Amarci e vivere al meglio

Il passato serve solo nella misura in cui  ci offre le basi per cambiare noi stessi
e quindi il Mondo. 

Oggi sono in una fase molto riflessiva e meditativa, a proposito di alcuni pensieri che mi frullano in testa, per alcune percezioni che a pelle sto ricevendo da alcuni giorni e che gli Arcangeli, purtroppo, mi confermano.
Sto avendo vari contatti con altre persone che camminano fedelmente incontro al Divino, ma nonostante gli abbracci dolci e fatti con trasporto, qualche parte di me coglie un qualcosa che fatico a definire, come se, in fondo a noi ci fosse un po’ di amarezza, di freddo, o di paura che ci fa vibrare non con la solita trasparente magica gioia.
Mi sto chiedendo perché, cosa sia e da dove provenga tutto questo…

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Saper Amare e sorridere

Siamo noi a decidere,
a scegliere e poi a pagarne le conseguenze o a raccoglierne, per primi, i frutti.

Felicità!
Non c’è nulla di più ricercato di lei e al tempo stesso di vacuo e instabile.
Quando finalmente riusciamo a vivere in piena sintonia con noi stessi e ci mettiamo nella condizione di cogliere appieno la felicità che alberga dentro di noi e quindi di sperimentarla, subito ci coglie un senso di smarrimento, come se pensassimo che si tratta solo di una breve parentesi, che presto svanirà, come se già presagissimo che qualcosa di terribile e temibile ci raggiungerà presto, per cancellarla dalle nostre giornate

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Amare si può


Cosa vuol dire essere innamorati?
Cosa significa amare veramente una persona, in una società in cui la parola amore è a dir poco inflazionata, e spesso usata a sproposito?
Vediamo di parlare ancora una volta di questo magico “stato di grazia”. 

Ahi, ahi, oggi ti chiacchiererà di un qualcosa di utile, ma sicuramente faticoso per moltissimi di noi e cioè di amore, separazione e tanto altro …
Che legame può esistere tra l’Amore, la separazione ed il divorzio?
C’è e si cela nel fatto che la separazione, fatta con consapevolezza è un atto d’amore e di estremo coraggio.
Coraggio, perché spesso si salta nel buio, un buio totale, che precede una nuova luce.
C’è l’ignoto che ci attende, il giorno in cui optiamo per questo grandissimo passo, e sta, pronto a ghermirci, proprio oltre quella decisione.
Decisione che cambierà inevitabilmente la nostra vita e anche quella dei nostri figli, che sono, in genere, la nostra preoccupazione maggiore, se ne abbiamo.
Ora, facendo questa scelta, non sappiamo quale direzione prenderà la nostra vita e non abbiamo più certezze, se non quella che vogliamo tagliare un rapporto incancrenito.
Abbiamo con noi, solo paure e speranze.
E Amore.
Amore, sì, perché quando si arriva ad una scelta così difficile, dietro ci sono tante notti insonni, tanti pensieri, tanti tentativi, andati a vuoto, che ci hanno dilaniato e spesso minato nelle nostre sicurezze  e nell’autostima.
Si può decidere, come nel mio caso, di farlo come gesto estremo di amore verso l’altra persona, che vive con i piedi in due scarpe, come avrebbe detto mia nonna, senza avere nemmeno lontanamente l’idea di stare ledendo non una, ma ben due donne contemporaneamente.
In realtà è un Amore che ci appartiene, perché prima che verso l’altro, tagliare una relazione malata è amare noi stessi ed i nostri  figli,  compiendo una scelta che, ci auguriamo, ci porti nella direzione della tanto desiderata serenità, che ci spetta, come a tutti.
Se restassimo, l’unica cosa che ci spetterebbe,  sarebbero le lacrime, i calzini sporchi, le camice o le mutande da lavare e stirare.
E non aggiungo altro.
Sadica?
No, incornicio semplicemente il quadro, in maniera diretta, materiale, del cosa ci comporta il restare.
Lo facciamo quindi per amore, per rientrare in quell’ordine cosmico di stare bene o meglio in quel ciclo di tranquillità, nel quale siamo nati, ed a cui dovremmo appartenere tutti, nessuno escluso.
Non si può vivere infelici.
Non si deve, mai.
Il dolore, ricordiamocelo bene, non viene da Dio.
Quindi, una relazione che ci procura dolore non è buona e va troncata, per il bene di tutte le persone coinvolte.
A volte, soprattutto noi donne, pensiamo di rimanere in questa condizione di amarezza, dolore perenne, per non togliere qualcosa ai figli e per mostrare che siamo nati per crescere anche nella tenacia e nell’adattamento.
Sicuramente sì, siamo nati anche per questo, ma c’è tenacia e tenacia, così come esistono varie forme di adattamento, ma sicuramente valevoli nella misura in cui, ci portano ad un equilibrio positivo e quindi ad un benessere, alla espressione della nostra felicità, non al suicidio.
Qualsiasi aspetto non positivo, non appartiene né alla Luce, né alla nostra essenza divina.
E’ grave pensare quindi dare ai figli l’infelicità, come esempio di adattamento,oppure la finzione e la bugia come fossero un clima naturale tra le mura di casa.
Se pensiamo, poi, che i figli, piccoli o grandi che siano, non abbiano intuito cosa sta accadendo tra le mura di casa, togliamocelo dalla testa: noi donne li abbiamo generati ed essi, almeno fino ad un certo punto della loro esistenza(fino a quando non li abbiamo diseducati e rieducati secondo gli schemi ed i pregiudizi sociali che ci appartengono) sono empatici e sentono qualsiasi vibrazione nasca, parta e si aggiri tra le nostre viscere.
Stanno al gioco ed imparano a “barare” ed è una cosa riprovevole.
Insegniamo loro, proprio usando gli affetti, ciò che di più bello possa esistere per il genere umano, a fingere e a diventare adulti affettivamente corrotti e persi.
Nooooo!
E’ ora di finirla.
Quanti meccanismi scattano mantenendo queste realtà familiari alla deriva,meccanismi che poi pagheremo, quando passeremo, alla inevitabile separazione posticipata o tardiva?
E’ inutile attendere, perché l’amputazione in qualche modo avverrà oppure ci sarà un’implosione spaventosa dello stesso nucleo, al completo, che coinvolgerà veramente tutte le persone coinvolte.
Sì quindi a tagli rapidi, veloci, una volta constata l’impossibilità alla rimarginazione del nucleo.
E’ solo dopo tanto dolore che si arriva a questa decisione e non può essere che un atto d’amore e di coraggio a spingerci in quella direzione.
Cosa succede poi?
Di tutto!

In genere, nella stragrande maggioranza dei casi è in questa fase, che emergono i nostri reali profili e abbiamo quindi modo di visualizzare appieno i tratti belli o abominevoli di noi stessi e dell’altro.
Se l’ex si comporta da “canaglia”, beh, non prendiamocela, ma ringraziamo il cielo di non dover più convivere sotto lo stesso tetto e impariamo a tirare un bel sospiro di sollievo, per la fortuna attuale, e abbandoniamo qualsiasi idea di ripicca, per non agganciarci alle sue dinamiche ed esche.
Le meschinerie che l’altro mette in gioco, non illudiamoci, gli appartengono, gli sono sempre appartenute, ed ora, che giochiamo a carte scoperte le sta solo manifestando: vivevamo con un baro e lo dobbiamo solo accogliere come verità.
Per molti di noi, è un periodo di forte conflitto, di rabbia e di rancore, sentimenti repressi che vengono a galla, facendo, a volte, veri e gravi danni.
Ecco perché poi diciamo che i figli dei separati sono “individuabili”: perché loro stanno nel mezzo della guerra dei “Roses”.
Il nostro Amore dovrebbe aiutarci a saper lasciare andare, a non agganciarci a tutte quelle reazioni incontrollate che l’altro sollecita, proprio per il nostro equilibrio mentale ed il bene supremo dei figli, anche a costo di perderli, per un po’.
Una volta cresciuti, torneranno e più grandi e saggi di prima.
Entrare nel pieno del conflitto, invece, li renderà meschini, opportunisti, doppiogiochisti e tanto altro.
Vogliamo questo?
Non credo proprio, quindi evitiamo “tutte le situazioni” fatte per questioni di principio.
Non è sano.
Ma oggi non voglio soffermarmi su questo, voglio andare oltre, immaginando insieme, che tutti noi separati/divorziati, superato questo periodo iniziale della separazione, ed i successivi, per chi li ha, ci si ritrovi  finalmente, una bella mattina, predisposti per un nuovo amore.
Abbiamo fatto pace con la situazione precedente, ci siamo riscoperti e ora vogliamo ricominciare.
Bene.
“Bene un cavolo, ti, non è per nulla semplice!”, brontolerà ora qualcuno di voi.
E’ vero, concordo, per tutti noi è bellissimo, a parole, ma peccato che non sia affatto semplice, soprattutto per chi ha dei figli.
Perché?
Beh, diciamoci la verità: i figli sono probabilmente un dono inestimabile per chi li ha, ma sono un “pacchetto optional “ per chi arriva e deve entrare nella famiglia.
Dissacrante?
No, realista.
Ci sono fatiche e difficoltà, che vengono a toccare entrambe le parti coinvolte, cioè sia chi ha dei figli, e vuole trovare un nuovo compagno di vita,e sia il compagno o la compagna di vita che arriva, e che deve accettare la sua posizione nelle retrovie della classifica, prendendosi in carico una situazione per intero.
Perché è vero che i genitori restiamo noi, ora soprattutto, come generanti, perché chi arriva deve in qualche modo trovare un suo posto all’interno del menage familiare.
Noi donne siamo più versatili, anzi molto.
L’uomo no, un po’ meno, concedetemelo maschietti.
Per le donne single, con figli, è più complesso trovare nuovamente l’amore, questo perché gli uomini, in genere, si spaventano di più, rispetto alle donne, davanti a certe situazioni.
Una donna con figli è una donna sicuramente più, beh, impegnativa, sia dal punto di vista emotivo, che pratico, rispetto ad una donna single, senza figli.
Di contro troviamo che ha, sicuramente, meno pretese e fa meno capricci: non ne ha il tempo.
Scherzo!!!
Invece, gli uomini single, con figli, sono un’eccellente attrattiva per il nostro spirito “infermieristico” femminile, quindi i maschietti sono indubbiamente facilitati nell’incontrare altre donne, disposte a fare le madri, anche in modalità a volte assurde.
Di contro c’è che potrebbero non accettare di non essere sul podio delle attenzioni dell’uomo in questione, eh sì, perché mica tutte sono Penelope.
Insomma, lo so, oggi sono particolarmente realista e quindi maliziosamente veritiera, ma dobbiamo saperlo ed accettare tutti i pro e i contro, di sempre,come in tutte le situazioni.
Se guardiamo, cioè affrontiamo senza stereotipi, di nessun genere, questa situazione in sé, possiamo notare delle rigidità, che sono comuni a tutti.
Chi arriva, non importa se un lui o una lei, in un contesto che era già stato strutturato, poi destrutturato, e ricompattato si trova di fronte a vere ed oggettive difficoltà:

  1. Fin dove arrivare con questi bambini/ragazzi?
  2. … quindi qual è la giusta distanza?
  3. Sul podio familiare, quale posto dovrà occupare?
  4. Reggerà l’essere piazzato/piazzata magari in una posizione, diciamo non prima?
  5. Ci saranno scelte e rapporti con l’altro genitore che andranno solo rispettate
  6. Accogliere ogni cosa con Amore e quindi con la Pace interiore, che rende capaci di trovare un posto, in qualsiasi contesto, sentendoci apposto, a casa, bene.

Sono tutte difficoltà concrete e reali, per molti di noi separati/divorziati, che si aggiungono a quelle, variabili delle variabili, date dalla personalità dei soggetti coinvolti, dalla complessità della situazione, cioè dall’iter burocratico del divorzio avvenuto o ancora in essere.
E per chi sta dall’altra parte, come vanno le cose?
Domanda di riserva??
Beh, anche chi sta dall’altro lato non si sente in vacanza, perché incontra anche lui/lei delle difficoltà oggettive:

  • Dove incontrare una persona interessante?
  • Come fare a trovare  il tempo per frequentarla e conoscerla, tra il compito di Pierino e la pallavolo di Cinzia?
  • Quando, come e dopo quanto, se … si deve o si potrà presentarla ai figli?
  • Dilemma peggiore? Capire se questa persona può essere adatta anche per i propri figli!
  • Accettare, in prima persona, che il nuovo amore,entri nell’ordine familiare attuale, che occupi un suo posto, senza
  • Fare mai paragoni con i vissuti precedenti e le figure coinvolte.

Ci vuole fiducia, ma soprattutto essere grandi dentro e innamorati veramente, prima di sé, poi degli altri, perché quello che ho, un po’ironicamente dipinto, è un quadretto indubbiamente complesso e se una delle variabili fosse poi che entrambi hanno dei figli, la difficoltà di incontrarsi e di conoscersi aumentano esponenzialmente.
Perché?
Cerchiamo di scoprirlo e coglierlo insieme.
Mille domande, soprattutto per chi ha dei figli.
(Sarà buono con i miei bambini? Posso fidarmi? Li amerà davvero, anche se …?Rispetterà i ruoli? Non si stuferà di me perché non ho abbastanza tempo? Mi capirà,quando dovrò rinunciare ad una cena, ad fine settimana tutto nostro speciale,per la tonsillite virale di Paolino o la malattia immaginaria di Fabiola? Ecco alcune delle domande di rito).

Chi sta dall’altra parte, spesso inconsapevole di tutto questo, a sua volta comunque si domanda se sarà in grado di sostenere tutto il“pacchetto”, perché è impegnativo.
Anche qui, come nel caso della separazione, ritengo che anche una nuova relazione sia un atto d’amore e di coraggio veramente grandi, unici, anzi: forse maggiori di quello precedente.
Anche in questo caso dovremo applicare l’Amore verso l’altro e verso noi stessi e ci vorrà coraggio, perché nonostante le mille difficoltà, che vediamo, ci dovremo lasciare andare e iniziare a camminare insieme.
Vittimismi e paure, quindi mettiamoli al bando e concediamoci tutto, con amorevole Amore.
Ma visto che , sono in vena di scrivere a proposito di questo argomento acchiappante, vediamo da vicino altri aspetti, che ho anticipato prima.

1- Dove la/lo incontro?

Le occasioni per incontrare l’amore non sono così rare, come pensiamo.

Sicuramente chi frequenta più ambienti, magari per lavoro, o chi si iscrive a corsi vari ha più possibilità statistiche, almeno così si dice o meglio scrive, di incontrare la sua anima gemella, ma, tranquilli, anche chi non cerca l’amore e fa altro o tende ad isolarsi non è per forza destinato a stare solo: se il Cielo ha scelto una nuova persona per lui/lei, stiamo tranquilli che l’Amore busserà anche alla sua porta.
Basta la vita quotidiana, pura e semplice, a consegnarci tutte le occasioni e credo siano gli incontri più belli. Altro scoglio, me lo sento ripetere tantissimo nelle vostre lettere o dalle amiche:
“Eh, ma io ora sono grassa, chi mi prende più? “ , oppure “sono vecchia/o” o“sono pelato e ho la pancia” “Già, tu dici così, perché sei minuta.”
Beh, il ridicolo è che io ho sperimentato di nuovo l’Amore, dopo la separazione, senza averlo assolutamente cercato e soprattutto, senza averlo riconosciuto.
Ricordiamoci che l’amore arriva quando NOI CI AMIAMO.
Quando abbiamo stima di noi, di come siamo dentro e fuori, l’amore ci riconoscerà.
Chi si ama sorride di più e il sorriso attira sempre positività.
Io, quando arrivò di nuovo, non lo riconobbi, non mi accorsi che mi corteggiava, ma ti è fatta così, e fu lui a dichiararsi, altrimenti avremmo fatto le calende greche.
E’ entrato ed uscito dalla mia vita, oggi credo, dopo quattro anni e mezzo, nel“giusto tempo”, che ci era dato di accompagnarci.
Dobbiamo lasciare ogni forma di apprensione e stare certi che qualsiasi cosa ci spetti l’Universo ce lo concederà, senza torcerci neppure un capello.
Là dove c’è dolore e sofferenza è il nostro Libero Arbitrio che entra in gioco e crea casini, di varia entità e natura.
Se non arriva è perché sovente noi lo rallentiamo in qualche modo, magari con le paure, legate al passato.
Tagliareeee!
Altrimenti creiamo un Karma infinito.

2- E il tempo? “Non ho tempo” , frase classica.
 Ti non ha mai avuto problemi di tempo, di nessun genere.
Proviamo a concederci il tempo, quindi a conoscerne meglio il valore, ad usarlo in maniera più attenta, inventandocelo anche, perché sovente lo sciupiamo, riservandolo “ai falsi doveri”, quindi a un qualcosa che ci affonda.
Questa del tempo, mi dispiace, ma è una delle scuse più usate e quella che regge veramente meno.
Una cena, un caffè, un aperitivo, una colazione, le commissioni insieme… se davvero si vuole passare del tempo con una persona, una “quadra” la si trova sempre.

3- Altra domanda da un milione di dollari? Sìììììì!!!

Potrò fidarmi?

Oppure: ”Sarò in grado?”

SE il Cielo ci manda una nuova storia è perché siamo pronti!
Dobbiamo entrare nell’ottica che anche noi facciamo parte dei “cicli” che regolano la vita quaggiù.
Poi, ricordiamoci, che nella vita qualche rischio bisogna pur assumerselo,capito “Ponzi Pilati”???
Certo non abbiamo la sfera di cristallo, né la bacchetta magica, ma insomma: vogliamo vivere?
Quindi, con una dose di prudenza, non eccessiva e maniacale, passetti continui, tempo utile, qualche emicrania in più, sto scherzando, e un po’ di sana fantasia e follia e tanta fiducia in ciò che ci viene inviato dall’Universo e sicuramente, se deve essere sarà.
Tutto va accolto e assaporato, dosato e bilanciato, al fine di osservarlo più da lontano e vedere cosa ci mostra, senza quelle modalità spasmodiche ed ordinarie a cui siamo stati cresciuti ed educati.

4- E se ci si scopre geloso/a dei suoi bambini?
Ahi, ahi, ahi!
I bambini esistono e sono un’altra cosa.
Abbiamo ruoli diversi, quindi con chi competiamo, con nasini colanti e compiti?
Loro possono o essere accolti nella nuova coppia senza problemi o possono invece essere motivo di accuse e recriminazioni, il che non va, nella maniera più assoluta.
Ci chiedevamo se ci avrebbe lasciati?
Beh, stiamo sicuri che se entriamo in competizione con i figli, facciamo scenate ogni tre per due, non ci muoviamo con amorevolezza verso tutti, la sfera di cristallo non serve, per prevedere la solitudine all’orizzonte e sarà poi inutile piangere e recriminare, per un qualcosa di “cercato”.
Beh, l’amore sappiate che non ha limiti e chi ha figli, chi vi incontrerà e s’innamorerà di voi, amerà anche i vostri figli senza se e senza ma, quindi non inventateveli voi, ecco perché ribadisco:

“INNAMORATI DI TE, DELLA VITA E DOPO DI CHI VUOI. “

Allora non conoscerai le paturnie mentali, i capricci, le ripicche, le meschinerie, né la servitù, ma solo il camminare veramente mano nella mano, sia sotto il sole, che nelle giornate di pioggia (che saranno comunque poche, visto il cambio climatico in atto), con lui/lei e chi vi sta intorno, se c’è.
Buona rinascita e scoperta dell’Amore a tutti!

Amorevolmente ti**** degli Angeli

Costruire un nuovo Mondo

Da un po’ di tempo desideravo riprendere il discorso legato al cambiamento, partendo da alcune considerazioni che non vanno indubbiamente sottovalutate nell’iter della nostra trasformazione.
Come mi rammenterete voi:” Ma non ci parli un sacco di volte di trasformazione, di cambiamento, modifiche varie? “
Sì è vero, ma oggi lo voglio riprendere partendo da alcuni punti che mi sono segnata, e che mi sono stati suggeriti qua e là, leggendo alcune pagine di pubblicazioni, che ritengo validissime per la nostra trasformazione.
Tutti sicuramente abbiamo sentito parlare di quello che probabilmente scriverò oggi, ma il problema è che non ne teniamo conto e quindi non ce ne serviamo assolutamente.

  1. L’importanza della creatività.
     “L’essere umano dev’essere creativo perché la Divinità si esprime nella creatività”, fu scritto.
    Ed è vero.
    Gli Arcangeli mi chiedono e mi spingono ad esprimerla continuamente, un po’ in tutto: in cucina, nell’arredo, nell’abbigliamento personale, nei regali …
    E’ pensiero loro che quando un uomo non esprime la propria creatività,  vuol dire che sta discendendo le scale della sua evoluzione e se noi vogliamo preparare un’umanità per domani, per un salto evolutivo, abbiamo bisogno di una nuova educazione in cui rinforzare l’aspetto creativo.
    Forse per questo i nostri bambini sono“poverissimi” dal punto di vista umano, non solo divino,  e nella gestione delle proprie emozioni e faticano a cogliere e comprendere quelle altrui.
    Se l’emozione non viene colta nel suo profondo e vissuta bene, non c’è empatia e questo distrugge il cammino animico, la crescita spirituale.
    I giochi e le sollecitazioni limitate a cui li sottoponiamo, stanno facendo morire la loro creatività e con essa anche l’aspetto relazionali e prima ancora spirituale.
    Lo spirito è puro colore.
    E’ arte.
    E’ fantasia.

    E’ partecipazione alla vera natura Divina, quindi al suo potere creativo.
    I nostri bambini, infatti, sono spontaneamente e tendenzialmente molto creativi, ma a causa della nostra educazione sbagliata, il loro pensiero si cristallizza e presto, da adulti, si ritroveranno con una creatività molto più bassa rispetto all’infanzia.
    Il che è deleterio.
    Bambini che non si sporcano.

Piccoli che non sanno tenere le forbici ed armeggiare con colori e materiali vari.
E’ necessario ritornare  a farli“pasticciare”, usando il nostro vocabolario adulto, perché non muoiano dentro e lascino uscire la fantasiosa creatività, quella che potrà salvarli anche dalla disoccupazione, perché, una cosa che non abbiamo capito è che le cose stanno cambiando rapidamente e spesso il lavoro non può essere il solito, ma qualcosa di unico, di alternativo, di veramente propositivo e accrescitivo, quindi utile per chi lo progetta, lo realizza e lo propone e per chi se ne servirà poi.
“La creatività è un senso di libertà, permette di capire che la vita dev’essere vissuta”.

2. Il rispetto e l’amore per la Pachamama, cioè la nostra grande, grandissima Madre Terra.
Sta scritto in un testo di un famoso autore andino: “… l’uomo fa parte della Terra, noi siamo usciti dalla Terra e un giorno torneremo con i nostri corpi alla Terra, questa è la legge naturale, la legge biologica. Noi dobbiamo pensare che i nostri piedi sono sempre appoggiati sulla Terra anche se il nostro pensiero si rivolge in alto. I grandi miracoli della vita avvengono solo sulla Terra, non in cielo. Per questo gli uomini devono imparare a onorare la Terra.
Per questo dobbiamo insegnare un’altra volta ai nostri bambini a trovare la radice dei loro antenati.”
Che bello, ricominciare a partecipare realmente ai suoi cicli.
Parliamo quindi di radici.
Radici non significa mantenere quegli attaccamenti, simili a quelli delle sanguisughe, verso la propria famiglia d’origine, cosa alla quale siamo solitamente educati, ma intese come il poter mantenere quei legami, che un tempo ci appartenevano, per esempio alla terra, agli elementi, ai doni infiniti ed alle guarigioni ad essi sottesi.
Era il conservare ciò che l’Uomo aveva un tempo tratto dalla natura, dai suoi cicli e stagioni , e che sapeva vivere, condividere e tramandare.
Oggi i bambini pensano che il latte lo produca il supermercato e che le mucche siano viola, come nella pubblicità del cioccolato Milka.
C’è poco da ridere.
Ho fatto un sondaggio e moltissimi tra di noi, adulti e ragazzi, non sono a conoscenza della stagionalità di frutti ed ortaggi.
Mica male, no?
Come possiamo pensare di mangiare al meglio, se non sappiamo scegliere nemmeno la frutta di stagione?
La ciclicità serve, per il nostro benessere, per conservare la salute, far funzionare al meglio il sistema immunitario, ma se penso che le fragole crescano sempre, le prugne anche e le albicocche siano non stop, sicuramente non mangerò al meglio e non in maniera positiva per il mio fisico.
Sembrano banalità, ma non è così.
In campagna o in quello che di lei resta, alcune esperienze e cibi, ancora restano, ma nelle città, nelle grandi città, dinamiche, caotiche e votate al cibo veloce no.
Tutto ha un senso e dobbiamo riscoprirlo e velocemente.
Il nostro spirito è legato alla Terra, ne fa parte, ma lo abbiamo dimenticato e quindi lo stiamo tradendo e gli stiamo rendendo ogni cosa estremamente faticosa e pericolosa, sia per lei, che per il genere umano e id conseguenza, per tutte le specie viventi.

3. L’importanza della Donna, di noi donne, in tutto questo cambiamento.
Si dice infatti di noi:
“L’amore che ha una donna ogni volta che fa qualsiasi azione è una forza  tremenda che nutre il pianeta e al tempo stesso l’Universo.
La donna è la colonna fondamentale della società, non soltanto dal punto di vista fisico, ma soprattutto dal punto di vista spirituale perché l’energia che libera la donna è 25 volte più alta di quella che libera l’uomo.
Solo che la donna usa questa energia per dare amore.”
Qualche dubbio in proposito?
Amore?
Lo so, qualcuno tra noi ora sta scuotendo sicuramente il capo.
Quello attuale è sicuramente da evolvere, perché si tratta di un Amore veicolato, nel corso dei secoli, verso una forma di dipendenza servile, di schiavitù, di cui la storia, ad ogni sua pagina ci narra.
Donne baratto, usate come oggetti per avere matrimoni di convenienza legati ai possedimenti e al potere politico, economico o storico.
Parlo, o meglio scrivo, di una votata al martirio, una donna educata a rispettare certe convenzioni sociali, a rientrare sempre e comunque nell’ambito degli schemi e dei pregiudizi secolari, in ogni campo e settore, sia che si tratti delle relazionali personali, oppure nei rapporti familiari, o delle ideologie politiche, o in campo lavorativo: sappiamo che c’è e c’è stata da tempi ormai immemorabili, questa politica, chiamiamola così, di esigere da lei certe mansioni e certi comportamenti.
E’ tempo di promuovere uno sconvolgente cambiamento.
E’ doveroso verso la nostra grandissima e meravigliosa essenza divina e verso noi stesse; è savio che ci affranchiamo veramente, da certi luoghi comuni e diveniamo,senza rabbia o voglia di vendetta, ma semplicemente come convinte sostenitrici del nostro compito ed impegno, vere portavoce di ciò che di più bello rappresentiamo: il Cielo ed il Creato.
Il 21 dicembre 2012 è stata la fine di un’era, non, come si è creduto, la fine del mondo, ma la semplice chiusura di un ciclo, ormai esaurito, esausto, sostituito da un altro, quello odierno, che cambierà le sorti della Terra e del nostro cammino.
Non utilizzo il condizionale, perché, malgrado le lamentele generali, io ne faccio parte, lavoro ardentemente per portarlo avanti e ci credo fermamente.
Per me è un fatto “fattibile”, non auspicabile.
Nelle zone andine si parla di “era aurea”, del mito del ritorno di “Inkari”,cioè il ritorno dei governanti che molti secoli fa costruirono una delle società più perfette del pianeta, ma che furono distrutti dai popoli guerrieri.
Una società pacifista, amichevole e fraterna, che ora sta tornando.
Non importa come pensiamo di chiamarci, se Inkari, o Guerrieri della Luce o altro, l’importante è che ci rivestiamo di Luce e lavoriamo, in maniera pacifica,  per questo sconvolgimento del pianeta e dell’intera esistenza, che così, puntata solo al materiale, a scapito dello spirituale, non funziona e non ci porta sicuramente a Dio e alla nostra vera perfezione.

4. Anche a livello economico le cose cambieranno e ci saranno molte comuni, cioè spazi condivisi e condivisibili.
La Terra verrà di nuovo coltivata in maniera più rispettosa e ogni risorsa sarà utilizzata con maggiore attenzione e gratitudine.
 L’economia non-profit, ovvero al servizio degli altri, sarà sempre più presente in questo mutamento di prospettiva, ed infatti, già oggi, anche le botteghe solidali ed i loro prodotti, stanno prendendo sempre più piede e vengono apprezzate da un numero indubbiamente crescente, di persone.

E’ iltempo che gli onesti trovino finalmente il coraggio di farsi avanti e quindi dicambiare le cose in tanti settori, per esempio, anche in ambito politico;  la politica dev’essere al servizio delpopolo.
I politici di domani, anche se oggi magari stentiamo anche solo  a pensarlo, saranno molto diversi da quelli acui siamo abituati, poiché anziché fare i propri interessi, lavoreranno inaccordo con il volere del popolo, per il benessere comune, della collettività.

5. Le religioni dovranno dare un sostanziale supporto alla nostra Spiritualità, imparando a sostenere la tolleranza.
La tolleranza?
Sì, e non parlo tanto e solo di quella razziale o culturale, ma veramente radicale, cosa che le religioni, attualmente, hanno dimenticato, sebbene i grandi pensatori spirituali avessero lasciato all’umanità un messaggio di pace, un messaggio travisato per interessi e fini diversi.

6. Siamo venuti come espressione di Dio, per portare Amore, Armonia e Pace, vivere in pace, ma così non è stato, almeno non secondo lo spirito del Cielo.
Siamo pezzi unici di un unico immenso puzzle e ciascuno ha il meraviglioso compito di essere se stesso,seguendo il proprio cammino, partecipando al progetto divino su di noi e sul Mondo.
Per farlo è importante che l’uomo si esprima, sempre, comunque, soprattutto attraverso la sua creatività, che è espressione di quella divina.
In questo nuovo Mondo, in movimento, la Donna avrà una grossa parte, come ho anticipato prima (vedi punto 3) perché aiuterà e sosterrà la creazione di un nuovo modello di famiglia, di una nuova unione tra uomo e donna, di una storia che finalmente generi coppie felici e rapporti soddisfacenti per entrambi.
La schiavitù, la dipendenza emotive, che vanno ancora per la maggiore, sono scorrette, così come le violenze, le prevaricazioni, i ricatti, le segregazioni sessuali.
La donna merita il rispetto dagli uomini, cosa che in molte parti del mondo ancora oggi non c’è.
Per originare tutto questo, le donne devono svegliarsi e riprendere il loro cammino, modificando l’educazione maschile, quell’educazione che noi stesse impartiamo ai maschi e di cui poi paghiamo le conseguenze.
I pregiudizi secolari, da cui vengono le nostre realtà, sono quindi, lo ribadisco, alimentati proprio dalla stessa donna, che poi ne subisce gli effetti.
L’amore e la corporeità verranno finalmente compresi e vissuti nella loro accezione divina, come completamento pieno, quindi mezzo per guarirsi e guarire e per partecipare, e quindi conoscere sempre meglio, la nostra vera natura divina e quella di tutto il creato.
Amorevolmente ti**** degli Angeli

Questa è tutta un’altra storia.

Ho inserito la scrittura e la lettura di fiabe, favole, storie antiche, che parlano di noi, in perfetta e piena sintonia con gli Arcangeli, perché è giunto il tempo di lasciare che i nostri bambini si approccino a questo mondo non reputandolo più solo e come una porta aperta su un immaginario fantastico, fine a sé, ma bensì come un “rientro, un ritorno al reale, attraverso quelle che, in altri testi, spesso Sacri, vengono chiamate e  considerate come parabole educative.
Già, perché ogni storia è un insegnamento, un vero gesto di “magia creativa” antichissima.

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Preconcetti e cambiamento

Ciò che abbiamo formulato e consolidato nel tempo
e più difficile da smantellare perfino di un atomo. Sooob!

Il lavoro che ci attende oggi è particolarmente impegnativo,per cui vi invito a mettervi comodi e riflettere con me , grazie al supporto degli Angeli, che cercheranno di illuminare le nostre menti, con tutte le informazioni e riflessioni che vorranno donarci.
Abbiamo certezze nella nostra vita?
Sicuramente sì e parecchie.
E da dove ci arrivano.
Scommetto che tutti stiamo pensando :”Da me!”.
Ebbene no.
Nella condizione attuale, di incarnati, ci confrontiamo quotidianamente con una realtà sicuramente complessa, multiforme ed in varia e continua evoluzione, dove però ci illudiamo di essere originali, mentre in realtà facciamo e pensiamo tutti allo stesso modo.
CGià, perché ciascuno di noi, preso singolarmente, è restio al cambiamento, quindi tende ad agire in maniera omologata.
Mentre la nostra totalità umana si muove e si trasforma, ognuno di noi vorrebbe rimanere abbarbicato al suo palo, soprattutto quando ha ottenuto certe gratificazioni,rassicuranti, come denaro, amore, un buon lavoro, una bella casa  e una vita “normalmente serena”.
 Di fronte alla novità ci sentiamo quindi spesso svenire e così, la nostra mente, pietosamente, ricorre ad alcuni strumenti psicologici, o chiamiamoli espedienti, per semplificarcela ed“addomesticarla”.
Gli schemi mentali, i pregiudizi consolidati e gli stereotipi fanno appunto parte di questi strumenti, cioè di queste nostre “ancore di salvezza”.
Sono venuta a conoscenza, ad un corso, di un esperimento, che vi riporterò brevemente, un po’ come fosse una storiella, che sicuramente ci illumina e ci spiega molto bene come scattano e funzionano certe dinamiche interiori e soprattutto come sono in grado di sabotarci e bloccarci.
Prima di tutto chiediamoci:
“ Che cos’è un pregiudizio?
E che cosa un preconcetto?”

Partiamo dal preconcetto,utilizzando proprio l’etimologia di questa parola.
E’ una sorta di giudizio che nasce nella nostra mente, sotto forma di idea o di giudizio, in maniera del tutto irrazionale, partendo dalle nostre prevenzioni,convinzioni, dai nostri sentimenti istintivi ed emozioni, senza che ne abbiamo ancora e veramente fatto l’esperienza.
Ad un certo punto, in noi scatta qualcosa che ci porta a mettere etichette su barattoli, di cui, in realtà, non conosciamo ancora il contenuto.
Il barattolo, vuoi per la forma, il colore, o altro ci rammenta qualcosa, quindi lo associamo a qualcosa, che ci fa pensare che dentro ci sia della marmellata, oppure della maionese o del pesto.
Ognuno ha i suoi barattoli e le sue salse.

Il pregiudizio è proprio il “giudizio prematuro”, cioè fatto prima che ci sia una conoscenza profonda, quindi un qualcosa di parziale, basato su argomenti insufficienti o su una loro non completa o indiretta conoscenza.

Ma ecco cosa si può scoprire da un esperimento condotto su alcune scimmie.
In uno spazio circoscritto vennero messe 4 scimmie e una scala aperta, con sopra un casco di banane.

  1. Una scimmia, notando i frutti, salì sulla scala,cercando di afferrare un frutto.
  2. Nell’immediato venne riversata dell’acqua ghiacciata sulle restanti 3 scimmie, che stavano sotto, ai piedi della scala.
  3. Da quel momento, ogni volta che una di loro cercava di salire sulla scala, per afferrare la frutta, le altre 3 la aggredivano e la picchiavano.
  4. Le scimmie avevano sperimentato l’acqua ghiacciata e associandola al gesto di prendere le banane, non volevano accadesse di nuovo il gelicidio.
  5. Le scimmie avevano imparato, con la doccia ghiacciata, che non dovevano salire sulla scala.

Gli scienziati tolsero allora una scimmia dalla stanza e la sostituirono con una nuova scimmietta, ignara dell’esperimento.

  1. Ovviamente essa tentò di prendere la banana.
  2. Appena iniziò la salita, le altre l’aggredirono, non volendo una doccia fredda, che avevano comunque sperimentato una volta.
  3. Così, molto presto, anche la nuova scimmia, imparò che non doveva salire sulla scala.

Successivamente avvenne un’altra sostituzione, in modo che ora ci fossero nella gabbia 2 scimmie consapevoli della doccia gelata e 2 inconsapevoli, di cui una ormai“cosciente” che sulla scala non si poteva salire ( non sapeva perché, ma così andava fatto).

  1. La nuova arrivata tentò la salita, ma venne bloccata con violenza dalle altre 3.
  2. In breve tempo smise di cercare di salire, per evitare le botte.

Alla fine dell’esperimento, anche le ultime due scimmie vennero sostituite.
Cosa accadde?
Le scimmie continuarono ad aggredirsi ogni volta che una di loro, affamata, cercava di salire sulla scala, pur non sapendo il perché …
Ormai, nessuna di loro aveva fatto esperienza diretta dell’acqua ghiacciata, ma il comportamento aggressivo trasmesso dalle altre ogni qual volta che una di loro tentava di salire era diventato un ottimo deterrente.
Questo esperimento è veramente unico e ci dimostra cosa e quanto possono su di noi, proprio come sulle scimmie, i condizionamenti sociali, di cui i pregiudizi ed i preconcetti fanno parte.
Noi, che cosa ci stiamo raccontando e tramandando?
Noi, spessissimo, non conosciamo la realtà direttamente, ma in maniera mediata dalle rappresentazioni che ci formiamo di essa attraverso gli altri e l’educazione consapevole o inconsapevole che ci viene offerta dalla più tenera età.
Le nostre rappresentazioni mentali le costruiamo partendo sì dalla realtà, ma non coincidono con essa: esse sono il risultato di come la nostra mente filtrai dati dell’esperienza, a seconda del contesto da cui li estrapola, del loro valore affettivo, delle associazioni con altre informazioni già in nostro possesso.
E cosa ci guida nel filtrare?
Moltissimi fattori
: caratteristiche psicologiche, schemi, conoscenze dirette o mediate, emozioni, lavori inconsci, la nostra cultura, le persone che ci stanno vicino o con cui interagiamo …
Ogni istante il nostro cervello, come un processore, ci lavora sopra, elabora,rielabora, trasforma un numero impressionante di informazioni e produce un risultato.
Molto di questo lavoro è inconsapevole,quasi automatico.
Si crea così una mostruosa banca dati, dove vengono catalogati ed archiviati per creare poi pensieri, credenze, opinioni e giudizi che ci guidano nell’affrontare il mondo, ossia le nostre “mappe mentali”.
I pregiudizi ed i preconcetti diventeranno poi le scorciatoie, della nostra mente.

Si dice:

“La strada raggiunge ogni luogo, la scorciatoia uno solo. “(J.Richardson)
Ed è così.
Spesso abbiamo poco tempo e quindi non possiamo aspettare di avere tutti i dati a nostra disposizione per formularci un’idea su qualcosa (non infilerò il dito in tutte le prese, per verificare se effettivamente ogni volta prendo la scossa),quindi attingiamo dalle “scorciatoie mentali”, ossia dai nostri processi di valutazione, semplificati, che ci permettano di giudicare e agire rapidamente.
Di queste “scorciatoie della mente” fanno parte appunto i pregiudizi , gli stereotipi e i preconcetti.
Essi sono una visione semplificata, ma spesso anche distorta, molto distorta, della realtà.
Il tragico è che ne possediamo di personali e di collettivi ( come le scimmie).
E’ così che bolliamo le persone,formuliamo su di loro pensieri, spesso senza esperienza o dati sufficienti,così come su fatti, avvenimenti.
Questo nostro comportamento può essere più o meno errato, sfavorevole o favorevole.
Cosa voglio dire?
Semplicemente che tutto questo ci porta a considerare in un modo limitato o sfavorevole alcune persone, a causa della loro appartenenza ad un gruppo diverso dal nostro, e in maniera invece eccellente altre perché rientrano in clan simili o uguali ai nostri. Gli stereotipi.
Gli stereotipi sono i mattoncini con cui costruiamo la casa del nostro pregiudizio:sono semplificazioni grossolane e rigide, rispetto alle caratteristiche delle persone o dei gruppi.
Cosa ci guida in tutto questo?
La paura.
La paura di cosa?
Del diverso, del diseguale, dell’alieno( ricordiamo l’introverso dell’articolo precedente?).
Anche la cultura, naturalmente, ha la sua importanza in tutto questo.
Presente le espressioni:

“attento all’uomo nero”, “fai attenzione al lupo, perché è cattivo”, “guarda che ti mangia!”, “le oche sono cretine” e così via?

Pregiudizi e stereotipi li creiamo per necessità, perché hanno importanti funzioni a livello psicologico e sociale, perché contribuiscono al mantenimento della nostra stabilità, dell’equilibrio sociale, garantendo alle persone la salvaguardia delle proprie posizioni.
Chi farebbe entrare nella propria cerchia di amici l’Uomo nero, quando ci viene detto che il nero è da temere, perché è brutto e cattivo?
Nessuno.
Ed intere generazione sono cresciute con queste “storie” nella testa.
Nascono così tutte le favole e le leggende su mostri, orchi, “uomini neri”,così lontani, così diversi, la cui mostruosità è ben visibile e riconoscibile,a partire dall’aspetto esteriore.
Peccato che poi la realtà sia un tantino diversa o meglio: meno male!!!
Quante volte, e ci sarà sicuramente capitato, nessuno escluso, di aver dato fiducia alle persone sbagliate, proprio a causa dei pregiudizi, o non si vuole vedere quello che è sotto i nostri occhi: sembrava tanto una brava persona, di buona famiglia, così simile a noi!
Einstein diceva:” È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.”
Sob!
Siamo messi bene.
Quando i dati della nostra esperienza non sono in linea con le nostre convinzioni interiori, proviamo veramente uno stato di disagio interiore,un fastidio enorme, che ci porta o a distorcere i dati per non mettere in crisi le nostre idee, o a elaborare una nuova lettura che integri le nuove informazioni.
Tutto deve quadrare.
E allora?
Beh, se è naturale, nella nostra condizione attuale, sviluppare pregiudizi, è anche necessario elevarsi al di sopra di essi per crescere, cambiare e rimettersi in movimento in maniera nuova e costruttiva.
Presente quanti pregiudizi abbiamo?
Introversi, stranieri, senzatetto, disabili, persone con certi tratti somatici,chi ha i capelli rossi, le persone con problemi psichici, gli amanti dei gatti neri, tutte persone che possiamo ritenere pericolose, strane, inferiori.
Anche i pregiudizi positivi possono essere altrettanto fallaci: possiamo pensare che bancari, medici, poliziotti siano persone “per bene”, anche se purtroppo non è sempre così.
I più radicati?
Sicuramente i  pregiudizi etnici e razziali, quelli che impediscono la fratellanza divina.
Sopravvivono in forme più sottili e mascherate, che tendono a mantenere a distanza, più o meno educatamente, ciò che è percepito come diverso, ritenendo implicitamente che la nostra cultura e i nostri valori siano in qualche modo“superiori” a quelli degli altri.
Così avvenne la colonizzazione ed i genocidi.

Abbiamo poi gli stereotipi nazionali: gli inglesi allora sono riservati e ben disciplinati,i francesi intellettuali e orgogliosi, gli italiani poco educati, chiassoni,simpatici e confusionari.
E noi donne?
Un po’ cretine, emotive, sensibili, predisposte ai lavori di cura, patite della moda e dello shopping selvaggio, negate per la guida o i lavori tecnici ed informatici.
Gli uomini invece?
Beh, quelli sarebbero forti, tecnologicamente speciali, aggressivi, sportivi sempre, innamorati dei motori, allergici alle emozioni e alle chiacchiere,affetti da orticaria per le smancerie da femmina.
Ma le cose stanno realmente così?
A ciascuno di noi, l’ardua sentenza.
Sicuramente se confrontiamo un gruppo d’inglesi e uno di turisti italiani, da una parte vedremo riservatezza e ordine, dall’altra maggiore espansività e anarchia, ma l’errore sta che nel credere che tutti gli inglesi siano così e tutti gli italiani cosà.
Le varianti e le variabili ci sono e da entrambi i lati e forse esulano proprio dalle nostre statistiche mentali personali, sociali e culturali.
Se sapessimo osservare con occhio generoso certi preconcetti che viaggiano tra gruppi sociali, politici o di altra natura, ci accorgeremmo che a volte rasentiamo veramente la calunnia.
Le caratteristiche “stereotipate” del maschile e del femminile possono avere qualcosa a che fare con la differenza tra gli uomini e le donne, ma è una differenza biologica, innata, oppure culturale e appresa?
Un grosso problema è, per esempio che, più la cultura ci immerge in un determinato modello più inconsapevolmente tendiamo a farlo nostro e quindi a comportarci davvero in un certo modo “stereotipato”.
Un continuo e silenzioso processo di interiorizzazione degli stereotipi li rende talmente parte di noi, che diventano veramente limitanti e “pericolosi”.
Pensiamo alla differenza enorme tra giochi maschili e giochi femminili, tra richieste fatte in famiglia, alle ragazze e quelle fatte ai ragazzi.
Due pianeti ormai consolidati come distanti e inavvicinabili.
Questo vale anche per i pregiudizi contro le minoranze.
Pregiudizi e stereotipi ci rendono schiavi
Gli stereotipi non sono solo una chiave per interpretare la realtà, ma la creano:loro ci dicono cosa è “normale” e cosa non lo è.
Normale è che una donna faccia figlia, anormale che non ne desideri.
Giusto e conveniente è che ci si sposi a una certa età e si muoia ad un’altra.
Immaginiamo quanti sensi di colpa può avere una donna che preferisca la carriera al fare figli, alla cura della casa, o quante difficoltà possono ancora incontrare nella nostra società le “coppie miste” o gli omosessuali.
Dobbiamo tener presente la strettissima connessione che c’è tra pregiudizi e discriminazione, ovvero il trattamento differenziale che hanno le persone nella società in base a sesso, razza, religione e altre caratteristiche individuali odi gruppo.
Non bisogna sottovalutare il potere in tutto questo, della cultura, del linguaggio, dei mass media, che continuando a veicolare stereotipi e pregiudizi, li giustificano, li rafforzano o peggio ancora li “normalizzano”.
Molte persone purtroppo scambiano le opinioni fondate sui preconcetti con i veri ragionamenti: un ragionamento fa avanzare la nostra conoscenza della realtà, mentre i pregiudizi la fossilizzano. Quando si pensa e ci si confronta veramente con l’altro, non ci si ritrova mai al punto di partenza, ma sempre un passo in avanti nell’integrazione di vecchie e nuove idee e informazioni.
Quello che si genera è qualcosa di nuovo, diverso, che ci arricchisce.
Quando si rimane prigionieri di pregiudizi e stereotipi, invece, il nostro pensiero non può che collassare su se stesso e non facciamo altro che confermare le nostre visioni parziali o errate.
In generale, i pregiudizi bloccano le nostri menti come le nostre società,impedendo qualsiasi cambiamento ed evoluzione, e nulla è più preoccupante di una società sempre uguale a se stessa, o di una persona che non cambia mai idea.
Continuiamo ad affrontare nuove realtà, con pensieri e pregiudizi vecchi,ritenendole oro colato, come fossero immutabili, vere, uniche.
Ci scattano dentro e le applichiamo, senza nemmeno sapere quando sono nate,come e perché, proprio come le scimmiette, che si picchiavano e si impedivano a vicenda di salire sulla scala, senza sapere il motivo, il perché e chi avesse ingenerato questo controllo violento.
Non siamo educati alla creatività personale, ad una nostra modalità di guardare, pensare e valutare le cose.
Le passioni dovrebbero guidare veramente la nostra vita, ma spessissimo non è così.
Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli dichiarò:
“Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi”.
“Posso offrirti una tazza di tè?” gli domandò il maestro.
E incominciò a versare il tè da una teiera.
Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò.
“Ma che cosa fai?” sbottò il filosofo.
“Non vedi che la tazza é piena?”
“Come questa tazza” disse il maestro “anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualcos’altro..
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”

La mente non può che fare riferimento al passato e al noto: tutto ciò che riceve, lo interpreta alla luce delle precedenti esperienze ed opinioni.
In tal modo ci impedisce un approccio diretto e fresco della realtà.
Se non svuotiamo le nostre testone, non c’è modo di apprendere nulla di veramente nuovo.
Viviamo con le teste farcite di pregiudizi, preconcetti e stereotipi e ben poco di nuovo ci sta.
Qualcuno dice che più siamo e diamo valore alle cose del nostro passato, che ci hanno tramandato, più la nostra vita non è non sarà mai realmente la nostra.
Dobbiamo essere più aperti.
Credere di più in noi.
Lasciare più spazio all’intuizione, alla creatività vere.
Iniziare a pensare con la nostra testa, andando contro corrente, uscendo dal branco, con coraggio, senza temere il giudizio degli altri.
Così è e sarà possibile raggiungere il nostro casco di banane, salire sula scala, senza paura di essere aggrediti ed isolati dal resto del branco.
Dobbiamo essere come i salmoni, capaci di risalire la corrente.
Dobbiamo uscire dagli stereotipi della certezza, per iniziare a vivere davvero la nostra magica e mitica Vita.
Amorevolmente ti*** degli Angeli

Svoltare si può e si deve

Scelgo la Pace, come mia somma compagna interiore

“Anno nuovo, Vita Nuova!”
Chissà quante volte ce lo siamo detti,  senza fare poi seguire alle frasi di rito, i giusti comportamenti.
I nostri cambiamenti sono così sempre stati sparuti, contenuti, procrastinati con cura sottile, se non addirittura evitati, perché li abbiamo comunque sempre temuti.
Ora però è tempo!
Tempo di fare un bel repulisti per riprendere il nostro cammino nella maniera più corretta possibile.
Pronti per le pulizie indispensabili di inizio anno?
Ebbene ci siamo!
Questo è il tempo e non si può temporeggiare oltre, nonostante i timori reconditi e la scabrosità di questo argomento e la scelta che lo sottende.
La prima cosa da fare è far scattare una sorta di pulizia proprio tra le persone che ci stanno vicino e che siamo ormai consapevoli, da tempo, che ci danneggiano, ci ostacolano, ci rallentano, ci “buttano giù”.
Dobbiamo circondarci finalmente di persone positive, di persone potenzianti, e prendere le distanze da coloro che ci tolgono energia e vogliono,consapevolmente o inconsapevolmente abbatterci, come condomini obsoleti.
Oggi consiglio, in modo categorico, drastico, di allontanarci da queste persone, soprattutto se ci stanno danneggiando, e per farlo, dobbiamo certamente aumentare la nostra sicurezza interiore.
Come? Lavorandoci!
Ci sono tre cose che fanno una differenza incredibile, nell’aiutarci a generare quella sicurezza che tanto desideriamo.
La prima cosa è la chiarezza interiore.
Una persona sicura di sé, quindi poco strumentalizzabile, è una persona che ha una buona chiarezza interiore, cioè sa chi è, è consapevole di cosa desidera dalla Vita e sa perfettamente dove sta andando con le sue scelte.
Ha obiettivi saldi e ben chiari ed crede sempre fermamente in qualcosa, per cui lotta tenacemente.
La chiarezza ci conferisce potere, una forza che difficilmente può essere aggredita e smantellata dagli altri.
Se so chi sono, cosa voglio e dove vado nessun consiglio o critica, può distogliermi dal mio cammino e dai miei obiettivi.
Anche l’autostima è presente e mi sorregge in tutto questo percorso.
Così tutto è più facile e noi ci sentiamo come guidati o attratti, come si trattasse di una calamita, da tutto ciò in cui crediamo.
Il secondo aspetto,altrettanto importante è il nostro “comportamento”,cioè quello che facciamo, per esempio, attraverso i pensieri, che, credo sappiamo, ci identificano.
Noi siamo la somma dei nostri pensieri più frequenti, più ricorrenti ( e questi spessissimo sono influenzati dalle 5 persone con cui abbiamo più contatti, ecco perché è importantissimo che abbiamo accanto persone potenzianti, non destabilizzanti!).
Quello che noi pensiamo, determinerà un risultato, il quale traccerà il nostro profilo di persona “sicura di sé”, forte, decisa oppure incerta, insicura,fragile.
Quindi dobbiamo stare molto attenti ai pensieri che ci attraversano, che fluttuano nella nostra mente, ogni giorno, di fronte ad ogni evento reale o supposto tale, perché la Vita viene influenzata principalmente da 2 cose: le cose che ci capitano e le cose che noi, in prima persona, facciamo accadere.
Spesso questi eventi sono il frutto delle nostre reazioni di fronte alle prime,cioè a come reagiamo di fronte alle cose che ci accadono, che la Vita ci propina.
La terza cosa è la competenza,quella parte che ci appartiene quando abbiamo acquisito conoscenze ed abilità tali, per cui sappiamo come muoverci, cosa dire, come comportarci, perché siamo capaci.
Sono strumenti validissimi, indispensabili, produttivi, che ci fanno muovere con una certa serenità e quindi in un modo sempre chiaro, sereno, proficuo.
Sono bagagli che abbiamo interiorizzato, sperimentandoli, sia a livello concettuale, che emotivo e che quindi ci appartengono appieno ed hanno creato in noi,  equilibrio e stabilità perfetta e serena.
La competenza è quindi dovuta a quello che sappiamo, più l’esperienza, e questo fa davvero la differenza.
E poi c’è sicuramente l’azione, perché muovendoci, cominciamo a riportare dei successi, anche piccoli, ma continui, costanti.
Anche i fallimenti si possono sommare, quando li abbiamo saputi leggere nella giusta maniera, ai mattoncini utili per creare il nostro sé e generare competenza.
Le lezioni della Vita ci aumentano di spessore e quindi ci rendono migliori,più consapevoli, più competenti, quindi capaci di comportarci in maniera abile ed adeguata, oltre che chiara.
Un altro aspetto importante è poi la coerenza.
Questi 3 ingredienti base, ci richiedono poi di essere congruenti, cioè di avere dei valori e di perseguirli senza indugio, credendoci, perché rinnegarli ci mina nelle nostre sicurezze, corrode le nostre fondamenta e ci rende creature di terracotta, fragili e friabili.
L’inconscio non ama l’incongruenza.
Ogni volta che disattendiamo i valori e gli obiettivi che dovrebbero appartenerci,una parte di noi è scontenta, si sente minacciata, scossa da una nostra modalità che ci rende imprevedibili, quindi da temere perché instabili.
Dove c’è instabilità l’insicurezza si insinua, alimentata dalla nostra incoerenza e tutto questo ingenera poi poca chiarezza interiore.
Così entriamo nel ciclo del cane che si morde la coda.
Inizieremo a giustificarci, a scusarci con la parte giudicante di noi, a raccontarcela e quindi finiremo con l’entrare in certi vortici che generano una vita che si discosta dai nostri sogni, una vita che subiamo, che non vogliamo,ma  che in fin dei conti finiamo con l’accettare,accontentandoci, perché non riusciamo più ad uscire da certi schemi.
Prendere in mano la propria Vita!
E’ questa l’occasione, ad inizio d’Anno, per dare una svolta.
Incominciamo ad applicare queste tre C e presto le cose cambieranno e ci sentiremo più sicuri, e pronti a vivere davvero la Vita dei nostri sogni.
Ma per essere sicuri dentro, non solo dobbiamo metterci in moto, ma dobbiamo lavorarci e prima ancora crederci.

Se non ci crediamo noi, in prima persona, stiamo certi che gli altri ci crederanno meno ancora e mai e poi mai ci sosterranno in questo nostro cambiamento e cammino.
E allora, cosa aspettiamo?
Buonissimo cambiamento e proficuo lavoro per tutti!
Amorevolmente ti*** degli Angeli

Prometto a me stesso

Essere se stessi è concedersi l’alba di un nuovo giorno.
Essere se stessi è il dono più grande
che possiamo fare al Mondo.

Prometti a te stesso, da oggi, 
di essere così forte
che nulla potrà distruggere
la serenità della tua mente

Prometti a te stesso 
di parlare di salute, felicità,  prosperità, bontà,
bellezza e di amore ad ogni persona che incontrerai 

Prometti a te stesso 
di fare sentire a tutti i tuoi amici
che c’è qualcosa di grande in loro.

Prometti a te stesso 
di lottare sempre,
perché il tuo ottimismo diventi realtà.

Prometti a te stesso
di essere entusiasta del lavoro
e del successo degli altri,
come lo sei tu del tuo.

Prometti a te stesso
che farai sentire tutti coloro che incontri,
persone speciali.

Prometti a te stesso
di guardare sempre il lato positivo delle cose,
così da rendere l’ottimismo realtà.

Prometti a te stesso di pensare solo al meglio,
di lavorare solo al meglio
e di aspettarti solo il meglio, sempre.


Prometti anche a te stesso
di dimenticare gli errori del passato,
per guardare a quanto di grande puoi fare ora,
per il futuro

Promettiti 
di essere sereno in ogni circostanza
e di regalare un sorriso
ad ogni creatura che incontri

Prometti a te stesso, 
di dedicare così tanto tempo
a migliorare il tuo carattere,
da non avere tempo per criticare gli altri.

Ed infine, prometti a te stesso
di essere troppo grande per le preoccupazioni,
troppo nobile per la rabbia,
troppo forte per la paura,
e troppo felice per lasciare “ancora” che il dolore
ed i problemi occupino la tua mente .

Promettiti di fare tutto questo e molto altro, per Amarti
e Amare il prossimo!!!
Dal testo di Christian L. Larson, liberamente riadattato.

Si può SVOLTARE!!
Basta crederci e iniziare il percorso passo dopo passo (anche con la Neve e il Gelicidio).
Nella nostra Società, pur parlando moltissimo di Benessere, Felicità, Pace ed Amore, non si punta al suo raggiungimento, almeno non come ci si aspetterebbe.

Sai qual è il vero segreto per essere se stessi e far risplendere la propria essenza, l’unica veramente in grado di cambiare il volto della nostra storia, sia personale, che di tutto quanto il genere umano?
Semplicemente liberare la propria vita dalle credenze e convinzioni limitanti, che appesantiscono la nostra vera natura.

Cosa vuoi promettere oggi a te stesso?

Scrivilo nei commenti, qui sotto a questa prima pagina, del Nuovo Anno e se puoi, acquista l’Agenda per camminare in sinergia con Loro, incontro ad un Te, veramente unico, felice e innamorato della Vita.

Sta scritto, sulla copertina dell’Agenda Angelica, del 2019, nata per guidarci, giorno dopo giorno al cambiamento:
 “Devi ESSERE IL CAMBIAMENTO, CHE VUOI VEDERE NEL MONDO”
                                                                                     Dagli insegnamenti del                                                                                                 Mahatma Gandhi.

Namastè!!! Con Amore grande 

ti*** degli Angeli

È l’Augurio Divino e mio per TUTTI  noi!

Scelgo di non giudicare e di non essere giudicato.

Quante volte ci siamo sentiti e visti accusati apertamente dai nostri genitori, dai familiari, dai nostri prof., dal compagno/a o dalle persone con cui ci siamo trovati ad interagire?
Sovente.
Essere apostrofati con parole chiave, tipo:
“E’ colpa tua, è inutile che lo neghi, questa cosa non sei proprio capace di farla!”
Oppure: “E’ inutile che ti ostini, non sei portato/a per queste cose!”
Il giudizio è la cosa più frequente e ricorrente, soprattutto nelle nostre dinamiche relazionali, ordinarie.
Fin da piccoli ci cade addosso come una sentenza e noi abbiamo una paura tremenda del giudizio altrui, da chiunque venga formulato …
E’’ proprio a causa di questa paura assurda, che moltissimi di noi, non vivono la loro vera vita, ma rimangono ai box, pronti a rientrare nell’anonimato più completo, piuttosto che dover essere vagliati e smembrati con affermazioni che sentono e vivono come gratuite, ma alle quali non riescono e non possono non dare ascolto, adito.
Già a scuola, il risultato di una verifica, comporta il sentirsi nell’occhio del ciclone, quindi giudicati …, anche se non attraverso la parola, ma una formula numerica …
Se poi a casa le reazioni non sono verbalmente e umanamente “gradevoli”, ecco che diventano un rinforno pesante, destinato a creare ulteriori pesantezze e fatiche.
Ecco allora che un voto, una pagella scolastica, diventa così l’anticipo di una pagella generale, di vita.
Se le nostre prestazioni non sono conformi agli standard generali, quindi inferiori a ciò che noi desideravamo per noi stessi, oppure a ciò che la famiglia si aspettava, la situazione diventa veramente faticosa e lascia segni indelebili, segni che ci portano a cercare tutti i modi e le strategie per evitare il giudizio, quindi ci spinge all’immobilità, onde evitare poi “il voto” finale o in itinere.
Questo modo di voler rendere tutto oggettivo, ci spinge a vivere e credere che certi esiti ci debbano accomunare tutti, perché se i più arrivano fino a lì, tutti dobbiamo arrivarci e quelli e solo quelli sono gli standard giusti per me, per te, per noi, per tutti.
Non li hai raggiunti?
Ahi, ahi, sei perso.
Questo è un qualcosa che ci condizionerà per la vita intera.
Ci sentiamo e sentiremo sempre al centro del mirino.
Forse dovremmo iniziare ad osservare questa dinamica da un’altra prospettiva.
Chi ci giudica ci osserva dal suo punto di vista e secondo le strutture mentali che gli appartengono.
Già questo potrebbe farci arrivare alla conclusione che non formula qualcosa di oggettivo, ma bensì di soggettivo, di qualsiasi cosa si tratti, almeno in certi ambiti.
Se chiedo il colore del vestito che indosso, tranne che la persona non sia daltonica, mi verrà risposto per esempio giallo da tutti i miei interlocutori, ma subito dopo ciascuno di loro sarà libero di esprimersi ed allora avrò un commento che mi riporta che è proprio un bel giallo, perché incontra i canoni di gradevolezza del valutante, verso quel colore, oppure che fa schifo, se quella persona non lo ama, o ancora che è proprio bello, senza vincoli, se l’altra persona ama il giallo, a prescindere dalle sue gradazioni e sfumature.
Questo esempio, credo ci porti a riflettere.
Ognuno giudica partendo e consultando la “sua mappa mentale”,  quella che si è creato partendo da ciò che lui ha conosciuto del mondo e nel mondo.
Giudichiamo partendo dalla nostra parziale visione delle cose, dalle nostre sensazioni, che sono soggettive, e legate al nostro passato e, purtroppo, a volte, anche ad un poco d’invidia.
Come ho scritto nella frase d’apertura di Madre Teresa:
“ Se giudichi le persone, non avrai mai tempo per amarle veramente”.
Già!!
Più formuliamo giudizi, più cavilliamo e meno accogliamo e quindi amiamo.
Amare comporta l’accettare l’altro senza scandagliare, senza sminuzzare, senza fare nessun tipo di controllo d’origine e qualità …
Si ama e basta!
E Madre Teresa amava tutti, dal lebbroso, al sano, dal povero, al ricco.
Il non giudizio rientra nella modalità dell’Amorevolezza incondizionata e quindi sia del dare che del ricevere gioioso, nella Luce piena.
C’è una storia, molto simpatica, che ci presenta al meglio la condizione in cui possiamo vivere se diamo troppo peso alle parole altrui e che, d’altro canto, attesta molto bene come il giudizio sia mutevole e legato alle persone che incontriamo.
E’ di Charlie Chaplin … Leggi tutto…

Accetto il mio Ego.

Gli Arcangeli oggi chiedono che vi parli dell’Ego, di una parte di noi che sta frenando, come sempre, la nostra ascesa e la nostra presa in carico di una modalità nuova di essere, di crescere, di vivere e di amare, in modo da poterci rapidamente avvicinare alle dinamiche e alle scie luminose del Cielo.
Sinceramente passerei volentieri la mano, perché riuscire ad inquadrarlo e quindi smontarlo, per poi rigenerarlo e farvelo osservare da altre prospettive, mi spaventa un po’…
E’ parlare di un fantasma che ci attanaglia e ci “perseguita”, ma di cui spesso non ce ne avvediamo.
E’ una parte di noi, così come siamo messi ora, che spesso ci controlla e distrugge la nostra ascesa spirituale.
Di chi sto parlando?
Di un mostro?
No!
Sto parlando dell’Ego, cioè di quella vocina interiore che spesso lavora a favore del Libero Arbitrio sfrenato, contro la nostra disponibilità piena ai “piani del Cielo.”
Questa volta non lo aggredirò, perché fa comunque parte di noi, ma cercherò di avvicinarlo in maniera tale da riuscire a farcelo visualizzare al meglio, per prenderci confidenza (almeno lo spero), ed “amarlo” e farlo quindi interagire al meglio con ciascuno di noi.
L’Ego è colui che ci fa dire al nostro innamorato/innamorata:” Mi ami? Ma quanto mi ami??”
E’ forte e vuole spazio, conferme.
Lui è veramente il nostro migliore e peggiore nemico, è un casino … e ci rende caotica la Vita.
Individuarlo è intrigante e faticoso, perché si sa occultare talmente bene, che spesso non ci accorgiamo assolutamente di avergli lasciato carta bianca e di essere quindi in suo potere, in piena balia dei suoi meccanismi …
Quando vuole qualcosa, sa come fare, è un maestro di bravura in questo senso e sa avvalersi di meccanismi unici, oserei dire, come fosse una macchina: sofisticati.
Incominciamo con il dire che durante la nostra crescita lui è stato un eccellente alleato, perché ci ha permesso a volte di non lasciarci “interamente diseducare” dalle modalità sociali vigenti.
Ribelle, ci ha dato quella spinta a porre dei freni alle interferenze esterne, agli schemi e pregiudizi sociali, che altrimenti sarebbero veramente infiniti, dentro ognuno di noi.
So che tutti, quando iniziamo un percorso spirituale gli dichiariamo guerra, disseppellendo l’ascia del “Mo’ ti ammazzo”, … per poi spessissimo riporla esausti o lasciar comunque perdere quella che avvertiamo come una battaglia “persa”, soprattutto se il nostro sembra piuttosto corpulento.
Non è così.
Non lo dobbiamo cancellare dal nostro dentro, né evitare sempre come fosse la peste, ma imparare a gestirlo.
Oggi voglio spezzare una lancia in sua favore.
Più gli facciamo la guerra e più lui cercherà di marcarci da vicino, con risultati solitamente favorevolissimi a lui.
Vale quindi la pena di cercare di approcciarlo in altra maniera, guardando il suo lato o meglio lati “utili”.
Lui è sopravvivenza, è un appoggio, se però lo conosciamo e quindi lo adoperiamo per noi, non contro di noi…

  • Ecco quindi la prima cosa da fare è veramente: essere consapevoli che sappiamo e possiamo imparare a gestirlo.
    La convivenza è assodata.
    E’ un inquilino difficile da sfrattare e quindi meglio capirlo e farselo amico.
  • Il secondo è quello quindi di riconoscere i nostri comportamenti egocentrici, che scattano dentro e partono quindi dal nostro profondo, proprio per camminare con lui.
  • Osservarli e quindi essere più presenti a quanto ci accade, a come viviamo ed affrontiamo le cose, quando lui è l’accompagnatore del nostro tour. Questo ci farà essere più distaccati da lui, perché scatta la consapevolezza e quindi la possibilità di gestirlo al meglio, di sfruttare gli aspetti positivi del suo modo di operare.

Come?
Beh, ci sono dei comportamenti da osservare attentamente e accettare che ci stiamo muovendo solo per suo volere, non per spirito altruistico, amore, amorevolezza incondizionate.
Per esempio?
Per esempio qunado:

  1. Agiamo per dimostrare.
    Qualsiasi iniziativa stiamo sostenendo, lui è in quel preciso momento, il padrone indiscusso di noi, e noi ci ritroviamo a fare una cosa, non per Amore, in maniera disinteressata, ma perché, in fondo, vogliamo essere riconosciuti, gratificati.
    Ecco allora l’antidoto.
    Ogni volta che stiamo per fare qualcosa, impariamo a chiederci:

“Lo sto per fare in maniera disinteressata, per me o per dimostrare qualcosa a qualcuno?”
“Lo faccio perché amo questa situazione, questa persona, … in maniera quindi incondizionata o lo faccio per me?”
Non è una domanda da poco.
Se lo faccio per dimostrare qualcosa agli altri o a qualcuno in particolare,  sto seguendo i suoi binari, quelli dell’Ego, e quello che faccio non sarà mai abbastanza, non sortirà mai gli effetti sperati, desiderati,  e mai verrà quindi apprezzato a sufficienza e da tutti.
Quando agiamo in questo modo ci facciamo carico di una modalità di muoverci che diventa poi di una vita intera, vale a dire che per tutta la nostra esistenza cercheremo di rendere felici gli altri, per sentirci apposto, appagati, gratificati, riconosciuti, considerati ok.

  1. Cerchiamo di occultare i nostri limiti.
    Cosa significa? Che siamo pronti ad immolarci pur di non ammettere che abbiamo dei limiti.
    Quando per esempio scegliamo dei comportamenti che riteniamo socialmente molto apprezzati o condivisi come eccellenti, per esempio quello di avere più figli, farsi carico di persone affaticate, volere gestire a tutti i costi un ammalato terminale, … spesso crediamo di farlo in nome di uno “spirito amorevole”, mentre in realtà vogliamo “dimostrare” che siamo così, come la società ci vorrebbe e se ci sentiamo affaticati, cerchiamo in tutti i modi di occultare questa nostra situazione, questo affaticamento, perché sarebbe un venir meno, uno sminuirci, un gettare la spugna.
    Non possiamo concederci di non farcela e questo è l’Ego a chiedercelo, non il Cielo, non l’Amore incondizionato verso noi stessi o gli altri.
    Antidoto sarà quindi quindi quello di individuare i nostri limiti, per ascoltarli, accoglierli, abbracciarli e quindi superarli nella modalità che riterremo ogni volta più adatta a oi, più adeguata.
  2. Vogliamo essere visti, a tutti i costi, distinguerci.
    Da piccoli lo manifestiamo con azioni senza senso, pianti improvvisi, strilli, piedi che danzano la rabbia più pura …
    Siamo alla ricerca semplicemente di attenzioni e questo, sotto un certo aspetto, è più normale, ma da adulti un po’ meno.
    Quanti di noi vivono di selfie …
    Perché?
    Cosa cercano?
    Un posto al sole e questo è l’Ego che lo richiede e lo pretende a gran voce.
  3. Vogliamo essere migliori degli altri.
    Questo significa darsi dei livelli e non voler mai scendere, chiedere a noi stessi di vivere in un eterno stato di competizione, di competitività volta solo a primeggiare.

Il pensiero che spesso ci accompagna, in questi frangenti è:”Non esiste che io sia, dia, faccia, risulti… meno di lui/lei.”
E’ una gara senza esclusione di colpi, nella quale prima che verso l’altro, manco verso me stesso: non mi concedo il diritto di sbagliare, di essere a volte meno del possibile, né di potere, per i più svariati motivi, essere meno prestante del solito.
L’essere il meglio non è sbagliato, anzi, lo stesso Spirito punta a quello, ma sbagliata è la modalità, il fine ultimo di questo mio desiderio.

  1. Altra forma dell’Ego, molto forte è quella di voler fare tutti contenti.
    Non è possibile!!
    Se ci aspettiamo che tutti siano soddisfatti di noi, contenti di ciò che facciamo, beh, questo è un traguardo logorante, veramente impossibile ed improponibile, che spesso però pretendiamo da noi stessi, spinti da questa nostra parte, che desidera sempre un posto al sole.
    All’inizio, anche se in maniera inconsapevole, credo di averlo in parte sperimentato, quando desideravo poter cambiare la Vita a chiunque leggesse queste mie pagine …, per riaccendere la Luce interiore, e per riportare tutti al Sé supremo, ma così non è, non può essere.
    Siamo creature, esseri umani in divenire, con centinaia di storie e di Libertà …, quindi pronti a fare, dire, muoversi nelle più svariate modalità.
    Ora non mi chiedo più come sia possibile che qualcuno non colga il senso di ciò che scrivo, né mi aspetto che tutti si attivino subito e/o sappiano vedere i numerosissimi segnali Angelici …
    Per me sono assodati, sono parte integrante di me e perfino un silenzio dei miei Custodi ha un messaggio, è un modo di parlarmi, ma non per gli altri, per la stragrande maggioranza delle persone.
    I numeri sono un codice straordinario, eppure moltissime persone non li vedono, non li colgono nella loro validità piena; anche se li consultano, non mettono in pratica, non notano la direzionalità dei numeri frequenti, non li sentono parte della propria vita e della propria quotidianità.
    C’è chi non si accorge che oggi ricorrono, per esempio, i numeri con l’8, perché il Cielo mi sta invitando ad accogliere l’abbondanza in arrivo, per esempio mostrandomi un 808, piuttosto che un 88 o un semplice 8; domani magari mi verrà sottolineato l’arrivo del cambiamento attraverso le infinite combinazioni del 5 e così via …
    Gli Arcangeli si sbracciano, si “inventano” per noi, ma siamo cechi, sordi, zoppi … beh, diciamo veramente unici nella nostra multiforme sconnessione terrena al nostro Mondo “superiore”.
    Siamo diversissimi, quindi è veramente anacronistico il chiedere/pretendere di essere chiari con tutti, capiti da tutti, simpatici – accolti – raggiunti da tutti.
  2. L’ultima cosa che voglio affrontare oggi è quella che, quando ci muoviamo con l’Ego, vogliamo avere sempre ragione.
    Questa, purtroppo, è una dinamica parecchio diffusa e guasta tantissimo i rapporti sia in generale, che in maniera più specifica, negli ambiti lavorativi, affettivi e/o creativi.
    Quando vogliamo avere ragione, non accettiamo ciò che l’altro ci offre, non importa cosa: un lavoro, se viene da questa persona non va bene, un regalo, non è ben accetto, un pensiero è sconclusionato a prescindere …insomma non c’è nulla di suo che possa farci mettere in movimento positivamente e quindi farci giungere allo scambio e tanto meno all’accoglienza.
    Noi siamo i detentori della verità, stop.
    Quello che pensiamo noi è legge, quello che sappiamo è l’eccellenza, quello che facciamo è solo ed esclusivamente la cosa unica e giusta da fare.
    In realtà, ognuno di noi ha una sua visione del Mondo e noi dobbiamo rispettare questo fatto e amarlo, accoglierlo; la verità assoluta non esiste e siamo qui per completarci a vicenda e per creare in maniera interattiva.
    Usiamo i social per condividere, mentre in realtà sono solo lo specchio del nostro “egoistico modo di fare”, di voler essere e volerci mostrare e dimostrare.
    Se vogliamo costruirci dei rapporti positivi, sani, solidi, non sono queste le modalità da cui partire.
    Se poi vogliamo crescere, dobbiamo entrare nell’ottica che, almeno ogni tanto, dobbiamo saper mettere da parte le nostre barricate e con umiltà saperci confrontare, perché è solo dallo scambio e dall’apertura che aumento le mie consapevolezze e mi arricchisco e contribuisco veramente al bene collettivo, generale.
    Così cresciamo ed evolviamo.
    Portiamo fuori da noi un messaggio più sentito, amorevole, sano, quindi costruttivo e conforme al Cielo.
    Siamo in apertura incondizionata, quindi nella meravigliosa modalità universale, divina, suprema.
    Cosa fare quindi per il futuro?
    Rileggere questa pagina.
    Osservare i comportamenti che abbiamo.

    Non accusarci o puntarci il dito o pensare subito a Tizio che…, a Caio che forse …, per giustificarci, ma preso atto di noi stessi, … con leggerezza, cercare di indirizzare in altro modo la nostra modalità di essere, al fine di ottenere una piena e/o buona collaborazione da parte del nostro Ego.
    Niente quindi “insulti” e dita puntate, ma leggerezza e movimento nuovo per cambiare veramente in maniera costruttiva.
    Così la Vita cambierà e lui, il nostro Ego, si troverà meglio accolto e quindi sarà meno “prepotente” ed invasivo del solito.
    L’azione ripetuta poi diventare un comportamento acquisito e quindi tutto filerà meglio e in maniera più dolce, leggera e costruttiva.
    Così e solo così possiamo diventare incisivi e non invasivi e quindi degli attori validi e capaci di grandi traguardi.
    In tutto questo però, come sempre, dobbiamo avere fede, crederci, perché nessuno può farlo al posto nostro, se non noi stessi.
    Amorevolmente ti*** degli Angeli

Cambiamento per rialzarsi


Cambiamo? Cambiamo cosa?
Tutto! Tutto ciò che ci sta stretto, ci soffoca, ci fa stare male …
Di cosa sto parlando?
Sto parlando del riuscire a concederci una Vita veramente unica, sentita, nostra, …di modificare radicalmente la nostra esistenza, dandole finalmente una bella svolta, facendola diventare qualcosa di eccezionale.
Questo richiede indubbiamente coraggio,  per abbracciare la trasformazione di noi, delle nostre giornate, del nostro cammino.
Cambiare è sempre possibile, ma in tutto questo  cammino evolutivo se c’è un problema vero e reale siamo fondamentalmente noi, con le nostre paure, che si interpongono e creano barriera, muro, di fronte a qualsiasi novità e trasformazione.
Essere diversi … nessuno può crederci più e meglio di noi.
Abbiamo smesso di sognare, di crederci, di pensare in grande …
Quello del sognatore sembra un mondo dismesso, lontano anni luce da noi, ma non è così …
Tutti vorremmo una medaglia, poter gioire di un riconoscimento a proposito del nostro modo di agire, ma non sempre la Vita ci porta ad avere ciò che vogliamo, ciò che speriamo, ciò che desideriamo.
Ci prepariamo, chiediamo a gran voce, lottiamo, ogni giorno, per raggiungere uno scopo, per poterci sentire ok, lottiamo veramente per farcela, eppure, spesso, la giornata si conclude con un nulla di fatto e questo perché la Vita non sempre ci premia o sembra volerci ricompensare per tutto l’impegno e la determinazione che mettiamo in gioco, in essere.
In realtà dobbiamo anche qui operare un cambiamento nel modo di leggere quanto ci sta accadendo, perché NON ESISTE UN FALLIMENTO, mai, ma solo nuove esperienze di Vita, esperienze a volte diverse da quanto noi ci eravamo immaginati.
Perché?
Perché spessissimo chiediamo e pensiamo che quella sia la sola e unica cosa giusta per noi, ma in realtà non lo è e quindi non veniamo esauditi.
La nostra perseveranza nel richiedere di nuovo, e nel creare una sorta di tira e molla con l’Universo, ingenera allora una situazione inaudita, fatta di un desiderio impossibile e di un dono reale, non visto e quindi mai recapitato.
E’ come se noi attendessimo il corriere con la convinzione di ricevere quanto prima un magnifico cellulare, di ultima generazione e questo non arrivasse mai per farci la consegna.
Aspettandoci altro ci mettiamo nella condizione del rifiuto totale.
Noi vogliamo il cellulare, solo e soltanto quello, perché siamo convinti che ci spetti, ci piaccia, sia l’eccellenza per noi.
Il nostro pacchetto, così,  perde la sua etichetta, con il nostro mitico indirizzo, e Leggi tutto…

Credo in me


Oggi parleremo di una modalità ordinaria che ci contraddistingue, che non rende però straordinaria la nostra Vita.
Proviamo a chiederci:
“ Io perché sono qua?”
“Per amare?”
“Fare figli?”
“Per un caso?”
“Perché? Non lo so!”
“Perché qualcuno mi ha fatto nascere?”
Sì, ma ora che ci sono, come la mettiamo?
Cosa vogliamo farne della nostra Vita?
In genere viviamo come se avessimo a disposizione una quantità infinita di anni e quindi di occasioni, assecondando gli inviti altrui ad essere e fare così o cosà, …ma dando poco, ben poco spazio a noi, soprattutto noi donne.
Si vive costretti in ruoli dove tutto è strettamente calcolato, misurato, predisposto, scandito da calendari biologici e non, secolari.
Quando però, crescendo, riaffiorano i tuoi veri bisogni, le ambizioni, le abilità, le attitudini, i sogni, i desideri … e appaiono contrari a queste dinamiche millenarie, tutto diventa faticoso e il circondario lavora alacremente per smontarti al fine di evitarti il “disastro” di non appartenere all’ordine costituito.
Cosa voglio dire?
Lo vediamo osservando le nuove generazioni.
Siamo stati “etichettati” ed educati ad essere uniformemente “uguali”; siamo una moltitudine omogenea e le nuove generazioni ci spiazzano, perché tra noi i mancini sono pochi, i gay contenuti, i nomadi dentro, inesistenti o calcolabili sulle dita delle mani, mentre tra i ragazzi di oggi  spesso non ci sono le nostre costanti; perfino negli apprendimenti hanno un altro modo di approcciarsi al sapere, di viverlo, di farlo proprio, tanto che dobbiamo creare percorsi personalizzati, facilitati e/o per ….
Per evitare ciò che sta venendo avanti lo strumento di “tortura” più comune, soprattutto nel passato, è stato il boicottaggio dell’autostima, che in parole diverse, non è altro che la fiducia in noi stessi, tanto che oggi non si parla d’altro.
E’ uno dei mali più comuni, uno dei fattori più determinanti per la nostra riuscita, in tutti i settori, o del nostro tragico naufragio.
Privarcene è stato il modo per tagliarci le ali.
Oggi, appunto, cercheremo di ragionare insieme su questa benedetta e sacrosanta autostima, facendo una chiacchierata un po’ inusuale, ma spero proficua.
Riflettiamo …
Qual è l’amica fedele che ci accompagna dal giorno in cui veniamo al mondo?
Lei, la tanto temuta e cornifica “morte”.
Il nostro atteggiamento nei suoi confronti può essere quello di temerla e quindi fare continuamente tutti gli scongiuri del caso, oppure usarla a nostro esclusivo vantaggio.
Lei può essere il peperoncino per dare un impulso nuovo al modo di procedere lungo il nostro cammino.
Quante volte, osservando gli altri, abbiamo sospirato e magari desiderato essere “liberi”, felici, fortunati, belli, impegnati, riconosciuti, innamorati, sereni, in salute e tanto altro, come tizio o caio??
Quando qualcuno sta bene e ha ciò che noi non abbiamo, finiamo sempre per imputare alla “fortuna”, alla sua buona sorte o alla sua sicurezza ciò che gli viene riservato.
Lo guardiamo e vorremmo poter essere esattamente come lui, ma all’occasione ci ritraiamo, come spaventati.
“Beato lui che può!” è poi sempre il commento.
“Beato lui”, aggiungo io “che non si pone limiti!”, al contrario di moltissimi di noi.
Ahi, ahi, è tempo di cambiare prospettiva.
La vita un dono MERAVIGLIOSO è stata creata con uno scopo, per raggiungere il quale, dobbiamo usare al meglio e al massimo tutto ciò che abbiamo ottenuto in dotazione dal Padre Celeste.
Vivere al di sotto delle nostre possibilità è umiliare chi ci ha creato.
E’ non riconoscere il valore di ciò che abbiamo ricevuto; è camminare come un topino, quando siamo gazzelle.
Ci manca la fiducia.
Come e cosa possiamo fare?
1) Concederci più fiducia!
Non sto prendendo in giro.
La fiducia noi la attendiamo sempre dagli altri, mentre in realtà siamo no, in prima persona,  a concedercela o a negarcela.
Se io parto sostenendo che non riuscirò a fare una cosa, non ne sarò capace, perché il mio cervello obbedirà pedestremente a questo mio semplicissimo comando.
Non abbiamo bisogno di nulla di speciale, tanto meno di una bolla pontificia esterna a noi, per farlo e concederci tanta immensa e sana fiducia.
2) Fiducia significa essere se stessi, darsi fede, concedersela, indipendentemente da quello che pensano o possono credere e pensare gli altri.
Un bambino in genere ce l’ha dentro, ma le nostre insicurezze gliela spengono.
Noi diciamo che sono spericolati e non calcolano e valutano il pericolo …
In realtà sono molto fiduciosi, quindi meno fifoni e più temerari di noi.
E’ così che impariamo a parlare, camminare, correre, andare in bicicletta.
Poi rallentiamo, perché ci adattiamo agli atti terroristici di massa, partendo dai nonni,  ai genitori in poi… fino ad arrivare alle condizioni in cui poi verseremo per tutta la durata della nostra vita, fatte salve alcune eccezioni, se mai ce le concederemo.
Fidarsi è avere un senso di forte legame al Cielo, di integrità speciale, che abbiamo dentro, ma dobbiamo riconoscercela.
3) Poi dobbiamo anche accettare la sfida, a volte, con noi stessi, quando ci vengono quelle idee strane, che richiedono maggiori attenzioni e un briciolo d’incoscienza, propria del nostro bambino interiore.
Questo significa FIDARCI.

Fidarci ogni singolo giorno.

Quello che ci è passato nella mente è sicuramente qualcosa di grande, che il cielo proteggerà, ma ha bisogno delle nostre menti e delle nostre mani per progettarlo, attuarlo, affinarlo e magari espanderlo e migliorarlo.
Solo noi possiamo essere i sommi artefici e sostenitori di ciò che nasce da noi, grazie a Dio ( sì, perché non dobbiamo dimenticarci mai che Lui lassù, “non sta solo a guardare!”).
Non pensiamo di farcela?
4)  Partiamo con piccole sfide.
Ogni giorno un qualcosa, anche piccolo, ma concediamocelo.
Facciamo come l’atleta: esercizio costante, per ottenere il massimo dei nostri risultati.
La sfida mina vecchie credenze, le sgretola, le smantella ed aumenta il nostro spessore, rendendoci migliori.
E’ così che, giorno dopo giorno rieduchiamo la nostra mente alla fiducia e ci concediamo di poter dare di più; entra finalmente in gioco la convinzione che valiamo di più, anche noi possiamo e sappiamo fare, quindi in qualche modo valiamo.
5) Dobbiamo poi avere la consapevolezza che la fiducia è un qualcosa di variabile, non di assoluto, quindi un qualcosa che dobbiamo sempre mettere in atto e ogni volta con modalità diverse, per cui dobbiamo sempre metterci in gioco e ricrearla , ampliarla, trasformarla, perché possa aiutarci in ogni momento e in tutte le imprese che intraprendiamo.
La fiducia non è statica, non la conquistiamo una volta per sempre, ma la dobbiamo spesso riadattare, ampliare, recuperare.
E’ quindi un mettersi  sempre in discussione.
Questa è la Vita.
E’ la modalità di chi vuole il meglio per sé e per gli altri, di chi ambisce a dare molto.
6) Per fare questo devo circondarmi di persone attive, dinamiche, pronte a mettersi in gioco, sempre, cioè sviluppare il gruppo dei pari, uscendo dal solito gruppo, dalle vecchie frequentazioni se e quando non ti sorreggono e non sono stimolanti.
Per esempio, non mi verrà mai voglia di mettermi lavorativamente in proprio, se frequento solo amici il cui unico interesse è non avere problemi e pensare alla birra e alla partita alla tv o allo stadio.
Le idee nascono come sogni e diventano realtà, se trovano un terreno fertile, se vengono sostenute, se trovano un ambiente vivace, desideroso di uscire dagli schemi, pronto a mettersi in gioco.
Se c’è calma piatta, non nascerà, né crescerà nulla.
Risultati diversi si ottengono con azioni diverse, è una legge fisica.
Sta a noi ricordarcene ed applicarla.
“Ah, ma loro sono la mia famiglia!”
Oppure:
” Sì, ma sto con loro dalla scuola materna, come faccio a lasciarli?”
Beh, scegliendo: tu e le tue giuste ambizioni e prospettive, o loro, le loro modalità e la solita minestra.
Cosa fare?
Quello che più ci interessa, ci piace, ci stimola, ci intriga.
Corsi, corsi di formazione, stage, … qualsiasi cosa ci piaccia, ci incuriosisca, ci sembri un’occasione da non perdere.
A quante cose rinunciamo per non uscire dalla solita cerchia?
Ma è questo che siamo venuti a fare?
E’ per questo che siamo nati, che sono nato?
Frequentiamo invece persone con alti standard, che ambiscono al meglio, che vogliono sempre di più, perché questo non ci permette di sonnecchiare nella mediocrità, di addormentarci, di rifiutare il nostro meglio e di usare pochi dei talenti avuti.
Quanto tempo abbiamo a disposizione?
Sicuramente è un tempo, anche se ampio, sempre limitato, quindi vale la pena di usarlo bene, sempre e solo per il nostro e l’altrui meglio.
Accogli le sfide e non conoscerai confini.
La Vita è un dono e non va sprecata, mai.
Amorevolmente ti*** degli Angeli

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