Il nostro desiderio di cambiare, di migliorare, di ottenere, di progredire, si scontra spesso con la nostra poca o nulla determinazione, la quale, tra le qualità umane, è quella che più di ogni altra può incidere sui nostri successi.
E’ così che oggi, daremo una piccola “rispolverata” a questo dono, che possiamo sviluppare, qualora fosse poco presente oppure scarsamente attivo ed operativo, dentro di noi.
Determinazione …
cosa significa?
Significa resistere.
Significa essere costanti.
Significa credere in noi e in quello che diciamo, vogliamo e facciamo o in ciò che l’Universo ci riserva.
Il nostro motto dovrebbe sempre essere:
“Lavora duro. Non ti arrendere. Sii determinato!”
Già, come se fosse sempre facile e scontato.
Quante volte ci siamo ripetuti, o qualcuno, più o meno vicino a noi, ci da detto queste parole?
Nel corso degli anni, anche da soli, penso che un po’ tutti ci siamo fatti “na capa tanta” parlandoci di determinazione, anche se poi, al lato pratico, molliamo a volte su vari fronti …
Eppure… sotto sotto, tutta questa enfasi sulla forza di volontà, probabilmente, non ci ha mai Leggi tutto…
BenEssere
Essere Felice

Il discorso che affronterò oggi l’ho sicuramente già sfiorato ed affrontato, ma questa volta intendo farlo da varie prospettive ed in maniera un po’, diciamo più intensa, per cui vi invito a leggere solo se in questo momento siete seriamente sintonizzati sulle frequenze di queste pagine, oppure se qualcosa, nonostante il disagio attuale, vi dice di farlo, di sbirciare come sempre, di dare un occhio …
Vi sono dei momenti chiave, nella nostra vita, che toccano ogni individuo, ovunque egli viva e chiunque sia chiamato ad essere.
Sono tappe che, in alcune società, non occidentalizzate, vengono accompagnate da rituali particolari e prove di coraggio, in cui la persona, o meglio l’Anima incarnata, inizia a porsi dei quesiti legati alla propria natura, alla natura del mondo che ci circonda e, guardando al sole e alle stelle, alla natura di ciò che è più grande di noi e che verrà dopo la morte.
Fra questi interrogativi nasce allora in una parte di noi, anche il bisogno di comprendere cosa ci sia in profondità e alla base di ogni nostra azione compiuta.
In parole più semplici ed accessibili a tutti, ci chiediamo qual è lo stimolo, l’elemento principale, che Leggi tutto…
Amorevolmente Amare

Adoro gli insegnamenti di Madre Teresa e tra tutti gli scritti, di varia origine e natura, oggi, per volere degli Angeli, che ci custodiscono, e degli Arcangeli che presiedono ogni nostra azione e iniziativa, attingerò dal bellissimo testo Preghiera:
”Insegnami l’Amore”
Perché proprio da questo?
Perché l’Amore è il motore di ogni cosa, è il carburante del nostro essere e divenire; egli ci appartiene come scintilla originaria, eppure non lo mettiamo in gioco e lasciamo che la Vita ordinaria lo blocchi e lentamente lo spinga nei recessi più profondi di noi, per soffocarlo ed impedirgli di colorare il Mondo, e di colorarci, come dovrebbe appunto essere.
Tutto nelle nostre relazioni quotidiane, sembra orientato a farci credere che nulla più di buono esista in questa nostra società e di conseguenza ci spinge a chiuderci o a metterci nella condizione di scegliere la chiusura e l’assenteismo all’altro, cioè allo stammi alla larga, perché sei o potresti essere un grandissimo bidone, un potenziale errore, una creatura malvagia che, dopo avermi in qualche modo sfruttato, mi colpirà a Leggi tutto…
Meditare per guarire
Ma che cos’è la meditazione?
E’ un’arte, un qualcosa di estremamente semplice e al tempo stesso complicato, almeno per noi, facente parte originariamente della nostra stessa natura animica, ma poi nel tempo, dissoltasi rapidamente e inesorabilmente.
Perché?
Perché originariamente essa ci appartiene, quando nel puro stadio animico trasmettiamo o meglio partecipiamo all’estasi e all’essenza divina e siamo ascolto assoluto e gratitudine piena.
Il problema, come vado sempre ripetendo, è il dopo nascita, quando lentamente, ma, inesorabilmente, come pare ormai da secoli, ci smarriamo, ci smagnetizziamo, perché fondamentalmente veniamo diseducati.
Viaggiamo circondati da elementi e stimoli disturbanti, che tendono a farci perdere ogni forma di attenzione sia a noi stessi, che all’altro.
Questo comporta una difficoltà di concentrazione e di amorevolezza sia personale, che verso gli altri.
Sui social parliamo in molti, tutti contemporaneamente e questo crea o accentua l’autodistruzione del processo di ascolto.
La meditazione è ascolto in gratitudine, vale a dire è mettersi ad ascoltare con la massima benevolenza, perché siamo in pace in piena e perfetta amorevolezza e quindi pronti a ringraziare e ad accogliere.
Chi è contento non è altro che amore.
Forse è per questo che abbiamo e viviamo ed alimentiamo una società così assente, nevrotica e cattiva: perché non ci amiamo e non sappiamo, né possiamo assolutamente dare agli altri, ciò che non ci appartiene, che ci è sfuggito di mano, come un palloncino.
Chi ama non è neppure colui che ama, è amore e basta.
Ama per l’amore in sé, perché è questo il modo in cui manifesta la propria gratitudine all’esistenza.
Questa persona vive in una sinergia talmente dolce, pacata, completa, con il tutto, con l’Universo, che questa è la sua gratitudine, la sua preghiera, la sua modalità di essere e di esistere.
Perplessi?
Beh, è normale che lo siamo, perché ora sicuramente, mentre leggete, ci riaffiorano scene classiche, di ordinaria e comprovata pazzia, a cui assistiamo quasi quotidianamente, sempre se non ne siamo gli artefici o i partecipanti in qualche maniera e misura.
Persone che si insultano, che si spazientiscono con nulla, che ti mandano a quel paese al minimo rallentamento o lungo la fila del supermercato, o allo stop o perfino mentre stiamo acquistando i biglietti per un film, quindi mentre siamo sul punto di concederci un po’ di sano relax.
Siamo perennemente sofferenti e insofferenti, un po’ schizzati e sicuramente poco attenti ed amorevoli sia verso noi stessi, che verso gli altri.
Amare per l’amore in sé???
Ma cosa ci stiamo dicendo???
Il vero!
Quello che potremmo e dovremmo essere …, perché siamo stati originati e programmati per esserlo, se solo non ci fossimo discostati così tanto dalla nostra “vera natura”
Il “folle di DIO”, proprio come san Francesco o Madre Teresa, o altri, ama il mondo intero e non chiede nulla in cambio.
Da’ semplicemente, perché ha ricevuto così tanto dall’esistenza che pensa di doverne condividere un pò.
E in questo modo accade quel miracolo che tutti vorremmo, che tutti ci auspichiamo, a cui tutti ambiamo: il miracolo del ricevere amore, fortuna, denaro, attenzioni, pace…
Ma come è possibile?
Il miracolo è proprio qui, sta nel fatto che più condividiamo e più ci torna indietro e chi ama da folle, da e riceve.
Quando impariamo o meglio impareremo, il segreto e la matematica del condividere, non potremo più essere pazzamente avari, ma diventeremo amorevolmente e follemente prodighi, cioè continueremo semplicemente a condividere sempre di più, perché più condividiamo e più otteniamo, a nostra volta, in cambio.
Cosa possiamo condividere??
Condividiamo la pace, la nostra beatitudine, condividiamo il nostro amore e l’amorevolezza, oppure l’attenzione o la nostra comprensione.
Condividiamo tutto ciò che possediamo, tutte le nostre ricchezze interiori.
È proprio questo tipo di condivisione che intendo quando dico che l’uomo felice diventa l’amore stesso.
Non è un passaggio così complicato, ma richiede di modificare alcune nostre fasi mentali e di riuscire a lasciar andare un qualcosa che ci appartiene ormai in maniera serrata e distruttiva: l’infelicità, per fare un esempio …
Cambiamo il nostro stato mentale dall’infelicità alla felicità e osserveremo il miracolo: l’amore inizierà a fluire dentro di noi in migliaia di fiumi, in una miriade di dimensioni e di prospettive diverse.
La vita, quando questo accade, diventa un tale splendore, che l’intelletto si spaventa e non capisce più nulla, perché è insondabile per la mente, è un grande mistero sacro e profano al tempo stesso, è l’estasi suprema, come direbbe Osho.
Yogananda ci dice:
“Se vuoi essere triste nessuno al mondo può renderti felice.
Ma se decidi di essere felice nessuno e niente può toglierti la felicità!”
Siamo talmente abbarbicati sul nostro monte dell’infelicità, ormai cronica, che scendere da lassù, richiede un atto di forza, di pura e semplice forza.
“Una forte determinazione di essere felici vi aiuterà.
Non aspettate le circostanze per cambiare, credendo erroneamente che in esse stanno le difficoltà.
Non fate dell’infelicità un’abitudine cronica.
Ho ripreso da Osho alcune validissime riflessioni a questo proposito, legate alla nostra modalità ed accoglienza della meditazione, rispetto all’oriente.
È una benedizione per voi stessi e per gli altri se siete felici.
Se possedete la felicità voi possedete ogni cosa”.
Sono parole meravigliose, ma senza senso, soprattutto senza futuro, se non ci attiviamo per mettere in atto tutto questo e al più presto.
Felici?
Ma come?
“Impara ad essere calmo e sarai sempre felice.” ci suggerisce.
Questo è, per esempio, l’eccelso consiglio di Yogananda.
“La libertà dell’uomo è definitiva ed immediata se così egli vuole;
essa non dipende da vittorie esterne ma interne.”
Sì, perché la battaglia più grande che combattiamo è proprio con noi stessi, con le nostre testardaggini, con gli schemi vecchi di generazioni, quelle che ci tramandiamo di padre in figlio in maniera diretta, senza nessuna tassa di successione e con un esito sempre estremamente favorevole.
La meditazione è quindi un eccellente supporto, ma è il nostro punto di arrivo, non di partenza: prima dobbiamo scoprire quindi chi siamo veramente, lavorare su di noi, per essere liberi, perché allora e solo allora siamo positivi, siamo Amore puro, siamo “educatamente noi stessi “.
Le diverse tecniche delle visualizzazioni e delle affermazioni positive, sono importanti, ma non sono tutto e non sempre possono risultare funzionali se la persona non si cerca, poiché il lavoro vero da fare non è a livello mentale, ma su piani molto più alti e profondi.
Dobbiamo lavorare per estirpare, per cambiare gli schemi di pensiero limitanti, radicati dentro di noi, in maniera devastante.
Ci sono diverse tecniche, diversi indirizzi e varie discipline per lavorare su si sé, ma possiamo anche partire dalla pratica della meditazione, solo se la utilizziamo veramente in tutta la sua potenza, come strumento utile per rientrare nel nostro spazio interiore.
Lo scopo è quello di andare oltre la mente e iniziare a scoprire parti di noi seppellite, più profonde e più potenti sul nostro sé e sulle sue dinamiche.
La scienza sembra aver dimostrato quello che gli insegnamenti spirituali tramandano da sempre e cioè che attraverso lo Spirito si modifica la struttura biologica del nostro corpo.
Parliamo di studi fatti proprio sia sulla meditazione , che sul pensiero positivo, che pare possano favorire la guarigione e una vita più lunga a chi li mette in atto.
Citiamo un articolo che condivide studi e ricerche, sottolineando il rapporto tra Spirito e corpo e gli effetti positivi di alcune attività nel processo di guarigione.
In particolare, se vogliamo documentarci, ci sono 2 psicologi, Philipp Keune e Vladimir Bostanov, che avrebbero fatto un interessante scoperta, facendo un esame neurologico ai propri pazienti, sia prima che dopo un corso di meditazione.
L’esito è stato stupefacente, perché avrebbero scoperto l’azione guaritrice dello spirito sul corpo umano, proprio valutando i risultati di come il cervello, dopo un corso di meditazione di otto settimane, abbia significativamente incrementato la propria reattività.
Il cervello dei soggetti che meditavano, aveva acquisito una modalità diversa di operare, cioè non rimuginava continuamente, quindi riusciva ad indirizzare tutte le risorse e l’attenzione liberate dai pensieri bui e tom tom, sul test, consentendogli un’efficace concentrazione.
“Meditare aiuta i pazienti a controllare la propria attenzione – ha dichiarato il Dr.Keune – e li rende meno inclini a perdersi in pensieri negativi”.
Lo sappiamo che in molti ospedali universitari oggi gli psicologi ed i medici stanno finalmente lavorando per abbinare alla medicina tradizionale, anche le tecniche meditative
Al Massachussetts General Hospital di Boston è stata eseguita una ricerca su 15 pazienti, inizialmente agitati, con sonno disturbato e pieni di preoccupazioni.
La loro diagnosi era di disturbi d’ansia generalizzata.
Anche qui, per otto settimane hanno frequentato un corso di meditazione; al termine erano in grado di controllare meglio le loro paure e hanno ricominciato a dormire bene.
Il loro cervello, meditando, aveva subito una modificazione positiva: c’erano zone della corteccia prefrontale (deputata alla coscienza di sé) che registravano un’irrorazione sanguigna superiore, così come le aree deputate alla regolazione del sentimento.
Buoni gli esiti anche sui centri preposti alla paura.
Molto bella e particolare è anche l’esperienza di una psicologa, se non ricordo male Bethany Kok, che sta portando avanti un interessante esperimento: per nove settimane 65 donne e uomini ogni sera dovevano annotare in un questionario i sentimenti e le esperienze sia positivi che negativi della giornata.
Queste persone erano state poi portate a fare un corso di meditazione, a cui aveva aderito metà del gruppo.
Con l’attività “alternativa” alle cure tradizionali, si imparava ad esprimere le proprie emozioni con amore, gentilezza e compassione.
Il risultato della ricerca è stato divulgato attraverso la rivista Psychological Science, dove si diceva che il tono del nervo vago, di coloro che meditavano, era aumentato in modo significativo.
Sappiamo che qualcuno sostiene che sia proprio il nervo vago a collegarci all’Anima.
“È lo spirito ad edificare il corpo” scriveva Friedrich Schiller otre due secoli fa, – e l’anima può cambiare il corpo.
“Per guarire con lo spirito dobbiamo avere una eccellente connessione tra anima e corpo”, forse per questo, sconnessi come siamo oggi, siamo anche affetti da numerose patologie, che spesso riteniamo ereditarie o familiari.
Che un atteggiamento positivo verso la vita e la salute siano collegati, viene confermato anche dagli studi epidemiologici.
Negli Stati Uniti, i ricercatori hanno addirittura studiato le fotografie di 196 giocatori di baseball, a partire dal 1952, individuando quelli che, in genere, sorridevano.
Poi hanno ricercato quelli ancora in vita nel 2009.
Il risultato a loro è parso sorprendente, ma la cultura orientale lo ripete da tempo immemore: coloro che ridevano avevano avuto un grado di mortalità molto più basso, rispetto a chi non sorrideva mai o raramente.
Anche la fede garantisce una maggiore serenità, infatti in un altro studio americano, su 3851 anziani in North Carolina, coloro che pregano e meditano, hanno avuto una vita più lunga, addirittura con un tasso di sopravvivenza maggiore del 50%!
Noi troviamo solo un riscontro, mentre gli scienziati rimangono giustamente affascinati da questa straordinaria capacità dell’essere umano, perché la meditazione agisce sul cervello come una fontana di giovinezza.
Essa incrementa la materia grigia nelle regioni del cervello che sono collegate ad attenzione, concentrazione e memoria.
Così contrasta attivamente gli stati di tensione e di esaurimento e non rafforza solo il cervello, ma anche i processi vitali del corpo, per esempio il sistema immunitario funziona meglio, la pressione sanguigna diminuisce, aumenta l’attività degli enzimi.
Tutta sta chiacchierata oggi, per ricordarci i 101 punti a favore della meditazione, senza contare quella per noi primaria, vale a dire che, meditare potrebbe anche aiutarci a capire meglio noi stessi, il mondo rendendoci più sereni e amorevoli con noi stessi e tutta l’altra parte del pianeta …
Ma quella è, per alcuni di noi, ancora oggi, tutta un’altra storia …
Amorevolmente ti**** degli Angeli.
Sono grandissimamente grato

… ed ESSERNE GRATI.
“La gratitudine è certamente uno dei più preziosi processi alchemici.
Se prende possesso di te, allora ogni tipo di nevrosi, psicosi, o qualsiasi altra psicopatologia, svanisce in modo del tutto naturale… Per me, questa è l’unica preghiera.”
E’ vero, quanto sostiene Osho, è una formula magica, che possiamo esprimere o tenere racchiusa dentro, ma ci cambia totalmente e profondamente la Vita.
E’ l’impronta primaria che appartiene gli Arcangeli e a tutte le creature celesti, che credo di aver ricevuto come dono sommo dal Divino, ma che mi accorgo non è innato, né molto presente in mezzo a noi.
Le persone che hanno dentro un forte senso di gratitudine, di amore e di apprezzamento per tutte le cose belle, e a volte meno belle, della vita, non hanno per forza più cose ed attenzione delle altre persone, né conducono un’esistenza più serena e fortunata in senso materiale: la nostra è una Vita meravigliosa dal punto di vista spirituale.
Questo, naturalmente risulta “un po’ stonato” alle orecchie dei più, che vivono per possedere e stare bene solo in senso materiale, convinti che il resto sia una naturale conseguenza della prima condizione.
Così non è, altrimenti i ricchi non avrebbero mai problemi e responsabilità di sorta.
Ma come facciamo a stare bene, senza tutti quei simboli di “potere, prestigio sociale”, tanto quotati?
Quando siamo grati, riusciamo a riconoscere maggiormente la presenza della bellezza nella nostra vita e in quella dell’universo in generale e quindi ci muoviamo e assaporiamo tutto in maniera completamente diversa.
Osho sostiene che la Gratitudine sia “… la sola preghiera che si manifesta in te come il profumo dai fiori: una preghiera non detta, non espressa in parole, ma vissuta. È espressa in ogni tua azione, in ogni tuo gesto. Tutte le altre preghiere sono costruite dall’uomo.”
E’ una specie di canto, di inno a tutto, che ti sgorga dentro, come fosse una fontana, una sorgente inarrestabile di acqua pura e vivificatrice, tanto che, uno studio, fatto nel 2003, ha dimostrato che le persone che benedicono e ringraziano quotidianamente sono molto più felici e godono di uno stato di salute migliore di chi, al contrario, non lo fa mai.
Dobbiamo invece essere costantemente grati e dovremmo addirittura tenere un diario della gratitudine. Ricordando a noi stessi di ringraziare per tutto quello che abbiamo, che possediamo, ci mette Leggi tutto…
La Felicità nel cambiamento

Camminare è importantissimo.
Significa concedersi di poter aprire nuove porte, di sperimentare, di acquisire nuove consapevolezze, di crescere e far parte delle novità in essere oggi e nel divenire che ci attende, come genere umano.
Ma noi siamo “animali” strani, gli unici dotati di poca vera versatilità nel ciclo della Vita universale.
Puntiamo tutto sul futuro, perdendoci il presente.
Facciamo a botte con il nostro passato, ma non concepiamo alcuna forma di divorzio o separazione.
Ho sentito raccontare:
“In uno sperduto campo d’addestramento militare, un plotone era appena tornata alla base, dopo una giornata di marcia sotto un sole cocente.
“Che vita!” esclamò una recluta.
“Lontani chilometri da ogni centro abitato, con un sergente che pensa di essere Attila il Barbaro, niente donne, niente sbornie, nessuna licenza e, in più, i miei stivali sono più piccoli di due misure”.
“Non vorrai prendertela per questo, amico” disse il suo compagno.
“Perchè non ne prendi un altro paio?”
“Non ci penso neanche” fu la risposta
“Toglierli è stato finora l’unico piacere che ho!“ ( ZONA COMFORT???) Leggi tutto…
Cambiare per il cambiamento

Da un po’ di tempo stiamo parlando di cambiamento e questo non per una specie di fissa mia personale, ma perché, in una periodo storico ed economico impegnativo, senza molti valori, dobbiamo sveltirci e scegliere dove e con chi stare e di conseguenza cosa fare e come muoverci.
Non serve la lamentela sterile, né l’additare tizio e caio come fautori dei nostri disservizi, bisogna attivarsi, con la rapidità geniale dei Folli, che fin dall’antichità hanno cambiato e saputo e potuto cambiare il corso degli eventi.
Riflettiamo mai sulla “grandezza di alcuni personaggi” che hanno magari attraversato come lampi il cammino umano (rammentiamo una Giovanna d’Arco o più tardi Garibaldi, capace di raccogliere 1000 uomini in una società difforme e così affaticata), riuscendo a trasformare ogni cosa?
Il punto è proprio questo?
Essi hanno creduto e quindi sono stati la “bacchetta magica di Dio”, per girare l’enorme pagina di un vecchio e consunto libro di storia umana, che nessuno voleva o sembrava disposto a voltare.
Trasformazione e cambiamento sono strettamente connesse.
Oggi intendo attingere e lasciare la parola agli ammaestramenti del grande Maestro asceso Yogananda, affinché ci guidi a riflettere e quindi ad operare in noi quella mutazione Folle, indispensabile per essere degli artefici convinti ed attivi di una nuova e positiva umanità.
Egli ci consiglia e ci esorta …
“Tasformate il vostro atteggiamento mentale!”
Paramahansa Yogananda ci esorta a cambiare noi stessi, soprattutto “gli atteggiamenti infiniti, che prosperano in noi, per trovare finalmente pace e felicità, sapendo che «tutte le emozioni si riflettono nel corpo e nella mente».
Egli afferma che è necessario formare e
«mantenere un carattere equilibrato – intellettuale, materiale e spirituale»
in modo da rendere felice la nostra vita e far sì che questa non ci domini.
Sono parole indubbiamente condivisibili, ma aggiungerei anche che se cambiamo il nostro ambiente mentale, come lo definisce Yogananda, saremo in grado di cambiare anche il mondo intorno a noi.
Ogni trasformazione non può passare inosservata e quindi, Il nostro cambiamento sarà percepito da tutti gli altri, diventando sicuramente un potenziale oggetto di critica, per alcuni, mentre per altri, cioè per chi avrà la Leggi tutto…
Urge mettersi in equilibrio

“Ho scoperto presto che non si può cambiare il mondo.
Il meglio che si possa fare è imparare a convivere in equilibrio con esso.”
Henry Miller
Abbiamo a volte tanti io, cioè varie parti di noi.
Alcune più disciplinate, altre meno e questo ci genera scompensi e spesso da vita a “caratteri” veramente unici e un po’ sopra le righe.
Per essere in perfetto equilibrio, dobbiamo attivarci come nelle posizioni Yoga, per riuscire a stare bene e muoverci armoniosamente con e verso gli altri …
Se non siamo capaci di trovare un accordo interiore tra le diverse parti che ci compongono, difficilmente saremo in grado di star bene con gli altri e soprattutto di saper e poter vivere, al meglio, in modo autentico con chi ci vive accanto o condivide in maniera più prossima, con noi, un tratto di cammino…
Per mediare tra più parti, infatti, è prima necessario sviluppare in noi la capacità di riconoscerle, osservando gli altri, certo, ma soprattutto guardandoci dentro con determinazione e coraggio.
Chi è disposto a farlo, in profondità, senza giudizio, può arrivare a capire e quindi realizzare appieno, chi è cosa desidera realmente dalla Vita e da se stesso.
Se mi conosco mi evito, o meglio evito e lavoro su quelle parti di me che non “funzionano al meglio” e quindi miglioro anche e sicuramente il mio mondo relazionale, oltre che tutta la mia Vita in generale.
Riesco a capire le mie emozioni e quelle altrui e, quindi, a confrontare i propri desideri con quelli dell’altro e a trovare un sano equilibrio.
Molti di noi, invece, non sanno o non desiderano riconoscere alcune parti di sé e viaggiano unicamente spinti dal desiderio e tentativo di compiacere la famiglia, la società, facendosi accettare da madre, padre, zii, fratelli/sorelle, cugini, vicini e lontani e poi dal compagno.
Ma che tipo di equilibrio potremmo raggiungere con l’altra persona prossima, se prima non permettiamo alle nostre componenti più autentiche di emergere?
E’ importantissimo per questo lavorare su di sé ed un folle lo sa benissimo …
- Dare a noi stessi il giusto valore
quindi fidarci e dare importanza alle nostre capacità, compresa quella di negoziare, di entrare in contatto, di saper comunicare per trasmettere e condividere efficacemente.
- L’autostima.
Ci guardiamo mai in giro?
Sembra che il gruppo umano sia spaccato in due: chi ha troppa autostima e chi sembra averla persa, averla dimenticata da qualche parte, come le briciole di Pollicino …
La troppa autostima e la troppo poca sono due facce della stessa medaglia: una ci porta alla megalomania, l’altra alla depressione, al rifiuto di quella componente asettica, senza colore di noi.
Tutti siamo compresi in questa tensione, in questa forbice, e quindi dobbiamo spicciarci a cercare la giusta via, in qualsiasi parte della forbice siamo compressi; prima dobbiamo riuscire a cogliere il vero senso della parola valore, mediando e negoziando e poi lavorarci, con il supporto dell’anima.
- A) Se pensando al valore noi intendiamo l’affermarsi, per esempio cercando in qualche modo, anzi in qualsiasi modo, l’ammirazione dell’altro, siamo sulla strada del narcisismo, dell’eccesso, quindi saremo e resteremo facilmente vittime dei desideri altrui, delle proiezioni e degli schemi della società, delle aspettative; se al contrario cerchiamo di imporci, rischiamo di usare gli altri, come fossero strumenti, io mi immagino spesso, a questo proposito, i coperchi delle pentole della cucina.
Strano come paragone?
Non proprio.
Chi vuole modificare l’altro lo comprime, lo usa, cerca di adattarlo ai suoi schemi- pentola, alla sua lettura della vita e solitamente queste persone, lo fanno per raggiungere i loro scopi sia in amore, che in altri settori, o campi della vita relazionale, affettiva e lavorativa.
Mai sentite certe ragazze dire, senza ritegno alcuno, di fronte al compagno, “diverso sicuramente da lei” : “Poi lo sistemo io, vedrai che con me cambia, ah, se cambia!”
Beh, anziché farlo cambiare, perché non cambiare proprio persona?
Quello che ci accaniamo a fare è assurdo: è come acquistare un ‘acqua di rose e pretendere di trasformarla in un vetiver …
Assurdo!!!
Quindi, parlo anche di questo aspetto, parliamo di un potere questa volta non di sottomissione, ma al contrario, impositivo, esercitato verso l’eterno per controllarlo, ricompattarlo secondo le nostre ambizioni, le nostre vedute, i nostri modi di essere e di fare.
E come?
Semplicemente utilizzando tutte le strategie possibili, che vanno dalle forme di comando impositivo, al ricatto, al compiacimento utile per i nostri scopi, per poi, magari, sottrarci, a nostra volta, in maniera assurda, in altri momenti a chi ci pone sfide, a cui non vogliamo sottendere in nessun modi.
Cambiare gli altri sì, metterci in gioco in prima persona …, anche no!
Questa è la strada sbagliata. - B) Se invece consideriamo il valore come consapevolezza della nostra unicità, della nostra autenticità, allora siamo sulla retta via, e questo aspetto è straordinario e non deve mai mancare: è quello che permette la ricerca dei nostri differenti sé, la loro armonizzazione e, di conseguenza, l’incontro fatto in maniera unica e costruttiva con l’altro.
- Il lavoro su noi stessi.
Già, il primo negoziato è proprio con noi stessi, con le nostre mille sfumature, quelle che a volte apprezziamo, altre non comprendiamo, altre ancora vorremmo non avere proprio e asportare.
E’ quel magico e dovuto e amorevole lavoro su di noi per cercare il giusto equilibrio tra i nostri vari “Sé”, è la ricerca continua di un sempre nuovo equilibrio tra la propria verità e l’ascolto sia di noi che dell’altro.
Il primo aspetto su cui dovremmo lavorare ha a che fare con l’autenticità, che non è necessariamente la coerenza, quanto piuttosto la disponibilità ad aderire a tutte le parti che compongono il nostro sé, cioè l’accogliere quello che siamo e come siamo …, includendo anche quelle meno desiderabili o meno ammirevoli.
Ognuno di noi, infatti, è una creatura complicata, con un insieme di parti complesse, a volte addirittura discordanti, anche perché sia positive che negative.
Conoscerle o meglio ”riconoscerle”, che vuol dire prenderne atto e accoglierle, ci aiuta a creare quell’unità, quella coesione che ci “tiene insieme”, ci rende unici e ci permette, poi, di negoziare con l’altro, di accoglierlo a sua volta, di scambiare veramente il nostro “noi” con il suo sé.
E’ facile?
Assolutamente no!
Perché?
Perché è un atto di amorevolezza incondizionata verso di noi e poi, di conseguenza verso l’esterno, verso l’altro e gli altri…
Noi rifiutiamo molti aspetti utili nella nostra Vita ed in particolare non amiamo, perché non veniamo allevati ed educati a questo, certe fatiche che ci appartengono, quindi tendiamo a trasporre sugli altri, sul contesto, sulla famiglia e/o gli amici le nostre faticose manchevolezze e le pesantezze della Vita.
In realtà dovremmo stamparci a chiare lettere sulla fronte ed imparare, per essere Folli, che:
“…tutto ciò che ti accade l’abbiamo creato noi, l’abbiamo attratto nella nostra vita per effetto di risonanza e molto probabilmente ci sta servendo per imparare qualcosa!” e allora dismettere l’abitudine di incolpare tutto e tutti per ciò che ci appesantisce e ci zavorra, per entrare nell’ottica ( come dissi nell’articolo del 3 agosto scorso, a proposito di noi Folli) “ … che siamo e dobbiamo sempre essere pienamente e perfettamente responsabili di noi!”
Spesso però non riusciamo a fluire in modo naturale con gli eventi della nostra vita e facciamo attrito. In questo modo blocchiamo la nuova realtà che potrebbe entrare nella nostra vita, rimanendo invece aggrappati a quella a cui siamo tanto affezionati.
Ma non disperiamo, abbiamo un grande strumento dalla nostra parte: la forza di volontà.
Attraverso la nostra forza possiamo creare, trasformare qualsiasi cosa.
Quindi?
Quindi diamoci da fare e creiamo un perfetto incantevole equilibrio tra le varie e multiformi parti di noi e poi viaggiamo leggeri e accoglienti, verso l’altro, la Comunità.
Con amorevolezza ti****degli Angeli
La coscienza spirituale di un Folle

Solo noi possiamo decidere quando intraprendere il cammino per raggiungere una vera coscienza spirituale
e per fare ed essere la differenza in una società basata sull’apparire e sul soffrire, piuttosto che sullo stare bene, sull’essere amorevoli, empatici e soccorrevoli, secondo la nostra “vera natura” animica.
Quando lo avremo deciso, con costanza, determinazione e volontà, potremo, allora e solo allora, raggiungere le più alte mete spirituali, ma, e qui insisto, verrà un tempo in cui l’alternativa, per chi non lo avesse fatto, non sarà più possibile e l’opzione non ci apparterrà Jamais.
Come fare per non perdere questo treno che sta attraversando milioni di binari, ma spesso viaggia vuoto o semi vuoto?
Affrettarsi e smetterla di sostare nelle zone comfort solite, perché se la nostra vita fa acqua e non ci soddisfa è inutile tentare di smuoverla nella maniera consueta, … ci vuole un cataclisma, uno sconvolgente dietro front, un’inversione ad u senza precedenti, perché come ci ripeteva Einstein:
“Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”
Siamo testoni senza eguali.
So che chi legge e partecipa al blog sta facendo e/o tentando di fare la sua parte, ma moltissime altre possibilità vengono date ogni giorno a tantissime persone, le quali si negano ogni opportunità per il marito, la nonna, il lavoro, la casa, la doppia auto, il parente e chissà quanti altri impedimenti.
Ci sentiamo obbligati a rendere conto, imbrigliati da schemi in cui i giudizi e la formula “così fan tutti” prevale su qualsiasi aspirazione, apparentemente …
Perché scrivo apparentemente???
Semplice perché volere è potere e quindi, se una cosa ci appartenesse veramente, se la volessimo realmente ci muoveremmo per averla, nonna o non nonna, lavoro o no.
Oggi, comunque, per chi è qui con me, grazie al cielo, con noi, voglio rivedere alcuni consigli, salva fatiche, sempre a proposito del cambiamento
Ecco i primi passi da percorrere per entrare nel sentiero spirituale, secondo il grande Asceso Yogananda:
1.Devozione Sicuramente sì!
Credere in quanto sta accadendo e nel grande artefice della nostra Vita, onorarlo e ringraziarlo sempre.
2.Sincero sforzo interiore di andare controcorrente, verso la vera e definitiva felicità.
Già, controcorrente, perché ogni volta che nelle grandi scelte quotidiane, ci sentiamo in perfetto allineamento con la modalità della massa, cioè con l’ordinaria modalità umana, dovremmo fermarci, rizzare le antenne e mettere in discussione ciò che stiamo facendo.
Immaginiamo di rifare casa.
Se stiamo modificando ogni cosa , quindi cambiamo la disposizione delle pareti, la forma del soffitto, la disposizione di porte e finestre è quasi assurdo che i vecchi mobili possano entrarci ancora e soprattutto essere armoniosi con la nuova architettura degli ambienti.
L’inversione nostra, visto poi che parte da nuovi valori, difficilmente sarà sulla medesima frequenza dei valori antecedenti, che dovrebbero sostituirei.
3. Fare il massimo sforzo, non arrendersi mai
Quindi non cedere, ma chiedere aiuto e sostegno al Cielo, attraverso i Grandi ascesi e le creature divine preposte, vale a dire Angeli ed Arcangeli.
Meditare, parlare con il Padre, quindi pregare, ringraziare, riconciliarsi con l’Ho hoponopono, prendersi a cuore sé stessi e gli altri in maniera sicuramente “Amorevole”, quindi alternativa.
Utilizzare tutti gli strumenti messici a disposizione per consolidarci e avere la certezza di “non essere fuori pista”, perché stiamo battendo vie non tracciate, come le carovane nel deserto.
4.Fare un costante sforzo mentale per diventare buoni (disinteressatamente).
Qui cè’ tutto e niente da dire, perché l’amorevolezza non è spesso una costante per noi e anche quando siamo gentili, lo siamo con chi ci piace o ne abbiamo voglia.
Saper riconoscere sempre la scintilla vitale divina in tutti e onorare, senza giudizio alcuno, tutti, senza predilezioni, pregiudizi e preconcetti di nessuna natura ed origine
5.Non accettare l’idea del peccato.
Essa ci appartiene e ci logora, soprattutto se siamo stati educati secondo alcuni credi religiosi.
Non siamo peccatori incalliti, fine a sé.
Non dobbiamo flagellarci per tutta l’esistenza, ma piuttosto prendere in mano la nostra vita e senza croci e poca autostima, crescere, combattere, cambiare e riconoscerci le conquiste e le fatiche che affrontiamo e i traguardi che sappiamo tagliare.
6. Offrire servizio altruistico al prossimo.
Sempre, con amorevolezza ed attenzione, senza compartimenti stagni e preferenze di sorta.
Se una persona è stata manchevole, senza giudizio e con leggerezza la amo e all’occasione la servo, ma senza servilismo, né rancore.
Né il primo, né il secondo atteggiamento si addicono ad un Figlio della Luce sintonizzato sul nostro QUI ED ORA ODIERNI, fatto di Amore e compassione.
Questo non significa farsi fregare di nuovo, né essere senza spina dorsale, nella maniera più assoluta.
7.Domare la mente verso il comportamento giusto.
Anche per uscire dalle nostre vecchie modalità ordinarie, dovute ai nostri pensieri circa la colpa, il peccato, l’incapacità e tanto altro …
8.Aderire alle norme igieniche e alle leggi della vita
Non ci sta consigliando il Badedas o altro, già ne usiamo a quintalate e il pianeta per questo piange, ma di condurre una vita attenta, ordinata, senza eccessi, nel rispetto di sé e di tutte le forme di vita animale ed altro.
Siamo grandi consumatori di alcool, fumatori incalliti e mangiamo zuccheri e carne in grandissime quantità.
In natura il fiume di alcool non c’è, il tabacco non è un bisogno primario, ma indotto e in quanto allo zucchero lo abbiamo, come per tutto il resto, prodotto e sostituito noi al fruttosio e al lattosio originali.
9.Eseguire armoniosamente tutti i nostri doveri materiali e spirituali, senza lasciare che entrino in conflitto tra di loro.
Equilibrio e presa di coscienza di ciò che ci compete e cosa non spetta a noi.
La priorità è poi di estrema e vitale importanza, sempre.
10.Assolvere i doveri allegramente senza che nessuno di essi turbi la nostra calma interiore e la nostra felicità.
Ciò che vibra in maniera poco armonica e/o ci dissocia, va osservato con attenzione e vagliato, valutato.
Un esempio? Lavoriamo troppo e male, senza metterci Amore.
Questo genere ansia, fobie, paure …stresssssss.
Io, durante questo periodo, che dovrebbe essere per me di pura vacanza, lavoro tantissimo al pc per il blog e per evadere la corrispondenza e i vostri bisogni.
Le ore sono tantissime, eppure mi sento serena, in perfetta armonia e questo perché utilizzando la vera e migliore parte di me, cioé lo spirito e quindi la mia connessione con l’Altissimo.
11.Dominare i sensi
… in tutti i sensi …
Viviamo di scatti d’ira, di paure, di mania di protagonismo, di sesso e non d’amore … c’è parecchio su cui lavorare indubbiamente.
Questo non significa fare i monaci, né flagellarsi, ma al contrario amare sempre e in maniera corretta chiunque, dando moltissimo a chi ci vive accanto, proprio perché lo conosciamo realmente e lo viviamo
12.Dominare le abitudini dannose e il comportamento errato.
Se ci scopriamo giudicanti, schizzati, saccenti, poco educati, incapaci di dire grazie e /o di chiedere con un minimo di grazia e cortesia una cosa …. è tempo che invertiamo la rotta e apprendiamo le “arti sottili del buon folle”, il quale ringrazia sempre, utilizza gentilezza, amorevolezza, attenzione ed empatia, con e verso tutti.
E’ tempo!
E se vogliamo essere e fare la differenza siamo tenuti ad essere tutto questo.
13. Vivere una vita equilibrata!
Non permettere mai più, cosa normalissima nella nostra società ordinaria, che un dovere materiale contraddica altri doveri importanti verso noi stessi e poi verso gli altri.
Amorevolmente ti**** degli Angeli
La Vita è un gioco
“La vita non è qualcosa di molto serio,
e chi è serio è già morto.”
Osho
Amo giocare con gli scritti dei miei grandi Maestri spirituali, perché mi offrono molto materiale per la nostra Vita quotidiana, così complessa e articolata, sfatta, da cento e un problema, per lo più inesistenti, ma creati in casa e ritenuti, da noi, tosti come pochi …
Già, siamo sostenitori convinti dell’autolesionismo e temiamo tutto ciò che è semplice, facile, scorrevole e dinamico.
La frase iniziale infatti lo sottolinea ampiamente: la serietà ci mummifica, ci rende Lord, di un contesto inamidato, senza fantasia, cambiamento, radicale libertà creativa.
“La vita non è qualcosa di molto serio, e chi è serio è già morto.”
La Vita è un fiume che scorre, un torrente ricco di cascate, approdi, fronde e rocce …
“La vita è semplicemente energia traboccante senza alcuno scopo. Vivi la tua vita come un gioco e non come un lavoro. Vivila senza uno scopo.”
L’Energia è nostra, ci appartiene veramente, quando non la custodiamo gelosamente, ma quando la travasiamo, la impieghiamo, la applichiamo con tanto entusiasmo, buona volontà spontanea, per la realizzazione di qualcosa in cui crediamo e profondamente.
Allora nulla ci pesa.
Anche se la stiamo applicando ad un lavoro utile al nostro sostentamento, esso acquista la giusta leggerezza, così come la stessa esistenza si libera di tutte quelle tribolazioni, fardelli e pesantezze, che la rendono “semplicemente complicatissima”.
Vivere senza porsi il pensiero del perché, come, dove e chi continuo e costante …
Si tratta solo di pura accettazione, di accoglienza piena, cosa molto distante dalle nostre forme pensiero, incluse quelle religiose.
Partiamo vedendo come una cosa normalissima e dovuta, il prendere la croce ogni giorno e portarla.
Nostro Padre, non è un Dio del dolore, né della punizione, ma un amorevole portavoce dell’Amore in sé e Leggi tutto…
Un libro interessante

“C’è sempre una ragione per cui incontriamo una persona.
A volte siamo noi che abbiamo bisogno di lei, per tornare a sorridere,
altre volte è lei che ha bisogno di noi per imparare qualcosa”
“Nella tua vita niente avviene per caso”!!!
Quante volte mi capita di ripetere che “nulla succede per caso”
Le persone e gli avvenimenti che compaiono nella nostra vita nascondono tutti importanti motivi, per avvicinarci, prendere parte alla nostra vita e spesso sconvolgerla in qualche modo e misura.
Chi arriva ci insegnerà indubbiamente qualcosa, porterà nuovi significati e ci offrirà o meglio indurrà a cogliere le spiegazioni a qualche verità di cui siamo ancora inconsapevolmente inconsapevoli o inconsapevolmente consapevoli.
Proprio per questo sbagliamo tantissimo quando pensiamo che gli accadimenti e gli incontri, oltre che i rapporti siano casuali: tutto dipende da una forza potente che ci connette, ci collega e favorisce certe conoscenze e quindi relazioni.
Vi consiglio di leggere “Il segreto del cuore”.
Perché???
Perché in questo libro abbiamo la possibilità di trovare tutto l’occorrente per cambiare modo di pensare e Leggi tutto…
Il diluvio Universale
15 
Ciao!
Eccoci di nuovi qui per la nostra solita chiacchierata, che oggi, gli Arcangeli ed io, vogliamo dedicare per intero al cambiamento, a quella che viene più comunemente chiamata speciazione, perché non dovremmo proprio perdere questo treno, altrimenti ci ritroveremo veramente a soggiornare in una stazione buia e deserta, per non so bene quanto tempo…
Avete mai perso un mezzo pubblico “indispensabile” per esempio, per un rientro a casa, dopo una giornata di lavoro o di studio, oppure per un appuntamento lavorativo?
Noooo???
Non credo proprio, anzi penso che sia una cosa abbastanza ordinaria per chi viaggia e vive in città o grandi Paesi urbani …
Beh, diciamo che abbiamo tutti un’idea del cosa significhi…
Presente?
E’ sera, hai voglia di tornartene a casa il prima possibile, ma un intoppo nel traffico ti fa arrivare alla stazione o alla fermata del tuo solito mezzo con quella frazione di secondo in più …
Pochi attimi di terrore …
L’occhio puntato al cellulare …
La mente che pensa: ”Devo farcela!” “Ti prego Signore, fa’ che anche lui sia in ritardo!” oppure “Ti prego aspettami, … dimmi che non sei in anticipo o puntualissimo proprio stasera …???”
Sono istanti, briciole … che vengono a coronare una giornata sicuramente ricca di molte gioie ( se le abbiamo sapute cogliere) ed anche di corse, che ci creano angoscia, ci accorciano il respiro e sembrano farci scivolare in un arco temporale pazzamente dilatato ed inesorabile …
Riuscire a prendere quel convoglio, in quel momento, è il nostro solo ed unico desiderio, …l’obiettivo primario …
Ecco, partiamo proprio da questa situazione …
Siamo in transito e non possiamo perdere nessuna coincidenza perché altrimenti vedremo l’ultimo Leggi tutto…

