è in realtà né il lavoro in sé, né tanto meno quello che tutti vorremmo e che, guarda caso, la nostra Costituzione auspica e sostiene proprio per noi, al suo interno.
Nella nostra “bibbia” sociale, non si parla di “schiavitù del lavoro”, ma bensì di una società fondata su qualsiasi forma di attività umana, che ci consenta di esprimere chi siamo.
Ecco allora che tu puoi scegliere di fare il postino, l’astronauta, il chirurgo o il fruttivendolo, ma lo fai perché ti piace, perché quell’attività ti esprime e ti consente di mettere in gioco le abilità che possiedi, la tua forma di intelligenza personale, le tue aspirazioni profonde.
Pazzia?
No! Semmai si tratta di follia, cioè di quella rispondenza istintiva, di Steve Jobs, di Michelangelo o di Paganini, cioè di un qualcosa che la società attuale, stra omologata, disconosce, a favore di una scelta di fondo legata solo alle richieste del mercato e quindi ad una sorta di “adeguamento generale” a tutto questo.
Ho ascoltato attentamente, anche quest’anno chi è venuto nella mia scuola a presentare gli Istituti Superiori: nessun docente, fatta eccezione di uno, su 7, ha suggerito ai ragazzi di scegliere l’indirizzo superiore, tenendo conto dei propri desideri, delle proprie ambizioni, delle abilità e della propria logica.
Ma se non ti chiedi chi sei e cosa desideri fare da grande, quale sarà il tuo futuro?

Acquisteresti mai un abito, senza mettere in gioco i tuoi gusti a proposito del colore, del taglio del tipo di indumento che hai in testa?
Cosa fai quando decidi di andare ad acquistarne uno?
Sicuramente non entri in un negozio e lasci che sia la commessa a darti quel che le aggrada, ma fai una richiesta ben precisa, in base al tuo “bisogno” del momento ed ai tuoi gusti, e spaziando dall’intimo, all’abito, alla polo o ad una giacca estiva, autunnale o invernale.
Hai bisogno di un cappotto e ti muovi per scegliere un cappotto.
Sei rimasto senza intimo?
Vai in un negozio che possa soddisfare questa tua esigenza.
Se ti servono le mutande, non vai ad acquistare frutta e verdura, così come non entri in un negozio di calzature.
E allora mi spieghi perché, se non lo fai per un indumento, e per qualsiasi altra forma di acquisto, perché devi in campo lavorativo, sapendo che occuperà almeno un terzo delle ore della tua giornata, quindi della tua Vita, ti muovi in altra maniera e vai a chiedere al mercato quel che lui si aspetta da te e ti adegui, senza tenere minimamente in considerazione ciò che hai in testa, che ti va, che sai di poter fare?
Un lavoro scelto senza averne il desiderio, né le competenze, né la minima forma di innamoramento è una “sorta di prostituzione”, di vendita di te stesso, in cambio di denaro che non vale assolutamente il sacrificio che stai perpetrando.
Come starai poi serrato in quel ruolo?
Sicuramente sarà il “ricalco di quello che prova tuo padre e magari tuo nonno”, se lo stacco generazionale è minimo, ma sicuramente sarà una sorta di catena al collo, che cercherai di allontanare da te e che immaginerai e poi vivrai o meglio subirai, come un mostro.
Sono pochissime le persone sorridenti e innamorate di ciò che fanno e questo proprio per la modalità con cui si arriva a scegliere il proprio lavoro: come suggerito dai docenti ascoltati, si guarda cosa il mercato richiede, di cosa ha bisogno, e poi si cerca di rientrare in un settore, oppure in un altro, scegliendo “il meno peggio”, cioè quello che in qualche modo rientra almeno un poco nelle tue grazie.
Non è così che dovresti scegliere cosa vuoi fare nella Vita, ma puntando su ciò che più ti attrae e che non vedi l’ora di compiere.
Mi rendo conto di essere anacronistica, perché c’è chi ribadisce e sostiene che la “condizione attuale” ci priva di ogni libertà di scelta e di espressione personale, ma sebbene non sia un’economista o una statista, non è così.
Oggi, più che mai, c’è bisogno di “novità” e di libera espressione per portare sia la persona alla propria realizzazione che la società ad un “vero benessere”, nel pieno rispetto di tutto e tutti.
Il lavoro per la Costituzione non è il lavoro “che ti viene proposto oggi”, sia chiaro, ma è un modo per ESPRIMERE TE STESSO, e DARE UN CONTRIBUTO alla comunità a cui appartieni.
La scuola è importante perché ti aiuta, ti guida nel conoscerti e quindi nel metterti in gioco in maniera corretta, anche in ambito lavorativo.
Talenti, predisposizione ed aspirazioni.
Quali sono i tuoi, te lo sei mai chiesto?
E il tuo lavoro ti permette di metterli in gioco? Tutti?
La prima cosa che devi osservare in te è quale sfera ti appartiene di più, cioè se preferisci lavorare con la testa o con le mani.
Nella società attuale tutti ambiscono ad attività di tipo logico, ma in realtà parecchie persone hanno più feeling con ciò che nasce dalle proprie mani e con la creatività.
Ognuno di noi ha la “sua intelligenza” e calcolando che 7 sono le principali, basta che ti osservi per capire in quali ambiti puoi metterti in gioco: linguistico- verbale, logico-matematico, motorio-corporeo, visivo-spaziale, musicale, intrapersonale e interpersonale.
Puntiamo sempre molto sulle forme di intelligenza logico/matematica o linguistica, ma esistono anche quelle della sfera artistica/espressiva e poi quelle personali ed interpersonali.
Nel passato spesso si partiva da altro.
Per esempio i Greci o gli Egizi.
Mettendo al primo posto attività che richiedono tipi di logica diverse, stimoliamo le parti emotive e quindi andiamo a creare attenzione, rispetto all’altro ed empatia.
Danza, musica, arte, canto e movimento in genere sono ottimi alleati per la crescita della persona, anche in ambito relazionale.
Le attività poi che ne possono scaturire sono molteplici e sicuramente più numerose, rispetto alle attuali.
Quello che ci affascina è avulso spesso dalla logica e di difficile controllo da parte di quest’ultima, quindi tutto quello che tu fai, lasciandoti dirigere dalla tua mente, non trova rispondenza nel tuo profondo e per questo non ti dà gioia e non ti permette di agire con trasporto, amore e fantasia.
Quando ti innamori di qualcosa o di qualcuno, agisci, secondo te, spinto da un input logico/matematico o dalla parte passionale di te?
Beh, credo che la risposta sia ovvia.
Quindi anche in ambito lavorativo devi ascoltarti e seguire l’onda che ti viene da dentro.
Ma quale genitore ti sollecita ad ascoltarti in questo modo e sostiene queste tue “fantasie emotive”?
Credo ben pochi o nessuno.
Meglio un figlio ragioniere, che poi qualcosa da fare, qua e là, lo trova, che un figlio ballerino o peggio ancora musicista.
E’ importante educarci, anche se nessuno lo ha fatto prima, abituarci a parlare a fondo di noi, di cosa ci piace, di cosa amiamo e desideriamo fare, proprio per “capirci”, per conoscerci per primi.
La nostra evoluzione ed espressione parte proprio da lì, non dal lato logico e matematico, ma emotivo.
Capire le tue emozioni è vitale e senza questa forma di consapevolezza, che poi ti aiuta e ti rende capace di fare lo stesso con gli altri, tu diventi o meglio sei una persona dominata da passioni tristi.
Fondamentalmente sto parlando delle emozioni più gettonate del momento, nella nostra società, cioè: rabbia, tristezza e paura.
Son loro a fare da padrone, sostenute e incrementate da tutto un “ordine”, che le alimenta e le fa proliferare a macchia d’olio.
Per questo continuo a parlare in maniera molto diretta in questi giorni, negli ultimi articoli, perché servono poche informazioni, capaci di farti riflettere, indurti ad una presa in carico di nuovi comportamenti, attraverso tecniche semplicissime  e molto efficaci, che diventino in breve uno stimolo unico per farti stare bene e vivere al meglio.
Non voglio istigarti a mollare nell’immediato il tuo lavoro, ma spingerti a cogliere quali aspetti puoi modificare e come puoi riconvertirlo, per stare al meglio e dare al mondo chi sei e quello che puoi dare.
Sicuramente non si tratta di ciò che nasce oggi dal tuo lavoro, se ti rattrista, lo vivi come una schiavitù infima e non ti senti realizzato e felice.
Se tu vivi in piena connessione solo con il tuo Ego, vivi immerso in queste emozioni e le tue condizioni sono quindi rabbrividenti e tossiche.
Tu stesso produci il tuo veleno ed è un veleno di tipo psicologico, psichico, quindi un veleno che si infila ovunque e deteriora tutto in te.
Non ti è mai capitato di aprire la porta del luogo dove lavori e di avvertire a livello energetico una sorta di energia “repellente”?
Di sentirti spinto indietro, oppure di avere la voglia di andartene da lì?
Perché?
Perché i luoghi di lavoro sono saturi di energie negative, cioè di ansia, preoccupazione, stress, paura e chi più ne ha e più ne metta.
Superata una certa ora della giornata poi, a volte hai la sensazione di soffocare e che l’aria lì dentro sia priva di ossigeno.
L’irritabilità, la rabbia, la fretta, l’urgenza, quindi il senso di incapacità nell’affrontare le cose e nel poter fare al meglio qualsiasi cosa, sono padrone incontrastate di certi ambiti ed ambienti lavorativi.
Dove c’è fretta, poi, non riesci a ponderare e quindi a prenderti in carico una cosa in maniera proficua, così come non sei in grado di stabilire delle priorità utili, invece, e necessarie, per sfruttare al meglio il proprio e l’altrui tempo.
Queste sono emozioni deleterie e sono l’espressione di una situazione che ci farà convolare solo verso la malattia.
Infatti abbiamo molte malattie di tipo professionale, che non sono legate ad attività in miniera o a contatto con sostanze chimiche o comunque pericolose, ma dovute a tutta una serie di emozioni che poi scatenano ferite di tipo psichico, emotivo e quindi fisico/corporeo.
Se molte persone si ammalano in questo modo, sta male e si ammala anche la “psiche” della nostra comunità.
Così assisti a comportamenti “deviati” in tanti ambienti e anche i social ce lo dimostrano, ce lo manifestano, con tutte quelle frasi irriverenti, quelle forme di cattiveria gratuita e di aggressività verbale e di maleducazione.
Mai osservato anche i modi con i quali i giornalisti si rivolgono dagli studi televisivi a tutta la popolazione della penisola: parlano a raffica, in maniera spesso automatica, come fossero robot, senza manifestare la minima emozione e reazione personale; anche la notizia più tragica, viene espressa con una velocità stratosferica, con una dizione attenta e le migliori parole strappalacrime, ma senza il cuore.
Dei robot.
Ma non siamo robot  e non siamo senza un’anima.
Sempre eccitati e agitati, sempre ansiosi e astiosi.
Perché?
Perché non ci muoviamo dal cuore, ma da altro.
L’ascolto poi è quasi inesistente, infatti una dinamica dura da scardinare, soprattutto tra gli adolescenti, è l’assoluta assenza di voglia, desiderio e capacità di ascolto e di presa in carico di un qualcosa che non gli appartiene, non li riguarda in prima persona: se è successo a me guai, se è successo all’altro, chi se ne frega.
Del resto la politica familiare è spesso quella di farsi gli affari propri e non impicciarsi di cosa fa o succede ad un altro ragazzo.
Ma c’è un modo per vivere felici e connessi?
Connesso prima di tutto a te stesso.
A chi sei.
A ciò che desideri.
A quel che vuoi e puoi offrire e fare dolcemente, delicatamente e con presenza amorevolmente per il mondo e gli altri.
Ci molte cose da trasformare per avere una società in cui la nostra forza interiore si possa esprimere, ma soprattutto possa ancora vivere, esistere e quindi manifestarsi.

  • Essere felici: non lo siamo mai in profondità, perché comunque ci manca quell’allenamento a mettere in gioco quella nostra “sensibilità”che la mette in gioco, la fa riemergere ed espandere.
  • Poi, viviamo e cresciamo senza “lo sforzo” e quindi senza la consapevolezza di quanto sia bello aver tagliato un traguardo, avercela fatta con le proprie gambe.
  • Il nostro unico sforzo o quello che va per la maggiore è quello di “evitare la fatica ai nostri figli”, perché altrimenti, poveri, si esauriscono, ma così facendo non li mettiamo nella condizione di mettersi in gioco, di testarsi e di voler superare se stessi, prima degli altri.
  • Dare ed avere paletti fermi e sicuri; le nuove generazioni non ne hanno, perché non li hanno avuti. Abbiamo tutti bisogno di sì e di no fermi, invalicabili, costruttivi.
  • Senso di responsabilità.
  • Grandi iniezioni di humor, tenerezza, attenzione, ascolto, passione, fantasia e tanto altro.
  • Avere autostima e quindi credere in sé e nelle proprie “intuizioni”.
  • Saper andare contro le modalità correnti.
  • Essere persone serene e libere.
  • Capire il valore del lavoro, cosa esprime e quindi come trovarlo, come crearlo a propria misura ed immagine.
  • Darsi chance.
  • Credere in se stessi.
  • Coltivare la capacità di vedere ciò che è un problema e ciò che non lo è.
  • Saper scegliere ciò che è prioritario e quindi attivarsi per raggiungerlo.

    I nostri bambini vengono sottoposti a stress Emozionali che li portano a vibrare come corde di violino e quindi a riflettere ciò che assorbono.
    Certo, magari a parole ti riferiscono che sanno perfettamente che scuola vogliono fare e poi che lavoro svolgere in seguito, ma in realtà si tratta di scelte fatte a tavolino, con la famiglia e gli amici, in base al mercato, non alle vere attitudini del ragazzo, né tanto meno in base alla sua intelligenza, che spesso è stata sopraffatta dal lavoro e dai credo di appartenenza.
    Solo se sai chi sei, sa i cosa farne della tua vita.
    Quindi, se oggi brontoli del tuo lavoro e dei colleghi, parti da te e vedi di capire chi sei in verità e cosa desideravi un tempo per te.
    Li hai ottenuti?
    Se sì, perché e come, così da trasmetterli ad altri, tuo figlio incluso,
    se ce l’hai, oppure per guidare altri a non perdersi, se ora ti accorgi di non essere sicuramente innamorato della tua professione, del tuo lavoro.
    Da scuola passano tutti, quindi io so di poter fare molto, soprattutto in ambito formativo, perché manchiamo delle basi, dei prerequisiti indispensabili per vivere al meglio e lavorare in maniera dignitosa e proficua.
    Non c’è bisogno di vivere in Egitto a costruire le piramidi, per sentirsi “fuori luogo”: basta svolgere un lavoro controvoglia e con poca passione.
    Vuoi essere una persona appassionata?
    Parti dal tuo lavoro e cerca di esprimere bene chi sei e di “regalarlo al mondo” e tutto sarà magico sia per te che per chi avrà la fortuna di incrociare il tuo cammino.
    Namasté
  • ti

La mia Intelligenza

Sei intelligente quando riesci a guardarti dentro, sopra e sotto le righe, quando riesci a coglie il meglio di ogni cosa e quando riesci a mettere d’accordo il tuo conscio con il tuo inconscio.
E’ allora che usi la tua intelligenza intuitiva e smetti di ragionarci, mettendo semplicemente in gioco lei e queste tue due parti, conscia ed inconscia, che entrano così finalmente in connessione, permettendoti di arrivare a te e quindi al tuo meglio.
Che bello! Così ti centri.
Ma bisogna farlo e sapere come.

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Guarda il Mondo da un’altra prospettiva

Una lezione in una classe e scatta in me una nuova consapevolezza o meglio la recupero.

Un ragazzo parla e presenta il Re come colui che fa il bello ed il cattivo tempo con i suoi sudditi ed ecco che riacquisto un credo perso.

Siamo abituati a vedere il re, il sovrano o il principe, come colui che impone, che dall’alto dirige e ottiene ciò che vuole, ma in realtà egli è “colui che regge”, quindi colui che sta sotto per far funzionare tutto il suo sopra, vale a dire la società di cui fa parte e che lo ha scelto per ricoprire quel ruolo o per le sue origini o per un altro motivo specifico.

Il suo è quindi un sistema sociale a piramide capovolta, diversa quindi, fondamentalmente, da quella originaria, che sta nella nostra testa ed è frutto dei nostri credo, degli schemi mentali secolari, che ci appartengono e che appartengono al ragazzo che mi stava presentando una pagina della nostra storia.

La sua percezione, mi richiama solo una delle tante percezioni della realtà che abbiamo nella testa e che in realtà, si discostano moltissimo dal vero, dal “vero reale”.

Noi pensiamo che il mondo esterno sia lì per ostacolarci, per metterci in difficoltà, per rallentarci e ostacolarci. Abbiamo tutta una lunga serie di immagini di ruoli, valori e modi di essere e comportarsi, che sono solo frutto dei nostri pensieri e quindi sono pure costruzioni della nostra mente.

In questa nostra “creazione” il re ha un certo aspetto e svolge determinati ruoli, il nemico un altro, l’antagonista un altro ancora.

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Lavoro su di me.

Sto osservando moltissimo me stessa, il più possibile dall’esterno, e la stessa attenzione la sto ponendo nelle relazioni con qualsiasi persona incroci ed incontri lungo il mio cammino.
Sono consapevole di quanto lavoro si debba porre in gioco, per ottenere il meglio ed il massimo personale.
Ho ricevuto ed accolto la verità angelica trasformativa, più intensa, in base alla quale ho realizzato quanto la nostra società stia andando nella direzione opposta, rispetto a quanto richiestoci.
Siamo come ciechi, che si supportano ed incitano a vicenda a procedere, senza la consapevolezza che la direzione non è quella appropriata, quella attesa per noi, dall’alto.
Comprenderlo richiede un lavoro costante e continuo su di sé, ma soprattutto la forza di staccarsi dai “credo ordinari”, per lasciare spazio alle verità superiori.
Dovremmo smetterla di parlare al plurale e concentrarci sulla soggettività un po’ in tutto.
Quello che acquista valore e conta è la “ricchezza del singolo, le sue caratteristiche, i suoi doni, perché quello sono quelle le cose che egli è venuto a dare al mondo, all’umanità.

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Creo il mio “comandamento” per Amarmi ed Amare

Altra giornata impegnativa, con un cielo straordinario che fa scivolare verso la Terra magici fiocchi di neve, e ragazzi esagitati che fanno pensare…
Perché aprire il nostro appuntamento parlando ancora di loro?
Semplicemente perché i miei ragazzi, a scuola, come in tutte le scuole del creato, sono lo specchio che riflette la società, i suoi bisogni e le fatiche, ma soprattutto esprimono chi siamo e quali famiglie e strutture educative abbiamo originato.

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Dai il meglio di te, a costo zero.

Immagina di essere un fiore.
Come fai a crescere, stare bene e illuminare tutto intorno a te, con la tua presenza?
Nutrendoti al meglio di Luce, calore e acqua.
Loro ti portano tutti i nutrienti di cui hai bisogno e niente altro.
E cosa alimentano?
La tua Anima, la tua essenza, prima ancora che il tuo corpo.
Ora, trasponi tutto questo nella tua realtà attuale, umana.
Sei una creatura stupenda, che deve sbocciare ogni giorno, per portare ciò che le appartiene a chi la vede, la vive.
Così dovresti essere, ma così, purtroppo non sei o non lo sei sempre.
Cosa accade?
Che fai fatica a vivere l’altro con la limpidezza dovuta, con quelli che potremmo chiamare “gli occhi di un bambino”.
Sei pieno di “credo”, cioè di convinzioni che ti portano a leggere il mondo e le sue vicissitudini secondo queste parti del “tuo vangelo di credo”.

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Ti guardo in libertà.

Odio e rabbia sono 2 costanti, soprattutto nella realtà lavorativa di queste ultime settimane. So che la combinazione astrale attuale e non solo, sta avendo una grossa influenza sui nostri comportamenti, creando stati reattivi “straordinari” capaci di influenzare le nostre azioni, generando una spirale di fatiche, aggressioni, reazioni, altre fatiche e nuove reazioni, in un ciclo, in una spirale senza senso.
Cosa sta succedendo?
Semplice! Si sta lentamente manifestando la “fatica” relazionale tra speciati e non, cioè tra coloro che stanno abbracciando appieno il cambiamento e chi rimane dall’altra parte della valle.
Siamo nella condizione di chi, dopo un terremoto, si ritrova ad osservare altre persone rimaste aggrappate ad un costone di terra, spaccato e staccato dalla zolla madre.
Vicinissimi, ma mai così separati e lontani.

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Sono un’Alchimia perfetta

Siamo perennemente alla ricerca di un alambicco per creare oro partendo da qualsiasi metallo o lega possibili, senza accorgerci che ciascuno di noi è e può essere, la migliore manifestazione alchemica di Dio.
Siamo il Sacro Graal, l’opera magna del cielo, se solo assecondiamo la nostra origine e perseguiamo la nostra piena manifestazione interiore.
Non mi interesso di Alchimia nel senso consueto, ma nella modalità e secondo la mia visione della Vita, sì.
La ricerca di cui parlo, potrebbe essere simile a quella di Jung, che partendo da Freud, si è staccato dal suo maestro per creare una sua trasformazione magica in Oro, partendo da un lavoro trasformativo sia di tipo psicologico, emotivo, che olistico/spirituale.
Se penso al senso della ricerca del Graal, immagino questo.
L’Uomo alla ricerca di Sé, del suo Se Superiore e della magica connessione con il suo Creatore, nonché con il Creato tutto.
La speciazione in essere è proprio la tua capacità di ritrovarti, di trasformare te stesso nel tuo meglio, nella tua parte somma, facendo una vera Alchimia del tuo esistere, del tuo “essere”.

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Le Parole Medicina

Le parole fanno la differenza e attestano chi sei e a quali realtà sei ancorato e cosa vuoi dare e costruire in questo Mondo.
Da come le scegli parli di Te, ti racconti e fai la differenza.
C’è una parte di me diventata, sotto un certo aspetto più rozza; è quella che cerca il contatto “con tutti”, soprattutto con una realtà affaticata e faticosa che il “linguaggio aulico” non lo coglie, quindi se scendi e parli “terra a terra” ti avverte e si sintonizza finalmente sulle tue frequenze.
In certi ambienti, e ne converrai con me, inutile trasmettere un pensiero con dolcezza e cura somma: se vuoi che quelle orecchie odano, ci sta bene pure un intercalare forte, del resto ordinario e confacente a quel contesto.
Una cosa che noto, però è la capacità propria soprattutto di questi ambienti poco spirituali di utilizzare una sorta di “intelligenza ferente”, cattiva nell’uso del linguaggio.
Lo stupore non nasce dal fatto che la signora Pina, poco avvezza a grandi voli pindarici, alle pratiche di  gentilezza e alla meditazione, sia a volte, nel suo modo di esprimersi e di parlare così immediata e poco fine, poco attenta alle fatiche altrui, ma alla sottile intelligenza di chi, ti aspetteresti usasse sempre il proprio cuore, nelle relazioni, mentre in realtà così non è.
Dove voglio andare a parare?
Voglio farti riflettere all’importanza di essere “un seminatore di Pace, Amore, Amorevolezza e Gratitudine, anche grazie alle parole che scegli ed usi.
Ti capita mai di stare poco bene o di aver avuto una giornata particolarmente impegnativa e di incrociare una persona a cui tieni, che guardandoti, se ne esce con un’osservazione del tipo:
” Ma che brutta cera che hai stasera!”, oppure: ”Sembri proprio uno straccio!”
Cosa provi in quel momento?
Come ti senti?
Erano le parole di cui avevi bisogno in quel momento?
Non avevi forse consapevolezza del tuo stato e quindi avevi bisogno di “questa persona” che te lo rammentasse?
Meno male che ci sono queste anime benevole che ti salvano la giornata con la loro ciliegina sulla torta!
Passami l’ironia pungente, ma di queste persone è tempo che ce ne liberiamo, soprattutto se sono persone che lavorano per il benessere altrui, come per esempio infermieri, medici, preti …
Chiunque ha assunto un ruolo sociale impegnativo, un ruolo volto alla crescita e al sostegno della persona, dovrebbe avere un vocabolario “del cuore”, un dizionario speciale, che sappia ricostruire un’anima provata, non cacciarle la testa in un secchio pieno di acqua gelida e puzzolente.
E’ necessario scegliere con cura le nostre parole e connettere il cuore al pensiero, prima di proferire parola, proprio per non seminare dolore e ferite.
Il problema è che c’è chi parla prima di connettersi e c’è chi si connette, al link sbagliato, e poi dà semplicemente fiato alla voce.
Gli esiti, in entrambi i casi sono comunque drammatici: il morale della persona già affaticata dal succedersi degli eventi, che la stanno provando, viene ulteriormente colpito e ferito.
Entrambi i “distruttori” partecipano comunque ad un progetto malevolo, sebbene in maniera diversificata, perché l’uno è consapevole di ciò che sta facendo e mette in atto tutta la sua capacità cognitiva usando la parte peggiore di sé, e l’altro, al contrario, semplicemente come strumento “ignorante/inconsapevole” di un progetto devastante.
Lavoro con i ragazzi, quindi so perfettamente quanto sia importante sostenerli sempre e soprattutto conosco il potere che ha la parola nelle relazioni; sono una educatrice e devo sostenerli e farli a loro volta riflettere, per creare la dovuta consapevolezza sul valore della parola e sull’importanza di sceglierla con cura, tenendo conto dell’interlocutore, del tempo e del momento in essere.
Perché lo faccio?
Per creare una realtà migliore.
Perché stiano bene e facciano stare bene chiunque incontrano lungo il loro cammino.
Una persona che sta poco bene, ha problemi sul lavoro ed è stata lasciata dal compagno, come credi si possa sentire se incontra la zia che l’ha vista crescere e si sente dire:
“Che brutta cera che hai oggi, sembri malata. Ma stai bene? E come va il lavoro? Scommetto che ti ha appena lasciato tuo marito!”
Come pensi si senta?
L’altro aveva la grande opportunità di fare la differenza, di distrarla, di risollevarle il morale, ed invece le ha sparato una mega fucilata, manco avesse la sfera di cristallo, agganciandosi alle sole e uniche tre cose che stanno devastando/affossando questa persona, sbattendogliele tutte in faccia in pochi istanti, come una cannonata.
Ci vuole un’abilità non ordinaria e qualcuno la possiede veramente questa abilità.
Scommetto che stai pensando a qualcuno in particolare, a qualcuno che ben conosci e che ti ha messo, almeno un volta in una situazione del genere.
L’ultima volta ho parlato di Verità e anche questo rientra nel percorso delle Verità Nuove che dobbiamo seminare.
Non ti sto fomentando a dire il falso, bada bene, ma a dire la cosa giusta nel momento perfetto.
Partendo dal presupposto che la Verità sull’aspetto fisico/emotivo dell’altro, se non sono esplicitamente richiesti, (e non rientrano in un ordine di richiesta professionale) andrebbero tassativamente evitati se sai o ti accorgi che l’altro sta in qualche modo male, che c’è difficoltà, squilibrio e fatica.
Non è amorevole portare altra sofferenza a chi ti sta di fronte e non è benevolo.
Ha perso un po’ di capelli?
Credi che non se ne sia accorto e quindi stesse aspettando giusto te per scoprirlo?
Oppure che ti stesse cercando per sentirsi dire che ha messo su peso? Oppure che la tua migliore amica avesse giusto bisogno oggi, dopo una giornata d’inferno, di incrociarti e sentirsi sbattere in faccia che dopo la gravidanza è rimasta larga come una chiatta?
Pensa invece che gioia poter trovare 3 cose belle da trasmettere all’altro, per farlo sentire/stare al meglio.
3 frasi semplici, anche brevi, così che gli arrivino subito, nell’immediato, nonostante sia poco propenso a mettersi in gioco, ad ascoltare, e al meglio.
Trovare e pronunciare 3 frasette che sottolineino all’altro qualcosa di piacevole, di bello, di carino, di particolare che gli appartengono e di cui ti sei accorto e ora, mentre lui sta poco bene, tu glielo fai presente.
Per te si tratta di fare un buono e sano esercizio di connessione all’altro, per creare un legame empatico speciale e costruttivo, che rigeneri l’altro e di rimando anche Te; per lui di pura “vitamina energetica” capace di distrarlo, risollevarlo, distoglierlo dai pensieri azzeranti, per riprendere ad espandere la propria Aura , la propria energia.
Parole Medicina.
Sono esattamente quelle di cui hai bisogno in quel momento no, per stare Meglio.
E’ un rapporto d’Amore, quello di saper scegliere le parole giuste nel momento, come dico io, esatto, esatto per la realtà dell’amica, del compagno, del figlio, dello sconosciuto che ho davanti in questo preciso istante.
Conosco qualcuno che di fronte a quello che sto scrivendo ribadirebbe:
“Ma quella zia ha detto la verità, solo la Verità, dove sta il problema? Tu hai scritto di diffondere la Verità.
NO!!
Cosa significa per te Vero? Ha più significati, giusto?
Lo posso intendere come un qualcosa di concreto, reale, verificabile ed anche nel senso spirituale appunto di verità, via, vita, allora devo attivarmi per creare condizioni in cui la Verità e la Vita sono la stessa cosa.
Devo dare ed essere per l’altro Vita, in questo “suo momento” e quindi porgergli quella Verità che non sta vedendo, non sta sentendo e non può o non sa più partecipare da solo,  e farlo, proprio perché lui possa affrontare al meglio Tutte le sue Verità odierne, incluse quelle che ora lo affaticano.
Sposto il suo centro, la sua attenzione, per aiutarlo a guarire e questa dovrebbe essere una “dinamica educata”, che tutti possediamo, a qualsiasi età, condizione e lato della terra occupiamo.
Quando lo facciamo entriamo nella modalità adottata dal gatto, e se  ne possiedi uno glielo avrai sicuramente visto fare, quando ti vede triste e viene, lui, padrone assoluto della sua libertà, a strusciarsi contro di te, a richiamare la tua attenzione, a leccarti, ad impastare proprio sulle tue ginocchia,, mentre stai piangendo o provando un dolore.
E’ l’empatia d’Amore.
E’ la Medicina dello Spirito.

E’ la cura e la Misericordia amorevole.
Quando stai male tu rifletti all’esterno un’energia che parla di te.
Se incontri una persona come la zia, che avverte  questa tua energia malata, la sa cogliere e leggere, se lo fa ad alta voce, ti fa solo del male, perché riprende ed intensifica ciò che già ti appartiene.
E’ vero solo quello che rende più piena la nostra esistenza, ciò che ci arricchisce la Vita.
Allora cosa puoi fare per accrescere la tua e quella di chi incontri?
Scegliere parole e comporre frasi che portino questa verità amorevole, questa Medicina energetica, questo ricostituente naturale, capace di fare stare bene tutti.
Noi abbiamo un bagaglio interiore molto ampio, fatto di storie nelle storie.
Ciascuno di noi è il frutto di aspetti del proprio sé in cui vivono tutte le persone che ti sono state in qualche modo accanto e ti hanno preceduto; ci sono, sono lì, in qualche angolo di te.
Questo significa che se tuo padre era emotivo, anche tu da qualche parte lo sei.
Se tua madre era ansiosa, anche in te c’è un residuo della sua ansia.
Ma in tua madre ed in tuo padre, a loro volta, c’erano le caratteristiche dei loro genitori e quindi dei loro nonni, i quali avevano in sé i loro genitori e così via.
Godiamo di una sorta di evoluzione dei punti A,B,C, e D…, peggiorativa, perché la crescita culturale ci rende più consapevoli, più saputi e quindi più arroganti e più distruttivi.
Tu perdi la semplicità che ti rende più umile, meno invasivo e distruttivo, per acquisire più invasività consapevole e più voglia di mettere il dito nella piaga dell’altro, quasi  a rimarcargli la tua autorevole capacità di lettura, di comprensione e di visualizzazione del suo tutto di dolore, sofferenza, frustrazione.
E’ così che metti in atto, in movimento, solo il lato peggiore di te.
Al contrario dovresti vedere in chi ti sta di fronte il suo lato migliore, quello non condizionato dagli eventi esterni che lo provano, e farglielo notare, riportarglielo, offrirglielo come dono perché si riprenda, si ridesti, si ami e si apprezzi, anche se sta sotto un acquazzone spaventoso e pure senza ombrello.
E’ questo che ci rende speciali, che ci riporta alla nostra missione e ci congiunge alla parte sopra di noi.
La Società è vivibile e serena se noi la rendiamo tale, soprattutto attraverso le parole e le relazioni, oltre che i gesti e le azioni.
Io aiuto il mio prossimo se utilizzo le parole che possono portarlo a volersi bene, a rientrare nella giusta logica della sua Vita, ad essere amorevole come lo era nella sua forma originaria.
Buona creazione di un biodizionario di Medicina della parola, utile per il Benessere del Mondo.Amorevolmente ti

Scelgo la Verità.

L’argomento odierno, parte, come sempre dal vissuto, vale a dire da ciò che vivo, quindi un qualcosa che mi genera reazione e che so per certo che devo considerare, interiorizzare, per poterlo rielaborare per acquisire consapevolezze, crescere e quindi cambiare.
Detto in parole semplici:

  1. Ti accade qualcosa
  2. Ti genera un movimento emotivo
  3. A questo rispondi con gesti, azioni, parole, inclusione o esclusione e anche, a volte, una apparente non risposta, che è sempre, comunque, una forma di risposta.

Oggi lavorerò con te, perché sia possibile rivedere questi passaggi e attivare un qualcosa di diverso, un qualcosa che crei una “società pacifica”, costruttiva, creativa, una società in cui credo fermamente e di cui sono portavoce, oltre che attivista e risvegliatrice.
Entriamo insieme nello specifico, perché tu possa capire di cosa sto parlando e dove voglio andare a parare.
Parto dalla realtà in cui lavoro, una realtà che appartiene  o è appartenuta a tutti noi, vale a dire la scuola.
Perché la scuola?
Perché la scuola è il centro, per eccellenza,  di lavoro sulla persona a cui tutti noi prendiamo parte, prima come alunni e poi, qualcuno, come nel mio caso, anche come insegnante, educatore o formatore in seguito, se la sceglie, previa formazione,  come luogo di lavoro.
E’ da lì che tutti passano.

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Nulla succede per caso

So che nulla succede per caso ed infatti anche oggi ho fatto incontri sicuramente voluti dal cielo, perché io, la piccola ti rifletta e lo faccia ad alta voce, con te.
Un uomo, grande, che viene a lezione di yoga sempre vestito di tutto punto. Da un po’ mi fissa e durante le ultime due lezioni mi si è avvicinato, attraverso il “ponte” di una persona del gruppo, con cui solitamente parlo.
Stamattina si è avvicinato da solo e mi ha chiesto diretto: ”Tu mediti, vero?”
“Sì!”
Da lì è rimasto circa una mezz’oretta a raccontarsi, a raccontare una briciola della sua Vita.
Si è definito, nel suo racconto, che ho lasciato procedesse liberamente, come il “suo più grande limite”, la “sua croce”.
Bello vero?
Mi ha anche detto che il vento è bello perché porta sempre novità, ricordandomi un’affermazione similare, che avevo sentito in India.
Buffo è che, come lui, moltissimi di noi hanno la consapevolezza di essere la causa unica e/o primaria dei propri limiti e mali, eppure non ci schiodano, proprio come lui, dalla loro realtà affaticante: siamo a prova di vento, meglio ancora di bufera.
Siamo un vero controsenso.
Lui vive qui, lontano dal suo luogo d’origine, luogo che agogna ardentemente e dove potrebbe, a suo dire, stare veramente bene; vicino al lago ha una casa grande, di proprietà, qui dimora in una casa più piccola, che divide con figlia e nipote, fermamente convinto che questo non sia il luogo adatto per lui, né fisicamente, né mentalmente, né per la sua Anima, il suo spirito, eppure resta qui, perché pensa che la sua figura sia vitale e inalienabile per il nipote, che altrimenti non avrebbe nessuno e che lui potrebbe vedere raramente.
Ha stima delle figure ascese di coloro che, sistemati i figli, hanno abbandonato tutto, per  seguire la propria strada, ma non li emula, non lo fa, nonostante il forte richiamo e le sue attenzioni al nostro lato interiore.
Perché mi chiedo, perché?
Non sei un albero, non sei una sequoia secolare, non hai radici se non quelle che tu ti poni e fai crescere ogni giorno belle, rigogliose, dentro la tua mente.
L’ambiente circostante sicuramente ti limita, ti incatena, ti gestisce, ma perché tu lo consenti, lo vuoi e non lo ostacoli, non lo impedisci.
Quello che hai intorno ha un impatto grandissimo sulle tue scelte, sulla tua libertà, sul tuo sentirti, e concederti di esserlo, felice, così come sulle tue credenze, convinzioni, preconcetti e pregiudizi, oltre che sulla tua autostima, sul tuo credere in te stesso e di conseguenza, su tutte le tue possibilità di realizzare i tuoi sogni.
Grande forza fisica, ma pelle spenta, occhi vitrei, spesso bassi, azzerati nel profondo, perché?
Per un nipote?
Mi ha ripetuto che sono vivace e mi ha chiesto più volte quali meditazioni faccio.
Ma non dipende dalle Meditazioni che faccio, ma dalle scelte che le accompagnano.
A nulla serve battersi il capo, coprirlo di cenere, o riconoscere i propri limiti e bagli, se poi li perpetriamo.
La sua visione della vita è dismessa, affranta, da persona che segue l’onda, ma desidererebbe altro.
Perché devi vivere così?
Non ha senso.
Ti butti via.
Sei un sacco vuoto, che si ripete come un Mantra ciò che vuoi giustificare e sentirti dire.
La tua vita deve essere serena, non una croce e nemmeno non dev’essere una continua guerra interiore, tra ciò che sei e fai, e ciò che vorresti essere e fare, e nemmeno uno scontro all’ultimo sangue con le persone che ti girano attorno, ti ruotano intorno.
Sei infelice?
Vattene.
Cambia rotta.
Allontanati, soprattutto se hai ben chiaro che sei l’unica vera causa dei tuoi malanni.
hai intorno.
Soprattutto oggi, richiusi i vari portali e in pieno cammino per la speciazione, il tuo obiettivo è cambiato, e quello che devi fare, non è spendere il tuo tempo a convincere gli altri della valenza di ciò che vuoi fare o di ciò in cui credi, ma devi fare, agire.
Ormai non hai tempo da spendere a giustificare le tue scelte e il loro impatto, la loro importanza, e nemmeno a condividere i tuoi sogni, che l’altro a malapena può e potrebbe capire.
Tu meriti di essere felice?
Allora sii felice
e lascia andare tutti il resto.
Il tuo obiettivo è costruirti una vita che ti appartiene veramente, in cui ti riconosci, in cui puoi realizzarti, in cui sei te stesso, nella massima e somma libertà odierna.
Quando acquisti certe consapevolezze, fa in modo che prendano piede e forma cioè si concretizzino.
Altrimenti che senso ha tutto il tuo lavoro?
Ricordati che ciò che crei, che avverti, che fai tuo, deve dare frutto, altrimenti  tu ne risenti e a poco a poco ti perdi.
E’ come se tu diventassi una forma parassitaria, che lavora dentro e contro di te.
Perché, torno a  ripetere?
Se hai intorno persone che ti avviliscono, che ti impediscono di volare, che non fanno altro che scoraggiarti, infierire, abbatterti, deprimerti, crearti sensi di colpa e quindi riempirti di vibrazioni, pensieri, scelte, modi di essere negativi, prendi il largo, allontanati da loro.
Può essere difficile, ma va fatto.
Se lo fai, ti sentirai subito meglio.
L’autostima viene da dentro, ma si alimenta anche dei numerosi nutrienti che l’esterno getta sul suo ceppo, sulla sua grande essenza.
Come fai a credere in te stesso, se intorno c’è chi, armato di mazza, scalpello, martello, ti colpisce continuamente?
Puoi essere di granito, ma dai oggi, dai domani, qualche segno e scalfittura, alla fine restano e si vedono.
Se quella modalità fosse giusta, vale a dire, il parlare sempre male, il pensare male, il vedere sempre le cose dal verso limitato e limitante …., allora saresti in una società eccellente, perfetta, in cui ti trovi a tua agio, stai bene, sei sereno e tutto fila lisci come l’olio.
E invece no!
Tutti tentano, o i più lo fanno, di azzerarti, di tenerti al guinzaglio , di impedirti di stare bene, di sentirti realizzato e di seminare la terra di mille e un buon seme.
Guardati intorno.
Questa persona è rassegnata, come moltissime altre persone.
Sanno di essere fuori luogo, ma continuano a starci e ad essere felicemente consapevoli ed infelici.
A volte sei per strada o affacciata alla finestra e guardi…
Accipicchia, ma non si vedono altro che musi duri, labbra serrate, espressioni che vanno dall’incazzatura alla rabbia, alla depressione, alla sconnessione e tristezza più profonda.
Una volta mi raccontavo molto alle persone vicine, condividevo sogni e desideri, oggi non più, so che non capiscono e non capirebbero.
Chi è cresciuto e sta seguendo la speciazione è come me e viene a me, chi è altro non può sentirmi, non può né capire, né condividere il mio esistere, la mia gioia, i miei pensieri e la consapevolezza grande di chi sono e cosa devo fare.
Chi ha scelto il cambiamento in toto, ha un navigatore incorporato, direttamente connesso con l’alto e non ha più tempo da spendere, e qui torniamo alle ancelle di cui ho parlato alcuni giorni fa, per condividere il proprio olio, con chi non è stato previdente, rischiando di vedere poi spegnere la propria lampada ad olio.
Se ancora perdi il fiato e parli dei tuoi sogni a queste persone, delle tue aspettative ti senti stoppare con una frase fatta, una di quelle che vanno per la maggiore: “Eh sì, sarebbe bello ma …”, oppure “è meglio lasciar perdere”, o ancora che “cosa vuoi farci, la vita è così e non c’è niente da fare, meglio se lasci perdere“.
Già.
Meglio se lasci perdere loro.
Come  puoi pretendere che il Mondo cambi, la Vita sia migliore, le generazioni si trasformino, che tutto fili al top, se non ti rimbocchi le maniche e questo meglio non lo semini, non lo coltivi, non lo difendi?
E’ facile fare il brontolone da bar, da quattro amici al bar, ma per avere, bisogna fare non ciarlare inutilmente, né sparare sentenze inutili.
Critiche e sentenze non creano nulla di nuovo, di alternativo.
Vuoi una mela. Al posto di una pera?
E’ quella allora, che devi seminare, altrimenti continuerai a mangiare pera e non te ne lamentare.
Zitto.
Se una Luce ti ha raggiunto è perché dovevi invertire la rotta, era tempo.
Lo hai fatto?
Benissimo.
Non lo hai fatto? Volontà tua.
 Per farlo devi avere il coraggio delle tue azioni.
Devi credere in te stesso; il primo passo ti scatta dentro, è interiore, mentre il secondo invece è proprio quello materiale, esteriore, e richiede che tu prenda le distanze, allontani da te e dalle tue giornate, tutti i seminatori di tempeste, per circondarti di persone che ti incoraggino a credere in te stesso.
Farlo?
Una scelta mitica, capace di renderti tutto più facile, più leggero, più creativo e proficuo.
Questo non è  più il Tempo dei deboli, non è la luna delle minestre trite e ritrite, delle scorciatoie.
La vita è talvolta impegnativa, ma questo non significa che debba essere una croce perpetua, né una guerra continua.
La vita va vissuta, non va combattuta, come fossimo pugili su un ring.
Che tu sia credente o ateo, credo che converrai con me che, comunque vada a finire poi, dopo la vita terrena, ora devi esserci e devi dare il tutto per tutto, in ogni caso ed essere a 100, perché hai una sola vita, e quindi non puoi sprecarla, nella maniera più assoluta.
Cosa devi fare? Attivarti e vivere, vivere a modo tuo, come ti senti portato a fare, secondo le regole che senti “cantarti dentro”, per poter raggiungere il tuo pieno sé.
Carpe diem. Goditi ogni secondo del tuo presente, perché è tutto ciò che ha tra le mani.
Riempilo di cose belle, riempilo di ciò che ti fa stare bene, riempilo di tutte quelle situazioni, persone, emozioni, che ti fanno sorridere, che danno gioia ed allegria sia dentro che fuori.
In una parola: vivi!!!
Non vivere di paure, quelle che il nostro Mondo omologato ti fa crescere dentro, fin da quando sei piccolo.
La Vita è Unica, magica, e tu hai una sola vita e non puoi passare a cercare quella perfezione fittizia che tanto ti prospettano, perché così perdi di vista chi sei e qual è il tuo obiettivo.
Tu sei perfetto, e raggiungi la tua somma perfezione, quando sei tu, quando fai ciò che sei tenuto a fare, non ciò che la società ti inculca tu debba fare o si aspetta tu faccia.
La migliore versione di te stesso, è l’unica “perfezione” che devi raggiungere ed a cui devi puntare.

Lo so, in questa società totalitaria, omologante, dove tutti andiamo nella stessa direzione ( stesso modo di vestire, di fare, di pensare, di  mangiare, di…) essere te stesso è una bella impresa, è un rischio e una fatica immani.
Il rischio lo so, non piace, ci spaventa, soprattutto oggi che la vita ci piace comoda e senza intoppi.
Ci costruiamo una serie infinita di dinieghi e di impedimenti, di cui la persona dell’incontro odierno è solo un esempio.
Siamo ragni che tessono la ragnatela per poi caderci dentro.
La trappola peggiore?
Le trappole mentali, sono come le ganasce che ti trattengono, quelle che non vogliono farti uscire dalla tua zona comfort, per non dover poi faticare, per non rischiare, per non dover poi prendersi cura di eventuali tue dinamiche e problematiche.
Fare significa rischiare.
La mente non può permettersi di accogliere anche solo l’idea che tu possa fare un certo percorso, lungo un sentiero nuovo, mai battuto prima, un sentiero poco frequentato, così ogni volta che sfiora l’idea di cambiare, ti solletica con tutte le comodità incluse nelle sue zone comfort, dove magari ti annoi, ma non rischi nulla.
Sei come un pesciolino dentro la sua palla: giri sempre in tondo, ma lì ti viene fatto credere che tutto funziona al meglio, a meraviglia; lì c’è ogni tuo inizio e fine, quindi la tua “perfezione”.
Ma non è così.
In realtà quando sei nella tua zona “comfort”, non pensi mai che si possa fallire anche standosene lì, comodamente dentro la tua palla da pesciolino, non sai che anche la normalità comporti dei rischi e porti pene.
In verità l’Universo è un attivatore magico, quindi, se conta su di te, sappi che ti raggiungerà dovunque, anche se te ne stai rintanato sotto il letto o dentro la tua magica palla da pesce, pronto solo a girare in tondo.
Se non esci da lì, per realizzarti, soffri e soffrirai il doppio, perché rinnegarsi porta ad un malore profondo, conduce all’asfissia del tuo spirito, quella condizione che poi, i tuoi occhi esprimono per intero.
Se vuoi stare poco bene, allora tanto vale farlo per una buona causa, tanto vale rischiare di essere affaticato mentre insegui i tuoi sogni, mentre dai forma al tuo percorso di vita, mentre ti dai da fare per creare, costruire, forgiare ciò in cui credi, che non per stasi, per blocco.
Cosa ritengo veramente avvilente e faticoso da accogliere?
Presto detto!!
Aver trascorso un’intera esistenza a cercare di essere il marito perfetto, la moglie perfetta, il figlio migliore, la nuora più attenta, la madre più madre che ci sia e poi, giunto al termine dei tuoi giorni, accorgerti che tutto è stato vano, che la giustizia in cui credevi e che ricercavi, in realtà non era e non è tale.
Questo è distruttivo, è avvilente.
E’ come se venissi travolto da una montagna che ti frana addosso.
Ecco, questo è il nostro fallimento totale.
Se invece cadi, mentre cerchi di raggiungere i tuoi sogni, mentre ti dai da fare per dar loro vita, allora e solo allora, cadrai in piedi, e questa caduta ti porterà solo escoriazioni minime, perché intorno tante cose son già spuntate grazie a te e al tuo lavoro e quindi ti riprenderai, sostenuto da tutto questo, molto rapidamente e queste sbucciature saranno solo un trampolino per una magica scelta e cambiamento, una vera lezione di vita.
Se credi in te e lavori per creare ciò che hai visualizzato, che hai sognato, quello che hai e continui ad immaginare, puoi  solo o realizzare i tuoi sogni oppure imparare qualcosa di nuovo.
Questo è crescere, è salire, è evolvere.
E’ raccogliere sempre di più la Luce divina e quindi diventare sempre più luminoso e brillante.
Tra un abito colorato, vivace e carico di vita, ed un abito grigio, smorto, anemico, quale attira di più il tuo sguardo?
Quale ti dà piacere indossare?
Non sei venuto per essere un pezzo di tappezzeria, un individuo qualunque, anonimo, pallido e smunto, ma essere carica energia, colore.
Non so per te, ma io al solo pensiero inorridisco: smorto, slavato, perso in una cornice qualunque.
Noooo!
Tutto ciò che è sbiadito vedilo come una fetta di Non Vita.
Consiglio per l’uso? Fa che la tua non sia una vita sprecata!
Pensaci, ogni tanto, soprattutto quando ti accorgi di usare frasi fatte, di ripetere dei mantra da persona avvilita, da sopravvissuto, da persona spenta, affranta, demotivata, con lo sguardo spento, da pesce lesso.
Pensa che orrore, se possiamo parlare in questi termini, anche solo pensare di aver vissuto invano, dopo tante rinunce, fatiche, prove, difficoltà e tanto altro.
L’unica paura che forse potresti concederti è allora quella di sprecarti, di sprecare la tua Vita, quindi questa meravigliosa e unica occasione, per omologazione. Questo pensiero, già da solo, potrebbe farti prendere la decisione di rimboccarti le mani e, iniziando a credere in Te, essere finalmente la differenza che trasforma la sua Vita e di conseguenza, quella di chi incontra e incontrerà lungo il suo cammino.

Amorevolmente fuori alla palla

ti

Amati

Oggi, voglio partire da me, per parlare di un aspetto sociale che mi sta particolarmente a cuore e sul quale si gioca la realizzazione, il buon funzionamento e la serenità di un gruppo, anzi, del genere umano tutto.
Mi era stato predetto che sarebbero arrivati tempi difficili, momenti nei quali avremmo assistito alle peggiori paranoie delle persone, momenti nei quali sarebbero esplose molte incomprensioni e non vi avevo posto pensiero, quasi non ne facessi parte e non ne fossi in alcun modo coinvolta, ma ora, come “risvegliatrice”, mi trovo a fare i conti con una società varia e a volte “faticosa” da accogliere, come un semplice “dato di fatto”.
Eh sì, perché io lavoro e lavorerò solo con chi muove le gambe da solo, pronto ad ascoltare e mettersi in gioco.
Tempo da “buttare” dietro a zombi, che amano al millesimo ogni singolo micron della propria zona di comfort, non ce ne viene più elargito, nella maniera più assoluta.
Luce per chi la desidera, la cerca, la vuole e si attiva per raggiungerla.
Buio per chi lo cerca, lo ha cercato, desiderato, voluto.
A ciascuno il suo.
Presente la storia delle ancelle che attendono il padrone con i lumi accesi?
Ecco! Le ancelle non previdenti, rimaste senza olio, vedono le loro lampade spegnersi e così ne cercano a chi tra loro ancora ne possiede, ma se lo vedono negare, non per cattiveria, ma giustamente, perché la “condivisione” dell’olio, in questo frangente, sarebbe deleteria per tutte:

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