
Hai osservato l’immagine odierna?
E’ scattata all’interno di uno dei tanti supermercati di periferia, di un piccolo paese italiano.
Dove sia stata scattata, non ha importanza.


Hai osservato l’immagine odierna?
E’ scattata all’interno di uno dei tanti supermercati di periferia, di un piccolo paese italiano.
Dove sia stata scattata, non ha importanza.

Da un po’ di tempo vado ripetendo l’importanza di scegliere con cura le parole con cui esprimere ed esternare i nostri pensieri, le richieste, le considerazioni e le emozioni.
Ascolto parecchio e spesso noto sia la “pesantezza lessicale”, che ci contraddistingue, che esprime, purtroppo la nostra ignoranza di base a proposito del valore e della forza, dell’energia di ogni singolo termine.
Dire stanco non è la stessa cosa che dire stressato.
Già dirai tu, stanco indica uno stato di affaticamento sia fisico che mentale, che può essere temporaneo o a lungo termine, mentre stressato indica una condizione più faticosa, duratura e legata a parecchie vicende e momenti, che ora stai in qualche modo pagando.
No, non si tratta solo e tanto di questo, ma della forza, della diversa energia che ciascuno di questi termini muove.
Ripeterle spesso, ti scarica, perché ti priva della tua riserva energetica, utile per il tuo benessere, e depriva anche l’ambiente circostante e le persone che ricevono questi codici, partiti da te.
Se non mi credi prova a ripeterti, per almeno 15 volte, prima una di queste due parole, e poi l’altra.
Ti senti risucchiato.

Il senso del bello collettivo è oggi influenzato dalle mode e dalla pubblicità.
Grasso o magro, simpatico o antipatico, corrono quindi sul filo dei social e del tipo di educazione che essi ci trasmettono.
Il gusto del bello mi riporta a ripensare a come sia cambiato anche il valore dell’Arte in sé.

Abbiamo vissuto giornate bellissime animicamente parlando, magari nella inconsapevolezza più totale.
Questo può essere un “danno”, se vogliamo usare una parola forte, del nostro linguaggio comune, oppure una “magia”, se vogliamo vedere lo stesso vissuto, da un’altra prospettiva.

Osservo la campagna e la bellezza del cielo stamattina.
Oltre le montagne, che mi rammentano, per qualche strana “memoria” il Nepal o il Tibet, lo scorcio di azzurro è veramente “Divino” e mi sale, come un mantra, un Grazie immenso a Dio, per questo meraviglioso azzurro del cielo, solcato da intense sfumature di rosa, bianco ed un celeste che ti infondono una pace, straordinaria.

Abbiamo poca fede in tutto e tutti.
Anche questo è espressione di un nostro malessere interiore.
Siamo persone insicure, instabili, spesso preda dei venti, diciamo che siamo nelle condizioni ottimali per assumere il ruolo dei “perfetti San Tommaso”, cioè di colui che non ci crede, se non ci picchia il naso.
Un’accoglienza incondizionata dell’altra persona e degli accadimenti, che ci toccano, sono un evento assai raro.

Lamentele, brontolii, pensieri negativi sull’esterno.
Lo sport che va per la maggiore, non è il calcio, ma la “lamentela”.
Ci si lamenta del posto di lavoro, della compagna o del compagno, dei genitori, dei figli, di questo o quell’amico, dell’economia, degli uomini politici, della disoccupazione, della cattiveria umana, del Mondo.
Per questo, questa forma di “borbottamento” generale, la definisco uno sport, uno sport nazionale, che non porta nessun beneficio collettivo, ma nemmeno privato.
Eppure c’è e viene coltivato in maniera “intensiva”, come tante altre cose e situazioni.
Beh, sappi che dovresti partire da te stesso e soprattutto prendere consapevolezza che, come vado ripetendo da un po’ di tempo a questa parte, quello che cogli fuori di te, in realtà lo porti dentro di te.
Il fuori è solo una proiezione tua, personale.

Titolo originale, vero?
Lo è solo all’apparenza, perché in realtà è la condizione che dovremmo tenere, per essere nel pieno “Risveglio interiore”.
Lo so, che risvegliarsi non è semplice, soprattutto se non lo desideri, non lo vuoi fare.

Sto svolgendo un lavoro molto intenso sul valore delle parole che scegliamo, perchè desidero creare una maggiore consapevolezza sulla forza “attrattiva” che sprigionano.
Ogni volta che che ce ne serviamo, diamo “vita” a certi nostri pensieri interiori, che non sono altro, se non l’espressione dei nostri convincimenti.
E’ il cane che si morde la coda.
Le parole con cui mi esprimo parlano di me, dicono ciò che penso e creo.

Un Anno Nuovo è appena entrato nella tua Vita, ma spesso non sembra presentare già, dai primi vagiti, nulla di veramente nuovo e stravolgente e questo perché in realtà Lui è parte di Te e sei Tu, con ogni tuo singolo respiro che lo alimenti e gli dai un “corpo, una forma fisica”.
Lamentarti o cominciare quindi a guardarlo con occhi languidi e disillusi, a poco serve.

Stiamo vivendo in una realtà umanamente strana, dove la soggettività, il soggettivismo, la divisione la fanno da padrone e ci vengono iniettati ripetutamente, come fossero farmaci salvavita, da più parti, soprattutto attraverso una propaganda ed una sorta di educazione alla competizione.
In realtà noi siamo tutti in qualche modo totalmente interconnessi, legati, uniti e non lo sto dicendo e pensando a livello spirituale ed esoterico, ma proprio a livello di fisica.

Titolo strano, vero?
Beh, oggi la nostra chiacchierata la dedico a tutte le persone che hanno la “sindrome da divano”, cioè sono, come li chiamo io, “divano dipendenti”.
Questo magico oggetto è sia reale, che simbolico, in quanto a parte essere un “appendice fisica” per molte persone, soprattutto maschi, (non vogliatemene, ma l’esperienza coniugale mi ha purtroppo “erudita ed educata in tal senso”), lo è anche in forma “simbolica”, in quanto rappresenta il nostro rimanere ancorati a certe situazioni, certi credo, certe dinamiche e zone confort.