Il Bello dentro e intorno a me

Nella vita, nella società, nel mondo vi sono tante cose belle ma anche tante cose brutte.
Bisogna gioire di quelle belle ed accettare quelle brutte.
Il bello esiste in quanto esiste il brutto…
Se non esistesse il brutto non esisterebbe neppure il bello.
Perché è il brutto l’elemento di contrasto del bello.
Se si elimina il brutto si eliminerebbe anche il bello.
Omar Falworth

C’è chi sostiene che il bello ed il brutto non esistano .., e siano facce della stessa medaglia o meglio sfumature di una stessa identità.
Quando però esse ti toccano l’Anima, allora le cogli e le percepisci nella loro diversità piena e nella loro vera natura, perché l’una ti nutre e l’altra ti annienta, proprio come il dolore che solitamente l’accompagna e che spesso genera sofferenza, un vortice infinito, nel quale entri facilmente, ma non altrettanto agilmente esci.
Per crearci il giusto antidoto, dobbiamo solo saper cogliere ciò che la Vita di bello, valido, luminoso ci offre
Leggi tutto…

Gusto la Vita, il dono più Bello

“Non aver paura di posticipare,
abbi il timore di fermarti.”
Zen

Fretta, caos e stress.
Tre parole brevi, ma con un suono tutte  e tre tagliente, quel suono che siamo soliti definire onomatopeico e non solo: che rende benissimo l’idea di ciò che ci sta dietro.
Corse folli, per raggiungere mete spesso poco alettanti …
Confusione pura, legata a vissuti “incolti”, super veloci, senza grandi e positive emozioni, senza rapporti di sostegno e di luce …
Stresssss… la conseguenza, con una lunghissima risonanza interiore ed esteriore, di un modo di vivere a tutta velocità, senza il giusto tempo per cogliere, vivere appieno, gustare, godere …
Muoviamoci con calma, assaporando la vita.
La realtà intorno si muove a ritmi sempre più rapidi e le nostre menti sembrano doversi adeguare per necessità ai ritmi imposti. e alle mille e una occupazione …
Tutto pare spingerci verso l’orlo dell’abisso …
Ma non è così.
Noi possiamo e dobbiamo decidere, in ogni istante, in ogni momento, quale velocità imprimere alla Leggi tutto…

7 volte Zen

“Un uccellino appoggiato su un albero non ha mai paura che si spezzi il ramo,
perché la sua fiducia non è riposta sul ramo
ma nelle sue proprie ali.”
O. V.

Cosa ci manca per VIVERE al MEGLIO?
La leggerezza dell’uccellino che non sposta sull’ altro il suo poter essere e quindi la sua “serenità”.
Il ramo può essere robusto o esile, ma poco importa … il piccolo vi sosta e si guarda intorno con curiosità senza il pensiero in sé che sotto le sue zampine il pezzo d’albero possa cedere e farlo precipitare: per lui non esiste neppure nel più recondito dei suoi pensieri e se anche ci fosse,  non lo considera, non lo anticipa, e quindi ciò non avviene e non avverrà  mai …
Ha buone ali e una “consapevolezza primitiva” per cui non pensa, ma vive …
Il piccolo ha quello che manca a noi, la fiducia incondizionata …
Viviamo, ne ho più volte parlato, presi dal bisogno di avere, controllare e piangiamo se non raggiungiamo una cosa e piangiamo dopo averla ottenuta per paura di perderla …
Siamo animaletti strani, uccellini che non vivono …
Oggi proviamo a pensare zen e quindi a dare una sterzata alla nostra esistenza , perché gli Arcangeli continuano a rammentarci che ora è il tempo di “invertire la rotta e salire sul treno ….”
Lo spirito zen lo avvicineremo come un possibile antidoto a molti dei problemi della faticosa quotidianità, che è così perché noi la rendiamo così …
Immaginiamo insieme, ora n questo preciso istante di prendere un bel sacco per lo smaltimento dei rifiuti …
Apriamolo e poi immaginiamo di riempirlo delle nostre paure, di tutte le delusioni, della rabbia, dell’aggressività, … delle delusioni , delle lacrime versate e di quelle rimaste lì, a mezzo dei nostri bellissimi occhi …
Apriamo la finestra  e affidiamo al vento del cambiamento questo sacco, con grande amore, chiedendo che Leggi tutto…

La forza delle lacrime

“… bisogna essere coraggiosi
per lasciare che le nostre preoccupazioni scivolino via
insieme alle lacrime.”

Il pianto accompagna tutta la nostra vita.
Nasciamo piangendo e questo dal punto di vista medico viene letto come un segno di vitalità, quindi un qualcosa di buono.
Poi però le cose cambiano.
Da bambini ci capita spesso di piangere, perché è il nostro modo più efficace per comunicare un disagio, un malessere, un dolore o una paura.
Chi ci sta vicino ci “inizia” al rapporto con il pianto e le lacrime e così, spesso veniamo guidati verso il sentiero dell’abnegazione e quindi della scomparsa del pianto dal nostro vissuto.
In pratica, cresciamo e a mano a mano impariamo a controllarci.
Non piangiamo più e ci tratteniamo ad oltranza.
In realtà piangere è per ciascuno di noi  il modo più efficace per buttare fuori le emozioni forti, la tensione, persino la gioia e la commozione intense di fronte a qualcosa bello ed intenso da toglierci il fiato e indurci appunto a … piangere.
Sembra che gli unici a piangere per ragioni emotive siamo noi umani, mentre in realtà esistono immagini che fermano in un’immagine anche le lacrime di alcuni animali, scivolate in momenti di dolore …
L’origine del pianto, in connessione e in stretto legame con le emozioni,  ha rappresentato un passaggio importante e fondamentale nella storia dell’uomo e questo dovrebbe essere un’ulteriore ragione, in più, per non vergognarci mai di piangere.
Non dovremmo mai bloccare il nostro pianto, nè viverlo ed interpretarlo come un segno di debolezza, anche se poi in realtà, spessissimo, così non è.
Il nostro modo di vivere e concepire l’esistenza, ci rende estremamente riluttanti e infastiditi dalle lacrime;
i pregiudizi sono molti nei loro confronti e quindi abbiamo creato una sorta di senso di colpa, di paura e di conseguenza di rifiuto di questa forma di esternazione.
Dopo i tre anni vengono bandite dalla nostra quotidianità e quindi, quando ci spuntano, ci sentiamo inadeguati, fragili, imbarazzati, … un po’ stonati …
Incominciamo subito a pensare:
‘Aiut, cosa penseranno ora gli altri di me?”
“Accidenti, sono un uomo e sto piangendo, non è possibile!”
“Sembrerò sicuramente infantile.”
Tutto questo è veramente ridicolo, non il pianto,  e non dovrebbe mai accadere, eppure ci accade …
Di fronte alle lacrime, ci auto condanniamo e quando le sentiamo salire nella gola, per cercare una via di fuga tra le ciglia, ci sentiamo avvampare e iniziamo una tragica resistenza, una specie di braccio di ferro con noi stessi, nel tentativo di respingerle, di fermarle, di impedire loro di zampillare “vergognosamente” dai nostri occhi …
Non dobbiamo mai avere paura delle lacrime, delle nostre sacre lacrime.
Smettere di piangere è soffocare ed uccidere qualcosa che stava crescendo dentro di noi.
Non dobbiamo mai vergognarci e avere paura delle nostre calde lacrime.
Le lacrime sono parte di noi, sono la cosa più bella che possiamo avere e rappresentano lo straripare del nostro essere, della nostra identità e  non sono assolutamente e necessariamente frutto della tristezza, anzi …, a volte esprimono tutta la gioia e la dolcezza che si risvegliano dentro, di fronte a qualcosa di amorevole, unico, forte, magico, come un’alba o un tramonto sul mare …
A volte nascono, si alimentano e sgorgano da una grande gioia, altre volte da una grande pace, mentre a volte sgorgano dall’estasi e dall’amore intenso.
Di fatto nulla quindi, possono e hanno spesso a che fare con la gioia e con la felicità, non tanto e solo con madama tristezza.
Quando qualcosa ci vibra dentro, suscita spesso vibrazioni di risveglio, che vanno a risvegliare il cuore e sollevare  emozioni grandissime , che si impossessano di noi, tanto che il  cuore, non riesce a contenerle e inizia a straripare…, esprimendosi e dando spazio alle lacrime.
Dobbiamo accettarle, accettarle con semplicità, serenità e grande gioia, dobbiamo liberarle, nutrirle, accoglierle e attraverso le lacrime scopriremo come pregare e come vedere.
Gli occhi pieni di lacrime sono capaci di vedere la verità di ogni cosa, di ciò che solitamente rinneghiamo e allontaniamo da noi, di vedere la bellezza, la forza, il coraggio, l’unicità di tutto e quindi rappresentano una parte dell’Amore divino che alberga in noi e ci portano solo, in risposta,  la sua benedizione.
Non sono disagio, eppure noi le viviamo come tali e oggi io ne parlo, a nome angelico, per riflettere con voi, sull’importanza d’imparare ad accoglierle ed essere a nostro agio, anche nelle possibili, o ritenute da noi, situazioni di disagio.
Riuscire a gestire il disagio in modo efficace può consentirci di raggiungere risultati straordinari, di rimanere rilassati in ogni situazione, comportarci in qualsiasi circostanza in modo autentico, senza filtri o maschere, non provare mai la paura di esporci, perché mettersi in gioco è doveroso, sempre, per essere ed esistere al meglio
Purtroppo, la maggior parte di noi evita accuratamente di esporsi a condizioni e situazioni che possano causargli disagio, come appunto quella di piangere in pubblico, davanti a qualcuno …
L’istinto primario è proprio quello di evitare il disagio, di tenercene ben alla larga, fuggendo nella direzione opposta.
L’incapacità di saper saper cogliere l’importanza e di saper gestire le situazioni di disagio è certamente uno dei fattori che più ci limita nella nostra quotidianità, soprattutto nell’ambito delle relazioni sociali in cui il pianto fa il suo ingresso, la sua comparsa ….
Il disagio ci condiziona, ci limita, ci impedisce di esprimere pienamente la nostra personalità e quindi di esprimerci con questa modalità …
Qualcuno, oggi, anche tra le figure di spicco, ci dimostra che come sto dicendo, piangere fa solo bene, tanto tantissimo bene.
Non siamo convinti???
Ci sono, ci sono …
Sono grandi, ricchi e famosi e li abbiamo visti piangere.
Gli sportivi hanno sicuramente visto Del Piero e i suoi compagni piangere dopo aver perso ai rigori la finale di Champions League con il Milan …
Oppure quelle di altri calciatori vari in finali e in  semifinali varie …
I calciatori, per una palla, hanno “proposto” il pianto maschile in pubblico, lo “hanno liberalizzato”davanti a tantissime persone e alle telecamere, con le loro guance bagnate, da calde lacrime, senza vergogna.
Si può piangere anche per questo e va bene, fa bene.
Si dice poi che il pianto sia solo cosa da donne, ci appartenga, ma queste azioni pubbliche fatte dai maschietti hanno finalmente sdoganato la situazione.
Ci sono anche donne,  che hanno sempre avuto meno pudore a manifestare quello che i più considerano solo una fragilità.
In realtà, quando è il momento giusto, piangere fa bene, fa bene anche alla nostra salute generale.
Le lacrime, che scorrono, sono espressione di un’emozione che si agita dentro e che non va mai bloccata, perché lasciata lì, andrebbe a corrodere il nostro sistema generale e a creare risposte fisiche di varia natura ed entità …
Non piangere rientra nella lunga lista dei divieti sociali, dei nostri tabù comportamentali, … una sorta di galateo repressivo, per creare una società  dove è gradito chi mette la maschera ed evita caldamente di esprimere emozioni, che potrebbero coinvolgere il prossimo.
Adesso, finalmente, soprattutto dopo aver notato i danni generazionali che abbiamo e stiamo ancora praticando,  si è capito che gioia, dolore, rabbia hanno bisogno di uno sfogo, di una bella valvolina salva benessere, da usare subito, al momento del bisogno, senza aspettare di tornare a casa per piangere lontano dagli occhi degli altri.
Quando ci può cogliere la voglia di piangere e perché?
Ovunque …
Al lavoro può essere utile piangere quando veniamo aggrediti in maniera esagerata, senza educazione e rispetto per un errore o presunto tale, dal capo o da un superiore …
Perché il disagio può farci fermentare a tal punto da metterci a piangere?
Semplice, perché ci sentiamo aggrediti fuor misura, abbiamo effettivamente omesso qualcosa e quindi ci sentiamo manchevoli o viceversa abbiamo provveduto a tutto, ma questo non è stato riconosciuto e colto …
Questa è una situazione in cui piangere non serve a molto, lavorativamente parlando, ma ci consente di inquadrare la nostra situazione e posizione di fronte al superiore e quindi di capire se abbiamo poca autostima e quindi traballiamo di fronte alle aggressioni altrui …
Tutti possiamo sbagliare, capo compreso, non è un dramma ed è sempre possibile recuperare …
Quindi lasciamo che le lacrime portino fuori rabbia, smarrimento, delusione … poi attiviamoci per “migliorare effettivamente”  la nostra stima personale e il nostro equilibrio.
Nel mobbing le lacrime invece sono uno sfogo utile, anche se poi  è giusto  raccogliere il coraggio  e chiedere che questo abbia fine, con tutti gli strumenti utili, del caso.
Si può piangere perché lui/lei ci ha lasciato …, quindi si avverte la mancanza, il senso di abbandono, come se l’altro si fosse portato via una parte di noi.
Non è così ma, prima di ricominciare a ragionare, è necessario sfogarsi, …quindi lasciare sciogliere le cascate del pianto, per poi scoprire che forse lui/lei non ci meritava e cogliere il senso di ciò che è successo e del come è avvenuto, scoprendo che la vita continua …
Le lacrime possono scivolarci addosso per moltissimi motivi, alcuni più seri, altri all’apparenza meno impegnativi, ma hanno sempre un compito ed un valore, sia che sgorghino per una morte, un abbandono, il sole che nasce, un figlio che muore, un bimbo che viene al mondo, un no che non volevamo dire o sentirci dire, una spesa esagerata e inattesa, un imprevisto, un film …
In genere piangiamo perché sperimentiamo la sensazione e l’illusione  che il mondo ci crolli addosso, ma non è così …
Il pianto allora serve a  scaricare una nostra tensione che ci pare  insopportabile, una specie di masso, di macigno immenso.
Mai capitato di piangere al cinema ?
Non ci si deve vergognare …
La verità è che  se siamo più empatici e sensibili partecipiamo e quindi viviamo con … o rispolveriamo vissuti personali … che ci risvegliano antiche emozioni …
Capita soprattutto quando scatta un’identificazione con il personaggio e si vive la sua vicenda.
Sono emozioni catartiche, liberatorie e fanno solo bene all’anima e al cuore.
Non è il caso di contrastarle, anzi dovremmo gustarcele e godercele …perché ci puliscono, proprio come la pioggia pulisce il cielo e l’aria.
E allora, dov’è l’errore, il disgusto e la paura di piangere il pubblico?
Siamo vittime di pregiudizi senza senso e spero che questa chiacchierata odierna sia servita ancora una volta a ricordarci che ciò che il corpo produce viene fuori attraverso le e- mozioni, qualcosa che dal dentro viene fuori … e paralizzare non serve e produce effetti ben più dannosi di una cascata di dolci lacrime, che danno libero sfogo a ciò che ci si agita dentro …

Con amore ti***

Gli occhi del Cuore

Tutti sanno leggere con gli occhi e la mente, ma soltanto pochi con il cuore.
Omar Falworth

 

Il cuore è sicuramente la parte più forte, ma meno conosciuta e talvolta apprezzata di noi, così abituati a vagliare tutto attraverso il pensiero logico e sempre così vorticosamente ed affannosamente alla ricerca della felicità, che sembra non accoppiarsi mai bene con ciò che viene ed è legato ai sentimenti …
Amore per molti significa dolore e/o sofferenza, quindi un qualcosa da usare con parsimonia e tenere sotto controllo sia nelle relazioni in generale, che soprattutto in quelle amorose in maniera più intensa e particolare.
E’ per questo che qualsiasi frase, momento, situazione, … così come ciascuna persona … cerchiamo di coglierla e affrontarla con le modalità più distaccate e superficiali possibili …
Per questo i contatti telematici sono diventati un eccellente strumento relazionale, che ci tiene staccati a dovere dall’altro e dal suo vissuto …: niente empatia, niente compassione … niente magone per gli altri …
Che a tizio sia morto il gatto, o fuggita la sua ragazza o abbia preso un brutto voto riusciamo a “partecipare a distanza” con un semplice smile d’occasione, senza implicazioni emotive di sorta.
Occhi e mente quindi vengono chiamati in gioco, mentre il cuore resta in panchina, come in moltissime partite…
Giorno dopo giorno, questa modalità diventa la tecnica prevalente ed imperante e così lui, il grande cuore, rimane lì solo, dimenticato e abusato, comunque …
Sono poche le persone disposte a osservare ogni cosa con l’allegria, l’empatia, la dolcezza, lo slancio che i grandissimi occhi del cuore offrono …
Perché tutto questo?
Semplicemente perché servirsene vuol dire correre il rischio di scottarsi …, significa mettersi in gioco e trovarsi spesso con qualche graffio o cicatrice in più …
L’amore in verità, quell’Amore che è strettamente connesso e legato a doppia mandata al nostro cuore, è certamente a volte doloroso, ma solo perché ci guida oltre, ci conduce verso la pienezza, aprendo la strada all’estasi.
Seguire gli input del cuore, significa attivarsi e scendere in campo e quindi trasformarsi e abbracciare di conseguenza il cambiamento.
Ma cambiare è faticoso, sia che si tratti del proprio punto di vista, sia che si tratti del modo di muoversi, oppure di come parlare, porsi, affrontare la vita o altro …
Qualsiasi trasformazione è dolorosa,  perché  comporta il lasciare il vecchio per il nuovo.
Il vecchio è nostro, ci appartiene, ci è familiare, ci avvolge e da sicurezza; il nuovo è assolutamente sconosciuto e quindi imprevisto e imprevedibile.
Nel nuovo ci muoviamo come fanno i piccoli pesciolini, quando giungono nell’ oceano sconfinato, mai esplorato.
Per questa ragione nasce la paura; quando lasci il vecchio mondo – confortevole, sicuro – nasce il dolore. È lo stesso dolore che prova il bambino quando esce dal ventre della madre. La paura dell’ignoto, l’insicurezza dell’ignoto, la sua imprevedibilità, ti spaventano moltissimo.
Ma non si può avere l’alba, senza passare per il tramonto, così come una buona spada può essere forgiata solo dal fuoco … e l’amore è il nostro fuoco.
È proprio a causa del dolore che l’amore a volte ci procura, che un numero spropositato di persone vive cercando tenacemente di evitarlo …
Sicuramente la sofferenza ed il dolore non piacciano e sono e ci procurano altro, rispetto al nostro essere e all’equilibrio nel quale ci sentiamo in armonia e viviamo nella serenità; la vita però ce li fa incontrare, ce li ripresenta e spesso proprio partendo dai sentimenti, dalle emozioni.
Decidere allora di voler evitare la sofferenza è da un lato comprensibile, ma dall’altro ci mette nella condizione di scegliere l’assenza, la privazione e quindi un’altra forma di inutile sofferenza.
Provare dolore per amore, può sembrare inaudito, ma non è soffrire invano, perché ci porta ai livelli più alti di consapevolezza, di riscatto, di conoscenza…
Rinunciare all’Amore genera sofferenza e un totale spreco, che non ci porta da nessuna parte.
L’amore, quello più alto, richiede che  siamo aperti, quindi sicuramente vulnerabili, senza armatura, palle chiodate e capestri di alcun genere e offrire il fianco …
Niente calcoli, niente ragionamenti.
Innamorarsi significa solo spalancarsi all’altro e mettersi a nudo con il rischio, pericolosissimo, di essere di nuovo trapassati e feriti …
In quei momenti viviamo pericolosamente e siamo nella stessa condizione di un filo elettrico spelato: l’’altro può ferirci in tantissimi modi e questo ci crea paura e ci rende vulnerabili.
Evitando la situazione, il confronto con l’altro, non possiamo, non riusciamo a crescere e quindi si rende necessario accettare la nostra grande sfida, entrando nell’amore.
Amare è il primo passo che ci conduce a Dio, indispensabile per metterci in gioco e consentirci di essere…
Siamo Amore e non possiamo evitare di esserlo e di viverlo, muovendoci in questa direzione.
… amare è una necessità intrinseca, una spinta, uno stimolo senza pari; la persona con cui ci completiamo rappresenta la forza nuova che ci avvolge, aiutandoci ad uscire dal nostro guscetto, dal nostro universo ristretto, portandoci in alto ed espandendoci …
Come me lo rappresento?
Come un cielo straordinario, infinito, di un azzurro magico …, che ci fa allargare le ali e ci fa abbandonare al dolce soffio del vento …
Come Icaro prendiamo il volo, consapevoli solo del punto di partenza, ma  non di dove e come avverrà l’atterraggio …
Faticoso?
Oh, sì, soprattutto per alcuni di noi, che con un forte ego, si trovano a doverlo accomiatare, smussare, limitare, sconvolgere … e già questo li sgomenta e spaventa.
Lui, proprio lui,  il nostro ego, lo abbiamo protetto, accarezzato, osannato in continuazione e, quando l’amore bussa, nel suo nome, lo dobbiamo accantonare, lui che è stato, fino a quel momento, il lavoro di tutta la nostra vita, la nostra unica creatura.
Noi siamo parte dell’Universo, del tutto, e questo tutto è in noi, ci vibra dentro e quando scegliamo di vivere questa meravigliosa esperienza di armonia, quale è appunto l’Amore, viviamo in uno stato di totalità e di  salute, benessere, veramente nuovi …
Gli occhi trasmettono questa condizione straordinaria.
L’Anima si può esprimere e quindi traspare …
Un altro modo per rappresentarlo, oltre al cielo è quello del mare, … così vasto, sempre diverso e a tempo stesso uguale …
Lui è qualcosa che non è il nostro ego.
L’amore ci insegna moltissimo e per la prima volta ci fa entrare in armonia con qualcuno, diverso da noi,  che non è mai stato parte del nostro ego, vive, mangia, pensa, crede … in altra maniera, rispetto a noi, comunque, anche se appartenente alla nostra cultura e/o regione.
Entriamo in sintonia: la stessa frequenza vibratoria …
Ma questo accade solo tra innamorati?
No, possiamo essere in sintonia con una donna, con un uomo, con un amico o amica,possiamo essere in sintonia con un piccolo, con un figlio o con la propria madre, o padre…
In teoria siamo nati per esserlo con tutto il genere umano …
E se essere in armonia con una sola persona ci dà tanta gioia, pensiamo a quale benessere proveremmo, se riuscissimo a vivere e sperimentare l’ armonia con tutti gli esseri umani, incluse le piante e gli animali?
L’amore è una scala magica, che parte da due individui e arriva dritta dritta fino al cielo, passando per il mare …L’amore è l’inizio, dio è  il traguardo finale.
Ma per mettersi in gioco bisogna lavorare …
Dobbiamo conoscere le scottature, rimanere febbricitanti, … spesso provare un dolore che ci pare infinito, per apprendere l’arte del saper ascoltare e vedere con il cuore dell’Anima.
Aver paura dell’amore, aver paura dei dolori della crescita che l’amore procura, vuol dire rimanere chiusi in una cella minuscola ed oscura, proprio come stiamo facendo noi, da  tempo…
Siamo convinti che  lui ci crei solo problemi e quindi evitarlo, crediamo fermamente sia una modalità eccellente per schivare dolori e sofferenza …
In realtà siamo nella stessa condizione che vive un leone in un circo: o saltiamo attraverso il cerchio di fuoco, rischiando qualche pelo bruciacchiato, o rimaniamo lì, immobili, delusi e carichi  comunque di amarezza e sofferenza, per non essere stati in grado …
Bisogna affrontarli i cerchi di fuoco, viverli e passarci attraverso per andare oltre, passandoci attraverso.
L’amore è movimento interiore ed esteriore ed è l’unica cosa che valga la pena di sperimentare, cogliere, sostenere, esprimere, cantare, vivere, fare…
Tutto il resto è solo un mezzo, ma l’Amore è il fine, il nostro fine ultimo, più grande e magico, impegnativo ed importantissimo..
Scegliere spetta a noi.
Possiamo decidere di essere acque ferme, stagnanti, immobili, … oppure onde, che sciabordano, o fiumi che lentamente giungono al loro tutto, cioè all’Oceano …
Se non entriamo nell’amore, siamo nella stessa condizione di chi va in spiaggia, ma non entra mai nell’acqua …
Dalla riva osserviamo, estatici, ma timorosi la bellezza dell’acqua, senza lasciarci avvolgere, accarezzare, accogliere, trasportare …
Così  hanno deciso di fare molte persone, intrappolate come un messaggio, dentro la loro bottiglia …, all’interno di se stesse.
La loro vita è staticità, è acqua stagnante, … non è un fiume che punta e scorre verso l’oceano;
la loro vita è una pozza sporca, immobile, prosciugata dal sole e sferzata dalla pioggia, di cui, molto presto, con lo scorrere dl tempo,  resterà solo lo sporco e il fango.
Siamo Luce, energia pura e divina, e per rimanere limpidi, dobbiamo continuare a fluire.
Un fiume rimane limpido, pulito, affascinante, … proprio perché scorre e lungo il suo cammino incontra molti sassi e anfratti che lo lavorano, lo setacciano, lo arricchiscono …
Le persone che non amano si addormentano, perdono smalto, non mettono in gioco i loro talenti divini e provano frequentemente disagi interiori …, a volte anche notevoli.
Siamo Amore e siamo nati per esserlo e viverlo e soffocare la nostra natura è scegliere l’eutanasia, una morte lenta e graduale.
Non desideriamo soffrire o provare dolore e quindi molti di noi trovano o hanno trovato nei social e nelle modalità che vanno per la maggiore, le strategie migliori per vivere in maniera poco coinvolgente, per nulla attenta e senza troppe implicazioni emotive, scegliendo un suicidio lento e graduale di sé, dimenticandosi del linguaggio dell’amore.
Non siamo più così coraggiosi, intraprendenti, né intrepidi.
Siamo più interessati al sesso, perché il sesso non è pericoloso, non richiede coinvolgimenti emotivi, mentre l’altro aspetto profondo della nostra natura è coinvolgimento, è impegno, è mettersi in gioco, è radicarsi e pensare e vivere a lungo termine …
Non è un fenomeno del momento, una toccata e fuga.
Quando lo evitiamo ci bruciamo il terreno intorno, ci sabotiamo, ci neghiamo la più grande opportunità di crescere. Sì, c’è talvolta l’agonia, ma da questa agonia nasce poi sempre l’estasi, una nuova puntata …
Quando lo smarriamo ci sentiamo persi ed in preda alle tenebre, ma è proprio passando questa notte oscura, che potremo provare l’ebrezza della nuova magnifica alba …, in cui il sole può di nuovo riscaldarci ed illuminarci e concederci la gioia di Essere, di esistere appieno e di crescere, di metterci in gioco ed evolvere …
E’attraverso la notte oscura che arriva il nostro nuovo mattino.
Buona rinascita a tutti!!!
Amorevolmente ti***

 

Il dubbio ci consuma

A volte il dubbio d’aver scelto male fa più danni dell’eventuale decisione sbagliata.
Omar Falworth

Giusto o sbagliato?
Molto spesso, dopo aver fatto una scelta, i dubbi riaffiorano, come le nuvole compaiono all’orizzonte, in una giornata di pioggia …
Ma l’indecisione spesso non è solo un effetto di qualcosa che abbiamo portato a termine, a volte è anche l’anticipo della stessa, una forza autobloccante, una specie di ganascia che ci aggancia e radica a terra, impedendoci qualsiis forma di movimento e di scelta …
Lo faccio? Non lo faccio? E se poi sbaglio? Meglio non rischiare…

Quante volte la paura di sbagliare ci ha bloccato impedendoci di affrontare le grandi e migliori sfide della nostra vita!
E quante occasioni importanti abbiamo dribblato e perso nella vita per colpa di essa???
Agire.
Se questo ci capita, magari con una certa frequenza, significa che è giunto il momento di osservare la cosa con maggiore attenzione e di modificare la modalità gestionale del tutto …
“A volte il dubbio d’aver scelto male fa più danni dell’eventuale decisione sbagliata.”
Santa verità, sì perché rappresenta un continuo stillicidio, senza capo né coda …
La paura di sbagliare è uno dei principali ostacoli alla crescita personale per moltissime persone.
Quasi tutti di fronte alla novità o ad un bivio proviamo paura, quel sudore freddo legato alla decisione, ai pro e ai contro, all’assillo di sbagliare e pagare poi il conto …
Ma questa paura può prendere il sopravvento nella nostra vita, solo quando noi la autorizziamo e le consentiamo di ostacolarci nel fare quelle azioni utili e/o indispensabili per raggiungere i nostri obiettivi.
La paura di sbagliare è è quasi sempre presente nelle persone che soffrono di bassa autostima ed è strettamente collegata con la paura del giudizio degli altri.
Sono stati fatti vari esperimenti a questo proposito, soprattutto sui bambini,  per testare la loro motivazione.
Se io affido ai piccoli un compito, la loro risposta è in genere di due tipi: o si focalizzano sul vincere il premio e quindi affrontano il compito con entusiasmo, voglia di mettersi in gioco in maniera spontanea, senza troppi pensieri, se non quello di farcela, oppure quella di focalizzarsi su un inevitabile fallimento e quindi sulla “paura di sbagliare”,  per evitare l’umiliazione pubblica.

Come e da che cosa nasce la paura di sbagliare?

Dal nostro passato, come sempre.
Dalle esperienze pregresse e quindi dal clima familiare e da genitori super-protettivi che, con tutte le buone intenzioni del caso, tendono a metterci in guardia da ogni eventuale piccolo sbaglio o passo falso.
Per “proteggerci da noi stessi e da possibili sbagli, ci hanno ripetuto “molti no e non si fa”, per spingerci ad essere cauti, a muoverci sempre sulla via “del giusto” …
Ma qual è la cosa giusta???
Beh è una domanda retorica, da un milione di dollari …, già, perché il giusto non ha la stessa valenza per tutti e quindi evitare agli altri nel nome di ciò che noi riteniamo giusto è parecchio approssimativo … e …beh, diciamo relativo … e ci rende solo insicuri, parecchio insicuri e pieni domande: “Andrà bene fare così? Lo posso fare? E’ giustoooo?”, quesiti che rimangono stampati dentro, come fossero scritti con inchiostro indelebile.
E mamma e papà erano i nostri punti di riferimento …
Quando siamo cresciuti questo comportamento è cresciuto con noi, come un’orma inconscia che ora, senza che ce ne avvediamo, si attiva in modo automatico in molte situazioni della nostra vita.
E’ la paura di fallire, la paura di essere sbagliati e di sbagliare …
Sconfiggerla può richiedere un po’ di lavoro, ma possiamo riuscirci facilmente se ci mettiamo il giusto impegno e applichiamo alcune strategie.

1) La prima cosa da fare è avere meno paura dello sbaglio in sé, il considerare l’esito con maggiore leggerezza, sia che sia ok, sia che non lo sia o non a 100.

Sbagliare  fa parte del percorso, niente di più, niente di meno.

Spesso diamo troppa importanza agli sbagli e agli errori e vediamo il fallimento come la soluzione finale, il risultato disatteso, sottovalutando il fatto che è solo una parte di un processo, un qualcosa di più ampio che riguarda la nostra crescita e l’apprendimento e che anche se non ci soddisfa a 100 è comunque un qualcosa.
Il fallimento è un punto chiave dell’apprendimento.
Tutte le capacità che abbiamo sviluppato, almeno quelle più importanti nella nostra vita, hanno comportato esercizio, fatica, applicazione e un certo quantitativo di errori e successive correzioni prima di essere apprese.
In matematica siamo diventati esperti in questo modo.
In grammatica idem.
Nella vita affettiva anche …
E così in tutto …
E’ stato cosi per imparare a camminare, parlare, leggere e scrivere,  come andare in bicicletta…
Da piccoli abbiamo fatto vari tentativi per staccarci dalla mano a cui stavamo aggrappati e iniziare a camminare; qualche volta siamo anche caduti, abbiamo picchiato il culetto o la fronte a terra, per poi diventare autonomi …
Tutto richiede esperienza, rischio, gioco …
E’ pressoché impossibile vivere una vita senza fallimenti.
Le persone che ci riescono probabilmente vivono in modo così amorfo, che raramente realizzano qualche obiettivo intrepido, temerario,  importante.
Io adoro Mafalda …

E’ così …
Non possiamo avere il capolavoro senza usare colori e pennelli e senza mettere in conto che potremmo sporcarci …
Quasi tutti inciampiamo e cadiamo più volte nella vita.
A volte piglieremo cantonate, altre volte ci saranno porte che ci colpiranno sul viso porte, ma per botta c’è una carezza e per ogni porta che si chiude ce n’è un’altra che si apre e che porta tante nuove opportunità.
Ci sono persone che sembrano diventare più forti quando sbagliano, come mai???
Forse perché hanno realizzato che sbagliare e fare errori  fa parte  del processo per raggiungere il successo e per questo non si lasciano scoraggiare dai loro sbagli,  ma imparano da essi.

2) Non siamo una società fallimentare nella maniera più assoluta … 

Allo sbaglio si associa sempre il biasimo, il rimprovero.

E’ stato così quando eravamo piccoli e lo è spessissimo anche ora che siamo un po’ più cresciuti …
C’è sempre qualcuno pronto a mettere il dito nella piaga, a ricordarti, in maniera più o meno velata che hai sbagliato, che così non va, proprio no.
Quando eri bambino quasi sicuramente sei stato sgridato quando hai sbagliato. Quando sei cresciuto, queste “sgridate” sono diventate più sottili, ma sono ancora presenti e questa è la ragione per cui la paura di sbagliare può essere così forte…
Il fallimento ci attacca, ci aggredisce, ci danneggia nei nostri ruoli sociali, nel riconoscimento esterno e quindi va a incidere sulla nostra autostima.

È importantissimo quindi non generalizzare, non scaricare infantilmente sugli altri, ma nemmeno somatizzare tutto, ma dobbiamo vedere gli avvenimenti in modo oggettivo per identificare i fattori che influenzano negativamente i risultati, per poi correggerli.
E’ utile allora chiedersi  se c’è e qual è un  fattore esterno che ha contribuito a non far funzionare la cosa …

3) Esistono sempre e solo risultati. Sia nell’ok, che nel nì o nel no.

Ogni azione ha un effetto, il quale può esserci gradevole o meno, ma esiste ed è comunque un risultato.
Le persone di successo sono proprio quelle che accettano, fanno tesoro, e vedono sempre e comunque oltre, sia nell’ok che nel suo opposto.
Chi invece teme si immobilizza, si lascia destabilizzare, entra in vortici di autocommiserazione e autodistruzione …

4)  Da sempre ci ripetiamo che “sbagliando si impara”, ma ci crediamo veramente???

Gli esseri umani hanno imparato solo sbagliando.
L’uomo, da quando fece la sua comparsa sula faccia della terra, progredì grazie a tentativi vari e ripetizioni …
Così scoprì, migliorò, progredì, si evolse …

A volte impariamo dai nostri errori, altre volte da quelli  degli altri e spesso da entrambi, visto che ripetere a noi serve parecchio …
Possiamo e dobbiamo scegliere quindi ogni volta se dare alla nostra esperienza un giusto valore e quindi collocarla nel quadro generale delle nostre esperienze di crescita, oppure se darle un valore assoluto e quindi vederla come “il fallimento” per eccellenza, come “la fine del mondo, il nostro mondo”.
Dovremmo vederla sempre e comunque come un’opportunità e niente di più …
“Perché è successo?
Come potrei fare per prevenire che succeda la prossima volta?
Che cosa posso ed ho imparato da questa esperienza, che possa essermi utile in futuro?
Cosa potrei fare meglio la prossima volta?

5) Agire!

Questo significa che anche se le ginocchia ci fanno giacomo giacomo e il fiato si fa corto, dobbiamo gettarci nell’impresa.
Dobbiamo avere il coraggio di uscire e provare a sperimentare le nostre idee.
Probabilmente sbaglieremo, ma stare inoperosi sarà peggio…
L’azione ci darà comunque energie nuove e ogni errore ci spingerà a metterci in gioco con maggiore grinta e quindi migliorare.
Dobbiamo essere più temerari e lanciarci nel vuoto, senza connetterci sempre e solo alla parte razionale, bensì anche alla nostra fantasiosa fantasia, con un briciolo di intraprendente vena bambina …
Immaginiamo quante e quali cose potremmo  realizzare nella nostra vita se solo potessimo fare qualsiasi cosa al mondo, senza avere paura di fallire.
Iniziamo a compiere sin da oggi le azioni più utili per realizzare  qualcosa di nuovo ed audace.
Il nostro peggior fallimento è proprio non avere tentato, non aver giocato.
Michael Jordan in un’intervista ha detto di sé:

“ Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”
Beh, detto da lui … può solo incoraggiarci e stimolarci a tentare, tentare, tentare e guardare ad ogni nostra azione con la Luce e la gioia del piccolo esploratore, pronto a guardare oltre e concedersi la gioia di sperimentare e viaggiare nella vita, con leggerezza e voglia di osservare, viaggiare, cogliere, scoprire e crescere …
Buon cammino a tutti noi …
semplicemente …

La Felicità di essere Caos, Dono e Amore gratuito

Friedrich Nietzsche diceva:
“Dovete avere il caos in voi per far nascere una stella danzante.”
Semplicemente … MERAVIGLIOSO!!

Sono, secondo la modalità angelica, l’imprevedibile libertà e dolcezza del caos programmato, ciò significa che le variabili diventano la normalità amorevole nella mia vita.
Noi, spesso, riteniamo che il nostro successo e la nostra felicità dipendano da quanto siamo focalizzati su noi stessi, sul lavoro e su ciò e quanto vogliamo avere.
Siamo quindi tutti incentrati sul nostro ego e sul come soddisfarlo, insieme con ciò che in noi si riduce ad impulsi e  desideri, che ci appaiono a volte come la via esclusiva per raggiungere la felicità.
Purtroppo, solo raramente e a fatica, realizziamo che ciò non corrisponde assolutamente alla realtà.
Al contrario, la felicità che portiamo dentro, trova la sua forma di realizzazione più genuina e autentica solamente quando riusciamo a liberarci dall’urgenza e dall’impulso impellente di soddisfare i nostri desideri per donarci completamente al prossimo, abbracciando l’immensa gioia di offrirci e dedicare le nostre energie a chi incontriamo .
Vivere solo di lavoro per sè e concentrarci in maniera univoca ed esclusiva sui nostri obiettivi, sui nostri  pensieri, desideri, produce in breve tempo una desolante sensazione di depressione e tristezza, di distacco e lontananza dagli altri, dal nostro prossimo, il quale viene  a poco a poco percepito come un fastidioso ostacolo e una minaccia ai nostri successi,  piuttosto che come una ricchezza e una benedizione.
Ci sta accadendo???
Allora, vediamo di cambiare un pochino e di adottare una prospettiva un po’ diversa, per affrontare le giornate  e la vita …
Proviamo a iniziare a rivolgere l’attenzione, i nostri pensieri e le azioni prima verso il prossimo, poi verso noi stessi. Proviamo a focalizzarci sulla gioia e sull’autenticità di dare anziché sulla pretesa di ricevere, sempre, sempre …
Assaporiamo l’intimo piacere di donarci al prossimo, di regalare un sorriso a chi incontriamo, a chi ci è vicino e di dedicarci attivamente ai bisogni e ai desideri di altri,  piuttosto che chiuderci a tripla mandata in casa e dentro di noi, cercando solo di emergere nella giungla dei nostri doveri e obiettivi personali.
Lo so, la filosofia comune ci racconta che continuando a dare, non ne trarremo nulla in cambio, se non dolori, critiche e … quanto altro …
Invece, è vero esattamente il contrario.
La gioia e il piacere di dare incondizionatamente ci riempiranno di un appagamento, di un equilibrio e di una serenità che sodisferanno tutti i nostri numerosi desideri più intimi e profondi, regalando spazio alla grande felicità interiore.
C’è di più.
Attraverso la dedizione al prossimo attrarremo anche il desiderio di coloro che sono intorno a noi di ricambiare il nostro affetto, l’amore incondizionato, le attenzioni e le cure.
Sicuramente non tutti agiranno alla stessa maniera, ma questo fa parte della nostra storia ed inclinazione, chiamiamola così …
Non abbiamo mai notato che la strada  per essere amati è proprio quella di essere persone amabili???
Dice un meraviglioso aforisma, donatomi dal mio mastro Yoga:
“Se vuoi essere amato, inizia ad amare coloro che hanno bisogno di essere amati” di Yogananda, arrivato proprio in un momento di fatica, di fronte ad una persona “faticosa da amare, nella sua modalità” …
Il Cielo ci parla, sempre!!!basta volerlo e saperlo ascoltare ...
Quando aiutiamo il prossimo, questi sarà più incline ad aiutare noi, così il modo migliore per essere persone interessanti è quello di essere interessati agli altri …
Quando iniziamo a donare senza attendere o pretendere nulla in cambio, arriviamo a comprendere l’arte vera della vita e a scoprire che la nostra vera pace interiore e il nostro magico  equilibrio interiore non derivano dal soddisfare i nostri infiniti e mutevoli  desideri e ambizioni, ma nel servire amorevolmente.
La nostra felicità più profonda sta nel donarci al prossimo, in modo amorevole e incondizionato.
Oggi voglio anche condividere un trucchetto legato alla produttività, all’organizzazione e alla progettazione che ci cambierà la vita.
Basta programmare tutto, senza lasciare spazio all’imprevedibilità dell’Universo, attraverso il Sacro Caos.
Sorpresi???
Beh, esiste anche quello e ci porterà a qualche risultato imprevedibile ma, se ci avviciniamo nel modo giusto, potrebbe portarci anche ad alcune delle cose migliori della nostra vita assieme alla libertà, alla serenità, alla gioia e all’ euforia, così lontana e spesso sconosciuta nella nostra esistenza.
Qual è questo trucco?
Lasciare che tutto accada, perdere il controllo e farci guidare dalle forti correnti della vita.
Lasciamo ogni nostro progetto e facciamo in modo di non sapere mai cosa accadrà, lasciamo la produttività consueta e accogliamo  nuove idee, opportunità e creatività spontanea.
Noi viviamo e organizziamo TUTTO: le giornate, le settimane, gli anni, le ferie, come le nascite; c’è, secondo la nostra logica, un tempo per questo e uno per quello e questo fa parte del nostro tentativo di prendere il controllo della vita e, tramite i progetti,  a predire e indirizzare la strada che prenderà la nostra vita.
Diciamo: oggi faccio questo e le cose andranno così.
Se faccio questo e quello, la vita sarà perfetta.
Non lasciamo mai neppure uno spiraglio a Dio e all’Universo … e poi vorremmo per noi il meglio …
Ma come posso avere il meglio se noi con i nostri limiti siamo i soliti programmatori e artefici del nostro tutto???
In realtà non abbiamo alcuna certezza che questo possa o meno essere vero.
Non possiamo predire il futuro e l’idea che possiamo pianificare qualcosa sulla base di queste deboli predizioni è una bella storiella …
Ci prendiamo sempre la piena responsabilità del nostro futuro … facendo gli indovini 🙂 🙂 🙂
Conoscere il futuro significherebbe sapere cosa accadrà ogni giorno, con la conseguenza non solo che le nostre giornate sarebbero terribilmente noiose, ma anche che saremmo in un percorso che non potremmo cambiare mai, sai che stufata!!!
E poi che senso avrebbe tutto questo?
Sarebbe come recitare a soggetto …
Sapere le cose in anticipo implica  mancanza di libertà e questo non è nei piani del Divino.
Quindi non possiamo sapere cosa succederà, né dovremmo volerlo sapere.
L’unica cosa certa è quindi che questa nostra  smania è, se non sempre, spesso, una perdita di tempo.
Impariamo  a spendere bene il tempo e ad abbracciare l’incertezza e a essere aperti al cambiamento.
Impariamo a perdere il controllo e a navigare l’onda del cambiamento.
Mai provato a camminare in una città senza una meta fissa???
Provatelo!
Vi stupirà dove verrete condotti e cosa potrete vedere ed assaporare …
Lasciamo che l’imprevedibilità la faccia da padrona, almeno ogni tanto, … che  il caso sia la forza che muove la nostra vita, facciamo sì che la nostra regola principale sia quella della spontaneità libera.
Anche il lavoro migliora.
Siamo fissati veramente fissati con alcune modalità rimbambenti e poco produttive.
L’idea di avere sempre tutto in ordine e che questo porti sempre e solo pace nella nostra giornata penso che la vita ce l’abbia smontata, senza che abbiamo imparato la lezione, tantissime volte …
Del resto a volte l’imprevisto, se riusciamo a vedere il lato B delle cose, quello diverso e positivo, spesso ci porta cose simpatiche e alternative…, mentre la ripetitività è noiosa.
Il lavoro  con un pizzico di divertimento,  un po’ di gioco e maggiore spontaneità è sicuramente più interessante, accattivante.
Immaginiamo un progetto nato  da un’idea spontanea,  che poi cambia mentre ci lavoriamo, tramite l’ idea di altri, prende solo nuova vita, nuova vita e va a  diventare qualcosa di completamente nuovo, che non avremmo mai  previsto, dandoci nuova forza e tante soddisfazioni …
La mia vita è  l’imprevedibilità della vita divina e porta sempre con sè qualcosa di unico, magico e meraviglioso.
E’ una vita aperta alle nuove possibilità, con porte che non avrei nemmeno potuto immaginare esistessero e oltre le quali a volte trovi le cose e persone più eccezionali che il Divino potesse offrirti.
Ho visto queste porte, le ho guardate con gioia, le ho valutate e le ho varcate con leggerezza e serenità divine …
È successo più e più volte e la cosa mi ha insegnato che è impossibile prevedere un percorso da fare quando non si può sapere dove ogni singolo passo ci porterà e cosa accadrà a tale percorso,  mentre lo percorriamo.
La stessa cosa a proposito delle relazioni; essere aperti verso gli sconosciuti, sono il nostro prossimo.
Ipotizziamo che abbiate pianificato del tutto la vostra giornata, perché siete una macchina da guerra in fatto di produttività.
E poi vi imbattete in una persona che non conoscete e che vi saluta e cerca dialogo.
Rispondete al saluto.
E adesso??
Avete una nuova opportunità: potete iniziare un dialogo e conoscere questa persona, ma questo contravviene alle vostre “regole di produzione”, perché se lo fate uscite dal vostro sentiero …
Ahi, ahi, cosa fate?
Di sicuro nella vostra testa attenersi ai piani è più produttivo e vi da il controllo  della giornata e quindi della vostra vita
Ma se parlate con quella persona potreste farvi un nuovo amico, trovare un ottimo ispiratore, imparare qualcosa che altrimenti non avreste mai imparato, imbattervi in un potenziale cliente che vi spalanca altre porte ed opportunità …
Ah, ma nella nostra testa questo è spesso troppo libertino e non contemplato …
Il Caos è creatività, e la creatività è caos: sono la stessa cosa.
Il lavoro creativo non passa attraverso i programmi vincolanti e il controllo razionale più ferreo e fermo.
Le persone geniali nel campo della creatività erano attentissimi ai dettagli, ma non hanno SICURAMENTE mai pianificato il verificarsi di un’idea…
I loro capolavori sono giunti dalla casualità, perché hanno esplorato sentieri che nessuno aveva mai preso in considerazione, perché hanno visto l’idea di altri e l’hanno girata in un modo tutto nuovo.
E’ la mancanza  di controllo che ci dà la possibilità di ricevere la visita della creatività e a lei consente di svilupparsi.
del resto è quando ci liberiamo dall’idea che gli altri ci faranno felici, che riusciamo ad apprezzare di più le persone e  stare bene in loro compagnia.
Controllo è spesso la sgradevole parola che ci riaffiora sulle labbra, anche nelle relazioni, un campo minato, nel quale siamo vittime di rabbia e frustrazione quando l’altro è imprevedibile e non fa quello che vorremmo che facesse.
Ci aspettiamo che gli altri ci rendano felici, che ci diano quello che noi vogliamo.
Quando la smettiamo e ci liberiamo di queste aspettative, iniziamo ad apprezzare la gente per quello che è,  e scopriamo il profumo e la bellezza, l’unicità di ogni persona.
Molte persone si disperano o scoraggiano quando succede qualcosa di imprevisto, quando qualcosa va storto, ma tutto questo non deve essere causa di frustrazione, ma di una lettura più positiva e aperta e i frutti non mancheranno di certo …
Dobbiamo lasciarci andare  e aspettarci  che le cose cambino e essere più pronti ad affrontare qualcosa che non va come avevamo pianificato e, quando succede, sorridiamoooo …
Accettate di non sapere cosa accadrà, perché questa è la libertà, la vera mitica libertà, così sconosciuta ai più …
Non sappiamo cosa fare oggi?
Concediamocelo!!!
Stiamo completamente liberi e vediamo cosa ci porta e propone la giornata attraverso il divino …
Quando non siamo concentrati su un risultato, abbiamo la possibilità di ottenere molti risultati e insperati.
Se lo facciamo ci apriamo a un’infinità di possibilità e, probabilmente, impareremo di più il rispetto  e la gioia in libertà.
L’Amore è la riprova di tutto questo: arriva e bussa al nostro cuore proprio quando siamo distratti e quindi lui trova spazio per parlarci, raggiungerci ed entrare nella nostra vita, facendola diventare di nuovo un meraviglioso canto …
Buon Caos e Amore nella piena libertà!!!
Amorevolmente,
nella Luce

ti***

 

Cercasi Sicurezze per vivere al meglio

“È lo stupido quello che è sempre sicuro,
e l’uomo sicuro quello che è sempre stupido.”

Henry Louis Mencken

Essere sicuramente sicuri di qualcosa è faticoso, di questi tempi,  e abbastanza raro, soprattutto nel nostro mondo femminile, dove a volte basta un alito di vento per scompaginare serenità che sembravano  consolidate e parte di noi …

Ma cos’è la sicurezza o l’insicurezza?
E’ quella vocina interiore che può smuoverti in una direzione o nell’altra facendoti sentire bene o al contrario un vero pasticcio universale.
Quando si scatena e ti dice dentro, per esempio,  che“non sei in grado di risolvere quel problema“, se con lei o meglio con te stesso non hai un rapporto centrato ti mette al tappeto con un bel gancio, così ben assestato; se al contrario tu sei ben allenato e pronto all’incontro, senza esitare inizi ad attivarti  e in breve quella voce, con le tue performance la metti a tacere.”
Capita a tutti noi di essere sommersi dai dubbi e dalle incertezze, alcuni generati da noi, altri dall’esterno, ma comunque in qualche maniera consegnati al nostro domicilio.
La sicurezza e l’insicurezza appartengono quindi a tutti, indistintamente, ma come dice la citazione, sono “coloro che ignorano” gli eterni sicuri, perché in genere, anche  le persone di maggiore successo e, solitamente sicure di sé,  si sentono a volte, di fronte agli imprevisti, terribilmente insicure.
E’ innegabile, comunque che alcuni di noi hanno, rispetto ad altri, maggiore fiducia e sicurezza in se stesse, che Leggi tutto…

Le Parole del silenzio

“Ho imparato il senso del silenzio
quando mi sono accorta che tutte le cose più importanti della mia vita
… si sono rotte senza far rumore.”
(Barbamaura)

 

« Basta, abbassa la voce! Non riesco a sentire nemmeno i miei pensieri! »
A volte ci capita di chiedere il silenzio a chi ci sta intorno o di esigere una minore ingerenza vocale e di presenza in alcuni momenti delle nostre giornate.
“Uff!!! Quanto parli!!!”
Può sembrare poco carino e a volte esprime anche degli stati d’animo  di frustrazione, ma richieste di questo tipo esprimono il nostro bisogno del “silenzio”, per concentrarci su quanto stiamo facendo o elaborando mentalmente …
Sono frasi che esplodono dal dentro per esternare un’esigenza  come :
« Non riesco a pensare, non riesco a concentrarmi.
Volete abbassare il tono della voce o addirittura stare un po’ zitti, per favore? ».
Il bisogno del vuoto, del silenzio è un bisogno profondo e fisiologico che fatichiamo a concederci, pur necessitandone parecchio …
In genere lo recuperiamo raramente e spesso in montagna, quando le altezze creano la “situazione giusta” per incontrarlo e “viverlo al meglio” …
Di lui abbiamo bisogno dentro, per ritrovarci e raccogliere spesso i frantumi della nostra vita e/o i pezzetti delle pagine che qualcuno ha strappato, senza quasi che ce ne accorgessimo, presi dal rumore dei nostri pensieri e di quelli altrui…
Se ascolti odi …
Allora finalmente senti il sussurro del vento e la voce dei tuoi pensieri …
Quando riusciamo a scendere, come sommozzatori nelle profondità dell’ oceano, giù,nel fondo e nella quiete di noi, quello che scopriamo ed incontriamo è stupefacente: i nostri pensieri, che sono tanti, scollegati spesso, … ma prepotentemente presenti e volteggianti in noi …
Si sentono forte e sono più sonori e più fastidiosi di qualunque rumore esterno e capaci di distrarci ancor di più.
Ne prendiamo consapevolezza durante la pratica di yoga o le meditazioni, quando lasciarli andare è a volte faticoso e impegnativo, soprattutto in alcune giornate …
Il rombo dei propri pensieri allora, può essere assordante e può sembrare pesantemente inarrestabile e Leggi tutto…

La Meditazione Zazen per creare contato con l’Assoluto

“Colui che è riuscito a spostare la montagna
ha iniziato spostando piccoli sassi.”

A volte esigiamo troppo da noi stessi, mentre altre preferiamo latitare e perderci nelle cose più futili, piuttosto che metterci in discussione e crescere.
Sicuramente percorrere una salita è faticoso, ma se non iniziamo mai, nulla mai sarà diverso nella nostra Vita … Leggi tutto…

Non piangere

“L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni;
e così noi vediamo magia e bellezza in loro,
ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi.”
                  K. Gibran

Sono nata femmina e ne sono sempre stata fiera e felice, perché potevo saltare, giocare, essere libera e felicemente me, … capace di urlare rincorrendo le farfalle in giardino, oppure di cantare, … di avere i capelli con quei riccioli morbidi e ribelli, e le lacrime che potevano scivolare e liberarmi dentro, senza sentirmi dire: “Non piangere” , “Ti prego, non farlo, non si può!!!”
Che parole odiose …
Quante volte ci escono dalla bocca o ce le siamo sentite dire quando avevamo qualche anno in meno …
Questa richiesta non è la risposta giusta al pianto né dei bambini, né di chiunque pianga …
Il pianto, proviamo a pensare, ci libera dentro, ci pulisce, ci toglie tensione, porta in superficie il sangue di Leggi tutto…

Avere il coraggio di ricominciare

“Niente impedirà al sole di sorgere di nuovo, neppure la notte più oscura.
Poichè oltre la nera cortina della notte c’è sempre un’alba che ci aspetta“.
Khalil Gibran

Adoro Gibran …
Mi ha accompagna per un certo tratto della mia vita di “Desigual”o capovolta, come ero solita definirmi io …
Avere contatti con l’oltre … e vivere questa normalità straordinaria, fin da piccoli,  può essere un dono meraviglioso o una sorta di beffa …
E’ un qualcosa che fa di te una persona straordinaria ed empatica a 1000, perché hai dentro la dolcezza del Cielo e la forza  e la leggerezza  degli elementi … e canti insieme alla pioggia o danzi con il vento … nonostante tutto …
Conosci il dolore e la sua potenza, ma più forte è in Te l’Essere Anima nell’Amore divino, quindi capace di Amare sempre, ma calata nel quotidiano e per questo spesso, spessissimo provata dalle fatiche inviate dall’altro, dal buio, per soffocarti e indurti a tacere o passare dalla sua parte…
Più  hai Luce dentro e più avverti che malgrado il buio tenti di avvolgerti e risucchiarti il sole c’è, ti appartiene e Leggi tutto…

css.php