Amo la convivialità e mi piace moltissimo dividere e condividere il cibo con le persone che sento viaggiare sulle mie frequenze. Il momento del pasto lo reputo una “parentesi eccellente” sia per la ricarica energetica che ne conseguirà, sia per la magia dell’assaporare con altre persone, in un clima disteso e rigenerante, i magnifici frutti che la terra ci offre e quindi i piatti che possiamo amorevolmente creare. E’ una magia di sapori e colori, che si mescola alla bellezza dello stare insieme. Non ritengo quindi sia una cosa positiva, mangiare seduti con persone musone, permalose, o peggio ancora sempre pronte a sparlare e lamentarsi. Se questo accade, e non c’è la possibilità di modificare il contesto, appena possibile mi defilo e lo tralascio. E’ normale che eviti la compagnia di chi rende pesanti sia le proprie giornate, che quelle altrui, ma so che molte persone vi si trovano invischiate e per falso rispetto o per dovere procedono lungo questa “faticosa abitudine”. Siamo letteralmente presi d’assalto da pensieri negativi e da cultori di disgrazie e lamentele. Ovunque tu vada o debba sostare, tra i presenti, sicuramente, ti sarà facile rinvenire un sostenitore delle più tragiche calamità. Viviamo in un contesto sociale nel quale si predilige il terrorismo emotivo e psicologico alla positività e alla leggerezza. Esserne poi contagiati, contaminati è facile, soprattutto quando ne fai parte per motivi relazionali e lavorativi. La gioia ti contamina, ma il buio più facilmente ti avvolge. Ti sei mai accorto che basta una persona buia, perché tutto il gruppo degeneri e dia il peggio di sé? Eh sì, perché il marcio, come nel cestino della frutta, se non lo togli nell’immediato, contamina tutti i frutti presenti; bastano poche ore e dal limone trovi che la muffa ha preso le pesche, l’albicocca e perfino la mela più ostinata. Così è tra noi, persone.
Persone con pregiudizi? Chi non ne ha mai incontrato lungo il proprio cammino, scagli la prima pietra. Scherzi a parte: vivere fuori dal pregiudizio è abbastanza faticoso, nel nostro contesto “umano”, soprattutto attuale. A scuola, con i ragazzi, smonto spesso i pregiudizi ed i luoghi comuni più ricorrenti, proprio per educarli alla “libertà di pensiero e di azione”. E’ utile, anzi indispensabile farlo, anche perché qualcuno, un burattinaio occulto, in particolare attraverso i social, sta gestendo il nostro pensiero, soprattutto emozionale, e quindi ci sta conducendo, a nostra insaputa, verso una massificazione totale di pensieri e comportamenti. Ho già detto che un adolescente è sempre un adolescente. Lo era al tempo della pietra, esattamente come lo è oggi, ma non sottovalutiamo i contesti nei quali oggi il ragazzo vive, che non sono più quelli di un tempo e sono più subdoli e devastanti, rispetto a quelli remoti. Non sono una fautrice di martello e scalpello, cioè di un ritorno alle caverne, sia ben chiaro, ma cerco di farti notare che qualcosa va rivalutato e compreso al meglio, come fenomeno destabilizzante, non fine a sé, ma per l’uso in essere, che qualcuno, in maniera occulta, ne sta facendo, con esiti sotto gli occhi di tutti.
Dove stai ti senti bene? Beh, se stamattina la tua pelle ti risultasse un po’, diciamo “stretta”, sappi
che faremo insieme una bella chiacchierata per vedere, se vorrai, come
modificare le cose, per ritrovare serenità e libertà interiore ed esteriore. La scelta spetterà a te, naturalmente, e la farai solo se ti andrà di rischiare
di ritrovarti finalmente libero e sereno. Chi di noi, almeno una volta, non ha realizzato di trovarsi nel posto sbagliato
al momento sbagliato? Stamattina oso e dico che in quel preciso istante l’Universo ti ha messo “nel
posto sbagliato” per il momento giusto. Perché? Perché facendoti stare male, in realtà ti vuole solo smuovere e renderti
consapevole che così non va niente bene ed è ora di cambiare. Sei semplicemente in luoghi, anche emotivi e relazionali, che non rispecchiano
il tuo vero sé, la natura profonda del tuo sentirti veramente e pienamente vivo
nel mondo e con il mondo. Lo so, lo vivo anch’io, non ne sono immune, anzi: non di rado, capita di far
fatica nel resistere a circostanze e situazioni. Sarebbe bello allora, e sicuramente più semplice, innalzarci leggeri e volar via,
ma la realtà è diversa. Qui siamo e qui dobbiamo restare. Problema di base? Ti ostini nel ricercare all’esterno ciò che invece, passo dopo passo, crei tu e
non vuoi lasciare andare. Ti agganci tenacemente, come l’edera al suo muro, a qualcosa che pur dandoti
disagio, è la tua normalità, la tua “vita”. Non si può rinunciare a ciò che si è costruito, con impegno e costanza, anche
se è proprio ciò che ci fa male, che ci fa stare male, perché quel muro
rappresenta il nostro sistema di sicurezza emotiva. Ma ne sei proprio certa, ti? Beh, io ti chiedo: ”Sei sicuro che stai scegliendo la tua felicità? Perché se questa è felicità,
allora è tutto perfettamente ok nella tua vita e tu stamattina ti dovresti
sentire vivo, vegeto ed allegro come un grillo. Se tutto sta quadrando tu sei in “perfetta forma” fisica, emotiva, logica e il
tuo senso di inadeguatezza allora non dovrebbe sussistere nella maniera più
assoluta. Ma se così non è, allora significa che te la stai raccontando, che stai scivolando
via, pian piano, mentre intorpidisci sempre di più le tue belle ali e stai, in
qualche modo, sfibrando la loro consistenza magica, impedendoti quindi di
poterti muovere, librandoti leggero nell’etere. Perché?” Per paura, rispondo io, per te. Accade, infatti, che per paura di
perdere la tua stabilità personale, ti “attacchi” a posti e persone, per
stare immobile, fermo nella tua affettività. Che senso ha tutto questo? Beh, il pregio è quello di renderti
solido nel tuo senso di essere al mondo. Guarda come ti esprimi, come ci esprimiamo molto spesso … “Mia moglie”, “Mio marito”, “La mia ragazza”, il “mio compagno”. In parole povere: il possedere ci dà l’idea, la convinzione, di avere 1 ruolo,
di essere qualcosa e qualcuno, proprio in considerazione del fatto che rientriamo
nella “normalità” sociale. Tu credi che sia l’altro a darti visibilità, a renderti quello che sei, a
darti forma e riconoscimento, mentre così non è, nella maniera più assoluta. In realtà sui sei “dipendente dall’altra persona” e tra voi esistono dei lacci
dell’attaccamento all’altro, che non favoriscono la tua massima espressione. Spesso scambiamo l’attaccamento con l’amore, rimanendo nella gabbia inodore e
incolore dell’infelicità, piuttosto che prendere atto che abbiamo la
responsabilità di scegliere e decidere se rinunciarvi, per cambiare tutto, o
restare e stare sempre peggio. Eppure, amore e attaccamento non sono
una cosa sola, ma due entità separate, reciprocamente antagonistiche. Cosa provi se pensi al tuo futuro senza questo legame che ti fa sentire,
comunque, prigioniero? L“ansia da separazione” una molla terribile, che spesso fa rimanere le
vittime vicine al proprio carnefice, facendogli preferire il peggio
all’incognita del futuro. E’ quest’ansia che ti spinge a creare e mantenere relazioni affettive
putrescenti, ma esistenti. E’ sicuramente un fenomeno strano e indubbiamente più complesso, rispetto a
come io te lo sto proponendo, e
coinvolge meccanismi particolari e difficili da annientare, ma ne devi prendere
atto, se vuoi cambiare qualcosa nella tua Vita e concederti finalmente di
viverla appieno. Prendila così, come la paura che può precedere un lancio nel vuoto dal
parapendio: se ti fermi due secondi, due, a guardare di sotto, ti prende la
tremarella e vorresti tornare indietro …, ma se segui la voglia di librarti
nell’aria, allora ti lancia e ti concedi di sentire il vento sfiorarti e di
guardare ogni cosa da un’altra prospettiva e di restarne ammaliato. L’ attaccamento è comunque un fenomeno
eterogeneo. Ne esistono diverse forme: quello per un figlio, oppure per un genitore, sono
diversi tra loro e rispetto a quello per un amico, per la persona amata o per
altre figure, ma sai, in ognuno scattano e interagiscono meccanismi che
implicano il coinvolgimento di tanti fattori e di varie aree del nostro
cervello. L’integrazione tra i vari meccanismi che avvengono rapidamente dentro di te,
prepara il tuo organismo a rispondere in maniera adeguata a situazioni di
particolare vulnerabilità e per te, potenzialmente pericolose, capaci di
scatenare reazioni di paura e di insicurezza. Paura e insicurezza? Non sia mai! Una parte di te le reputa sensazioni non
buone, sensazioni che ti destabilizzano, che destabilizzano il tuo senso
di essere al mondo, quindi da evitare
nella maniera più certa ed assoluta. Hai paura di trovarti da solo e di dover camminare sulle tue gambe, seguendo un’autentica direzione di vita. Per questo, il più delle volte, scegli di restare, di non metterti in gioco, di
rimanere in una situazione di comfort emotivo, perché anche se ci stai male, il
risvolto della medaglia pensi che ti causerebbe sofferenza e pensi che non ne
valga la pena. Ma tristezza, ansia e angoscia sono sofferenza e tu le stai già comunque
sperimentando, ogni giorno, ora, istante. Però le conosci e ti racconti che ci sono anche momenti belli, momenti che tutto
sommato vale la pena vivere e che quindi ci si può anche adattare, perché la
vita è fatta così non si può avere tutto, né pretendere la luna … Attingi dalla saggezza popolare pur di evitarti il grande “salto”. E se invece te ne andassi? Staccarti da ciò che ami e ti rende sicuro è subito sofferenza, una sofferenza
più acuta, perché legata all’ignoto: ti vorresti staccare da ciò che conosci
nei minimi dettagli, per ciò che non
riesci nemmeno ad immaginare. Brrrr… sicuramente un brivido folle ti corre lungo la schiena. È quindi l’attaccamento che determina il tuo malessere, è il sintonizzarti sempre
sulla solita frequenza, su una determinata frequenza che perpetua la
sofferenza, rendendoti vittima passiva del dolore, incapace di staccartene, di
scioglierti da lei, o meglio da chi è causa di ciò. Valuti sempre che sia meglio, in fin dei conti, restar fermo in una situazione che
conosci, sebbene di afflizione, di tormento, di insoddisfazione, piuttosto che
muoverti, cambiare e stare, come credi e ti racconti, ancora peggio. Se sei maschio, questo è più facile e lo si vede: sono pochissimi gli uomini
che, pur disamorati della compagna, mollano la situazione vecchia, per il
nuovo. Sono molto più opportunisti e fifoni rispetto a noi donne, bisogna riconoscerglielo,
mentre noi donne siamo più credulone e più votate alla sindrome della
crocerossina fallita. In realtà la sofferenza, che sperimenti,
nasce dalla tua mancanza di una profonda accettazione della verità, nasce dalla
tua paura del dolore di dover rinunciare
alla propria libertà attuale, nasce dalla paura di aprirti al nuovo e
riscoprirti diverso, in preda al grande oceano della vita che si muove e su cui
la tua mente, nel momento del taglio netto con il presente, non avrà controllo e questo è destabilizzante,
terribilmente destabilizzante e terrificante. La sofferenza non è il sentiero verso una futura solitudine, toglitelo dalla testa,
ma è, al contrario, un invito alla tua libertà e al benessere presente. Ma è proprio qui, nel cuore del ciclone, quando la paura imperversa che puoi
ritrovarti e ritrovare tutta quell’energia necessaria per dispiegare le tue
ali, per spiccare il volo. E l’amore diviene il tuo trampolino di lancio. Quando sperimenti l’Amore, quello vero, allora partecipi ad un’altra realtà e
dimensione. E’ grazie a lui che puoi recidere le funi forti e tenaci dell’attaccamento, per
concederti di vivere serenamente le relazioni e le esperienze che la vita ti
riserva. E’ lui, l’Amore, quell’Amore che assolve la sua funzione di guarigione perché è
e diventa un vissuto sano, un vissuto che non ti inchioda in un rapporto con
l’altro, che ti infonde solo sicurezza e non ti obbliga a nulla, e ti si offre
gratuitamente, permettendoti di viverlo nella maniera più autentica e libera,
in modo da favorire la tua crescita più profonda, che può essere per te la vela
giusta, per trovare ed avere finalmente il coraggio di salpare e di concederti
ciò che ti sei sempre negato. Amorevolmente ti
“Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è un problema loro.” Charlie Chaplin
Condivido appieno questa affermazione dantesca, anche se in passato, io per prima, essendo una sostenitrice del Cielo, a spada tratta, ho spesso conservato, con il benestare degli Arcangeli, relazioni ed amicizie a volte veramente pesanti. Sono uno spirito leggero, che avverte più di altri la “fatica di vivere”, presente in alcune persone, ma reputandomi nata per sostenere la crescita animica del prossimo, ho veramente accettato a volte di far da pilastro a “costruzioni impossibili” e proprio per questo oggi mi faccio portavoce di questo pensiero. Lo so, ci sono passata. Scalpiti, ma obbedisci e scegli di essere l’occasione. Rimanere accanto a queste persone può divenire la loro possibilità di uscire dal buco e trasformarsi, mapuò anche divenire la tua camera a gas. Oggi, che l’evoluzione è rapida e molto articolata, gli Arcangeli sostengo invece, che ci facciamo portatori di un taglio rapido e netto, nei confronti di queste persone; un taglio che deve essere, per il benessere generale, il più rapido possibile. Devi lasciare a sé, al proprio destino, certe Anime mal evolute, che non riescono ad attingere da te.
In questi giorni ti passa spesso per la testa un modo di
dire piuttosto ricorrente tra le persone: ”La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede bene”? Allora oggi ci divertiremo a pensare un pochino a questa tua modalità di osservare
la Vita e le tue giornate. Già, a volte avrai avuto veramente la sensazione che la sfortuna sia peggio di
eros, cioè dotata di una mira inimmaginabile, perché nella tua quotidianità,
hai avuto la sensazione o la certezza che i casini si stiano infilando uno
appresso all’altro. Possibile che le belle giornate siano così poche, mentre quelle pesanti e poco
proficue, così numerose? In realtà se e quando la Vita ti sorride spesso ti sembra che sia per prenderti
in giro, perché a brevissimo ti colpirà a tradimento e in maniera pesante. Mai sentito il proverbio: “Quando la Vita ti sorride non lo fa a te, ma a chi sta alle tue spalle”? Sono frasi fatte, che spesso gli altri ti dicono o che tu stesso avrai detto in
alcune circostanze, convinto che quando nasci male, muori male. Ma non è così. La vita complicata non è, grazie a dio, una questione di genetica, come
pensiamo, né di ruoli, come ci viene fatto credere da parecchio tempo, con una
sorta di “educazione” alla povertà, alla cattiva sorte, alla piccolezza
interiore ed esteriore. Intere generazioni sono cresciute all’ombra di Calimero, il pulcino piccolo,
sporco e nero, oppure di Fantozzi, l’impiegato a cui non ne andava bene una. Che tipo di immagine d’uomo ti facevano passare attraverso la tenerezza o tra
una risata e l’altra? Due immagini pessime. Rappresentavano chi non ha nulla di bello, non sa fare una cosa giusta e viene
deriso e preso di mira, nonostante le buone intenzioni, un po’ da tutti. E Paperino? Il Papero portavoce degli sfortunati? Sono stati moltissimi i personaggi così, i protagonisti di fumetti, cartoni
animati e film con il master di “sfigati”, per eccellenza. E il fortunato? Non esisteva? Esisteva, esisteva, ma nella sua rarità, sembrava impossibile da raggiungere e
da emulare. Il fortunato era una specie di Arsenio
Lupin della fortuna, uno a cui tutto, ma proprio tutto, girava sempre e solo per il giusto verso, già, ma lui era
lui, quindi, non poteva che essere così. Anche tutto questo ha a che vedere con la
nostra “etichettatrice sociale”, che spalma e distribuisce cartellini a
destra e a manca. Non ti accorgi, ma ti hanno fornito di questo piccolo aggeggio, mentre
crescevi, ed oggi, dentro ti si attiva in automatico, in maniera inconscia,
come capita ai più, perché si muove sulla base delle convinzioni che vengono
dal tuo passato e dalle persone che ti hanno allevato e quindi influenzato. E tu giudichi, etichetti, te stesso e le altre persone. E’ semplice: c’è chi è più fortunato e chi meno. Perché questa classifica? Per proteggerci. Se vedi una persona brillare, subito
pensi che sia e sia stata fortunata e così facendo ti schivi ogni
responsabilità di altra natura. Quale? Semplicemente che lei si sia attivata per ottenere quello che ha raggiunto, già
perché dietro ogni bersaglio in realtà si cela una freccia scoccata, con
precisione, determinazione, voglia di fare centro, non della fortuna, ma
proprio di quella persona. Lei ha agito e quindi ha ottenuto. Noi invece parliamo come se tutto fosse il frutto di un gesto della fortuna o
della sua rivale, cioè della sfortuna. La fortuna nella tua testa è un qualcosa
di esterno, di ingestibile, di non controllabile, qualcosa che ti fa
piovere addosso il meglio o l peggio senza alcuna tua responsabilità, mentre in
realtà non è così che funziona. Niente è fuori dal tuo controllo, dal nostro controllo. Queste convinzioni sono il frutto di condizionamenti sociali non indifferenti. Tu vedi una persona che ottiene un buon risultato? Ti piacerebbe essere come lei e farcela esattamente come lei, ma ti sfugge come
e cosa potresti e dovresti fare per ottenere tutto questo, per cui arrivi a
dirti che quel traguardo lei lo ha tagliato, suo malgrado, semplicemente perché
la Fortuna glielo ha permesso. Ma così non è. Una persona ottiene quando lavora su un
certo fronte, programma, si attiva, si documenta, cresce, spera e ci crede. E’ stata fortunata? Dirlo ti scarica da ogni responsabilità. Quale? Per esempio di capire cosa potresti fare
tu per ottenere la stessa cosa. Oppure cogliere dove scivoli e quindi sbagli il tuo bersaglio. Tutto questo significa metterti in discussione, significa controllare il tuo
operato, rivedere i tuoi passi, lavorare
e scovare le criticità ed i punti di forza di tutto quello che fai. Impegnativo? Sì, soprattutto se fai parte della folla immane di persone che guardano la vita
dal “divano” e tutto ciò che esula dalla mediocrità e ripetitività è opera
della fortuna. Il concetto “fortunato”, “sfortunato”
terrorizza l’intera popolazione, le masse. La gente pensa che senza la fortuna nulla al mondo sia possibile e questa tipa
( la fortuna appunto), la viviamo come un qualcosa di talmente esterno a noi, d’averla
nel corso del tempo raffigurata come una donna, perché nell’immaginario
collettivo, noi siamo volubili e imprevedibili, cicliche, e dipinta,
raffigurata. Le abbiamo dato un corpo ed un volto perché per noi, nel nostro immaginario lei
esiste, c’è e ci rompe in continuazione, dandoci una Vita squallida o superba,
ma così non è. Si tratta di un “condizionamento sociale”,
che ci viene passato durante la nostra crescita e che poi va lentamente
abbarbicandosi in noi e prendendo piede e forza. E’ così che a volte ti sfugge il bello di quello che ti accade, ti manca la “visione
d’insieme”, perché tendi a vedere ogni singolo fatto fine a sé e non riesci
maia cogliere come nel complesso tante cose siano cambiate nella tua vita,
rendendola ogni volta più perfetta. Già, più perfetta. Quando accade qualcosa che ti priva di una “fune a cui ti aggrappavi” , una
specie di maniglia, che rendeva la tua esistenza tranquilla e metodica, tu
barcolli, perdi per un attimo l’equilibrio e pensi che la Vita sia veramente
dura, meschina, ingiusta, perché permette alla fortuna di toglierti ciò rendeva
le tue giornate serene. In realtà la Vita insieme con il cielo, visto che come atleta, era in “pensione”
e non stavi più progredendo, perché quel traguardo lo avevi tagliato, vissuto
intensamente e a lungo, fosse giunto il tempo di rinforzarti ulteriormente, di
farti riprendere le gare e quindi gli allenamenti per raggiungere nuove
meravigliose prestazioni. Un atleta non smette mai di allenarsi e pretende da sé sempre il meglio ed il
massimo. Noi invece, vogliamo l’eccellenza seduti in panchina. Corri, ti alleni per raggiungere un traguardo e una volta ottenuto, credi che
ora sia così per sempre, senza più muovere un solo dito, ma così non è. E’ la malattia più diffusa. Hai un lavoro? Deve rimanere quello, immutabile, per sempre. Una moglie, una persona che ti ama? Un compagno o un marito? Lei è tua, lui è tuo e stop. Perché dovrebbe essere diversamente da così? Qualsiasi cosa in natura si muove e si trasforma, ma tu pretendi per te, che
sei parte di questa Vita, la fissità, l’immobilità,
e così chiedi la non vita. Ciò che non si muove è privo di
vitalità: è morto. E’ questo che desideri? Se distogliessi lo sguardo dagli altri e ti allenassi a guardare le meraviglie
che hai saputo ottenere attraverso gli anni e le volte in cui sei stato fatto
cadere dal divano e te lo sei dovuto riconquistare, forse capiresti chi eri,
com’eri e chi sei e come sei oggi e ti accorgeresti che nessuno di noi è
sfortunato e tu per primo. Quanti bei riconoscimenti. Quante vittorie, piccole e grandi. Quanti passi hai compiuto per giungere fino a questo momento. Le difficoltà ci sono state, ma tu le hai superate tutte. Nessuna esclusa. Qualcuna in maniera mediocre, forse, ma tante in modo veramente positivo. Ti capita mai di dirti:” Io ho fatto questo? Ma come ho fatto? Dove ho trovato
la forza? Dove ho trovato il tempo? Come è stato possibile?” Se
ci pensi, tu sei molto Fortunato!! Sei fortunato anche solo perché sei Unico! Sei fortunato perché stai bene, sei in Vita! Sei fortunato perché hai ancora, anche oggi, la possibilità di costruirti il
tuo futuro. Sei fortunato perché ogni giorno puoi imparare qualcosa di nuovo. Sei fortunato perché quello che la vita ti ha affidato, solo tu lo sai fare e
lo potrai fare, perché dentro di te hai delle doti innate, hai doni unici e li
devi usare, li devi giocare, per fare la differenza. Cosa ti manca ancora? Forse il “prenderti la responsabilità”. Presente la frase di Seneca iniziale? Lo aveva già colto lui, tantissimo tempo fa e noi siamo qui ancora a disegnare e
a pensare ad una donna bendata. Cosa devi fare? Prendi il pieno controllo di te,
della tua Vita. Come? Facendoti il mazzo!! Gli Arcangeli non mi hanno fatto perdere nessun allenamento e quello
che sono, lo devo proprio a quello, mentre ricordo che varie conoscenti mi
ripetevano che se stavo con loro, la mia Vita doveva essere una super strada in
discesa. Nulla di più sbagliato. Se devo risvegliare in te ciò che dorme, devo conoscere chi sei, cosa puoi e
dove e come le cose non quadrano e come fare per ristabilire tutto al meglio. E’ così che io posso lavorare in sinergia piena con loro per te, altrimenti
disobbedirei, ti compiangerei e non saprei da che parte incominciare. Un vero allenatore è stato prima un
corridore.
Ricordatelo.
Inizia
a sfidarti.
Inizia
a costruire il nuovo, nuove consapevolezze.
Inizia
a vederti in modo più positivo.
Inizia
a valutarti al meglio.
Inizia
a guardare in modo corretto anche ciò che ti circonda.
Così e solo così inizierai ad attrarre a te esperienze
migliori. Esperienza dopo esperienza diventerai un coach e potrai allenare altre persone
e creare una rete virtuosa con chi condivide le tue stesse modalità o con chi
desidera farlo, attivandosi al meglio, non fingendo di cercare e poi
tralasciare tutto. Sii sempre più consapevole di essere magnifico, di essere una persona
Fortunata. Quindi non aspettarti che una bella mattina ti suoni al campanello di casa la “dea
bendata” per portarti in dono la sua cornucopia. Perché, se tutto ti va bene, aspetterai in eterno. Inizia! Inizia ora! Inizia in questo stesso istante, oggi! Credi in te! Perché se togli gli occhiali ed inizi a guardare oltre, a prendere in ano la
tua Vita, ogni giorno sarà, anche solo per uno o cento motivi, il tuo giorno
Fortunato.Con Amore ti
Essere se stessi è preponderante, soprattutto in una società che ci nega spesso la possibilità di esprimerci ed essere ciò che realmente siamo; non si tratta di una affermazione fatta a caso, ma di una realtà, nella quale non ci sono puntelli né stampelle che potrebbero aiutarti ad essere quella/quello che sei. Io vivo. Ripetilo spesso e stampalo bene nel tuo cuore. Io vivo in questo mondo e sono reperibile, spesso, a diversi recapiti e indirizzi. Ho vari profili “social” in senso reale e web. Perché ancora ritorno su questi aspetti? Semplicemente perché “perdersi” è un istante, ritrovarsi una fatica, soprattutto in un contesto che “ti desidera ardentemente” in un certo modo. E solitamente diverso da quello a cui tu ambisci. Tu hai un nome un nome che hai scritto sul campanello della tua abitazione ed un titolo che indica la tua professione sociale, la tua attività e quindi che lascia evincere gli studi che hai svolto per ottenere quell’impiego, ma tu e quel nome, siete la stessa persona? Quel tu che lavora, che vive in quella casa, che porta a passeggio il cane, sono un tutto?
Cambiare? Sì, è doveroso se vuoi crescere, ma quanti impedimenti ed ostacoli si annidano nella tua testa, forze enormi ed invisibili, spesso legate ai “dovresti” con cui sei cresciuto, e a tutte quelle convinzioni limitanti, che gestiscono le tue azioni e la tua mente e inevitabilmente influenzano i tuoi risultati, in ogni campo ed ambito. Perfino i valori e le aspettative che hai, nei confronti della Vita, dipendono da questi potenziali rallentatori, delatori o “distruttori”, che agiscono soprattutto sulle cose che poi ritieni vere, veritiere. E’ la ripetizione di certe affermazioni, che ti porta a credere, sia nel bene, che nel male, e quando il tuo credere, diventa una convinzione profonda, allora le cose cominciano ad accadere. Questo significa che,se vuoi ottenere, devi ripeterti frasi motivanti e credere in te, tu, per primo, perché quel che pensi, prestissimo ti raggiungerà. Il problema più grande? Che in noi esistono due spinte opposte, date l’una da una forza conscia e una da una forza inconscia, interiore, profonda. L’una sostiene, l’altra ti blocca e ti induce spesso a rivisitare le cose e a procrastinare o non agire. Se tu pensi alla tua mente come ad un iceberg, riuscirai a cogliere appieno tutto questo; la parte che fuoriesce dall’acqua, rappresenta la tua mente conscia, mentre la parte sommersa, molto più estesa e profonda, è la mente inconscia, che non vedi e fatichi a gestire, un po’ come tutti noi. E’ lì che vivono le “convinzioni”, cioè quelle forme pensiero che ti sabotano, ti tolgono la spontaneità, la vitalità, la gioia somma dell’intuizione, del sogno, del desiderio, facendoti approdare spesso a risultati inadeguati e ripetitivi. Se tu continui a ritenerti povero, sbagliato, geneticamente rallentato, incapace e affannosamente sfigato, allora lo sei, solo perché ti stai negando la possibilità di cambiare la tua situazione. Si può invertire la rotta? Certamente sì! Si può e si deve, se vuoi approdare a nuovi lidi, a nuove spiagge.
Oggi parleremo di un qualcosa che ci riguarda tutti: la realizzazione di sé. “Ma tu, hai trovato il motivo per cui vale la pena di stare quaggiù? Hai compreso la tua ragione di esistere?” Io me lo sono chiesta spessissimo perché fossi su questa Terra. Le risposte che mi sono data, sono state parecchie e si sono delineate e chiarite sempre meglio, soprattutto negli ultimi tempi, dopo un altro grandissimo salto, qualcuno direbbe quantico, io dico semplicemente “oltre il vuoto”. Se ora mi chiedessero: ” Chi sei? E cosa vuoi fare da grande?” Risponderei semplicemente: “ Bloggers to educate” oppure “Risvegliatrice” in sanissimo italiano. Non siamo venuti solo per far danno, mangiare, sporcare, spettegolare, giudicare, lamentarci e dormire, ma ognuno di noi ha una missione “ben specifica”, che giace lì, sotto la coltre delle nostre paure limitanti, e di cui, che ci piaccia o no, una parte di noi è ben consapevole. Perché faccio questa affermazione? Semplice! Perché se non ci fosse una consapevolezza inconsapevole, non finiremmo i nostri giorni con l’amaro in bocca e la ferma convinzione di non aver adempiuto al meglio a noi stessi. Ci accorgiamo di “aver tradito una parte di noi”, proprio perché ci percepiamo comunque nella nostra Essenza, anche se ci disturba riconoscerlo e metterci in gioco, per realizzarci.
Brontolare è ormai un po’ la norma. Dovunque vai e ti giri, senti qualcuno che dice male e si lamenta di qualcosa o di qualcuno. Sembra diventato lo sport nazionale più gettonato, grazie anche all’uso che facciamo dei social, divenuti la nostra Treccani di Vita e quindi il sacro testo che ci rende, a nostro dire, sapienti, informati, a conoscenza di … E’ per questo che tendiamo a sostituirci agli altri ed a valutare, senza vera “conoscenza dei fatti e consapevolezza”, sia le altre persone che il loro operato. E’ così che la maestra di Pierino non sa fare la maestra, il medico non capisce nulla del paziente, il parrucchiere che fino a ieri ci cambiava l’immagine, e di cui eravamo soddisfatte, oggi deve farci la tinta, il taglio o l’ultima novità, seguendo le nostre indicazioni ed i nostri consigli, visualizzando anche un’immagine microscopica, sul nostro cellulare, che ci siamo scelte da sole. Perché? Per una insoddisfazione di fondo, che ci rende pericolosamente “aggressivi” e tuttologi. Vuoi vivere la tua vita come hai sempre sognato? Muoviti!
Quante flessioni oggi, per essere in forma smagliante? Ebbene sì, oggi parleremo di nuovo di noi e di come “allenarci”, quando vogliamo raggiungere traguardi ambiziosi. Non devi limitarti a desiderarlo: devi volerlo con ogni grammo del tuo corpo, dei tuoi muscoli, di te, del tuo meraviglioso essere. E’ questo l’ingrediente base, quello che ti rende capace di sollevare il mondo: il crederci. Atlante, il personaggio mitologico, è un esempio per l’Uomo, è il simbolo di ciò che possiamo e sappiamo fare. Leggende, mitologia, fiabe, favole … ci parlano di noi, dei nostri limiti e delle nostre infinite possibilità, così come della nostra storia. Vuoi farcela ed essere forte e potente come lui? Il tuo, allora, deve essere un desiderio ardente, che niente e nessuno possono fermare. Quando provi un desiderio di questo tipo smetti istantaneamente di raccontarti scuse e passi all’azione, quella vera, immediata, inarrestabile e proficua, molto produttiva. Perché? Perché Ti assumi le tue responsabilità e fai di tutto per trovare la strada giusta, il cammino verso i tuoi sogni.
Le nostre più grandi ambizioni? Poche, pochissime. La maggior parte di noi, raggiunta l’età adulta, si fa una famiglia, si guadagna da vivere e finisce la propria vita così, tra mutui, brontolate, serate stanche ed un mare di lavoro e fatica. Pensiamo che tutta la nostra crescita termini con l’istruzione, così, chi sostiene questa visione della Vita, del proprio esistere, smette di crescere, smette di lavorare su se stesso e di spronarsi. Tra queste persone, ci sono poi gli apparenti soddisfatti e gli irriducibili insoddisfatti, quelli che si lamentano, sempre, ma non fanno nulla per cambiare le cose. E così, la maggior parte della gente abbandona i propri sogni, e sapete perché? Per paura. Paura di non farcela. Paura di fallire: ”E se poi le cose non vanno? “ Qualcuno addirittura per Paura del successo, paura di non meritarselo abbastanza o di non saperlo controllare, di non poterlo conservare: ”E se poi le cose vanno bene e non riesco a controllarle?” Se ci osserviamo con occhio critico, purtroppo, il quadro che emerge è questo. Così, per tutta questa infinita serie di motivi, molti di noi non corrono mai alcun rischio. Non è il mio caso e credo non lo sia neppure per tutti gli altri folli che credono nei sogni e li perseguono con grandissima tenacia ed Amore smisurato. Pensa alla tua vita. Sei soddisfatto? Con sincerità … Senza raccontarti storie, che non servono … Hai speso spesso, così tanto tempo con gli altri e per gli altri, cercando di piacere alla gente, che ti stai rendendo conto che conosci loro, molto di più di quanto ora tu non conosca te stesso. Capiamoci: lavorare per gli altri va benissimo, è encomiabile e normale farlo, se sei tra le persone che amano incondizionatamente, ma qui non sto parlando di un qualcosa di “normale”, di accrescitivo per entrambi i coinvolti, di paritario, ma bensì di quelle forme di soggezione all’altro. Presente quando crei qualcosa per compiacere, per essere notato, per essere“riconosciuto”, per avere un posto, magari anche piccolo, nella sua Vita? E’ di quello che ti sto parlando. E’ quando tu pensi e credi di valere se l’altro sa che tu ci sei.. E’una forma di sottomissione servile, ai fini di ottenere un posticino al sole, un riconoscimento, di cui a volte hai bisogno. Ora, dopo tanti anni per lui, sai tutto di lui e di tutte le persone che hai servilmente seguito, conosci di loro, ogni cosa che li riguarda, e ti appaiono talmente belli, bravi, intelligenti, interessanti, … che vorresti essere proprio come loro.
La spinta che spesso ti manca per svoltare e dare un nuovo senso alla tua Vita è spesso legato alla “consapevolezza”, quella consapevolezza che ci fa essere presenti a ciò che siamo, amiamo, prediligiamo e che facciamo. La consapevolezza ci permette di “esserci”, senza scuse, senza timori, senza rinvii.