Cammino sulle Acque.

Abbiamo poca fede in tutto e tutti.
Anche questo è espressione di un nostro malessere interiore.
Siamo persone insicure, instabili, spesso preda dei venti, diciamo che siamo nelle condizioni ottimali per assumere il ruolo dei “perfetti San Tommaso”, cioè di colui che non ci crede, se non ci picchia il naso.
Un’accoglienza incondizionata dell’altra persona e degli accadimenti, che ci toccano, sono un evento assai raro.

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Individualità e individualismo

Tutti sperimentiamo dei momenti nella Vita in cui restare soli con noi stessi ci appare come un’esigenza primaria, per una sorta di “benessere personale”.
Sono momenti, lungo il nostro cammino, in cui stanno avvenendo o sono da poco avvenuti fatti, eventi particolari e solitamente “impegnativi”, in seguito ai quali sentiamo fortissimo il bisogno di “chiuderci in casa”, nella parte più profonda di noi,  per stare un po’ da soli, con noi stessi.
Sono fasi, periodi, momenti necessari per leccarci le ferite, sedimentare, elaborare un “lutto” e poi riprendere a volare, spesso più in alto, rispetto a prima.

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Come stare Bene

Siamo tutti alla ricerca di una condizione che ci renda felici e ci faccia stare bene, come dice anche la canzone di Caparezza.
In noi però convivono due diverse entità, l’una di tipo spirituale e l’altra di tipo più terreno, egoico e metterle in accordo proficuo, non è del tutto semplice, né scontato.

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Lavoro su di me.

Sto osservando moltissimo me stessa, il più possibile dall’esterno, e la stessa attenzione la sto ponendo nelle relazioni con qualsiasi persona incroci ed incontri lungo il mio cammino.
Sono consapevole di quanto lavoro si debba porre in gioco, per ottenere il meglio ed il massimo personale.
Ho ricevuto ed accolto la verità angelica trasformativa, più intensa, in base alla quale ho realizzato quanto la nostra società stia andando nella direzione opposta, rispetto a quanto richiestoci.
Siamo come ciechi, che si supportano ed incitano a vicenda a procedere, senza la consapevolezza che la direzione non è quella appropriata, quella attesa per noi, dall’alto.
Comprenderlo richiede un lavoro costante e continuo su di sé, ma soprattutto la forza di staccarsi dai “credo ordinari”, per lasciare spazio alle verità superiori.
Dovremmo smetterla di parlare al plurale e concentrarci sulla soggettività un po’ in tutto.
Quello che acquista valore e conta è la “ricchezza del singolo, le sue caratteristiche, i suoi doni, perché quello sono quelle le cose che egli è venuto a dare al mondo, all’umanità.

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Amati

Oggi, voglio partire da me, per parlare di un aspetto sociale che mi sta particolarmente a cuore e sul quale si gioca la realizzazione, il buon funzionamento e la serenità di un gruppo, anzi, del genere umano tutto.
Mi era stato predetto che sarebbero arrivati tempi difficili, momenti nei quali avremmo assistito alle peggiori paranoie delle persone, momenti nei quali sarebbero esplose molte incomprensioni e non vi avevo posto pensiero, quasi non ne facessi parte e non ne fossi in alcun modo coinvolta, ma ora, come “risvegliatrice”, mi trovo a fare i conti con una società varia e a volte “faticosa” da accogliere, come un semplice “dato di fatto”.
Eh sì, perché io lavoro e lavorerò solo con chi muove le gambe da solo, pronto ad ascoltare e mettersi in gioco.
Tempo da “buttare” dietro a zombi, che amano al millesimo ogni singolo micron della propria zona di comfort, non ce ne viene più elargito, nella maniera più assoluta.
Luce per chi la desidera, la cerca, la vuole e si attiva per raggiungerla.
Buio per chi lo cerca, lo ha cercato, desiderato, voluto.
A ciascuno il suo.
Presente la storia delle ancelle che attendono il padrone con i lumi accesi?
Ecco! Le ancelle non previdenti, rimaste senza olio, vedono le loro lampade spegnersi e così ne cercano a chi tra loro ancora ne possiede, ma se lo vedono negare, non per cattiveria, ma giustamente, perché la “condivisione” dell’olio, in questo frangente, sarebbe deleteria per tutte:

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Apri velocemente l’uscio.

Spesso, e io stessa a volte l’ho sostenuto, spendiamo molto tempo ed energie a cercare il motivo, il perché di una situazione, di un disagio, aumentando e protraendo il tempo, la frequenza, dello stesso.
Cosa significa tutto questo?
Semplicemente che sto notando come le nostre energie vengano utilizzate e consumate nella ricerca dei vari perché e delle lontane origini di un nostro disagio, personale o sociale, anziché nel tentativo, immediato di modificare la situazione.
Per fare un esempio, che forse ti renderà più chiaro il tutto, ti invito ad immaginarti nel momento in cui rientri a casa, dopo una lunga giornata di lavoro.
Fa freddo e hai tra le mani un mazzo enorme di chiavi.
Non hanno nessuna forma di riconoscimento, per cui ne infili una a caso nella serratura, sperando sia quella giusta, ma non gira.
Allora ne provi una seconda, ma anch’essa non è quella giusta.

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Dimmi che cibo ami e ti dirò chi sei.

Mi piace tantissimo tutto ciò che è legato, guarda caso al cibo, di cui mi sto interessando, con grande gioia, soprattutto in questo periodo.
Osservo, mi osservo e noto parecchie cose.
A seconda dei momenti “emotivi che viviamo”, cambiamo il nostro modo di alimentarci.
La riprova sono i momenti di grande ansia, quando la bocca diventa un lavandino, dove infili qualsiasi cibo ti capiti tra le mani, soprattutto dolce.
Cibo ed emozioni sono quindi congiunti da un filo sottilissimo, di cui a volte sei consapevole, altre volte no, nella maniera più assoluta, ma c’è, c’è sempre.

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Il Cibo è la nostra medicina

Oggi andremo indietro nel tempo per parlare di un qualcosa che dovremmo apprezzare tutti in maniera unica, mentre in realtà, da quanto emerge dal nostro vissuto e dal nostro contesto sociale, così affaticato, non sempre avviene, accade.
Di cosa desidero parlare? Del cibo e dell’esperienza che rappresenta per ciascuno di noi.
Parlare di lui è semplice e complesso al tempo stesso, perché non possiamo metterlo in gioco e dargli voce, se prima non cerchiamo di cogliere il senso, il valore che lui ha per noi e cosa ci rappresenta.
Quando nasciamo, la prima esperienza che facciamo, dopo quella del parto, del venire al mondo, qui in questa nuova realtà è quella del nutrirci.
Quello che ingeriamo è la nostra prima esperienza e un modo per entrare in relazione con la mamma, senza usare il linguaggio verbale, che ancora non ci appartiene, e  con tutto ciò che ci circonda.
Lei è fonte di cibo e mentre ci nutre comunichiamo.

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Fiducia e buona riuscita

Ciao, ben ritrovato/a!
Oggi ti propongo un percorso un po’ particolare, frutto non solo di momenti di lettura personali, ma di situazioni che mi giungono attraverso il contatto diretto con le persone che incontro o attraverso le fatiche, di cui mi mettete a conoscenza, nella corrispondenza del blog.
Sono, ho notato, momenti collettivi particolari, con adulti sfiancati e alla ricerca di un ruolo e di un capro espiatorio e giovani/adolescenti aggressivi, saccenti, fragili, beh, diciamo indubbiamente a prova di nervi.
E’ una situazione avvilente ed impegnativa, da tutte le parti la si voglia guardare, in cui le vecchie maniere non funzionano: se funzionassero non saremmo così affaticati e nella condizione di non capire e non riuscire a gestire fatti, eventi e fasi di crescita dei nostri figli o di relazioni.
Abbiamo sicuramente smarrito qualcosa di indispensabile per stare meglio e costruire il meglio per noi e per gli altri.

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Mettersi in gioco.

Cambiare o non cambiare? Questo è il tuo, il nostro dilemma.
Viviamo indubbiamente momenti particolari e abbastanza strong, ma da lì a darci per venti e persi, ne passa, almeno nella mia modalità ordinaria di vivere e di concepire la Vita, la mia Vita e anche quella relazionale, con gli altri.
L’aspetto più forte è indubbiamente il pensiero che alimenta un “disagio collettivo”, che dobbiamo in qualche modo affrontare e smantellare.
Come?

  • Cambiando semplicemente prospettiva.

Una prospettiva putrescente, che genera pensieri non positivi e di conseguenza una società, di fatto, plasmata sulle stesse frequenze e forgiata con la medesima materia, quella che avevamo chiamato con una sigla PdM.
Esiste un lato B per ogni cosa, l’importante è allenarsi per poterlo individuare.
Credo che sia ormai chiaro che non siamo stati cresciuti con questa plasticità mentale, ma svoltare è doveroso e possibile, per evolversi e uscire da una dinamica e da una realtà che non ci aggradano.
Se la medicina ordinaria non funziona, la regola ci dice di trovarne un’altra.

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L’Arte sottile di Apprezzarsi

Apprezzarsi.
Gran bella parola, non trovi?
Letteralmente significa “darsi un prezzo”, quindi riconoscersi un “valore”.
Valore ed autostima vanno a braccetto.
Avrai sicuramente sentito, ripetuto e ricevuto il messaggio che bisogna imparare ad apprezzare sé stessi, ma tu, per primo, ti sarai detto che non sempre è così facile.
Se le circostanze della vita ti sono state amiche e favorevoli, probabilmente non avrai problemi di sorta e ti stimerai, dandoti il giusto valore, quello che a tuo dire, ti meriti, ma se hai vissuto esperienze che ti hanno sovente fatto dubitare della tua importanza e quindi del tuo inestimabile valore, forse oggi sei ancora “affaticato” e non sai come cambiare la tua situazione.

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Va di moda il pensiero negativo

Pensare è dannoso, almeno per molti di noi lo è.
Cosa sto dicendo?
Oggi desidero, con questo articolo, aprire il vaso di Pandora per portare in superficie le nostre modalità più gettonate per sostenere i Pensieri No, quelli più gettonati dal Pessimista più nero, il pessimista Dop, quello che che riesce sempre a scovare un eccellente motivo per rovinarsi amorevolmente la giornata.
I pensieri Neri, sono quelli che ci prosciugano, ci tolgono energie e ci mandano in depressione; sono i pensieri pessimisti, che chiamerò con una bella sigla.
Vogliamo chiamarli PdPN (Pensieri del Pessimista Nero? Oppure PdM (Pensieri di M….)? Forse è più simpatico solo definirli PP( Pensieri Pessimisti), anche se l’altra sigla rende bene l’idea, soprattutto se per un istante pensi all’oggetto di tante tue tribolazioni.
Credo sia chiaro a tutti a cosa mi stia riferendo.
Indipendentemente dalle varie battutine, sto affrontando un argomento un po’ spinoso, ma realista.
Ogni giorno tu, come moltissimi di noi, ti svegli e, prima ancora di abbandonare l’adorato letto, scegli con cura il tuo “migliore” pensiero pessimista, come mantra della tua straordinaria giornata.

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