Giovane o vecchio lo decidi Tu

L’articolo di oggi parte da alcune mie riflessioni fatte in classe con i miei alunni, a proposito del Tempo, di come noi lo concepiamo e di conseguenza lo viviamo.
Il personaggio del Verga, per esempio, Mazzarò, lo vive per la Roba.
E tu?
E’ questa la domanda da un milione di dollari, che ci manda sovente in crisi, scoperchiando un magico vaso, proprio come quello di Pandora, con cui devi misurarti e vale la pena farlo e velocemente, se vuoi “realmente essere e vivere”.
Fin da piccoli veniamo programmati a riconoscerlo, usarlo e farlo nostro nel peggiore dei modi.

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Conosco me stesso, quindi Ti rispetto

Ciao, oggi riparto dal rispetto, perché mi accorgo di quanto sia difficile farsi rispettare, in una società nella quale, spesso ti chiedono cose che sei stato educato ad accogliere come dei doveri, mentre in realtà sono solo opzioni, scelte che spetta a te decidere se assecondare, oppure ricusare.
Secondo questa logica del “tu mi devi altrimenti”, siamo stati segregati e ridotti in schiavitù per secoli, perdendo la nostra identità e quindi il rispetto di noi, dei nostri bisogni e delle nostre volontà.

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Rispettosamente rispettare. Una legge universale.

Sto risciacquando i piatti e penso.
Penso a come sia difficile portare rispetto e accogliere ciò che accade agli altri, senza voler a tutti i costi interferire.
La mente spazia a proposito di varie situazioni, tutte ordinarie, che noi spesso affrontiamo senza riuscire  a mantenere la giusta neutralità, al fine di rispettare l’altra persona coinvolta o il fatto in essere.
Perché vogliamo dire la nostra?

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Imparo ad amarmi ed essere felicemente Io.

Accogliersi ed amarsi non ci appartiene realmente, sebbene siamo dei forti cultori del benessere fisico, che pensiamo di ottenere frequentando soprattutto le palestre o i luoghi dove pratichiamo vari tipi di sport.
Veniamo da una cultura molto radicata in noi, una cultura basata sul dolore, sulla sopportazione e sull’abnegazione di noi stessi.
Ogni piccolo desiderio o cosa utile solo a sé, è stata per moltissimo tempo oggetto di bando dalla nostra mentalità ordinaria, come fosse un’azione peccaminosa e frutto del nostro egoismo.
Guardarsi allo specchio?
Giammai.
E’ per questo che ancora oggi, spessissimo, come fosse parte integrante del nostro DNA, nonostante il proliferare degli specchi, noi ci guardiamo, ci vediamo nello specchio, ma solo da un punto di vista strettamente fisico.
L’occhio vede il corpo e spesso non lo apprezza, ma non vede l’Anima che lo rende vivo e lo alimenta.
Se non ti osservi, non ti conosci, non ti ami e sicuramente non lavori per il tuo bene e per stare bene.
 Prova a pensarci…
Ti sei mai preso del tempo per pensare e dare spazio a te stesso?
Hai capito bene.
Cosa ne sai e cosa pensi in realtà di te stesso?
Prova a farlo e ti accorgerai che ciò che rimandi di te stesso è ciò che ti sei sentito dire, ripetere, appioppare da genitori, fratelli, parenti, amici, insegnanti ….
Ma tu chi sei?
Sei veramente così?
Sei come ti stai etichettando?

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Vivi di tempo e di energia

Vivi di social, succhia tempo, ed energie.
Ti imbarchi in mille attività, spesso spinto dalle mode, dai consigli di amici o dalle esigenze e richieste dei parenti.
La tua vita diviene così un frullatore, una sorta di centrifuga che ti strizza, ti sminuzza, ti sbatacchia e ti spreme all’inverosimile.
Ti te, a fine giornata, resta solo, un esiguo quantitativo di succo, che a lungo termine, tende pure a scomparire.
Se non sai sforbiciare gli impegni e non segui i tuoi ritmi energetici, dilapidandoli fuori orario, ti accorgerai che il tempo per una cenetta con la tua lei, un film con gli amici, due salti in palestra o una corsettina intorno all’isolato, ce l’avresti sicuramente, ma una volta rientrato tra le mura domestiche, già in fase di “risparmio energetico”, sei portato a perderti e spegnerti in attività, apparentemente tranquille, ma che non portano a nessun beneficio reale, né aggregativo, né amicale, né emotivo e tanto meno lavorativo, in senso stretto.
Il tempo e l’energia. Se non le metti in gioco entrambe, non costruisci nulla di buono.
Se ti manca una di queste due componenti, il tuo progetto di vita faticherà a prendere forma e probabilmente, anche se dovesse nascere, fallirà nel lungo termine.
E’ così che molte persone iniziano corsi, riprendono gli studi, si iscrivono in palestra,  aprono un’attività, ma poi mollano e lasciano che tutti i loro buoni propositi iniziali, il loro entusiasmo, scemino drasticamente.
Hanno il tempo, anche se spesso poi si raccontano e ti rivendono, che gli manca il tempo, ma non sanno come sfruttare al meglio, cioè come ottimizzare, la loro energia.
A volte basterebbe andare in palestra al mattino o viceversa alla sera, per non mollare e quindi raccogliere eccellenti frutti.
Questa modalità andrebbe applicata a tutto, diete incluse.
Qualsiasi tua necessità, che chiami in causa tempo ed energie, è sottoposta alla stessa legge della porta e dei 2 cardini: la porta si apre, solo se ruota su 2 cardini perfetti, cioè il tempo e l’energia. Se uno dei due salta, diciamo che la porta è scardinata e non possiamo aprirla, non almeno nella maniera consueta.

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Parola d’ordine: rallentare.

Che tipo di persona sei?
Pazientemente paziente o impaziente?
Quando una cosa non accade come tu te l’eri programmato o immaginato, come reagisci? Fulmini e saette o riprogrammazione paziente del “caso”?
Siamo dei vortici, immediati e reattivi come schegge ed i nostri figli lo sono più di noi, perché riflettono il clima che respirano ed assimilano, adattandolo alle loro “nuove” potenzialità umane.
Sono “una nuova generazione” celeste, prima che umana.
Eh sì, perché tuo figlio oggi nasce, con una marcia in più, con abilità e potenzialità nuove, perché deve crescere, vivere e soprattutto interagire con un contesto che richiede molti cambiamenti e varie inversioni di rotta.
Lui deve avere le idee chiare e amare ciò che lo circonda per sanarlo e salvarlo.
Qual è il guaio?
Che se lo diseduchi e lo riprogrammi, secondo le dinamiche odierne, lo distruggi e fai di lui un Attila del nuovo ciclo umano.
Ci vuole una marcia in più e la fretta, la reazione immediata non possono più essere le nostre fedeli compagne e quelle dei nostri figli.
Basta urla disumane per un parcheggio mancato.
Basta non saper aspettare i tempi di reazione della persona in prima fila al semaforo di turno.
Basta incitazioni inaudite durante la partita di tuo figlio, contro il compagno più lento, che ha mancato un goal.
Basta brontolare contro l’impiegato di turno, perché il terminale funziona a rilento e tu imputi la colpa a lui.
Basta!

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Con un pizzico di Pazienza

Siamo i figli schizzati di un’epoca senza pazienza, i migliori allievi che San Francesco potrebbe augurarsi e trovare, per guidarci sulla santa via del ritorno alla Virtù della Pazienza.
Basta che ti guardi intorno e cogli tutti i segni della fretta, del vortice nel quale viviamo.
Se scatta il rosso al semaforo, puoi giocarti quello che vuoi, che almeno un automobilista si attaccherà al clacson e non contento ti riempirà di “pesanti” invettive.
Un prodotto senza codice alla cassa e mezza fila grugnisce ed impreca contro la cassiera, contro di te, contro la vita.
Un rallentamento al casello, dovuto alla banconota che non viene riconosciuta dal self service e perfino la voce registrata ti va ripetendo isterica:” Introdurre la tessera o il denaro.
Introdurre la tessera o il denaro!!”
“Eh che diamine!”
E avere un po’ di santa pazienza?
Che ti puoi aspettare se perfino le parti robotiche create da noi, hanno i nervi a fior di pelle?
Mi viene da sorridere, perché lavorare con il Cielo richiede tanta pazienza e un allenamento continuo e costante.
Quello che non sai, forse, è che lassù esiste un concetto temporale molto slegato dal nostro e quindi il calare un notizia celeste,  nei contesti temporali umani, comporta una fatica non indifferente, soprattutto perché tu, che quaggiù ricevi, hai in mente i “tempi terreni” ed esigi che tutto sia nell’immediato.

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Voglio una vita meno complicata.

Siamo dei meravigliosi emuli di Vasco e della sua “Vita spericolata e piena di guai”.
Sembra che siamo nati con il desiderio pazzo di complicarci la vita e di non tollerare, nella maniera più assoluta alcuna forma di pacifica esistenza. Pensa  al tuo lavoro.
Non è forse vero che tutto e tutti, te compreso, spesso non fate altro che cercare, con grande maestria e destrezza, di complicarti la vita?
Siamo poco avvezzi alla semplicità e alla linearità e so già, da ora, che ciò di cui parlerò oggi, ti troverà consenziente, ma faticosamente in difficoltà, all’atto di mettere in pratica, perché stiamo fermamente bloccati nella nostra zona comfort, di fatiche e disagi, tanto che il solo pensiero di abbandonarla ci appare impossibile e da evitare nella maniera più assoluta.
I benefici di una vita più lineare, sono visibilissimi, sono alla portata di tutti, eppure evitati come la peste dai più.
Tutti possiamo scegliere di vivere un’esistenza più semplice, ma in pochi ci attiviamo per sperimentarla realmente.

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Niente complicazioni. Soffro di sindrome da orologio svizzero.

Parola d’ordine?
Tutto sotto controllo!
Quante amiche e conoscenti mi dicono con gioia che per stare bene devono tenere sempre tutto sotto controllo.
Si definiscono a sera affaticate, ma credono fermamente che il loro ruolo di donna sia proprio legato a questo aspetto: una femmina deve gestire e controllare la vita di tutti gli altri.
Brrrr…
Controllare cosa?
Come se la Vita non fosse già complicata abbastanza, dobbiamo pure, come il miglior generale napoleonico, tenere tutto strettamente sotto la nostra “super visione”.
Non sapevo che il buon dio ci avesse messo al mondo per manipolare il nostro prossimo e tutto l’entourage.
Anche tu saresti venuta al mondo per fare la bigliettaia? Per verificare, programmare, gestire, manipolare, stressare la vita di chi ami?
Queste non sono le mansioni richieste e parte del tuo Meraviglioso Proposito Divino, ma auto costruzioni e costrizioni, puramente terrene.

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Semplicemente vivere.

Ciao! Oggi mentre trafficavo con cuore leggero in cucina, tra peperoni e capperi, pensavo, anzi pregustavo la gioia di poter assaporare quel piatto dai colori così intensi e dai profumi cosi veri e mi sentivo bene, in pace con me stessa e con il Mondo, l’intero mondo.
Ripensavo alla bellezza della semplicità, quella semplicità che molti credono sia trascuratezza o povertà, mentre non è assolutamente così.
Essere semplici, non significa essere gretti, rozzi, poco avvezzi alle parole, né andare in giro con magliette sporche o senza due soldi in tasca, ma avere un cuore che sa ancora palpitare di fronte al sole che nasce, al sorriso di una persona, al profumo del legno che ti pervade, al suono del vento.
Spesso parlo della mia nonna o della mia bisnonna. Mi rivedo bambina, a piedi scalzi, come piace a me, tra il legno che il nonno faceva essiccare in grandi cataste, a sognare i paesi lontani, da cui quei tronchi provenivano, annusando il profumo delle diverse resine … era pura estasi per me.
Un’altalena fatta con una corda e un pezzo di legno, per volare alta, tra le arcate dei capannoni dove le tavole di legno sprigionavano quei meravigliosi profumi.
Lo so, le mie compagne giocavano con la Barbie, ma a me non interessava nulla: io avevo dentro la forza di tutti quei magici profumi e li cercavo e mi nutrivo delle poche parole, ma dell’immensa saggezza della piccola nonna.
La seguivo nel giardino, tra i gigli, le sue stelle alpine, i ciclamini e gli immensi gerani, che aveva addirittura ereditato dalla sua mamma e che ancora, nutriti dalla sua amorevole presenza, rallegravano ogni angolo di casa.
E stavo bene.
Ero una bambina vivacissima, solare, sempre pronta a correre e cantare.
Quella bambina non è mai morta, nonostante le fatiche ed i dolori e sa e riconosce e desidera ancora oggi solo il bello ed il meglio per sé e per gli altri.
Meglio?

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Felice o Infelice lo scegli tu

Siamo figli di una società dove tutti, anche chi si lamenta, sta in realtà economicamente a galla.
C’è un benessere fondamentalmente materiale che ci gestisce e che rende la nostra vita metodica, rapida e alienante.
In tutto questo ci smarriamo e fatichiamo a sentirci veramente sereni, accoglienti, felici.
Hai tutto, ma spessissimo non sei felice.
Guardati intorno e sarà un gioco da ragazzi avere conferma di quel che ti sto scrivendo.
Affacciati alla finestra ed osserva le persone che passano lungo la via.
Quante persone hanno un sorriso stampato sul viso?
Quante hanno il volto disteso?
Quante parlano e si rivolgono all’altro con voce pacata, allegra, dinamica e gentile?
Sembriamo una banda di arrabbiati, di brontoloni cronici, di insoddisfatti.
Mamme che alzano la voce con i figli; figli che strillano e spesso pestano i piedi; pedoni che imprecano, altri che borbottano.
Ma dove è finita la nostra ilarità, la gioia di vivere, la solarità?
In un buco nero, perché quaggiù essere felici sembra solo un miraggio, ambito, ma quasi impossibile da raggiungere e da attivare.
Teorie?

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Faccio pace con il mio Bambino Interiore

Anche nell’articolo odierno, mi concentrerò sull’importanza dell’appartenerti, del sapere veramente chi sei e cosa desideri maggiormente dalla Vita, perché lo ritengo un argomento fondamentale, in questa fase della nostra storia umana, soprattutto se desideri compiere al meglio il tuo cammino ed esprimere appieno la tua natura animica.
Siamo convinti, da tempi immemori, che ciò che viene fatto dalla moltitudine ne avvalori la veridicità e la sua forza, la sua genuinità, ma così non è.
Cosa significa questo?
Semplicemente che se una cosa viene fatta così da millenni è sicuramente e solo così che la possiamo fare.
Questa modalità da un lato ci ha “rassicurato e preservato” dai grandi cambiamenti, tanto temuti dal genere umano, ma dall’altro ci ha spinti verso l’omologazione di massa e la scarsa espressione del sé.
E’ così che quello che veramente sei, ami, quello che tu vuoi, ciò che desideri, giacciono sepolti da qualche parte in te, in un angolo remoto e buio e raramente trovano modo di esprimersi.
Ogni tanto cercano di farsi strada, quando le cose si ingarbugliano e allora nel caos generale, si crea un piccolo pertugio interiore, nel quale queste parti vere di te si insinuano con tenacia, con la speranza di essere riesumate e quindi di poter finalmente essere.
Ti guardi allo specchio, ma spessissimo la persona che vedi riflettersi sopra quella superficie liscia, non sei veramente tu e fatichi sia a dirtelo, che a riconoscerlo.
Indossi moltissimi abiti, a volte l’uno sopra l’altro, uno per ogni occasione e situazione, e per riscoprirti devi ora, veramente, trovare il coraggio di iniziare a toglierti tutti quegli strati, per riuscire ad osservarti.
Guardi, ma non ti vedi.
Ti scruti, ma non ti conosci.

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