Fare una cosa e farla con il cuore, comporta l’infondere in tutto ciò che fai una tale gioia e una tale spinta creativa, che il prodotto finale, qualunque esso sia, risulta essere straordinario e particolarmente bello, bello per gli occhi e per l’utilizzo che se ne farà. Ogni cosa può nascere in questo modo, basta che la persona che si mette in gioco, lo faccia con l’intento di dare “il meglio” e solo il meglio di sé.
Ci sono comportamenti che “si alleano” e creano una sorta di distorsione della realtà e del modo con cui tu rispondi a ciò che pensi di vedere. Esemplifico. Sei stato educato a utilizzare la parola in un certo modo e a leggere ogni cosa con una sorta di pregiudizio malevolo nei confronti del prossimo. Quando eri piccolo ti sarà capitato di ascoltare i discorsi dei grandi, discorsi che ti hanno, involontariamente educato alla lettura distorta degli altri e degli accadimenti.
E’ all’incirca dal mese di febbraio che siamo sottoposti ad un incessante attacco ai danni del nostro equilibrio psicofisico, attraverso una campagna che punta non tanto alla risoluzione del problema virus, quanto all’informazione, un’informazione che ingenera una sorta di costante tensione, legata alla paura.
Ci sono tanti piccoli gesti, che dovrebbero e potrebbero entrare nella nostra quotidianità per aiutarci a stare bene, a fare la differenza a essere la differenza e quindi a sostenerci lungo il nostro cammino. Osserva tuo figlio mentre fa un disegno. Sicuramente, se ha scelto di sua spontanea volontà di farlo, ce la sta mettendo tutta e si concentra. Osservalo però quando lo termina. Lo firma? Se non lo firma, sappi che non lo sta riconoscendo come suo, come espressione del suo sé, di ciò che lui è e sa fare. Può sembrare una sciocchezza, ma ogni azione quotidiana che compiamo, parla di noi, di come ci approcciamo alla vita, di come ci amiamo, di come ci sentiamo dentro. Ogni nostro gesto racconta se ci stimiamo e ci riconosciamo e traccia il profilo di come ci percepiamo o non ci percepiamo, se ci riteniamo degni di stare sulla terra, di abitare in un certo spazio e di “riempirlo” con la nostra presenza, le nostre azioni, i nostri gesti, i nostri pensieri, i nostri prodotti, oppure no. E’ così che noi e quindi i nostri figli, o i nostri alunni, tracciamo il nostro profilo e mostriamo agli altri, come siamo disposti ad affacciarci alla vita. Un bambino che non mette anche solo uno scarabocchio su quello che fa, significa che non dà il dovuto peso a quel disegno, e prima ancora non dà peso a se stesso, che lo ha prodotto. Non si dà peso, non si dà il “giusto valore” e questo noi insegnanti lo riscontriamo poi a scuola quando ritiriamo gli elaborati di un compito o di una verifica e troviamo fogli e quaderni senza il nome del proprietario, senza nessun riferimento a chi lo ha eseguito. Perché?
Viviamo in una società dove sembra che tutti abbiano il loro posto al “sole” e dove tutto sembra perfetto e nessuno pare avere un capello fuori posto, ma così non è. Basta vedere il numero di persone che soffre d’insonnia o di chi fa uso di farmaci per controllare alcuni stati emotivi, per accorgerci che questa perfezione è solo apparente. Nel corso di questi anni di sviluppo economico e tecnologico, si è originato una sorta di profilo umano, di massa, dove ogni cosa è stata tratteggiata in modo che dia un rimando d’insieme perfetto, nonostante ci siano parecchie Anime spesso rallentate e affaticate, soprattutto nelle relazioni. E’ una società indubbiamente sofferente, la nostra, anche senza forme virali. Ci sono genitori frustrati che non riescono a gestire i figli, figli che vivono in una sorta di delirio social, in preda ad emozioni e stati d’animo forti, che non conoscono e faticano a loro volta a gestire, c’è poi una realtà sociale e politica particolare e in generale una ricerca spasmodica di considerazione, di accoglienza, di autostima di riconoscimento. Perché? Perché non siamo in pace, perché non stiamo bene dentro e quindi ci stavamo riempendo di una sorta di delirio collettivo di onnipotenza. Un’ onnipotenza che oggi un virus sta sgretolando, proprio partendo dalla sua stessa base, dal nostro costrutto sociale. Siamo in una situazione, da un certo punto di vista tragico, secondo i mezzi di informazione ordinari, mentre appare meravigliosa agli occhi di chi sa, con sorprendente certezza, che questa “fatica” è l’unica occasione per evolvere e farlo come fossimo all’interno di una rapida esplosione.
Oggi parlerò di quello che viene comunemente chiamato “destino”, ma che personalmente vedo come un Progetto Divino su di noi. Esiste un Progetto per ciascuno di Noi? Sicuramente sì. Lassù, è stata fatta una progettazione di massima, per rendere ciascuna Anima perfetta e per guidarla nel ritorno pieno alla casa del Padre. Parlo di “programmazione di massima”, perché esiste comunque una percentuale minima di possibilità di variazioni sui tempi, sui modi, le mete, dovuti al libero arbitrio e al nostro “percorso terreno”. Come Anime incarnate, noi abbiamo soggiornato nel ventre di nostra madre, per acquisire una forma attraverso la materia; in quel ventre abbiamo ricevuto da lei ciò che le apparteneva come donna, madre, figlia, moglie/compagna e come “portavoce” delle sue ave e dei suoi avi, quindi delle loro fatiche e fragilità, oltre che dei loro lati positivi. Noi veniamo per portare e realizzare la nostra “unicità”, ma farlo è estremamente faticoso, proprio per questi importanti e influenti legami. Noi dobbiamo completare e modificare il Progetto attuale, perché discosto da quello del Cielo, perché nei secoli le storie di chi ci ha preceduto lo ha annacquato, lacerato, distorto e quindi, per riuscirci, dobbiamo passare o meglio “entrare” attraverso un percorso nella nostra “unicità”, la sola che possa valere ai fini di un recupero di quell’integrità, che tutte le trasformazioni, che rappresentano poi il nostro Karma, hanno generato.
In una società nevrotica, persa dietro alle cose materiali, l’animale rappresenta spesso una specie di alternativa alle relazioni umane manchevoli e mancanti. Un amico a 4 zampe è infatti una bella presenza, sia che si tratti di un gatto, che di un cane, i quali vengono amati, vezzeggiati, coccolati, rivestiti di amorevoli attenzioni, ma spesso anche coinvolti nelle fatiche, soprattutto emotive, della vita quotidiana. Fedele presenza, diventa, anche involontariamente, una sorta di cartina tornasole, di silenziosa spugna domestica, di assorbi energie e vibrazioni faticose e pesanti, di cui si fa carico, senza alcuna via di fuga. E’ così che, l’animale, spesso si ammala e chi lo “ospita” si trova a dover affrontare il dolore della separazione e della morte. Se soffri per una persona amica e del tuo ambiente familiare, tanto più soffrirai per la scomparsa del tuo fedele amico. Membro a tutti gli effetti del nucleo familiare, viene vissuto nel momento della sofferenza e del distacco, con la stessa intensità con cui potresti vivere la scomparsa di una persona molto vicina e per la quale nutri forti emozioni e positivi stati d’animo. Tutto funziona a meraviglia, fino al momento in cui qualcosa incomincia a stonare e allora tu cerci di riaccordarlo, portandolo dal tuo veterinario di fiducia, con serenità, sperando che si tratti di una piccola sciocchezza, una fatica temporanea, fino al momento del verdetto.
Osservo alcune persone intorno ad un tavolo stendere una progettazione comune. La cosa che balza subito all’occhio è il diverso atteggiamento tra la parte maschile e la parte femminile, dei convenuti. Seduti in maniera diversa, con espressioni e posture diverse, affrontano e rielaborano la consegna in maniera veramente “diversa”. Riprendo così, quasi senza avvedermene, il filo dei pensieri che da giorni, mi scorre dentro come un film, un film nel quale mi interrogo sul come otterremo questa collaborazione e questo indispensabile completamento tra le due parti del cielo: il maschile e il femminile. E’ stato detto e scritto che noi, donne, prenderemo in mano la situazione storica in questa fase evolutiva dell’uomo, per trasformare ciò che fino ad ora era stato impostato in maniera bellicosa, modificando una realtà nata dall’impostazione maschile e basata sulla forza e quindi sull’aggressività. In ambito politico, in questa fase storica così particolare, stiamo assistendo infatti al coraggio di alcune rappresentanti del popolo che osano affrontare i colleghi e dire apertamente ciò che pensano di quanto sta accadendo, anche a costo di perdere la propria posizione all’interno di uno schieramento politico e addirittura la tanto ambita sedia nell’amministrazione del Paese. Meno duttili al compromesso, quando si parla di Vita e di Valori, noi donne siamo state riservate ad un compito ancora una volta eccelso e impegnativo, di fronte al quale non sembriamo comunque arretrare in nome di falsi miti ed ideologie. Dice di noi Osho:
«Amore, fiducia, bellezza, sincerità, onestà e autenticità sono tutte qualità femminili, ma benché siano molto più importanti di quelle maschili, l’intero passato è stato dominato dagli uomini e dalle loro qualità.
Durante una guerra, ovviamente, l’amore, la verità, la bellezza e la sensibilità estetica non sono di alcuna utilità. Per combattere, occorre un cuore più duro della pietra: servono semplicemente odio, rabbia e follia distruttrice.
Un argomento, quello odierno, che a qualcuno potrebbe apparire un po’ strano, mentre in realtà credo sia una vera necessità, un’urgenza, tenuto conto delle premesse e degli accadimenti intensi di questo anno, sicuramente molto particolare, da tanti punti di vista. Tutti gli eventi andrebbero letti da più prospettive, soprattutto se legati a certe sofferenze, quelle sofferenze, per esempio, a cui assistiamo e nelle quali siamo immersi, ma implicano modi e chiavi di lettura, sicuramente lontani dal nostro modo di leggere le circostanze, i fatti e gli eventi, sia personali, che collettivi. Sarebbe bello, da un certo punto di vista, conservare una solida memoria di ciò che ci appartiene animicamente parlando, nel momento in cui entriamo nella realtà fisica, quindi iniziamo il nostro percorso duale, ma sappiamo che da un altro punto di vista sarebbe altamente deleterio, perché ci impedirebbe di affrontare i nodi delle vite passate e gli insoluti, con la “disponibilità” dell’inconsapevolezza. Non ricordare significa infatti, come ho già prospettato in altri articoli, che tu avvicini una persona del “tuo passato”, con la massima disponibilità e quindi nel migliore dei modi, per sciogliere ciò che ancora vi unisce, vi chiama. La malattia è il grande argomento di questo anno nel quale stiamo faticosamente transitando e oggi cercherò di fartela osservare in una maniera un po’ particolare, perché si riesca a esorcizzare quella “paura” che sta minando la stabilità sia soggettiva, che sociale.
La riflessione odierna, nasce da una semplice chiacchierata tra colleghi. Vedere una situazione in tutta la sua interezza è sicuramente più semplice per chi accoglie una realtà dall’esterno, cioè senza implicazioni dirette di alcun tipo, come semplice ascoltatore dei fatti narrati o come osservatore. Essere coinvolti in una situazione rende sempre le cose più complicate, perché l’inclusione comporta una visione più ristretta e nasce da una prospettiva di tipo emotivo”, prospettiva che non acquista quel pathos, quando non hai nulla a che vedere con i fatti raccontati. Chi ascolta non vive in prima persona il fatto narrato e quindi è facilitato nel cogliere l’essenza dei fatti; la sua posizione è più rilevata e può vedere la storia in maniera più ampia, secondo una modalità più serena, rispetto a chi è emotivamente coinvolto. La fatica maggiore, comunque, qualsiasi sia il problema che crea una sofferenza, è che quando la vita ti presenta il conto, la tua reazione è spesso quella di non “voler far nulla” per modificare lo stato delle cose. Un problema, che sia di ordine lavorativo, affettivo, politico, amicale , economico o di altra natura, ti coglie sempre impreparato e pronto a non voler accogliere la trasformazione. E’ come se tu fossi un giocatore , seduto al tavolo da gioco, che improvvisamente, da favorito, diventa un possibile perdente.
Questo articolo nasce per volontà del mondo Angelico, come un supporto forte contro le possibili forme repressive, che il sistema sta tentando di nuovo di instaurare. A cosa mi riferisco? Mi riferisco alla situazione “faticosa”, che si potrebbe ingenerare a proposito del virus. Cosa significa? Semplicemente che, insieme ad altre figure che si occupano di spiritualità e benessere. sto cercando di portare a conoscenza di voi lettori e delle persone con cui interagisco, la realtà vera, per sostenere la Luce e educare alla Resilienza. Quali sono le situazioni che attualmente umanamente ci spaventano maggiormente? Basta guardarsi intorno per capire che ciò che crea sofferenza reale e uno stato di affaticamento generale,non è tanto il problema sanitario, quanto ciò che questo comporta, vale a dire:
la mancanza di Libertà
e l’essere e il sentirsi, in qualche modo, costretti e spinti a fare o non fare qualcosa.
Questi aspetti sono, ora come ora, le vere leve che scatenano la paura e la paranoia collettiva. E’ evidente che una parte di noi, la nostra Essenza, si sente imprigionata in un meccanismo che non accetta, perché la libertà d’azione, la libertà di pensiero, di movimento, la libertà di scelta, fanno parte di noi e sono elementi indispensabili per il nostro benessere, sia soggettivo, che comune.
Sono giornate strane, giornate che scorrono leggere, nonostante i mille divieti di cui devo farmi carico, come Docente, per la riapertura della Scuola e al tempo stesso di grandi e profonde riflessioni. Una parola che mi risuona dentro, pensando all’amicizia, al bello di stare insieme, e in risposta a cosa sta nella realtà avvenendo, per impedirci l’interrelazione, è la parola evoluzione e forse anche “rivoluzione”. Ho letto e risposto ad una bella testimonianza di una lettrice che dopo la lettura del mio ultimo articolo, ha deciso di accogliere in casa sua, un cucciolo di cane, che prima non era intenzionata a prendere con sé. Tutto si lega, in un discorso “universale”. La parola Evolvere mi fa visualizzare un grosso gomitolo di lana, simile a quelli con cui sferruzzava la mia bisnonna, nella sua calma attenta. Come la lana si srotola tra le tue dita e diviene un qualcosa di unico e veramente utile, espandendosi, così questa parola sta ad indicare un qualcosa che in qualche misura si espande, espande per esempio la nostra consapevolezza, la visione che ciascuno di noi ha di sé, oppure la visione e l’accoglienza degli altri e del mondo che ci circonda. Evolviamo quando impariamo a raggiungere il cuore della nostra Matrioska, quando arriviamo alla bambolina più piccola e potente esistente in noi, vale a dire la nostra Anima. E’ allora e solo allora che impariamo ad essere accoglienza, a saper vivere in maniera affettuosa, con Amore vero e meno egoistico, ad essere creature più socievoli, meno isolate, meno attaccate alle cose, meno chiuse e giudicanti, meno categoriche e più attente.