
Hai osservato l’immagine odierna?
E’ scattata all’interno di uno dei tanti supermercati di periferia, di un piccolo paese italiano.
Dove sia stata scattata, non ha importanza.


Hai osservato l’immagine odierna?
E’ scattata all’interno di uno dei tanti supermercati di periferia, di un piccolo paese italiano.
Dove sia stata scattata, non ha importanza.

Da un po’ di tempo vado ripetendo l’importanza di scegliere con cura le parole con cui esprimere ed esternare i nostri pensieri, le richieste, le considerazioni e le emozioni.
Ascolto parecchio e spesso noto sia la “pesantezza lessicale”, che ci contraddistingue, che esprime, purtroppo la nostra ignoranza di base a proposito del valore e della forza, dell’energia di ogni singolo termine.
Dire stanco non è la stessa cosa che dire stressato.
Già dirai tu, stanco indica uno stato di affaticamento sia fisico che mentale, che può essere temporaneo o a lungo termine, mentre stressato indica una condizione più faticosa, duratura e legata a parecchie vicende e momenti, che ora stai in qualche modo pagando.
No, non si tratta solo e tanto di questo, ma della forza, della diversa energia che ciascuno di questi termini muove.
Ripeterle spesso, ti scarica, perché ti priva della tua riserva energetica, utile per il tuo benessere, e depriva anche l’ambiente circostante e le persone che ricevono questi codici, partiti da te.
Se non mi credi prova a ripeterti, per almeno 15 volte, prima una di queste due parole, e poi l’altra.
Ti senti risucchiato.

Siamo una società di “reattivi”, vale a dire di persone che, al minimo fastidio interiore o esteriore, rispondono nell’immediato, innescando una serie di risposte spesso forti, che determinano una realtà faticosa e poco accogliente.
Non sto dicendo stupidate, ma sto dando il quadro del come siamo, in maniera molto diretta e “immediata”.

Capita spesso di sentire affermazioni fatte da amici, a proposito di altri amici o semplici giudizi espressi con leggerezza da persone a proposito di altre, che fanno pensare.
E’ convinzione comune che la “situazione renda l’Uomo ladro”, cioè che un contesto, un evento, un fatto siano in grado di “trasformarci” spesso nel nostro peggio, ma così non è.
Quello che ci accade ci accade per un motivo ben preciso: renderci il “nostro meglio”.

Il senso del bello collettivo è oggi influenzato dalle mode e dalla pubblicità.
Grasso o magro, simpatico o antipatico, corrono quindi sul filo dei social e del tipo di educazione che essi ci trasmettono.
Il gusto del bello mi riporta a ripensare a come sia cambiato anche il valore dell’Arte in sé.

Abbiamo vissuto giornate bellissime animicamente parlando, magari nella inconsapevolezza più totale.
Questo può essere un “danno”, se vogliamo usare una parola forte, del nostro linguaggio comune, oppure una “magia”, se vogliamo vedere lo stesso vissuto, da un’altra prospettiva.

La scrittura odierna è legata ad alcuni episodi accaduti nei giorni scorsi, fatti che all’apparenza rientrano nella nostra normalità, ma che letti in una prospettiva più attenta e profonda, necessitano di un briciolo maggiore di attenzione, da parte di tutti noi.
Perché?

Osservo la campagna e la bellezza del cielo stamattina.
Oltre le montagne, che mi rammentano, per qualche strana “memoria” il Nepal o il Tibet, lo scorcio di azzurro è veramente “Divino” e mi sale, come un mantra, un Grazie immenso a Dio, per questo meraviglioso azzurro del cielo, solcato da intense sfumature di rosa, bianco ed un celeste che ti infondono una pace, straordinaria.

Lamentele, brontolii, pensieri negativi sull’esterno.
Lo sport che va per la maggiore, non è il calcio, ma la “lamentela”.
Ci si lamenta del posto di lavoro, della compagna o del compagno, dei genitori, dei figli, di questo o quell’amico, dell’economia, degli uomini politici, della disoccupazione, della cattiveria umana, del Mondo.
Per questo, questa forma di “borbottamento” generale, la definisco uno sport, uno sport nazionale, che non porta nessun beneficio collettivo, ma nemmeno privato.
Eppure c’è e viene coltivato in maniera “intensiva”, come tante altre cose e situazioni.
Beh, sappi che dovresti partire da te stesso e soprattutto prendere consapevolezza che, come vado ripetendo da un po’ di tempo a questa parte, quello che cogli fuori di te, in realtà lo porti dentro di te.
Il fuori è solo una proiezione tua, personale.

Sto lavorando ed ho seduta accanto una persona che si sta lamentando a proposito di varie situazioni legate agli ambienti che frequenta.
La mia mente viaggia e una parte di me vede, come in uno specchio, come siamo soliti muoverci: percepiamo il Mondo, fuori di noi, come fosse una specie di mostro, un’ombra buia pronta a ghermirci, il lupo mannaro delle fiabe per bambini, ma così non è.

Titolo originale, vero?
Lo è solo all’apparenza, perché in realtà è la condizione che dovremmo tenere, per essere nel pieno “Risveglio interiore”.
Lo so, che risvegliarsi non è semplice, soprattutto se non lo desideri, non lo vuoi fare.

Sto svolgendo un lavoro molto intenso sul valore delle parole che scegliamo, perchè desidero creare una maggiore consapevolezza sulla forza “attrattiva” che sprigionano.
Ogni volta che che ce ne serviamo, diamo “vita” a certi nostri pensieri interiori, che non sono altro, se non l’espressione dei nostri convincimenti.
E’ il cane che si morde la coda.
Le parole con cui mi esprimo parlano di me, dicono ciò che penso e creo.